Language of document : ECLI:EU:C:2006:13

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

POIARES MADURO

presentate l’11 gennaio 2006 1(1)

Causa C-343/04

Land Oberösterreich

contro

ČEZ, as

[domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dallo Oberster Gerichtshof (Austria)]

[Interpretazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles – Competenza esclusiva «in materia di diritti reali immobiliari» – Azione diretta ad ottenere la cessazione di immissioni su un fondo agricolo provenienti da un vicino impianto nucleare ubicato nel territorio di uno Stato non contraente]





1.        In genere si pensa che le normali circostanze della vita quotidiana sollevino problemi giuridici di facile soluzione. Questo non vale, tuttavia, per i rapporti di vicinato. Benché tali rapporti forniscano a volte esempi di fraternità che giustificano il proverbio «meglio un amico vicino che un fratello lontano» (2), non si deve dimenticare che il vicinato, come ha rilevato un illustre giurista, più di ogni altra cosa «insegna la fratellanza negativa: sopporta il tuo vicino e non recargli danno», perché un vicino «è spesso più difficile da amare o perfino da non odiare dei nostri simili che vivono altrove» (3). Pertanto, i rapporti di vicinato sono spesso fonte di controversie giuridiche complesse e appassionate.

2.        Nell’ambito del presente rinvio pregiudiziale effettuato dall’Oberster Gerichtshof, si sottopone alla Corte la classica circostanza in cui il proprietario di un fondo tenta di evitare i presunti effetti sulla sua proprietà di immissioni provenienti da un fondo vicino. Il fatto che i due terreni in questione non siano entrambi ubicati sul territorio austriaco e che le presunte immissioni provengano da un impianto nucleare conferisce alla fattispecie un carattere transnazionale e un certo grado di complessità.

3.        Si esaminerà la questione alla luce della Convenzione 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (4), come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978, relativa all’adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (5), dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all’adesione della Repubblica ellenica (6), dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (7), e dalla Convenzione 29 novembre 1996, relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia (8) (in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles» o la «Convenzione»).

4.        La questione sottoposta alla Corte consiste in sostanza nella domanda se i giudici austriaci, trovandosi il fondo assertivamente danneggiato nel loro territorio, siano competenti a conoscere di tale azione preventiva in forza dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione, che riguarda le controversie «in materia di diritti reali immobiliari».

I –    Fatti della causa principale, normativa pertinente e questione sottoposta alla Corte

5.        La parte attrice – il Land austriaco dell’Oberösterreich (in prosieguo: l’«attrice» o il «Land Oberösterreich») – è proprietaria di un’area, ubicata nella parte settentrionale del suo territorio, che viene destinata ad uso agricolo per scopi di sperimentazione agraria nell’ambito delle coltivazione delle piante e ospita la sede di una scuola agraria. La convenuta è un’impresa ceca per la produzione di energia, la ČEZ as (in prosieguo: la «ČEZ»), che gestisce l’impianto nucleare di Temelin in un’area di sua proprietà, situata a circa 60 km dal terreno dell’attrice.

6.        Il 31 luglio 2001, il Land Oberösterreich, agendo in qualità di proprietario del fondo che esso tenta di proteggere dalle presunte interferenze, ha intrapreso un’azione giudiziaria nei confronti della ČEZ dinanzi al Landesgericht di Linz. In sostanza, si chiedeva che venisse ingiunto alla ČEZ di porre immediatamente fine ai presunti effetti sulla proprietà dell’attrice delle immissioni di radiazioni ionizzanti provenienti dal fondo su cui la centrale nucleare di Temelin svolge la sua attività, in quanto il livello delle immissioni sul fondo di proprietà dell’attrice avrebbe superato quello che dovrebbe derivare dall’attività di una centrale nucleare gestita secondo i parametri tecnologici correnti.

7.        In subordine, l’attrice chiedeva in sostanza che fosse ingiunto alla convenuta di far cessare il rischio creato dalle radiazioni ionizzanti in provenienza dal suo fondo nella misura in cui tale rischio eccedeva il livello di rischio che dovrebbe derivare da un impianto nucleare gestito secondo i parametri tecnologici correnti.

8.        L’azione dinanzi al Landesgericht di Linz era stata esercitata in forza dell’art. 364, n. 2, del codice civile austriaco, l’Allgemeines bürgerliches Gesetzbuch (in prosieguo: l’«ABGB»), che dispone quanto segue: «[i]l proprietario di un fondo può vietare al vicino le immissioni provenienti dal suo fondo come deflusso di acque, fumo, gas, immissioni di calore, odori, rumore, scuotimenti di terra e simili, qualora superino la misura abituale secondo le normali relazioni del luogo e compromettano in misura sostanziale il godimento del fondo secondo consuetudine. Lo scarico diretto senza specifico titolo giuridico è inammissibile in qualsiasi circostanza».

9.        L’art. 354 dell’ABGB stabilisce che «[i]l diritto di proprietà consiste nel potere di disporre a propria discrezione della sostanza e dell’uso di un bene e di escluderne chiunque altro». Conformemente al diritto austriaco, il titolare può proteggere la sua proprietà dalle interferenze di altri soggetti mediante un’azione negatoria con cui si può ottenere una dichiarazione di inesistenza di altri diritti reali sul proprio fondo e tutelare quest’ultimo contro qualsiasi turbativa illegittima. Secondo il giudice del rinvio, l’azione volta ad ottenere la cessazione delle immissioni (la cosiddetta «Immissionsabwehrklage») di cui all’art. 364, n. 2, dell’ABGB è considerata un tipo di azione negatoria o «Eigentumsfreiheitsklage», diretto a preservare un immobile da interferenze esterne.

10.      Dinanzi al Landesgericht di Linz, l’attrice ha fatto valere che le radiazioni radioattive e ionizzanti rappresentano immissioni ai sensi dell’art. 364, n. 2, dell’ABGB e che la radioattività diffusa da una centrale nucleare durante le prove di funzionamento e, in ogni caso, la minaccia di contaminazione radioattiva del suolo durante il funzionamento normale o a causa di un guasto all’impianto, superano la misura locale consueta e compromettono permanentemente l’utilizzo normale dell’area da parte dell’attrice a fini abitativi, scolastici e agricoli. Pertanto, sussisterebbero le condizioni per esercitare dinanzi al Landesgericht di Linz un’azione diretta ad ottenere la cessazione delle immissioni in forza dell’art. 364, n. 2, dell’ABGB e la competenza di detto giudice risulterebbe dall’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles.

11.      L’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles dispone che «in materia di diritti reali immobiliari e di contratti d’affitto d’immobili» hanno competenza esclusiva i giudici dello Stato contraente in cui l’immobile è situato, indipendentemente dal domicilio.

12.      La ČEZ ha eccepito il difetto di competenza territoriale in quanto l’art. 16 della Convenzione di Bruxelles non fornirebbe un fondamento giuridico idoneo per la competenza nelle azioni dirette ad ottenere la cessazione delle immissioni quali la Immissionsabwehrklage. A suo parere, simili controversie avrebbero invece carattere risarcitorio e ricadrebbero nell’ambito di applicazione dell’art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles. Tale disposizione prevede quanto segue:

«Il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente:

(…)

3) in materia di delitti o quasi-delitti, davanti al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto; (…)».

13.      Questa disposizione istituisce un regime di competenza speciale rispetto al sistema generale previsto dall’art. 2 della Convenzione, secondo cui «le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato».

14.      La convenuta ha affermato non solo che l’art. 16 andrebbe interpretato nel senso che, con riferimento agli Stati non contraenti, non fornisce alcun fondamento alla competenza per le azioni dirette ad ottenere la cessazione delle immissioni, ma altresì che un’ingiunzione inibitoria emessa da un giudice austriaco costituirebbe, sul piano internazionalistico, un’indebita ingerenza nella sovranità territoriale e giudiziaria della Repubblica ceca e non sarebbe in essa eseguibile.

15.      Il Landesgericht di Linz ha respinto il ricorso. Esso ha dichiarato che il foro obbligatorio di cui all’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles dev’essere interpretato in senso restrittivo. A suo parere, pertanto, le azioni in materia di diritti reali sono quelle in cui si mettono in discussione l’esistenza e i limiti della proprietà e del possesso e che oggetto della controversia devono quindi essere diritti reali.

16.      Inoltre, il Landesgericht di Linz ha dichiarato che non poteva pronunciarsi senza aver accertato preliminarmente se si fosse in presenza di un impianto autorizzato dalla pubblica amministrazione, secondo quanto disposto dall’art. 364a dell’ABGB. Conformemente a tale disposizione, che costituisce una deroga al principio generale sancito dall’art. 364, n. 2, dell’ABGB, qualora «un danno sia arrecato da una miniera oppure da un impianto autorizzato da una pubblica autorità sul fondo del vicino in un modo che oltrepassa la misura suddetta, il possessore del terreno è soltanto legittimato a pretendere giudizialmente il risarcimento del danno arrecato, anche qualora il danno sia stato provocato da circostanze di fatto delle quali nella valutazione della pubblica amministrazione non si sia tenuto conto». Secondo il Landesgericht di Linz, verificare se si sia in presenza di un impianto autorizzato dalla pubblica amministrazione rappresenterebbe una cospicua ingerenza nella sovranità della Repubblica ceca.

17.      Su istanza dell’attrice, il giudice d’appello ha parzialmente riformato tale decisione, respingendo l’eccezione sollevata dalla convenuta con riferimento al difetto di competenza territoriale, sulla base della constatazione che anche l’azione diretta ad ottenere la cessazione delle immissioni, quale quella prevista all’art. 364, n. 2, dello ABGB, rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 16 della Convenzione di Bruxelles.

18.      La convenuta ha adito, mediante ricorso straordinario, l’Oberster Gerichtshof, che ha successivamente proposto alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

«Se la locuzione “in materia di diritti reali immobiliari” contenuta nell’art. 16, punto 1, lett. a) della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale del 27 settembre 1968 (…) debba essere interpretata nel senso che essa contempla le azioni inibitorie (preventive) di cui all’art. 364, n. 2, del codice civile austriaco (ABGB)», dirette a far vietare immissioni da un fondo situato in uno Stato confinante − che non è membro dell’Unione europea − (nella fattispecie: immissioni di radiazioni ionizzanti provenienti da un impianto nucleare situato nella Repubblica ceca) su di un’area di cui è proprietaria l’attrice.

II – Analisi

19.      Storicamente, gli ordinamenti giuridici nazionali europei hanno elaborato una varietà di istituti giuridici intesi a risolvere i problemi giuridici scaturenti dai rapporti di vicinato. Di conseguenza, quando tali rapporti hanno dimensione transnazionale, come nella presente fattispecie in cui i beni immobili confinanti sono ubicati in due Stati diversi, la complessità giuridica emerge soprattutto all’inizio, sotto il profilo dei conflitti di competenza.

20.      In limine, occorre ricordare che non si è affermato né dimostrato che, nella fattispecie, l’attrice presenti caratteristiche diverse rispetto a una qualsiasi impresa privata. Il Land Oberösterreich non agisce in qualità di organismo statale, bensì esclusivamente come proprietario di un fondo situato nella parte settentrionale del suo territorio, su cui sorge una scuola agraria. Lo stesso può dirsi per la ČEZ. Pertanto, il fatto che la maggioranza delle azioni di tale impresa sia detenuta dallo Stato ceco è irrilevante ai fini della controversia. È quindi chiaro che la lite rientra nell’ambito di applicazione ratione materiae della Convenzione, in quanto materia civile ai sensi dell’art. 1 della medesima Convenzione (9).

21.      Un’altra questione preliminare riguarda il rapporto tra l’applicazione della Convenzione di Bruxelles e altre convenzioni che disciplinano le questioni di competenza giurisdizionale in relazione alle azioni per danni nello specifico settore dell’energia nucleare (10). Tra tali convenzioni rientrano la Convenzione di Parigi del 1960 sulla responsabilità civile nel campo dell’energia nucleare e la Convenzione di Vienna del 1963 relativa alla responsabilità civile in materia di danno nucleare, nonché il Protocollo congiunto del 1988 relativo all’applicazione della Convenzione di Vienna e della Convenzione di Parigi. Benché la Repubblica ceca abbia aderito alla Convenzione di Vienna e al Protocollo congiunto, né la Convenzione di Vienna né quella di Parigi sono applicabili nella fattispecie, in quanto l’Austria non è parte di tali convenzioni (11).

22.      L’ultima questione preliminare riguarda l’ambito di applicazione della Convenzione e si colloca al centro della causa a qua. Nella fattispecie ora in esame, infatti, la convenuta non era domiciliata in uno Stato contraente all’epoca in cui è stato avviato il procedimento in Austria, nel 2001. La Repubblica ceca ha aderito all’Unione europea il 1° maggio 2004 (12). L’art. 4 della Convenzione prevede espressamente che se il convenuto non è domiciliato nel territorio di uno Stato contraente, la competenza è disciplinata, in ciascuno Stato contraente, dalla legge di tale Stato. Tuttavia, lo stesso art. 4 esclude le ipotesi di competenza esclusiva di cui all’art. 16 da tale applicazione delle disposizioni interne relative alla competenza internazionale (13). Di conseguenza, l’art. 16 riveste un ruolo fondamentale in quanto costituisce un fondamento della competenza in forza della Convenzione che sarebbe altrimenti mancato, dal momento che la convenuta non è domiciliata nel territorio di uno Stato contraente.

23.      A tale proposito, la Corte, nella recente sentenza Owusu, ha dichiarato che «le norme della Convenzione di Bruxelles in materia di competenza esclusiva (…) sono parimenti applicabili ai rapporti giuridici concernenti unicamente uno Stato contraente ed uno o più Stati terzi. Lo stesso dicasi, riguardo all’art. 16 della Convenzione di Bruxelles, nell’ipotesi di una controversia in materia di diritti reali immobiliari o di locazione d’immobili tra soggetti domiciliati in uno Stato non contraente, ma riguardante un bene situato in uno Stato contraente (14)». Poiché l’art. 16, punto 1, lett. a), fornisce agli Stati contraenti un fondamento comune e uniforme per la competenza esclusiva in materia di azioni reali, è logico che la sua applicazione escluda quella di parallele norme nazionali derogatorie in materia di competenza sullo stesso tipo di azioni (15).

24.      Qualora uno Stato contraente non competente a conoscere di un’azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), potesse legittimamente affermare la propria competenza per un’azione di questo tipo in forza del proprio diritto nazionale, emettere una decisione definitiva e pretendere in ultima analisi che tale sentenza fosse riconosciuta in un altro Stato contraente, ciò porterebbe proprio al tipo di conflitto di competenza che l’art. 16, punto 1, lett. a), è inteso a risolvere. L’applicazione, accanto all’art. 16, punto 1, lett. a), di disposizioni nazionali configgenti parallele che conferiscono competenza esclusiva per le azioni reali pregiudicherebbe sicuramente l’effettività della Convenzione (16). Inoltre, tale applicazione si porrebbe indubbiamente in conflitto con la ripartizione uniforme e obbligatoria della competenza esclusiva tra gli Stati contraenti (17) e con il principio della certezza del diritto, che costituisce la base fondamentale della Convenzione (18).

25.      Inoltre, qualsiasi altra interpretazione avrebbe conseguenze particolarmente imprevedibili sul caso in esame. Qualora i giudici austriaci potessero pronunciare una sentenza sul fondamento di disposizioni nazionali parallele che conferiscono competenza internazionale per le azioni reali, e venisse chiesto il riconoscimento o l’esecuzione della loro sentenza nella Repubblica ceca, ciò darebbe origine a un conflitto sul riconoscimento o l’esecuzione di tale sentenza. Un conflitto di questo genere, che coinvolgerebbe due Stati attualmente membri dell’Unione europea, esulerebbe dall’ambito di applicazione del regime comunitario relativo alla libera circolazione delle sentenze istituito dalla Convenzione e più di recente dal regolamento n. 44/2001, che attualmente vincola sia l’Austria che la Repubblica ceca (19).

26.      Anzitutto, concentrerò l’attenzione sull’interpretazione della nozione di controversie «in materia di diritti immobiliari» di cui all’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione. Analizzerò quindi il problema della qualificazione delle azioni quali la «Immissionsabwehrklage» alla luce della loro sostanza e del loro scopo per verificare se detta azione rientri o meno nell’ambito di applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a). Infine, esaminerò le implicazioni di tale qualificazione e il rapporto tra la competenza in rem derivante dall’art. 16, punto 1, lett. a), e la competenza speciale di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione in materia di delitti o quasi-delitti.

A –    Sull’interpretazione della nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» di cui all’art. 16

27.      La Corte ha già avuto modo di interpretare l’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione e di chiarire l’ambito di applicazione di tale regime di competenza esclusiva per le controversie in materia di diritti reali immobiliari.

28.      La Corte ha dichiarato, in primo luogo, che tale nozione dev’essere interpretata in maniera autonoma. Occorre quindi individuare una definizione delle controversie «in materia di diritti immobiliari» che sia «indipendente» da qualsiasi nozione nazionale equivalente degli Stati contraenti (20), esattamente come si è dovuto fare a proposito di altri criteri di competenza esclusiva prevista dall’art. 16 (21).

29.      In secondo luogo, la Corte ha dichiarato che tale nozione «non deve essere interpretat[a] in senso più ampio di quanto richieda la finalità da ess[a] perseguita», dal momento che l’applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), «ha per effetto di privare le parti della scelta, che altrimenti spetterebbe loro, del foro competente, e, in taluni casi, di portarle davanti ad un giudice che non è quello proprio del domicilio di alcuna di esse» (22).

30.      Pertanto, la presa in considerazione della ratio del sistema di competenza esclusiva istituito dall’art. 16, punto 1, lett. a), riveste un ruolo fondamentale nell’interpretazione di tale concetto volta a determinarne la portata. Esaminerò subito questo aspetto. Di seguito, alla luce della suddetta ratio, analizzerò la distinzione tra azioni reali e azioni personali, che è fondamentale ai fini dell’interpretazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), e che la Corte ha adottato per determinare con maggior precisione la portata della disposizione di cui trattasi.

1.      La finalità della competenza esclusiva prevista dall’art. 16, punto 1, lett. a)

31.      Per quanto riguarda la finalità del regime istituito per le azioni reali dall’art. 16, punto 1, lett. a), la Corte ha dichiarato che i giudici del luogo in cui si trova l’immobile «sono quelli meglio in grado, vista la prossimità, di avere una buona conoscenza delle situazioni di fatto e di applicare le norme e gli usi particolari che sono, nella generalità dei casi, quelli dello Stato di ubicazione dell’immobile» (23). Secondo la giurisprudenza della Corte, l’attribuzione della competenza esclusiva ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), si giustifica anche in base a considerazioni «di buona amministrazione della giustizia» (24), in quanto «le controversie relative ai diritti reali immobiliari spesso comportano contestazioni che implicano di frequente accertamenti, inchieste e perizie che dovranno effettuarsi sul posto» (25).

32.      Sulla base di tale criterio teleologico, la Corte ha reso più specifica la definizione autonoma delle controversie «in materia di diritti immobiliari». Tale nozione ingloba solo le azioni che «tendono a determinare l’estensione, la consistenza, la proprietà, il possesso di beni immobili o l’esistenza di altri diritti reali su tali beni e ad assicurare ai titolari di questi diritti la protezione delle prerogative derivanti dal loro titolo» (26).

33.      La Commissione, la ČEZ e il governo del Regno Unito si basano in ampia misura su tali considerazioni relative alla prossimità e alla buona amministrazione della giustizia per affermare che la soluzione della presente controversia è relativamente semplice. Poiché, nella fattispecie, le indagini e gli accertamenti andrebbero condotti per lo più nella Repubblica ceca per determinare se l’impianto nucleare di Temelin emetta radiazioni radioattive e ionizzanti che oltrepassano i livelli di tollerabilità previsti per gli impianti moderni, sarebbe corretto ritenere che la Immissionsabwehrklage esuli dalla definizione di azioni reali di cui all’art. 16, punto 1, lett. a), risultante da un’interpretazione restrittiva di tale disposizione (27). Non condivido tale ragionamento, per due motivi.

34.      In primo luogo, perché le considerazioni relative alla prossimità e alla buona amministrazione della giustizia non operano solo a favore della competenza dei giudici cechi. Come hanno osservato il Land Oberösterreich e il governo polacco, tali considerazioni valgono anche a favore della competenza dei giudici austriaci, che sono più vicini all’immobile interessato e si trovano quindi in posizione migliore per valutare il possibile impatto delle immissioni su di esso.

35.      In secondo luogo, non sono convinto che il regime di competenza esclusiva per le azioni reali previsto dall’art. 16, punto 1, lett. a), possa spiegarsi solo con considerazioni di natura politica attinenti alla buona amministrazione della giustizia e, in definitiva, alla prossimità dei giudici dello Stato in cui è ubicato l’immobile.

36.      Tali considerazioni giustificano indubbiamente il fatto di considerare il forum rei sitae come quello che presenta la connessione più stretta con i fatti di causa – anche se non è sempre facile individuare detto foro nei casi cui, come nella presente fattispecie, si tratti di due immobili – e quindi di attribuire la competenza in primo luogo a tale foro. Il problema inerente a tale analisi teleologica consiste nel fatto che essa non è sufficiente per spiegare il carattere esclusivo di tale competenza. In altre parole, perché, ai sensi della Convenzione, i giudici dello Stato in cui è ubicato l’immobile dovrebbero essere competenti, con esclusione di tutti gli altri, a determinare la proprietà e il possesso di tale immobile e l’eventuale esistenza di diritti limitati su tale bene, nonché a tutelare le prerogative che ne derivano? (28)

37.      L’argomento secondo cui accertamenti, inchieste e perizie devono essere svolti necessariamente sul luogo in cui si trova l’immobile non fornisce la soluzione del problema. Esistono concrete possibilità di cooperazione tra giudici al fine di stabilire i fatti pertinenti nel luogo in cui è ubicato l’immobile (29). Gli argomenti relativi alla prossimità ai fatti e alla buona amministrazione della giustizia si fondano su considerazioni pratiche di semplicità e opportunità. Tali considerazioni sono sufficienti per spiegare un regime di competenza speciale (30), ma non la competenza esclusiva per le azioni reali, che impedisce ai giudici di qualsiasi altro Stato di conoscere di tali azioni, anche nel caso in cui il convenuto sia domiciliato in tale Stato.

38.      L’analisi dei motivi che giustificano l’esclusività della competenza in rem non rappresenta una questione puramente accademica. Al contrario, come ha ammesso la Corte, è fondamentale determinare con precisione il significato e la portata della nozione di controversie in materia di diritti reali immobiliari e, in ultima analisi, stabilire se un’azione quale la Immissionsabwehrklage rientri in tale nozione. Al riguardo, ritengo che la Corte debba evitare di stabilire l’ambito della competenza esclusiva per le azioni reali prevista dall’art. 16, punto 1, lett. a), in base a motivi insufficienti a giustificare il carattere esclusivo di tale competenza.

39.      La giustificazione dell’attribuzione della competenza esclusiva va cercata non solo in considerazioni di ordine pratico fondate su criteri di prossimità ai fatti di causa, semplicità e opportunità ai fini della buona amministrazione della giustizia. Essa è anche strettamente connessa ad un principio giuridico generale: la tradizionale sovranità di ciascuno Stato contraente per quanto riguarda il controllo, l’attribuzione e la tutela dei diritti reali dei singoli sugli immobili ubicati nel suo territorio (31). Il settore del diritto della proprietà immobiliare è un tipico settore in cui, per motivi cogenti di natura politica ed economica, lo Stato in cui si trova l’immobile è titolare di un potere normativo che comporta per logica conseguenza la competenza esclusiva sulle azioni reali (32). In base a tale principio, ciascuno Stato contraente dispone di un monopolio giurisdizionale sulle azioni reali previste dall’art. 16, punto 1, lett. a) (33).

40.      Ritengo che sarebbe poco soddisfacente anche sostenere, come fanno alcuni autori, che il monopolio giurisdizionale previsto dalla Convenzione si giustifica per il semplice fatto che le sentenze relative ad azioni reali devono essere necessariamente eseguite nello Stato in cui vengono emesse. Tali «necessità pratiche» (34) sono sicuramente pertinenti, ma costituiscono solo uno dei molti aspetti della complessa ragion d’essere della competenza esclusiva prevista dall’art. 16, punto 1, lett. a).

41.      Inoltre, nel settore parallelo dell’affitto d’immobili – anch’esso soggetto al regime di competenza esclusiva di cui all’art. 16, punto 1, lett. a) –, la Corte ha sancito la competenza esclusiva dei giudici del luogo in cui era ubicato l’immobile, anche se, a priori, la sentenza doveva essere eseguita entro una giurisdizione diversa. Questa è precisamente la posizione assunta in relazione alle azioni di risarcimento (35) che la Corte ha incluso nella competenza esclusiva di cui all’art. 16, punto 1, lett. a). Tale criterio vale anche nel caso in cui il convenuto sia domiciliato al di fuori del territorio dello Stato contraente in cui si trova l’immobile e la sentenza debba essere eseguita in uno Stato diverso da quello in cui è ubicato l’immobile (36).

42.      Ritengo pertanto che, in quanto ciascuno Stato, di regola, ha competenza esclusiva a controllare l’organizzazione, la struttura e la portata dei diritti reali e la loro tutela, esso, per logica conseguenza, ha competenza esclusiva a disciplinare tali diritti e stabilire i limiti e le restrizioni loro imposti, con riguardo ai beni immobili situati nel suo territorio.

43.      È in questo senso che occorre intendere la fondamentale dichiarazione interpretativa della Corte relativa alla nozione autonoma di azioni reali ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), secondo cui la competenza esclusiva «dei giudici dello Stato contraente ove si trova l’immobile» riguarda solo le azioni che «tendono a determinare l’estensione, la consistenza, la proprietà, il possesso di beni immobili o l’esistenza di altri diritti reali su tali beni e ad assicurare ai titolari di questi diritti la protezione delle prerogative derivanti dal loro titolo» (37).

2.      Sulla distinzione tra azioni reali e azioni personali

44.      La nozione autonoma di azioni «in materia di diritti reali» non è stata creata in un contesto di vuoto normativo. Essa corrisponde alla distinzione giuridica classica tra azioni reali – vale a dire le azioni che l’art. 16, punto 1, lett. a), identifica quali azioni «in materia di diritti reali» – e le azioni personali, che riguardano controversie vertenti su diritti personali. Tale distinzione, ben nota nella maggior parte degli Stati contraenti, anche se meno familiare agli operatori del diritto di Common Law (38), riveste un ruolo fondamentale nella Convenzione, in particolare nell’art. 16, punto 1, lett. a), ed è stata espressamente fatta propria dalla Corte (39). Essa è molto utile per definire con maggior precisione la portata pratica del monopolio giurisdizionale conferito dall’art. 16, punto 1, lett. a), alla luce della ratio del regime di competenza esclusiva descritto in precedenza.

45.      Tale distinzione si fonda sul tipo di diritto che in sostanza dà origine all’azione. Con un’«azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1» l’attore «pretende di essere (…) titolare di prerogative concernenti direttamente l’immobile ed opponibili erga omnes» (40). L’oggetto immediato di tali azioni è il diritto reale inteso quale prerogativa su una cosa (res), che esclude tutte le interferenze sulla stessa che non siano autorizzate. Per contro, con le azioni personali l’attore «invoca solo dei diritti» nei confronti di determinati soggetti (41). Tali diritti possono avere fonti diverse (contratto, atto illecito, quasi contratto ecc.), ma in ogni caso il diritto riguarda direttamente la persona specifica o le persone specifiche indicate dalla sua fonte (42).

46.      Come avviene spesso in diritto, tale distinzione è più facile da formulare che da mettere in pratica. Ad esempio, nel caso del confronto tra un’azione personale giustificata da un atto illecito e un’azione reale la distinzione è relativamente chiara. Al centro dell’azione derivante da una responsabilità extracontrattuale si colloca l’obbligazione di risarcire i danni e/o di porre fine al danno determinato dal comportamento del responsabile. La responsabilità extracontrattuale costituisce la fonte di tale obbligazione che, come ogni obbligazione, riguarda necessariamente soggetti specifici, ossia il responsabile e la vittima. Pertanto, l’azione con cui la vittima ottiene l’adempimento dell’obbligazione di risarcire i danni o di porre fine all’attività dannosa è necessariamente diretta contro un soggetto specifico, il debitore, e costituisce quindi un’azione personale. Di conseguenza, l’azione continua ad essere di tipo personale nel caso in cui, come nella causa Henkel (43), si tratti di un’azione preventiva esercitata per impedire un illecito o un delitto imminente ed evitare quindi il verificarsi del danno che ne deriverebbe per la vittima.

47.      Per contro, al centro delle azioni reali, in luogo dell’obbligazione di uno specifico debitore, si colloca un diritto reale, inteso quale prerogativa diretta sulla res, opponibile erga omnes. Se è vero che tale diritto comporta un’obbligazione, si tratta unicamente di un’obbligazione a carico di chiunque altro di non interferire con tale diritto senza il consenso del titolare. Nel diritto reale, è fondamentale la prerogativa del titolare sulla cosa. Nel diritto personale, invece, è fondamentale l’obbligazione che vincola specifici soggetti (44).

48.      Pertanto, nelle azioni reali, l’attore invoca il diritto reale per stabilirne la portata, il contenuto, gli eventuali oneri, le servitù o le altre restrizioni che possono limitare tale diritto, per tutelare l’immobile contro qualsiasi turbativa incompatibile con le prerogative inerenti al suo titolo. Nelle azioni personali, invece, l’attore invoca l’obbligazione che lo vincola al convenuto e deriva da una fonte specifica, ad esempio la responsabilità extracontrattuale. Il diritto al risarcimento dei danni deriva da tale rapporto particolare, e non direttamente dal diritto reale in sé. Come la Corte ha costantemente dichiarato, affinché trovi applicazione l’art. 16, punto 1, lett. a), non è sufficiente «che l’azione riguardi un diritto reale immobiliare o che abbia un nesso con un immobile. Occorre che l’azione sia fondata su un diritto reale, e non su un diritto personale (…)». (45)

49.      Le due azioni sono completamente diverse, anche se possono essere entrambe dirette a tutelare, pur con modalità differenti, un diritto reale. La causa Mines de Potasse d’Alsace (46) è illuminante per quanto riguarda il modo in cui un’azione personale prevista dal diritto generale dell’atto illecito può essere utilizzata al fine di tutelare un diritto di proprietà. Secondo la ricorrente Bier, la Mines de Potasse scaricava ingenti quantità di rifiuti salini nel Reno, in Francia, il che aveva conseguenze su un bene immobile della Bier situato nei Paesi Bassi. La Bier chiedeva al giudice di dichiarare illegittimo tale scarico da parte della Mines de Potasse e di ordinare a quest’ultima di risarcire il danno cagionato al bene immobile dell’appellante. Tale azione era indubbiamente un’azione personale. Essa era diretta ad ottenere l’adempimento di un’obbligazione che incombeva alla Mines de Potasse nei confronti della Bier e la cui fonte specifica era costituita da una responsabilità extracontrattuale (47). Per contro, un’azione reale – che non era in discussione nella causa Mines de Potasse – riguarderebbe direttamente la delimitazione dei diritti su cose (ad esempio su un immobile) e la prevenzione di turbative non giustificate da un diritto o da una prerogativa esistenti sulle cose di cui trattasi.

50.      A prima vista, tutto questo potrebbe sembrare solo una questione semantica, nel senso che le suddette azioni, a prescindere dal fatto che traggano origine dal diritto generale dell’atto illecito o dal diritto della proprietà, sembrano strumenti diversi per raggiungere lo stesso risultato comune, vale a dire, in definitiva, la tutela della proprietà. Tale impressione trova conferma nel fatto che siffatta tutela può essere garantita mediante procedimenti ingiuntivi. Sembrerebbe trattarsi solo di scegliere tra un’ingiunzione formalmente fondata sul diritto della proprietà e una prevista dal diritto dell’atto illecito.

51.      Tuttavia, esistono differenze profonde e sostanziali tra le azioni reali e le azioni personali volte a tutelare la proprietà immobiliare contro le turbative. Tali differenze sono il prodotto delle antiche e differenti tradizioni giuridiche sviluppatesi e consolidatesi nel diritto della proprietà e in quello dell’atto illecito nei vari Stati contraenti.

52.      Nel diritto privato della maggior parte degli ordinamenti giuridici europei è possibile porre fine a una turbativa su un bene immobile non solo mediante azioni personali, ma anche mediante azioni reali ai sensi della Convenzione. A tale proposito, è risaputo che, nella maggior parte degli ordinamenti giuridici dell’Europa continentale, la tutela dei diritti di proprietà può ottenersi mediante azioni aventi per oggetto immediato la res e il diritto su di essa. A mio parere, ciò è esattamente quanto afferma la Corte quando include espressamente nell’ambito dell’art. 16, punto 1, lett. a), le azioni che «assicura[no] ai titolari di questi diritti la protezione delle prerogative derivanti dal loro titolo» (48). È il caso, ad esempio, dell’azione negatoria – che è ben nota in particolare in Germania (49), Italia (50) e, secondo l’ordinanza di rinvio, anche in Austria –mediante la quale il proprietario del fondo fa valere la propria libertà nei confronti di interferenze esterne che altrimenti costituirebbero una servitù, un onere o una limitazione del suo diritto di proprietà. Applicata nello specifico ambito dei diritti reali su immobili confinanti, tale azione reale consente di determinare se il diritto di proprietà sull’immobile all’origine dell’interferenza sia sufficientemente esteso da giustificare tale interferenza e la conseguente limitazione del diritto di proprietà sull’immobile che ne è oggetto.

53.      Altri ordinamenti giuridici europei semplicemente non hanno familiarità con azioni quali l’azione negatoria. Tuttavia, essi possono conseguire lo stesso risultato finale in termini di tutela della proprietà immobiliare mediante istituti giuridici incentrati invece sul comportamento del responsabile dell’interferenza. Ciò vale ad esempio nel caso delle «illecite immissioni» di Common Law (51). Storicamente, vari ordinamenti giuridici hanno elaborato, ognuno nel proprio specifico contesto socioculturale, strumenti giuridici equiparabili ma diversi per tutelare la proprietà dalle interferenze esterne, alcuni dei quali sono incentrati sulla cosa in sé e sul diritto su di essa e altri sui rapporti tra specifici soggetti implicanti comportamenti umani che provocano l’interferenza (52).

54.      Pertanto, non si deve ritenere che, ogni volta che sia prevista un’azione diretta ad impedire il verificarsi di interferenze su un bene immobile o a porre fine alle stesse, tale azione debba rientrare necessariamente nella nozione di controversie in materia di delitti o di quasi-delitti di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles. Questa è, in sostanza, la posizione adottata nella fattispecie dalla ČEZ, dal Regno Unito e dalla Commissione, che non posso condividere.

55.      Tale posizione può apparire in qualche modo intuitiva per la maggior parte dei giuristi che hanno minore familiarità con il diritto della proprietà nella maggior parte degli ordinamenti giuridici europei (53). Può anche essere vero che, a differenza del diritto dell’atto illecito, il diritto della proprietà è intriso di definizioni giuridiche che molti operatori considerano arcaiche per disciplinare i problemi connessi alla tutela della proprietà contro le turbative aventi origine in fondi confinanti. Probabilmente è la stessa nozione tradizionale di «proprietà», intesa quale rapporto giuridico di dominio tra una persona e una cosa, che è divenuta sempre più inadeguata ed è stata sostituita da nozioni giuridiche più interpersonali (54).

56.      La realtà, tuttavia, è che tali nozioni giuridiche «arcaiche» del diritto della proprietà e le azioni da esso previste per porre fine alle interferenze su una proprietà immobiliare non giustificate da alcun diritto preesistente sulla stessa esistono e sono molto ben consolidate negli ordinamenti giuridici europei. Non si può ignorare tale realtà del diritto sostanziale e concludere semplicemente che tutte le azioni dirette a proteggere la proprietà immobiliare dalle turbative devono essere qualificate come azioni personali in materia di delitti e quasi-delitti ai sensi della Convenzione.

57.      Le norme della Convenzione di Bruxelles relative ai conflitti di competenza non sono dirette ad armonizzare le modalità con cui i sistemi giuridici sostanziali degli Stati contraenti tutelano i diritti di proprietà. Esse mirano invece «semplicemente» a garantire una ripartizione uniforme della competenza giurisdizionale tra gli Stati contraenti. A tal fine, l’art. 5, n. 3, attribuisce la competenza per le azioni personali volte ad ottenere il risarcimento dei danni e/o ad impedire il verificarsi di un danno imminente (55). D’altro canto, l’art. 16, punto 1, lett. a), attribuisce la competenza per un tipo diverso di azione in cui, alla luce dello scopo sopra descritto, possono rientrare le azioni dirette a far dichiarare l’esistenza di limiti alla proprietà (quali servitù, oneri o restrizioni legali alla proprietà che in definitiva possono andare a vantaggio di immobili confinanti) e a porre fine a qualsiasi interferenza incompatibile con la proprietà immobiliare.

58.      La Convenzione, alla luce del suo scopo di ripartizione della competenza giurisdizionale, deve rispettare le scelte istituzionali, ancorché imperfette, effettuate dagli ordinamenti giuridici a livello nazionale per quanto riguarda la disciplina sostanziale della tutela della proprietà immobiliare. Ricondurre tutti i rimedi previsti dal diritto della proprietà e le azioni di risarcimento all’ambito della materia dei delitti o quasi-delitti di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione costituirebbe un’interferenza con tali scelte. Inoltre, siffatto criterio implicherebbe che i proprietari di fondi ubicati in uno Stato contraente potrebbero invocarne la tutela in detto Stato, mediante azioni previste dal diritto della proprietà, contro le interferenze provenienti da uno Stato diverso, solo qualora il convenuto fosse domiciliato in uno Stato contraente ai sensi degli artt. 2, 4 e 5, n. 3, della Convenzione.

59.      Ritengo che la Corte non debba interferire in tal modo con tradizioni giuridiche ben consolidate. La questione se la proprietà immobiliare vada protetta dalle interferenze provenienti da un fondo confinante mediante l’istituzione di restrizioni legali al diritto di proprietà o piuttosto attraverso il diritto dell’atto illecito viene risolta in modo diverso nel contesto di ordinamenti giuridici diversi. Poiché lo scopo della Convenzione consiste semplicemente nel ripartire la competenza giurisdizionale tra i vari Stati contraenti, rispettandone al contempo i diversi regimi sostanziali della proprietà e dell’atto illecito per quanto riguarda la tutela della proprietà immobiliare, l’interpretazione delle disposizioni procedurali della Convezione e la qualificazione delle singole azioni prese in esame devono rispettare pienamente tale diversità.

B –    La qualificazione delle azioni quali la Immissionsabwehrklage

60.      Indubbiamente, la nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» dev’essere interpretata in maniera autonoma. Tale interpretazione deve rimanere un’interpretazione autonoma di diritto comunitario, rispettando al contempo le differenze esistenti a livello nazionale per quanto riguarda la scelta dei regimi giuridici in materia di tutela della proprietà immobiliare. In altre parole, tale interpretazione non può fondarsi sul significato attribuito a questa nozione in un qualsiasi Stato contraente. Occorre quindi stabilire se la qualificazione effettuata a livello nazionale della specifica azione in esame corrisponda alla nozione autonoma di azione reale quale definita in precedenza. Inoltre, come ha sottolineato la Corte, tale nozione non dev’essere interpretata in modo più ampio di quanto richieda lo scopo di conferire competenza esclusiva al forum rei sitae (56).

61.      Nella presente fattispecie, la questione da risolvere è se un’azione quale la Immissionsabwehrklage rientri nella nozione autonoma di azioni reali ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a). Si tratta di un’operazione tipica nell’ambito della qualificazione di uno specifico tipo di azione, nella specie la Immissionsabwehrklage. La difficoltà inerente a tale qualificazione, come avviene sovente nel diritto privato internazionale, consiste nel fatto che non si tratta di qualificare fatti, bensì un’azione prevista da specifiche disposizioni di legge nazionali.

62.      A tale proposito, come ho già rilevato, è sicuramente di per sé irrilevante la circostanza che in Austria, secondo quanto risulta dall’ordinanza di rinvio, la Immissionsabwehrklage sia qualificata, conformemente al diritto interno, come azione reale.

63.      La classificazione della Immissionsabwehrklage va invece effettuata in base ad un esame obiettivo del suo contenuto e del suo scopo, al fine di determinarne la natura. Tale esame va condotto attraverso un’analisi oggettiva della Immissionsabwehrklage nell’ambito dell’ordinamento giuridico cui appartiene. L’accertamento della sostanza e della finalità della Immissionsabwehrklage consentirà di stabilire se essa corrisponda o meno alla nozione autonoma di azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione alla luce del significato e dello scopo sopra descritti (57).

64.      Ritengo che spetti in definitiva al giudice del rinvio effettuare siffatta analisi della Immissionsabwehrklage in quanto parte del suo diritto nazionale. In ogni caso, l’analisi del contenuto e dello scopo esatti della Immissionsabwehrklage, necessaria per stabilire se essa costituisca o meno un’azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), deve risolvere quella che costituisce la questione più importante ai fini di tale particolare qualificazione, vale a dire se detta azione sia volta direttamente ad imporre dei limiti al diritto di proprietà derivanti dai rapporti tra fondi confinanti.

65.      A tale proposito rilevo che molti degli ordinamenti giuridici nazionali hanno familiarità con le disposizioni normative che impongono a priori restrizioni legali al diritto di proprietà su un fondo rispetto alle immissioni provenienti da fondi confinanti (58).

66.      Tali disposizioni riguardano direttamente la delimitazione normativa dell’ambito dei poteri inerenti ai diritti di proprietà su ciascun fondo confinante. Pertanto, quando un giudice viene adito con un’azione esercitata in forza di tali disposizioni allo scopo di impedire un’immissione, si può legittimamente affermare che egli impone direttamente restrizioni al diritto di proprietà, sia limitando l’esercizio del diritto di proprietà sul fondo da cui provengono le immissioni, sia limitando il diritto sul fondo che subisce l’interferenza, qualora ritenga che il fondo in questione debba tollerare l’immissione (59).

67.      Inoltre, qualsiasi limite che un giudice possa imporre al fondo interessato statuendo che esso deve sopportare le immissioni provenienti dal fondo confinante costituisce un vantaggio conferito a un fondo, in quanto gli consente di imporre un certo grado di turbativa su un altro. Tale onere si approssima alla costituzione di una servitù. Esso comporta in ogni caso una limitazione del diritto di proprietà su un fondo che in ultima analisi favorisce l’altro, e tale limitazione si perpetua a prescindere dai soggetti che sono in quel momento in possesso dei fondi confinanti (60).

68.      Se ciò vale per un’azione quale la Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, dell’ABGB, allora è difficile sostenere che azioni di questo tipo non riguardano direttamente diritti reali immobiliari. Di conseguenza, la Immissionsabwehrklage andrebbe qualificata dal giudice del rinvio come azione reale rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a).

69.      Alla luce delle considerazioni che precedono, ritengo quindi che un’azione volta direttamente a determinare le restrizioni legali al diritto di proprietà derivanti dai rapporti di vicinato tra fondi e a porre fine ad interferenze su un immobile ritenute incompatibili con tali restrizioni dev’essere considerata rientrante nella nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione di Bruxelles. Spetta al giudice nazionale stabilire se ciò valga nel caso della Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, dell’ABGB.

70.      Questione diversa ma correlata è quella dell’eventuale applicazione dell’art. 364a dell’ABGB, secondo cui qualora «un danno sia arrecato da (…) un impianto autorizzato da una pubblica autorità (…) in un modo che oltrepassa [la misura abituale], il possessore del terreno è soltanto legittimato a pretendere giudizialmente il risarcimento del danno arrecato».

71.      A tale proposito si deve sottolineare, in primo luogo, che, ai sensi dell’art. 1 della Convenzione, i giudici austriaci non sono competenti a conoscere delle questioni amministrative eventualmente implicate nella fattispecie. Pertanto, la questione dell’esistenza, del contenuto e degli effetti giuridici di un’autorizzazione concessa dalla pubblica autorità per la gestione di un impianto nucleare dev’essere risolta dall’autorità competente della Repubblica ceca «nell’esercizio della sua potestà di imperio» (61).

72.      In secondo luogo, una volta che l’autorità competente abbia risolto tale questione, l’autorizzazione può essere considerata dai giudici austriaci alla stregua di un fatto di cui tenere conto ai fini dell’applicazione dell’art. 364a dell’ABGB. Ne potrebbe conseguire che, quand’anche la Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, fosse considerata rientrante nell’ambito di applicazione dell’art 16, punto 1, lett. a), della Convenzione, potrebbe non sussistere la condizione richiesta dalla legge austriaca per la sua applicazione. Naturalmente, qualora i giudici austriaci siano stati effettivamente aditi mediante una siffatta azione di risarcimento in forza dell’art. 364a dell’ABGB, essi possono conoscerne in virtù dell’art. 5, n. 3, del regolamento n. 44/2001, attualmente applicabile sia in Austria che nella Repubblica ceca, ma non in forza dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione.

C –    Le implicazioni dell’eventuale qualificazione della Immissionsabwehrklage come azione soggetta alla competenza esclusiva contemplata dall’art. 16, punto 1, lett. a)

73.      Se i due immobili coinvolti nella fattispecie fossero entrambi ubicati in Austria non deriverebbero particolari problemi dall’eventuale qualificazione della Immissionsabwehrklage come azione soggetta alla competenza esclusiva dei giudici austriaci ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a) (62).

74.      Poiché, tuttavia, la fattispecie ora in esame riguarda immobili situati in Stati diversi, la qualificazione della Immissionsabwehrklage come azione in materia di diritti reali immobiliari presenta implicazioni più delicate. Se è vero che i giudici austriaci possono affermare la propria competenza esclusiva a conoscere delle azioni dirette a delimitare e a tutelare diritti reali su immobili ubicati nel loro territorio, in forza dell’art. 16, punto 1, lett. a), è altrettanto vero che anche i giudici della Repubblica ceca possono legittimamente affermare, in forza del loro diritto interno, una competenza esclusiva equivalente in relazione agli immobili assertivamente all’origine delle immissioni.

75.      Nella fattispecie ritengo che, se la Immissionsabwehrklage può essere qualificata come azione in materia di diritti reali ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), allora i giudici austriaci avranno competenza esclusiva a conoscere di tale azione, a prescindere dal fatto che anche i giudici della Repubblica ceca possano legittimamente affermare la propria competenza esclusiva.

76.      Ciò conduce quindi al settore del conflitto di competenze esclusive. A prima vista, tale situazione anomala sembra comportare un’assurdità logica. Tuttavia, tale assurdità non sussiste in tutti i casi.

77.      A tale proposito, si deve ricordare che questa situazione, in cui giudici diversi possono legittimamente affermare la propria competenza esclusiva su azioni reali aventi lo stesso titolo o riguardanti lo stesso problema giuridico, è disciplinata dall’art. 23 della Convenzione. Detta disposizione prevede che «[q]ualora la competenza esclusiva a conoscere delle domande spetti a più giudici, quello successivamente adito deve spogliarsi della causa in favore del giudice preventivamente adito».

78.      L’applicazione di tale norma risulta rara per effetto della logica intrinseca del monopolio dello Stato in cui è ubicato l’immobile sulla competenza a conoscere delle azioni reali e ad applicare il proprio diritto della proprietà. Tuttavia, l’art. 23 può trovare applicazione sia quando è giuridicamente impossibile separare un immobile da quelli confinanti a causa del particolare problema giuridico sostanziale considerato, sia quando un immobile si estende su due Stati diversi ed è indivisibile (63).

79.      Nella causa Scherrens, la questione dell’applicabilità dell’art. 23 è stata esaminata indirettamente dalla Corte (64). In detta causa, il signor Scherrens affermava di essere affittuario, con un unico contratto, di un fondo rustico costituito da una porzione di terreno situata nei Paesi Bassi (di circa 12 ettari) e da un’altra porzione situata in Belgio, a sette chilometri di distanza (di cinque ettari). Tale affermazione era contestata dal locatore. Il signor Scherrens aveva avviato procedimenti separa$ti nei Paesi Bassi e in Belgio in relazione alle diverse parcelle di terreno e si chiedeva alla Corte se i giudici di ciascuno Stato avessero competenza esclusiva sul terreno situato nel loro territorio. La Corte ha dichiarato che «l’art. 16, prima frase e n. 1 della Convenzione dev’essere interpretato nel senso che in una controversia avente ad oggetto l’accertamento dell’eventuale esistenza di un contratto d’affitto relativo ad una proprietà immobiliare ubicata in due Stati contraenti, la competenza esclusiva sui beni immobili ubicati nel territorio di ciascuno Stato contraente spetta ai giudici di detto Stato» (65).

80.      Tale soluzione ha evitato in pratica di riconoscere l’esistenza di competenze esclusive concorrenti dei giudici dei due Stati a pronunciarsi in relazione all’intero fondo. In tal modo si è esclusa l’applicazione dell’art. 23, invocata dalla Commissione nella causa Scherrens. Tale criterio adottato dalla Corte può essere giustificato alla luce del fatto che le parcelle di terreno situate in Stati diversi, come ha rilevato l’avvocato generale Mancini, erano divisibili «in porzioni distinte sotto il profilo giuridico e pertanto assoggettabili alla competenza di giudici nazionali diversi» (66).

81.      Se invece i due immobili sono indivisibili sotto il profilo giuridico, l’esistenza di competenze esclusive concorrenti non solo è palese, nonostante il suo carattere eccezionale, ma richiede anche una soluzione semplice, come quella fornita dall’art. 23. In tale contesto, occorre considerare solo la situazione classica in cui si controverte sull’esistenza o sulla portata di una servitù tra due fondi confinanti, ubicati in due Stati diversi. Il proprietario del fondo dominante afferma che il suo terreno beneficia di una servitù di passaggio (consistente ad esempio nel consentire l’accesso a una pubblica via) sul fondo vicino. Il proprietario di quest’ultimo si oppone a tale affermazione di un diritto sulla sua proprietà.

82.      L’azione diretta a stabilire l’esistenza o la portata di tale servitù va qualificata come azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione, e non come azione personale. Il giudice adito con tale azione si pronuncia direttamente su diritti reali intesi quali prerogative sulle cose. I proprietari dei due fondi possono cambiare ma la servitù permane finché dura la situazione che le ha dato origine. Inoltre, poiché l’accertamento dell’esistenza di tale servitù implica una limitazione del diritto di proprietà sul fondo servente, dalla quale, al contempo, trae vantaggio il proprietario del fondo dominante, si tratta di un caso in cui in cui i due immobili sono chiaramente indivisibili sotto il profilo giuridico. Sarebbe impossibile in termini giuridici esaminare i diritti reali su una proprietà senza considerare il diritto reale sull’altra. Ritengo che un’ipotesi del genere ricadrebbe nell’ambito di applicazione dell’art. 23 della Convenzione.

83.      La fattispecie ora in esame non riguarda propriamente una servitù. Tuttavia, poiché l’azione di cui trattasi è volta ad imporre limiti a un diritto di proprietà che non può essere definito senza delimitare il diritto di proprietà relativo a un fondo confinante, si deve ammettere che i due immobili in questione sono effettivamente indivisibili sotto il profilo giuridico.

84.      L’opportunità di interpretare restrittivamente il concetto di azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), per evitare situazioni di competenze esclusive concorrenti soggette all’applicazione dell’art. 23 e la conseguente scelta del foro da parte dell’attore, costituisce sicuramente un elemento da prendere in considerazione. Tuttavia, ritengo che un’interpretazione della nozione di azione reale ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), e la qualificazione obiettiva di una particolare forma di azione come rientrante nell’ambito della norma citata non debba dipendere dalla successiva constatazione che verrebbe a determinarsi una situazione di conflitto di competenze esclusive. Ciò vale soprattutto se si considera che lo stesso art. 23 della Convenzione prevede espressamente e disciplina tali situazioni.

85.      Per quanto riguarda il problema del «forum shopping», non vi è nulla di intrinsecamente sbagliato nella possibilità di scegliere il foro in un caso concernente immobili indivisibili sotto il profilo giuridico (67). Tale scelta del foro costituisce una mera conseguenza del fatto che sulla questione può pronunciarsi un unico giudice, e il criterio più semplice per decidere quale giudice sia competente, conformemente all’art. 23, è quello del giudice adito per primo.

86.      Ritengo inoltre che la soluzione proposta sia quella che meglio si adegua al regime istituito dall’art. 5, n. 3, come interpretato dalla Corte a partire dalla sentenza Mines de Potasse d’Alsace (68). In base a tale regime, sussiste la competenza speciale concorrente a conoscere delle azioni vertenti su un atto illecito sia del giudice del luogo in cui è stato posto in essere il comportamento lesivo che di quello del luogo in cui si è verificato l’evento dannoso. Pertanto, il convenuto può essere citato, a scelta dell’attore, dinanzi ai giudici di uno o dell’altro luogo.

87.      Vorrei concludere con alcune osservazioni finali in merito alle condizioni in cui i giudici nazionali debbono esercitare la competenza loro conferita dalla Convenzione in casi come quello in esame.

88.      Un regime che conferisce al proprietario dell’immobile il diritto di non subire interferenze e di ottenere un’ingiunzione a porre fine alle stesse equivale all’adozione di una norma sulla proprietà. Per contro, con un’azione di risarcimento si fa valere una tipica norma sulla responsabilità, in base alla quale il proprietario deve tollerare le immissioni ma può chiedere un indennizzo in forza del regime relativo alla responsabilità civile (69). Sia la norma sulla responsabilità che quella sulla proprietà sono idonee a risolvere controversie concernenti turbative e costituiscono diverse modalità di tutela del diritto di proprietà sul fondo colpito dalle immissioni. In effetti, quando si esamina un problema di turbative, il compito del giudice o di colui che decide consiste in sostanza nello scegliere tra una norma sulla proprietà e una sulla responsabilità.

89.      Tuttavia, si deve ricordare che nel contesto della Convenzione non si tratta di scegliere tra soluzioni giuridiche della questione sostanziale, bensì tra giurisdizioni concorrenti. Anche se l’adozione di una norma sulla responsabilità può rappresentare la soluzione migliore per il problema delle immissioni radioattive transfrontaliere, come sembrerebbe emergere dall’analisi dei costi di transazione (70), la Corte non può attribuire preferenza a tale soluzione quando è chiamata ad interpretare le norme della Convenzione sui conflitti di competenza. La Convenzione non è volta a creare l’uniformità tra gli orientamenti giuridici sostanziali degli Stati contraenti con riferimento alla tutela della proprietà immobiliare riconducendo tutti i rimedi previsti dal diritto della proprietà e dal diritto dell’atto illecito alla nozione di «materia di delitti o quasi-delitti» di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione. Quest’ultima si basa piuttosto sulla volontà di coordinamento e cooperazione tra giurisdizioni diverse.

90.      Pertanto, il modo migliore di affrontare i problemi di competenza internazionale alla luce della Convenzione in casi come quello ora in esame, quando riguardano Stati contraenti, consiste appunto nel collegare la competenza sulle questioni relative ad un atto illecito alla competenza sulle azioni reali. Ritengo che, quando i due immobili confinanti sono ubicati in Stati contraenti diversi, entrambi i giudici debbano poter affermare la propria competenza esclusiva ad esaminare le restrizioni legali al diritto di proprietà dell’immobile situato nei loro rispettivi territori. Del pari, devono essere considerati entrambi competenti ad esaminare la controversia in termini di atto illecito qualora il danno si verifichi in uno Stato e il comportamento che l’ha causato abbia luogo in un altro Stato.

91.      Qualora, in definitiva, entrambi i giudici accettino di conoscere di tali azioni diverse previste dal diritto dell’atto illecito e dal diritto della proprietà, sorgerà il rischio che vengano emesse sentenze contrastanti. In tal caso, entreranno in gioco le disposizioni relative alla litispendenza e ai procedimenti connessi di cui agli artt. 21 e 22 della Convenzione, che evitano il verificarsi di tale rischio (71).

92.      L’attribuzione a ciascuno di tali giudici della competenza a pronunciarsi sulle limitazioni alla proprietà e/o sull’eventuale responsabilità extracontrattuale, in relazione alle turbative su beni immobili ubicati in due Stati diversi, solleva in ogni caso un problema di esternalizzazione dei costi da uno Stato all’altro. Infatti, qualora, ad esempio, il giudice che in ultima analisi esercita la competenza a decidere dell’intera controversia, in quanto adito per primo, sia il giudice del luogo in cui si trova l’immobile che subisce le immissioni, detto giudice potrebbe pronunciarsi senza tenere conto dei costi e dei benefici dell’inquinamento nello Stato da cui tale inquinamento proviene, prendendo in considerazione solo i costi cagionati dalle immissioni nel proprio Stato. Il rischio di esternalizzazione dei costi è reale. Tuttavia, la soluzione di questo problema va cercata a livello delle specifiche decisioni giudiziarie adottate dai giudici nazionali aditi per primi mediante tali azioni.

93.      A tale proposito, lo spirito di coordinamento e cooperazione che informa la Convenzione pone in risalto l’importanza della fiducia nel ruolo transnazionale svolto dai giudici nazionali. Ciò rileva in particolare nel contesto specifico dei casi di turbative transnazionali su immobili ubicati in Stati diversi. In questi casi, l’emananda sentenza deve prestare particolare attenzione al carattere transnazionale della situazione. Ciò significa che i giudici nazionali competenti a conoscere di situazioni transnazionali in forza delle norme della Convenzione sono soggetti ad obblighi specifici derivanti dalla natura transnazionale della controversia, soprattutto per evitare il citato rischio di esternalizzazione dei costi.

94.      Tali obblighi derivano anzitutto dall’esistenza di limiti al riconoscimento delle decisioni che non rispettano l’ordine pubblico degli ordinamenti giuridici interessati in cui tale riconoscimento può essere chiesto (72). Se una sentenza riguarda una situazione transnazionale, quale una turbativa transfrontaliera, la decisione non sarà priva di effetti in altri Stati membri ed è in tale contesto che può porsi la questione del riconoscimento della sentenza all’estero. I giudici dello Stato contraente competenti a conoscere della controversia devono quindi rispettare gli obblighi derivanti dal fatto che la sentenza potrebbe non risultare conforme a disposizioni straniere in materia di ordine pubblico (73).

95.      Nel contesto delle controversie vertenti su turbative transnazionali, occorre tener conto dei suddetti obblighi anzitutto nella scelta del rimedio giuridico più appropriato. Se l’ordinamento giuridico nazionale consente di tutelare la proprietà sia mediante una norma sulla proprietà che mediante una norma sulla responsabilità, ai fini di tale scelta possono assumere rilevanza la dimensione transnazionale della controversia e l’eventuale difficoltà di effettuare un’analisi costi-benefici completa. In secondo luogo, il medesimo obbligo di tener conto del carattere transnazionale della situazione può assumere rilevanza nel senso che occorre cercare un equilibrio tra tutti gli elementi pertinenti rispetto alla valutazione dell’entità del risarcimento dei danni o al rischio che tali danni possano verificarsi.

III – Conclusione

96.      Ritengo pertanto che la Corte debba risolvere nei termini seguenti la questione sottopostale dall’Oberster Gerichtshof:

Un’azione volta direttamente a determinare le restrizioni legali al diritto di proprietà derivanti da rapporti di vicinato tra immobili e a porre fine ad interferenze su una proprietà immobiliare ritenute incompatibili con tali restrizioni dev’essere considerata rientrante nella nozione di controversie «in materia di diritti reali immobiliari» di cui all’art. 16 punto 1, lett. a), della Convenzione 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, come modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978, relativa all’adesione del Regno di Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all’adesione della Repubblica ellenica, dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all’adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese, e dalla Convenzione 29 novembre 1996, relativa all’adesione della Repubblica d’Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia. Spetta al giudice nazionale stabilire se sia un’azione di questo tipo la Immissionsabwehrklage prevista dall’art. 364, n. 2, dell’Allgmeines Bürgerliches Gesetzbuch.


1 – Lingua originale: il portoghese.


2 – Salomone, Libro dei proverbi, XXVII, 10.


3 – Carbonnier, J., Droit Civil, Tome 3, Les Biens, 19e édition refondue, 2000, PUF, Parigi, pag. 276.


4 – GU L 299, pag. 32.


5 – GU L 304, pag. 1, e versione modificata, pag. 77.


6 – GU L 388, pag. 1.


7 – GU L 285, pag. 1.


8 – GU 1997, C 15, pag. 1.


9 – Ai sensi di tale disposizione, il sistema della Convenzione non concerne la materia amministrativa.


10 – L’art. 57 della Convenzione di Bruxelles dispone che essa «non deroga» alle convenzioni relative a materie particolari cui è anche applicabile la stessa Convenzione.


11 – L’art. 2 della Convenzione di Parigi sancisce il principio generale secondo cui la Convenzione «non si applica né agli infortuni nucleari verificatisi sul territorio di Stati non contraenti, né ai danni subiti su tali territori (…)». Ai sensi dell’art. XI della Convenzione di Vienna, «(…) la competenza per le azioni ai sensi dell’art. II spetta unicamente ai giudici della Parte contraente nel cui territorio si è verificato l’infortunio nucleare (…)».


12 – Vincolandosi così ad osservare il regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 12, pag. 1).


13 – V. relazione Jenard (GU 1979, C 59, pag. 21), in cui si enuncia che «[l]a sola eccezione all’applicazione delle norme di competenza previste dalla legislazione si riscontra nel campo delle competenze esclusive (articolo 16)».


14 – Sentenza 1° marzo 2005, causa C-281/02 (Racc. pag. I-1383, punto 28).


15 – V., in tal senso, sentenza Owusu, punto 43, in cui si sottolinea «l’applicazione uniforme delle norme sulla competenza», laddove «il fine della Convenzione di Bruxelles consiste proprio nel prevedere norme comuni, restando escluse le norme nazionali divergenti».


16 – La Corte ha adottato tale criterio del «non pregiudizio» nella sentenza 15 maggio 1990, causa C‑365/88, Kongress agentur Haagen (Racc. pag. I-1845, punto 20).


17 – V., per quanto riguarda il sistema obbligatorio di competenza istituito dalla Convenzione, sentenze 9 dicembre 2003, causa C-116/02, Gasser (Racc. pag. I‑14693, punto 72), 27 aprile 2004, causa C-159/02, Turner (Racc. pag. I-3565, punto 24), e Owusu, punto 37.


18 – V. sentenza Owusu, punti 38-41.


19 – V. art. 66, n. 2, lett. b), del regolamento n. 44/2001, relativo al regime transitorio applicabile alle sentenze emesse dopo l’entrata in vigore del regolamento. Sembrerebbe che tale disposizione renda inapplicabili le disposizioni del Capo III, concernente il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze, nel caso in cui le norme che attribuiscono la competenza ai giudici austriaci non siano «conformi a quelle stabilite dal Capo II». Tuttavia, qualora i giudici austriaci si pronunciassero ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione, che è conforme all’art. 22, n. 1, del regolamento n. 44/2001, la loro sentenza ricadrebbe nell’ambito di applicazione delle disposizioni di detto regolamento relative al riconoscimento e all’esecuzione delle sentenze.


20 – V. sentenza 10 gennaio 1990, causa C-115/88, Reichert e Kockler (Racc. pag. I-27, punto 8) e ordinanza 5 aprile 2001, causa C-518/99, Gaillard (Racc. pag. I-2771, punto 13).


21 – V., per quanto riguarda la nozione di «affitto d’immobili», sentenza 14 dicembre 1977, causa 73/77, Sanders (Racc. pag. 2383) e, per la nozione di «materia di registrazione o di validità dei brevetti» di cui all’art. 16, n. 4, sentenza 15 novembre 1983, causa 288/82, Duijnstee (Racc. pag. 3663).


22 – Sentenze Reichert e Kockler, punto 9, e 9 giugno 1994, causa C-292/93, Lieber (Racc. pag. I-2535, punto 12).


23 – Sentenza Reichert, punto 10, e giurisprudenza ivi citata.


24 – Sentenze 17 maggio 1994, causa C-294/92, Webb (Racc. pag. I-1717, punto 16), e Sanders, punto 13.


25 – Sentenza Webb, punto 17.


26 – Sentenza Reichert e Kockler, punto 11, e ordinanza Gaillard, punto 15.


27 – Pertanto, la soluzione della questione di competenza sollevata nel caso in esame verrebbe semplicemente rimessa alle norme austriache sulla competenza in materia civile, conformemente all’art. 4 della Convenzione e secondo i criteri descritti ai precedenti paragrafi 22-24.


28 – In dottrina v., ad esempio, J.-M. Bischof, «Chronique de jurisprudence de la Cour de Justice des Communautés européennes» in Journal du droit international, 1978, pag. 392, il quale rileva che i giudici cui l’art. 16, punto 1, lett. a), conferisce competenza esclusiva non sono «les “mieux placées” mais les “seules bien placées”».


29 – V. anche sentenza Lieber, punto 21, in cui si sottolinea che «un giudice di un altro Stato membro ha, anch’esso, la possibilità di ricorrere ad un perito locale al fine di ottenere le informazioni necessarie».


30 – Ad esempio, nella sentenza Henkel, punto 46 e giurisprudenza ivi citata, la Corte spiega il regime di competenza speciale di cui all’art. 5, n. 3, della Convenzione di Bruxelles appunto con tali motivi di prossimità, buona amministrazione della giustizia ed economia processuale.


31 – V., in tal senso, E. Pataut, Principe de souveraineté et conflits de juridictions (étude de droit international privé), Parigi, LGDJ, 1999, pag. 251.


32 – In particolare sull’art. 16, punto 1, lett. a), v. P. Gothot e D. Holleaux, «La Convention entre les États membres de la Communauté économique européenne sur la compétence judiciaire et l’exécution des décisions en matière civile et commerciale» in Journal du droit international, 1971, pag. 767, in cui si rileva che tale esclusività e le conseguenze che ne derivano ai sensi della Convenzione «attengono a considerazioni di sovranità e di coincidenza tra le competenze giudiziaria e legislativa». V. anche P. Lagarde, «Le principe de proximité dans le droit international privé contemporain» in Recueil des Cours de l’Académie de Droit international, Vol. 196(I), 1986, pag. 51, il quale osserva che «il principio di sovranità impone l'applicazione a determinati rapporti giuridici della lex fori (…) e accompagna spesso a tale rivendicazione di competenza legislativa una corrispondente rivendicazione di competenza giurisdizionale esclusiva (foro della nazionalità, foro del luogo in cui è sito l'immobile)».


33 – Ciò emerge non solo dalla relazione Jenard, pag. 35, secondo cui il regime della competenza esclusiva per le azioni reali è stato istituito dalla Convenzione, in primo luogo, in base a considerazioni d’interesse pubblico, ma anche da alcune pronunce della Corte relative all’art. 16, punto 1, lett. a). Nella sentenza 15 gennaio 1985, causa 241/83, Rösler (Racc. pag. 99, punto 19), nel contesto dei contratti di locazione, la Corte ha dichiarato che «[l]a competenza esclusiva contemplata dall’art. 16, n. 1, (…) è dovuta allo stretto nesso esistente fra i contratti di locazione e il regime giuridico della proprietà immobiliare nonché le disposizioni, generalmente di natura imperativa, che ne disciplinano l’uso». Successivamente, nella sentenza Lieber (punto 20), la Corte ha dichiarato che «l’interesse dello Stato in cui si trova l’immobile a vegliare sul rispetto di queste disposizioni [giustifica] la competenza esclusiva attribuita a detto Stato» dall’art. 16, punto 1, lett. a).


34 – Come le ha definite l’avvocato generale Mancini nelle conclusioni relative alla causa C-158/87, Scherrens (Racc. pag. 3791, paragrafo 2, pag. 3799).


35 – Come nella sentenza Rösler, punto 29.


36 – V. sentenza 27 gennaio 2000, causa C-8/98, Dansommer (Racc. pag. I-393, punto 38), in cui la Corte ha dichiarato che «la regola di competenza esclusiva prevista (…) dall’art. 16, punto 1, lett. a), della Convenzione è applicabile ad un’azione di risarcimento danni per cattiva manutenzione dei locali e per danni causati ad un alloggio preso in locazione da un privato per trascorrervi qualche settimana di vacanza (…)». La Corte ha tuttavia considerato che i giudici danesi del luogo in cui era ubicato l’immobile avessero competenza esclusiva ai sensi dell’art. 16, punto 1, lett. a), a prescindere dal fatto che quasi certamente la sentenza relativa all’azione per danni avrebbe dovuto essere eseguita in Germania, dove era domiciliato il locatario.


37 – Sentenza Reichert, punto 11, e ordinanza Gaillard, punto 15 (il corsivo è mio).


38 – V. L. Collins, The Civil Jurisdiction and Judgments Act 1982, London, Butterworths, 1983, pagg. 78-79, il quale osserva che «l’espressione “in materia di diritti reali immobiliari e di contratti d’affitto d’immobili” non trova corrispondenza in alcuna nozione esistente nel diritto della proprietà del Regno Unito». V., in ogni caso, sulla nozione di azione reale nel diritto inglese della navigazione, le conclusioni dell’avvocato generale Tesauro nella causa C-406/92, Tatry (Racc. pag. I-5439, paragrafo 19).


39 – Sentenza Webb, punto 15, e ordinanza Gaillard, punti 19-21.


40 – Sentenza Webb, punto 15. V. anche ordinanza Gaillard, punti 18 e 19.


41 – Sentenza Webb, punto 15.


42 – V. ordinanza Gaillard, punto 18.


43 – Sentenza 1° ottobre 2002, causa C-167/00 (Racc. pag. I-8111, punti 46 e 47).


44 – V. relazione Schlosser (GU 1979, C 59, punto 166, pag. 120). Per una parallela distinzione filosofica v., ad esempio, J. Bentham, An introduction to the principles of morals and legislation – J.H. Burns e H.L.A. Hart editori, Oxford, Clarendon Press, 1996, pagg. 192-193, il quale afferma che «se un uomo può trarre felicità o sicurezza da un bene che appartiene alla categoria delle cose, si dice che questa cosa è di sua proprietà (…): pertanto, un’offesa che tende a ridurre la facilità con cui egli potrebbe altrimenti trarre felicità o sicurezza da un bene appartenente alla categoria delle cose può essere definita come un’offesa contro la sua proprietà». Per contro, «un’offesa (…) che tenda a ridurre la facilità con cui potremmo altrimenti trarre felicità da (…) una persona (…) che abbia con noi un rapporto particolare può essere qualificata come offesa contro le nostre condizioni di vita, o semplicemente contro la nostra condizione».


45 – Sentenze Webb, punto 14, e Lieber, punto 13, e ordinanza Gaillard, punto 16.


46 – Causa 21/76 (Racc. pag. 1735).


47 – È vero che, nella relazione Schlosser, citata, punto 163, pag. 120, si afferma che le «azioni di risarcimento, che hanno la loro origine in una violazione dei diritti reali o in un deterioramento di beni immobili, sui quali sussistono diritti reali, non cadono sotto le disposizioni dell’articolo 16».


48 – Sentenza Reichert, punto 11, e ordinanza Gaillard, punto 15 (il corsivo è mio). A tale proposito, nella relazione Schlosser (citata, punto 166, pagg. 120-121) si rileva che «[l]a conseguenza giuridica più importante per il carattere di un diritto reale è la facoltà di chi ne usufruisce di poter rivendicare il bene, sul quale sussiste tale diritto, nei confronti di ogni persona che non vanti un diritto reale più privilegiato».


49 – V. art. 1004 del Bürgerliches Gesetzbuch (codice civile tedesco) sulle azioni di rimozione o inibitorie, secondo cui «1) il proprietario che abbia subito un’interferenza diversa dall’esproprio o da un’azione di rivendicazione può chiedere al responsabile di porvi fine. Qualora si verifichi un’ulteriore interferenza, il proprietario può presentare domanda di ingiunzione. 2) L’azione è esclusa se il proprietario è tenuto a tollerare l’interferenza» (traduzione non ufficiale).


50 – V. art. 949 del codice civile italiano, che istituisce l’azione negatoria e dispone che «[i]l proprietario può agire per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio. Se sussistono anche turbative o molestie, il proprietario può chiedere che se ne ordini la cessazione (…)».


51 – V. F. Lawson e B. Rudden, The Law of Property, Clarendon Press, Oxford, 1982, pag. 126.


52 – F. Lawson, A common lawyer looks at the civil law: five lectures delivered at the University of Michigan, November 16, 17, 18, 19, and 20, 1953, Greenwood Press, Westport, 1977, pag. 143, ha sottolineato che, dal punto di vista del giurista di Common Law, nel settore delle turbative «dobbiamo aspettarci di trovare gran parte del nostro diritto dell’atto illecito nel diritto della proprietà della Civil Law».


53 – V. A. Gambaro, «Perspectives on the codification of the law of property, an overview», in European Review of Private Law, Vol. 5 (1997), pag. 497-504, in particolare pag. 502, secondo cui «gli ordinamenti di Common Law non concepiscono il problema della tutela dei diritti di proprietà come parte del diritto della proprietà; i diritti di proprietà vengono invece garantiti per mezzo del diritto dell’atto illecito».


54 – V. J. Rifkin, The Age of Access: The New Culture of Hypercapitalism Where All of Life is a Paid-For Experience, Tarcher/Putnam, New York, 2000, pagg. 6, 187 e 236-240.


55 – V. sentenza Henkel, punti 46 e 47.


56 – V. precedenti paragrafi 28 e 29 e giurisprudenza ivi citata.


57 – V. precedenti paragrafi 31 e segg.


58 – Ad esempio, prendendo quale punto di partenza i limiti imposti dalla legge sull’immobile considerato, l’art. 844 del codice civile italiano, laddove dispone che «[i]l proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà (…)».


59 – Come rileva C. Von Bar, The Common European Law of Torts, Volume I, Clarendon Press, Oxford, 1998, n. 533, pag. 551, tali disposizioni del diritto della proprietà sono «intese a definire due diritti soggettivi “assoluti” ugualmente validi». Le dette disposizioni «stabiliscono ciò che un proprietario può o non può fare con la sua proprietà in relazione a quella del vicino».


60 – V., nel contesto dell’ordinamento giuridico francese, R. Libchaber, «Le droit de propriété, un modèle pour la réparation des troubles de voisinage» in Mélanges Christian Mouly, Paris, Litec, 1998, I, pagg. 421-423, 425, 427 e 438-439.


61 – V., ad esempio, sentenza 16 dicembre 1980, causa 814/79, Rüffer (Racc. pag. 3807, punto 8).


62 – Infatti, sarebbe la qualificazione di tale azione come estranea all'ambito di applicazione dell’art. 16, punto 1, lett. a), che darebbe origine a un risultato piuttosto anomalo, nel caso in cui il convenuto fosse domiciliato in uno Stato contraente diverso dall’Austria. Se così fosse, i giudici dello Stato in cui è domiciliato il convenuto avrebbero competenza generale a pronunciarsi sulle restrizioni normative ai diritti di proprietà sui due fondi ubicati entrambi in un altro Stato, l’Austria.


63 – In generale sui problemi del conflitto di leggi in relazione ad immobili situati in Stati diversi, v. J. Niboyet, «Les conflits de lois relatifs aux immeubles situés aux frontières des États (frontières internationales et interprovinciales)» in Revue de droit international et de législation comparée, 1933, pag. 468.


64 – V. in particolare le conclusioni dell’avvocato generale Mancini, paragrafo 3, pag. 3799.


65 – Punti 13 e 16.


66 – Conclusioni dell’avvocato generale Mancini nella causa Scherrens, paragrafo 3, pag. 3799. Naturalmente, questa soluzione comporta degli inconvenienti nel senso che i giudici potrebbero emettere sentenze sostanzialmente contraddittorie rispetto alla questione fondamentale in discussione in quella causa, concernente l’esistenza di quello che, in sostanza, costituisce un unico contratto di affitto.


67 – V. le recenti conclusioni dell’avvocato generale Ruiz-Jarabo Colomer nella causa C-1/04, Staubitz-Schreiber (Racc. pag. I-0000, paragrafi 70 e segg.), il quale osserva, al paragrafo 72, che il «forum shopping» «costituisce solo un'ottimizzazione dei mezzi processuali, risultato dell'esistenza di fori concorrenti, e non costituisce un illecito».


68 – Sentenza Mines de Potasse d’Alsace, punti 24-25. V. anche le successive sentenze 11 gennaio 1990, causa C‑220/88, Dumez France e Tracoba (Racc. pag. I-49, punto 10), 7 marzo 1995, causa C‑68/93, Shevill e a. (Racc. pag. I-415, punti 20 e 33), 19 settembre 1995, causa C‑364/93, Marinari (Racc. pag. I-2719, punto 11), e 5 febbraio 2004, causa C-18/02, DFDS Torline (Racc. pag. I-1417, punto 40).


69 – Su tale distinzione, che non corrisponde pienamente alla distinzione tradizionale tra azioni reali e azioni personali sopra descritta, v. G. Calabresi e A. Melamed, «Property Rules, Liability Rules, and Inalienability: One View of the Cathedral», in Harvard Law Review, Volume 85, 1972, pag. 1089, in particolare pag. 1092.


70 – V. R. Posner, Economic Analysis of Law, 5a ed., 1998, Aspen Publishing, New York, pagg. 68-71, secondo cui andrebbe applicata una norma sulla responsabilità quando i costi della transazione sono elevati e una norma sulla proprietà quando tali costi sono limitati. I costi di transazione sono elevati quando le interferenze esterne dannose con origine da un immobile situato in uno Stato riguardano molti immobili e molte persone differenti in un altro Stato. È quanto avviene quando, conformemente ad una norma sulla proprietà, l’«inquinatore», per proseguire la sua attività, deve «acquistare» il «diritto di inquinare» da ogni titolare delle proprietà interessate.


71 – V. sentenze 8 dicembre 1987, causa 144/86, Gubisch Machinenfabrik (Racc. pag. 4861, punto 8), e Tatry, punto 32, in cui la Corte rammenta che la ratio di tali disposizioni consiste nell’«evitare procedimenti paralleli pendenti dinanzi ai giudici di diversi Stati contraenti e il contrasto di decisioni che ne potrebbe risultare».


72 – V. art. 27, n. 1, della Convenzione.


73 – La presente causa riguarda la Convenzione e non il regolamento n. 44/2001, ma non vedo motivi apparenti per non considerare che i giudici nazionali cui il regolamento attribuisce la competenza agiscono nell’ambito del diritto comunitario nel senso che sono soggetti ai principi generali di tale ordinamento, vale a dire, in questo specifico contesto, i principi di proporzionalità, non discriminazione ed effettività della tutela giurisdizionale.