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Ricorso proposto il 20 settembre 2013 – Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord / Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea

(Causa C-507/13)

Lingua processuale: l’inglese

Parti

Ricorrente: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (rappresentanti: E. Jenkinson, S. Behzadi-Spencer, agenti, e K. Beal, QC)

Convenuti: Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea

Conclusioni del ricorrente

Il ricorrente chiede che la Corte voglia:

annullare l’articolo 94, paragrafi 1, lettera g), e 2, e/o l’articolo 162, paragrafi 1 e 3, della direttiva CRD IV1 ;

annullare l’articolo 450, paragrafo 1, lettere d) e i), e/o j) e/o l’articolo 521, paragrafo 2, del regolamento CR 2 ;

condannare il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea alle spese del presente procedimento.

Motivi e principali argomenti

Il Regno Unito («UK») chiede l’annullamento di un numero limitato di disposizioni di determinati provvedimenti legislativi del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, ai sensi dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea («TFUE»). Il ricorso di annullamento concerne il «Pacchetto CRD IV», che è entrato in vigore il 17 luglio 2013. Il pacchetto consiste in una nuova direttiva sui requisiti patrimoniali, la direttiva 2013/36/UE, e un nuovo regolamento sui requisiti patrimoniali. Il Regno Unito mira a rimettere in discussione solo determinate disposizioni in tali provvedimenti, segnatamente:

    gli articoli 94, paragrafi 1, lettera g), e 2, e 162, paragrafi 1 e 3, della direttiva 2013/36/UE («la direttiva CRD IV»), che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2013. Ai sensi dell’articolo 164, la direttiva è entrata in vigore il 17 luglio 2013.

    gli articoli 450, paragrafo 1, lettere d), i) e j), e 521, paragrafo 2, del regolamento sui requisiti patrimoniali, regolamento (UE) n. 575/2013 («il regolamento CR»). Il regolamento CR è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2013, ma è entrato in vigore il 28 giugno 2013, ai sensi dell’articolo 521, paragrafo 1. Esso dev’essere applicato dal 1° gennaio 2014 in virtù dell’articolo 521, paragrafo 2.

Con i provvedimenti controversi, il Parlamento e il Consiglio hanno adottato una serie di provvedimenti relativi alla retribuzione variabile che può essere pagata a determinati dipendenti di istituzioni (vale a dire enti creditizi e imprese di investimento come definiti nell’articolo 4 del regolamento CR). In particolare l’articolo 94, paragrafo 1, lettera g), della direttiva CRD IV ha stabilito un limite alla retribuzione variabile che può essere pagata a determinati «soggetti che assumono il rischio sostanziale». Ciò è stato definito, nel linguaggio corrente, un «tetto ai bonus dei banchieri». Inoltre, ai sensi dell’articolo 94, paragrafo 2, della direttiva CRD IV, la normativa dell’Unione europea ha attribuito all’Autorità Bancaria Europea («l’ABE»), un’agenzia istituita ai sensi dell’articolo 114 TFUE, il compito di determinare i criteri per individuare i «soggetti che assumono il rischio sostanziale» in ogni specifica istituzione e per sviluppare linee guida relative al tasso di sconto che può essere applicato alla remunerazione variabile di lungo periodo. Ai sensi dell’articolo 450 del regolamento CR, le istituzioni sono tenute a rendere pubbliche, una volta individuate, determinate informazioni riguardanti gli stipendi di tali soggetti ai fini di metterle a disposizione del pubblico.

Il Regno Unito sostiene che le disposizioni controverse dovrebbero essere annullate per i seguenti motivi:

le disposizioni controverse hanno una base giuridica inadeguata nel Trattato;

le disposizioni controverse sono sproporzionate e/o non rispettano il principio di sussidiarietà;

le disposizioni controverse sono state attuate in violazione del principio della certezza del diritto;

l’attribuzione di determinati compiti all’ABE e il conferimento di determinati poteri alla Commissione è ultra vires;

i requisiti di pubblicità individuati nel regolamento CR violano i principi della protezione dei dati e della vita privata ai sensi del diritto dell’Unione europea;

nella parte in cui l’articolo 94, paragrafo 1, lettera g), dev’essere applicato ai dipendenti di istituzioni al di fuori del SEE, esso viola l’articolo 3, paragrafo 5, TUE e il principio di territorialità sancito nel diritto internazionale consuetudinario.

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1 Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176, pag. 338).

2 Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176, pag. 1).