Language of document : ECLI:EU:C:2015:16

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

YVES BOT

presentate il 15 gennaio 2015 (1)

Causa C‑3/14

Prezes Urzędu Komunikacji Elektronicznej,

Telefonia Dialog sp. z o.o.

contro

T‑Mobile Polska SA, in precedenza Polska Telefonia Cyfrowa SA w Warszawie

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sąd Najwyższy (Polonia)]

«Rinvio pregiudiziale – Reti e servizi di comunicazione elettronica – Direttiva 2002/19/CE – Articolo 5 – Poteri e competenze delle autorità nazionali di regolamentazione in materia di accesso e di interconnessione – Direttiva 2002/21/CE – Articolo 7, paragrafo 3 – Notifica dei progetti di misure previste dalle autorità nazionali di regolamentazione – Ambito di applicazione della procedura – Portata della condizione relativa all’oggetto della decisione – Portata della condizione relativa all’influenza di tale misura sugli scambi tra gli Stati membri – Decisione di un’autorità nazionale di regolamentazione adottata nel contesto della risoluzione di una controversia tra due operatori nazionali, ai sensi dell’articolo 20 della direttiva 2002/21/CE – Decisione che impone a uno degli operatori gli obblighi stabiliti all’articolo 28 della direttiva 2002/22/CE, relativo all’accesso ai numeri non geografici»





1.        Con il presente rinvio pregiudiziale, la Corte è chiamata a precisare l’ambito di applicazione della procedura di notifica prevista dal legislatore dell’Unione all’articolo 7 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro) (2).

2.        Conformemente alla disposizione in parola, un’autorità nazionale di regolamentazione (in prosieguo: un’«ANR») è tenuta a notificare alla Commissione nonché alle ANR degli altri Stati membri i progetti di misure che, da un lato, siano adottati in base alle disposizioni espressamente indicate dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro e che, dall’altro, «influenzi[no] gli scambi tra Stati membri», ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della stessa direttiva.

3.        Il Sąd Najwyższy (Corte suprema, Polonia) chiede, in sostanza, alla Corte di precisare la portata di ciascuna di queste due condizioni.

4.        Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia che contrappone il Prezes Urzędu Komunikacji Elektronicznej (presidente dell’Ufficio delle comunicazioni elettroniche; in prosieguo: il «presidente dell’UKE»), l’ANR polacca e la Telefonia Dialog SA (in prosieguo: la «Telefonia Dialog») alla T‑Mobile Polska SA, in precedenza Polska Telefonia Cyfrowa SA (in prosieguo: la «T‑Mobile Polska»), uno dei principali operatori di telecomunicazioni in Polonia. Su domanda della Telefonia Dialog, per dirimere la controversia che lo contrappone alla T‑Mobile Polska, il presidente dell’UKE, infatti, ha imposto alla T‑Mobile Polska obblighi volti ad assicurare agli utenti finali il diritto di accedere ai numeri non geografici garantito all’articolo 28 della direttiva 2002/22/CE (3). Conformemente all’articolo 2, lettere d) e f), della direttiva servizio universale, un «numero non geografico» è un numero del piano di numerazione nazionale in cui nessuna delle cifre funge da indicativo geografico ed è utilizzata per instradare le chiamate verso l’ubicazione fisica del punto terminale di rete. Si tratta, in particolare, dei numeri di telefonia mobile, dei numeri di chiamata gratuita e dei numeri relativi ai servizi «premium rata». Dagli elementi del fascicolo risulta che il presidente dell’UKE non ha notificato detta misura né alla Commissione europea né alle ANR degli altri Stati membri anteriormente alla sua adozione.

5.        Con le sue questioni pregiudiziali, il giudice del rinvio, in sostanza, chiede alla Corte se un’ANR sia tenuta a notificare, conformemente alla procedura di cui all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, una misura quale quella in questione nel procedimento principale. In particolare, esso si chiede se tale misura, con cui l’ANR ha imposto a un operatore obblighi relativi all’accesso ai numeri non geografici per dirimere una controversia, rientri nell’ambito di applicazione della procedura e, più precisamente, soddisfi le due condizioni contemplate all’articolo 7, paragrafo 3, lettere a) e b), della direttiva quadro.

6.        Nelle presenti conclusioni, esporrò le ragioni per cui ritengo che una siffatta misura rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro e, di conseguenza, debba essere oggetto di notifica alla Commissione e alle ANR degli altri Stati membri qualora influenzi gli scambi tra gli Stati membri.

7.        A tal proposito, proporrò alla Corte di dichiarare che la condizione relativa all’incidenza della misura sugli scambi tra gli Stati membri di cui all’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della direttiva quadro presuppone la dimostrazione che la misura di cui trattasi può incidere sensibilmente sul commercio tra gli Stati membri svolgendo un’influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale, sui flussi di scambio tra questi ultimi. Poiché si tratta di una valutazione di fatto, sosterrò che spetta a ciascuna delle autorità nazionali competenti svolgere tale esame in concreto, tenendo conto della natura della misura e dei servizi interessati nonché della posizione e dell’importanza degli operatori interessati sul mercato.

I –    Contesto normativo

A –    La legislazione dell’Unione

1.      La direttiva accesso

8.        L’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 2002/19/CE (4) così recita:

«Nel quadro istituito dalla [direttiva quadro], la presente direttiva armonizza le modalità secondo le quali gli Stati membri disciplinano l’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e l’interconnessione delle medesime. L’obiettivo è quello di istituire un quadro normativo compatibile con i principi del mercato interno, atto a disciplinare le relazioni tra i fornitori di reti e di servizi e che si traduca in concorrenza sostenibile, interoperabilità dei servizi di comunicazione elettronica e vantaggi per i consumatori».

9.        L’articolo 5 della direttiva accesso, rubricato «Poteri e competenze delle [ANR] in materia di accesso e di interconnessione», stabilisce quanto segue:

«1.      Nel perseguire gli obiettivi stabiliti dall’articolo 8 della [direttiva quadro], le [ANR] incoraggiano e, se del caso, garantiscono, in conformità alle disposizioni della presente direttiva, un adeguato accesso, un’adeguata interconnessione e l’interoperabilità dei servizi, esercitando le rispettive competenze in modo tale da promuovere l’efficienza economica, una concorrenza sostenibile, investimenti efficienti e l’innovazione e recare il massimo vantaggio agli utenti finali.

In particolare, fatte salve le misure che potrebbero essere adottate nei confronti di imprese che detengono un notevole potere di mercato ai sensi dell’articolo 8, le [ANR] possono imporre:

a)      nella misura necessaria a garantire l’interconnettibilità da punto a punto, obblighi alle imprese che controllano l’accesso agli utenti finali, compreso in casi giustificati l’obbligo di interconnessione delle rispettive reti qualora non sia già prevista;

(...)

3.      Gli obblighi e le condizioni imposti ai sensi dei paragrafi 1 e 2 (...) sono attuati conformemente alla procedura di cui agli articoli 6 e 7 della [direttiva quadro].

4.      Per quanto concerne l’accesso e l’interconnessione, gli Stati membri provvedono affinché l’[ANR] sia autorizzata ad intervenire di propria iniziativa ove giustificato o, in mancanza di accordo tra le imprese, su richiesta di una delle parti interessate, per garantire il conseguimento degli obiettivi politici previsti all’articolo 8 della [direttiva quadro], ai sensi delle disposizioni della presente direttiva e delle procedure di cui agli articoli 6, 7, 20 e 21 della [direttiva quadro]».

10.      L’articolo 8 della direttiva accesso, rubricato «Imposizione, modifica o revoca degli obblighi», è così formulato:

«1.      Gli Stati membri garantiscono che le rispettive [ANR] abbiano l’autorità di imporre gli obblighi individuati negli articoli da 9 a 13.

(...)

4.      Gli obblighi imposti ai sensi del presente articolo dipendono dal tipo di problema evidenziato e sono proporzionati e giustificati alla luce degli obiettivi di cui all’articolo [8] della [direttiva quadro]. Tali obblighi sono imposti solo previa consultazione ai sensi degli articoli 6 e 7 di detta direttiva.

(...)».

2.      La direttiva quadro

11.      I considerando 15 e 38 della direttiva quadro precisano quanto segue:

«(15) È importante che le [ANR] acquisiscano il parere di tutte le parti interessate quando elaborano proposte di decisione e ne tengano conto prima di adottare una decisione definitiva. Per garantire che le decisioni prese a livello nazionale non incidano negativamente sul mercato unico o su altri obiettivi del trattato, le [ANR] sono tenute a notificare taluni progetti di decisione alla Commissione e alle altre [ANR] per dar loro la possibilità di esprimere le proprie valutazioni. È opportuno che le [ANR] consultino le parti interessate su tutti i progetti di misure che hanno un’influenza sul commercio fra Stati membri. I casi nei quali si applicano le procedure di cui agli articoli 6 e 7 sono definiti nella presente direttiva e nelle direttive particolari (...)

(...)

(38)      Le misure che potrebbero influenzare il commercio tra gli Stati membri sono misure atte ad avere un’influenza, diretta o indiretta, reale o potenziale, sui modelli di commercio fra Stati membri in modo tale da creare una barriera al mercato unico. Vi sono comprese misure che abbiano un’influenza significativa su operatori o utenti in altri Stati membri, fra le quali tra l’altro: misure che influenzano i prezzi agli utenti in altri Stati membri; misure che influenzano la capacità di un’impresa stabilita in un altro Stato membro di fornire un servizio di comunicazione elettronica, e in particolare misure che influenzano la capacità di offrire servizi su base transnazionale; infine, misure che influenzano le strutture o l’accesso al mercato, con ripercussioni per le imprese di altri Stati membri».

12.      L’articolo 6 della direttiva quadro, rubricato «Meccanismo di consultazione e di trasparenza», prevede quanto segue:

«Salvo nei casi che rientrano nel campo di applicazione dell’articolo 7, paragrafo 6, o 20 o 21, gli Stati membri provvedono affinché le [ANR], quando intendono adottare misure in applicazione della presente direttiva o delle direttive particolari che abbiano un impatto rilevante sul relativo mercato, diano alle parti interessate la possibilità di presentare le proprie osservazioni sul progetto di misure entro un termine ragionevole (...)».

13.      Quanto all’articolo 7 della direttiva quadro, è intitolato «Consolidamento del mercato interno per le comunicazioni elettroniche». Esso è così formulato:

«1.      Le [ANR], nell’esercizio delle funzioni indicate nella presente direttiva e nelle direttive particolari, tengono nella massima considerazione gli obiettivi di cui all’articolo 8, nella misura in cui concernono il funzionamento del mercato interno.

2.      Le [ANR] contribuiscono allo sviluppo del mercato interno cooperando in modo trasparente tra di loro e con la Commissione al fine di assicurare la piena applicazione, in tutti gli Stati membri, delle disposizioni della presente direttiva e delle direttive particolari (...)

3.      Oltre alla consultazione di cui all’articolo 6, qualora un’[ANR] intenda adottare una misura che:

a)      rientri nell’ambito di applicazion[e] degli articoli 15 o 16 della presente direttiva, degli articoli 5 o 8 della [direttiva accesso] o dell’articolo 16 della [direttiva servizio universale] e

b)      influenzi gli scambi tra Stati membri,

essa rende nel contempo accessibile il progetto di misura alla Commissione e alle [ANR] di altri Stati membri, insieme alla motivazione su cui la misura si basa, nel rispetto dell’articolo 5, paragrafo 3, e ne informa la Commissione e le altre [ANR]. Le [ANR] e la Commissione possono trasmettere le proprie osservazioni all’[ANR] di cui trattasi entro il termine di un mese o entro il termine di cui all’articolo 6, se tale termine è più lungo. Il periodo di un mese non può essere prorogato.

(...)».

14.      L’articolo 20 della direttiva quadro, rubricato «Risoluzione delle controversie tra imprese», così recita:

«1.      Qualora fra imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica in uno Stato membro sorga una controversia in merito agli obblighi derivanti dalla presente direttiva o dalle direttive particolari, l’[ANR], a richiesta di una delle parti e fatte salve le disposizioni del paragrafo 2, emette quanto prima (...) una decisione vincolante che risolva la controversia.

(...)

3.      Nella risoluzione delle controversie l’[ANR] adotta decisioni al fine di perseguire gli obiettivi di cui all’articolo 8. Gli obblighi che possono essere imposti ad un’impresa dall’[ANR] nel quadro della risoluzione di una controversia sono conformi alle disposizioni della presente direttiva o delle direttive particolari.

(...)».

3.      La direttiva servizio universale

15.      L’articolo 28 della direttiva servizio universale fa parte del capo IV della stessa, intitolato «Interessi e diritti degli utenti finali». Detto articolo concerne l’accesso ai numeri non geografici e prevede quanto segue:

«Gli Stati membri provvedono affinché gli utenti finali di altri Stati membri abbiano la possibilità di accedere, nel loro territorio, (...) a numeri non geografici (...)».

B –    Il diritto polacco

16.      La legge relativa al diritto delle telecomunicazioni (Ustawa Prawo telekomunikacyjne) del 16 luglio 2004 (5), nella versione applicabile ai fatti di cui alla controversia, traspone nell’ordinamento giuridico nazionale le disposizioni adottate dal legislatore dell’Unione nell’ambito del «pacchetto Telecom».

17.      L’articolo 15 di tale legge, che compare nel capo 3, intitolato «Procedura di consultazione», è volto a trasporre l’articolo 6 della direttiva quadro. Detto articolo 15 stabilisce quanto segue:

«Il presidente dell’UKE, prima di adottare:

1)      una decisione relativa all’analisi del mercato e alla nomina di un imprenditore delle telecomunicazioni che disponga di un significativo potere sul mercato o l’annullamento di una decisione a tal proposito,

2)      una decisione relativa all’imposizione, alla soppressione, alla conferma o alla modifica di obblighi regolamentari nei confronti di un’impresa di telecomunicazioni che disponga o meno di un significativo potere,

3)      una decisione in materia di accesso alle telecomunicazioni, di cui agli articoli da 28 a 30,

4)      una decisione relativa ad altri soggetti indicati nella legge,

espleta il procedimento di consultazione, consentendo ai soggetti interessati di esprimere per iscritto, entro un determinato termine, la propria posizione sul progetto di decisione».

18.      Quanto all’articolo 18 di detta legge, compare nel capo 4, intitolato «Procedimento di consolidamento». Esso è volto a trasporre l’articolo 7 della direttiva quadro e dispone quanto segue:

«Qualora le decisioni di cui all’articolo 15 dovessero avere un impatto sui rapporti commerciali tra Stati membri, il presidente dell’UKE, contestualmente al procedimento di consultazione, dà inizio al procedimento di consolidamento, inviando alla Commissione (...) ed alle autorità di regolamentazione degli altri Stati membri i progetti di decisione unitamente alla loro motivazione».

19.      Gli articoli 27 e 28 della legge relativa al diritto delle telecomunicazioni sono volti a trasporre l’articolo 5 della direttiva accesso. Detti articoli 27 e 28 sono formulati nel modo seguente:

«Articolo 27

1.      Il presidente dell’UKE può, su richiesta scritta di ciascuna delle parti delle trattative per la conclusione di un accordo sull’accesso alle telecomunicazioni oppure d’ufficio, per via di decisione, fissare il termine finale delle trattative per la conclusione di tale accordo, non superiore a 90 giorni dalla data di presentazione della richiesta di conclusione di un accordo sull’accesso alle telecomunicazioni.

2.      In caso di mancata apertura delle trattative, di diniego dell’accesso alle telecomunicazioni da parte del soggetto tenuto a concederlo o di mancata conclusione dell’accordo entro il termine di cui al paragrafo 1, ciascuna delle parti può chiedere al presidente dell’UKE di adottare una decisione che risolva le questioni controverse o che fissi le condizioni per la cooperazione.

(...)

Articolo 28

1.      Il presidente dell’UKE emette la decisione sull’accesso alle telecomunicazioni entro 90 giorni dalla data di presentazione della richiesta di cui all’articolo 27, paragrafo 2, tenendo conto dei seguenti criteri:

1)      l’interesse degli utenti delle reti di telecomunicazioni;

2)      gli obblighi imposti agli imprenditori delle telecomunicazioni;

3)      la promozione di moderni servizi di telecomunicazione;

4)      la natura delle questioni controverse esistenti e la possibilità pratica di attuare soluzioni relative agli aspetti tecnici ed economici dell’accesso, proposte dagli imprenditori delle telecomunicazioni che partecipano alle trattative e atte a costituire alternative;

5)      la garanzia:

a)      dell’integrità delle reti e dell’interoperabilità dei servizi,

b)      di condizioni di accesso non discriminatorie,

c)      dello sviluppo della concorrenza sul mercato dei servizi di telecomunicazioni;

(...)

4.      La decisione sull’accesso alle telecomunicazioni sostituisce la parte dell’accordo sull’accesso alle telecomunicazioni compresa nella decisione.

(...)

6.      La decisione sull’accesso alle telecomunicazioni può essere modificata dal presidente dell’UKE su richiesta di ciascuna delle parti alle quali si riferisce, oppure d’ufficio, nei casi giustificati dalla necessità di garantire la tutela degli interessi degli utenti finali, la concorrenza effettiva o l’interoperabilità dei servizi.

(...)».

20.      Quanto all’articolo 79, paragrafo 1, della legge relativa al diritto delle telecomunicazioni, traspone l’articolo 28 della direttiva servizio universale. Esso è così formulato:

«L’operatore di una rete telefonica pubblica provvede affinché gli utenti finali della propria rete nonché gli utenti finali di altri Stati membri abbiano la possibilità, se tecnicamente ed economicamente fattibile, di effettuare chiamate ad un numero non geografico nel territorio polacco, salvo i casi in cui l’abbonato chiamato abbia limitato le chiamate in arrivo dagli utenti finali situati in determinate zone geografiche».

II – Fatti all’origine della controversia e questioni pregiudiziali

21.      Dalla decisione di rinvio risulta che la Telefonia Dialog ha chiesto al presidente dell’UKE di adottare le misure necessarie per modificare i termini di un contratto che la lega alla T‑Mobile Polska, relativo all’accesso degli utenti finali ai numeri non geografici.

22.      In base all’articolo 28 della legge relativa al diritto delle telecomunicazioni, che traspone l’articolo 5 della direttiva accesso – rubricato, lo ricordo, «Poteri e competenze delle [ANR] in materia di accesso e di interconnessione» –, il presidente dell’UKE, con decisione del 19 dicembre 2008, ha imposto alla Telefonia Dialog di fornire servizi di terminazione delle chiamate sulla sua rete in cambio di un corrispettivo stabilito in tale decisione. La T‑Mobile Polska, dal canto suo, era tenuta a garantire ai suoi abbonati l’accesso a servizi di informazione e di intrattenimento forniti dalla rete della Telefonia Dialog in cambio di un corrispettivo parimenti definito da detta decisione.

23.      Nell’ambito di un ricorso proposto dalla T‑Mobile Polska, il Sąd Okręgowy w Warszawie (Tribunale regionale di Varsavia) ha annullato la decisione del presidente dell’UKE con la motivazione che quest’ultimo non aveva proceduto alla notifica richiesta a norma dell’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro. Infatti, il Sąd Okręgowy w Warszawie ha considerato che detta decisione riguardava cittadini di Stati membri che utilizzavano il servizio di roaming della T‑Mobile Polska cosicché essa influiva sui rapporti commerciali tra gli Stati membri.

24.      Tale sentenza è stata confermata dal Sąd Apelacyjny w Warszawie (Corte d’appello di Varsavia).

25.      Il presidente dell’UKE ha proposto un ricorso in cassazione dinanzi al Sąd Najwyższy. Egli ritiene che il Sąd Apelacyjny w Warszawie, nel considerare che la misura in questione comportava ripercussioni sul mercato unico, non abbia interpretato correttamente la nozione di «influenz[a] [su]gli scambi tra Stati membri» di cui all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro e, di conseguenza, abbia violato tale disposizione.

26.      In tale contesto, il Sąd Najwyższy ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se l’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva [quadro], in combinato disposto con l’articolo 28 della direttiva [servizio universale], debba essere interpretato nel senso che qualsiasi misura adottata dall’[ANR] ai fini di attuazione dell’obbligo risultante dall’articolo 28 della direttiva [servizio universale] influenza gli scambi tra Stati membri per il solo fatto che tale misura sia atta a garantire agli utenti finali degli altri Stati membri l’accesso ai numeri non geografici nel territorio di tale Stato membro.

2)      Se l’articolo 6, in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafo 3, nonché con l’articolo 20 della direttiva [quadro], debba essere interpretato nel senso che l’[ANR], risolvendo una controversia tra imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica, in merito al fatto di assicurare l’assolvimento da parte di una di siffatte imprese dell’obbligo risultante dall’articolo 28 della direttiva [servizio universale], non può espletare il procedimento di consolidamento, neppure se la misura influenzi gli scambi tra Stati membri ed il diritto nazionale imponga all’[ANR] di espletare il procedimento di consolidamento ogniqualvolta la misura possa influenzare scambi siffatti.

3)      In caso di risposta positiva alla seconda questione, se l’articolo 6, in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafo 3, nonché con l’articolo 20 della direttiva [quadro], con l’articolo 288 TFUE nonché con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, debba essere interpretato nel senso che il giudice nazionale è tenuto a disapplicare le disposizioni del diritto nazionale che impongono all’[ANR] di espletare il procedimento di consolidamento ogniqualvolta la misura possa influenzare gli scambi tra Stati membri».

III – Osservazioni preliminari

27.      Propongo alla Corte di esaminare le questioni pregiudiziali in un ordine differente da quello seguito dal Sąd Najwyższy, per le seguenti ragioni.

28.      Con le proprie questioni pregiudiziali, in sostanza il giudice del rinvio chiede alla Corte se un’ANR sia tenuta a conformarsi alla procedura di notifica di cui all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, qualora quest’ultima, nell’ambito di una controversia tra due imprese che garantiscono la fornitura di servizi di comunicazione elettronica in un solo Stato membro, imponga gli obblighi relativi all’accesso ai numeri non geografici fissati dal legislatore dell’Unione all’articolo 28 della direttiva servizio universale.

29.      I casi in cui le ANR sono tenute a notificare il proprio progetto di misure sono esplicitamente definiti dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro. Devono ricorrere due condizioni.

30.      La prima è relativa all’oggetto della misura. Pertanto, conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro, deve trattarsi di misure che rientrano «nell’ambito di applicazion[e] degli articoli 15 o 16 [di tale] direttiva, degli articoli 5 o 8 della direttiva [accesso] o dell’articolo 16 della direttiva [servizio universale]».

31.      La seconda condizione riguarda le ripercussioni della misura sul mercato unico. Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della direttiva quadro, infatti, deve trattarsi di misure che «influenzi[no] gli scambi tra Stati membri».

32.      Con la prima questione pregiudiziale, il giudice del rinvio si interroga sulla portata di questa seconda condizione. Infatti, il Sąd Najwyższy si chiede se una misura quale quella di cui trattasi nella controversia principale, volta a garantire l’accesso ai numeri non geografici, possa influenzare gli scambi tra gli Stati membri, ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della direttiva quadro.

33.      Inoltre, con la seconda questione pregiudiziale, esso si interroga sulla portata della prima condizione relativa alla natura della decisione. Il giudice del rinvio si chiede, infatti, se la procedura di notifica sia applicabile a una misura adottata in base all’articolo 20 della direttiva quadro per dirimere una controversia tra operatori nazionali.

34.      Alla luce di tali elementi, mi sembra dunque più coerente invertire l’ordine di trattazione delle due questioni pregiudiziali. Infatti, se si dovesse ritenere che una misura quale quella in questione nel procedimento principale, adottata nell’ambito della risoluzione di una controversia tra imprese, non rientri in una delle situazioni esplicitamente definite dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro, non sarebbe necessario verificare se la misura in parola, ai sensi della lettera b) di detta disposizione, possa avere ripercussioni sul commercio tra gli Stati membri.

IV – Analisi

A –    Sulla portata della condizione stabilita all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro, relativa alla natura della misura

35.      Con la seconda questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, alla Corte se, a norma dell’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, un’ANR sia tenuta a notificare una misura con cui impone a un operatore delle telecomunicazioni obblighi relativi all’accesso ai numeri non geografici, qualora tale misura sia adottata nel contesto della risoluzione di una controversia, ai sensi dell’articolo 20 di detta direttiva (6).

36.      La questione si pone in quanto, all’articolo 20 della direttiva quadro, il legislatore dell’Unione non precisa che una siffatta decisione debba essere notificata alla Commissione e alle ANR degli altri Stati membri conformemente alla procedura di cui all’articolo 7, paragrafo 3, di tale direttiva.

37.      La questione si pone altresì in quanto tale decisione, a prima vista, non rientra tra i casi definiti dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), di detta direttiva.

38.      Infatti, ai sensi della disposizione de qua, un’ANR è tenuta a notificare le misure con cui:

–        identifica il mercato rilevante o procede a un’analisi del mercato conformemente agli articoli 15 e 16 della direttiva quadro;

–        attua gli obblighi relativi all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alla loro interconnessione conformemente all’articolo 5 della direttiva accesso;

–        impone, modifica o revoca, conformemente all’articolo 8 della direttiva accesso, gli obblighi applicabili agli operatori cui è riconosciuto un notevole potere su un dato mercato, e in particolare:

–        gli obblighi di trasparenza relativi alle modalità dell’interconnessione o dell’accesso conformemente all’articolo 9 della direttiva accesso;

–        gli obblighi di non discriminazione conformemente all’articolo 10 della direttiva accesso;

–        gli obblighi relativi alla separazione contabile conformemente all’articolo 11 della direttiva accesso;

–        gli obblighi in materia di accesso a determinati elementi di reta e a risorse correlate conformemente all’articolo 12 della direttiva accesso, e

–        i requisiti relativi al controllo dei prezzi e alla contabilità dei costi conformemente all’articolo 13 della direttiva accesso, e

–        mantiene in essere, modifica o abolisce gli obblighi relativi ai mercati al dettaglio conformemente all’articolo 16, paragrafo 3, della direttiva servizio universale.

39.      Dunque, non è espressamente contemplata dal legislatore dell’Unione una misura adottata in base all’articolo 20 della direttiva quadro.

40.      Tuttavia, ritengo che ciò non osti a che una siffatta decisione rientri nell’ambito di applicazione della procedura di notifica di cui all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, nei limiti in cui tale misura riguardi uno degli obblighi stabiliti all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro e abbia ripercussioni sul commercio tra gli Stati membri conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della stessa direttiva.

41.      Infatti, l’articolo 20 della direttiva quadro è una disposizione di natura meramente procedurale. Ricordo che essa precisa le norme e la procedura applicabili qualora un’ANR intervenga nell’ambito di una controversia insorta tra imprese che assicurano la fornitura di reti o servizi di comunicazione elettronica in un solo Stato membro e, in vista della risoluzione di tale controversia, adotti una decisione vincolante.

42.      Orbene, l’attuazione della procedura di notifica non dipende dalla natura del procedimento in esito al quale l’ANR ha adottato la misura in questione. Come emerge chiaramente dal testo dell’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro, l’attuazione di tale procedura dipende unicamente dall’oggetto della misura. Si pone il quesito se quest’ultima sia volta a identificare un mercato rilevante, tenda a garantire l’accesso a un servizio di comunicazione elettronica o, ancora, persegua l’obiettivo di imporre a un operatore del mercato obblighi relativi al controllo dei prezzi.

43.      Nell’ambito del procedimento principale, occorre dunque interessarsi allo stesso oggetto della decisione adottata dal presidente dell’UKE, a prescindere dal contesto procedurale in cui essa si inserisce.

44.      Dalla decisione di rinvio risulta che tale misura è stata adottata dal presidente dell’UKE per attuare gli obblighi di cui all’articolo 28 della direttiva servizio universale, che tende a garantire il diritto di accesso degli utenti finali ai numeri non geografici sul loro territorio. Una siffatta decisione, dunque, riguarda l’accesso a un servizio di comunicazione elettronica.

45.      Benché detta misura si inserisca nell’ambito del procedimento di risoluzione delle controversie di cui all’articolo 20 della direttiva quadro, il giudice del rinvio conferma che è stata adottata in forza dei poteri conferiti al presidente dell’UKE dall’articolo 28 della legge relativa al diritto delle telecomunicazioni, il quale traspone nell’ordinamento giuridico nazionale l’articolo 5 della direttiva accesso. Ricordo che quest’ultima disposizione conferisce a ciascuna ANR il diritto, o addirittura l’obbligo, di imporre agli operatori del mercato obblighi relativi all’accesso a servizi di comunicazione elettronica e alla loro interconnessione. Si tratta di una disposizione sostanziale nel cui ambito di applicazione ricade, evidentemente, la misura in questione nel procedimento principale.

46.      La misura adottata dal presidente dell’UKE, per quanto concerne il suo oggetto, si basa dunque sull’articolo 5 della direttiva accesso, che stabilisce i poteri e le responsabilità che incombono sulle ANR riguardo all’accesso e all’interconnessione e, per quanto attiene alla procedura, sull’articolo 20 della direttiva quadro, il quale prevede le norme procedurali applicabili nell’ambito della risoluzione di una controversia.

47.      A tal proposito, segnalo che il legislatore dell’Unione instaura un legame alquanto stretto tra le misure adottate in base all’articolo 5 della direttiva accesso e i meccanismi procedurali di cui agli articoli 6, 7, 20 e 21 della direttiva quadro. Infatti, come risulta molto chiaramente dall’articolo 5, paragrafi 3 e 4, della direttiva accesso, gli obblighi e le condizioni imposti dalle ANR per quanto concerne l’accesso e l’interconnessione devono essere attuati conformemente alle procedure di consultazione e di notifica di cui agli articoli 6 e 7 della direttiva quadro e, se del caso, nel rispetto delle norme procedurali di cui agli articoli 20 e 21 della direttiva quadro, qualora queste ultime si inseriscano nel contesto della risoluzione di una controversia nazionale o transnazionale.

48.      Ciò premesso, occorre, ora, evidenziare che le misure adottate in base all’articolo 5 della direttiva accesso rientrano esplicitamente tra i casi contemplati all’articolo 7, paragrafo 3, lettera a), della direttiva quadro. Le ANR, dunque, sono tenute a notificarle alla Commissione e alle ANR degli altri Stati membri, qualora influenzino gli scambi tra gli Stati membri.

49.      Una siffatta interpretazione è corroborata dagli obiettivi perseguiti dal legislatore dell’Unione in tale materia.

50.      Infatti, l’obiettivo, quale risulta esplicitamente dal considerando 15 della direttiva quadro, è garantire che le decisioni prese a livello nazionale dalle ANR non incidano negativamente sul mercato unico. Peraltro, conformemente al considerando 2 della raccomandazione della Commissione del 15 ottobre 2008 (7), tali decisioni non devono nuocere alla realizzazione degli obiettivi perseguiti dal legislatore dell’Unione nell’istituzione di un quadro normativo per il mercato delle telecomunicazioni, contemplati all’articolo 8 della direttiva quadro. In altri termini, il legislatore dell’Unione esige dalle ANR che contribuiscano allo sviluppo del mercato unico cooperando in modo trasparente, tra loro e con la Commissione, per garantire un’applicazione coerente delle norme previste nell’ambito del «pacchetto Telecom» ed evitare quindi qualsiasi distorsione della concorrenza che possa ostacolare lo sviluppo del mercato delle telecomunicazioni.

51.      Orbene, escludere dalla procedura di notifica le misure adottate dalle ANR nell’ambito della risoluzione di una controversia sarebbe in contrasto con tali obiettivi. Dette misure hanno natura amministrativa e non giudiziaria e la loro notifica fa parte, evidentemente, della cooperazione che il legislatore dell’Unione tenta di instaurare tra le ANR e la Commissione. Di conseguenza, escludere siffatte misure dall’ambito di applicazione dell’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, a mio avviso, potrebbe far venir meno l’armonizzazione perseguita. A tal proposito, osservo che, al considerando 32 della direttiva quadro, il legislatore dell’Unione ha esplicitamente rilevato che l’«[i]ntervento di un’[ANR] nella composizione di una controversia fra imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica in uno Stato membro deve mirare a garantire l’ottemperanza agli obblighi derivanti dalla (...) direttiva [quadro] o dalle direttive particolari», tra cui compare l’esigenza di trasparenza e di cooperazione.

52.      Del resto, è interessante rilevare che, nel contesto del perseguimento di detti obiettivi, la Commissione, al considerando 4 della summenzionata raccomandazione, ha precisato che «darà alle [ANR], a loro richiesta, la possibilità di discutere qualsiasi progetto di misura prima della notifica formale a norma dell’articolo 7 della direttiva [quadro]».

53.      Alla luce del complesso di tali elementi, ritengo, di conseguenza, che l’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro debba essere interpretato nel senso che una misura adottata nel contesto della risoluzione di una controversia, con cui un’ANR impone a un operatore obblighi relativi all’accesso ai numeri non geografici, conformemente ai poteri e alle responsabilità a essa incombenti ai sensi degli articoli 5 della direttiva accesso, 20 della direttiva quadro e 28 della direttiva servizio universale, rientra nell’ambito di applicazione della procedura di notifica e, dunque, deve essere notificata qualora influenzi gli scambi tra gli Stati membri.

B –    Sulla portata della condizione stabilita all’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della direttiva quadro, relativa all’incidenza della misura sugli scambi tra gli Stati membri

54.      Con la prima questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, alla Corte se, a norma dell’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, una misura con cui un’ANR, conformemente all’articolo 28 della direttiva servizio universale, mira a garantire l’accesso degli utenti finali ai numeri non geografici influenzi necessariamente gli scambi tra gli Stati membri, cosicché una siffatta misura debba essere notificata alla Commissione nonché alle ANR degli altri Stati membri.

55.      La risposta a detto quesito presuppone, in questo caso, che si determini la portata del criterio relativo all’«influenz[a] [della misura] [su]gli scambi tra Stati membri», di cui all’articolo 7, paragrafo 3, lettera b), della direttiva quadro.

56.      Tale criterio, come si è visto supra, determina l’ambito di applicazione della procedura di notifica. Sebbene sia stato oggetto di un’ampia giurisprudenza nel contesto del contenzioso della concorrenza, la Corte non si è ancora espressa sulla sua portata nel contesto del contenzioso relativo al settore delle telecomunicazioni.

57.      Innanzitutto, occorre rilevare che il legislatore dell’Unione definisce espressamente la portata del criterio in questione al considerando 38 della direttiva quadro.

58.      Si tratta delle «misure atte ad avere un’influenza, diretta o indiretta, reale o potenziale, sui modelli di commercio fra Stati membri in modo tale da creare una barriera al mercato unico»; il legislatore dell’Unione precisa, peraltro, che dette misure comprendono «misure che abbiano un’influenza significativa su operatori o utenti in altri Stati membri».

59.      Rilevo, subito, che tale definizione è identica a quella adottata dalla Corte e dalla Commissione nell’ambito del contenzioso del diritto della concorrenza. Ricordo, infatti, che, nella sentenza Völk (8), la prima in materia, la Corte ha dichiarato che la nozione di «[pregiudizio per il] commercio fra Stati membri», di cui all’articolo 85, paragrafo 1, del Trattato CEE (divenuto articolo 85, paragrafo 1, del Trattato CE, a sua volta divenuto articolo 81, paragrafo 1, CE, anch’esso divenuto articolo 101, paragrafo 1, TFUE), presuppone che l’accordo di cui trattasi sia atto ad esercitare «un’influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale sugli scambi tra Stati membri, in un modo che possa nuocere al conseguimento degli scopi di un mercato unico fra Stati» (9). Due anni dopo, nella sentenza Béguelin Import (10), la Corte ha precisato altresì che la nozione di pregiudizio al commercio tra gli Stati membri riguarda gli accordi e le pratiche che pregiudicano «in modo rilevante il commercio tra Stati membri» (11).

60.      Tale definizione è stata ripresa dalla Commissione nella sua comunicazione intitolata «Linee direttrici [relative al]la nozione di pregiudizio al commercio tra Stati membri di cui agli articoli 81 [CE] e 82 [CE]» (12), su cui tornerò infra.

61.      Di conseguenza, vi è un’identità tra la definizione adottata dal legislatore dell’Unione della nozione di «influenz[a] [su]gli scambi tra Stati membri», ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, e quella adottata per la nozione di pregiudizio al commercio tra gli Stati membri, ai sensi degli articoli 101 TFUE e 102 TFUE.

62.      Tale identità è perfettamente coerente se si considera che, attualmente, il mercato delle telecomunicazioni è un mercato concorrenziale in cui gli operatori possono adottare comportamenti valutabili ai sensi degli articoli 101 TFUE e 102 TFUE.

63.      A questo proposito, come emerge chiaramente dal quadro normativo fissato nel settore delle telecomunicazioni, la definizione e l’analisi dei mercati pertinenti, la posizione e il potere degli operatori economici in detti mercati nonché l’incidenza delle pratiche in essi adottate da tali operatori si fondano su un’analisi economica basata sulla metodologia del diritto della concorrenza. Il legislatore dell’Unione, del resto, l’ha esplicitamente rilevato al considerando 13 della direttiva accesso, per quanto concerne gli obblighi relativi all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alla loro interconnessione.

64.      Ciò premesso, ritengo, come tutte le parti che hanno depositato osservazioni nel procedimento principale, che la nozione di «influenz[a] [su]gli scambi tra Stati membri», utilizzata dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro, debba avere la stessa portata della nozione di pregiudizio al commercio tra gli Stati membri su cui esso si basa nel contesto del diritto della concorrenza, in particolare dell’articolo 101 TFUE, e debba essere valutata secondo un’identica metodologia.

65.      Tale metodologia è stata precisata nelle linee direttrici, le quali si basano sulla giurisprudenza della Corte in materia.

66.      A norma di dette linee direttrici, il pregiudizio al commercio tra Stati membri ai sensi degli articoli 101 TFUE e 102 TFUE presuppone, come si è detto, che l’accordo in questione possa avere un’influenza, diretta o indiretta, attuale o potenziale, sulle correnti di scambi fra gli Stati membri (13). Secondo la Corte, tale valutazione deve basarsi sull’esame di un complesso di elementi obiettivi di diritto o di fatto, con riguardo alle circostanze reali dell’accordo (14). In questo contesto, le autorità competenti devono quindi tener conto della natura dell’accordo o della pratica in questione, della natura dei prodotti interessati nonché della posizione e dell’importanza delle imprese coinvolte.

67.      La natura dell’accordo nonché il potere delle imprese sul mercato forniscono informazioni sull’attitudine dell’accordo in questione a pregiudicare il commercio tra gli Stati membri. La natura dei prodotti interessati, dal canto suo, fornisce informazioni sulla possibilità che siano pregiudicati gli scambi intracomunitari. Infatti, qualora l’acquisto o la vendita di un prodotto si inserisca nel contesto di un commercio transnazionale o rappresenti una quota rilevante dell’attività di un’impresa che desidera stabilirsi o espandere le proprie attività in altri Stati membri, è più agevole dimostrare che un siffatto accordo può avere ripercussioni sul mercato unico.

68.      Peraltro, secondo le linee direttrici, il pregiudizio al commercio tra gli Stati membri, ai sensi degli articoli 101 TFUE e 102 TFUE, implica che l’accordo o la pratica di cui trattasi possa avere un livello minimo di effetti transfrontalieri (15) che interessi almeno due Stati membri. Il criterio del pregiudizio al commercio tra gli Stati membri, infatti, contiene un elemento quantitativo, che limita la sfera di applicabilità del diritto dell’Unione agli accordi ed alle pratiche che possono avere effetti di una certa portata. La valutazione dell’incidenza sensibile dipende, ancora una volta, dalle circostanze di ogni singolo caso e, in particolare, dalla natura dell’accordo o della pratica di cui trattasi, dalla natura dei prodotti interessati nonché dalla posizione sul mercato delle imprese coinvolte (16).

69.      Come detto, sono del parere che la valutazione dell’influenza sugli scambi tra gli Stati membri di una misura adottata da un’ANR debba essere effettuata in base a un’identica metodologia.

70.      Tale valutazione, a mio avviso, costituisce una questione di fatto che spetta a ciascuna delle autorità nazionali competenti risolvere in ogni caso di specie. Queste ultime devono dunque valutare se la misura che intendono adottare possa pregiudicare in modo sensibile o notevole il commercio tra gli Stati membri esercitando un’influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale, sui flussi di scambi tra detti Stati. A tal fine, la loro valutazione deve basarsi, in particolare, sulla natura della misura e dei servizi interessati nonché sulla posizione e sull’importanza delle imprese di cui trattasi sul mercato (17).

71.      Al considerando 38 della direttiva quadro, il legislatore dell’Unione redige un elenco non tassativo di misure che possono avere un’influenza significativa sugli operatori o sugli utenti di altri Stati membri. Esso prende in considerazione, tra le altre, le misure che influenzano le strutture del mercato o che costituiscono un ostacolo al suo accesso, ripercuotendosi, quindi, sulle imprese stabilite negli altri Stati membri. Il considerando 38 della direttiva quadro prende altresì in considerazione le misure che influenzano i prezzi agli utenti negli altri Stati membri nonché quelle che influenzano la capacità di un’impresa stabilita in un altro Stato membro di fornire un servizio di comunicazione elettronica.

72.      Quindi, a titolo illustrativo, la Commissione considera che le misure relative alla fissazione delle tariffe di terminazione (18) hanno ripercussioni sugli operatori degli altri Stati membri, cosicché siffatte misure devono esserle previamente notificate in conformità alla procedura di cui all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro (19). Per quanto concerne le tariffe di terminazione, la Commissione ritiene, infatti, che facciano parte del costo di una chiamata tra utenti di operatori di reti diverse e che siano incluse nella fattura telefonica del cliente chiamante, cosicché la misura può essere considerata come caratterizzata da una significativa incidenza sugli utenti. Essa ritiene, inoltre, che l’entità delle tariffe di terminazione influisca direttamente sulla capacità degli operatori stabiliti in altri Stati membri di fornire i loro servizi nello Stato membro di cui trattasi in funzione delle tariffe di terminazione stabilite.

73.      Allo stesso modo, la Commissione dichiara che le misure con cui un’ANR fissa le tariffe per la fornitura all’ingrosso di servizi di accesso a banda larga nonché le loro modalità di calcolo devono essere oggetto di una previa notifica, conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro.

74.      Nell’ambito del procedimento principale, di conseguenza, spetta al giudice nazionale valutare in concreto se la misura di cui trattasi, adottata allo scopo di garantire agli utenti finali un accesso ai numeri non geografici, possa, allo stesso modo, influenzare gli scambi tra gli Stati membri, cosicché sarebbero soddisfatte tutte le condizioni richieste in base alla procedura di notifica.

75.      A tal fine, il giudice nazionale dovrà dunque tener conto della natura della misura in questione nonché della natura dei servizi interessati.

76.      In proposito, ricordo che detta misura obbliga la T‑Mobile Polska a garantire l’accesso a numeri non geografici agli utenti finali che soggiornano sul territorio nazionale e utilizzano la sua rete nell’ambito del roaming.

77.      Ricordo che, conformemente all’articolo 2, lettere d) e f), della direttiva servizio universale, un «numero non geografico» è un numero del piano di numerazione nazionale in cui nessuna delle cifre funge da indicativo geografico ed è utilizzata per instradare le chiamate verso l’ubicazione fisica del punto terminale di rete. Si tratta, in particolare, dei numeri di telefonia mobile, dei numeri di chiamata gratuita e dei numeri relativi ai servizi «premium rata».

78.      Nella presente causa, ritengo altresì che la misura in questione fissi le modalità di tariffazione del servizio di accesso ai numeri non geografici nell’ambito del contratto che lega la T‑Mobile Polska alla Telefonia Dialog.

79.      A mio avviso, tali elementi tendono a dimostrare che detta misura può incidere sugli scambi tra gli Stati membri.

80.      Da un lato, l’accesso ai numeri non geografici che la T‑Mobile Polska è tenuta ad assicurare va a beneficio non soltanto degli utenti finali della rete di tale impresa, ma altresì di quelli che utilizzano i servizi da essa forniti nell’ambito del roaming. Orbene, come correttamente rilevato dalla Commissione, il servizio comunemente noto come «roaming» implica una dimensione transnazionale della comunicazione. All’udienza, la T‑Mobile Polska ha inoltre precisato che essa aveva concluso oltre 140 contratti di roaming con gli operatori dei vari Stati membri.

81.      D’altra parte, la misura de qua fissa i prezzi dei servizi di telecomunicazione nonché le modalità di revisione di tali tariffe. Se è vero che dette modalità si inseriscono nel contesto del contratto che vincola la T‑Mobile Polska, a mio avviso esse possono ripercuotersi direttamente sull’utente finale, poiché costituiscono una componente del costo della chiamata e, a questo titolo, influiscono sull’importo della fattura telefonica del cliente chiamante. Ciò premesso, penso che una siffatta misura possa incidere in modo significativo sugli utenti. Peraltro, non è impossibile, come dichiarato dal Sąd Apelacyjny w Warszawie, che essa abbia ripercussioni anche sulle condizioni di accesso al mercato degli operatori, in particolare di quelli stabiliti in altri Stati membri.

82.      Inoltre, il giudice nazionale dovrà prendere in considerazione la posizione e l’importanza sul mercato delle imprese interessate, in particolare della T‑Mobile Polska. In base ai dati di cui dispongo nonché alle informazioni trasmesse dalla T‑Mobile Polka all’udienza, tale impresa è uno dei principali operatori di telecomunicazioni in Polonia e nell’Europa dell’Est. Nel 2006, come risulta dalla sentenza Polska Telefonia Cyfrowa (20), il presidente dell’UKE aveva già ritenuto che detta impresa disponesse di un potere significativo sul mercato dei servizi di terminazione delle chiamate vocali, imponendole, a questo titolo, taluni obblighi normativi (21). Nel 2008, la T‑Mobile Polska deteneva una parte di mercato pari al 29%, che ha raggiunto il 27% nel 2013. Tali informazioni, relative all’importanza della T‑Mobile Polska sul mercato, mirano evidentemente a dimostrare che il volume delle comunicazioni che transitano attraverso la rete di detta impresa, in cui sono incluse quelle effettuate verso numeri non geografici, è rilevante.

83.      Sebbene tali elementi forniscano informazioni riguardo all’attitudine della misura de qua ad avere ripercussioni sugli scambi tra gli Stati membri, a mio avviso essi non bastano per concludere che il commercio intracomunitario possa essere sensibilmente influenzato. Spetta al giudice nazionale, alla luce del complesso degli elementi di cui dispone nell’ambito della presente causa, determinare l’esatta misura di detta incidenza.

84.      Alla luce di tali elementi, ritengo, di conseguenza, che l’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro debba essere interpretato nel senso che una misura con cui un’ANR, conformemente all’articolo 28 della direttiva servizio universale, mira a garantire l’accesso degli utenti finali ai numeri non geografici è idonea a influenzare gli scambi tra gli Stati membri, qualora detta misura possa incidere sensibilmente sul commercio tra questi ultimi esercitando un’influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale, sui loro flussi di scambio.

85.      Tale valutazione costituisce una questione di fatto che spetta a ciascuna delle autorità nazionali competenti risolvere in ogni caso di specie, tenendo conto della natura della misura e dei servizi di cui trattasi nonché della posizione e dell’importanza degli operatori interessati sul mercato.

C –    Sulla terza questione pregiudiziale

86.      A mio avviso, non occorre esaminare la terza questione pregiudiziale sollevata dal giudice del rinvio, tenuto conto delle risposte che propongo di fornire alle prime due questioni pregiudiziali. Peraltro, come detto, dal testo della legislazione polacca, quale risulta dai documenti di cui dispongo, emerge che esso non si discosta dagli obblighi previsti dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro.

V –    Conclusione

87.      Alla luce delle suesposte considerazioni, propongo alla Corte di rispondere al Sąd Najwyższy nel seguente modo:

1)      L’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), deve essere interpretato nel senso che una misura adottata nel contesto della risoluzione di una controversia, con cui un’autorità nazionale di regolamentazione impone a un operatore obblighi relativi all’accesso ai numeri non geografici, e ciò conformemente ai poteri e alle responsabilità a essa incombenti ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 2002/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (direttiva accesso), dell’articolo 20 della direttiva 2002/21 e dell’articolo 28 della direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale), rientra nell’ambito di applicazione della procedura di notifica e, di conseguenza, deve essere notificata qualora influenzi gli scambi tra gli Stati membri.

2)      L’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva 2002/21 deve essere interpretato nel senso che una misura con cui un’autorità nazionale di regolamentazione, conformemente all’articolo 28 della direttiva 2002/22, mira a garantire l’accesso degli utenti finali ai numeri non geografici è idonea a influenzare gli scambi tra gli Stati membri, qualora detta misura possa incidere sensibilmente sul commercio tra questi ultimi esercitando un’influenza diretta o indiretta, attuale o potenziale, sui loro flussi di scambio.

Tale valutazione costituisce una questione di fatto che spetta a ciascuna delle autorità nazionali competenti risolvere in ogni caso di specie, tenendo conto della natura della misura e dei servizi di cui trattasi nonché della posizione e dell’importanza degli operatori interessati sul mercato.


1 –      Lingua originale: il francese.


2 –      GU L 108, pag. 33; in prosieguo: la «direttiva quadro».


3 –      Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (direttiva servizio universale) (GU L 108, pag. 51).


4 –      Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime (direttiva accesso) (GU L 108, pag. 7).


5 –      Dz. U n. 171, posizione 1800.


6 –      Come la Commissione, ritengo che la legislazione polacca non si scosti dagli obblighi previsti dal legislatore dell’Unione all’articolo 7, paragrafo 3, della direttiva quadro.


7 –      Raccomandazione relativa alle notifiche, ai termini e alle consultazioni di cui [a]ll’articolo 7 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (GU L 301, pag. 23).


8 –      5/69, EU:C:1969:35.


9 –      Punto 5.


10 –      22/71, EU:C:1971:113.


11 –      Punto 16. Il corsivo è mio.


12 –      GU 2004, C 101, pag. 81; in prosieguo: le «linee direttrici».


13 –      V. punto 23 delle linee direttrici.


14 –      Sentenza Völk (EU:C:1969:35, punti 5 e 7).


15 –      V. punto 13 delle linee direttrici.


16 –      V. punto 28 delle linee direttrici.


17 –      V., a titolo illustrativo, sentenza Javico (C‑306/96, EU:C:1998:173, punto 17).


18 –      Si tratta delle tariffe all’ingrosso che l’operatore di un utente che riceve una chiamata mobile addebita all’operatore della rete del chiamante per connettere, ossia «terminare», una chiamata.


19 –      V. comunicati stampa della Commissione del 25 giugno 2009 e del 24 giugno 2010, disponibili ai seguenti indirizzi Internet: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-09-1008_it.htm e http://europa.eu/rapid/press-release_IP-10-804_fr.htm.


20 –      C‑410/09, EU:C:2011:294.


21 –      Punto 14.