Language of document : ECLI:EU:F:2015:162

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
DELL’UNIONE EUROPEA
(giudice unico)

18 dicembre 2015 (*)

«Funzione pubblica – Personale della BEI – Molestie psicologiche – Procedimento d’inchiesta – Relazione del comitato d’inchiesta – Definizione errata delle molestie psicologiche – Decisione del presidente della BEI di non dare seguito alla denuncia – Annullamento – Ricorso per risarcimento danni»

Nella causa F‑37/12,

avente ad oggetto un ricorso ai sensi dell’articolo 270 TFUE,

Carlo De Nicola, membro del personale della Banca europea per gli investimenti, residente a Strassen (Lussemburgo), rappresentato da L. Isola, avvocato,

ricorrente,

contro

Banca europea per gli investimenti (BEI), rappresentata da G. Nuvoli e T. Gilliams, in qualità di agenti, assistiti da A. Dal Ferro, avvocato,

convenuta,

IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
(giudice unico),

giudice: E. Perillo,

cancelliere: W. Hakenberg

vista la fase scritta del procedimento,

visto l’articolo 62 del regolamento di procedura,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con atto introduttivo pervenuto alla cancelleria del Tribunale il 16 marzo 2012, il sig. De Nicola chiede, in sostanza, da un lato, di annullare la decisione del 20 dicembre 2011 con la quale il presidente della Banca europea per gli investimenti (BEI o, in prosieguo: la «Banca») ha respinto la sua denuncia di molestie psicologiche e, d’altro lato, la condanna della BEI al risarcimento dei danni che egli ritiene di aver subìto a causa di tali molestie.

 Contesto normativo

2        Il contesto normativo della presente causa coincide, in sostanza, con quello della causa all’origine della sentenza dell’11 novembre 2014, De Nicola/BEI (F‑52/11, EU:F:2014:243; in prosieguo: la «sentenza F‑52/11»), sentenza divenuta definitiva a seguito del rigetto dell’impugnazione del ricorrente da parte del Tribunale dell’Unione europea (ordinanza del 21 settembre 2015, De Nicola/BEI, T‑10/15 P, EU:T:2015:705).

3        Occorre anzitutto richiamare il codice di condotta del personale della Banca, quale approvato dal consiglio di amministrazione della BEI il 1° agosto 2006 (in prosieguo: il «codice di condotta»), il quale, all’articolo 3.6, rubricato «Dignità sul posto di lavoro», dispone quanto segue:

«Qualsiasi forma di molestie o di intimidazione è inaccettabile. Qualsiasi vittima di molestie o di intimidazione può, conformemente alla politica della Banca in materia di rispetto della dignità sul luogo di lavoro, farne menzione al direttore del [dipartimento delle risorse umane], senza che ciò possa esserle addebitato. La Banca ha l’obbligo di dar prova di sollecitudine nei confronti della persona interessata e di offrirle il proprio sostegno».

4        Per quanto riguarda, in particolare, la nozione di molestie psicologiche, l’articolo 3.6.1 precisa che «[s]i tratta della ripetizione, nel corso di un periodo abbastanza lungo, di commenti, atteggiamenti o comportamenti ostili o inappropriati, espressi o manifestati da uno o più membri del personale nei confronti di un altro membro del personal[e; u]n commento scortese, una lite accompagnata da uso di espressioni sgradevoli pronunciate nella foga del momento non sono indicativi di molestie psicologich[e: p]er contro, scoppi di collera ripetuti, vessazioni, commenti spiacevoli o allusioni offensive, che si ripetono regolarmente, durante un periodo di settimane o mesi, sono indubbiamente indicativi di molestie sul lavoro».

5        Il contesto normativo comprende poi la regolamentazione interna dal titolo «Politica in materia di rispetto della dignità della persona sul posto di lavoro» (in prosieguo: la «Politica in materia di dignità sul posto di lavoro») menzionata all’articolo 3.6 del codice di condotta, regolamentazione interna adottata dalla BEI il 18 novembre 2003.

6        Con riferimento alla definizione di molestie, il punto 2.1 della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro stabilisce, in particolare, quanto segue:

«(…) Non esiste un’unica definizione di molestie, giacché tanto le molestie quanto le intimidazioni possono assumere diverse forme. Fisiche o verbali, le loro manifestazioni avvengono spesso nel corso del tempo, anche se possono prodursi gravi episodi isolati. Non ha rilevanza il fatto che il comportamento di cui trattasi sia intenzionale o meno. Il principio determinante è che le molestie e le intimidazioni sono comportamenti indesiderabili e inaccettabili che minano l’autostima e la fiducia in se stessi di coloro che ne sono vittime. (…)

(…)».

7        La Politica in materia di dignità sul posto di lavoro istituisce due procedure interne dirette a trattare i casi di intimidazione e di molestie, ossia, da un lato, una procedura informale mediante la quale il membro del personale interessato cerca una composizione amichevole del problema, e, d’altro lato, un procedimento d’inchiesta formale nel quale detto membro presenta ufficialmente una denuncia, che è trattata da un comitato d’inchiesta composto da tre persone.

8        La Politica in materia di dignità sul posto di lavoro prevede altresì che il comitato d’inchiesta, che è incaricato di svolgere un’indagine obiettiva e indipendente, non dispone di potere decisionale. Dopo aver sentito tutte le parti e svolto la propria indagine, il comitato d’inchiesta emana un parere con raccomandazione motivata per il presidente della Banca, il quale decide quindi le misure da adottare.

9        Occorre infine menzionare il regolamento del personale della BEI, approvato il 20 aprile 1960 dal consiglio di amministrazione della BEI. Nella versione applicabile alla controversia, l’articolo 41, primo comma, di detto regolamento dispone quanto segue:

«Tutte le controversie di carattere individuale tra la Banca e i suoi dipendenti sono sottoposte alla Corte di giustizia [dell’Unione europea]».

 Fatti all’origine della controversia

10      Il ricorrente è stato assunto dalla BEI il 1° febbraio 1992. Al momento dei fatti oggetto della presente causa, era inquadrato nella funzione E e lavorava alla divisione «Analisi paesi e settore finanziario» del dipartimento degli affari economici della direzione delle operazioni al di fuori dell’Unione europea e dei paesi candidati della Banca.

11      Con messaggio di posta elettronica del 26 agosto 2010, il ricorrente ha chiesto al direttore del dipartimento delle risorse umane della Banca (in prosieguo: il «direttore delle risorse umane») di avviare un procedimento d’inchiesta ai sensi della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro, in particolare sul comportamento di tre membri del personale, i sigg. P., M. e J., firmatari di una nota di osservazioni nell’ambito della procedura di ricorso interno che il ricorrente aveva promosso avverso il suo rapporto di valutazione redatto per l’anno 2009 (in prosieguo: la «denuncia»). Nel medesimo messaggio, il ricorrente ha precisato che, «[c]ome per le mie precedenti analoghe denunce, non ritengo che la questione principale sia quella delle relazioni personali (in particolare non da parte mia), quanto piuttosto quella che riguarda la politica/la strategia/l’attitudine che la Banca ha da molti anni nei miei confronti».

12      L’8 ottobre 2010 il ricorrente ha depositato presso i servizi competenti della Banca un memorandum nel quale descriveva in dettaglio le molestie di cui sarebbe stato vittima nel periodo interessato dall’indagine, compreso tra l’inizio dell’anno 2009 e il 31 agosto 2010. Il ricorrente menzionava inoltre fatti che si sarebbero verificati nel corso di tutti i suoi anni di servizio nella Banca.

13      Informati dal dipartimento delle risorse umane della Banca degli addebiti formulati a loro carico dal ricorrente, ciascuno dei tre membri del personale chiamati in causa ha risposto con un memorandum tra l’11 e il 14 febbraio 2011.

14      Nel corso dell’indagine, il comitato d’inchiesta ha proceduto all’audizione separata del ricorrente, dei membri del personale chiamati in causa dallo stesso e di taluni testimoni. Le audizioni si sono svolte in data 4, 7, 10, 11, 14 e 15 marzo 2011.

15      A seguito di una domanda del comitato d’inchiesta, il ricorrente, con messaggio del 14 marzo 2011, ha fatto pervenire due articoli di stampa che aveva menzionato nel corso della propria audizione e inoltre le copie di varie sentenze del Tribunale e del Tribunale dell’Unione europea relative al suo contenzioso con la BEI.

16      Nel parere che il comitato d’inchiesta ha redatto il 26 ottobre 2011 (che il ricorrente identifica come «relazione»; in prosieguo: la «relazione del 26 ottobre 2011»), il detto comitato ha concluso che la denuncia doveva essere respinta, dato che il ricorrente non aveva dimostrato di essere stato vittima di molestie né da parte degli agenti della BEI chiamati in causa né da parte della BEI in quanto organizzazione.

17      Con lettera del 20 dicembre 2011, il presidente della BEI ha informato il ricorrente delle conclusioni negative del comitato d’inchiesta quanto alla dimostrazione dell’esistenza di molestie nei suoi confronti e ha respinto la sua denuncia (in prosieguo: la «decisione del 20 dicembre 2011»). Il presidente della BEI ha inoltre indicato al ricorrente di condividere le raccomandazioni costruttive formulate dal comitato d’inchiesta a complemento delle proprie conclusioni e di impegnarsi a darvi attuazione in vista del ripristino di un positivo ambiente di lavoro. Infine, il presidente della BEI ha comunicato al ricorrente che la Banca intendeva incaricare un mediatore professionale per tentare di trovare una soluzione alle controversie tra il ricorrente e la Banca.

18      Con messaggio di posta elettronica del 21 dicembre 2011, il ricorrente ha chiesto copia della relazione del 26 ottobre 2011 nonché l’accesso ai documenti esaminati dal comitato d’inchiesta.

19      Con lettera del 6 gennaio 2012, il ricorrente ha ricevuto copia della relazione del 26 ottobre 2011 ed è stato informato di non poter accedere a tutti i documenti esaminati dal comitato d’inchiesta, poiché questi dovevano essere conservati nel rispetto delle regole di riservatezza.

20      Il 6 febbraio 2012 il mediatore professionale incaricato dalla BEI di tentare una mediazione nel quadro delle controversie tra il ricorrente e la Banca ha presentato la propria «relazione finale dell’incarico», nella quale ha constatato il fallimento di tale tentativo.

21      Con atto introduttivo pervenuto alla cancelleria del Tribunale il 16 marzo 2012, il ricorrente ha proposto il presente ricorso.

 Procedimento

22      Dopo due scambi di memorie, la fase scritta nella presente causa si è conclusa il 21 dicembre 2012.

23      Con lettera della cancelleria del 18 marzo 2013, il Tribunale ha interrogato le parti quanto alla possibilità di tentare una composizione amichevole delle sette cause che le vedevano contrapposte e che, a tale data, pendevano dinanzi al Tribunale, ossia, oltre alla presente causa, quelle iscritte a ruolo con i numeri F‑55/08 RENV, F‑45/11, F‑52/11, F‑128/11, F‑63/12 e F‑82/12. Con rispettive lettere datate 19 e 21 marzo 2013, ciascuna delle parti ha, in sostanza, respinto tale proposta.

24      Il 16 settembre 2013 il Tribunale dell’Unione europea ha pronunciato le sentenze in tre cause che vedevano opposti il ricorrente e la BEI, vale a dire la sentenza De Nicola/BEI (T‑264/11 P, EU:T:2013:461), la sentenza De Nicola/BEI (T‑418/11 P, EU:T:2013:478) e la sentenza De Nicola/BEI (T‑618/11 P, EU:T:2013:479). Il Tribunale dell’Unione europea ha quindi annullato, rispettivamente, le sentenze dell’8 marzo 2011, De Nicola/BEI (F‑59/09, EU:F:2011:19), del 28 giugno 2011, De Nicola/BEI (F‑49/10, EU:F:2011:93), e del 28 settembre 2011, De Nicola/BEI (F‑13/10, EU:F:2011:161). Di queste ultime cause, la prima è stata rinviata dinanzi al Tribunale, mentre le ultime due sono state decise direttamente dal Tribunale dell’Unione europea.

25      Il 25 febbraio 2014, a seguito dell’udienza di discussione nella causa avente il numero di ruolo F‑52/11, le parti hanno dato il loro assenso affinché il Tribunale, alla luce segnatamente delle tre sentenze del Tribunale dell’Unione europea pronunciate il 16 settembre 2013 e menzionate al punto precedente, procedesse a un tentativo di composizione amichevole dell’insieme delle nove cause allora pendenti che le vedevano opposte, ossia, oltre alle cause menzionate al punto 23 della presente sentenza – ma ad eccezione della causa contraddistinta dal numero di ruolo F‑63/12, la quale ha nel frattempo dato luogo alla sentenza del 5 novembre 2013, De Nicola/BEI (F‑63/12, EU:F:2013:169) –, tre nuove cause iscritte a ruolo con i numeri F‑59/09 RENV, F‑55/13 e F‑104/13.

26      Il tentativo di composizione amichevole si è svolto dal 25 febbraio al 18 giugno 2014. Nel corso di tale periodo, il giudice relatore ha incontrato i rappresentanti della Banca in quattro occasioni, rispettivamente il 14 marzo, il 25 marzo, il 10 aprile e il 23 maggio 2014, e ha tenuto una riunione in videoconferenza con l’avvocato del ricorrente il 16 giugno 2014. Con lettera del 18 giugno 2014, quest’ultimo ha informato la cancelleria del Tribunale di ritenere concluso, per parte sua, il tentativo di composizione amichevole. Il Tribunale ha constatato il fallimento di tale tentativo nel resoconto del 4 luglio 2014.

27      Con lettera della cancelleria del Tribunale in data 14 ottobre 2014, le parti sono state convocate all’udienza di discussione fissata per il 9 dicembre 2014.

28      L’11 novembre 2014 il Tribunale ha pronunciato la sentenza F‑52/11 e la sentenza De Nicola/BEI (F‑55/08 RENV, EU:F:2014:244; in prosieguo: la «sentenza F‑55/08 RENV») e, il 18 novembre 2014, il Tribunale ha altresì pronunciato la sentenza De Nicola/BEI (F‑59/09 RENV, EU:F:2014:248; in prosieguo: la «sentenza F‑59/09 RENV»). Nelle ultime due sentenze il Tribunale si è pronunciato a seguito delle sentenze di annullamento e di rinvio del Tribunale dell’Unione europea, rispettivamente, del 27 aprile 2012 (De Nicola/BEI, T‑37/10 P, EU:T:2012:205) e del 16 settembre 2013 (De Nicola/BEI, T‑264/11 P, EU:T:2013:461).

29      Con lettere del 21 e del 28 novembre 2014, i rappresentanti delle parti hanno rispettivamente comunicato al Tribunale, in applicazione dell’articolo 62, paragrafo 1, del regolamento di procedura, che non avrebbero assistito all’udienza di discussione.

30      Su richiesta del Tribunale, il ricorrente e la BEI hanno preso posizione, in memorie di osservazioni scritte pervenute alla cancelleria del Tribunale rispettivamente il 7 e l’8 dicembre 2014, sulle conseguenze che le sentenze F‑52/11, F‑55/08 RENV e F‑59/09 RENV potevano avere sulla presente causa nonché sulle cause, allora pendenti, contraddistinte dai numeri di ruolo F‑45/11, F‑128/11 e F‑82/12.

31      Con lettera della cancelleria del 19 dicembre 2014, le parti sono state informate della decisione del Tribunale di chiudere la fase orale, in applicazione dell’articolo 62, paragrafo 2, del regolamento di procedura.

32      Con lettera del 31 dicembre 2014, il ricorrente ha presentato un’istanza di ricusazione di tutti i membri della Prima Sezione del Tribunale, alla quale la presente causa era stata assegnata, nonché un’istanza di ricusazione nei confronti di un altro membro del Tribunale.

33      Allo stesso tempo, con tre atti pervenuti rispettivamente alla cancelleria, i primi due, il 31 dicembre 2014 e, il terzo, l’11 gennaio 2015, il ricorrente ha proposto dinanzi al Tribunale dell’Unione europea tre impugnazioni, la prima, iscritta a ruolo con il numero T‑848/14 P, contro la sentenza F‑55/08 RENV, la seconda, iscritta a ruolo con il numero T‑849/14 P, contro la sentenza F‑59/09 RENV e la terza, iscritta a ruolo con il numero T‑10/15 P, contro la sentenza F‑52/11.

34      Con decisione del 1° giugno 2015, il presidente del Tribunale ha respinto l’istanza di ricusazione presentata dal ricorrente.

35      Con ordinanza del 3 luglio 2015, ai sensi dell’articolo 64, paragrafo 2, del regolamento di procedura, il Tribunale ha riaperto la fase orale al fine di interrogare le parti su un’eventuale sospensione del procedimento a norma dell’articolo 42, paragrafo 1, lettere c) ed e), del regolamento di procedura fino alla decisione definitiva nelle cause di impugnazione pendenti dinanzi al Tribunale dell’Unione europea e contrassegnate dai numeri di ruolo T‑848/14 P, T‑849/14 P e T‑10/15 P.

36      Con lettera del 5 luglio 2015, il ricorrente si è opposto alla prospettata sospensione, asserendo segnatamente che «nei confronti dell’intero collegio è tuttora pendente il procedimento di ricusazione, atteso che l’apodittica ordinanza del presidente del [Tribunale] è stata tempestivamente impugnata dinanzi al [Tribunale dell’Unione europea]». Il ricorrente aveva infatti proposto, in pari data, un’impugnazione, iscritta a ruolo con il numero T‑379/15 P, intesa a contestare dinanzi al Tribunale dell’Unione europea il rigetto delle istanze di ricusazione, impugnazione respinta con ordinanza del 29 ottobre 2015 (De Nicola/BEI, T‑379/15 P, EU:T:2015:853) per manifesta irricevibilità. Con lettera del 6 luglio 2015, la BEI ha invece informato il Tribunale di non avere osservazioni da formulare sulla prospettata sospensione.

37      Con decisione del 15 luglio 2015, il Tribunale ha chiuso la fase orale.

38      Con lettera della cancelleria del Tribunale in data 9 settembre 2015, in applicazione dell’articolo 15, paragrafi 1 e 2, del regolamento di procedura, le parti sono state invitate a esporre le proprie osservazioni su un’eventuale rimessione della presente causa al giudice relatore in veste di giudice unico.

39      Con lettera del 17 settembre 2015, il ricorrente si è opposto alla rimessione della presente causa al giudice unico. Con lettera dello stesso giorno, la BEI ha invece risposto che non aveva osservazioni da formulare al riguardo.

40      Il 21 settembre 2015 il Tribunale dell’Unione europea ha adottato le tre ordinanze De Nicola/BEI (T‑10/15 P, EU:T:2015:705), De Nicola/BEI (T‑849/14 P, EU:T:2015:712) e De Nicola/BEI (T‑848/14 P, EU:T:2015:719), con le quali ha rispettivamente respinto le impugnazioni presentate dal ricorrente avverso le sentenze F‑52/11, F‑59/09 RENV e F‑55/08 RENV perché in parte manifestamente infondate e in parte manifestamente irricevibili.

41      Con lettera della cancelleria del 23 settembre 2015, le parti sono state informate del fatto che la Prima Sezione del Tribunale aveva deciso che la presente causa poteva essere giudicata dal giudice relatore in veste di giudice unico. Tale decisione è stata presa alla luce, in particolare, delle ordinanze adottate in sede di impugnazione dal Tribunale dell’Unione europea il 21 settembre 2015 e menzionate al punto precedente.

 Conclusioni delle parti

42      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

–        annullare la decisione del 20 dicembre 2011;

–        annullare la relazione del 26 ottobre 2011;

–        annullare «tutti gli atti connessi, conseguenti e presupposti, tra i quali (...) quelli [esaminati] dal comitato [d’inchiesta], inutilmente richiesti il 21.12.11 e rifiutati il 6.1.12»;

–        accertare le molestie messe in atto nei suoi confronti;

–        condannare la BEI a cessare le molestie messe in atto nei suoi confronti;

–        condannare la BEI a risarcirlo per i danni conseguenti alle molestie in questione;

–        disporre varie misure istruttorie;

–        condannare la BEI alle spese.

43      La BEI chiede che il Tribunale voglia:

–        respingere il ricorso come irricevibile e/o infondato;

–        condannare il ricorrente alle spese.

 In diritto

 Sui capi primo e secondo delle conclusioni, diretti all’annullamento della decisione del 20 dicembre 2011 e all’annullamento della relazione del 26 ottobre 2011

 Argomenti delle parti

44      Il ricorrente sostiene, in primo luogo, che le disposizioni della Banca in materia di molestie sono inadeguate; in secondo luogo, che il comitato d’inchiesta avrebbe ignorato taluni fatti significativi che pure egli aveva chiaramente denunciato; in terzo luogo, che nella relazione del 26 ottobre 2011 il comitato d’inchiesta avrebbe adottato una definizione di molestie errata e, in quarto luogo, che il comitato d’inchiesta avrebbe completamente ignorato l’accusa, da lui mossa nei confronti del proprio superiore gerarchico, secondo la quale quest’ultimo si sarebbe totalmente disinteressato del suo lavoro nel corso del periodo al centro dell’inchiesta, mentre lo stesso superiore avrebbe avuto, per contro, relazioni di lavoro quotidiane con altri suoi collaboratori, ai quali avrebbe offerto il suo aiuto e fornito dei consigli. Inoltre, secondo il ricorrente, il comitato d’inchiesta avrebbe confuso lo stato di isolamento nel quale egli era stato posto con l’indipendenza di azione richiesta agli agenti della divisione cui egli apparteneva. In quinto luogo, il ricorrente ritiene che il comitato d’inchiesta abbia illegittimamente omesso di prendere in considerazione i fatti precedenti a quelli esaminati nella presente causa, che avrebbero potuto consentire una migliore lettura dell’insieme dei fatti oggetto della denuncia. In sesto luogo, il ricorrente lamenta che il comitato d’inchiesta avrebbe oltrepassato l’oggetto del suo mandato, poiché avrebbe concluso la propria relazione formulando non solo una raccomandazione, ma anche una minaccia. Infine, in settimo luogo, l’affermazione contenuta al punto 4.3.7 della relazione del 26 ottobre 2011 sarebbe, secondo il ricorrente, illegittima in quanto il comitato d’inchiesta avrebbe escluso l’esistenza di molestie in ragione del fatto che nessuna delle persone chiamate in causa le aveva confermate.

45      La BEI ritiene, in risposta al primo argomento del ricorrente, che quest’ultimo non precisi quali siano le irregolarità che avrebbero viziato il procedimento d’inchiesta sulle molestie, né in che modo tali irregolarità procedurali lo abbiano pregiudicato. Per quanto riguarda il secondo argomento, sulla circostanza che il comitato d’inchiesta avrebbe ignorato fatti denunciati dal ricorrente, la Banca indica che il comitato d’inchiesta ha effettuato una scelta di cui ha fornito la spiegazione nel testo della relazione del 26 ottobre 2011, e che ciò non costituisce un’omissione illegittima. Quanto al terzo argomento, sull’errata definizione di molestie che il comitato d’inchiesta avrebbe adottato, la BEI sostiene che, secondo la giurisprudenza del giudice dell’Unione in materia di funzione pubblica, le molestie psicologiche consistono in un comportamento «diretto, obiettivamente, a discreditare o a peggiorare deliberatamente le condizioni di lavoro [d’una persona]» e implica quindi un carattere intenzionale. La BEI richiama, al riguardo, il punto 62 della sentenza del 16 aprile 2008, Michail/Commissione (T‑486/04, EU:T:2008:111). Nella relazione del 26 ottobre 2011, il comitato d’inchiesta si sarebbe del resto conformato a tale giurisprudenza. Con riferimento al quarto argomento del ricorrente, la BEI ritiene che il ricorrente non abbia fornito prove che spieghino in cosa consista l’errore commesso dal comitato d’inchiesta che, a suo dire, avrebbe erroneamente interpretato la situazione di isolamento di cui si riteneva vittima come una «condizione di indipendenza». Circa il quinto argomento del ricorrente, la BEI risponde che il comitato d’inchiesta non avrebbe ignorato i fatti denunciati dal ricorrente, ma li avrebbe giustamente considerati alla luce e nel rispetto delle sentenze del Tribunale dell’Unione europea e del Tribunale pronunciate nell’ambito del contenzioso tra quest’ultimo e la BEI. Per quanto riguarda il sesto argomento del ricorrente, la BEI ritiene che nella relazione del 26 ottobre 2011, il comitato, lungi dal formulare una minaccia, si sarebbe limitato ad una considerazione d’ordine generale, dovuta al fatto che l’indagine approfondita da esso svolta aveva messo in evidenza l’assoluta infondatezza delle accuse formulate dal ricorrente. Infine, quanto al settimo argomento dedotto, la BEI fa valere che le conclusioni della relazione del 26 ottobre 2011 non si basano soltanto sulla mancata conferma delle molestie da parte delle persone chiamate in causa, bensì sull’insieme degli elementi di fatto emersi nel corso dell’inchiesta.

 Giudizio del Tribunale

46      Occorre rilevare che, come ricordato al punto 8 della presente sentenza, la Politica in materia di dignità sul posto di lavoro prevede, per quanto riguarda in particolare le inchieste in materia di molestie, che il comitato d’inchiesta non abbia potere decisionale e che esso formuli una raccomandazione motivata destinata esclusivamente al presidente della Banca. Sulla base di detta raccomandazione, che il comitato d’inchiesta chiama anche «parere» e che il ricorrente, invece, identifica come «relazione» (v. punto 16 della presente sentenza), è appunto il presidente della Banca che, al termine del procedimento d’inchiesta, decide sulle misure da adottare (v. 8 punto della presente sentenza).

47      Pertanto, in considerazione delle disposizioni appena richiamate della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro, si deve considerare che, nella fattispecie, la relazione del 26 ottobre 2011 costituisca un atto preparatorio della decisione del 20 dicembre 2011. Infatti, secondo una giurisprudenza che trova applicazione proprio con riferimento alla portata del parere emesso da un comitato d’inchiesta istituito dalla BEI a norma delle disposizioni della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro, arrecano pregiudizio solo i provvedimenti che producono effetti giuridici vincolanti tali da pregiudicare direttamente e immediatamente gli interessi del ricorrente, modificando in modo rilevante la situazione giuridica di quest’ultimo. Quando si tratta di atti o di decisioni elaborati in più fasi, segnatamente in esito ad un procedimento interno, sono impugnabili, in linea di principio, solo i provvedimenti che stabiliscono definitivamente la posizione dell’amministrazione al termine di detto procedimento, ad esclusione dei provvedimenti intermedi aventi lo scopo di preparare la decisione finale. Gli atti preparatori di una decisione non arrecano pregiudizio, e solo in occasione di un ricorso contro la decisione adottata al termine del procedimento il ricorrente può far valere l’irregolarità degli atti anteriori che sono ad essa strettamente connessi (v. sentenza F‑52/11, punto 144).

48      Di conseguenza, giacché la relazione del 26 ottobre 2011 non costituisce un atto impugnabile in quanto tale, le conclusioni dirette al suo annullamento devono essere respinte perché irricevibili.

49      Per contro, l’illegittimità della relazione del 26 ottobre 2011 può essere dedotta a sostegno delle conclusioni dirette all’annullamento della decisione del 20 dicembre 2011. Infatti, dalle disposizioni della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro ricordate al punto 46 della presente sentenza, risulta che, nell’ambito del procedimento avviato sulla base di una denuncia per molestie, la relazione (o il parere) del comitato d’inchiesta costituisce una formalità sostanziale, e le irregolarità di ordine materiale o procedurale eventualmente commesse nella sua redazione rappresentano un vizio che inficia la legittimità della decisione finale del presidente della Banca, adottata da quest’ultimo appunto sulla base di tale relazione (o parere) (v., in tal senso, sentenza F‑52/11, punto 145).

50      Occorre, pertanto, accertare la legittimità della decisione del 20 dicembre 2011 alla luce delle censure mosse dal ricorrente nei confronti della relazione del 26 ottobre 2011.

51      A tale riguardo, si deve anzitutto esaminare la censura del ricorrente volta a contestare la definizione di molestie psicologiche adottata dal comitato d’inchiesta nella relazione del 26 ottobre 2011.

52      Dalla relazione del 26 ottobre 2011 emerge che il comitato d’inchiesta, nell’esecuzione del suo mandato, ha inteso per molestie psicologiche «ogni condotta inopportuna che si manifesti in maniera durevole, ripetitiva o sistematica attraverso comportamenti, parole, scritti, gesti e atti intenzionali che ledono la personalità, la dignità o l’integrità fisica o psichica di una persona». In particolare, secondo detta relazione, «l’elemento chiave per stabilire la sussistenza di molestie psicologiche risiede in una condotta inopportuna e intenzionale da parte delle persone identificate dal denunciante».

53      È tuttavia sufficiente rilevare che, ai sensi del punto 2.1 della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro, «[n]on ha rilevanza il fatto che il comportamento [ di molestie] di cui trattasi sia intenzionale o meno. Il principio determinante è che le molestie e le intimidazioni sono comportamenti indesiderabili e inaccettabili che minano l’autostima e la fiducia in se stessi di coloro che ne sono vittime» (v. punto 6 della presente sentenza).

54      Ne consegue che, come del resto già dichiarato nella sentenza F‑52/11, sussistono molestie psicologiche, che fanno sorgere un obbligo di assistenza in capo alla BEI, allorché i commenti, gli atteggiamenti o i comportamenti del molestatore abbiano provocato oggettivamente, e dunque per il loro contenuto, una lesione dell’autostima e della fiducia in se stessa della persona che ne è stata oggetto all’interno della BEI, senza che sia necessario dimostrare l’esistenza dell’intenzionalità del molestatore.

55      Orbene, nel caso di specie si deve rilevare che, nella relazione del 26 ottobre 2011, il comitato d’inchiesta ha utilizzato il criterio dell’«intenzionalità» quale elemento che deve necessariamente ricorrere affinché la condotta in esame possa essere giuridicamente qualificata come molestie. In particolare, nella relazione del 26 ottobre 2011, il comitato d’inchiesta espone che «non si scorge nelle condotte del sig. [P.] un comportamento inopportuno e intenzionale [che avrebbe nuociuto al ricorrente]», e che esso non ha potuto riscontrare una «particolare ostilità nei confronti [del ricorrente]», segnatamente da parte delle persone chiamate in causa.

56      Da quanto sopra esposto consegue che la censura mossa nei confronti della relazione del 26 ottobre 2011 è fondata, in quanto la nozione di molestie psicologiche adottata in tale relazione è manifestamente contraria alle rilevanti disposizioni della Politica in materia di dignità sul posto di lavoro (v., con riferimento alla relazione del comitato d’inchiesta, sentenza F‑52/11, punto 154).

57      Ciò considerato, e senza che sia necessario esaminare le altre censure sollevate dal ricorrente, occorre annullare la decisione del 20 dicembre 2011 adottata sulla base della relazione del 26 ottobre 2011.

 Sul terzo capo delle conclusioni, diretto all’annullamento di «tutti gli atti connessi, conseguenti e presupposti, tra i quali (...) quelli [esaminati] dal comitato [d’inchiesta], inutilmente richiesti il 21.12.11 e rifiutati il 6.1.12»

58      Il ricorrente chiede al Tribunale di annullare «tutti gli atti connessi, conseguenti e presupposti», ma non precisa in alcun modo a quali atti si riferisca. Secondo una costante giurisprudenza, conclusioni del genere non sono conformi ai requisiti posti dall’articolo 35, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura vigente alla data di proposizione del ricorso in esame, divenuto, a seguito di revisione, l’articolo 50, paragrafo 1, lettera e), del regolamento di procedura (v., in tal senso, ordinanza del 21 settembre 2015, De Nicola/BEI, T‑10/15 P, EU:T:2015:705, punto 28, e sentenza del 15 febbraio 2011, AH/Commissione, F‑76/09, EU:F:2011:12, punto 29). Tali conclusioni devono quindi essere respinte per manifesta irricevibilità.

 Sui capi quarto e quinto delle conclusioni, diretti rispettivamente all’accertamento delle molestie nei confronti del ricorrente e alla condanna della BEI a cessare tali molestie

59      Nei capi quarto e quinto delle sue conclusioni, il ricorrente chiede che il Tribunale voglia, da un lato, accertare le molestie di cui è stato vittima e, d’altro lato, ingiungere alla BEI di cessare tale comportamento.

60      Orbene, risulta da costante giurisprudenza che non spetta al giudice dell’Unione pervenire a constatazioni di principio (ordinanza del 21 settembre 2015, De Nicola/BEI T‑10/15 P, EU:T:2015:705, punto 31), né rivolgere ingiunzioni all’amministrazione (sentenza F‑52/11, punto 169).

61      Ne consegue che le presenti conclusioni devono essere respinte in quanto irricevibili.

 Sul sesto capo delle conclusioni, diretto alla condanna della BEI a risarcire il ricorrente per i danni conseguenti alle molestie

62      Alla luce dell’atto introduttivo, le conclusioni per risarcimento danni devono essere lette come basate non solo sull’esistenza di molestie psicologiche, ma anche sulla violazione del dovere di diligenza e di altri principi che la BEI sarebbe tenuta a osservare.

 Sul primo motivo, relativo all’esistenza di molestie psicologiche nei confronti del ricorrente

63      Secondo una giurisprudenza costante, il sorgere della responsabilità extracontrattuale dell’amministrazione è subordinato alla presenza di un complesso di tre condizioni cumulative, ossia l’illegittimità di un atto amministrativo o di un comportamento contestato alle istituzioni, l’effettiva esistenza del danno e la sussistenza di un nesso di causalità tra l’illegittimità o il comportamento ed il danno lamentato (sentenza del 21 febbraio 2008, Skoulidi/Commissione, F‑4/07, EU:F:2008:22, punto 43, e la giurisprudenza citata).

64      Orbene, come rilevato ai punti 56 e 57 della presente sentenza, la relazione del 26 ottobre 2011 era viziata d’illegalità e, di conseguenza, la decisione del 20 dicembre 2011 doveva essere annullata.

65      Poiché il ricorrente ha validamente investito la BEI della sua denuncia con il messaggio di posta elettronica del 26 agosto 2010, è ora compito della BEI, conformemente all’articolo 266 TFUE, adottare tutte le misure che comporta l’esecuzione della presente sentenza.

66      Non potendo il Tribunale anticipare un giudizio sulle misure di esecuzione che saranno adottate dalla BEI in proposito, occorre, nelle circostanze della fattispecie, respingere come premature le presenti conclusioni dirette al risarcimento nella parte in cui si fondano sull’esistenza delle molestie denunciate dal ricorrente (v. ordinanza del 21 settembre 2015, De Nicola/BEI, T‑10/15 P, EU:2015:705, punto 37 e sentenza F‑52/11, punto 177).

67      A tale riguardo, occorre rinviare alle considerazioni svolte dal Tribunale, ad abundantiam, ai punti da 178 a 182 della sentenza F‑52/11.

 Sul secondo motivo, attinente alla violazione del dovere di diligenza, del principio di buona amministrazione e di vari altri principi

68      Le conclusioni per risarcimento dei danni di cui all’atto introduttivo possono anche essere intese come volte al risarcimento di diversi danni materiali e morali che il ricorrente asserisce di aver subìto per effetto della violazione, da parte della BEI, del dovere di diligenza, del principio di buona amministrazione e di altri principi, quali l’esecuzione in buona fede in materia contrattuale, in quanto, in primo luogo, la Banca avrebbe imposto al ricorrente vari trasferimenti da Lussemburgo (Lussemburgo) a Roma (Italia), poi da Roma a Lussemburgo, determinando vari inconvenienti di ordine pratico e familiare per quest’ultimo, in secondo luogo, non l’avrebbe mai promosso, mentre ogni agente ha pur diritto a una carriera sulla base dei propri meriti, e, in terzo luogo, gli avrebbe fatto perdere competenze professionali e gli avrebbe impedito di acquisirne di nuove. Inoltre, per quanto riguarda più specificamente il danno morale, la Banca avrebbe arrecato pregiudizio all’identità professionale del ricorrente nonché alle sue abitudini di vita e alle sue relazioni sociali, segnatamente a causa dell’instabilità del suo luogo di lavoro, del suo demansionamento professionale e del suo isolamento nell’ambiente di lavoro.

69      A tale riguardo, e senza che sia necessario prendere posizione sull’eccezione di irricevibilità di tali conclusioni per risarcimento danni sollevata dalla Banca per inesistenza di una specifica domanda risarcitoria o per tardività della medesima, si deve ricordare che il Tribunale dell’Unione europea ha dichiarato, al punto 43 della sua ordinanza del 21 settembre 2015, De Nicola/BEI (T‑10/15 P, EU:T:2015:705), con la quale ha respinto l’impugnazione del ricorrente avverso la sentenza F‑52/11, che il Tribunale aveva correttamente respinto per irricevibilità le conclusioni per risarcimento danni nella causa F‑52/11, dal momento che esse erano già state respinte dal Tribunale dell’Unione europea nella sentenza del 27 aprile 2012, De Nicola/BEI (T‑37/10 P, EU:T:2012:205) e, pertanto, tali conclusioni erano divenute definitive (v. anche sentenza del 30 novembre 2009, De Nicola/BEI, F‑55/08, EU:F:2009:159, punti da 262 a 268). Le conclusioni dell’atto introduttivo dirette al risarcimento dei danni esposte al punto precedente devono allora essere respinte in quanto irricevibili, perché formulate dal ricorrente sulla base dei medesimi presupposti giuridici disattesi dalle summenzionate decisioni. Infine, per quanto riguarda il risarcimento del danno cagionato alla salute psicologica del ricorrente, dato che tale domanda è basata sulle molestie di cui quest’ultimo sarebbe stato vittima, si deve rimandare alle considerazioni svolte ai punti 63 a 66 della presente sentenza e alle corrispondenti conclusioni.

 Sul settimo capo delle conclusioni, diretto all’adozione di diverse misure istruttorie

70      Il ricorrente chiede che il Tribunale ordini alla BEI di versare al fascicolo tutti gli atti ricevuti ed esaminati nell’ambito dell’indagine svolta dal comitato d’inchiesta, di procedere all’audizione del legale rappresentante della BEI e di disporre due perizie, una per valutare se i compiti assegnati al ricorrente giustificassero il rifiuto di assistenza da parte del suo capo divisione, e l’altra per valutare il lavoro del ricorrente e accertare il danno cagionato alla sua salute.

71      In considerazione, da un lato, degli elementi del fascicolo e, dall’altro, della motivazione della presente sentenza, le misure e le perizie richieste non presentano un’utilità ai fini della soluzione della presente controversia. La domanda diretta a che il Tribunale disponga tali misure e perizie deve essere di conseguenza respinta.

 Sulle spese

72      Ai sensi dell’articolo 101 del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del titolo secondo dello stesso regolamento, la parte soccombente sopporta le proprie spese ed è condannata alle spese sostenute dalla controparte se ne è stata fatta domanda. Ai sensi dell’articolo 102, paragrafo 1, dello stesso regolamento, per ragioni di equità, il Tribunale può decidere che una parte soccombente sopporti le proprie spese, ma sia condannata solo parzialmente alle spese sostenute dalla controparte, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.

73      Risulta dalla motivazione della presente sentenza che, in considerazione del sostanziale accoglimento del ricorso, la BEI è la parte soccombente. Inoltre, il ricorrente, nelle sue conclusioni, ha espressamente chiesto che la BEI sia condannata alle spese. Poiché le circostanze della fattispecie non giustificano l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 102, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la BEI deve sopportare le proprie spese ed è condannata a sopportare le spese sostenute dal ricorrente.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
(giudice unico)

dichiara e statuisce:

1)      La decisione del 20 dicembre 2011, con la quale il presidente della Banca europea per gli investimenti ha respinto la denuncia per molestie psicologiche del sig. De Nicola, è annullata.

2)      Il ricorso è respinto quanto al resto.

3)      La Banca europea per gli investimenti sopporta le proprie spese ed è condannata a sopportare le spese sostenute dal sig. De Nicola.

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 18 dicembre 2015.

Il cancelliere

 

       Il giudice

W. Hakenberg

 

       E. Perillo


* Lingua processuale: l’italiano.