Language of document : ECLI:EU:C:2016:251

ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA CORTE

13 aprile 2016 (*)

«Procedimento accelerato»

Nelle cause riunite C‑78/16 e C‑79/16,

aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Italia), con ordinanze del 22 gennaio 2016, pervenute in cancelleria il 10 febbraio 2016, nei procedimenti

Giovanni Pesce e altri (C‑78/16),

Cesare Serinelli e altri (C‑79/16)

contro

Presidenza del Consiglio dei Ministri (C‑79/16),

Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile,

Commissario delegato per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione della Xylella fastidiosa nel territorio della Regione Puglia,

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali,

Regione Puglia,

IL PRESIDENTE DELLA CORTE,

sentiti il giudice relatore, E. Regan, e l’avvocato generale, Y. Bot,

ha emesso la seguente

Ordinanza

1        Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sulla validità della decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione, del 18 maggio 2015, relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa (Wells et al.) (GU 2015, L 125, pag. 36), nonché sull’interpretazione dell’articolo 11, paragrafo 3, dell’articolo 13 quater, paragrafo 7, e dell’articolo 16, paragrafi da 1 a 3, e 5, della direttiva 2000/29/CE del Consiglio, dell’8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità (GU 2000, L 169, pag. 1).

2        Tali domande sono state presentate nell’ambito di due controversie pendenti tra, da un lato, il sig. Giovanni Pesce (causa C‑78/16), il sig. Cesare Serinelli (causa C‑79/16), nonché altri ricorrenti in ciascuna di tali cause, tutti proprietari di fondi agricoli situati nel territorio del comune di Torchiarolo (Italia) e, dall’altro, la Presidenza del Consiglio dei Ministri (causa C‑79/16), la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, il Commissario delegato per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione della Xylella fastidiosa nel territorio della Regione Puglia, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nonché la Regione Puglia, aventi ad oggetto atti e decisioni adottati da tali autorità con i quali veniva ingiunto ai ricorrenti nei procedimenti principali di adottare misure di prevenzione contro la diffusione del batterio Xylella fastidiosa (Wells et al.) (in prosieguo: la «Xylella») nel territorio della Regione Puglia (in prosieguo: le «decisioni di rimozione»).

3        Dalle domande di pronuncia pregiudiziale risulta che le decisioni di rimozione, notificate senza preavviso ai ricorrenti nei procedimenti principali il 3 e il 4 ottobre 2015, hanno ingiunto a questi ultimi di abbattere gli ulivi piantati sui terreni di loro proprietà, ritenuti infetti dalla Xylella, nonché tutte le piante ospiti presenti nel raggio di 100 metri attorno alla pianta infetta, indipendentemente dallo stato di salute di tali piante ospiti. Le decisioni di rimozione sono state adottate sulla base del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) del 19 giugno 2015, n. 2180, recante misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa, che attua la decisione di esecuzione 2015/789, il cui articolo 6, paragrafo 2, in particolare, prevede la rimozione immediata di talune piante nel raggio di 100 metri attorno alle piante esaminate e risultate infette dalla Xylella, al fine di impedire la diffusione di tale batterio nell’Unione europea. Le decisioni di rimozione prevedono inoltre che per ogni pianta infetta debbano essere distrutti tre ettari di ulivi e che, nel caso di inottemperanza da parte dei ricorrenti nei procedimenti principali, possano essere loro inflitte ulteriori sanzioni consistenti nel porre a loro carico i costi dell’eradicazione della Xylella e nell’irrogare loro una sanzione amministrativa.

4        Dalle decisioni di rinvio risulta che, secondo i ricorrenti nei procedimenti principali, la decisione di esecuzione 2015/789 è in contrasto con i principi di proporzionalità e di precauzione ed è viziata da un difetto di motivazione. Infatti, in primo luogo, tale decisione di esecuzione prevedrebbe l’obbligo di rimozione di tutte le piante presenti nel raggio di 100 metri attorno a quelle infette da Xylella, indipendentemente dal loro stato di salute, benché permanga l’incertezza sul piano scientifico riguardo all’esatto rapporto esistente tra tale batterio e il fenomeno del disseccamento rapido dell’ulivo. In secondo luogo, le decisioni di rimozione attuative della decisione di esecuzione 2015/789 sarebbero state adottate senza procedere ad alcuna previa valutazione ambientale strategica, benché l’esecuzione di tali decisioni di rimozione avesse indubbiamente un notevole impatto sull’ambiente e sul paesaggio. In terzo luogo, la decisione di esecuzione 2015/789 sarebbe viziata da un difetto di motivazione, in quanto la Commissione europea non avrebbe dimostrato né che le misure previste in tale decisione fossero proporzionate agli obiettivi perseguiti né il nesso eziologico tra la presenza della Xylella e l’essiccamento della fronda degli ulivi.

5        Secondo il giudice del rinvio, la direttiva 2000/29, che costituisce la base giuridica della decisione di esecuzione 2015/789, non contiene alcuna disposizione che imponga la rimozione di organismi vegetali «sani» presenti entro un determinato raggio da organismi riconosciuti come «infetti», senza peraltro che siano previamente effettuate ricerche scientifiche che consentano di ritenere che una tale rimozione sia l’unica misura idonea a evitare la diffusione di organismi nocivi. Dato che una decisione di esecuzione della Commissione non potrebbe prevedere misure che vadano oltre la portata delle prescrizioni del suo atto di base, il giudice del rinvio nutre dubbi circa la validità della decisione di esecuzione 2015/789, nonché circa l’interpretazione delle disposizioni pertinenti della direttiva 2000/29. Detto giudice si interroga altresì sulla proporzionalità delle misure adottate conformemente alle decisioni di rimozione, nonché sulla motivazione della stessa decisione di esecuzione 2015/789.

6        In tale contesto, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte sei questioni pregiudiziali. Tale giudice ha altresì chiesto alla Corte di sottoporre la causa a procedimento accelerato, ai sensi dell’articolo 105, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte.

7        Tale disposizione prevede che, su domanda del giudice del rinvio o, in via eccezionale, d’ufficio, quando la natura della causa richiede un suo rapido trattamento, il presidente della Corte, sentiti il giudice relatore e l’avvocato generale, possa decidere di sottoporre un rinvio pregiudiziale a procedimento accelerato, in deroga alle disposizioni del regolamento di procedura della Corte.

8        Nella sua decisione, il giudice del rinvio sottolinea la gravità delle ripercussioni che l’esecuzione delle decisioni di rimozione comporterebbe, a danno non solo dei ricorrenti nei procedimenti principali, ma anche dell’integrità del paesaggio, dell’attività economica, della qualità delle falde acquifere, della catena agro‑alimentare, nonché della salute. Inoltre, tali decisioni non potrebbero essere qualificate come provvisorie, poiché inciderebbero definitivamente e irreversibilmente sull’ecosistema delle piante oggetto dei procedimenti principali. Peraltro, mentre la direttiva 2000/29 vincola l’adozione di misure dirette a impedire la diffusione di un organismo patogeno, quale la Xylella, soltanto all’esito di analisi scientifiche che presentino un grado di certezza e non a mere probabilità, non sussisterebbe, nei procedimenti principali, alcuna certezza scientifica riguardo all’eventuale carattere patogeno della Xylella sulle piante ospiti e al nesso eziologico tra l’azione di tale batterio e il disseccamento rapido degli ulivi interessati.

9        Nei casi di specie, occorre constatare, da un lato, che il protrarsi della sospensione dell’esecuzione delle decisioni di rimozione adottate in applicazione della decisione di esecuzione 2015/789 potrebbe contribuire alla diffusione della Xylella nell’Unione e, dall’altro, che l’attuazione di tali decisioni può produrre conseguenze irrimediabili sull’ecosistema e causare un danno irreversibile ai ricorrenti nei procedimenti principali.

10      Una pronuncia della Corte, che giunga in tempi rapidi, in merito alla conformità al diritto dell’Unione della decisione di esecuzione 2015/789, sulla quale si fondano le decisioni di rimozione, può pertanto attenuare i rischi che potrebbero derivare dal protrarsi della sospensione dell’esecuzione delle decisioni di rimozione e può ovviare alle conseguenze irrimediabili che la loro attuazione, ove fosse vana, potrebbe comportare. Pertanto, devono essere accolte le domande del giudice del rinvio di sottoporre le cause C‑78/16 e C‑79/16 al procedimento accelerato.

Per questi motivi, il presidente della Corte così provvede:

Le cause riunite C‑78/16 e C‑79/16 sono sottoposte al procedimento accelerato ai sensi dell’articolo 105, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte.

Firme


* Lingua processuale: l’italiano.