Language of document : ECLI:EU:C:2015:686

Causa C‑216/14

Procedimento penale

a carico di

Gavril Covaci

(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Amtsgericht Laufen)

«Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia penale – Direttiva 2010/64/UE – Diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali – Lingua del procedimento – Decreto penale di condanna infliggente una pena pecuniaria – Possibilità di proporre opposizione in una lingua diversa da quella del procedimento – Direttiva 2012/13/UE – Diritto all’informazione nei procedimenti penali – Diritto dell’interessato di essere informato dell’accusa elevata a suo carico – Notifica di un decreto penale di condanna – Modalità – Nomina obbligatoria di un domiciliatario da parte dell’imputato – Termine di opposizione decorrente dalla notifica al domiciliatario»

Massime – Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 15 ottobre 2015

1.        Cooperazione giudiziaria in materia penale – Diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali – Direttiva 2010/64 – Ambito di applicazione – Opposizione avverso un decreto penale di condanna non definitivo emesso nell’ambito di un procedimento semplificato – Inclusione

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2010/64, art. 1)

2.        Cooperazione giudiziaria in materia penale – Diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali – Direttiva 2010/64 – Portata – Normativa nazionale che impone al destinatario di un atto penale di condanna di proporre ricorso avverso detto atto nella lingua dello Stato membro all’origine dell’atto – Ammissibilità – Limite – Atto introduttivo del ricorso che costituisce un documento fondamentale

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2010/64, artt. 1‑3)

3.        Cooperazione giudiziaria in materia penale – Diritto all’informazione nei procedimenti penali – Direttiva 2012/13 – Diritto degli indagati o imputati di essere informati dei lori diritti e delle accuse elevate a loro carico – Portata

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2012/13, artt. 1, 3 e 6)

4.        Cooperazione giudiziaria in materia penale – Diritto all’informazione nei procedimenti penali – Direttiva 2012/13 – Ambito di applicazione – Opposizione avverso un decreto penale di condanna non definitivo emesso nell’ambito di un procedimento semplificato – Inclusione

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2012/13, art. 6)

5.        Cooperazione giudiziaria in materia penale – Diritto all’informazione nei procedimenti penali – Direttiva 2012/13 – Diritto dell’interessato di essere informato dell’accusa elevata a suo carico – Portata – Notifica di un atto di condanna penale – Modalità – Normativa nazionale che impone la nomina di un domiciliatario per le persone che non risiedono nello Stato membro all’origine dell’atto – Ammissibilità – Presupposto – Possibilità per il destinatario di fruire dell’intero termine di ricorso

[Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2012/13, artt. 2, 3, § 1, c), e 6, §§ 1 e 3]

1.        La situazione di una persona che intende proporre opposizione avverso un decreto penale di condanna non ancora passato in giudicato e di cui è destinataria, rientra manifestamente nell’ambito di applicazione della direttiva 2010/64, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, per cui tale persona deve poter beneficiare del diritto all’interpretazione e alla traduzione garantito da detta direttiva.

(v. punti 26, 27)

2.        Gli articoli da 1 a 3 della direttiva 2010/64, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale la quale, nell’ambito di un procedimento penale, non consenta alla persona, nei cui confronti sia stato emesso decreto penale di condanna, di proporre opposizione per iscritto avverso il decreto stesso in una lingua diversa da quella del procedimento, sebbene tale persona non padroneggi quest’ultima lingua, a condizione che le autorità competenti non ritengano, conformemente all’articolo 3, paragrafo 3, di tale direttiva, che, alla luce del procedimento di cui trattasi e delle circostanze del caso di specie, detta opposizione costituisca un documento fondamentale.

Infatti, da un lato, il diritto all’interpretazione di cui all’articolo 2 della direttiva 2010/64 ha ad oggetto la traduzione da parte di un interprete delle comunicazioni orali tra gli indagati o gli imputati e i servizi investigativi, l’autorità giudiziaria ovvero, se del caso, il difensore, fatta salva la traduzione scritta dei documenti presentati da tali indagati o imputati. Pertanto, detto articolo garantisce il beneficio dell’assistenza gratuita di un interprete qualora una persona proponga essa stessa opposizione orale avverso il decreto penale di condanna, emesso nei suoi confronti, presso la cancelleria del giudice nazionale competente affinché quest’ultima rediga il processo verbale di tale opposizione, ovvero, nel caso in cui la persona medesima proponga opposizione per iscritto, il beneficio dell’assistenza di un difensore che sarà incaricato di redigere il documento corrispondente nella lingua del procedimento. Al contrario, pretendere dagli Stati membri, non solo che essi consentano alle persone interessate di essere informate, appieno e nella loro lingua, delle accuse formulate a loro carico e di fornire la loro versione di tali fatti, ma altresì che essi si facciano carico sistematicamente della traduzione di tutti i ricorsi proposti dalle persone interessate avverso un provvedimento giudiziario emesso nei loro confronti eccederebbe gli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2010/64.

Dall’altro lato, il diritto alla traduzione di determinati documenti fondamentali di cui all’articolo 3, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2010/64, riguarda, in linea di principio, solo la traduzione scritta nella lingua compresa dalla persona interessata di determinati documenti redatti nella lingua del procedimento da parte delle autorità competenti. Non include, in linea di principio, la traduzione scritta nella lingua del procedimento di un documento quale un’opposizione proposta avverso un decreto penale di condanna.

Tuttavia, dato che l’articolo 3, paragrafo 3, della direttiva 2010/64 consente alle autorità competenti di decidere, caso per caso, se un documento diverso da quelli contemplati dall’articolo 3, paragrafi 1 e 2, di tale direttiva sia fondamentale, spetta al giudice del rinvio, alla luce, in particolare, delle caratteristiche del procedimento applicabile a un siffatto decreto penale di condanna, nonché della causa di cui è investito, determinare se l’opposizione proposta per iscritto avverso un decreto penale di condanna debba essere considerata quale documento fondamentale del quale sia necessaria la traduzione. A tal riguardo, sono pertinenti le circostanze che tale opposizione, che può essere presentata per iscritto o, laddove sia proposta oralmente, direttamente presso la cancelleria del giudice competente, non è soggetta ad obbligo di motivazione, deve essere proposta entro un termine particolarmente breve di due settimane dalla notifica di detto decreto e non richiede l’assistenza obbligatoria di un avvocato, e che essa è redatta dalla persona interessata in una lingua che padroneggi, ma diversa da quella del procedimento.

(v. punti 38, 40‑44, 47, 49‑51, dispositivo 1)

3.        Come emerge dal combinato disposto degli articoli 3 e 6 della direttiva 2012/13, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, il diritto all’informazione, delle persone indagate o imputate, sui diritti di cui godono nell’ambito del procedimento penale e dell’accusa elevata a loro carico, di cui all’articolo 1 di tale direttiva, riguarda quantomeno due diritti distinti, vale a dire, da un lato, il diritto degli indagati o degli imputati di essere almeno informati, conformemente all’articolo 3 di detta direttiva, di determinati diritti procedurali tra cui il diritto all’assistenza di un avvocato, il diritto al gratuito patrocinio e le condizioni per beneficiare del medesimo, il diritto di essere informati dell’accusa, il diritto all’interpretazione e alla traduzione, nonché il diritto al silenzio e, dall’altro, il diritto all’informazione sull’accusa definito all’articolo 6 di detta direttiva.

(v. punti 54‑56)

4.        La fattispecie di una persona oggetto di un decreto penale di condanna che costituisce una decisione provvisoria emessa su richiesta del pubblico ministero per un reato minore, senza udienza né dibattito in contradditorio e che non passerà in giudicato prima della scadenza del termine stabilito per proporre opposizione, rientra nella sfera di applicazione della direttiva 2012/13, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, ragion per cui l’interessato deve poter godere del diritto di essere informato dell’accusa formulata a suo carico, e ciò durante tutto il procedimento.

Se è pur vero che, in considerazione del carattere sommario e semplificato del procedimento in questione, la notifica di un siffatto decreto penale di condanna è effettuata soltanto dopo che il giudice si sia pronunciato sulla fondatezza dell’accusa, ciò non toglie che, in tale decreto, il giudice si pronuncia soltanto in via provvisoria e che la notifica di quest’ultimo costituisce la prima occasione per l’imputato di essere informato in merito all’accusa formulata a suo carico. Di conseguenza, la notifica di un decreto penale di condanna deve essere considerata, conformemente all’articolo 6 della direttiva 2012/13, una forma di comunicazione dell’accusa a carico della persona interessata, per cui essa deve rispettare i requisiti stabiliti da tale articolo.

(v. punti 59‑61)

5.        Gli articoli 2, 3, paragrafo 1, lettera c), e 6, paragrafi 1 e 3, della direttiva 2012/13 sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale di uno Stato membro la quale, nell’ambito di un procedimento penale, imponga all’imputato non residente in tale Stato membro di nominare un domiciliatario ai fini della notifica di un decreto penale di condanna emesso nei suoi confronti, purché tale persona benefici effettivamente in toto del termine stabilito per proporre opposizione avverso il decreto stesso.

Infatti, sia la finalità, consistente nel consentire all’imputato di predisporre la propria difesa, sia la necessità di evitare qualsiasi discriminazione tra, da un lato, gli imputati che possiedano la propria residenza nella sfera di applicazione territoriale della legge nazionale interessata e, dall’altro, quelle la cui residenza non rientri nella sfera medesima, che sono le sole a dover nominare un domiciliatario ai fini della notifica dei provvedimenti giudiziari, esigono che l’imputato disponga di detto termine in toto, vale a dire senza che la durata di quest’ultimo sia ridotta del tempo necessario al domiciliatario per far pervenire il decreto penale di condanna al suo destinatario.

(v. punti 65‑68, dispositivo 2)