Language of document : ECLI:EU:T:2017:419

Edizione provvisoria

ORDINANZA DEL TRIBUNALE (Quinta Sezione)

6 giugno 2017 (1)

«Ricorso di annullamento – Termine di ricorso – Tardività – Causa di forza maggiore – Costituzione di una società dopo la scadenza del termine di ricorso – Irricevibilità manifesta»

Nella causa T‑172/17,

Società agricola Taboga Leandro e Fidenato Giorgio Ss, con sede in Arba (Italia), rappresentata da F. Longo, avvocato,

ricorrente,

contro

Parlamento europeo,

e

Consiglio dell’Unione europea,

convenuti

avente ad oggetto una domanda basata sull’articolo 263 TFUE e diretta all’annullamento della direttiva (UE) 2015/412 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2015, che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio (GU 2015, L 68, pag. 1),

IL TRIBUNALE (Quinta Sezione),

composto da D. Gratsias (relatore), presidente, A. Dittrich e P.G. Xuereb, giudici,

cancelliere: E. Coulon

ha emesso la seguente

Ordinanza

 Fatti

1        La direttiva (UE) 2015/412 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2015, che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio (GU 2015, L 68, pag. 1), è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 13 marzo 2015.

2        La ricorrente, una società agricola di diritto italiano denominata «Società agricola Taboga Leandro e Fidenato Giorgio Ss», è stata costituita il 6 marzo 2017 e da tale data è attiva, in base ai documenti allegati al ricorso, nel settore delle coltivazioni miste di cereali, legumi da granella e semi oleosi.

 Procedimento e conclusioni della ricorrente

3        Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 17 marzo 2017, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.

4        La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

–        annullare la direttiva 2015/412 (in prosieguo: l’«atto impugnato»);

–        statuire sulle spese in conformità alle disposizioni generali applicabili.

 In diritto

5        Ai sensi dell’articolo 126 del regolamento di procedura del Tribunale, quando il ricorso è manifestamente irricevibile, il Tribunale può, senza proseguire il procedimento, statuire con ordinanza motivata.

6        Nel caso di specie, il Tribunale ritiene di essere sufficientemente edotto dagli atti di causa e decide, ai sensi di tale articolo, di statuire senza proseguire il procedimento.

7        Ai sensi dell’articolo 263, sesto comma, TFUE, il ricorso di annullamento deve essere proposto nel termine di due mesi a decorrere, a seconda dei casi, dalla pubblicazione dell’atto impugnato, dalla sua notificazione al ricorrente o, in mancanza, dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza. Ai sensi dell’articolo 59 del regolamento di procedura, quando un termine per l’impugnazione di un atto di un’istituzione decorre dalla pubblicazione di detto atto nella Gazzetta ufficiale, tale termine dev’essere calcolato a partire dalla fine del quattordicesimo giorno successivo alla data di tale pubblicazione. Conformemente all’articolo 60 del regolamento di procedura, tale termine, inoltre, è aumentato di un termine forfettario in ragione della distanza di dieci giorni.

8        Secondo una consolidata giurisprudenza, il termine di impugnazione previsto all’articolo 263, sesto comma, TFUE è perentorio e l’applicazione rigorosa delle norme procedurali risponde alle esigenze di certezza del diritto nonché alla necessità di evitare qualsivoglia discriminazione o trattamento arbitrario nell’amministrazione della giustizia (v. ordinanza del 30 settembre 2014, Faktor B. i W. Gęsina/Commissione, C‑138/14 P, non pubblicata, EU:C:2014:2256, punto 17 e giurisprudenza ivi citata). Una giurisprudenza parimenti consolidata dichiara che i termini di ricorso sono intesi a salvaguardare la certezza del diritto, evitando che atti dell’Unione europea produttivi di effetti giuridici vengano rimessi in discussione all’infinito. Pertanto, ove il dies a quo del citato termine sia la data di pubblicazione dell’atto impugnato, il ricorrente non può addurre il fatto di aver preso conoscenza di tale atto successivamente alla sua pubblicazione per ritardare la decorrenza del termine (v. ordinanza del 25 novembre 2008, S.A.BA.R./Commissione, C‑501/07 P, non pubblicata, EU:C:2008:652, punto 22 e giurisprudenza ivi citata).

9        Infatti, conformemente all’articolo 45, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, è possibile derogare ai termini procedurali solo in circostanze del tutto eccezionali, di un caso fortuito o di forza maggiore (v. ordinanza del 30 settembre 2014, Faktor B. i W. Gęsina/Commissione, C‑138/14 P, non pubblicata, EU:C:2014:2256, punto 17 e giurisprudenza ivi citata). In virtù del medesimo articolo, è colui che invoca un caso fortuito o di forza maggiore che deve dimostrarne l’esistenza.

10      La Corte ha dichiarato che le nozioni di forza maggiore e di caso fortuito comprendono un elemento oggettivo, relativo alle circostanze anormali ed estranee al ricorrente, e un elemento soggettivo, costituito dall’obbligo di quest’ultimo di premunirsi contro le conseguenze dell’evento anormale, adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi (v. ordinanza del 22 gennaio 2014, Faktor B. i W. Gęsina/Commissione, T‑468/12, non pubblicata, EU:T:2014:46, punto 20 e giurisprudenza ivi citata).

11      Pertanto, la nozione di forza maggiore non si applica ad una situazione in cui una persona diligente e accorta sarebbe obiettivamente stata in grado di evitare la scadenza di un termine di ricorso (v. ordinanza del 22 gennaio 2014, Faktor B. i W. Gęsina/Commissione, T‑468/12, non pubblicata, EU:T:2014:46, punto 21 e giurisprudenza ivi citata).

12      Si può inoltre desumere dalla giurisprudenza appena citata che un evento, per essere qualificato come forza maggiore, deve essere caratterizzato dall’inevitabilità, di modo che tale evento diviene la causa determinante della preclusione (v. ordinanza del 22 gennaio 2014, Faktor B. i W. Gęsina/Commissione, T‑468/12, non pubblicata, EU:T:2014:46, punto 23 e giurisprudenza ivi citata).

13      Peraltro, il caso di forza maggiore dovrebbe essere tale da permettere all’interessato di giustificarsi per il fatto che il ricorso non sia pervenuto in cancelleria al più tardi l’ultimo giorno di scadenza del termine impartito. Un evento sopraggiunto successivamente allo scadere del termine di ricorso, pertanto, non può comunque essere preso in considerazione per dimostrare l’esistenza di un caso fortuito o di forza maggiore (v. ordinanza del 22 gennaio 2014, Faktor B. i W. Gęsina/Commissione, T‑468/12, non pubblicata, EU:T:2014:46, punto 24 e giurisprudenza ivi citata).

14      Nel caso di specie, come riportato al precedente punto 1, l’atto impugnato è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 13 marzo 2015. Ne discende che il termine per chiedere l’annullamento di tale atto, conformemente all’articolo 263 TFUE, è scaduto l’8 giugno 2015. Di conseguenza il ricorso, depositato il 17 marzo 2017, è tardivo.

15      Per giustificare tale tardività, la ricorrente invoca il fatto di essere stata costituita solo dopo la scadenza, in relazione all’atto impugnato, del termine di ricorso previsto all’articolo 263, sesto comma, TFUE.

16      Orbene, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, tale circostanza non può essere qualificata come forza maggiore, tale da giustificare la tardività del deposito del presente ricorso. Più nello specifico, si deve considerare che il fatto che la ricorrente non soddisfacesse, prima della scadenza del termine previsto all’articolo 263, sesto comma, TFUE, una delle condizioni di ricevibilità previste in tale articolo, ossia il fatto che essa non disponesse, prima dell’8 giugno 2015, di personalità giuridica ai sensi di detto articolo, non può essere qualificato quale evento anormale ed estraneo alla ricorrente ai sensi della giurisprudenza citata al precedente punto 10.

17      Infatti, ritenere che una circostanza come quella invocata dalla ricorrente costituisca un caso di forza maggiore, ai sensi dell’articolo 45, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, consentirebbe di rimettere in questione indefinitamente gli atti dell’Unione e comprometterebbe, di conseguenza, la salvaguardia della certezza del diritto, a cui mira, secondo la giurisprudenza citata al precedente punto 8, il termine previsto all’articolo 263, sesto comma, TFUE.

18      Inoltre, anche a voler ipotizzare, nelle circostanze del caso di specie, che l’impossibilità per la ricorrente di depositare un ricorso di annullamento dell’atto impugnato dopo lo scadere del temine previsto all’articolo 263, sesto comma, TFUE possa essere considerata come una limitazione del suo diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva, è stato dichiarato che, se è vero che le condizioni di avvio di un’azione dinanzi al giudice dell’Unione devono essere interpretate alla luce del principio di un’efficace tutela giurisdizionale, ciò nondimeno tale interpretazione non può condurre ad escludere un requisito espressamente previsto dal Trattato, senza eccedere le competenze attribuite da quest’ultimo ai giudici dell’Unione (v. sentenza del 10 giugno 2009, Polonia/Commissione, T‑257/04, EU:T:2009:182, punto 50 e giurisprudenza ivi citata).

19      Risulta dall’insieme delle considerazioni che precedono che, indipendentemente da qualsivoglia considerazione relativa alla questione se l’atto impugnato riguardi direttamente e individualmente la ricorrente, il ricorso dev’essere respinto in quanto manifestamente irricevibile, senza che sia necessario notificarlo al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea.

 Sulle spese

20      Poiché la presente ordinanza è adottata prima della notifica dell’atto introduttivo del ricorso al Parlamento e al Consiglio e prima che questi ultimi abbiano potuto sostenere spese, è sufficiente decidere che la ricorrente sopporterà le proprie spese, ai sensi dell’articolo 133 del regolamento di procedura.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE (Quinta Sezione)

così provvede:

1)      Il ricorso è respinto.

2)      La Società agricola Taboga Leandro e Fidenato Giorgio Ss sopporterà le proprie spese.

Lussemburgo, 6 giugno 2017

Il cancelliere

 

      Il presidente

            

1      Lingua processuale: l’italiano.