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Impugnazione proposta l’8 maggio 2017 dalla Canadian Solar Emea GmbH, Canadian Solar Manufacturing (Changshu), Inc., Canadian Solar Manufacturing (Luoyang), Inc., Csi Cells Co. Ltd, Csi Solar Power (China), Inc. avverso la sentenza del Tribunale (Quinta Sezione) del 28 febbraio 2017, causa T-162/14, Canadian Solar Emea GmbH e a. / Consiglio

(Causa C-236/17 P)

Lingua processuale: l’inglese

Parti

Ricorrenti: Canadian Solar Emea GmbH, Canadian Solar Manufacturing (Changshu), Inc., Canadian Solar Manufacturing (Luoyang), Inc., Csi Cells Co. Ltd, Csi Solar Power (China), Inc. (rappresentanti: J. Bourgeois, avocat, S. De Knop, advocaat, M. Meulenbelt, advocaat, A. Willems, avvocato)

Altre parti nel procedimento: Consiglio dell’Unione europea, Commissione europea

Conclusioni delle ricorrenti

Le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:

annullare la sentenza del Tribunale nella causa T-162/14;

accogliere il ricorso di primo grado e annullare il regolamento controverso nella parte in cui riguarda le ricorrenti;

condannare i convenuti a sostenere delle proprie spese nonché quelle delle ricorrenti, sia in primo grado che in quello di impugnazione;

condannare le altre parti nel procedimento d’impugnazione a sostenere le proprie spese.

In subordine:

annullare la sentenza del Tribunale nella causa T-162/14;

rinviare la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest’ultimo;

riservare al Tribunale la definitiva statuizione sulle spese in primo grado e nel procedimento d’impugnazione;

condannare le altre parti nel procedimento d’impugnazione a sostenere le proprie spese.

Motivi e principali argomenti

Il Tribunale è incorso in un errore di diritto nell’imporre alle ricorrenti di dimostrare un interesse a dedurre i motivi primo e secondo; in ogni caso, il Tribunale ha erroneamente qualificato dal punto di vista giuridico i fatti, in quanto le ricorrenti vantano un tale interesse.

Il Tribunale è incorso in un errore di diritto nell’imporre alle ricorrenti di dimostrare un interesse a dedurre il terzo motivo; il Tribunale ha erroneamente interpretato l’articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento 1225/2009 («regolamento di base»)1 .

Il Tribunale è incorso in un errore di diritto allorché ha dichiarato che il regolamento 1168/2012 si applicava all’inchiesta antidumping in esame2 ; il Tribunale è incorso in un errore di diritto nel dichiarare che l’omesso esame, da parte della Commissione, sulla richiesta delle ricorrenti di trattamento riservato alle imprese operanti in condizioni di economia di mercato non vizia il regolamento controverso.

Il Tribunale è incorso in un errore di diritto allorché ha consentito alle Istituzioni di istituire il dazio antidumping a un livello tale da contrastare pregiudizi derivanti da fattori diversi dalle importazioni oggetto di dumping; il Tribunale è incorso in un errore di diritto nel rovesciare indebitamente l’onere della prova.

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1 Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU 2009, L 343, pag. 51). L’articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento di base è stato sostituito dall’analogo articolo 2, paragrafo 7, lettera a), del regolamento (UE) 2016/1036 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2016, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell’Unione europea (GU 2016, L 176, pag. 21).

2 Regolamento (UE) n. 1168/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, che modifica il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU 2012, L 344, pag. 1).