Language of document : ECLI:EU:C:2017:419

Causa C529/15

Procedimento promosso da Gert Folk

(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshof)

«Rinvio pregiudiziale – Responsabilità ambientale – Direttiva 2004/35/CE – Articolo 17 – Applicabilità nel tempo – Gestione di una centrale idroelettrica messa in funzione anteriormente alla scadenza del termine di trasposizione della direttiva – Articolo 2, punto 1, lettera b) – Nozione di “danno ambientale” – Normativa nazionale che esclude il danno in presenza di autorizzazione – Articolo 12, paragrafo 1 – Accesso alla giustizia in materia di diritto dell’ambiente – Legittimazione ad agire – Direttiva 2000/60/CE – Articolo 4, paragrafo 7 – Effetto diretto»

Massime – Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 1o giugno 2017

1.        Ambiente – Prevenzione e riparazione del danno ambientale – Responsabilità ambientale – Direttiva 2004/35 – Applicazione nel tempo – Danni ambientali verificatisi successivamente alla data di scadenza del termine di trasposizione della direttiva, ma causati dalla gestione di un impianto messo in funzione anteriormente a tale data – Applicazione della direttiva

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31, art. 17)

2.        Ambiente – Prevenzione e riparazione del danno ambientale – Responsabilità ambientale – Direttiva 2004/35 – Nozione di «danno ambientale» – Normativa nazionale che esclude dalla nozione di danno ambientale qualsiasi danno coperto da un’autorizzazione rilasciata in forza delle disposizioni nazionali in materia di acque – Inammissibilità

[Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31, art. 2, punto 1, b)]

3.        Ambiente – Azione comunitaria in materia di acque – Direttiva 2000/60 – Obiettivi ambientali – Obbligo di attuare le misure necessarie per prevenire il deterioramento dello stato delle masse d’acqua superficiali o sotterranee – Possibilità di deroga per i progetti d’interesse pubblico superiore – Presupposti enunciati all’articolo 4, paragrafo 7, di tale direttiva – Obbligo per il giudice nazionale di verificare l’osservanza dei presupposti previsti da detta disposizione per stabilire se esista un danno ambientale, ai sensi della direttiva 2004/35, nell’ipotesi del rilascio di un’autorizzazione senza esame dell’osservanza di detti presupposti – Insussistenza

[Direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60, art. 4, § 7, a) - d), e 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31, art. 2, punto 1, b)]

4.        Ambiente – Prevenzione e riparazione del danno ambientale – Responsabilità ambientale – Direttiva 2004/35 – Procedure di ricorso – Normativa nazionale che non consente ai titolari di diritti di pesca di avviare un procedimento di ricorso relativo a un danno ambientale – Inammissibilità

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31, artt. 12 e 13)

1.      L’articolo 17 della direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, come modificata dalla direttiva 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, deve essere interpretato nel senso che, fatte salve le verifiche che incombono al giudice del rinvio, la direttiva stessa si applica ratione temporis ai danni ambientali verificatisi successivamente al 30 aprile 2007, ma causati dalla gestione di un impianto autorizzato conformemente alla disciplina in materia di acque e messo in funzione anteriormente a tale data.

(v. punto 25, dispositivo 1)

2.      La direttiva 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31 e, in particolare, il suo articolo 2, punto 1, lettera b), dev’essere interpretata nel senso che osta ad una disposizione del diritto nazionale che escluda, in via generale e automatica, che il danno idoneo a incidere in modo significativamente negativo sullo stato ecologico, chimico o quantitativo, oppure sul potenziale ecologico delle acque di cui trattasi, sia qualificato come «danno ambientale», per il sol fatto di essere coperto da un’autorizzazione rilasciata conformemente al diritto nazionale medesimo.

(v. punto 34, dispositivo 2)

3.      Nell’ipotesi in cui un’autorizzazione sia stata rilasciata in applicazione di disposizioni nazionali, senza l’esame delle condizioni esposte all’articolo 4, paragrafo 7, lettere da a) a d), della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, il giudice nazionale non è tenuto a verificare d’ufficio se le condizioni indicate in tale disposizione siano soddisfatte ai fini dell’accertamento della sussistenza di un danno ambientale ai sensi dell’articolo 2, punto 1, lettera b), della direttiva 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31.

Infatti, incombe alle autorità nazionali competenti ad autorizzare un progetto l’obbligo di controllare che le condizioni enumerate all’articolo 4, paragrafo 7, lettere da a) a d), della direttiva 2000/60 siano soddisfatte prima del rilascio dell’autorizzazione, fatto salvo un eventuale controllo giurisdizionale. Per contro, il diritto dell’Unione non obbliga affatto i giudici nazionali a sostituirsi all’autorità competente esaminando d’ufficio il ricorrere di tali condizioni quando tale autorità abbia proceduto al rilascio dell’autorizzazione senza aver proceduto all’effettuazione dell’esame medesimo.

(v. punti 39, 40, dispositivo 3)

4.      Gli articoli 12 e 13 della direttiva 2004/35, come modificata dalla direttiva 2009/31, vanno interpretati nel senso che ostano ad una disposizione del diritto nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che non consenta ai titolari di diritti di pesca di promuovere un procedimento di ricorso relativo a un danno ambientale ai sensi dell’articolo 2, punto 1, lettera b), della direttiva medesima.

(v. punto 50, dispositivo 4)