Language of document : ECLI:EU:T:2018:853

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Nona Sezione)

29 novembre 2018 (*)

«Aiuti di Stato – Compensazione retroattiva per un servizio pubblico accordata dalle autorità italiane – Servizio di trasporto regionale di passeggeri a mezzo autobus fornito tra il 1997 e il 1998 sulla base di concessioni – Decisione che dichiara l’aiuto incompatibile con il mercato interno e ne ordina il recupero – Sentenza Altmark – Applicazione ratione temporis delle disposizioni di diritto sostanziale»

Nella causa T‑720/16,

Aziende Riunite Filovie ed Autolinee Srl (ARFEA), con sede ad Alessandria (Italia), rappresentata da M. Chiti, V. Angiolini e L. Formilan, avvocati,

ricorrente,

contro

Commissione europea, rappresentata da L. Armati e D. Recchia, in qualità di agenti,

convenuta,

avente ad oggetto una domanda basata sull’articolo 263 TFUE e diretta all’annullamento della decisione (UE) 2016/2084 della Commissione, del 10 giugno 2016, relativa all’aiuto di Stato SA.38132 (2015/C) (ex 2014/NN) – Compensazione integrativa per obblighi di servizio pubblico a favore di Arfea (GU 2016, L 321, pag. 57),

IL TRIBUNALE (Nona Sezione),

composto da S. Gervasoni, presidente, K. Kowalik-Bańczyk (relatore) e C. Mac Eochaidh, giudici,

cancelliere: J. Palacio González, amministratore principale

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 2 maggio 2018,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con il presente ricorso la ricorrente, Aziende Riunite Filovie ed Autolinee Srl (ARFEA), chiede l’annullamento della decisione (UE) 2016/2084 della Commissione, del 10 giugno 2016, relativa all’aiuto di Stato SA.38132 (2015/C) (ex 2014/NN) – Compensazione integrativa per obblighi di servizio pubblico a favore di Arfea (GU 2016, L 321, pag. 57) (in prosieguo: la «decisione impugnata»). Detto ricorso rientra nel novero di una serie di ricorsi proposti dinanzi al Tribunale riguardo a compensazioni per svantaggi economici, versate alle imprese italiane di trasporto di passeggeri tramite autobus da parte delle competenti autorità italiane in esecuzione di sentenze di giudici italiani e qualificate successivamente dalla Commissione europea come aiuti di Stato, ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE. Tali sentenze sono dovute alla giurisprudenza del Consiglio di Stato (Italia), il quale, basandosi direttamente sul regolamento (CEE) n. 1191/69 del Consiglio, del 26 giugno 1969, relativo all’azione degli Stati membri in materia di obblighi inerenti alla nozione di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile (GU 1969, L 156, pag. 1), come modificato dal regolamento (CEE) n. 1893/91 del Consiglio, del 20 giugno 1991 (GU 1991, L 169, pag. 1), ha riconosciuto il diritto delle summenzionate imprese di ottenere compensazioni per gli svantaggi economici derivanti dall’adempimento di obblighi di servizio pubblico, quando tali svantaggi non erano stati interamente compensati da sovvenzioni ottenute a norma della legislazione nazionale. Nel caso di specie, siffatta compensazione è stata versata alla ricorrente a seguito delle sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte (Italia) e la concessione della compensazione in parola è stata in seguito notificata alla Commissione. Con la decisione impugnata, la Commissione ha considerato detta compensazione incompatibile con il mercato interno e ne ha disposto il recupero. Per ragioni di chiarezza e tenendo conto, in particolare, dell’aspetto temporale della controversia che ha condotto all’adozione della decisione impugnata, il contesto giuridico e materiale della medesima è presentato di seguito.

 Quadro giuridico

 Diritto dell’Unione

2        Ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, salvo deroghe contemplate dai trattati, sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza. L’articolo 93 TFUE dispone che sono compatibili con i trattati gli aiuti richiesti dalle necessità del coordinamento dei trasporti ovvero corrispondenti al rimborso di talune servitù inerenti alla nozione di pubblico servizio.

3        Al fine di attuare, nel contempo, la politica dei trasporti e la politica di concorrenza dell’Unione europea, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato, in particolare, il regolamento n. 1191/69.

4        Il regolamento n. 1191/69 istituiva un quadro armonizzato che definiva le condizioni in cui gli Stati membri potevano concedere sovvenzioni per compensare il costo degli obblighi di servizio pubblico da loro imposti alle imprese di trasporto. Il regolamento in parola concretizzava quindi le norme del Trattato relative agli aiuti di Stato nel settore dei servizi pubblici di trasporto terrestre.

5        Il regolamento n. 1191/69 si applicava alle imprese di trasporto che fornivano servizi nel settore dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile. In forza del suo articolo 1, paragrafo 1, secondo comma, gli Stati membri potevano escludere dal suo campo di applicazione le imprese la cui attività fosse limitata esclusivamente alla fornitura di servizi di trasporto urbani, extraurbani o regionali. La Repubblica italiana non si è avvalsa di tale facoltà.

6        Il regime configurato dal regolamento n. 1191/69 era volto, in sostanza, alla soppressione degli obblighi di servizio pubblico, definiti come gli obblighi che l’impresa di trasporto, ove considerasse il proprio interesse commerciale, non assumerebbe o non assumerebbe nella stessa misura né alle stesse condizioni. Tali obblighi comprendevano l’obbligo di esercizio, l’obbligo di trasporto e l’obbligo tariffario imposti alle imprese di trasporto. Il regolamento n. 1191/69 prevedeva la possibilità, per gli Stati membri, di concludere con le imprese di trasporto i contratti di servizio pubblico per garantire servizi di trasporto sufficienti tenendo conto dei fattori sociali, ambientali e di assetto del territorio o per offrire particolari condizioni tariffarie a favore di determinate categorie di passeggeri. Tali contratti erano disciplinati nella sezione V del suddetto regolamento.

7        Tuttavia, in conformità all’articolo 1, paragrafo 5, e all’articolo 6 del regolamento n. 1191/69, gli Stati membri potevano anche decidere di mantenere precedenti obblighi di servizio pubblico per i servizi urbani, extraurbani e regionali di trasporto di passeggeri o imporne di nuovi, purché tali decisioni di mantenimento o soppressione di obblighi di servizio pubblico prevedessero, per gli oneri da ciò derivanti, la concessione di una compensazione che doveva essere determinata in base ai metodi di cui agli articoli da 10 a 13 di tale regolamento.

8        I metodi di calcolo delle compensazioni per gli oneri derivanti dagli obblighi di servizio pubblico erano stabiliti alla sezione IV del regolamento n. 1191/69. Ne faceva inoltre parte l’articolo 1, paragrafo 5, secondo comma, compreso nella sezione I del menzionato regolamento, contenente disposizioni generali. La suddetta disposizione richiedeva che, quando un’impresa di trasporto svolgeva contemporaneamente servizi soggetti ad obblighi di servizio pubblico ed altre attività, i conti corrispondenti a ciascuna di tali attività fossero separati.

9        Le sovvenzioni concesse a imprese di trasporto in osservanza delle condizioni di cui al regolamento n. 1191/69 erano ritenute compatibili con il mercato interno. Ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 2, di detto regolamento, siffatte compensazioni erano dispensate dall’obbligo di notifica di cui all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE.

10      Per contro, allorché gli obblighi di servizio pubblico imposti alle imprese di trasporto e le sovvenzioni dalle medesime ricevute connesse a detti obblighi non rispondevano alle condizioni stabilite dal regolamento n. 1191/69, esse erano considerate incompatibili con il diritto dell’Unione, senza che occorresse esaminarle alla luce delle disposizioni del trattato (v., in tal senso, sentenza del 24 luglio 2003, Altmark Trans e Regierungspräsidium Magdeburg, C‑280/00; in prosieguo: la «sentenza Altmark», EU:C:2003:415, punto 65).

11      Il regolamento n. 1370/2007 ha abrogato e sostituito il regolamento n. 1191/69 nonché il regolamento (CEE) n. 1107/70 del Consiglio, del 4 giugno 1970, relativo agli aiuti accordati nel settore dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile (GU 1970, L 130, pag. 1), riunendo e al contempo modificandone le disposizioni. Esso ha lo scopo di definire con quali modalità le autorità competenti, nel rispetto del diritto dell’Unione, possano intervenire nel settore dei trasporti pubblici di passeggeri. Il regolamento in parola si concentra sull’istituzione del contratto di servizio pubblico e precisa, da un lato, all’articolo 4, il contenuto obbligatorio di un contratto del genere e, dall’altro, all’articolo 5, le norme per la sua concessione, imponendo, in particolare, il ricorso a procedure di gara per le imprese che desiderino concludere un contratto di tale tipo.

12      Analogamente al regolamento n. 1191/69, all’articolo 9 il regolamento n. 1370/2007 stabilisce che una compensazione di servizio pubblico per l’esercizio di servizi di trasporto pubblico di passeggeri o per rispettare gli obblighi tariffari stabiliti da norme generali, erogata in conformità alle sua disposizioni, è considerata compatibile con il mercato interno ed è dispensata dall’obbligo di notifica preventiva di cui all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE.

 Normativa nazionale

13      La legge 10 aprile 1981, n. 151, «Legge quadro per l’ordinamento, la ristrutturazione ed il potenziamento dei trasporti pubblici locali – Istituzione del Fondo nazionale per il ripiano dei disavanzi di esercizio e per gli investimenti nel settore» (GURI n.o113, del 24 aprile 1981; in prosieguo: la «legge quadro n. 151/1981»), stabilisce i principi cui devono attenersi le regioni italiane nell’esercizio delle potestà legislativa e di programmazione in materia di trasporti pubblici locali. I servizi di trasporto pubblico locale sono definiti come i servizi adibiti al trasporto collettivo di persone e di cose effettuati in modo continuativo o periodico con itinerari, frequenze e tariffe prestabiliti, con esclusione di quelli che rientrano nella competenza dello Stato. Tali servizi possono essere effettuati, ai sensi dell’articolo 4 della legge quadro n. 151/1981, tra l’altro, in regime di concessioni accordate ad imprese pubbliche e private. La legge quadro n. 151/1981 stabilisce il contenuto minimo di una concessione.

14      La legge quadro n. 151/1981 stabilisce che le regioni adottino programmi di sovvenzioni per gli investimenti o l’esercizio dei servizi in parola. Ai sensi dell’articolo 6 di tale legge, si prevede quanto segue:

«I contributi di esercizio (…) sono erogati dalla regione, sulla base di principi e procedure stabiliti con legge regionale, con l’obiettivo di conseguire l’equilibrio economico dei bilanci dei servizi di trasporto e sono determinati annualmente calcolando:

a)      il costo economico standardizzato del servizio con riferimento a criteri e parametri di rigorosa ed efficiente gestione, distinto per categorie e modi di trasporto e tenuto conto, attraverso analisi comparate, della qualità del servizio offerto e delle condizioni ambientali in cui esso viene svolto;

b)      i ricavi del traffico presunti derivanti dall’applicazione di tariffe minime stabilite dalla regione, con il concorso degli enti locali interessati. Detti ricavi debbono coprire il costo effettivo del servizio almeno nella misura che verrà stabilita annualmente nel quadro di un programma triennale per le varie zone ambientali omogenee del territorio nazionale (…). Le tariffe, nonché i provvedimenti di organizzazione e ristrutturazione aziendale e l’adozione di idonee misure di organizzazione del traffico, debbono assicurare annualmente un incremento del rapporto “ricavi-costi” da definirsi a livello regionale, tenuto conto anche dei contributi per gli investimenti erogati per l’attuazione dei programmi aziendali;

c)      l’ammontare dei contributi (…) da erogare alle imprese od esercizi di trasporto sulla base di parametri obiettivi per coprire la differenza tra costi e ricavi come sopra stabiliti.

Le eventuali perdite o disavanzi non coperti dai contributi regionali come sopra determinati restano a carico delle singole imprese od esercizi di trasporto.

Gli enti locali o i loro consorzi provvedono alla copertura dei disavanzi delle proprie aziende che eccedano i contributi regionali all’interno dei propri bilanci senza possibilità di rimborso da parte dello Stato, sulla base di un piano che preveda il raggiungimento dell’equilibrio di bilancio entro il termine massimo di cinque anni, a decorrere dall’esercizio finanziario successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge (…)».

15      In attuazione della legge quadro n. 151/1981, la Giunta regionale del Piemonte (Italia) ha adottato la deliberazione n. 658-2041, del 16 febbraio 1984, dal titolo «Legge n. 151/81 e legge regionale n. 16/82. Proposta di deliberazione quadro del Consiglio Regionale per la delimitazione dei criteri e dei parametri relativi alla determinazione dei costi economici standardizzati dei servizi di trasporto pubblico di persone» (Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 11, del 14 marzo 1984, pag. 1422; in prosieguo: la «deliberazione del 16 febbraio 1984»).

16      Ai sensi dell’articolo 1 della deliberazione del 16 febbraio 1984, il costo standardizzato dei servizi di trasporto pubblico di persone, elaborato con riferimento a criteri e parametri di rigorosa ed efficiente gestione, è relativo a diversi tipi di servizio, in funzione dell’area geografica nella quale è svolto.

17      L’articolo 4, primo comma, della deliberazione del 16 febbraio 1984 così dispone:

«Il saldo delle competenze aziendali è definito rispetto ai costi economici standardizzati stimati a consuntivo ai sensi del precedente art[icolo] 3: tali costi sono considerati come limiti massimi ammissibili rispetto al costo effettivo ammissibile della singola azienda per l’anno di competenza, fermo restando invece il riferimento ai costi effettivi aziendali e revisionati dagli Uffici regionali, quando risultino inferiori a quelli standardizzati».

18      Infine, secondo l’articolo 12 della legge 7 dicembre 1999, n. 472 – Interventi nel settore dei trasporti (GURI n. 294, del 16 dicembre 1999; in prosieguo: la legge n. 472/1999»), al fine di contribuire al risanamento e allo sviluppo dei trasporti pubblici locali lo Stato avrebbe concorso alla copertura, nella misura massima del 30%, dei disavanzi di esercizio, relativi all’anno 1997, dei servizi di trasporto pubblico locale di competenza delle regioni.

 Giurisprudenza del Consiglio di Stato in materia di applicazione del regolamento n. 1191/69

19      La presente causa s’inscrive in una serie di procedimenti vertenti sulle compensazioni per gli svantaggi economici, asseritamente subiti da imprese italiane di trasporto locale, regionale o interregionale di passeggeri tramite autobus, versati a dette imprese dalle competenti autorità italiane. Siffatte cause traggono origine dalla giurisprudenza elaborata per la prima volta dal Consiglio di Stato nella sentenza del 29 agosto 2006, n. 5043/06 (in prosieguo: la «sentenza n. 5043/06»), con cui quest’ultimo ha annullato una sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, in cui detto giudice aveva dichiarato, in sostanza, che, a differenza del regolamento n. 1191/69, il quale avrebbe istituito un metodo diretto alla integrale copertura dei maggiori costi sostenuti dalle imprese di trasporto conseguenti all’assunzione degli obblighi di servizio pubblico, la legislazione italiana in vigore, segnatamente la legge quadro n. 151/1981, prevedeva solo un regime di erogazione di contributi di esercizio «avente la funzione di risanare le gestioni delle imprese di trasporto secondo criteri fondati sulla efficienza ed economicità». Secondo il Consiglio di Stato, il sistema di contribuzione previsto dalla normativa italiana non esauriva le forme di sostegno di cui potevano avvalersi le imprese di trasporto italiane e, soprattutto, non escludeva la possibilità di riconoscere il diritto a una compensazione direttamente fondato sul regolamento n. 1191/69, in particolare sugli articoli 6, 10 e 11, qualora un’impresa dimostrasse di aver subito uno svantaggio economico connesso all’assolvimento di obblighi di servizio pubblico che non fosse stato integralmente compensato da sovvenzioni ottenute in forza della legislazione nazionale.

20      Alla sentenza n. 5043/06 è seguita la sentenza del 9 marzo 2010, n. 1405/2010, con cui il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio che rifiutava di riconoscere una compensazione integrale all’impresa di trasporto interregionale Simet SpA. A seguito di tale sentenza, il Ministero dei Trasporti italiano ha dovuto versare a favore della Simet una compensazione integrativa il cui importo è stato stabilito da un esperto nominato dal Consiglio di Stato. Prima di procedere al versamento della compensazione in parola, lo Stato italiano l’ha notificata alla Commissione che, con la decisione 2014/201/UE, del 2 ottobre 2013, relativa alla compensazione di Simet SpA per l’esercizio di servizi di trasporto pubblico dal 1987 al 2003 [Aiuto di Stato SA.33037 (2012/C) — Italia] (GU 2014, L 114, pag.48), ha constatato che la medesima costituiva un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno. Alla decisione 2014/201 è seguito un ricorso della Simet, respinto con sentenza del 3 marzo 2016, Simet/Commissione (T‑15/14, EU:T:2016:124), confermata, successivamente ad impugnazione, con ordinanza del 9 marzo 2017, Simet/Commissione (C‑232/16 P, non pubblicata, EU:C:2017:200).

21      Inoltre, con due sentenze del 27 luglio 2009, nn. 4683/09 e 4684/09, il Consiglio di Stato ha annullato due pronunce del Tribunale amministrativo regionale di Salerno, che negavano il riconoscimento di una piena compensazione a due società di trasporto locale attive nella regione Campania (Italia), rispettivamente, la CSTP – Azienda della Mobilità SpA, e la Buonotourist Srl. A seguito di tali sentenze, la convenuta, nella fattispecie la Regione Campania, ha dovuto versare alle due società summenzionate compensazioni integrative il cui importo è stato determinato da un esperto designato dal Consiglio di Stato. La Regione Campania ha adempiuto il 21 dicembre 2015, poco dopo la notifica del versamento delle compensazioni integrative alla Commissione, effettuata dalle autorità italiane il 5 dicembre 2012. Con due decisioni adottate il 19 gennaio 2015, la decisione (UE) 2015/1074, sull’aiuto di stato SA.35842 (2014/C) (ex 2012/NN) cui l’Italia ha dato esecuzione – Compensazione integrativa per obblighi di servizio pubblico a favore di CSTP (GU 2015, L 179, pag. 112), e la decisione (UE) 2015/1075, sull’aiuto di Stato SA.35843 (2014/C) (ex 2012/NN) cui l’Italia ha dato esecuzione – Compensazione integrativa per obblighi di servizio pubblico a favore di Buonotourist (GU 2015, L 179, pag. 128), la Commissione ha considerato che le suddette compensazioni costituissero aiuti di Stato versati illegittimamente e incompatibili con il mercato interno, ordinandone il recupero. Le due decisioni in parola sono state oggetto di ricorso da parte delle società interessate, ricorsi respinti con sentenze dell’11 luglio 2018, Buonotourist/Commissione (T‑185/15, non pubblicata, EU:T:2018:430), e dell’11 luglio 2018, CSTP Azienda della Mobilità/Commissione (T‑186/15, non pubblicata, EU:T:2018:431).

22      Peraltro, adito con un ricorso della CTP – Compagnia Transporti Pubblici SpA, un’impresa di trasporto locale attiva nella Provincia di Napoli (Italia), ricorso avverso detta provincia e la Regione Campania, vertente sul rifiuto di queste ultime di versare alla CTP la compensazione dello svantaggio economico che detta società riteneva di aver subito a causa della fornitura di servizi di trasporto regionale, il 3 luglio 2012, il Consiglio di Stato ha deciso di sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione europea una questione pregiudiziale relativa all’interpretazione degli articoli 4 e 6 del regolamento n. 1191/69. Tale questione era in sostanza volta a stabilire in quali casi la domanda di compensazione degli svantaggi economici, derivanti dall’adempimento di un obbligo di servizio pubblico, dovesse essere preceduta da una domanda per la soppressione totale o parziale di detto obbligo. La Corte ha risolto la questione di cui trattasi nella sentenza del 3 aprile 2014, CTP (da C‑516/12 a C‑518/12, EU:C:2014:220).

23      I giudici italiani non hanno tuttavia mai chiesto alla Corte se il regolamento n. 1191/69 dovesse essere interpretato nel senso che esso escludeva l’applicazione di una legge, quale la legge quadro n. 151/1981, che, stando alla sentenza n. 5043/06, non consentiva di garantire una piena compensazione per gli svantaggi economici connessi all’esecuzione di obblighi di servizio pubblico nel settore del trasporto di passeggeri e che, pertanto, non sarebbe stata coerente con il sistema di compensazione istituito dal menzionato regolamento.

 Fatti

24      La ricorrente è una società di diritto italiano che eroga servizi di trasporto pubblico locale di passeggeri sulla base di concessioni. Più specificamente, essa gestisce una rete di collegamenti mediante autobus come concessionaria nella Provincia di Alessandria (Italia) e nella Provincia di Asti (Italia). Oltre ai suddetti servizi, la ricorrente fornisce altri servizi privati in regime d’impresa, in particolare nel settore del turismo e del noleggio di autobus.

25      In seguito alla pronuncia della sentenza n. 5043/06, con lettere del 29 dicembre 2006 e del 15 novembre 2007, la ricorrente ha chiesto alla Regione Piemonte compensazioni per gli svantaggi economici che avrebbe subito, rispettivamente, nel 1997 e nel 1998 (in prosieguo: il «periodo rilevante»).

26      Le due domande della ricorrente erano dirette ad ottenere il versamento di un’integrazione dei contributi relativi agli anni 1997 e 1998. La ricorrente aveva infatti già ricevuto contributi pubblici dalla Regione Piemonte per i servizi di trasporto pubblico locale prestati tra il 1997 e il 1998 ai sensi della deliberazione del 16 febbraio 1984. Nel 1997, la ricorrente ha ottenuto parimenti contributi pubblici aggiuntivi per l’anno 1997, in conformità all’articolo 12 della legge n. 472/1999.

27      Con due note del 14 maggio 2007 e del 25 gennaio 2008, la Regione Piemonte ha respinto tali domande, richiamando la legge quadro n. 151/1981. La Regione Piemonte ha dichiarato che detta legge quadro non contemplava un metodo di compensazione integrale a copertura dei maggiori costi sostenuti dalle imprese di trasporto a causa degli obblighi di servizio pubblico loro imposti, bensì un regime di erogazione di contributo finanziario sotto forma di sovvenzioni regionali a copertura della differenza fra, da un lato, i costi rimborsabili a seguito del raffronto con i costi economici standardizzati regionali e, dall’altro, i ricavi di esercizio. Essa ha inoltre ricordato che, ai sensi della summenzionata legge quadro, eventuali perdite e disavanzi non coperti dai contributi regionali restavano a carico delle singole imprese o aziende di trasporto.

28      La ricorrente impugnava dette note dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Piemonte.

 Sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte

29      Il 18 febbraio 2010, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha pronunciato due sentenze, le sentenze nn. 976/2010 e 977/2010, con cui ha annullato le note del 14 maggio 2007 e del 25 gennaio 2008 (in prosieguo: le «sentenze nn. 976/2010 e 977/2010»).

30      Con le sentenze nn. 976/2010 e 977/2010, sostanzialmente simili, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha ritenuto, in primo luogo, che la principale questione di diritto sollevata dai ricorsi della ricorrente vertesse sul punto se il regolamento n. 1191/69 avesse creato un diritto ad ottenere una compensazione economica per l’adempimento di obblighi di servizio pubblico. Esso ha risposto a tale questione in senso affermativo, avendo ritenuto che tanto la formulazione del regolamento in parola quanto la giurisprudenza della Corte confermassero l’esistenza di un «principio [del diritto dell’Unione], per cui all’imposizione di obblighi di servizio tariffari non [poteva] non corrispondere un’adeguata compensazione economica», e che «l’obbligo di compensazione risulta[va] necessariamente legato all’esecuzione di obblighi di servizio pubblico». Il giudice nazionale ha ricordato al riguardo che, stante la sua forma giuridica, il regolamento n. 1191/69 si applicava direttamente, non richiedendo l’adozione di alcuna misura di trasposizione nel diritto nazionale, e che il legislatore italiano non si era avvalso della possibilità, prevista in tale regolamento, di escludere la sua applicazione nel settore dei trasporti urbani, extraurbani e regionali.

31      In secondo luogo, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha osservato che la legge quadro n. 151/1981, addotta dalla Regione Piemonte per rifiutare il pagamento della compensazione alla ricorrente, mirava ad una finalità diversa da quella perseguita dal regolamento n. 1191/69. Detto giudice non ha pertanto ritenuto necessario sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione europea la questione pregiudiziale, avanzata dalla Regione Piemonte, relativa alla compatibilità della normativa nazionale con il regolamento n. 1191/69, considerando che la definizione del giudizio dinanzi ad esso pendente non comportasse l’applicazione della normativa nazionale, bensì delle disposizioni del regolamento citato. Esso ha fatto presente che i sistemi di compensazione previsti a livello nazionale e dell’Unione potevano essere considerati complementari e che il regime derivante dal diritto dell’Unione poteva essere fatto valere dalle imprese per ottenere compensazioni di svantaggi che non avevano potuto essere compensati nel contesto del regime nazionale.

32      In terzo luogo, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha giudicato che la compensazione integrativa sulla base del regolamento n. 1191/69, poteva essere versata alla ricorrente anche in assenza di una previa domanda di soppressione dell’obbligo di servizio pubblico, di cui all’articolo 4 di tale regolamento.

33      In quarto luogo, infine, per quanto riguarda la determinazione dell’importo della compensazione integrativa, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha osservato che il metodo di calcolo delle compensazioni in base alla legge quadro n. 151/1981 non era esattamente sovrapponibile alla metodologia applicabile a livello dell’Unione. Esso ha rilevato, al riguardo, che le compensazioni ai sensi del regolamento n. 1191/69 non dovevano essere eccessive e che il loro calcolo doveva effettuarsi secondo i criteri definiti nella sentenza della Corte del 24 luglio 2003, Altmark (C‑280/00, EU:C:2003:415) (in prosieguo: le «condizioni Altmark»). Esso ha concluso le sue sentenze dichiarando che la ricorrente aveva diritto a una compensazione integrativa il cui importo doveva essere determinato dalla Regione Piemonte, in conformità con le disposizioni degli articoli 10 e seguenti del regolamento n. 1191/69 e con le condizioni Altmark. Il calcolo della compensazione in parola doveva essere effettuato sulla base dei dati provenienti dalla contabilità della ricorrente, dai quali emergesse l’esistenza di una differenza fra i costi netti e i ricavi generati dall’adempimento degli obblighi di servizio pubblico.

34      Poiché la Regione Piemonte ha rifiutato di effettuare tale calcolo, la ricorrente ha nuovamente adito il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte che, in un primo momento, con ordinanze istruttorie del 14 febbraio 2013 (nn. 198 e 199), ha nominato un esperto per verificare se gli importi richiesti dalla ricorrente – pari a EUR 1 446 526 per l’anno 1997 e a EUR 421 884 per l’anno 1998 – fossero stati calcolati in conformità al regolamento n. 1191/69 e alle condizioni Altmark.

35      Il 17 giugno 2013, l’esperto ha presentato due perizie, una per il 1997 e una per il 1998. L’esperto ha ridotto gli importi richiesti dalla ricorrente e ha dichiarato che il metodo che aveva utilizzato per il calcolo della compensazione integrativa era conforme agli articoli 10 e seguenti del regolamento n. 1191/69 e alle condizioni Altmark.

36      Successivamente, il 10 ottobre 2013 il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha adottato due sentenze di ottemperanza, nn. 1070/2013 e 1071/2013 (in prosieguo: le «sentenze nn. 1070/2013 e 1071/2013»), con le quali ha ordinato alla Regione Piemonte di versare alla ricorrente, entro il 7 febbraio 2014, gli importi stabiliti dall’esperto, vale a dire EUR 1 196 780 per il 1997 e EUR 102 814 per il 1998. Il 7 febbraio 2014 la Regione Piemonte ha versato detta compensazione alla ricorrente.

 Procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione

37      In data 9 gennaio 2014, le autorità italiane hanno notificato alla Commissione la concessione alla ricorrente della compensazione integrativa per la fornitura di servizi di trasporto di passeggeri tramite autobus, in virtù di concessioni rilasciate dalla Regione Piemonte nel corso del periodo rilevante (in prosieguo: la «compensazione in discussione»), in esecuzione delle sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte.

38      Il 7 aprile 2014 e il 21 maggio 2014, le autorità italiane hanno trasmesso ulteriori informazioni alla Commissione.

39      Il 24 luglio 2014, la Commissione ha inviato alle autorità italiane richieste di informazioni supplementari. Le autorità italiane hanno risposto alle richieste in parola il 20 agosto 2014.

40      Con lettera del 23 febbraio 2015 la Commissione ha informato la Repubblica italiana che aveva deciso di avviare la procedura di indagine formale ai sensi all’articolo 108, paragrafo 2, TFUE. Mediante pubblicazione della decisione di avvio, il 3 luglio 2015, nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GU 2015, C 219, pag. 12), la Commissione ha invitato le parti interessate a presentare le loro osservazioni sulla compensazione in discussione.

41      Il 16 aprile 2015, le autorità italiane hanno presentato le loro osservazioni sulla decisione di avvio del procedimento.

42      Il 30 luglio 2015 la ricorrente ha inviato alla Commissione le sue osservazioni sulla decisione di avvio del procedimento, che venivano trasmesse alle autorità italiane il 18 agosto 2015. Il 24 settembre 2015 le autorità italiane presentavano le proprie considerazioni sulle osservazioni della ricorrente.

 Decisione impugnata

43      Il 10 giugno 2016 la Commissione ha adottato la decisione impugnata.

44      Nella decisione impugnata, in primo luogo, la Commissione ha ritenuto che il versamento alla ricorrente della compensazione in discussione dovesse essere trattato come una misura non notificata, dato che la Regione Piemonte ha confermato, l’11 marzo 2014, di aver versato tale compensazione alla ricorrente il 7 febbraio 2014 (punti 2, 12 e 13 della decisione impugnata).

45      In secondo luogo, la Commissione ha osservato che la compensazione in discussione era imputabile allo Stato, comportava l’utilizzo di risorse statali, procurava un vantaggio economico alla ricorrente, aveva carattere selettivo e poteva falsare la concorrenza tanto da incidere sugli scambi fra gli Stati membri (punti da 45 a 47 e da 67 a 7l della decisione impugnata). In tale contesto, la Commissione ha rilevato che la compensazione in discussione non soddisfaceva le condizioni Altmark (punti da 48 a 66 della decisione impugnata).

46      In terzo luogo, la Commissione ha valutato se la compensazione in discussione potesse essere considerata, alla luce dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69, una compensazione dispensata dall’obbligo di notifica preventiva di cui all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE (punti da 73 a 89 della decisione impugnata).

47      A tal fine, innanzitutto, la Commissione ha verificato se le autorità italiane avessero imposto unilateralmente alla ricorrente un obbligo di servizio pubblico, ai sensi dell’articolo 2 del regolamento n. 1191/69. In siffatto contesto, essa ha osservato che gli accordi di concessione che prevedevano un periodo di validità annuale, rinnovabile su richiesta del fornitore dei servizi di trasporto, subordinatamente al versamento di una tassa di concessione, non comportavano obblighi unilaterali di servizio pubblico. Essa ha fatto valere che i disciplinari, volontariamente sottoscritti dalla ricorrente e modificati su richiesta di quest’ultima per diverse concessioni, non potevano essere considerati fonte di un’imposizione unilaterale di obblighi di servizio pubblico. Analogamente, le tabelle che fissano le tariffe regionali, disposizioni di carattere generale in materia di tariffe, non imponevano unilateralmente obblighi di servizio pubblico. Infine, la Commissione ha rilevato che il fatto che la ricorrente avesse richiesto il rinnovo delle concessioni e pagato una tassa a tal fine era incompatibile con la presunta imposizione unilaterale di obblighi di servizio pubblico (punti da 76 a 82 della decisione impugnata).

48      Proseguendo, la Commissione ha verificato se la compensazione in discussione fosse conforme ai metodi comuni di compensazione di cui al regolamento n. 1191/69 (punti da 83 a 89 della decisione impugnata).

49      A detto proposito, la Commissione ha, da un lato, osservato che, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 5, del regolamento n. 1191/69, nella sua versione applicabile dal 1º luglio 1992, le imprese di trasporto, che svolgevano contemporaneamente servizi soggetti ad obblighi di servizio pubblico ed altre attività, erano tenute a garantire tali servizi separando i conti corrispondenti a ciascuna di tali attività d’esercizio e ripartendo le relative quote patrimoniali in base alle norme contabili vigenti. Orbene, la Commissione ha constatato che la ricorrente non aveva adottato un adeguato sistema di separazione dei conti fra le attività asseritamente soggette a obblighi unilaterali di servizio pubblico e le altre sue attività (punti 84 e 87 della decisione impugnata).

50      D’altro lato, essa ha considerato che, in contrasto con quanto prevedeva l’articolo 13 del regolamento n. 1191/69, in forza del quale l’importo della compensazione doveva essere stabilito in anticipo, la compensazione in discussione era stata determinata sulla base di una valutazione ex post (punto 88 della decisione impugnata).

51      La Commissione ha pertanto constatato che la compensazione in discussione non poteva essere considerata conforme al metodo comune di compensazione previsto dal regolamento n. 1191/69 (punto 86 della decisione impugnata). La Commissione ne ha concluso che la compensazione in discussione non era dispensata dall’obbligo di informazione preventiva ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69 (punto 89 della decisione impugnata).

52      In quarto luogo, la Commissione ha esaminato la compatibilità della compensazione in discussione con la legislazione in vigore al momento dell’adozione della decisione impugnata, ossia il regolamento n. 1370/2007. Essa ha rilevato che la compensazione in discussione non rispettava taluni obblighi previsti dall’articolo 4 di detto regolamento, relativi al contenuto del contratto di servizio pubblico, e non soddisfaceva nemmeno gli obblighi di cui all’articolo 6, paragrafo 1, e all’allegato, dello stesso regolamento, concernenti la separazione dei conti del beneficiario della compensazione e le modalità da seguire per determinare l’importo massimo della compensazione. La Commissione ne ha concluso che la compensazione in discussione non era stata erogata in conformità con il regolamento n. 1370/2007 e che, pertanto, detta compensazione era incompatibile con il mercato interno (punti da 93 a 102 della decisione impugnata).

53      In quinto luogo, la Commissione ha esaminato il punto se la compensazione in discussione costituisse un risarcimento danni per una presunta violazione del diritto dell’Unione. In siffatto contesto, la Commissione ha osservato che il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, nelle sue sentenze, aveva richiamato il diritto della ricorrente a percepire una compensazione ai sensi degli articoli 6, 10 e 11 del regolamento n. 1191/69. La Commissione ha del pari rilevato che la ricorrente aveva presentato, il 6 giugno 2014, un’istanza dinanzi agli organi giurisdizionali italiani chiedendo il risarcimento danni da parte della Regione Piemonte, in aggiunta alla compensazione in discussione. La Commissione ha aggiunto che, in ogni caso, la concessione di un risarcimento in favore della ricorrente per una presunta imposizione unilaterale e illegittima di obblighi di servizio pubblico, per compensare gli oneri finanziari dalla stessa risultanti, violerebbe gli articoli 107 e 108 TFUE, poiché produrrebbe, per la ricorrente, lo stesso risultato di una compensazione per oneri di servizio pubblico per il periodo rilevante, nonostante il fatto che gli accordi di concessione che disciplinavano i servizi in parola non fossero dispensati dall’obbligo di notifica preventiva e non fossero conformi né ai requisiti sostanziali del regolamento n. 1191/69, né a quelli del regolamento n. 1370/2007 (punti da 103 a 112 della decisione impugnata).

54      Infine, in sesto luogo, la Commissione ha concluso nel senso del recupero della compensazione in discussione; detto recupero copre il periodo a partire dal momento in cui la ricorrente ha ricevuto il vantaggio, vale a dire quando l’aiuto è stato messo a sua disposizione, fino all’effettivo rimborso, e le somme da rimborsare comprendono gli interessi maturati fino all’effettivo recupero (punto 116 della decisione impugnata).

55      Il dispositivo della decisione impugnata così recita:

“Articolo 1

L’aiuto di Stato ammontante a 1 299 594 EUR, che la Repubblica italiana ha illegalmente concesso ad Arfea in violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, [TFUE], è incompatibile con il mercato interno.

Articolo 2

1. La Repubblica italiana procede al recupero dell’aiuto di cui all’articolo 1 presso il beneficiario.

2. Gli importi da recuperare comprendono gli interessi che decorrono dal 7 febbraio 2014 fino alla data dell’effettivo recupero.

(…)

Articolo 3

(…)

2. La Repubblica italiana garantisce l’attuazione della presente decisione entro quattro mesi dalla data della sua notifica.

(…)

Articolo 5

La Repubblica italiana è destinataria della presente decisione».

 Procedimento e conclusioni delle parti

56      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 10 ottobre 2016, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.

57      La Commissione ha depositato il controricorso il 19 dicembre 2016.

58      Il 28 febbraio 2017 la ricorrente ha depositato la replica. La Commissione ha depositato la controreplica il 12 aprile 2017.

59      Con lettera del 16 ottobre 2017, a titolo di misure di organizzazione del procedimento adottate sulla base dell’articolo 89, paragrafo 3, lettera d), del suo regolamento di procedura, il Tribunale ha invitato le parti a produrre determinati documenti e a rispondere ad alcuni quesiti. Le parti hanno ottemperato a tale invito entro il termine impartito.

60      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

–        annullare la decisione impugnata;

–        annullare, per quanto possa occorrere, gli altri atti connessi e/o presupposti;

–        condannare la Commissione alle spese.

61      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:

–        respingere il ricorso;

–        condannare la ricorrente alle spese.

 In diritto

62      A sostegno del proprio ricorso, la ricorrente fa valere sette motivi. Il primo motivo concerne la violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, TFUE, in quanto la Commissione ha qualificato la compensazione in discussione quale aiuto nuovo. Il secondo motivo concerne la violazione dell’articolo 107 TFUE. Il terzo motivo concerne la violazione dei principi sull’applicazione del diritto dell’Unione, dei principi generali di irretroattività delle norme e di certezza del diritto nonché dei principi posti in materia dalla Corte, per aver la Commissione valutato la compensazione in discussione alla luce del regolamento n. 1370/2007. Il quarto motivo concerne la violazione dei principi in materia di prescrizione, poiché la Commissione ha ritenuto che il suo potere di disporre il recupero della compensazione in discussione non fosse prescritto. Il quinto motivo concerne una violazione dei principi elaborati nella sentenza Altmark e del principio di autonomia processuale degli Stati membri, in quanto la Commissione avrebbe ritenuto che la compensazione in discussione non soddisfacesse le condizioni Altmark. Il sesto motivo concerne la violazione del regolamento n. 1191/69, in quanto la Commissione ha ritenuto che la compensazione in discussione non soddisfacesse le condizioni fissate da detto regolamento e non potesse pertanto essere dispensata dall’obbligo di notifica conformemente all’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento stesso. Il settimo motivo concerne l’inapplicabilità ratione temporis del regolamento n. 1370/2007 e la violazione dei principi in materia di successione delle leggi nel tempo.

63      Il Tribunale ritiene necessario modificare l’ordine dei motivi ed esaminare anzitutto la ricevibilità del secondo motivo e, successivamente, la fondatezza degli altri motivi, affrontando, consecutivamente, la questione della classificazione della compensazione in discussione come aiuto di Stato, la questione della sua compatibilità con il mercato interno, la questione dell’esistenza di una deroga all’obbligo di notificare tale risarcimento e, infine, la questione della competenza della Commissione per ordinare il recupero di siffatta compensazione. Di conseguenza, sarà d’uopo iniziare l’esame del ricorso nel merito con il quinto motivo. Saranno poi esaminati, congiuntamente, da un lato, il terzo e il settimo motivo e, dall’altro, il primo e il sesto motivo. Il quarto motivo sarà preso in esame per ultimo.

 Sulla ricevibilità

64      Occorre notare, in primis, che il secondo motivo di ricorso, vertente sulla violazione dell’articolo 107 TFUE, si limita a una presentazione del contenuto della decisione impugnata e che la ricorrente non delinea nel contesto del suddetto motivo argomenti contro tale decisione. Orbene, in forza dell’articolo 21, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea e dell’articolo 76, lettera d), del regolamento di procedura del Tribunale, il ricorso deve, in particolare, contenere un’esposizione sommaria dei motivi dedotti. Ciò significa che esso deve chiarire il motivo sul quale il ricorso stesso si basa, di modo che la semplice enunciazione astratta della norma violata non risponde alle prescrizioni dello Statuto della Corte e del regolamento di procedura del Tribunale (v. sentenza dell’11 settembre 2014, Gold East Paper e Gold Huasheng Paper/Consiglio, T‑444/11, EU:T:2014:773, punto 93 e giurisprudenza ivi citata). Alla luce di tale giurisprudenza, il secondo motivo di ricorso dev’essere respinto in quanto irricevibile.

 Nel merito

 Osservazioni preliminari

65      In via preliminare, si deve osservare che la sentenza n. 5043/06 del Consiglio di Stato, addotta dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte nelle sentenze nn. 976/2010 e 977/2010, si colloca all’origine di una situazione complessa, in cui un giudice nazionale ha riconosciuto a un’impresa che fornisce servizi di trasporto di passeggeri con autobus il diritto ad ottenere una compensazione ai sensi del regolamento n. 1191/69, compensazione il cui pagamento era stato inizialmente rifiutato dalle autorità competenti e che, dopo essere stato versato, è stato notificato alla Commissione. Orbene, la Commissione ha ritenuto che la compensazione in parola costituisse un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno e ne ha disposto il recupero.

66      Il contesto generale della presente fattispecie è stato discusso in udienza, durante la quale la ricorrente ha sostenuto che la decisione impugnata violerebbe l’autorità di cosa giudicata delle sentenze nn. 976/2010 e 977/2010 e delle sentenze nn. 1070/2013 e 1071/2013 del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte.

67      In proposito, senza che sia necessario pronunciarsi sulla ricevibilità di tale censura sollevata dalla ricorrente nel corso dell’udienza, è sufficiente ricordare la giurisprudenza costante relativa alle rispettive competenze della Commissione e dei giudici nazionali in materia di aiuti di Stato.

68      In detta materia di aiuti di Stato, ai giudici nazionali possono essere sottoposte controversie nelle quali essi sono tenuti ad interpretare e ad applicare la nozione di aiuto di cui all’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, segnatamente al fine di valutare se un provvedimento statale, adottato senza seguire il procedimento di controllo preventivo di cui all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE, debba o meno esservi soggetto. Per contro, i giudici nazionali non sono competenti a pronunciarsi sulla compatibilità di un aiuto di Stato con il mercato interno. Emerge infatti da una giurisprudenza costante che la valutazione della compatibilità con il mercato interno di misure di aiuto o di un regime di aiuti rientra nella competenza esclusiva della Commissione, che opera sotto il controllo del giudice dell’Unione. Siffatto principio è vincolante nell’ordinamento giuridico nazionale in quanto corollario del principio del primato del diritto dell’Unione (v. sentenze del 18 luglio 2007, Lucchini, C‑119/05, EU:C:2007:434, punti da 50 a 52 e 62 e giurisprudenza ivi citata, e del 15 settembre 2016, PGE, C‑574/14, EU:C:2016:686, punti da 30 a 32 e giurisprudenza ivi citata).

69      Occorre peraltro rammentare che l’applicazione delle norme dell’Unione in materia di aiuti di Stato si fonda su un obbligo di leale cooperazione fra, da un lato, i giudici nazionali e, dall’altro, la Commissione e i giudici dell’Unione, nell’ambito della quale ciascuno agisce in funzione del ruolo assegnatogli dal Trattato. Nel contesto di tale cooperazione, i giudici nazionali devono adottare tutte le misure generali o particolari idonee ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione ed astenersi dall’adottare quelle che possono compromettere la realizzazione degli obiettivi del Trattato, come deriva dall’articolo 4, paragrafo 3, TUE (v. sentenza del 15 settembre 2016, PGE, C‑574/14, EU:C:2016:686, punto 33 e giurisprudenza ivi citata).

70      Da tale giurisprudenza, più precisamente dalla sentenza del 18 luglio 2007, Lucchini (C‑119/05, EU:C:2007:434), risulta che il principio dell’autorità di cosa giudicata della sentenza di un organo giurisdizionale nazionale non può costituire un ostacolo all’esercizio, da parte della Commissione, delle sue competenze esclusive di controllo della compatibilità degli aiuti di Stato.

71      È pertanto necessario, in ogni caso, respingere la censura della ricorrente relativa alla violazione del principio dell’autorità di cosa giudicata.

 Sulla qualificazione della compensazione in discussione come aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE (quinto motivo)

72      Con il quinto motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, la ricorrente sostiene che la Commissione avrebbe scorrettamente qualificato la compensazione in discussione come aiuto di Stato. La ricorrente lamenta che la Commissione ha ritenuto, a torto, che la compensazione in parola non soddisferebbe le condizioni Altmark e che, di conseguenza, essa costituisse un vantaggio selettivo. Il quinto motivo è suddiviso in quattro parti relative alla valutazione della compensazione in discussione alla luce, rispettivamente, di ciascuna delle quattro condizioni Altmark.

73      Al riguardo, va ricordato anzitutto che la qualificazione come aiuto di Stato, ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, di una misura adottata nei confronti di un’impresa richiede la sussistenza di quattro condizioni. In primo luogo, deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali. In secondo luogo, tale intervento deve essere idoneo a incidere sugli scambi tra gli Stati membri. In terzo luogo, esso deve comportare un vantaggio a esclusivo profitto di talune imprese o di taluni settori di attività. In quarto luogo, deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza (v. sentenze del 23 marzo 2006, Enirisorse, C‑237/04, EU:C:2006:197, punti 38 e 39 e giurisprudenza ivi citata, e del 29 settembre 2000, CETM/Commissione, T‑55/99, EU:T:2000:223, punto 39 e giurisprudenza ivi citata).

74      Per quanto riguarda la terza condizione di cui all’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, vale a dire l’esistenza di un vantaggio concesso a un’impresa beneficiaria, vengono considerati aiuti di Stato gli interventi che, sotto qualsiasi forma, sono atti a favorire direttamente o indirettamente determinate imprese o che devono ritenersi un vantaggio economico che l’impresa beneficiaria non avrebbe ottenuto in condizioni normali di mercato (sentenza del 18 febbraio 2016, Germania/Commissione, C‑446/14 P, non pubblicata, EU:C:2016:97, punto 23).

75      In siffatto contesto, rispetto alle imprese incaricate di un servizio di interesse economico generale, la Corte ha precisato che, nei limiti in cui un intervento statale deve essere considerato come una compensazione diretta a rappresentare la contropartita di prestazioni effettuate dalle imprese beneficiarie per assolvere obblighi di servizio pubblico, cosicché tali imprese non traggono, in realtà, un vantaggio finanziario e il summenzionato intervento non ha quindi l’effetto di collocare tali imprese in una posizione concorrenziale più favorevole rispetto a quelle che fanno loro concorrenza, l’intervento in parola non ricade nell’ambito di applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE (v., in tal senso, sentenze del 24 luglio 2003, Altmark, C‑280/00, EU:C:2003:415, punto 87, e del 22 ottobre 2015, EasyPay e Finance Engineering, C‑185/14, EU:C:2015:716, punto 45). A detto riguardo, devono essere soddisfatte quattro condizioni.

76      In primo luogo, dal punto 89 della sentenza Altmark emerge che, affinché una siffatta compensazione si sottragga alla qualificazione di aiuto di Stato, l’impresa beneficiaria deve essere effettivamente incaricata dell’adempimento di obblighi di servizio pubblico e detti obblighi devono essere definiti in modo chiaro (in prosieguo: la «prima condizione Altmark»).

77      In secondo luogo, dal punto 90 della sentenza Altmark risulta che i parametri sulla base dei quali viene calcolata la compensazione devono essere previamente definiti in modo obiettivo e trasparente.

78      In terzo luogo, in applicazione della condizione enunciata al punto 92 della sentenza Altmark, la compensazione non può eccedere quanto necessario per coprire interamente o in parte i costi originati dall’adempimento degli obblighi di servizio pubblico, tenendo conto degli introiti relativi agli stessi nonché di un margine di utile ragionevole per il suddetto adempimento.

79      In quarto luogo, in conformità alla condizione di cui al punto 93 della sentenza Altmark, quando la scelta dell’impresa da incaricare dell’adempimento di obblighi di servizio pubblico, in un caso specifico, non venga effettuata nell’ambito di una procedura di appalto pubblico, il livello della necessaria compensazione deve essere determinato sulla base di un’analisi dei costi che un’impresa media, gestita in modo efficiente, avrebbe dovuto sopportare per adempiere tali obblighi, tenendo conto degli introiti relativi agli stessi nonché di un margine di utile ragionevole per l’adempimento di detti obblighi.

80      Per quanto riguarda la prima parte del quinto motivo relativa al rispetto della prima condizione Altmark, la ricorrente sostiene, in primo luogo, che il rapporto sotteso alla compensazione finanziaria da lei ottenuta dalla Regione Piemonte, in esecuzione delle sentenze nn. 976/2010, 977/2010, 1070/2013 e 1071/2013 del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, risale a concessioni amministrative attribuitele dalla Regione Piemonte nel 1981 e periodicamente rinnovate da allora. La connotazione pubblicistica e unilaterale di detto rapporto emergerebbe dal contenuto delle concessioni di cui trattasi, in particolare, dai numerosi obblighi imposti alla ricorrente da queste ultime e dal fatto che le stesse potevano essere integrate o modificate in funzione delle esigenze del servizio pubblico.

81      In secondo luogo, la ricorrente ricorda che, in conformità al regolamento n. 1191/69, gli obblighi di servizio pubblico si configurano quali obblighi di esercizio, obblighi di trasporto e obblighi tariffari. Al riguardo essa fa valere che le concessioni rilasciate dalla Regione Piemonte le imponevano di effettuare il servizio su percorsi prestabiliti, nel rispetto di fermate e orari, oltre a specifici divieti di prosecuzione, dettati segnatamente a tutela di altre aziende. La ricorrente sostiene che tali concessioni le imponevano di effettuare il carico di solo alcune categorie di viaggiatori, segnatamente operai, studenti o impiegati, imponevano trasporti gratuiti di prodotti o persone di particolari categorie, imponevano tariffe e riduzione di tariffe con abbonamenti per particolari categorie di persone. Inoltre, le concessioni in parola richiedevano l’adeguamento del trattamento retributivo e previdenziale dei dipendenti dell’impresa a particolari categorie di lavoratori dei servizi pubblici e prevedevano divieti di acquisto o vendita di veicoli. La ricorrente osserva infine che molte delle tratte di concessione erano svolte in aree a domanda debole, in cui non era possibile garantire la redditività del servizio. A tale proposito, essa precisa che non avrebbe adempiuto a nessuna delle citate prescrizioni con le stesse modalità, intensità o misura imposte ove essa avesse considerato il proprio interesse commerciale.

82      La ricorrente illustra le sue affermazioni con estratti ricavati da varie concessioni citate nel ricorso. Inoltre, in allegato alla replica, essa fornisce copia di numerosi disciplinari di concessioni sulla base delle quali essa svolgeva le sue attività e individua, in detta replica, le clausole relative agli obblighi specifici cui essa era soggetta. Al riguardo la ricorrente addebita alla Commissione di aver esaminato solo le concessioni menzionate nella decisione impugnata, circostanza che dimostrerebbe l’insufficienza dell’indagine della Commissione.

83      In terzo luogo, la ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, la compensazione in discussione non le è stata attribuita per la generalità del servizio di trasporto prestato, ma per singole prestazioni assoggettate a notevoli obblighi di servizio pubblico.

84      La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente.

85      Nella decisione impugnata, da un lato, la Commissione ha affermato che le autorità italiane le avevano fornito copia di 28 concessioni accordate alla ricorrente per la prestazione di servizi di trasporto su tratte regionali e su una tratta interregionale. Riguardo a dette concessioni, essa ha constatato che alcune delle medesime erano in vigore durante il periodo rilevante, mentre per altre non vi era la prova di un loro rinnovo, ma soltanto di successive modifiche. La Commissione ha fatto presente che tutte le concessioni avevano carattere annuale e che il loro rinnovo era subordinato alla presentazione di una richiesta nel termine impartito e al versamento di una tassa di concessione. Inoltre, essa ha rilevato che diverse di queste concessioni rinviavano a tabelle regionali che fissavano le tariffe, che cinque fra le medesime escludevano la possibilità di ottenere sovvenzioni o compensazioni di alcun tipo, mentre le restanti 23 concessioni precisavano che l’accesso ai contributi pubblici era subordinato al rispetto delle disposizioni delle concessioni, e che i calcoli pertinenti dovevano essere effettuati sulla base della deliberazione del 16 febbraio 1984 (punti 20 e 21 della decisione impugnata).

86      D’altro lato, per quanto riguarda, più precisamente, la prima condizione Altmark, la Commissione ha osservato, innanzitutto, che le autorità italiane non avevano spiegato quali obblighi di servizio pubblico giustificati da considerazioni di interesse generale fossero stati imposti alla ricorrente. Al contrario, dette autorità avrebbero sostenuto che la ricorrente non era stata incaricata di assolvere alcun obbligo di servizio pubblico. La Commissione ha poi fatto notare che la ricorrente non era stata in grado di precisare gli obblighi di servizio pubblico che le erano stati imposti né di dimostrare che tali obblighi fossero stati definiti in modo chiaro in un mandato. Infine, essa ha ritenuto che gli obblighi di servizio pubblico imposti alla ricorrente non sarebbero stati attribuiti in maniera unilaterale (punti 52, 53 e da 77 a 82 della decisione impugnata).

87      A tale riguardo, occorre ricordare che la prima condizione Altmark è essenzialmente volta a determinare se, in primo luogo, l’impresa beneficiaria sia stata effettivamente incaricata dell’adempimento di obblighi di servizio pubblico e, in secondo luogo, se tali obblighi siano chiaramente definiti nel diritto nazionale. Detta condizione persegue un obiettivo di trasparenza e di certezza del diritto, che richiede la compresenza di criteri minimi relativi all’esistenza di uno o più atti di esercizio del potere pubblico che definiscano in maniera sufficientemente precisa almeno la natura, la durata e la portata degli obblighi di servizio pubblico gravanti sulle imprese incaricate dell’adempimento di tali obblighi. In mancanza di una definizione chiara di simili criteri obiettivi, non sarebbe infatti possibile controllare se una specifica attività possa rientrare nella nozione di servizi di interesse economico generale (sentenza del 20 dicembre 2017, Comunidad Autónoma del País Vasco e a./Commissione, da C‑66/16 P a C‑69/16 P, EU:C:2017:999, punti 72 e 73).

88      Sotto tale profilo, secondo giurisprudenza costante, in assenza di una normativa armonizzata dell’Unione in materia, gli Stati membri dispongono di un ampio potere discrezionale per quanto riguarda la definizione dei servizi di interesse economico generale, il che significa che la definizione di tali servizi da parte di uno Stato membro può essere messa in discussione dalla Commissione solo in caso di errore manifesto (v. sentenza del 26 novembre 2015, Comunidad Autónoma del País Vasco e Itelazpi/Commissione, T‑462/13, EU:T:2015:902, punto 50 e giurisprudenza ivi citata).

89      Orbene, nell’ambito del trasporto di passeggeri, tanto il regolamento n. 1191/69 quanto il regolamento n. 1370/2007, che l’ha abrogato e sostituito, contengono una definizione dell’obbligo di servizio pubblico. Ai sensi dell’articolo 2, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 1191/69, per obblighi di tal genere si intendono gli obblighi che l’impresa di trasporto, ove considerasse il proprio interesse commerciale, non assumerebbe o non assumerebbe nella stessa misura né alle stesse condizioni. Essi comprendono l’obbligo di esercizio, l’obbligo di trasporto e l’obbligo tariffario. Ai sensi dell’articolo 2, lettera e), del regolamento n. 1370/2007, l’obbligo di servizio pubblico è l’obbligo definito o individuato da un’autorità competente al fine di garantire la prestazione di servizi di trasporto pubblico di passeggeri di interesse generale che un operatore, ove considerasse il proprio interesse commerciale, non si assumerebbe o non si assumerebbe nella stessa misura o alle stesse condizioni senza compenso.

90      Nel caso di specie, occorre pertanto verificare se la ricorrente sia stata incaricata di obblighi del genere. A tal fine, è necessario esaminare le concessioni sulla base delle quali la ricorrente svolgeva la propria attività e che le sono state accordate dalla Regione Piemonte.

91      Secondo giurisprudenza, difatti, affinché un’impresa possa essere considerata incaricata della gestione di un servizio di interesse economico generale, occorre che essa lo sia in forza di un atto di esercizio del potere pubblico. Non si richiede tuttavia che si tratti di un atto legislativo o regolamentare (sentenza del 23 ottobre 1997, Commissione/Francia, C‑159/94, EU:C:1997:501, punto 66). Inoltre, risulta dalla sentenza Altmark (punti 12 e 47), che gli obblighi di servizio pubblico nel settore del trasporto di passeggeri possono essere imposti sotto forma di concessioni per servizi di trasporto di linea mediante autobus, che obblighino il gestore a riscuotere solamente le tariffe autorizzate dall’autorità che rilascia la concessione, a rispettare l’orario che è stato approvato e a conformarsi agli obblighi di esercizio e di trasporto che gli incombono a norma di legge.

92      A tal riguardo, occorre ricordare che la Commissione ha contestato la ricevibilità delle copie dei disciplinari delle concessioni e di altra documentazione allegate alla replica della ricorrente. Interrogata in udienza quanto alla portata della sua opposizione, essa ha confermato che tutti questi documenti dovrebbero essere esclusi dal dibattimento.

93      Orbene, come la stessa Commissione riconosce nella controreplica, la Repubblica italiana le ha fornito copie dei disciplinari delle concessioni accordate alla ricorrente. Sulla base di siffatti documenti, la Commissione ha redatto un elenco di concessioni rilasciate alla ricorrente. L’elenco si presenta sotto forma di tabella al punto 20 della decisione impugnata, che mostra 28 collegamenti operati dalla ricorrente e precisa le date in cui tali linee erano gestite. Nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento, la Commissione ha prodotto tutte le copie dei disciplinari delle concessioni che le erano state presentate dalla Repubblica italiana e che erano state incluse nel fascicolo amministrativo del caso.

94      Da un’analisi dei documenti in parola risulta, innanzitutto, che i disciplinari delle concessioni di cui agli allegati da C.7 a C.9, C.10, C.17, C.22, C.24, da C.27 a C.29, C.30, C.32, C.36 e C.38 alla replica corrispondono a quelli di cui agli allegati da E.6 a E.8, E.14, E.15, da E.18 a E.20, E.21, E.26, E.28, E.30 ed E.32 alla risposta della Commissione alle misure di organizzazione del procedimento. Gli allegati alla replica summenzionati contengono esattamente gli stessi documenti già forniti alla Commissione nel corso del procedimento amministrativo e che erano quindi parte del fascicolo amministrativo del caso. Considerato che tali documenti sono stati esaminati dalla Commissione e menzionati nella motivazione della decisione impugnata, essi devono essere ritenuti ricevibili e il loro contenuto può essere esaminato dal Tribunale al fine di verificare se la ricorrente sia stata incaricata di obblighi di servizio pubblico chiaramente definiti.

95      Inoltre, si deve rilevare che taluni disciplinari delle concessioni accordate alla ricorrente presentati dalla Commissione non si riscontrano tra i documenti prodotti dalla ricorrente in allegato alla replica. Tuttavia, dal momento che i documenti in parola fanno parte del fascicolo amministrativo e che, oltretutto, sono stati invocati nella motivazione della decisione impugnata, essi possono del pari essere oggetto di esame da parte del Tribunale.

96      Infine, va osservato che alcuni documenti presentati dalla ricorrente in allegato alla replica non corrispondono ai documenti prodotti dalla Commissione. Si tratta, in particolare, delle copie dei disciplinari di concessioni di cui agli allegati C.5, da C.11 a C.16, da C.18 a C.21, C.23, C.25, C.26, C.31, da C.33 a C.35 e C.37 alla replica. Tali documenti riguardano in effetti o linee che non sono state elencate dalla Commissione nella tabella figurante al punto 20 della decisione impugnata come collegamenti operati dalla ricorrente, o linee incluse nella menzionata tabella, ma per periodi di gestione diversi. Si deve concluderne che i documenti inclusi nei suddetti allegati non sono stati forniti alla Commissione nel corso del procedimento di indagine formale né dalla Repubblica italiana né dalla ricorrente che, tuttavia, ha presentato osservazioni nel presente procedimento come terzo interessato.

97      Ne consegue, da un lato, che la ricorrente non può validamente addebitare alla Commissione carenze dell’indagine. Difatti, benché la Commissione sia tenuta, nell’interesse della buona amministrazione delle norme fondamentali del Trattato FUE in materia di aiuti di Stato, a condurre il procedimento di indagine sulle misure sotto inchiesta in modo diligente ed imparziale, per poter disporre, all’atto dell’adozione della decisione finale, degli elementi il più completi e affidabili possibili, non può esserle per questo addebitato di non aver tenuto conto di eventuali elementi di fatto o di diritto che potevano esserle presentati nel corso del procedimento amministrativo, ma che non lo sono stati, non avendo la Commissione l’obbligo di esaminare d’ufficio o in via presuntiva quali elementi avrebbero potuto esserle sottoposti (v., in tal senso, sentenza del 2 settembre 2010, Commissione/Scott, C‑290/07 P, EU:C:2010:480, punti 90 e 95 e giurisprudenza ivi citata). A tal riguardo, si deve rilevare che la decisione di avviare il procedimento di indagine formale contiene, al suo punto 17, la stessa tabella figurante al punto 20 della decisione impugnata. La ricorrente era pertanto legittimata a presentare alla Commissione tutti i documenti che attualmente allega alla replica, integrando così le informazioni in possesso della Commissione. D’altro lato, nella misura in cui la Commissione non è stata in grado di esaminare i documenti contenuti nei suddetti allegati nel corso del procedimento di indagine formale, essi devono essere considerati ininfluenti sulla legittimità della valutazione espressa dalla Commissione nella decisione impugnata alla luce delle informazioni a sua disposizione.

98      Per contro, l’esame delle copie dei disciplinari fornite dalla Commissione in risposta alla misura di organizzazione del procedimento porta a concludere che, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, dette concessioni prevedono obblighi di servizio pubblico. Difatti, in primis, ciascuna di tali concessioni, indipendentemente dalla linea interessata, impone alla ricorrente di garantire un servizio di trasporto di persone nel corso di un periodo e su un percorso determinati, rispettando le fermate fisse e gli orari sottoposti all’approvazione delle autorità regionali. Esse obbligano la ricorrente a iniziare le attività in parola entro 20 giorni dalla data di decorrenza della concessione, a pena di invalidità della medesima. Tutte le concessioni in parola rinviano a tariffe fissate da una separata decisione delle autorità regionali e obbligano la ricorrente a conservare la prova del numero di biglietti venduti e del prezzo applicato. Le concessioni impongono altresì alla ricorrente di trasportare alcune categorie di passeggeri a titolo gratuito, quali funzionari della Regione Piemonte o funzionari del ministero dei Trasporti.

99      Inoltre, le concessioni in discussione prevedono numerosi altri obblighi. Alcuni fra questi possono essere considerati come obblighi imposti da considerazioni funzionali, legali, di sicurezza e controllo, come ad esempio l’obbligo di trasportare un numero determinato di persone e di non superare il carico massimo indicato nella carta di circolazione, l’obbligo di assoggettarsi a tutti i controlli svolti dai funzionari della Regione Piemonte al fine di verificare la conformità con la concessione o l’obbligo di osservare le disposizioni legali e i contratti collettivi di lavoro in vigore nel settore dei pubblici servizi automobilistici. Ciò nondimeno, altri obblighi hanno natura diversa, come, ad esempio, l’obbligo di ottenere l’autorizzazione delle autorità regionali per la vendita degli autoveicoli.

100    Infine, la maggior parte delle concessioni di cui trattasi contiene altresì una clausola di accesso ai contributi pubblici a ripiano dei deficit d’esercizio, il cui importo varia in funzione del servizio effettivamente svolto e previsto dal programma di esercizio dell’azienda concessionaria. Tale disposizione fa riferimento ai parametri di calcolo delle sovvenzioni definiti nella deliberazione del 16 febbraio 1984.

101    Da quanto precede risulta che, accordando alla ricorrente le concessioni le cui copie sono state fornite al Tribunale dalla Commissione, la Regione Piemonte ha incaricato la ricorrente di assolvere obblighi di servizio pubblico specifici per il settore del trasporto terrestre di persone, segnatamente obblighi di esercizio e di trasporto (obbligo di prestare servizio su una determinata linea a pena di revoca della concessione) e tariffari (applicazione delle tariffe fissate dalle autorità regionali), che possono comportare il diritto a contributi pubblici.

102    Un simile elemento non può tuttavia essere sufficiente per ritenere che la prima condizione Altmark sia soddisfatta nel caso di specie. Come è stato rilevato al precedente punto 87, infatti, tale condizione è volta a garantire un obiettivo di trasparenza quanto all’esistenza di uno o più atti di esercizio del potere pubblico che definiscano in maniera sufficientemente precisa almeno la natura, la durata e la portata degli obblighi di servizio pubblico. Orbene, le copie dei disciplinari delle concessioni fornite dalla Commissione non consentono di stabilire quale fosse la portata degli obblighi di servizio pubblico di cui la ricorrente è stata effettivamente incaricata durante il periodo rilevante.

103    In primo luogo, come la Commissione ha giustamente rilevato nella decisione impugnata, soltanto una parte di tali documenti (12 su 24) contiene informazioni idonee ad indicare che le concessioni fossero effettivamente valide durante il periodo rilevante. La maggior parte dei medesimi, per contro, recano date di validità o menzioni di rinnovo antecedenti al periodo rilevante. La Commissione e la ricorrente concordano indubbiamente sul punto che le concessioni erano rinnovate annualmente, il che rende verosimile che le 28 linee elencate nella tabella riportata al punto 20 della decisione impugnata fossero tutte effettivamente operate dalla ricorrente durante il periodo rilevante. Tuttavia, tale circostanza non è sufficientemente dimostrata.

104    In secondo luogo, le sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte non consentono di determinare la portata degli obblighi di servizio pubblico di cui la ricorrente è stata effettivamente incaricata nel periodo rilevante. Nelle sentenze nn. 976/2010 e 977/2010, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte si è infatti limitato a constatare che la ricorrente aveva diritto ad ottenere una compensazione integrativa, il cui importo doveva essere calcolato secondo le disposizioni di cui agli articoli 10 e seguenti del regolamento n. 1191/69 e le condizioni Altmark. Esso non ha tuttavia fornito indicazioni quanto all’interpretazione delle citate condizioni nel caso di specie, ordinando alla Regione Piemonte di effettuare il calcolo della compensazione in parola, operazione cui quest’ultima si è rifiutata di procedere (v. punti da 33 a 35 supra). Le sentenze nn. 1070/2013 e 1071/2013 del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte sono di mera condanna della Regione Piemonte a versare alla ricorrente l’importo stabilito dall’esperto.

105    In terzo luogo, nemmeno le perizie dell’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte contengono indicazioni circa la portata degli obblighi di servizio pubblico di cui la ricorrente era effettivamente incaricata, o il numero di linee dalla stessa effettivamente gestite nel periodo rilevante. Al contrario, nella parte della perizia dedicata alla «verifica del rispetto delle condizioni e dei criteri stabiliti dai punti da 87 a 95 nella sentenza [Altmark]» l’esperto ha precisato che, a suo parere, tale punto non si prestava ad una verifica tecnico-contabile in quanto di natura interpretativa. L’esperto ha quindi esplicitamente rilevato che la verifica della prima condizione Altmark esulava dal suo mandato.

106    In quarto luogo, infine, occorre notare una differenza significativa tra gli importi delle compensazioni chiesti dalla ricorrente e alla fine accordatile, da un lato, per l’anno 1997 e, dall’altro, per l’anno 1998. Relativamente all’anno 1997, rispetto all’importo di EUR 1 446 526 chiesto dalla ricorrente, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, basandosi al riguardo sulla perizia dell’esperto, ha riconosciuto alla ricorrente il diritto a un risarcimento pari a EUR 1 196 780. Relativamente all’anno 1998, gli importi della compensazione richiesti e riconosciuti sono pari, rispettivamente, a EUR 421 884 e a EUR 102 814. Interrogata in udienza sulle ragioni di simile differenza, in particolare sul punto se tale differenza potesse essere spiegata da una riduzione della portata delle attività della ricorrente o da una modifica degli obblighi di servizio pubblico che le erano stati imposti nel periodo rilevante, la ricorrente si è limitata a constatare che i rispettivi importi risultavano dalle perizie dell’esperto. Orbene, come è stato osservato al precedente punto 105, l’esperto si è dichiarato incompetente a verificare il rispetto della prima condizione Altmark.

107    In assenza di informazioni sul numero di linee gestite dalla ricorrente, rispettivamente, nel 1997 e nel 1998 e di un chiarimento riguardo a una possibile riduzione del numero delle suddette linee nonché, eventualmente, della portata degli obblighi di servizio pubblico imposti alla ricorrente nel 1998, la significativa differenza fra i diversi importi del risarcimento concessi alla ricorrente, rispettivamente, per i due anni menzionati consente di avanzare riserve quanto al fatto che tali importi siano collegati all’effettivo onere derivante, per la ricorrente, dagli obblighi di servizio pubblico che era tenuta a svolgere.

108    In considerazione degli elementi suesposti, si deve rilevare che non è stato dimostrato che la compensazione concessa alla ricorrente dalla Regione Piemonte a seguito delle sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte nn. 976/2010 e 977/2010 soddisfi la prima condizione Altmark.

109    Inoltre, va ricordato che, siccome le condizioni Altmark si riferiscono a uno dei quattro elementi costitutivi della nozione di aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, ossia il vantaggio concesso al beneficiario (v. supra, punti da 73 a 75), l’obiettivo comune di tutte le condizioni menzionate è di verificare se una compensazione concessa a un’impresa per l’adempimento di una missione di servizio pubblico comporti, o meno, un vantaggio economico che possa favorire tale impresa rispetto a imprese concorrenti. Le quattro condizioni Altmark sono quindi tutte collegate fra loro dal suddetto obiettivo comune, sebbene ognuna di esse svolga una funzione indipendente e diversa dalle altre (v., in tal senso, sentenza del 24 settembre 2015, TV2/Danmark/Commissione, T‑674/11, EU:T:2015:684, punti 99 e 100).

110    Tenuto presente detto obiettivo comune, e alla luce delle osservazioni precedentemente esposte relative alla prima condizione Altmark, occorre constatare, senza che sia necessario esaminare in dettaglio gli argomenti della ricorrente relativi alla terza condizione Altmark, che essa non può essere considerata soddisfatta nel caso di specie. Difatti, poiché l’esatta portata degli obblighi di servizio pubblico di cui la ricorrente era effettivamente incaricata durante il periodo rilevante non è stata stabilita, non è possibile sincerarsi del fatto che la compensazione in discussione non abbia ecceduto quanto necessario per coprire tutti o parte dei costi sorti a carico della ricorrente per l’adempimento degli obblighi di servizio pubblico.

111    Tenuto conto della circostanza che le condizioni Altmark sono cumulative (v. sentenza del 18 febbraio 2016, Germania/Commissione, C‑446/14 P, non pubblicata, EU:C:2016:97, punto 25 e giurisprudenza ivi citata), è sufficiente che una sola fra le stesse non sia soddisfatta per poter considerare che la misura di cui trattasi abbia conferito al beneficiario un vantaggio ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE.

112    Ne consegue che il quinto motivo deve essere respinto in toto, senza che sia necessario esaminare gli argomenti sollevati dalla ricorrente nell’ambito della seconda, terza e quarta parte del presente motivo.

 Sulle norme applicabili ratione temporis per valutare la compatibilità della compensazione in discussione con il mercato interno (terzo e settimo motivo)

113    Il terzo e il settimo motivo di ricorso riguardano, in sostanza, la questione della legge applicabile ratione temporis alla valutazione della compatibilità della compensazione in discussione. È quindi necessario esaminarli congiuntamente.

114    Tali motivi vertono sulla violazione dei principi generali di irretroattività delle leggi e di certezza del diritto, nonché dei principi applicabili in materia di successione delle norme nel tempo. La ricorrente lamenta che tali principi siano stati violati nel caso di specie con l’applicazione del regolamento n. 1370/2007, invece che del regolamento n. 1191/69, alla valutazione della compensazione in discussione.

115    A parere della ricorrente, anzitutto, dalla giurisprudenza della Corte, in particolare dalla sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen (C‑303/13 P, EU:C:2015:647), emerge che nuove norme, come quelle del regolamento n. 1370/2007, applicabile a partire dal 3 dicembre 2009, si possono applicare in maniera retroattiva soltanto qualora dalla loro formulazione letterale, dalla loro finalità o dal loro impianto sistematico emerga chiaramente che si deve ad esse attribuire un effetto retroattivo. Essa osserva che, sebbene il regolamento succitato contenga disposizioni transitorie che permettono di dare allo stesso applicazione retroattiva, le menzionate disposizioni non troverebbero applicazione nel caso di specie in quanto gli eventi che hanno fondato il pagamento della compensazione in discussione si sono consumati e conclusi completamente negli anni 1997 e 1998. A detto proposito, essa ricorda che le concessioni poste alla base della sua attività nel suddetto periodo avevano scadenza annuale.

116    La ricorrente fa poi valere che, in linea generale e al di là di specifiche disposizioni transitorie del regolamento n. 1370/2007, la giurisprudenza della Corte, in particolare la sentenza del 29 gennaio 2002, Pokrzeptowicz-Meyer (C‑162/00, EU:C:2002:57), sembra ammettere la retroattività di norme nuove solo con riferimento a rapporti generati in precedenza, ma ancora in corso, mentre tale retroattività deve essere esclusa con riferimento a fattispecie consumate o concluse prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, come nel caso di specie.

117    La ricorrente, infine, afferma che applicare una norma dell’Unione entrata in vigore dopo i fatti all’origine della controversia equivarrebbe a violare i diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, quali i principi di certezza del diritto, di tutela del legittimo affidamento e di equo processo. Più nello specifico, la normativa applicabile dipenderebbe allora dalla decisione della Commissione di avviare un procedimento d’indagine formale e sarebbe rimessa alla sua volontà, il che, alla luce della sentenza della Corte del 13 novembre 2014, Nencini/Parlamento (C‑447/13, EU:C:2014:2372), sarebbe contrario al principio della certezza del diritto.

118    La ricorrente non presenta argomenti diretti a rimettere in discussione la valutazione nel merito della compatibilità della compensazione in parola con il mercato interno.

119    La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente.

120    Nella decisione impugnata, la Commissione ha applicato al contempo il regolamento n. 1191/69 e il regolamento n. 1370/2007, valutando alla luce del primo la possibilità di dispensare la compensazione in discussione dall’obbligo di notifica (v. punti da 46 a 51 supra e i punti da 73 a 89 della decisione impugnata). Essa ha per contro applicato il secondo all’esame della compatibilità della suddetta compensazione con il mercato interno (v. punto 52 supra e i punti da 90 a 102 della decisione impugnata). Per giustificare l’applicazione del regolamento n. 1370/2007 all’esame della compatibilità, la Commissione ha dichiarato che una simile questione doveva essere esaminata alla luce della legislazione in vigore alla data di adozione della decisione impugnata. Essa ha inoltre osservato che la compensazione in discussione era stata versata alla ricorrente il 7 febbraio 2014.

121    A tal proposito, in primo luogo, è opportuno ricordare i principi generali elaborati dalla Corte per quanto riguarda l’applicazione nel tempo delle norme del diritto dell’Unione.

122    In generale, la giurisprudenza distingue fra due tipi di situazioni, vale a dire, da un lato, situazioni sorte nella vigenza delle norme precedenti che continuano a produrre effetti dopo l’adozione delle nuove norme e, dall’altro, situazioni definitivamente consolidate prima dell’entrata in vigore delle nuove norme. Così, secondo una giurisprudenza costante, una norma nuova si applica in via di principio immediatamente agli effetti futuri di una situazione creatasi quando era in vigore la norma precedente (sentenza del 4 luglio 1973, Westzucker, 1/73, EU:C:1973:78, punto 5; v., altresì, sentenze dell’11 dicembre 2008, Commissione/Freistaat Sachsen, C‑334/07 P, EU:C:2008:709, punto 43 e giurisprudenza ivi citata, e del 27 giugno 2017, NC/Commissione, T‑151/16, EU:T:2017:437, punto 35 e giurisprudenza ivi citata). Siffatta applicazione immediata di una nuova norma agli effetti futuri di situazioni sorte in vigenza della vecchia regola non costituisce un’applicazione retroattiva della norma nuova.

123    Per contro, l’applicazione di una nuova norma, più precisamente una nuova norma di diritto sostanziale, a situazioni consolidate costituisce un’applicazione retroattiva, ammessa unicamente qualora siano soddisfatte determinate condizioni. Difatti, per quanto concerne le norme di diritto sostanziale dell’Unione, nella giurisprudenza si riconosce che, per garantire l’osservanza dei principi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento, le medesime devono interpretarsi nel senso che non riguardano situazioni consolidatesi anteriormente alla loro entrata in vigore, salvo che emerga chiaramente dalla loro formulazione, dalla loro finalità o dal loro impianto sistematico che si deve ad esse attribuire tale effetto (sentenze del 29 gennaio 2002, Pokrzeptowicz-Meyer, C‑162/00, EU:C:2002:57, punto 49, e dell’11 dicembre 2008, Commissione/Freistaat Sachsen, C‑334/07 P, EU:C:2008:709, punto 44).

124    La Corte ha tuttavia precisato che il principio della tutela del legittimo affidamento non può essere esteso al punto da impedire, in via generale, che una nuova norma si applichi agli effetti futuri di situazioni sorte in vigenza della norma antecedente (v. sentenza dell’11 dicembre 2008, Commissione/Freistaat Sachsen, C‑334/07 P, EU:C:2008:709, punto 43 e giurisprudenza ivi citata).

125    In secondo luogo, va ricordato che, secondo la giurisprudenza, le norme, i principi e i criteri di valutazione della compatibilità degli aiuti di Stato vigenti nel momento in cui la Commissione adotta la sua decisione possono essere considerati, in linea di principio, più adatti al contesto concorrenziale (v. sentenza dell’11 dicembre 2008, Commissione/Freistaat Sachsen, C‑334/07 P, EU:C:2008:709, punto 51).

126    In terzo luogo, infine, occorre richiamare la sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen (C‑303/13 P, EU:C:2015:647, punti da 49 a 59 e giurisprudenza ivi citata), in cui la Corte ha interpretato i principi ricordati ai precedenti punti da 122 a 125 nel contesto dell’applicazione consecutiva dei regolamenti n. 1191/69 e n. 1370/2007 agli aiuti accordati ad una società danese di trasporto di passeggeri in autobus, la Danske Statsbaner SV, sulla base di due contratti di servizio pubblico rientranti nell’ambito di applicazione del regolamento n. 1191/69. I contratti in parola erano stati conclusi per i periodi dal 2000 al 2004 e dal 2005 al 2014, prima dell’entrata in vigore, il 3 dicembre 2009, del regolamento n. 1370/2007. Gli aiuti erano stati versati alla società beneficiaria in parte precedentemente e in parte successivamente a tale data.

127    La Corte ha innanzitutto dichiarato che, quanto al problema se un aiuto di Stato rientrasse in una situazione maturata prima della data di entrata in vigore del regolamento n. 1370/2007 o in una situazione sorta nella vigenza del regolamento n. 1191/69, ma i cui effetti si manifestavano ancora a tale data, era necessario tenere conto delle disposizioni transitorie di cui all’articolo 8, paragrafo 3, del regolamento n. 1370/2007, secondo le quali i contratti di servizio pubblico in corso di esecuzione al 3 dicembre 2009 potevano restare in vigore fino alla loro scadenza, a condizione che fossero rispettate le durate massime fissate da tale disposizione e purché tali contratti fossero stati aggiudicati conformemente al diritto dell’Unione e a quello nazionale (sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen, C‑303/13 P, EU:C:2015:647, punto 51).

128    In seguito, essa ha rammentato che, in forza dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69, le compensazioni versate a un’impresa di trasporto come corrispettivo degli oneri derivanti dall’obbligo di servizio pubblico che le era stato imposto erano dispensate dall’obbligo di notifica previsto all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE purché esse soddisfacessero i requisiti stabiliti alle sezioni II, III e IV di tale regolamento. Simili aiuti erano, infatti, considerati compatibili con il mercato interno dal suddetto regolamento (sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen, C‑303/13 P, EU:C:2015:647, punto 52).

129    La Corte ne ha concluso che aiuti versati a un’impresa di trasporto pubblico in un momento in cui il regolamento n. 1191/69 era ancora in vigore, e che rispettavano i requisiti stabiliti alle sezioni II, III e IV di tale regolamento, rientravano in una situazione definitivamente maturata prima dell’entrata in vigore del regolamento n. 1370/2007 (sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen, C‑303/13 P, EU:C:2015:647, punto 53).

130    La Corte ha pertanto considerato che, al momento dell’adozione della decisione relativa agli aiuti controversi concessi alla Danske Statsbaner, la Commissione avrebbe dovuto esaminare preliminarmente, sotto il profilo del regolamento n. 1191/69, gli aiuti versati ai sensi del primo contratto di servizio pubblico di trasporto concluso per gli anni dal 2000 al 2004 e gli aiuti versati prima del 3 dicembre 2009 ai sensi del secondo contratto di servizio pubblico di trasporto concluso per gli anni dal 2005 al 2014, al fine di verificare se tali aiuti rispettassero i requisiti stabiliti alle sezioni II, III e IV del regolamento in parola e fossero quindi dispensati dall’obbligo di notifica previsto all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE. Per contro, ad avviso della Corte, la Commissione avrebbe dovuto esaminare sotto il profilo del regolamento n. 1370/2007, salvo le norme transitorie menzionate all’articolo 8 del regolamento n. 1370/2007, tanto la legittimità quanto la compatibilità con il mercato interno degli aiuti versati a partire dal 3 dicembre 2009 ai sensi del secondo contratto di servizio pubblico di trasporto concluso per gli anni dal 2005 al 2014 (sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen, C‑303/13 P, EU:C:2015:647, punti 54 e 55).

131    Alla luce della giurisprudenza citata ai precedenti punti da 122 a 130, l’argomento della ricorrente che si basa, in sostanza, sulla constatazione che la compensazione in discussione rientra nel contesto di una situazione consolidatasi definitivamente in vigenza del regolamento n. 1191/69, soggetta pienamente alle disposizioni di tale regolamento, deve essere respinto.

132    Difatti, emerge dalla sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen (C‑303/13 P, EU:C:2015:647), in particolare dai punti 53 e 54 della stessa, richiamati ai precedenti punti 129 e 130, che, a prescindere dal fatto che un aiuto sia stato concesso nell’ambito di un contratto che era già scaduto alla data di entrata in vigore della nuova norma oppure in virtù di un contratto che, alla stessa data, era ancora in corso di esecuzione, rientra in una situazione definitivamente consolidatasi in vigenza della vecchia regola un aiuto che è stato versato prima dell’entrata in vigore della nuova norma e che, inoltre, è stato corrisposto in conformità alla vecchia norma, applicabile al momento del pagamento. Ne consegue, a contrario, che non rientrano nell’ambito di una situazione definitivamente consolidatasi in vigenza della vecchia regola segnatamente gli aiuti erogati dopo l’entrata in vigore della nuova norma.

133    Orbene, nel caso di specie, innanzitutto, è pacifico che la compensazione in discussione è stata versata alla ricorrente solo il 7 febbraio 2014, ossia più di quattro anni dopo l’entrata in vigore, il 3 dicembre 2009, del regolamento n. 1370/2007, sebbene le concessioni che costituiscono la base per il pagamento di suddetta compensazione siano annuali e siano applicate soltanto durante il periodo rilevante.

134    Occorre poi ricordare che la ricorrente non avrebbe potuto ottenere il versamento della compensazione in discussione senza aver presentato, nel 2006 e nel 2007, domande in tal senso, respinte dalla Regione Piemonte in quanto del tutto prive di fondamento in base al diritto nazionale applicabile negli anni 1997 e 1998 (v. punto 27 supra) e senza che il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte le avesse riconosciuto, con le sentenze del 10 febbraio 2010, nn. 976/2010 e 977/2010, il diritto ad ottenere una compensazione integrativa rispetto ai contributi di cui la ricorrente aveva già beneficiato in forza del diritto nazionale (v. punti da 29 a 33 supra). Va osservato che, al fine di riconoscere alla ricorrente il diritto di ottenere detta compensazione integrativa, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha fatto valere una disposizione del diritto dell’Unione direttamente applicabile, richiamando al riguardo la sentenza n. 5043/06 del Consiglio di Stato. In tal modo, con le sue sentenze, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte non ha condannato la Regione Piemonte a dare esecuzione ad un obbligo derivante dalla legislazione nazionale applicabile nel periodo rilevante, bensì le ha imposto un obbligo nuovo fondato direttamente sul diritto dell’Unione.

135    Infine, occorre tener conto della circostanza che, con le sue sentenze del 10 ottobre 2013, nn. 1070/2013 e 1071/2013, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha determinato l’importo totale definitivo della compensazione in discussione. Si deve notare al riguardo che detto importo era diverso dalla somma degli importi richiesti dalla ricorrente alla Regione Piemonte, giacché questi ultimi erano stati significativamente ridotti dall’esperto nominato dal giudice (v. punti da 34 a 36 supra).

136    Risulta da quanto precede che la compensazione in discussione deve essere considerata come rientrante nel contesto di una situazione creatasi nella vigenza della norma precedente, nella fattispecie il regolamento n. 1191/69, e come produttiva di effetti futuri nel tempo. Conformemente al principio ricordato al precedente punto 122, tali effetti futuri devono essere valutati alla luce della nuova norma applicabile immediatamente, nel caso di specie il regolamento n. 1370/2007, applicabile a decorrere dal 3 dicembre 2009.

137    Ne consegue che la Commissione ha giustamente deciso di valutare la compatibilità della compensazione in discussione con riferimento alle disposizioni del regolamento n. 1370/2007.

138    Peraltro, giacché il regolamento n. 1370/2007 non è stato, nel caso di specie, applicato con effetto retroattivo, non è necessario determinare se una siffatta applicazione retroattiva fosse possibile alla luce dei suoi termini, della sua finalità o del suo impianto sistematico. Del resto, le disposizioni transitorie di cui all’articolo 8 del regolamento n. 1370/2007 non sono applicabili nella fattispecie. Tali disposizioni, in effetti, si limitano ad introdurre un’eccezione all’applicazione immediata dell’articolo 5 del regolamento n. 1370/2007, che stabilisce le norme di aggiudicazione dei contratti di servizio pubblico, e consentono la prosecuzione, fino alla loro scadenza, di taluni contratti di servizio pubblico conclusi prima dell’entrata in vigore del regolamento in parola. Orbene, al momento dell’entrata in vigore del regolamento n. 1370/2007, le concessioni di cui trattasi nel caso di specie erano già scadute.

139    Infine, da un lato, l’argomento della ricorrente fondato sulla sentenza del 13 novembre 2014, Nencini/Parlamento (C‑447/13 P, EU:C:2014:2372), deve essere respinto in quanto irrilevante nell’ambito del terzo e del settimo motivo. Difatti, come evidenziato dalla Commissione, il passaggio di tale sentenza citato dalla ricorrente riguarda la questione della fissazione di un termine, conforme al principio della certezza del diritto, per la comunicazione di una nota di addebito, questione che non ha alcun legame con il presente ricorso. D’altro lato, secondo la giurisprudenza citata al precedente punto 64, occorre respingere le censure vertenti sulla violazione dei principi della certezza del diritto, della tutela del legittimo affidamento e dell’equo processo, giacché la ricorrente si limita ad invocare detti principi e non deduce alcun argomento a sostegno di tali censure.

140    Alla luce delle suesposte considerazioni, il terzo e il settimo motivo di ricorso devono essere respinti.

 Sull’obbligo di notifica dell’aiuto (primo e sesto motivo)

141    Il primo e il sesto motivo del ricorso riguardano, in sostanza, l’esistenza di una violazione dell’obbligo di notificare la compensazione in discussione ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, TFUE. Si procede dunque all’esame congiunto dei medesimi.

142    Il primo motivo di ricorso verte sulla violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, TFUE. Con detto motivo, la ricorrente sostiene che la Commissione avrebbe erroneamente qualificato la compensazione in discussione come aiuto di Stato illegittimo. Essa ritiene che simile affermazione della Commissione si baserebbe su una conclusione, parimenti errata, secondo cui la suddetta compensazione costituirebbe un aiuto nuovo ai sensi dell’articolo 1, lettera c), del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015, recante modalità di applicazione dell’articolo 108 TFUE (GU 2015, L 248, pag. 9).

143    La ricorrente fa valere, a tal riguardo, che la compensazione in discussione non può essere qualificata come aiuto nuovo, poiché si riferisce agli anni 1997 e 1998 e costituisce il pagamento del saldo, effettuato nel 2013, di importi ad essa in parte versati sulla base dell’articolo 12 della legge n. 472/1999. Tale disposizione prevede, secondo la ricorrente, che lo Stato concorresse alla copertura dei disavanzi di esercizio non ripianati relativi ai servizi di trasporto pubblico locale di competenza delle regioni, nella misura massima del 30%. La ricorrente sostiene che, ai sensi della citata disposizione, in relazione ai disavanzi per il 1997 comunicati dalle aziende di trasporto passeggeri all’amministrazione regionale, la Regione Piemonte provvedeva alla definizione, con deliberazione della Giunta regionale del 12 marzo 2001, dell’ammontare del credito complessivo e dei disavanzi di esercizio delle aziende ed enti di trasporto pubblico locale, tra cui la ricorrente. A seguito della deliberazione in parola, la Regione Piemonte provvedeva alla liquidazione del 30% delle compensazioni dovute, ma non avrebbe mai provveduto alla liquidazione del rimanente 70% di quanto dovuto per il 1997. Per quanto riguarda l’anno 1998, si sarebbe riproposta la stessa situazione del 1997, con la differenza che per questo anno la Regione Piemonte non avrebbe provveduto ad alcun pagamento per le compensazioni.

144    In udienza, la ricorrente ha dichiarato che la deliberazione della Giunta regionale del 12 marzo 2001 costituiva un riconoscimento a suo favore, da parte della Regione Piemonte, del debito formato dall’insieme dei suoi disavanzi di esercizio per il 1997. I ricorsi proposti dalla ricorrente dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Piemonte sarebbero stati volti alla condanna della Regione Piemonte al pagamento della parte del debito menzionato ancora insoluta, vale a dire il 70%.

145    Il sesto motivo verte sulla violazione dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69, in base al quale le compensazioni risultanti dall’applicazione dello stesso sono dispensate dalla procedura di notifica ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, TFUE.

146    Con detto motivo, in primo luogo, la ricorrente contesta la conclusione della Commissione per cui le concessioni che la ricorrente gestiva non le sarebbero state accordate in conformità al regolamento n. 1191/69. La ricorrente afferma, da un lato, che la Commissione ha erroneamente concluso che gli obblighi di servizio pubblico derivanti dalle concessioni non le sarebbero stati imposti unilateralmente, sulla base del rilievo che essa li avrebbe accettati e fatti propri volontariamente. Siffatto ragionamento sarebbe errato, dato che un elemento di adesione sarebbe inevitabile in qualsiasi rapporto, persino in un rapporto fra concedente e concessionario. Alla luce della definizione di servizio pubblico contenuta nell’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento n. 1191/69, ai fini dell’esistenza di un obbligo di servizio pubblico imposto unilateralmente non rileverebbe tanto la sua assunzione «volontaria» da parte dell’impresa, quanto semmai la circostanza che essa non l’avrebbe fatto o non l’avrebbe fatto nella stessa misura se avesse considerato il proprio interesse commerciale.

147    D’altro lato, la ricorrente deduce che le concessioni di cui era beneficiaria erano atti pubblici unilaterali, adottati dalla pubblica amministrazione per il perseguimento di interessi pubblici in un quadro normativo che non richiedeva l’indizione di una gara d’appalto tra le imprese candidate. La ricorrente fa inoltre presente la sua dipendenza dall’amministrazione pubblica, a causa del fatto che quest’ultima era libera di concedere o rifiutare la proroga della concessione e di modificare le condizioni di esercizio di una linea, nonché del fatto che essa avesse una posizione di quasi monopolio nel settore del mercato del trasporto passeggeri. Il rifiuto da parte della ricorrente di accettare le modifiche imposte nell’ambito della proroga delle concessioni avrebbe quindi creato un rischio che l’amministrazione non le accordasse ulteriormente concessioni, né sulla linea interessata, né su altre linee.

148    In secondo luogo, la ricorrente contesta la conclusione della Commissione concernente la non conformità della compensazione in discussione con i metodi comuni di calcolo. Al riguardo essa opera un riferimento generale alle sue deduzioni riguardanti le perizie dell’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte esposte nell’ambito del quinto motivo.

149    Con gli argomenti avanzati, la ricorrente sostiene, anzitutto, che l’attività di verificazione nel corso di un giudizio rientra nella competenza esclusiva del giudice nazionale in quanto si tratta di un conteggio tecnico-contabile sulla base dei parametri assegnati dal giudice. Le conclusioni dell’esperto, pertanto, non potrebbero più essere rimesse in discussione. Dette risultanze sarebbero state infatti recepite in pronunciamenti del giudice amministrativo, che sarebbero passati in giudicato.

150    La ricorrente afferma poi che l’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha tenuto conto, da un lato, di un margine di utile ragionevole per l’adempimento degli obblighi di servizio pubblico, ossia dei tassi medi del settore, e, dall’altro, del rischio sussistente per la ricorrente in conseguenza dell’applicazione del sistema di concessioni annuali.

151    Infine, per quanto attiene alla separazione o alla distinzione delle attività, l’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte avrebbe accertato che la contabilità era regolarmente tenuta e dettagliatamente in grado di evidenziare la separazione fra le diverse attività.

152    La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente.

153    All’articolo 1 della decisione impugnata, la Commissione enuncia che la Repubblica italiana aveva accordato alla ricorrente un aiuto di Stato illegittimo in violazione dell’articolo 108, paragrafo 3, TFUE. Simile conclusione era basata, da un lato, sulla constatazione, svolta ai punti 12 e 13 della decisione impugnata, secondo cui la compensazione in discussione costituiva una misura non notificata (v. punto 44 supra) e, dall’altro, sulla valutazione svolta alla sezione 6.2 della decisione impugnata, dedicata ad esaminare la questione se la compensazione in discussione potesse essere dispensata dall’obbligo di notifica in forza dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69 (v. punti da 46 a 51 supra).

154    In primo luogo, per quanto riguarda gli argomenti della ricorrente dedotti nell’ambito del primo motivo, occorre constatare, innanzitutto, che l’affermazione secondo cui la compensazione in discussione costituisce il pagamento del saldo degli importi ad essa in parte versati sulla base dell’articolo 12 della legge n. 472/1999 è priva di fondamento in fatto. Nelle sentenze nn. 976/2010 e 977/2010, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha infatti dichiarato che la base della compensazione in discussione si ravvisava nel regolamento n. 1191/69 e non nella legislazione nazionale che avrebbe imposto alla Regione Piemonte di coprire integralmente i disavanzi di esercizio della ricorrente. Il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha del pari rilevato esplicitamente che l’importo di tale compensazione non era ancora determinato al momento della pronuncia delle suddette sentenze, e non ha collegato in alcun modo l’importo in parola con le somme già ricevute dalla ricorrente ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 472/1999 o con la deliberazione della Giunta regionale del 12 marzo 2001.

155    Inoltre, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, nella decisione impugnata la Commissione non ha qualificato in modo esplicito la compensazione in discussione come aiuto nuovo. Se la Commissione ritiene che l’articolo 108, paragrafo 3, TFUE sia stato violato nel caso di specie, tale conclusione sembra fondarsi sulla constatazione secondo cui la compensazione in discussione, da un lato, era un aiuto non notificato e, dall’altro, non ha potuto beneficiare di una deroga all’obbligo di notifica ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69.

156    In ogni caso, la compensazione in discussione non rientra in nessuna delle ipotesi previste dall’articolo 1, lettera b), del regolamento 2015/1589, che elenca i casi in cui una misura nazionale può essere considerata come un aiuto esistente. Di conseguenza, in conformità all’articolo 1, lettera c), del suddetto regolamento, tale compensazione dev’essere considerata come aiuto nuovo.

157    In secondo luogo, per quanto riguarda gli argomenti della ricorrente dedotti nell’ambito del sesto motivo, si deve ricordare che, anche se, nella decisione impugnata, la Commissione ha valutato la compatibilità della compensazione in discussione alla luce del regolamento n. 1370/2007, essa ha deciso di esaminare la questione se la compensazione in parola potesse beneficiare della dispensa dall’obbligo di notifica ai sensi del regolamento n. 1191/69.

158    A tale proposito, risulta dai punti da 51 a 55 della sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen (C‑303/13 P, EU:C:2015:647), ricordati ai precedenti punti da 127 a 130, che, quando una misura nazionale non può essere considerata come una misura rientrante nel contesto di una situazione definitivamente maturata prima dell’entrata in vigore del regolamento n. 1370/2007 poiché, anche se essa aveva la sua origine in una situazione sorta nella vigenza del regolamento n. 1191/69, è stata attuata dopo l’entrata in vigore del regolamento n. 1370/2007, non è solo la sua compatibilità con il mercato interno, ma del pari la sua legittimità, che deve essere esaminata alla luce di tale regolamento.

159    Nonostante l’enunciato della sentenza del 6 ottobre 2015, Commissione/Andersen (C‑303/13 P, EU:C:2015:647), gli argomenti dedotti dalla ricorrente nel contesto del sesto motivo si fondano sul presupposto che la legittimità della compensazione in discussione e, in particolare, la questione se la compensazione in parola abbia potuto godere di una dispensa dall’obbligo di notifica deve essere esaminata alla luce del regolamento n. 1191/69.

160    Anche supponendo che fosse necessario valutare l’esistenza della dispensa dall’obbligo di notifica ai sensi del regolamento n. 1191/69, detti argomenti devono essere respinti in quanto infondati.

161    Si deve ricordare che, ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento n. 1191/69, sono dispensate dalla procedura di informazione preventiva di cui all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE alcune compensazioni derivanti dall’applicazione di tale regolamento. Dalla giurisprudenza risulta che l’esame della conformità al regolamento n. 1191/69 comporta, da un lato, l’esame della questione se l’atto che impone obblighi di servizio pubblico, quale una concessione o un contratto di servizio pubblico, sia stato accordato in conformità al menzionato regolamento e, dall’altro, l’esame della questione se la compensazione sia conforme ai metodi comuni di compensazione fissati dal suddetto regolamento (v., in tal senso, sentenza del 24 luglio 2003, Altmark, C‑280/00, EU:C:2003:415, punto 65).

162    Per quanto riguarda i metodi comuni di compensazione, si deve osservare che l’articolo 1, paragrafo 5, del regolamento n. 1191/69 prevede che, quando un’impresa di trasporto svolge contemporaneamente servizi soggetti ad obblighi di servizio pubblico ed altre attività, detti servizi pubblici devono formare oggetto di sezioni distinte che rispondano come minimo al requisito della separazione dei conti e delle quote di patrimonio corrispondenti a ciascuna attività di esercizio.

163    Al punto 87 della decisione impugnata, la Commissione ha osservato, a tale riguardo, che non era stato dimostrato che la ricorrente avesse adottato un adeguato sistema di separazione dei conti fra le attività asseritamente soggette ad obblighi di servizio pubblico e le sue altre attività. Secondo la Commissione, al contrario, gli estratti conto della ricorrente per il periodo rilevante, usati dall’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte per determinare l’importo delle compensazioni, rivelavano che i costi non erano distinti in base all’attività.

164    A tal riguardo, si deve rilevare che la Commissione ha prodotto, in allegato al controricorso, la perizia che determina l’importo della compensazione integrativa per l’anno 1997, elaborata dall’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, con i suoi allegati. Orbene, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, l’esame della perizia in parola, del bilancio di esercizio e del conto economico della ricorrente non consente di individuare alcuna separazione contabile fra le operazioni derivanti dagli obblighi di servizio pubblico e le altre operazioni. Inoltre, la ricorrente non adduce alcun argomento tale da inficiare la constatazione della Commissione secondo cui, durante la fase d’indagine formale, la ricorrente non avrebbe presentato alcun elemento di prova attestante una separazione dei conti e delle quote di patrimonio tanto per il 1997 quanto per il 1998.

165    Inoltre, si deve respingere l’argomento della ricorrente vertente sull’autorità di cosa giudicata attribuibile alle perizie dell’esperto nominato dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte nonché delle sentenze basate su tali perizie. Si evince infatti dalla sentenza del 18 luglio 2007, Lucchini (C‑119/05, EU:C:2007:434, punto 62), che il principio dell’autorità di cosa giudicata non può costituire un ostacolo all’esercizio, da parte della Commissione, delle sue competenze esclusive di controllo della compatibilità degli aiuti di Stato.

166    Risulta da quanto precede che l’importo della compensazione in discussione non è stato determinato conformemente ai metodi comuni di calcolo fissati dal regolamento n. 1191/69.

167    Ne consegue, senza che occorra esaminare se le condizioni per accordare alla ricorrente le concessioni sulla base delle quali ha svolto le proprie attività fossero in linea con le disposizioni del regolamento n. 1191/69, che la compensazione in discussione non è conforme al menzionato regolamento e non poteva beneficiare della dispensa dall’obbligo di notifica di cui all’articolo 17, paragrafo 2, del suddetto regolamento.

168    Alla luce delle suesposte considerazioni, il primo e il sesto motivo devono essere respinti.

 Sui poteri della Commissione in materia di recupero (quarto motivo)

169    Con il quarto motivo la ricorrente fa valere che la compensazione in discussione non poteva essere recuperata, stante l’applicazione delle disposizioni in materia di prescrizione di cui all’articolo 15 del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell’articolo [108 TFUE] (GU 1999, L 83, pag. 1), e dell’articolo 17 del regolamento 2015/1589, posto che la decisione impugnata è intervenuta oltre 18 anni dopo la fornitura dei servizi alla base della compensazione in discussione. Secondo la ricorrente, la compensazione in discussione costituirebbe soltanto un pagamento del saldo, effettuato nel 2013, di somme che le sono state parzialmente versate nel 1997.

170    La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente.

171    A tal riguardo, in primo luogo, si deve rilevare che il potere della Commissione di ordinare il recupero della compensazione in discussione è disciplinato dall’articolo 17 del regolamento 2015/1589 e che l’articolo 15 del regolamento n. 659/1999, fatto valere dalla ricorrente, non è applicabile nel caso di specie.

172    Secondo la giurisprudenza, infatti, è opinione comune che le norme di procedura si applichino a tutte le controversie pendenti all’atto della loro entrata in vigore (v. sentenze del 10 aprile 2003, Département du Loiret/Commissione, T‑369/00, EU:T:2003:114, punto 49 e giurisprudenza ivi citata, e del 12 settembre 2007, González y Díez/Commissione, T‑25/04, EU:T:2007:257, punto 58 e giurisprudenza ivi citata).

173    Orbene, dalla giurisprudenza risulta che l’articolo 17 del regolamento 2015/1589, il cui contenuto è peraltro identico a quello dell’articolo 15 del regolamento n. 659/1999, è una disposizione di natura procedurale. La suddetta norma si applica a tutti i procedimenti amministrativi in materia di aiuti di Stato pendenti dinanzi alla Commissione nel momento in cui il regolamento 2015/1589 è entrato in vigore, cioè il 14 ottobre 2015. Oltre a ciò, poiché l’articolo 17 del regolamento 2015/1589 non contiene alcuna disposizione transitoria relativa alla sua applicazione nel tempo, esso si applica ad ogni azione di recupero in via definitiva di un aiuto, anche concesso precedentemente a tale data, che intervenga dopo la data di entrata in vigore del regolamento (v., per analogia, sentenza del 10 aprile 2003, Département du Loiret/Commissione, T‑369/00, EU:T:2003:114, punti 50 e 51).

174    In secondo luogo, occorre notare che, ai sensi dell’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento 2015/1589, i poteri della Commissione, per quanto riguarda il recupero degli aiuti, sono soggetti ad un termine di prescrizione di dieci anni. L’articolo 17, paragrafo 2, di tale regolamento dispone che il termine di prescrizione inizia a decorrere il giorno in cui l’aiuto illegittimo viene concesso al beneficiario, come aiuto individuale o come aiuto rientrante in un regime di aiuti, e che qualsiasi azione intrapresa dalla Commissione o da uno Stato membro, che agisca su richiesta della Commissione, nei confronti dell’aiuto illegittimo interrompe il termine di prescrizione.

175    Ne consegue che l’esame del merito del presente motivo richiede previamente la determinazione del momento in cui la compensazione in discussione, che è stata considerata un aiuto illegittimo, è stata concessa alla ricorrente.

176    A tal riguardo, risulta dalla giurisprudenza che, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, il momento in cui è concesso l’aiuto non deve necessariamente coincidere con l’effettivo pagamento dell’importo dell’aiuto. Peraltro, il fatto che il pagamento effettivo di un aiuto non sia avvenuto non significa che l’aiuto non sia stato concesso al beneficiario. La compensazione integrativa degli obblighi di servizio pubblico concessa a Simet, oggetto della decisione della Commissione citata al precedente punto 20, è un esempio di un simile aiuto.

177    Secondo la sentenza del 21 marzo 2013, Magdeburger Mühlenwerke (C‑129/12, EU:C:2013:200, punto 40), infatti, gli aiuti devono essere considerati concessi nel momento in cui il diritto di riceverli sia conferito al beneficiario in forza della normativa nazionale applicabile. La Corte ha precisato che, nel determinare siffatto momento, è necessario tenere conto dell’insieme delle condizioni poste dal diritto nazionale per ottenere l’aiuto in parola.

178    Il Tribunale ha adottato un approccio simile nella sua sentenza del 14 gennaio 2004, Fleuren Compost/Commissione (T‑109/01, EU:T:2004:4, punto 74), in cui è stata riconosciuta come corretta la tesi adottata dalla Commissione nella decisione oggetto di ricorso, secondo cui il criterio rilevante per determinare quando l’aiuto è stato concesso dovrebbe essere quello dell’adozione dell’atto giuridicamente vincolante con il quale le autorità nazionali competenti si impegnano a concedere l’aiuto. Il criterio stabilito in tale sentenza è stato in seguito applicato in particolare nelle sentenze del 6 aprile 2017, Saremar/Commissione (T‑220/14, EU:T:2017:267, punti 139 e 140), e del 19 maggio 2015, Diputación Foral de Bizkaia/Commissione (T‑397/12, non pubblicata, EU:T:2015:291, punto 33), confermata a seguito di impugnazione con ordinanza del 5 ottobre 2016, Diputación Foral de Bizkaia/Commissione (C‑426/15 P, non pubblicata, EU:C:2016:757), in cui il Tribunale ha dichiarato che il momento in cui si ritiene concesso un aiuto non è determinato dal versamento effettivo dell’aiuto accordato dall’autorità nazionale competente.

179    Esiste, senz’altro, una giurisprudenza secondo la quale è precisamente il momento di effettiva concessione dell’aiuto, vale a dire quello del suo versamento, che deve essere considerato il momento in cui l’aiuto è stato concesso ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 659/1999, sostituito dall’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento 2015/1589.

180    Nella sentenza dell’8 dicembre 2011, France Télécom/Commissione (C‑81/10 P, EU:C:2011:811, punti 81 e 82), la Corte ha dichiarato che, per determinare la data in cui il termine di prescrizione previsto nella disposizione in parola inizia a decorrere, si deve fare riferimento alla data di effettiva concessione dell’aiuto a un beneficiario e non alla data di adozione del regime di aiuto. In altre parole, il momento dell’adozione della normativa nazionale che prevede il diritto a ricevere un aiuto non è stato considerato in detta sentenza come decisivo per la determinazione del momento in cui l’aiuto è concesso.

181    Tuttavia, pur adottando, nella sentenza dell’8 dicembre 2011, France Télécom/Commissione (C‑81/10 P, EU:C:2011:811, punti 81 e 82), una soluzione che si discosta da quella di cui alla sentenza del 21 marzo 2013, Magdeburger Mühlenwerke (C‑129/12, EU:C:2013:200), la Corte ha sottolineato che la determinazione della data di concessione di un aiuto può variare in funzione della natura dell’aiuto di cui trattasi. La soluzione adottata nella sentenza dell’8 dicembre 2011, France Télécom/Commissione (C‑81/10 P, EU:C:2011:811, punti 81 e 82), può quindi applicarsi nel caso di regimi di aiuto pluriennali, segnatamente regimi di aiuti fiscali, poiché nel caso di siffatti regimi, che si traducono in versamenti o nella concessione periodica di vantaggi, fra la data di adozione dell’atto costituente la base giuridica dell’aiuto e la data in cui alle imprese viene effettivamente erogato l’aiuto può trascorrere un considerevole periodo di tempo. In un caso del genere, ai fini del calcolo del termine di prescrizione, l’aiuto deve considerarsi concesso al beneficiario solamente alla data in cui esso è stato effettivamente erogato a quest’ultimo.

182    Orbene, l’aiuto in discussione nella fattispecie non è stato concesso alla ricorrente nell’ambito di un regime di aiuti fiscali o di un altro regime che possa essere qualificato come regime di aiuti pluriennali.

183    Al contrario, dal fascicolo risulta innanzitutto che, rivolgendosi ai giudici italiani, la ricorrente mirava ad ottenere il riconoscimento del suo diritto a ottenere il pagamento di compensazioni integrative a copertura dei costi supplementari che avrebbe sostenuto in conseguenza dell’esecuzione dei suoi obblighi di servizio pubblico durante due anni in particolare, ossia il 1997 e il 1998 (v. punti da 25 a 28 supra). Inoltre, nelle sentenze nn. 976/2010 e 977/2010, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha invocato inequivocabilmente il regolamento n. 1191/69, e non la legislazione nazionale, come base giuridica di siffatta compensazione integrativa, imponendo quindi alla Regione Piemonte un nuovo obbligo fondato direttamente sul diritto dell’Unione (v. punti da 29 a 33 e 134 supra). Infine, nella fattispecie, l’importo complessivo definitivo dell’aiuto è stato determinato in forza di decisioni giurisdizionali, vale a dire le sentenze nn. 1070/2013 e 1071/2013, del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte (v. punti da 34 a 36 e 135 supra). Emerge da simili elementi che la compensazione in discussione costituisce un esempio, poco usuale nel settore degli aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, di un aiuto che risulta da una decisione di un giudice nazionale chiamato a pronunciarsi su un ricorso specifico e dotato di carattere individuale.

184    Secondo il Tribunale, in circostanze del genere è necessario stabilire il momento in cui la compensazione in discussione è stata concessa alla ricorrente, ai sensi dell’articolo 17 del regolamento 2015/1589, alla luce dei principi enunciati nella sentenza del 21 marzo 2013, Magdeburger Mühlenwerke (C‑129/12, EU:C:2013:200), e della giurisprudenza che vi ha fatto seguito, citata al precedente punto 178. Tali principi, elaborati nell’ambito degli aiuti concessi sulla base del diritto nazionale dalle autorità amministrative degli Stati membri, devono essere adattati alle circostanze specifiche del presente caso di specie, incluso il fatto che, sebbene, ad avviso del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, la ricorrente abbia formalmente soddisfatto tutte le condizioni per la compensazione integrativa in forza del regolamento n. 1191/69, talune condizioni per la concessione di detta compensazione non fossero in realtà soddisfatte, come emerge dalle osservazioni che precedono (v. punti da 163 a 166 supra).

185    Nella fattispecie, si deve considerare che il momento in cui il diritto a ricevere la compensazione in discussione è stato conferito alla ricorrente va fissato al momento della pronuncia delle sentenze nn. 1070/2013 e 1071/2013 del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte. Difatti, come ricordato al precedente punto 183, con le sentenze nn. 976/2010 e 977/2010 il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha riconosciuto il diritto della ricorrente ad ottenere le compensazioni integrative, dalla stessa reclamate alla Regione Piemonte con lettere del 29 dicembre 2006 e del 15 novembre 2007, assumendo a fondamento non il diritto nazionale, bensì un fondamento nuovo, il regolamento n. 1191/69. Detto giudice ha quindi imposto alla Regione Piemonte un obbligo nuovo, derivante direttamente dal diritto dell’Unione. Tuttavia è solo con le sue sentenze nn. 1070/2013 e 1071/2013, pronunciate il 10 ottobre 2013, che il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha deciso, sulla base delle perizie dell’esperto da esso incaricato, l’importo definitivo delle compensazioni integrative le quali, congiuntamente considerate, costituiscono la compensazione in discussione, versata alla ricorrente dalla Regione Piemonte il 7 febbraio 2014.

186    Ne consegue che la compensazione in discussione è stata accordata alla ricorrente il 10 ottobre 2013. Orbene, la prima misura adottata dalla Commissione relativamente a detta compensazione, misura che ha interrotto il termine di dieci anni di cui all’articolo 17, paragrafo 2, del regolamento 2015/1589, è stata presa il 23 febbraio 2015, vale a dire al momento dell’adozione della decisione di avvio del procedimento di indagine formale. Pertanto, contrariamente a quanto afferma la ricorrente, il potere della Commissione di ordinare il recupero della compensazione in discussione non era prescritto al momento dell’adozione della decisione impugnata.

187    Si deve pertanto respingere il quarto motivo di ricorso.

188    Dal complesso delle suesposte considerazioni, giacché tutti i motivi dedotti dalla ricorrente sono stati respinti, risulta che il ricorso deve essere integralmente respinto.

 Sulle spese

189    Ai sensi dell’articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. La ricorrente, essendo rimasta soccombente, va condannata alle spese, conformemente alla domanda della Commissione.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE (Nona Sezione)

dichiara e statuisce:

1)      Il ricorso è respinto.






2)      La Aziende Riunite Filovie ed Autolinee Srl (ARFEA) è condannata alle spese.

Gervasoni

Kowalik-Bańczyk

Mac Eochaidh

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 29 novembre 2018.

Il cancelliere

 

Il presidente

E. Coulon

 

S. Gervasoni




Indice


Quadro giuridico

Diritto dell’Unione

Normativa nazionale

Giurisprudenza del Consiglio di Stato in materia di applicazione del regolamento n. 1191/69

Fatti

Sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Piemonte

Procedimento amministrativo dinanzi alla Commissione

Decisione impugnata

Procedimento e conclusioni delle parti

In diritto

Sulla ricevibilità

Nel merito

Osservazioni preliminari

Sulla qualificazione della compensazione in discussione come aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE (quinto motivo)

Sulle norme applicabili ratione temporis per valutare la compatibilità della compensazione in discussione con il mercato interno (terzo e settimo motivo)

Sull’obbligo di notifica dell’aiuto (primo e sesto motivo)

Sui poteri della Commissione in materia di recupero (quarto motivo)

Sulle spese



*      Lingua processuale: l’italiano.