Language of document : ECLI:EU:C:2018:966

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)

29 novembre 2018 (*)

«Impugnazione – Politica estera e di sicurezza comune – Misure restrittive adottate nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran – Congelamento di capitali e di risorse economiche – Annullamento di un’iscrizione da parte del Tribunale – Reiscrizione – Elementi di prova recanti una data anteriore alla prima iscrizione – Fatti noti precedentemente alla prima iscrizione – Autorità di cosa giudicata – Portata – Certezza del diritto – Tutela del legittimo affidamento – Tutela giurisdizionale effettiva – Motivo di iscrizione relativo al sostegno logistico al governo dell’Iran – Portata – Attività di trasporto di petrolio greggio»

Nella causa C‑600/16 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 24 novembre 2016,

National Iranian Tanker Company, con sede a Teheran (Iran), rappresentata da T. de la Mare, QC, M. Lester, QC, J. Pobjoy, barrister, R. Chandrasekera, S. Ashley e C. Murphy, solicitors,

ricorrente,

procedimento in cui l’altra parte è:

Consiglio dell’Unione europea, rappresentato da A. Vitro e M. Bishop, in qualità di agenti,

convenuto in primo grado

LA CORTE (Quarta Sezione),

composta da T. von Danwitz (relatore), presidente della Settima Sezione, facente funzione di presidente della Quarta Sezione, K. Jürimäe, C. Lycourgos, E. Juhász e C. Vajda, giudici,

avvocato generale: E. Tanchev

cancelliere: R. Șereș, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 24 gennaio 2018,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza dell’11 aprile 2018,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con la sua impugnazione, la National Iranian Tanker Company (in prosieguo: la «NITC») chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 14 settembre 2016, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑207/15, non pubblicata, in prosieguo: la «sentenza impugnata», EU:T:2016:471), con la quale il Tribunale ha respinto il suo ricorso diretto:

–        all’annullamento della decisione (PESC) 2015/236 del Consiglio, del 12 febbraio 2015, che modifica la decisione 2010/413/PESC concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran (GU 2015, L 39, pag. 18), e del regolamento di esecuzione (UE) n. 2015/230 del Consiglio, del 12 febbraio 2015, che attua il regolamento (UE) n. 267/2012 concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran (GU 2015, L 39, pag. 3), nella parte in cui tali atti riguardano la ricorrente (in prosieguo: gli «atti impugnati»), e

–        in subordine, alla dichiarazione d’inapplicabilità dell’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413/PESC del Consiglio, del 26 luglio 2010, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran e che abroga la posizione comune 2007/140/PESC (GU 2010, L 195, pag. 39), e dell’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento (UE) n. 267/2012 del Consiglio, del 23 marzo 2012, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran e che abroga il regolamento (UE) n. 961/2010 (GU 2012, L 88, pag. 1), nella parte in cui tali disposizioni si applicano alla ricorrente.

 Contesto normativo

 La risoluzione 1929 e la risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

2        Il 9 giugno 2010 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 1929 (2010) (in prosieguo: la «risoluzione 1929»), destinata ad ampliare la portata delle misure restrittive imposte dalle risoluzioni 1737 (2006), 1747 (2007) e 1803 (2008) e ad introdurre ulteriori misure restrittive nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran. In tale risoluzione, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite menziona, in particolare, «il nesso potenziale tra il gettito che l’Iran trae dal proprio settore energetico ed il finanziamento delle proprie attività nucleari che creano un rischio di proliferazione».

3        Il 24 novembre 2013 la Repubblica islamica dell’Iran, da un lato, e la Repubblica federale di Germania, la Repubblica popolare cinese, gli Stati Uniti d’America, la Federazione russa, la Repubblica francese e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, con il sostegno dell’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dall’altro, hanno concluso, a Ginevra (Svizzera), un accordo su un piano d’azione congiunto (in prosieguo: il «piano d’azione congiunto») che definisce una procedura da seguire per trovare una soluzione globale a lungo termine alla questione del nucleare iraniano.

4        Il 14 luglio 2015 la Repubblica islamica dell’Iran, da un lato, e la Repubblica federale di Germania, la Repubblica popolare cinese, gli Stati Uniti d’America, la Federazione russa, la Repubblica francese e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, nonché l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dall’altro, hanno adottato, a Vienna (Austria), il «piano d’azione congiunto globale» allo scopo di fornire una soluzione globale a lungo termine alla questione nucleare iraniana (in prosieguo: il «piano d’azione congiunto globale»).

5        Il 20 luglio 2015 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2231 (2015), che approva il piano d’azione congiunto globale, sollecita la sua piena attuazione secondo il calendario ivi stabilito e prevede le azioni da mettere in atto conformemente a tale piano.

 Diritto dell’Unione

6        Il 17 giugno 2010 il Consiglio europeo ha invitato il Consiglio dell’Unione europea ad adottare misure di attuazione di quelle contenute nella risoluzione 1929 nonché misure di accompagnamento, al fine di contribuire a rispondere in via negoziale a tutte le preoccupazioni suscitate dallo sviluppo, da parte della Repubblica islamica dell’Iran, di tecnologie sensibili a sostegno dei suoi programmi nucleare e missilistico. Tali misure dovevano riguardare, in particolare, il settore del commercio, il settore finanziario, il settore dei trasporti iraniani e i grandi settori dell’industria del gas e del petrolio.

7        Il 26 luglio 2010 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la decisione 2010/413, il cui allegato II elenca i nomi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni. Il considerando 22 di tale decisione fa riferimento alla risoluzione 1929 e indica il nesso potenziale, rilevato in quest’ultima, tra il gettito che la Repubblica islamica dell’Iran trae dal proprio settore energetico ed il finanziamento delle proprie attività nucleari che creano un rischio di proliferazione.

8        Il 23 gennaio 2012 il Consiglio ha adottato la decisione 2012/35/PESC, che modifica la decisione 2010/413 (GU 2012, L 19, pag. 22). Secondo il considerando 13 di tale decisione, il congelamento di fondi e di risorse economiche dovrebbe essere applicato ad altre persone ed entità che sostengono il governo dell’Iran, consentendo a quest’ultimo di esercitare attività nucleari sensibili in termini di proliferazione o di sviluppare sistemi di lancio di armi nucleari, in particolare le persone ed entità che danno il loro sostegno finanziario, logistico o materiale al governo dell’Iran.

9        Detta decisione ha inserito l’articolo 3 bis nella decisione 2010/413, il quale vieta l’importazione, l’acquisto o il trasporto di petrolio greggio e di prodotti petroliferi iraniani.

10      La decisione 2012/35 ha aggiunto una lettera c) all’articolo 20, paragrafo 1, della decisione 2010/413, che prevede il congelamento di capitali appartenenti alle seguenti persone e entità:

«[alle] altre persone ed entità non menzionate dall’allegato I che danno il loro sostegno al governo dell’Iran, nonché [alle] persone ed entità ad esse associate, elencate nell’allegato II».

11      Il 23 marzo 2012 il Consiglio ha adottato il regolamento n. 267/2012, che dà attuazione, per quanto concerne l’Unione europea, alle misure restrittive previste dalla decisione 2012/35.

12      L’articolo 11 di detto regolamento inserisce restrizioni analoghe a quelle che figurano nell’articolo 3 bis della decisione 2010/413, concernenti l’importazione, l’acquisto o il trasporto di petrolio greggio e di prodotti petroliferi iraniani.

13      L’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), di detto regolamento prevede il congelamento di capitali e di risorse economiche delle persone, entità e organismi elencati nel suo allegato IX che, conformemente all’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413, sono stati riconosciuti «come altre persone, entità o organismi che forniscono sostegno, anche finanziario, logistico o materiale, al governo iraniano e persone e entità ad essi associate».

14      La decisione 2012/635/PESC del Consiglio, del 15 ottobre 2012, che modifica la decisione 2010/413 (GU 2012, L 282, pag. 58, e rettifica in GU 2013, L 251, pag. 33), ha modificato come segue il testo dell’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413:

«da altre persone e entità non menzionate dall’allegato I che forniscono sostegno al governo dell’Iran e [le] entità da essi possedute o controllate o persone ed entità a essi associate, di cui all’elenco nell’allegato II».

15      Con il regolamento (UE) n. 1263/2012, del 21 dicembre 2012, che modifica il regolamento n. 267/2012 (GU 2012, L 356, pag. 34), il Consiglio ha modificato come segue il testo dell’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), di quest’ultimo regolamento:

«altre persone, entità o organismi che forniscono sostegno, anche finanziario, logistico o materiale, al governo iraniano e entità di loro proprietà o sotto il loro controllo o persone e entità ad essi associate».

16      Il 20 gennaio 2014, al fine di dare attuazione al piano d’azione congiunto, il Consiglio ha adottato la decisione 2014/21/PESC, che modifica la decisione 2010/413 (GU 2014, L 15, pag. 22). In base al considerando 3 della decisione 2014/21, nel quadro della prima fase del piano d’azione congiunto, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà misure volontarie specificate in tale piano e, in cambio, per quanto concerne l’Unione, si adotterà una serie di misure volontarie comprendenti la sospensione delle misure restrittive relative al divieto, segnatamente, di prestare servizi di trasporto per il petrolio greggio iraniano. Con detta decisione, il Consiglio ha sospeso, in particolare, per una durata di sei mesi, il divieto di cui all’articolo 3 bis della decisione 2010/413, per quanto riguarda il trasporto di petrolio greggio iraniano. La sospensione di tale divieto è stata ulteriormente prorogata con vari atti successivi del Consiglio.

17      Nella stessa data, il Consiglio ha adottato il regolamento (UE) n. 42/2014, che modifica il regolamento n. 267/2012 (GU 2014, L 15, pag. 18; e rettifica in GU 2014, L 19, pag. 7), con il quale ha sospeso, per una durata di sei mesi, il divieto, previsto all’articolo 11, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 267/2012, di trasportare petrolio greggio o prodotti petroliferi originari dell’Iran o esportati dall’Iran in qualsiasi altro paese. La sospensione di tale divieto è stata ulteriormente prorogata con vari atti successivi del Consiglio. Tale divieto è stato infine abrogato dal regolamento (UE) 2015/1861 del Consiglio, del 18 ottobre 2015, che modifica il regolamento n. 267/2012 (GU 2015, L 274, pag. 1).

 Fatti

18      La NITC è una società iraniana specializzata nel trasporto di carichi di petrolio greggio e di gas. Essa impiega una delle più grandi flotte al mondo di petroliere a doppio scafo.

19      Il 15 ottobre 2012, con la decisione 2012/635 e con il regolamento di esecuzione (UE) n. 945/2012, che attua il regolamento n. 267/2012 (GU 2012, L 282, pag. 16, e rettifica in GU 2013, L 205, pag. 18), il Consiglio inseriva il nome della NITC negli elenchi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni, che figurano, rispettivamente, nell’allegato II della decisione 2010/413 e nell’allegato IX del regolamento n. 267/2012. I motivi della sua iscrizione in tali elenchi erano identici e formulati come segue:

«Controllata di fatto dal governo iraniano. Fornisce sostegno finanziario al governo iraniano attraverso i suoi azionisti che mantengono legami con esso».

20      Con sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608), il Tribunale annullava la decisione 2012/635 e il regolamento di esecuzione n. 945/2012, nella parte relativa alla NITC, per il motivo che l’iscrizione del suo nome negli elenchi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni era ingiustificata, non essendo suffragate le affermazioni del Consiglio secondo cui la NITC sarebbe stata controllata dal governo iraniano e gli avrebbe fornito un sostegno finanziario. Inoltre, il Tribunale ha mantenuto gli effetti di detti atti nei confronti della NITC fino alla scadenza del termine di impugnazione di cui all’articolo 56, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea o, in caso di proposizione di un’impugnazione entro tale termine, fino alla data del suo rigetto. Nessuna impugnazione veniva proposta avverso tale sentenza.

21      Con gli atti impugnati, il Consiglio, in data 12 febbraio 2015, inseriva nuovamente il nome della NITC, da un lato, nell’elenco di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni, che figura nell’allegato II della decisione 2010/413 e, dall’altro, in quello contenuto nell’allegato IX del regolamento n. 267/2012 (in prosieguo: gli «elenchi controversi»), sulla base di motivi formulati come segue:

«La [NITC] fornisce sostegno finanziario al governo dell’Iran mediante i suoi azionisti, Iranian State Retirement Fund, Iranian Social Security Organization e Oil Industry Employees Retirement and Savings Fund, che sono entità controllate dallo Stato. Inoltre [la] NITC è uno dei maggiori operatori di petroliere nel mondo e uno dei principali trasportatori di petrolio greggio iraniano. Di conseguenza, [la] NITC fornisce sostegno logistico al governo dell’Iran mediante il trasporto di petrolio iraniano».

22      Il 18 ottobre 2015, nell’ambito dell’attuazione del piano d’azione congiunto globale, il Consiglio adottava, da un lato, la decisione (PESC) 2015/1863, che modifica la decisione 2010/413 (GU 2015, L 274, pag. 174), che ha sospeso, nei confronti della NITC, le misure restrittive previste dalla decisione 2010/413, nonché, dall’altro, il regolamento di esecuzione (UE) 2015/1862, che attua il regolamento n. 267/2012 (GU 2015, L 274, pag. 161), che ha cancellato il suo nome dall’elenco contenuto nell’allegato IX di quest’ultimo regolamento.

23      La decisione 2015/1863 e il regolamento di esecuzione 2015/1862 sono applicabili dal 16 gennaio 2016, in forza, rispettivamente, della decisione (PESC)2016/37 del Consiglio, del 16 gennaio 2016, relativa alla data di applicazione della decisione 2015/1863 (GU 2016, L 11 I, pag. 1), e delle informazioni relative alla data di applicazione del regolamento 2015/1861 e del regolamento di esecuzione 2015/1862 (GU 2016, C 15 I, pag. 1).

 Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata

24      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 24 aprile 2015, la NITC ha proposto un ricorso di annullamento contro gli atti impugnati. In subordine, la NITC ha chiesto, sul fondamento dell’articolo 277 TFUE, che l’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413 e l’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012 fossero dichiarati inapplicabili nei suoi confronti.

25      Parallelamente a detto ricorso, la NITC ha presentato una domanda di provvedimenti provvisori diretta a ottenere la sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati. Tale domanda è stata rigettata con ordinanza del Presidente del Tribunale del 16 luglio 2015, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑207/15 R, EU:T:2015:535).

26      A sostegno del suo ricorso, la NITC ha dedotto cinque motivi, relativi, il primo, a una violazione dei principi dell’autorità di cosa giudicata, di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento nonché del diritto a un ricorso effettivo; il secondo, a un errore di valutazione; il terzo, a una violazione dei diritti della difesa, del diritto a una buona amministrazione e del principio di tutela giurisdizionale effettiva e, il quarto, a una violazione del diritto di proprietà, del diritto alla reputazione e della libertà di impresa. Il quinto motivo, dedotto in subordine, riguardava l’illegittimità dell’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413 e dell’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012.

27      Il Tribunale ha respinto tutti i suddetti motivi e, pertanto, il ricorso nella sua interezza.

 Conclusioni delle parti e procedimento dinanzi alla Corte

28      La NITC chiede che la Corte voglia:

–        annullare la sentenza impugnata;

–        accogliere le sue conclusioni esposte dinanzi al Tribunale, in particolare:

–        annullare gli atti impugnati, nella parte in cui la riguardano;

–        in subordine, dichiarare che l’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413 e l’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012 sono inapplicabili nei suoi confronti, e

–        condannare il Consiglio alle spese dell’impugnazione e a quelle afferenti al procedimento dinanzi al Tribunale.

29      Il Consiglio chiede che la Corte voglia:

–        respingere l’impugnazione proposta dalla NITC in quanto irricevibile e, in mancanza, in quanto infondata;

–        in subordine, se la Corte decide di annullare la sentenza impugnata e di pronunciare essa stessa una sentenza definitiva, respingere il ricorso di annullamento e la domanda di dichiarazione d’inapplicabilità, nonché

–        condannare la NITC alle spese del procedimento di impugnazione.

 Sull’impugnazione

 Sulla ricevibilità dell’impugnazione

 Argomenti delle parti

30      Il Consiglio fa valere che la NITC non ha alcun interesse alla soluzione della presente impugnazione e che quest’ultima, pertanto, è irricevibile, a causa della revoca, con la decisione 2015/1863 e il regolamento di esecuzione 2015/1862, delle misure restrittive adottate nei suoi confronti e in ragione dell’assenza di un pregiudizio alla sua reputazione mediante gli atti impugnati.

31      La NITC sostiene di aver effettivamente un interesse a chiedere l’annullamento della sentenza impugnata e quello degli atti impugnati, ai fini del riconoscimento dell’illegittimità ab initio della sua reinscrizione negli elenchi controversi, della proposizione, se del caso, di un ricorso di risarcimento del danno subito a causa della sua reinscrizione in detti elenchi e del ripristino della propria reputazione.

 Giudizio della Corte

32      Per costante giurisprudenza, la sussistenza dell’interesse ad agire del ricorrente presuppone che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto (sentenza del 21 dicembre 2011, Francia/People’s Mojahedin Organization of Iran, C‑27/09 P, EU:C:2011:853, punto 43 e giurisprudenza ivi citata).

33      Orbene, la Corte ha dichiarato che una persona o un’entità il cui nome è stato inserito in un elenco di persone e di entità assoggettate al congelamento dei beni mantiene un interesse quantomeno morale ad ottenere l’annullamento di detta iscrizione, al fine di far riconoscere dal giudice dell’Unione che essa non avrebbe mai dovuto essere iscritta in tale elenco, tenuto conto delle conseguenze per la sua reputazione, anche dopo che il suo nome sia stato cancellato da detto elenco o che il congelamento dei suoi beni sia stato sospeso (v., in tal senso, sentenze del 28 maggio 2013, Abdulrahim/Consiglio e Commissione, C‑239/12 P, EU:C:2013:331, punti da 70 a 72; dell’8 settembre 2016, Iranian Offshore Engineering & Construction/Consiglio, C‑459/15 P, non pubblicata, EU:C:2016:646, punto 12, nonché del 15 giugno 2017, Al-Faqih e a./Commissione, C‑19/16 P, EU:C:2017:466, punto 36).

34      Ne consegue che la NITC ha un interesse quantomeno morale ad ottenere l’annullamento della sua reinscrizione negli elenchi controversi, nonostante, da un lato, la sospensione del congelamento dei suoi beni risultante da tale reinscrizione nell’elenco che figura nell’allegato II della decisione 2010/413 e, dall’altro, la cancellazione del suo nome dall’elenco contenuto nell’allegato IX del regolamento n. 267/2012, in forza, rispettivamente, della decisione 2015/1863 e del regolamento di esecuzione 2015/1862.

35      Pertanto l’impugnazione è ricevibile.

 Nel merito

36      A sostegno della sua impugnazione, la NITC solleva quattro motivi.

 Sul primo motivo

–       Argomenti delle parti

37      Con il suo primo motivo, la NITC fa valere che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel dichiarare, ai punti da 45 a 65 e 68 della sentenza impugnata, che gli atti contestati non violavano i principi dell’autorità di cosa giudicata, di certezza del diritto, di tutela del legittimo affidamento nonché il suo diritto a un ricorso effettivo. Il Tribunale avrebbe quindi erroneamente ritenuto che il Consiglio potesse reinscriverla negli elenchi controversi sulla base di argomenti di fatto identici a quelli dedotti a sostegno della sua iscrizione iniziale, che è stata annullata con sentenza definitiva, e in mancanza di un cambiamento significativo di circostanze o di prove nuove che non avessero potuto essere ottenute in occasione di questa prima iscrizione. Secondo la NITC, il Consiglio, per reinscriverla negli elenchi controversi sul fondamento dello stesso criterio di iscrizione, non poteva limitarsi a riqualificare i fatti all’origine della sua iscrizione iniziale.

38      La NITC, facendo riferimento all’ordinanza del Presidente del Tribunale del 16 luglio 2015, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑207/15 R, EU:T:2015:535), aggiunge che, sebbene il principio dell’autorità di cosa giudicata non si applicasse in senso stretto, i principi della certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento, nonché il diritto a un ricorso effettivo, ai sensi dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta») e dell’articolo 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, obbligavano il Consiglio a presentare l’insieme dei suoi argomenti e delle prove a sua disposizione nell’ambito della prima iscrizione, a pena di non poterli più sollevare in seguito. Il Tribunale avrebbe quindi adottato un’interpretazione eccessivamente restrittiva dell’articolo 47 della Carta. La logica sottesa alla sentenza impugnata conferirebbe al Consiglio un potere illimitato di ristabilire misure restrittive sulla base di motivi identici o fondati sui medesimi fatti, che avrebbero potuto e dovuto essere invocati in occasione dell’iscrizione iniziale. Tale logica può dar luogo ad abusi ed esporre l’entità interessata a un susseguirsi di controversie, il che sarebbe contrario al principio dell’equo processo e al diritto ad una buona amministrazione.

39      La NITC precisa che il Tribunale è incorso, in particolare, in un errore di diritto, ai punti 51 e 52 della sentenza impugnata, nel dichiarare che il Consiglio poteva basarsi nuovamente sul motivo di iscrizione relativo al sostegno finanziario al governo iraniano, sebbene gli elementi di prova forniti recassero, per la maggior parte, una data anteriore all’iscrizione iniziale e fossero accessibili al pubblico o provenissero dalla corrispondenza intercorsa con essa. Quanto al motivo d’iscrizione relativo al sostegno logistico, la NITC afferma che il Tribunale ha ritenuto erroneamente, al punto 53 della sentenza impugnata, che esso non fosse stato sottoposto al controllo del Tribunale nella causa che ha dato luogo alla sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608). Sebbene tale motivo non figurasse nell’iscrizione iniziale, esso sarebbe tuttavia identico all’argomento di fatto riguardante il sostegno finanziario, respinto al punto 60 di detta sentenza con una qualificazione differente.

40      Il Consiglio contesta la fondatezza del primo motivo. A suo parere, al momento dell’iscrizione iniziale della NITC, esso non era tenuto ad invocare l’insieme dei criteri di iscrizione e dei motivi ricevibili. Il Consiglio precisa che, all’atto dell’iscrizione iniziale della NITC, esso non aveva presentato alcun elemento che suffragasse il motivo di iscrizione relativo al sostegno finanziario posto alla base di tale iscrizione. Quanto al motivo di iscrizione relativo al sostegno logistico, esso non sarebbe stato dedotto né sottoposto all’esame del Tribunale.

–       Giudizio della Corte

41      Nel primo motivo d’impugnazione, la violazione dei differenti principi del diritto dell’Unione e dei diritti fondamentali addotta dalla NITC si basa sostanzialmente sull’argomento secondo cui il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel considerare che un’entità che ha ottenuto l’annullamento di misure restrittive adottate nei suoi confronti poteva essere nuovamente iscritta in un elenco di entità assoggettate a congelamento dei beni sul fondamento di motivi o di elementi di prova che avrebbero potuto essere dedotti in occasione della prima iscrizione di tale entità, sebbene non fosse avvenuto alcun cambiamento significativo dei fatti e in assenza di qualsiasi nuovo elemento di prova.

42      Anzitutto, per quanto concerne il principio dell’autorità di cosa giudicata, occorre ricordare che le sentenze di annullamento pronunciate dai giudici dell’Unione godono, una volta divenute definitive, dell’autorità di cosa giudicata. Quest’ultima ricopre non soltanto il dispositivo della sentenza di annullamento, ma anche i motivi che ne costituiscono il sostegno necessario, e ne sono pertanto inseparabili (v., in tal senso, sentenza del 15 novembre 2012, Al-Aqsa/Consiglio e Paesi Bassi/Al-Aqsa, C‑539/10 P e C‑550/10 P, EU:C:2012:711, punto 49 e giurisprudenza ivi citata).

43      Orbene, per giurisprudenza costante, l’autorità di cosa giudicata riguarda unicamente i punti di fatto e di diritto effettivamente o necessariamente decisi da una pronuncia giudiziale (sentenze del 29 marzo 2011, ThyssenKrupp Nirosta/Commissione, C‑352/09 P, EU:C:2011:191, punto 123, nonché del 13 settembre 2017, Pappalardo e a./Commissione, C‑350/16 P, EU:C:2017:672, punto 37).

44      Nel caso di specie va rilevato che, nella sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608), il Tribunale ha annullato l’iscrizione iniziale della NITC rilevando, al punto 64 di tale sentenza, che gli elementi da prendere in considerazione non contenevano alcun indizio idoneo a suffragare le affermazioni del Consiglio secondo cui la NITC sarebbe stata controllata dal governo iraniano e avrebbe apportato a quest’ultimo un sostegno finanziario. Infatti, come risulta dal punto 61 di detta sentenza, il Consiglio, per dimostrare la fondatezza del motivo relativo al sostegno finanziario al governo iraniano in ragione dei legami esistenti tra gli azionisti della NITC e tale governo, non aveva fornito alcun elemento vertente sulla struttura del suo capitale e sui suoi azionisti. Quanto all’argomento fondato sulle attività della NITC nel trasporto di petrolio, addotto dal Consiglio nel corso dell’udienza in detto procedimento, il Tribunale ha unicamente constatato, ai punti da 58 a 60 della medesima sentenza, che tali elementi non figuravano nella motivazione dell’iscrizione iniziale della NITC e non suffragavano il motivo relativo al sostegno finanziario al governo iraniano posto alla base di tale iscrizione.

45      È quindi in ragione dell’insufficienza degli elementi forniti dal Consiglio per suffragare la loro base fattuale che gli atti del Consiglio sono stati annullati con la sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608). Da una siffatta constatazione, avente autorità di cosa giudicata secondo la giurisprudenza citata al punto 43 della presente sentenza, non si può dedurre che il Consiglio non poteva successivamente considerare altri elementi di prova destinati ad attestare l’esistenza di un sostegno finanziario al governo iraniano o fondarsi su un tipo di sostegno di altra natura a tale governo.

46      Orbene, va rilevato che la reinscrizione della NITC negli elenchi controversi mediante gli atti impugnati si basa su due motivi distinti che sono, come risulta dal punto 48 della sentenza impugnata, il sostegno finanziario della NITC al governo iraniano in ragione di legami tra i suoi azionisti e tale governo, da un lato, e il sostegno logistico della NITC a detto governo a causa del trasporto del petrolio iraniano, dall’altro. Come osservato dal Tribunale al punto 50 della sentenza impugnata, solo il motivo relativo al sostegno finanziario figurava già nell’esposizione dei motivi della sua iscrizione iniziale, annullata con la sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608). Inoltre, come risulta dal medesimo punto e dal punto 51 della sentenza impugnata, gli elementi di prova sottoposti al Tribunale riguardo a tale motivo nell’ambito del ricorso di primo grado che ha dato luogo alla sentenza impugnata sono diversi da quelli che gli erano stati sottoposti nel contesto del procedimento riguardante la sua iscrizione iniziale e che ha dato luogo alla sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608).

47      Tuttavia, la NITC fa valere che, poiché gli elementi di fatto su cui il Consiglio ha basato la propria decisione di reinscriverla negli elenchi controversi erano già disponibili durante la sua iscrizione iniziale, quest’ultimo aveva l’obbligo di trattare compiutamente tutti gli elementi a sua disposizione e le qualificazioni giuridiche che potessero giustificare l’inflizione di misure restrittive nei suoi confronti in occasione di detta prima iscrizione, a pena di non potersene più avvalere in seguito. Come chiarito in udienza dinanzi alla Corte, la NITC considera che, sebbene il principio dell’autorità di cosa giudicata non si applicasse in senso stretto, un obbligo del genere risultava da una lettura combinata di tale principio e del principio di certezza del diritto.

48      Tuttavia, è sufficiente rilevare che tale addebito non può condurre alla constatazione di una violazione del principio dell’autorità di cosa giudicata qualora, per ipotesi, poiché detti elementi e qualificazioni giuridiche non sono stati presi in considerazione dalla decisione avente autorità di cosa giudicata, essi non possano costituire punti di fatto o di diritto effettivamente o necessariamente decisi da tale decisione ai sensi della giurisprudenza citata al punto 43 della presente sentenza.

49      Si deve aggiungere che la NITC, nella sua impugnazione, non fornisce alcun argomento preciso per sostenere che i principi dell’autorità di cosa giudicata e di certezza del diritto, letti congiuntamente, riconoscono, nel caso di specie, una tutela più estesa di quella risultante dal solo principio dell’autorità di cosa giudicata a una persona o a un’entità che ha ottenuto l’annullamento della sua iscrizione in un elenco di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni, contro l’adozione di nuove misure restrittive basate su altri motivi o elementi di prova.

50      Quanto al principio di tutela del legittimo affidamento, occorre ricordare che, conformemente a una giurisprudenza costante della Corte, il diritto di avvalersene spetta a qualsiasi soggetto dell’ordinamento in capo al quale un’istituzione dell’Unione abbia ingenerato fondate aspettative fornendogli precise assicurazioni. Nessuno può invece invocare una violazione di tale principio in mancanza di dette assicurazioni (v., in tal senso, sentenze del 13 settembre 2017, Pappalardo e a./Commissione, C‑350/16 P, EU:C:2017:672, punto 39, nonché del 21 febbraio 2018, Kreuzmayr, C‑628/16, EU:C:2018:84, punto 46).

51      Orbene, una decisione di iscrivere un’entità in un elenco di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni non conferisce assicurazioni precise a tale entità circa il fatto che il Consiglio non disponga di alcun altro motivo relativo a tale entità oltre a quelli che figurano nella motivazione di detta decisione né di altri elementi di prova atti a giustificare l’imposizione di misure restrittive nei suoi confronti. Inoltre, come dichiarato giustamente dal Tribunale al punto 59 della sentenza impugnata, la sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608), non poteva far insorgere un legittimo affidamento in capo alla NITC sul fatto che il Consiglio non avrebbe potuto adottare in futuro, nel rispetto di detta sentenza, una decisione di reinscrizione. Al punto 77 della stessa sentenza, il Tribunale aveva inoltre precisato che non si poteva escludere a priori una nuova iscrizione del nome della NITC negli elenchi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni e che il Consiglio aveva la possibilità di reinscrivere il suo nome in detti elenchi sulla base di motivi debitamente comprovati.

52      Da quanto precede risulta che il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto nel dichiarare che il Consiglio non ha violato l’autorità di cosa giudicata della sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608), né i principi di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento, adottando gli atti impugnati sulla base dei motivi relativi al sostegno finanziario e logistico della NITC al governo iraniano, ricordati al punto 46 della presente sentenza.

53      Per quanto concerne il diritto a un ricorso effettivo ai sensi dell’articolo 47 della Carta, invocato dalla NITC, occorre ricordare che tale articolo garantisce, nel diritto dell’Unione, la tutela conferita dall’articolo 6, paragrafo 1, e dall’articolo 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (sentenza del 16 maggio 2017, Berlioz Investment Fund, C‑682/15, EU:C:2017:373, punto 54 e giurisprudenza ivi citata). Detto articolo 47 richiede, al primo comma, che ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’Unione siano stati violati abbia diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel suddetto articolo.

54      Orbene, il principio della tutela giurisdizionale effettiva non può impedire al Consiglio di reinscrivere una persona o un’entità negli elenchi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni, sulla base di motivi diversi da quelli su cui si fondava l’iscrizione iniziale o di un motivo identico basato su altri elementi di prova. Infatti, tale principio mira a garantire che un atto lesivo possa essere impugnato dinanzi al giudice, e non già che un nuovo atto lesivo, basato su motivi o elementi di prova differenti, non possa essere adottato.

55      Come già dichiarato dalla Corte, in caso di annullamento di una decisione di un’istituzione dell’Unione oggetto di ricorso, quest’ultima si considera non essere mai esistita e tale istituzione, che intenda adottare una nuova decisione, può procedere ad un completo riesame e invocare motivi diversi da quelli su cui era basata la decisione annullata (v., per analogia, sentenza del 6 marzo 2003, Interporc/Commissione, C‑41/00 P, EU:C:2003:125, punto 31).

56      Ne consegue che un’illegittimità come quella accertata dal Tribunale nella sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608), in occasione della prima iscrizione della NITC negli elenchi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni, non può impedire al Consiglio, a seguito di un riesame della situazione di quest’ultima, di adottare nuove misure restrittive sulla base di elementi di fatto già esistenti o disponibili.

57      Inoltre, va rilevato che, nell’ambito del procedimento che ha dato luogo alla sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608), diventata definitiva, la NITC ha chiesto e ottenuto l’annullamento delle misure restrittive adottate nel 2012, le quali sono state quindi eliminate dall’ordinamento giuridico dell’Unione. Ne consegue che la NITC può invocare tale sentenza a sostegno di una domanda di risarcimento danni, come risulta dal punto 65 della sentenza impugnata. Inoltre, la NITC ha la facoltà, di cui si è avvalsa, di proporre un nuovo ricorso dinanzi al giudice dell’Unione per controllare la legittimità di una decisione di reinscrizione, al fine, se del caso, di essere reintegrata nella sua posizione iniziale, nonché di ottenere un risarcimento dei danni.

58      Tenuto conto di tali elementi, occorre considerare che il Tribunale ha concluso giustamente che il Consiglio non aveva violato i principi dell’autorità di cosa giudicata, di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento nonché il diritto della NITC a un ricorso effettivo.

59      Di conseguenza, si deve respingere il primo motivo d’impugnazione.

 Sul secondo e sul quarto motivo

–       Argomenti delle parti

60      Con il suo secondo motivo, la NITC sostiene che il Tribunale ha concluso erroneamente che i criteri di iscrizione che la riguardavano erano soddisfatti. Il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto, ai punti da 87 a 89 della sentenza impugnata, nel ritenere che essa fornisse un sostegno al governo iraniano, ai sensi del criterio previsto all’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413 e all’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012, in ragione del sostegno logistico fornito al governo iraniano tramite il trasporto da parte della NITC del petrolio iraniano e del nesso esistente tra il settore energetico e le attività di proliferazione nucleare in Iran. La nozione di «sostegno logistico» non può comprendere il sostegno fornito a terzi. Orbene, secondo l’interpretazione del Tribunale, sarebbe sufficiente che la NITC operi nel settore del petrolio iraniano per considerare che essa fornisce un sostegno logistico al governo iraniano, pur non prestando alcun servizio a tale governo. Peraltro, un’interpretazione del genere costituirebbe, nel merito, un’allegazione di sostegno finanziario indiretto al governo iraniano, quale respinta nella sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608, punto 60).

61      Inoltre, il riferimento al punto 22 della decisione 2010/413, che figura al punto 86 della sentenza impugnata, non consentirebbe di stabilire un collegamento tra le attività della NITC, il settore energetico e la proliferazione nucleare, e sarebbe erroneo, in quanto, successivamente a tale decisione, l’Unione avrebbe acconsentito ad autorizzare le attività di trasporto di petrolio in base al piano d’azione congiunto attuato dal regolamento n. 42/2014. Sebbene il piano d’azione congiunto non prevedesse una sospensione delle misure restrittive individuali o una modifica dei criteri di iscrizione negli elenchi di persone e di entità assoggettate a congelamento dei beni, tale piano e il regolamento n. 42/2014 avrebbero dovuto orientare l’interpretazione e l’applicazione di detti criteri. Orbene, sarebbe contraddittorio considerare che la nozione di «sostegno logistico» riguardi l’attività di trasporto di petrolio greggio, che è stata autorizzata da detti piano e regolamento, e sarebbe inconcepibile che l’Unione abbia potuto autorizzare un’attività che riveste un’importanza qualitativa o quantitativa sufficiente per favorire la proliferazione nucleare. La minaccia che la NITC rappresentava, alla luce del piano d’azione congiunto rispetto all’oggetto delle misure restrittive, non sarebbe stata valutata.

62      Infine, l’interpretazione adottata dal Tribunale sarebbe sproporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti dalla decisione 2010/413 e dal regolamento n. 267/2012, in quanto consentirebbe al Consiglio di adottare misure restrittive contro qualsiasi persona od entità operante in un settore in grado di generare rilevanti introiti per il governo iraniano. Un’interpretazione così ampia dei criteri di iscrizione trasformerebbe tali atti in strumenti di sanzione commerciale. Un’interpretazione del genere sarebbe anche contraria al principio di certezza del diritto che, in caso di ambiguità della normativa, richiede di adottare l’interpretazione più favorevole alla NITC.

63      Con il suo quarto motivo, la NITC sostiene che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel respingere l’argomento che essa aveva invocato in subordine, secondo cui, se l’interpretazione estensiva del criterio di iscrizione previsto all’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413 e all’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012 fosse stata mantenuta, tale interpretazione avrebbe reso questo criterio sproporzionato rispetto agli obiettivi perseguiti dalla decisione 2010/413 e dal regolamento n. 267/2012 e, pertanto, avrebbe reso illegittime le suddette disposizioni.

64      Il Consiglio contesta la fondatezza del secondo e del quarto motivo. Esso considera che il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto nel ritenere soddisfatto il motivo relativo al sostegno logistico al governo iraniano, e afferma che, sebbene il piano d’azione congiunto prevedesse un certo alleggerimento delle sanzioni nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, si rendeva ancora necessario, in tale fase, mantenere la pressione su detto governo affinché ponesse fine alle proprie attività di proliferazione nucleare.

–       Giudizio della Corte

65      Con il suo secondo e quarto motivo, che occorre esaminare congiuntamente, la NITC contesta l’interpretazione e l’applicazione nei suoi confronti, da parte del Tribunale, del criterio di iscrizione previsto all’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413, come modificata dalla decisione 2012/635, e all’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012, come modificato dal regolamento n. 1263/2012.

66      In primo luogo, non può essere accolto l’argomento sollevato dalla NITC secondo cui il motivo relativo al sostegno logistico al governo iraniano, di cui il Tribunale ha dichiarato la fondatezza al punto 92 della sentenza impugnata, corrisponde al motivo vertente sul sostegno finanziario a tale governo, che era stato respinto dalla sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608). In proposito, è sufficiente rilevare che, ai punti da 84 a 87 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giustificato la fondatezza del motivo riguardante il sostegno logistico della NITC al governo iraniano con una motivazione distinta da quella con cui esso aveva respinto, nella sua sentenza del 3 luglio 2014, National Iranian Tanker Company/Consiglio (T‑565/12, EU:T:2014:608, punti da 58 a 64), gli elementi sui quali il Consiglio si era basato per ritenere che la NITC fornisse un sostegno finanziario a detto governo. In particolare, occorre sottolineare che, al punto 82 della sentenza impugnata, il Tribunale ha precisato che il Consiglio non addebita alla NITC di fornire un sostegno indiretto al governo iraniano attraverso una società terza che trasferirebbe a quest’ultimo dividenti, ma che è a causa dell’importanza delle sue attività di trasporto nel settore iraniano del petrolio, il quale è controllato dal governo iraniano, che si deve considerare che la ricorrente fornisce un sostegno logistico a detto governo.

67      In secondo luogo, va rilevato che il Tribunale ha giustamente ricordato, al punto 85 della sentenza impugnata, che il criterio del sostegno al governo iraniano che figura all’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413, come modificata dalla decisione 2012/635, e all’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012, come modificato dal regolamento n. 1263/2012, dev’essere interpretato nel senso che riguarda attività proprie della persona od entità interessata e che, anche se prive di per sé di qualsiasi legame diretto o indiretto con la proliferazione nucleare, sono tuttavia idonee a favorirne lo sviluppo, fornendo al governo iraniano risorse o facilitazioni, di tipo materiale, finanziario o logistico, che gli permettano di perseguire le attività di proliferazione (v., in tal senso, sentenze del 1o marzo 2016, National Iranian Oil Company/Consiglio, C‑440/14 P, EU:C:2016:128, punti 80 e 81, nonché del 7 aprile 2016, Central Bank of Iran/Consiglio, C‑266/15 P, EU:C:2016:208, punto 44).

68      Come risulta dai punti 81 e 82 della sentenza del 1o marzo 2016, National Iranian Oil Company/Consiglio (C‑440/14 P, EU:C:2016:128), tale criterio tiene conto del «potenziale collegamento tra le entrate che l’Iran ricava dal suo settore dell’energia e il finanziamento delle sue attività nucleari sensibili in termini di proliferazione», rilevato in particolare nella risoluzione 1929 e al punto 22 della decisione 2010/413, al fine di ostacolare il finanziamento del programma nucleare iraniano da parte del governo iraniano. Pertanto, il collegamento tra il settore dell’energia e la proliferazione nucleare è stabilito dallo stesso legislatore dell’Unione.

69      Inoltre, dalla giurisprudenza della Corte risulta che tale criterio, letto alla luce degli obiettivi perseguiti dal Consiglio, riguarda le forme di sostegno al governo iraniano che, per la loro rilevanza quantitativa o qualitativa, contribuiscono allo svolgimento delle attività nucleari iraniane (v., in tal senso, sentenza del 1o marzo 2016, National Iranian Oil Company/Consiglio, C‑440/14 P, EU:C:2016:128, punto 83, e ordinanza del 4 aprile 2017, Sharif University of Technology/Consiglio, C‑385/16 P, non pubblicata, EU:C:2017:258, punto 64).

70      Quanto alla nozione di «sostegno logistico», la Corte ha dichiarato che il termine «logistico» non si limitava alle attività di trasporto di merci o di persone, ma comprendeva le attività riguardanti, in sostanza, i metodi e gli strumenti organizzativi di un’operazione o di un processo e la messa a disposizione delle risorse necessarie affinché un’attività o un processo possano aver luogo (v., in tal senso, sentenza dell’8 settembre 2016, Iranian Offshore Engineering & Construction/Consiglio, C‑459/15 P, non pubblicata, EU:C:2016:646, punti 53 e 54).

71      Alla luce di tali elementi, il Tribunale ha giustamente dichiarato, al punto 87 della sentenza impugnata, che, in considerazione dell’importanza delle attività di trasporto della NITC nel settore del petrolio iraniano, che consentono al governo iraniano di far fronte a determinate necessità logistiche in tale settore che esso controlla, e del collegamento esistente tra il settore energetico e le attività di proliferazione nucleare in Iran, occorreva concludere che la NITC forniva un sostegno al governo iraniano, cosicché il criterio previsto all’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), della decisione 2010/413, come modificata dalla decisione 2012/635, e all’articolo 23, paragrafo 2, lettera d), del regolamento n. 267/2012, come modificato dal regolamento n. 1263/2012, era soddisfatto.

72      L’interpretazione così accolta dal Tribunale si inserisce, come risulta dai punti da 67 a 70 della presente sentenza, in un quadro giuridico chiaramente delimitato dagli obiettivi perseguiti dalla normativa relativa alle misure restrittive adottate nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, cosicché essa non viola il principio della certezza del diritto.

73      In terzo luogo, va rilevato che il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto, ai punti 88 e 89 della sentenza impugnata, nel ritenere che tale conclusione non potesse essere rimessa in discussione dalla sospensione, mediante il piano d’azione congiunto nonché la decisione 2014/21 e il regolamento n. 42/2014, del divieto di trasportare petrolio originario dell’Iran o esportato dall’Iran verso qualsiasi altro paese.

74      In proposito, l’alleggerimento delle sanzioni riguardanti la Repubblica islamica dell’Iran risultante da detti atti è avvenuto nell’ambito di una prima fase di un processo destinato a trovare una soluzione globale a lungo termine alla questione nucleare iraniana, senza rimettere in discussione l’obiettivo, perseguito dalla decisione 2010/413 e dal regolamento n. 267/2012, di impedire la proliferazione nucleare e di esercitare quindi una pressione sulla Repubblica islamica dell’Iran affinché ponga fine alle attività di cui trattasi. Inoltre, sebbene detti atti abbiano comportato la sospensione momentanea di tale divieto, prorogata mediante vari atti successivi del Consiglio, cosicché l’attività svolta dalla NITC non era temporaneamente più vietata, né gli elementi definiti nell’ambito della prima fase del piano d’azione congiunto né gli atti adottati dal Consiglio per l’attuazione di tale piano prevedevano una sospensione delle misure restrittive individuali o una modifica dei criteri in base ai quali siffatte misure potevano essere adottate, come rilevato giustamente dal Tribunale ai punti 89 e 90 della sentenza impugnata e come riconosce la NITC.

75      In quarto luogo, la NITC sostiene che l’interpretazione accolta dal Tribunale del criterio di iscrizione relativo al sostegno al governo iraniano conferisce a questo criterio un carattere sproporzionato rispetto agli obiettivi perseguiti dalla decisione 2010/413 e dal regolamento n. 267/2012 e, pertanto, lo rende illegittimo e inapplicabile alla NITC.

76      In proposito, il principio di proporzionalità esige che gli strumenti istituiti da una disposizione di diritto dell’Unione siano idonei a realizzare i legittimi obiettivi perseguiti dalla normativa di cui trattasi e non eccedano quanto è necessario per raggiungerli (sentenza del 15 novembre 2012, Al-Aqsa/Consiglio e Paesi Bassi/Al-Aqsa, C‑539/10 P e C‑550/10 P, EU:C:2012:711, punto 122 e giurisprudenza ivi citata).

77      La Corte ha dichiarato che la decisione 2010/413 e il regolamento n. 267/2012 sono volti, come indicato al punto 74 della presente sentenza, ad impedire la proliferazione nucleare e ad esercitare così una pressione sulla Repubblica islamica dell’Iran affinché ponga fine alle attività in questione. Tale obiettivo, che si colloca nel contesto più ampio degli sforzi volti al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, è legittimo (v., in tal senso, sentenza del 28 novembre 2013, Consiglio/Manufacturing Support & Procurement Kala Naft, C‑348/12 P, EU:C:2013:776, punto 124 e giurisprudenza ivi citata.)

78      Orbene, l’interpretazione del criterio di iscrizione relativo al «sostegno al governo iraniano» accolta nel caso di specie dal Tribunale consente, conformemente alla giurisprudenza citata ai punti da 67 a 69 della presente sentenza, di includere attività idonee a favorire la proliferazione nucleare, fornendo al governo iraniano risorse o facilitazioni, di tipo materiale, finanziario o logistico, che gli permettano di perseguire le attività di proliferazione nucleare, senza comportare il fatto che qualunque attività possa costituire un sostegno del genere, ma unicamente quelle che, per la loro rilevanza quantitativa o qualitativa, contribuiscono allo svolgimento delle attività di proliferazione nucleare. Ciò premesso, non risulta che tale criterio, come interpretato dal Tribunale nel caso di specie, sia inappropriato ed ecceda i limiti di quanto necessario al conseguimento di detto obiettivo.

79      Ne consegue che il secondo e il quarto motivo d’impugnazione devono essere respinti.

 Sul terzo motivo

–       Argomenti delle parti

80      Con il suo terzo motivo, la NITC fa valere che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel dichiarare, ai punti da 123 a 138 della sentenza impugnata, che il pregiudizio che costituiva la sua reinscrizione negli elenchi controversi ai suoi diritti di proprietà e di reputazione e alla libertà d’impresa era proporzionato. In primo luogo, il Tribunale avrebbe dovuto constatare che tale reinscrizione era manifestamente sproporzionata rispetto alle violazioni dei principi e dei diritti fondamentali invocati dinanzi ad esso nell’ambito del primo motivo. In secondo luogo, il Tribunale, non attribuendo sufficiente importanza al piano d’azione congiunto, avrebbe violato i diritti fondamentali della NITC. In proposito, la NITC sostiene che il fatto di essere stata «presa di mira» dal Consiglio sarebbe sia sproporzionato sia discriminatorio. Il ragionamento del Tribunale consistente nell’affermare, al punto 135 della sentenza impugnata, che le misure restrittive adottate nei confronti della NITC erano giustificate dall’importanza delle sue attività di trasporto di petrolio, riconoscendo al contempo che tali attività erano autorizzate, sarebbe contraddittorio. Infatti, poiché, in base ai punti 86 e 87 della sentenza impugnata, si considera che il collegamento con la proliferazione nucleare è costituito dal gettito che il governo iraniano trae in definitiva dalla vendita del petrolio iraniano, la circostanza che tale petrolio sia trasportato dalla NITC o da una o varie altre società non farebbe alcuna differenza.

81      Il Consiglio contesta la fondatezza del terzo motivo. Esso sostiene che il Tribunale ha tenuto pienamente conto del principio di proporzionalità nel dichiarare che la reinscrizione della NITC negli elenchi controversi era giustificata dall’importanza delle sue attività di trasporto nel settore petrolifero iraniano e nel ritenere che le attività di trasporto di petrolio da parte di altre entità non avessero la stessa portata.

–       Giudizio della Corte

82      Conformemente all’articolo 52, paragrafo 1, della Carta, eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti da quest’ultima devono essere previste dalla legge, rispettare il loro contenuto essenziale e, nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni a detti diritti e libertà solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

83      Per quanto concerne il diritto di proprietà e la libertà di esercitare un’attività economica sanciti agli articoli 16 e 17 della Carta, che sono invocati dalla NITC, la Corte ha dichiarato che tali diritti fondamentali non costituiscono prerogative assolute. Di conseguenza, possono essere apportate restrizioni all’esercizio di detti diritti, a condizione che tali restrizioni rispondano effettivamente a obiettivi di interesse generale perseguiti dall’Unione e non costituiscano, rispetto allo scopo perseguito, un intervento sproporzionato e inaccettabile, tale da ledere la sostanza stessa dei diritti così garantiti (v., in tal senso, sentenza del 28 novembre 2013, Consiglio/Manufacturing Support & Procurement Kala Naft, C‑348/12 P, EU:C:2013:776, punti 121 e 122 e giurisprudenza ivi citata).

84      Se è vero che gli atti impugnati limitano i diritti fondamentali della NITC, tali limitazioni rispondono tuttavia ad un obiettivo legittimo perseguito dal diritto dell’Unione, come risulta dall’esame del secondo e del quarto motivo d’impugnazione, vale a dire la lotta alla proliferazione nucleare, che si inserisce nel contesto più ampio del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, di cui il Tribunale ha rilevato l’estrema importanza al punto 132 della sentenza impugnata.

85      Inoltre, nello stesso punto 132, il Tribunale ha sottolineato che dette restrizioni riguardavano unicamente una parte degli attivi della NITC e che la decisione 2010/413 nonché il regolamento n. 267/2012 contemplavano alcune eccezioni. Invero, tali atti prevedono possibilità di sbloccare i fondi per consentire alla NITC di far fronte a determinate spese, in particolare quelle ritenute essenziali, o di onorare taluni contratti commerciali particolari. Per quanto concerne il danno alla reputazione, il Tribunale ha osservato che il Consiglio non ha affermato che la NITC era essa stessa implicata nella proliferazione nucleare. Esso ne ha dedotto che quest’ultima non era quindi associata personalmente a comportamenti che presentavano un rischio per la pace e la sicurezza internazionale e che, di conseguenza, il livello di diffidenza suscitato nei suoi confronti era minore.

86      Alla luce di tali elementi, le restrizioni al diritto di proprietà e alla libertà di impresa della NITC non risultano sproporzionate rispetto agli scopi perseguiti. La stessa conclusione si impone per quanto concerne il danno alla sua reputazione invocato da quest’ultima (v., in tal senso, sentenza del 7 aprile 2016, Central Bank of Iran/Consiglio, C‑266/15 P, EU:C:2016:208, punto 53).

87      Infine, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto nel considerare che tale conclusione non poteva essere rimessa in discussione dall’adozione del piano d’azione congiunto e che la situazione della NITC non poteva essere paragonata a quella di altre entità che svolgevano le sue stesse attività di trasporto di petrolio. Al riguardo, è sufficiente rinviare alle considerazioni enunciate nei punti da 65 a 79 della presente sentenza.

88      Si deve quindi respingere il terzo motivo d’impugnazione nonché, di conseguenza, la presente impugnazione nella sua integralità.

 Sulle spese

89      A norma dell’articolo 184, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è respinta, quest’ultima statuisce sulle spese. L’articolo 138, paragrafo 1, del medesimo regolamento, reso applicabile al procedimento d’impugnazione in forza del successivo articolo 184, paragrafo 1, prevede che la parte soccombente sia condannata alle spese, se ne è stata fatta domanda.

90      Poiché la NITC è rimasta soccombente, occorre condannarla a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dal Consiglio, conformemente alla domanda di quest’ultimo.

Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:

1)      L’impugnazione è respinta.

2)      La National Iranian Tanker Company è condannata a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dal Consiglio dell’Unione europea.

Firme


*      Lingua processuale: l’inglese.