Language of document : ECLI:EU:C:2018:974

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

MICHAL BOBEK

presentate il 29 novembre 2018 (1)

Causa C347/17

A

B

C

D

E

F

G

contro

Staatssecretaris van Economische Zaken

[Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank Rotterdam (Tribunale di Rotterdam, Paesi Bassi)]

«Domanda di pronuncia pregiudiziale – Regolamento (CE) n. 853/2004 – Regolamento (CE) n. 854/ 2004 – Igiene per gli alimenti di origine animale – Pollame – Obblighi a carico degli stabilimenti di macellazione dopo l’eviscerazione – Natura e contenuto – Pulitura delle carcasse – Nozione di “contaminazione” – Contaminazioni visibili o invisibili di una carcassa – Contaminazione causata da feci, bile e contenuto del gozzo – Controlli – Poteri dei funzionari»






I.      Introduzione

1.        A seguito di una serie di controlli, le autorità dei Paesi Bassi hanno inflitto penali a sette gestori di stabilimenti di macellazione per inosservanza della normativa nazionale e dell’Unione europea in materia di alimenti di origine animale. Detti controlli sono stati effettuati nella fase del processo di macellazione che ha luogo dopo l’eviscerazione e la pulitura del pollame e prima della refrigerazione. Su alcune carcasse sono state riscontrate contaminazioni visibili sotto forma di feci, bile o contenuto del gozzo.

2.        Gli stabilimenti per la macellazione del pollame contestano, dinanzi alle autorità nazionali, il modo in cui sono stati svolti i controlli e gli accertamenti effettuati. In tale contesto la Corte è chiamata ad interpretare la natura e il contenuto degli obblighi incombenti agli stabilimenti di macellazione in forza del diritto dell’Unione nel settore del pollame, in particolare per quanto riguarda il tipo di contaminazione da evitarsi durante il processo di macellazione e i poteri che il diritto dell’Unione conferisce ai veterinari ufficiali allo scopo di effettuare controlli sul processo di macellazione.

II.    Contesto normativo

A.      Diritto dell’Unione

1.      Regolamento (CE) n. 853/2004

3.        L’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (in prosieguo: il «regolamento n. 853/2004») (2) dispone che «gli operatori del settore alimentare rispettano le pertinenti disposizioni degli allegati II e III».

4.        L’allegato III, sezione II, prevede specifici requisiti in materia di carni di pollame e di lagomorfi. Il capitolo II stabilisce i requisiti a cui devono conformarsi i macelli di quel settore:

«Gli operatori del settore alimentare devono garantire che la costruzione, la configurazione e le attrezzature dei macelli in cui vengono macellati il pollame o i lagomorfi soddisfino i seguenti requisiti.

(…)

2.      Per evitare la contaminazione delle carni, essi devono:

a)      disporre di un congruo numero di locali adatti all’esecuzione delle operazioni cui sono destinati;

b)      disporre di un locale separato per le operazioni di eviscerazione e successiva tolettatura (…);

c)      assicurare la separazione, nel tempo e nello spazio, delle operazioni seguenti:

i)      stordimento e dissanguamento;

ii)      spiumatura o scuoiatura, eventualmente abbinata alla scottatura;

iii)      spedizioni delle carni;

(…)

e)      disporre di linee di macellazione (se attive) progettate in modo da consentire il costante avanzamento del processo di macellazione ed evitare contaminazioni reciproche tra le diverse parti della linea di macellazione. Qualora negli stessi locali funzioni più di una linea di macellazione, deve esserci un’adeguata separazione delle linee per evitare contaminazioni reciproche.

(…)».

5.        Il capitolo IV dell’allegato III, sezione II, prevede alcuni requisiti in materia di igiene della macellazione cui gli operatori del settore alimentare che gestiscono macelli in cui viene macellato pollame si devono conformare:

«(…)

5.      Lo stordimento, il dissanguamento, la scuoiatura o spennatura, l’eviscerazione e la tolettatura devono essere effettuati senza inutili indugi, in modo da evitare contaminazioni delle carni. Occorre in particolare adottare misure volte ad evitare l’uscita del contenuto dal tubo digerente durante l’eviscerazione.

(…)

7.      Dopo l’ispezione post mortem:

a)      le parti non idonee al consumo umano devono essere rimosse il più rapidamente possibile dal reparto pulito dello stabilimento;

(…)

c)      ad eccezione dei reni, i visceri o le parti di visceri rimasti nella carcassa devono essere asportati, se possibile integralmente e con la massima sollecitudine, salvo diversa disposizione dell’autorità competente.

8.      Dopo l’ispezione e l’eviscerazione, gli animali macellati devono essere puliti e refrigerati appena possibile a una temperatura non superiore a 4 °C, salvo nel caso di sezionamento a caldo.

9.      Se le carcasse sono sottoposte a un procedimento di refrigerazione per immersione, occorre attenersi alle seguenti prescrizioni:

a)      Si devono prendere tutte le precauzioni necessarie per evitare contaminazioni delle carcasse, tenendo conto di parametri quali il peso della carcassa, la temperatura dell’acqua, il volume e la direzione del flusso d’acqua e il tempo di refrigerazione.

(…)».

2.      Regolamento (CE) n. 854/2004

6.        Il considerando 8 del regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano (in prosieguo: il «regolamento n. 854/2004») (3) è così formulato: «I controlli ufficiali sulla produzione delle carni sono necessari per verificare che gli operatori del settore alimentare rispettino le norme in materia di igiene, i criteri e gli obiettivi stabiliti dalla normativa comunitaria. Detti controlli ufficiali dovrebbero consistere in audit delle attività degli operatori del settore alimentare e in attività di ispezione e in verifiche sui controlli effettuati dagli operatori del settore alimentare».

7.        A norma dell’articolo 4, paragrafo 3, i controlli ufficiali comprendono:

«a)      audit di buone prassi igieniche e procedure basate su HACCP;

b)      i controlli ufficiali di cui agli articoli da 5 a 8; e

c)      qualsiasi compito di audit specificato negli allegati del presente regolamento».

8.        Ai sensi dell’articolo 5, «gli Stati membri assicurano che i controlli ufficiali sulle carni fresche vengano effettuati in conformità dell’allegato I.

1)      Il veterinario ufficiale svolge compiti ispettivi nei macelli che commercializzano carni fresche, nei centri di lavorazione della selvaggina e nei laboratori di sezionamento in conformità dei requisiti generali della Sezione I, Capo II, dell’allegato I e dei requisiti specifici della Sezione IV, in particolare per quanto riguarda:

a)      le informazioni sulla catena alimentare;

b)      l’ispezione ante mortem;

c)      il benessere degli animali;

d)      l’ispezione post mortem;

e)      il materiale specifico a rischio;

f)      le prove di laboratorio».

9.        L’allegato I, sezione I, enuncia i compiti del veterinario ufficiale nel settore delle carni fresche. In particolare, il medesimo prevede compiti di audit nel capo I e compiti ispettivi nel capo II.

10.      Il punto 2, lettera b), del capo I stabilisce che, «oltre ai requisiti generali di cui all’articolo 4, paragrafo 5, relativi agli audit dei principi basati sull’HACCP, il veterinario ufficiale si accerta che le procedure dell’operatore garantiscano, nella misura del possibile, che le carni (…) non presentino contaminazione fecale o di altro tipo».

11.      La parte D del capo II prevede che le ispezioni post mortem debbano essere eseguite con le seguenti modalità:

«1.      Immediatamente dopo la macellazione la carcassa e le frattaglie che l’accompagnano sono sottoposte a un’ispezione post mortem. Tutte le superfici esterne devono essere esaminate; a tale scopo potrebbero essere necessarie una manipolazione minima della carcassa e delle frattaglie o speciali attrezzature tecniche. Occorre prestare un’attenzione particolare all’individuazione delle zoonosi, delle malattie di cui all’elenco A e, laddove opportuno, all’elenco B dell’UIE. La velocità della catena di macellazione e il numero dei membri del personale ispettivo presente sono tali da consentire un’ispezione adeguata.

2.      Sono effettuati ulteriori esami, come la palpazione e l’incisione di parti della carcassa e delle frattaglie, e prove di laboratorio ove ciò sia ritenuto necessario (…).

(…)

4.      Durante l’ispezione devono essere adottate precauzioni per garantire che la contaminazione della carne dovuta a operazioni come la palpazione, il sezionamento o l’incisione sia ridotta al minimo.

(…)».

12.      L’allegato I, sezione II, capo V, enuncia norme relative alle decisioni riguardanti le carni che devono essere adottate a seguito dei controlli. Il punto 1, lettera s), prevede in particolare che «le carni sono dichiarate non idonee al consumo umano se sono sporche o presentano una contaminazione fecale o di altro tipo».

13.      L’allegato I, sezione IV, capo V, parte B, disciplina in modo specifico le ispezioni port mortem di pollame nei seguenti termini:

«1.      Tutti i volatili sono sottoposti a ispezione post-mortem conformemente alle sezioni I e III. Inoltre il veterinario ufficiale effettua personalmente i seguenti controlli:

a)      ispezione quotidiana dei visceri e delle cavità di un campione rappresentativo di volatili;

b)      un’ispezione approfondita, per ciascuna partita di volatili della stessa origine, di un campione casuale di parti di volatili o di volatili interi dichiarati non idonei al consumo umano in seguito all’ispezione post-mortem, e

c)      le ulteriori indagini necessarie se esiste motivo di sospettare che le carni dei volatili in causa potrebbero non essere idonee al consumo umano».

3.      Regolamento (CE) n. 882/2004

14.      L’articolo 3, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (in prosieguo: il «regolamento n. 882/2004») (4) stabilisce che: «I controlli ufficiali sono eseguiti in qualsiasi fase della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei mangimi o degli alimenti e degli animali e dei prodotti di origine animale».

15.      Ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 1, «I compiti correlati ai controlli ufficiali sono eseguiti, in generale, usando metodi e tecniche di controllo appropriati quali monitoraggio, sorveglianza, verifica, audit, ispezione, campionamento e analisi».

4.      Regolamento (CE) n. 852/2004

16.      L’articolo 2, paragrafo 1, lettera f), del regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull’igiene dei prodotti alimentari (in prosieguo: il «regolamento n. 852/2004») (5) definisce la «contaminazione» come «la presenza o l’introduzione di un pericolo».

17.      L’articolo 5 riguarda l’analisi dei pericoli e i punti critici di controllo (HACCP):

«1.      Gli operatori del settore alimentare predispongono, attuano e mantengono una o più procedure permanenti, basate sui principi del sistema HACCP.

2.      I principi del sistema HACCP di cui al paragrafo 1 sono i seguenti:

a)      identificare ogni pericolo che deve essere prevenuto, eliminato o ridotto a livelli accettabili;

b)      identificare i punti critici di controllo nella fase o nelle fasi in cui il controllo stesso si rivela essenziale per prevenire o eliminare un rischio o per ridurlo a livelli accettabili;

c)      stabilire, nei punti critici di controllo, i limiti critici che differenziano l’accettabilità e l’inaccettabilità ai fini della prevenzione, eliminazione o riduzione dei rischi identificati;

(…)».

5.      Regolamento (CE) n. 178/2002

18.      L’articolo 3, paragrafo 14, del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (in prosieguo: il «regolamento n. 178/2002», oppure il «regolamento generale sulla legislazione alimentare») (6) definisce un «pericolo» come un «agente biologico, chimico o fisico contenuto in un alimento o mangime, o condizione in cui un alimento o un mangime si trova, in grado di provocare un effetto nocivo sulla salute».

19.      L’articolo 14 stabilisce i requisiti di sicurezza degli alimenti.

«1.      Gli alimenti a rischio non possono essere immessi sul mercato.

2.      Gli alimenti sono considerati a rischio nei casi seguenti:

a)      se sono dannosi per la salute;

b)      se sono inadatti al consumo umano.

3.      Per determinare se un alimento sia a rischio occorre prendere in considerazione quanto segue:

a)      le condizioni d’uso normali dell’alimento da parte del consumatore in ciascuna fase della produzione, della trasformazione e della distribuzione;

b)      le informazioni messe a disposizione del consumatore, comprese le informazioni riportate sull’etichetta o altre informazioni generalmente accessibili al consumatore sul modo di evitare specifici effetti nocivi per la salute provocati da un alimento o categoria di alimenti.

4.      Per determinare se un alimento sia dannoso per la salute occorre prendere in considerazione quanto segue:

a)      non soltanto i probabili effetti immediati e/o a breve termine, e/o a lungo termine dell’alimento sulla salute di una persona che lo consuma, ma anche su quella dei discendenti;

b)      i probabili effetti tossici cumulativi di un alimento;

c)      la particolare sensibilità, sotto il profilo della salute, di una specifica categoria di consumatori, nel caso in cui l’alimento sia destinato ad essa.

5.      Per determinare se un alimento sia inadatto al consumo umano, occorre prendere in considerazione se l’alimento sia inaccettabile per il consumo umano secondo l’uso previsto, in seguito a contaminazione dovuta a materiale estraneo o ad altri motivi, o in seguito a putrefazione, deterioramento o decomposizione».

B.      Diritto nazionale

1.      Wet dieren (Legge sugli animali)

20.      L’articolo 6.2, paragrafo 1, del Wet van 19 mei 2011, houdende een integraal kader voor regels over gehouden dieren en daaraan gerelateerde onderwerpen (legge del 19 maggio 2011, recante inquadramento completo delle norme sugli animali da allevamento e sulle materie correlate; in prosieguo: la «legge sugli animali» (7)) così recita: «È vietato agire in violazione delle disposizioni di regolamenti del diritto dell’Unione europea relativi a materie alle quali si applica la presente legge, individuate con o in forza di una circolare governativa o con decreto ministeriale».

21.      In forza dell’articolo 8.7 della legge sugli animali, il Ministro dell’Economia può infliggere una sanzione amministrativa a chiunque violi l’articolo 8.6, paragrafo 1, della legge.

2.      Regeling dierlijke producten (Regolamento sui prodotti animali)

22.      L’articolo 2.4, paragrafo 1, del Regeling van de Minister van Economische Zaken van 7 december 2012, nr. WJZ/12346914, houdende regels met betrekking tot dierlijke producten (decreto del Ministro dell’Economia, del 7 dicembre 2012, n. WJZ/12346914, recante disposizioni in materia di prodotti animali; in prosieguo: il «decreto sui prodotti animali» (8)) è del seguente tenore:

«Le disposizioni dei regolamenti UE di cui all’articolo 6.2, paragrafo 1, della legge sono:

(…)

d)      gli articoli 3 e 4, paragrafi da 1 a 4, 5 e 7, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 853/2004.

(…)».

III. Fatti, procedimento nazionale e questioni pregiudiziali

23.      Nel 2015, la Nederlandse Voedsel- en Warenautoriteit (Autorità dei Paesi Bassi per la sicurezza dei prodotti alimentari e di consumo; in prosieguo: la «NVWA») ha introdotto un metodo di esecuzione dei controlli nei grandi stabilimenti per la macellazione del pollame che si basa sul rischio. Siffatto metodo consiste nel prelievo giornaliero di campioni da detti stabilimenti. Per ogni turno di lavoro vengono controllate tre volte 50 carcasse prelevate dalla linea di macellazione.

24.      Le ricorrenti nel procedimento principale sono sette società che gestiscono stabilimenti per la macellazione di pollame nei Paesi Bassi. Dai controlli effettuati dalla NVWA presso le ricorrenti è emerso che sussistevano carcasse di pollame contaminate. I controlli sono stati effettuati alla fine della c.d. linea di eviscerazione (la fase in cui vengono estratte le viscere e il contenuto del gozzo), prima della refrigerazione. Detti controlli hanno comportato l’esame sia dell’interno sia dell’esterno delle carcasse, a volte sollevando lo strato di grasso. Sono stati riscontrati tre tipi di contaminazione: feci (descritte anche come concime o contenuto delle viscere), contenuto del gozzo (chicchi di grano o membrane) e bile.

25.      Ai primi due accertamenti è seguito l’invio di avvertimenti scritti alle ricorrenti. Al terzo accertamento, alle ricorrenti è stata inflitta una misura correttiva, che le obbligava ad adeguare le proprie procedure HACCP. È stata altresì inflitta ad ognuna di loro una penale di EUR 2 500, con decisioni del 27 novembre, 11 dicembre e 18 dicembre 2015.

26.      Avverso tali decisioni le ricorrenti hanno presentato opposizione dinanzi allo Staatssecretaris van Economische Zaken (Segretario di Stato all’Economia, Paesi Bassi; in prosieguo: il «resistente»). Con decisioni del 29 aprile, 2 maggio e 3 maggio 2016 (in prosieguo: «le decisioni impugnate») il resistente ha dichiarato infondate le opposizioni in parola.

27.      Le ricorrenti hanno presentato ricorso avverso le decisioni impugnate dinanzi al Rechtbank Rotterdam (Tribunale di Rotterdam, Paesi Bassi). Esse contestano in particolare il fatto che le penali inflitte si riferiscono alla contaminazione emersa nell’ambito della linea di «apprestamento al consumo». Tuttavia, sarebbe troppo «presto» per esaminare se in quella fase ci siano tracce di contaminazione sulle carcasse e, in caso di esito positivo, infliggere una penale. Inoltre, le ricorrenti contestano il fatto che la contaminazione possa essere causata da feci, contenuto del gozzo e bile. Esse mettono inoltre in discussione il modo in cui sono stati effettuati i controlli.

28.      È nell’ambito di siffatto contesto materiale e giuridico che il Rechtbank Rotterdam (Tribunale di Rotterdam) ha deciso di disporre la sospensione del procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1.      Se le disposizioni dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, punti 5 e 8, al regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (GU 2004, L 139), debbano essere interpretate nel senso che, dopo l’eviscerazione e la pulitura, una carcassa di pollame deve essere esente da contaminazioni visibili.

2.      Se le disposizioni di cui all’allegato III, sezione II, capitolo IV, punti 5 e 8, al regolamento (…) n. 853/2004 (…), si riferiscano alla contaminazione causata sia da feci e bile che da contenuto del gozzo.

3.      In caso di risposta affermativa alla prima questione, se la disposizione di cui all’allegato III, sezione II, capo IV, punto 8, al regolamento (…) n. 853/2004 (…), debba essere interpretata nel senso che la pulitura deve avere luogo subito dopo l’eviscerazione o se sulla base di questa disposizione l’eliminazione di contaminazioni visibili possa avvenire anche durante la refrigerazione o il sezionamento o il confezionamento.

4.      Se l’allegato I, sezione I, capo II, paragrafo D, punto 1, al regolamento (…) n. 854/2004 (…), consenta alle autorità competenti nel corso del controllo di estrarre carcasse dalla linea di macellazione e accertare la presenza di contaminazioni visibili sia all’esterno che all’interno e sotto lo strato di grasso.

5.      In caso di risposta negativa alla prima questione, e qualora dunque su una carcassa possano restare contaminazioni visibili, come debbano essere interpretate le disposizioni di cui ai punti 5 e 8 dell’allegato III, sezione II, capo IV, al regolamento (…) n. 853/2004 (…). In che modo venga in tal caso conseguito l’obiettivo di questo regolamento, ossia garantire un elevato livello di tutela della sanità pubblica».

29.      Osservazioni scritte sono state presentate dalle ricorrenti, dai governi di Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Finlandia e dalla Commissione europea. Le ricorrenti, i governi di Danimarca e Paesi Bassi e la Commissione europea hanno presentato argomenti orali all’udienza tenutasi il 4 ottobre 2018.

IV.    Valutazione

30.      Le cinque questioni sottoposte dal giudice del rinvio ruotano essenzialmente intorno a tre temi. Il primo attiene all’interpretazione della portata della nozione di contaminazione prevista dal punto 5 dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, al regolamento n. 853/2004 (in prosieguo: il «punto 5») (questioni 2, 5 e parte della questione 1). Il secondo tema riguarda la natura e il contenuto degli obblighi imposti dal punto 5 nonché dal punto 8 del medesimo allegato (in prosieguo: il «punto 8») agli stabilimenti per la macellazione di pollame e la specifica fase del processo di macellazione durante la quale si deve ottemperare a tali obblighi (questione 3 e parte della questione 1). Il terzo tema concerne i controlli ufficiali attraverso cui può essere valutato il rispetto dei diversi obblighi in parola (questione 4 e parte della questione 1).

31.      Nelle presenti conclusioni preferisco affrontare le questioni sollevate dal giudice del rinvio nel contesto dei singoli aspetti che esse pongono: (A) che cosa esattamente, nell’ambito del processo, debba essere sottoposto ai controlli da parte delle autorità; (B) quando tali controlli debbano essere effettuati durante il processo; e (C) chi debba effettuare siffatti controlli e con quale base giuridica. Una volta valutati in tal modo gli aspetti principali sollevati nel caso di specie, ritengo che la risposta alle questioni precise divenga alquanto chiara (D).

A.      Che cosa si intende per «contaminazione»

32.      A norma del punto 5, «lo stordimento, il dissanguamento, la scuoiatura o spennatura, l’eviscerazione e la tolettatura devono essere effettuati senza inutili indugi, in modo da evitare contaminazioni delle carni. Occorre in particolare adottare misure volte ad evitare l’uscita del contenuto dal tubo digerente durante l’eviscerazione» (9).

33.      Secondo il punto 8, «dopo l’ispezione e l’eviscerazione, gli animali macellati devono essere puliti e refrigerati appena possibile a una temperatura non superiore a 4 °C, salvo nel caso di sezionamento a caldo».

34.      Nella presente sottosezione, analizzerò anzitutto la questione se i punti 5 e 8 riguardino unicamente le contaminazioni visibili, dal momento che il giudice del rinvio ha formulato le questioni pregiudiziali riferendosi soltanto a quel tipo specifico di contaminazione (1). Successivamente esaminerò le fonti della contaminazione di cui al punto 5, in particolare se la contaminazione possa essere causata da feci, bile e contenuto del gozzo (2).

1.      Contaminazione visibile e invisibile

35.      Il giudice del rinvio ha formulato le proprie questioni, ed in particolare la questione 1, circoscrivendole alle «contaminazioni visibili». Ritengo che un simile oggetto, specifico e piuttosto ristretto, derivi dal contesto materiale della controversia di cui al procedimento principale. Il presente caso riguarda infatti una presunta contaminazione visibile delle carcasse di pollame.

36.      Poiché tuttavia si mira ad un’interpretazione generale (e generalizzata) di un concetto del diritto dell’Unione, ossia quello di «contaminazione», si impone un chiarimento iniziale.

37.      A mio avviso, non vi è alcun motivo per concentrarsi esclusivamente sulla contaminazione visibile ai fini dell’interpretazione del regolamento n. 853/2004, quale quest’ultimo si applica al pollame. Come riconosciuto da tutti coloro che hanno partecipato all’udienza, sia la contaminazione visibile che quella invisibile rientrano nel punto 5 e, come logica conseguenza, anche nel punto 8. Ciò deriva dal testo, dal contesto e dallo scopo di dette disposizioni.

38.      In primo luogo, per quanto riguarda la formulazione dei punti 5 e 8, si deve osservare, anzitutto, che nessuna delle due disposizioni citate dal giudice del rinvio limita il proprio ambito di applicazione alle contaminazioni visibili. Il punto 8 non utilizza esplicitamente tale nozione. Il punto 5 fa riferimento alla contaminazione in generale, senza fare distinzione tra contaminazione visibile e contaminazione invisibile.

39.      In secondo luogo, da un’analisi sistematica emerge che il regolamento n. 853/2004 menziona esplicitamente le «contaminazioni visibili» soltanto in un caso, ovvero nel caso specifico degli ungulati domestici (10). Parrebbe dunque che, se il legislatore dell’Unione avesse voluto utilizzare tale nozione in modo restrittivo, sarebbe stato in grado di farlo esplicitamente, in un caso in cui una simile distinzione fosse stata evidentemente necessaria. Al contrario, una siffatta limitazione non c’è, quando si tratta di pollame.

40.      In terzo luogo, tale interpretazione è ulteriormente corroborata da una lettura sistematica dei punti 5 e 8, non soltanto nell’ambito del regolamento n. 853/2004 ma anche al di fuori di esso, all’interno di altre norme. Una serie di altre disposizioni di detto regolamento fa riferimento infatti all’obbligo per gli stabilimenti per la macellazione del pollame di impedire contaminazioni, senza ulteriori spiegazioni circa il tipo di contaminazione. Ad esempio, al fine di evitare contaminazioni o contaminazioni reciproche, gli stabilimenti per la macellazione devono assicurare la separazione materiale e temporale delle operazioni nel processo di macellazione (11). Gli stabilimenti devono altresì prendere tutte le precauzioni necessarie per evitare contaminazioni delle carcasse quando queste ultime sono sottoposte a un procedimento di refrigerazione per immersione (12). Inoltre, al di là del regolamento n. 853/2004, che riguarda specificamente gli alimenti di origine animale, l’articolo 2, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 852/2004, sull’igiene dei prodotti alimentari in generale, dà un’ampia definizione della nozione di «contaminazione» come «la presenza o l’introduzione di un pericolo» (13). Lo stesso «pericolo» è definito in modo ampio dall’articolo 3, paragrafo 14, del regolamento n. 178/2002, che enuncia i principi generali in materia di diritto alimentare, come «agente biologico, chimico o fisico contenuto in un alimento o mangime, o condizione in cui un alimento o un mangime si trova, in grado di provocare un effetto nocivo sulla salute».

41.      In quarto luogo, infine, l’obiettivo generale del regolamento n. 853/2004 suggerisce ancora che tutti i tipi di contaminazione, visibile o invisibile, rientrino nell’ambito di tale nozione. Ai sensi del considerando 9, il regolamento di cui trattasi mira ad assicurare un livello elevato di tutela dei consumatori per quanto attiene alla sicurezza alimentare. Eppure, sarebbe difficile sostenere che uno standard così elevato possa essere raggiunto concentrandosi unicamente sulle contaminazioni visibili. Questo vale forse ancor più nel caso del pollame, per il quale, come sostenuto dalle ricorrenti, la contaminazione deriva prevalentemente dalla pelle, dalle cosce e dal piumaggio ed è probabile che sia di fatto invisibile.

42.      Di conseguenza, a mio avviso, l’obbligo di evitare la contaminazione delle carni, previsto nel punto 5, comprende sia le contaminazioni visibili sia quelle invisibili.

2.      Feci, bile e contenuto del gozzo

43.      La seconda questione sollevata dal giudice del rinvio riguarda tre potenziali fonti di contaminazione (visibile) che gli stabilimenti per la macellazione del pollame dovrebbero evitare. Feci, bile e contenuto del gozzo rientrano nell’ambito di applicazione del punto 5, letto in combinato disposto con il punto 8?

44.      Secondo le ricorrenti, la risposta è negativa. In particolare, per quanto concerne la bile, essa non può essere considerata contaminante in quanto è sterile dal punto di vista microbiologico. Quanto al contenuto del gozzo, esso non può essere classificato come contaminazione dal momento che non fa parte del contenuto dello stomaco e dell’intestino e non è dunque contemplato dal punto 5.

45.      I governi dei Paesi Bassi, danese, tedesco e finlandese e la Commissione europea affermano che feci, bile e contenuto del gozzo possono costituire una contaminazione in quanto fanno tutti parte del «tubo digerente», che è il termine usato nella maggior parte delle versioni linguistiche del punto 5, per quanto non nella versione neerlandese.

46.      Concordo con tale opinione. Feci, bile e contenuto del gozzo presenti su una carcassa possono essere considerati contaminazione ai sensi del regolamento n. 853/2004, in particolare del punto 5 di quest’ultimo.

47.      In primo luogo, nel punto 5 non esiste una definizione esplicita di quali possano essere le fonti di contaminazione. Tuttavia la struttura della norma ivi contenuta suggerisce che vi sia una correlazione tra l’uscita del contenuto dal tubo digerente durante l’eviscerazione e la contaminazione delle carni. Infatti, mentre il primo periodo del punto 5 presuppone a livello generale che le diverse operazioni della parte di «apprestamento al consumo» del processo di macellazione debbano essere effettuate in modo da evitare contaminazioni delle carni, il secondo periodo impone specificamente l’adozione di misure volte ad «evitare l’uscita del contenuto dal tubo digerente durante l’eviscerazione». È pertanto piuttosto evidente che il contenuto del tubo digerente è considerato una fonte di contaminazione (delle carni), il che spiega l’obbligo di evitarne l’uscita.

48.      In secondo luogo, per quanto riguarda la nozione specifica di «contenuto del tubo digerente», il giudice del rinvio, come altri partecipanti al procedimento dinanzi alla Corte, ha evidenziato l’esistenza di varianti per le diverse versioni linguistiche del secondo periodo del punto 5. Mentre le versioni neerlandese e tedesca sembrano di portata più restrittiva, riferendosi soltanto al contenuto dello stomaco e dell’intestino (14), la maggior parte delle altre versioni linguistiche fa riferimento al tubo digerente in termini più ampi (15).

49.      In base alla costante giurisprudenza della Corte al riguardo, in caso di varianti per le diverse versioni linguistiche, la pari autenticità di tutte le lingue dell’Unione rende impossibile considerare una versione del testo in modo isolato. Si deve fare riferimento globalmente al sistema e agli obiettivi delle disposizioni in esame, in particolare alla luce delle versioni di tutte le altre lingue ufficiali (16).

50.      Sul piano meramente logico, in considerazione del modo in cui viene eseguito il processo di macellazione, troverei davvero strano se, nello stabilire il divieto relativo a ciò che non può fuoriuscire sulle carcasse, il legislatore dell’Unione volesse distinguere tra i contenuti di quanto è stato indistintamente eviscerato da una carcassa di pollame. Pertanto, a mio avviso, il punto 5 deve essere interpretato nel senso che è necessario che, durante l’eviscerazione, gli stabilimenti per la macellazione siano tenuti ad adottare misure volte ad evitare l’uscita del «contenuto dal tubo digerente» sulle carcasse. Un’interpretazione naturale di tale ampia nozione comprende non soltanto tutti gli organi ma anche il contenuto degli organi che appartengono all’apparato digerente, dalla bocca all’ano. Il punto 5 include dunque necessariamente il fegato (e la bile), l’intestino (e le feci), il gozzo (e il suo contenuto).

51.      In terzo luogo, come già esposto in precedenza (17), il legislatore dell’Unione intendeva incoraggiare il raggiungimento di un elevato standard di sicurezza alimentare, mantenendo una nozione ampia di contaminazione che comprendesse agenti biologici, chimici o fisici contenuti in un alimento o mangime, o condizione in cui un alimento o un mangime si trova, in grado di provocare un effetto nocivo sulla salute. A tale riguardo, le tre possibili fonti di contaminazione summenzionate, ivi compresa la bile, possono contenere batteri, come sostenuto dal governo dei Paesi Bassi.

52.      In quarto luogo, infine, forse per una questione di buon senso, sempre che quest’ultimo non sia stato ancora eviscerato dal settore del diritto in oggetto, devo convenire con il governo danese che la nozione di contaminazione difficilmente può essere ridotta al fatto che i prodotti alimentari siano nocivi per la salute. La contaminazione di prodotti alimentari deve altresì includere il caso di carni inidonee al consumo umano (18), sebbene un siffatto consumo possa non provocare immediatamente un avvelenamento alimentare o altri danni diretti alla salute. Pertanto, anche se una carcassa contenente residui di feci, bile o contenuto del gozzo non risultasse direttamente nociva per la salute sul piano microbiologico, come affermato dalle ricorrenti, è comunque lecito ritenere che, se si esclude forse il gusto molto bizzarro di alcuni singolari buongustai, tali carni non siano probabilmente idonee al (comune) consumo umano.

53.      In sintesi, il punto 5 dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, al regolamento n. 853/2004 deve essere interpretato nel senso che esso si applica alle contaminazioni causate da feci, bile e contenuto del gozzo.

B.      Che tipo di obblighi e in quale fase del processo di macellazione

54.      Con la prima questione, il giudice del rinvio si interroga sulla natura e sul contenuto degli obblighi imposti agli stabilimenti per la macellazione del pollame da parte del regolamento n. 853/2004, per quanto concerne le contaminazioni (visibili). I punti 5 e 8 impongono che una carcassa di pollame non possa più contenere, dopo l’eviscerazione e la pulitura, alcun tipo di contaminazione (visibile)? Se la questione 1 viene risolta in senso affermativo, il giudice del rinvio cerca essenzialmente di determinare, attraverso la questione 3, quando deve essere effettuata la pulitura nell’ambito del processo di macellazione. In particolare, essa deve avvenire immediatamente dopo l’eviscerazione o può avere luogo in una fase successiva, magari anche durante la refrigerazione, il sezionamento o il confezionamento?

55.      Dette questioni impongono alla Corte di esaminare due punti strettamente collegati. In primo luogo, che tipo di obbligo è imposto agli stabilimenti per la macellazione del pollame in merito alla contaminazione? La natura di tale obbligo varia nel corso del processo di macellazione? In secondo luogo, quando deve essere effettuata la specifica operazione di pulitura prevista al punto 8?

56.      Nella presente sezione, spiegherò (1) perché l’ambito di applicazione e la natura dell’obbligo varino a seconda della fase del processo di macellazione; e (2) perché la pulitura, come previsto al punto 8, debba avvenire dopo l’ispezione post mortem e l’eviscerazione ma prima della refrigerazione.

1.      Che tipo di obblighi

57.      Secondo le ricorrenti, gli stabilimenti per la macellazione del pollame sono soggetti ad un «obbligo di mezzi» (massimo sforzo) lungo tutto il processo di macellazione. Essendo impossibile evitare completamente l’uscita del contenuto dal tubo digerente durante l’eviscerazione, detti stabilimenti hanno l’obbligo di compiere il massimo sforzo per evitare la contaminazione delle carni. Un simile obbligo si applica parimenti alla fase di eviscerazione o a quella di pulitura. Non ci si può dunque aspettare, sulla base del punto 5 o del punto 8, che l’uscita non si verifichi e che le carcasse siano perfettamente pulite al termine della catena dell’«apprestamento al consumo», prima della refrigerazione, il che è anche il punto di vista del giudice del rinvio. Il punto 8 non prevede un risultato specifico (quale l’assenza di «contaminazioni visibili») dopo la pulitura. Le ricorrenti sostengono che tracce visibili di contaminazione possono ancora essere eliminate in una fase successiva, durante il sezionamento o il confezionamento, cosicché non può essere loro imposto alcun rigoroso obbligo di risultato («norma di tolleranza zero») a tale riguardo, dopo l’eviscerazione e la pulitura e prima della refrigerazione. A loro avviso, sarebbe irrealistico, da un punto di vista tecnico, esigere uno standard così elevato a causa della velocità della linea di macellazione in un processo meccanico. Inoltre, richiedere l’eliminazione delle contaminazioni visibili dopo l’eviscerazione e prima della refrigerazione non ha nessun fondamento scientifico, in quanto la contaminazione può avvenire in genere prima, quando il pollame viene spennato.

58.      Con alcune piccole variazioni, gli altri partecipanti al procedimento dinanzi alla Corte distinguono essenzialmente gli obblighi degli stabilimenti di macellazione relativi alla fase dell’eviscerazione da quelli relativi alla fase della pulitura. Da un lato, l’eviscerazione deve essere effettuata in modo accurato, in modo da evitare contaminazioni. D’altro lato, dopo l’eviscerazione e prima della refrigerazione, una volta completata la pulitura, le carcasse devono essere pulite ed esenti da contaminazioni, in quanto lo scopo della pulitura consiste nella rimozione di eventuali residui di contaminazioni visibili.

59.      Condivido ampiamente quest’ultima tesi.

60.      Il punto 5 e il punto 8 contengono due obblighi distinti ma complementari, che si applicano in diverse fasi del processo di macellazione. Sino a quando la fase dell’eviscerazione non è completata, vi è un dovere di diligenza: le linee di macellazione devono essere organizzate e gestite in un modo che miri ad evitare contaminazioni nella massima misura tecnicamente possibile (punto 5). Dopo l’eviscerazione, l’ispezione post mortem e la pulitura, gli stabilimenti per la macellazione devono assicurare che le carcasse siano esenti da contaminazioni (punto 8).

61.      In primo luogo, risulta evidente dalla formulazione del punto 5 che gli stabilimenti per la macellazione del pollame devono adottare tutte le misure adeguate e tempestive volte ad evitare contaminazioni delle carni in ogni singola fase del processo di macellazione, ovvero lo stordimento, il dissanguamento, la scuoiatura o spennatura, l’eviscerazione o la tolettatura. In particolare, gli stabilimenti per la macellazione devono fare ogni sforzo per assicurare che l’eviscerazione non sia effettuata in modo tale da permettere che il contenuto del tubo digerente fuoriesca sulla carcassa, il che, come osservato in precedenza (19), sarebbe una fonte di contaminazione.

62.      In secondo luogo, una lettura sistematica del punto 5 evidenzia che il legislatore dell’Unione non può aver voluto intendere che l’eviscerazione, in quanto singola fase del processo di macellazione, debba essere sempre immacolata e non generare mai contaminazioni. Ciò non soltanto sarebbe irragionevole, ma renderebbe anche in qualche modo superflua l’ispezione post mortem. Infatti, come risulta dai punti 6 e 7, che seguono il punto 5 come suo logico sviluppo, le parti dichiarate inidonee al consumo umano dopo l’ispezione post mortem devono essere rimosse il più rapidamente possibile dal reparto pulito dello stabilimento e i visceri rimasti nella carcassa devono essere asportati interamente e con la massima sollecitudine. Tali norme indicano chiaramente che gli stabilimenti per la macellazione del pollame possono affrontare e risolvere, nella fase immediatamente successiva, i problemi che possono essersi presentati nella fase dell’eviscerazione. O quest’ultima è in qualche modo completata o l’intera carcassa deve essere rimossa.

63.      In merito a quest’ultimo punto, si deve osservare che le carni sporche o che presentano una contaminazione fecale o di altro tipo sono dichiarate inidonee al consumo umano (20). Tuttavia, come è stato, a mio avviso, ragionevolmente sostenuto dal governo danese in udienza, tale obbligo deve essere interpretato in modo restrittivo in caso di rilevante contaminazione di quel tipo. Se la contaminazione è di lieve entità, la carcassa deve essere adeguatamente pulita prima della refrigerazione. Se ciò non è avvenuto o non può avvenire, le carni vengono infine dichiarate inidonee al consumo umano.

64.      In terzo luogo, svariate altre disposizioni contenute in diversi atti normativi dell’Unione confermano che l’obbligo di evitare contaminazioni nella fase dell’eviscerazione è un obbligo di «massimo sforzo» o di «estrema diligenza». I processi di macellazione devono essere concepiti in modo tale che la contaminazione delle carni debba essere impedita nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile. Ad esempio, devono esserci separazione fisica degli animali e tempi e spazi distinti per i diversi segmenti della catena della macellazione, al fine di evitare contaminazioni reciproche (21). Le procedure di macellazione basate su HACCP devono prevenire, eliminare o almeno ridurre il pericolo a livelli accettabili (22). Allo stesso modo, in stretta connessione con la questione delle contaminazioni visibili, il punto 2, lettera b) dell’allegato I, sezione I, capo I, al regolamento n. 854/2004 esige che il veterinario ufficiale si accerti che le procedure dell’operatore garantiscano, nella misura del possibile, che le carni non presentino contaminazione fecale o di altro tipo.

65.      Nel complesso, come convenuto all’unanimità da tutti i partecipanti al procedimento dinanzi alla Corte, sembra dunque che il punto 5 debba essere interpretato nel senso che gli stabilimenti di macellazione sono tenuti a gestire la linea di macellazione, in particolare ai fini dell’eviscerazione, in modo tale da evitare contaminazioni nella massima misura tecnicamente possibile.

66.      Per motivi di chiarezza, dal momento che le ricorrenti hanno sollevato una serie di argomenti sulla meccanica del processo di macellazione, vorrei aggiungere un punto. A mio avviso, l’«impossibilità tecnica» è una categoria diversa dal «tecnicamente possibile, ma costoso». La necessità di una potenziale ristrutturazione del processo di produzione e/o la realizzazione di costi aggiuntivi per i gestori di stabilimenti per la macellazione, che rendano il processo meno redditizio (ad esempio se ciò comportasse che meno degli attuali 10 000 polli circa all’ora passassero dalla linea di macellazione in modo da dedicare più tempo alla pulitura) rientra chiaramente nell’ultima categoria.

67.      D’altro lato, l’obbligo previsto dal punto 8 concerne un’altra fase (successiva) del processo di macellazione, ovvero la fine della catena di «apprestamento al consumo». Esso è inoltre di natura diversa. Il punto 8 dà luogo ad un obbligo ulteriore e più rigoroso a carico degli stabilimenti di macellazione, che riguarda una fase successiva del processo, quando le carni sono considerate pronte per il consumo. In quel momento, lo stabilimento per la macellazione deve garantire che le carni siano esenti da contaminazioni in tale ultima fase.

68.      Riconosco che il punto 8 non fa esplicito riferimento alla contaminazione. Esso cita soltanto gli obblighi di pulitura e di refrigerazione delle carni dopo l’eviscerazione e l’ispezione. Tuttavia, concordo con il governo dei Paesi Bassi circa il fatto che lo scopo della pulitura in tale fase è l’eliminazione di ogni contaminazione residua, certamente visibile. Ancora una volta, come a mio avviso correttamente e ragionevolmente suggerito dal governo danese (23), se una grande quantità di contaminazioni deve portare a scartare le carni in quanto inidonee al consumo umano nella fase dell’ispezione post mortem, contaminazioni di lieve entità possono essere tollerate, ma a quel punto dovrebbero essere pulite perfettamente allo scopo di rendere le carni adatte al consumo umano.

69.      Da una lettura congiunta del punto 5 e del punto 8 risulta pertanto che, in primo luogo, fino all’ispezione post mortem, i processi di macellazione devono essere gestiti in modo da evitare, nella misura del possibile, contaminazioni. In secondo luogo, ed in ogni caso, il pollame macellato deve essere esente da contaminazioni dopo la pulitura.

2.      Quando deve avere luogo la pulitura

70.      Le parti interessate hanno adottato due approcci diversi riguardo al momento preciso in cui la pulitura di cui al punto 8 deve avvenire durante il processo di macellazione.

71.      Secondo le ricorrenti, il fatto che il punto 8 menzioni prima la pulitura e poi la refrigerazione non significa che la pulitura debba essere portata a termine prima della refrigerazione. Da tale disposizione deriva semplicemente che la pulitura deve essere soltanto iniziata prima della refrigerazione. Al contrario, il governo dei Paesi Bassi e gli altri partecipanti insistono nell’affermare che la pulitura deve avvenire (ed essere portata a termine) prima della refrigerazione, in quanto è l’ultima volta in cui le carni possono essere pulite durante il processo di macellazione. Sarebbe troppo tardi se la pulitura venisse effettuata nella fase di sezionamento e di disossatura che, peraltro, è disciplinata dal capitolo V, e non dal capitolo IV, dell’allegato III, sezione II.

72.      A mio avviso, è piuttosto evidente che la pulitura imposta dal punto 8 deve essere effettuata e portata a termine prima della refrigerazione.

73.      Concordo sul fatto che, ad una lettura letterale, il punto 8 sia poco chiaro. Quest’ultimo enuncia che, «dopo l’ispezione e l’eviscerazione, gli animali macellati devono essere puliti e refrigerati appena possibile a una temperatura non superiore a 4 °C, salvo nel caso di sezionamento a caldo». L’ordine delle attività descritte implicherebbe che l’ispezione avvenga prima (e non dopo) l’eviscerazione e che, in realtà, gli animali macellati debbano essere puliti e refrigerati. Se ci si concentra sulla congiunzione «e», si potrebbe avanzare un argomento letterale, ovvero che entrambe le attività in oggetto potrebbero avere luogo contemporaneamente.

74.      Sia la struttura che la logica depongono tuttavia chiaramente contro una siffatta interpretazione della disposizione di cui trattasi.

75.      In primo luogo, l’ordine e la struttura dei singoli punti del capitolo IV dell’allegato III, sezione II, al regolamento n. 853/2004 indicano con chiarezza che le carcasse sono anzitutto sottoposte ad un’ispezione ante mortem, in secondo luogo sono macellate (tutte misure previste al punto 5) e in terzo luogo sono oggetto di un’ispezione post mortem (punto 6). Pertanto, in considerazione delle due serie di ispezioni che devono essere effettuate, l’esplicita sequenza cronologica non sembra completamente errata. La pulitura deve avvenire dopo l’ispezione (post mortem) e prima della refrigerazione.

76.      In secondo luogo, una siffatta lettura del punto 8 è confermata dallo scopo della pulitura con acqua, vale a dire l’eliminazione di ogni contaminazione (visibile). Nonostante le affermazioni delle ricorrenti in merito all’equivalenza di tutte le operazioni di pulitura che vengono effettuate nel corso del processo di macellazione, la fase di pulitura di cui al punto 8 è per sua natura decisiva in quanto, come illustrato nella precedente sezione delle presenti conclusioni, detta specifica pulitura è fondamentale per l’eliminazione di contaminazioni residue. Dato un simile scopo, sarebbe piuttosto illogico, da un punto di vista pratico, che la pulitura avvenisse prima dell’ispezione post mortem o dopo la refrigerazione. Nella prima ipotesi, l’ispettore non potrebbe debitamente svolgere i propri compiti ispettivi dal momento che, in particolare, non potrebbe individuare tracce significative di contaminazione (in quanto sarebbero state lavate via). Nella seconda ipotesi, vi è il rischio, a cui si allude al punto 9, lettera a) dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, al regolamento n. 853/2004 (24), di contaminazioni reciproche tra le carcasse, se una carcassa sporca viene sottoposta ad un processo di refrigerazione per immersione.

77.      In terzo luogo, quest’ultimo punto evidenzia altresì lo scopo e la natura completamente diversi del contatto che le carcasse hanno con l’acqua nella fase di pulitura, rispetto alla fase della refrigerazione. Infatti, come suggerito dalle ricorrenti, immergere le carcasse in una cisterna di acqua ad una determinata temperatura allo scopo di refrigerarle può avere l’ulteriore effetto di pulirle in una certa misura. Tuttavia, anche prescindendo dal problema della contaminazione nella fase in oggetto, esposto al paragrafo precedente, resta il fatto che la refrigerazione (nonché il sezionamento e il confezionamento) fa semplicemente parte di un processo diverso, il quale viene dopo che la catena dell’«apprestamento al consumo» si è conclusa e il cui scopo non è quello di rendere le carni ancor più «pronte per il consumo», ma quello di prepararle per la spedizione.

78.      In sintesi, l’obbligo di cui al punto 8, in base al quale «gli animali devono essere puliti», impone l’obbligo di eliminare qualsiasi contaminazione residua dopo l’eviscerazione e la pulitura, ma chiaramente prima che abbia inizio il processo di refrigerazione.

C.      Controlli

79.      Con la questione 4, il giudice del rinvio cerca di determinare in che modo debbano essere effettuati i controlli ufficiali, in particolare se le autorità competenti possano estrarre carcasse dalla linea di macellazione e accertare la presenza di contaminazioni visibili sia all’esterno che all’interno e sotto lo strato di grasso.

80.      Tutti i partecipanti al procedimento hanno risposto in senso affermativo a tale questione, sebbene le ricorrenti contestino il grado di tolleranza zero applicata dai funzionari addetti ai controlli.

81.      Si osserva in via preliminare che sembra esservi una certa confusione circa la natura e la base giuridica dei controlli di cui trattasi nel procedimento principale. Il giudice del rinvio fa riferimento ad una disposizione del regolamento n. 854/2004 che è dedicata alle ispezioni post mortem, ossia il punto 1 dell’allegato 1, sezione I, capo II, parte D. Orbene, secondo le ricorrenti, l’ispezione post mortem non include controlli circa la presenza di contaminazioni sulle carcasse. Un siffatto controllo sarebbe privo di logica dal momento che l’ispezione post mortem non ha luogo alla fine, ma a metà del processo di «apprestamento al consumo», dopo il quale le carcasse vengono ancora sottoposte a diverse procedure di pulitura. Il governo dei Paesi Bassi sostiene che, poiché i controlli in parola comportano un campionamento, che viene effettuato dopo l’ispezione post mortem e la pulitura, tali controlli non sono volti ad individuare potenziali malattie. La base giuridica degli stessi potrebbe dunque essere piuttosto l’articolo 4 del regolamento n. 854/2004 e gli articoli 3 e 10 del regolamento n. 882/2004. Il governo danese ritiene che la disposizione rilevante potrebbe forse essere anche l’allegato I, sezione IV, capo V, parte B, punto 1, al regolamento n. 854/2004, concernente il campionamento e l’ispezione quotidiana dei visceri.

82.      Se si assumono come punto di partenza le affermazioni fatte dal governo dei Paesi Bassi ma senza escludere naturalmente altre basi giuridiche potenzialmente rilevanti (25), che spetta in definitiva al giudice nazionale individuare, sembra che davvero gli articoli 3 e 10 del regolamento n. 882/2004, relativi ai controlli ufficiali intesi, in generale, a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti, potrebbero fungere da base giuridica per i controlli di cui trattasi nel procedimento principale. In particolare, l’articolo 3, paragrafo 3, stabilisce che «i controlli ufficiali sono eseguiti in qualsiasi fase della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei mangimi o degli alimenti e degli animali e dei prodotti di origine animale». L’articolo 10, paragrafo 2, lettera b), punto i), prevede, più specificamente, l’ispezione di mangimi e alimenti, in particolare mediante campionamento.

83.      Per quanto riguarda la portata delle competenze dei veterinari ufficiali, su cui si concentra il giudice del rinvio, le disposizioni di quest’ultimo regolamento non fanno specifico riferimento ad azioni specifiche. Esso è redatto in modo generico. Ne consegue che le competenze dei funzionari addetti ai controlli potrebbero comprendere un’ispezione, post-pulitura e pre-refrigerazione, delle superfici esterne ed interne e dello strato di grasso su campioni di carcasse estratte dalla linea di macellazione al fine di facilitare i controlli. Pertanto, sembra piuttosto evidente che le competenti autorità nazionali abbiano la facoltà di effettuare accertamenti in ogni fase del processo di macellazione.

84.      La risposta relativa a quando può essere effettuata un’ispezione è naturalmente diversa dal problema concernente che cosa possa essere oggetto di ispezione e in base a quale parametro. La risposta a quest’ultima domanda deve essere data mediante un rinvio all’ambito e alla natura dei doveri già delineati in precedenza (26): ciò dipenderebbe dalla circostanza che gli ispettori stiano verificando la conformità agli obblighi stabiliti al punto 5 o a quelli stabiliti al punto 8. Una volta effettuata tale individuazione, la norma esatta che può essere ragionevolmente applicata dagli ispettori diventerà chiara a sua volta.

85.      In considerazione delle limitate informazioni sulla precisa natura materiale e giuridica dei controlli in oggetto, difficilmente si può fornire un ulteriore orientamento a tale riguardo, ad eccezione dell’osservazione generale in base a cui anche tali controlli, come tutti gli altri, devono essere effettuati in modo ragionevole e proporzionato. A seconda di cosa debba essere esattamente verificato e in quale fase del processo di macellazione, i mezzi scelti per effettuare le specifiche ispezioni (il numero di campioni, se la linea debba essere arrestata o meno, oppure se il campione di pollame debba essere prelevato dalla linea in funzione ecc.) devono essere adeguati a ciò che deve essere accertato (consentendo a detti controlli di essere di fatto rappresentativi), ma non devono eccedere quanto è necessario perché tali controlli siano effettuati in modo corretto.

D.      Sintesi

86.      Dopo aver illustrato i tre temi intorno a cui ruotano le cinque questioni pregiudiziali del giudice del rinvio, per motivi di chiarezza vorrei delineare una risposta concisa alle specifiche questioni sollevate.

87.      La questione 1 va risolta in senso affermativo. Se i controlli in oggetto sono effettuati dopo l’eviscerazione e la pulitura, verificando dunque la conformità al punto 8, non vi deve essere alcuna contaminazione, soprattutto visibile.

88.      Nonostante alcuni degli altri punti sollevati dal giudice del rinvio, e in particolare nonostante gli argomenti esposti in modo piuttosto approfondito dalle ricorrenti in udienza, non ritengo che sia compito della Corte andare oltre tale dichiarazione. Pur riconoscendo, naturalmente, la natura intrinsecamente interessante della discussione se due piccole particelle (e potenzialmente di quale diametro) di feci o di bile vicino all’ano all’interno di una carcassa possano rappresentare un «accettabile» grado di contaminazione (come affermato dalle ricorrenti all’udienza a titolo esemplificativo), non è compito della Corte né valutare i fatti né effettuare una propria valutazione in funzione della risoluzione di una causa pendente dinanzi al giudice del rinvio.

89.      Anche la questione 2 va risolta in senso affermativo: la nozione di contaminazione comprende la contaminazione causata da feci, bile o contenuto del gozzo.

90.      Per quanto riguarda la questione 3, la pulitura deve essere effettuata appena possibile dopo l’eviscerazione, come chiaramente enunciato al punto 8, e prima che abbia inizio il processo di refrigerazione, sezionamento o confezionamento.

91.      Riguardo alla questione 4, nonostante una certa mancanza di chiarezza in merito a cosa esattamente sia stato controllato e sulla base di quali disposizioni del diritto dell’Unione, è alquanto evidente che le autorità pubbliche possono rimuovere un certo numero di carcasse dalla linea di macellazione e accertare la conformità ai relativi requisiti in ogni fase, soprattutto dopo la pulitura, per via della natura decisiva di tale operazione quando il pollame è «pronto per il consumo». Che cosa esattamente possa essere controllato e in base a quale norma dipende dalla fase in cui avviene l’ispezione e, di conseguenza, dal fatto che sia accertata la conformità agli obblighi di cui al punto 5 o al punto 8 o a qualsiasi altra disposizione applicabile.

92.      In considerazione delle soluzioni precedentemente fornite e in particolare della soluzione data alla questione 1, non occorre risolvere la questione 5.

V.      Conclusione

93.      Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di risolvere le questioni pregiudiziali sollevate dal Rechtbank Rotterdam (Tribunale di Rotterdam, Paesi Bassi) come segue:

–        I punti 5 e 8 dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale, devono essere interpretati nel senso che, dopo l’eviscerazione e la pulitura, una carcassa di pollame deve essere esente da qualsiasi contaminazione.

–        I punti 5 e 8 dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, del regolamento n. 853/2004 si applicano alla contaminazione causata da feci, bile e contenuto del gozzo.

–        Il punto 8 dell’allegato III, sezione II, capitolo IV, del regolamento n. 853/2004 deve essere interpretato nel senso che la pulitura deve avere luogo dopo l’eviscerazione ma prima della refrigerazione.

–        Gli articoli 3 e 10 del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, consentono alle autorità competenti di effettuare controlli in ogni fase opportuna del processo di macellazione, anche dopo la pulitura.


1      Lingua originale: l’inglese.


2      GU 2004, L 139, pag. 55.


3      GU 2004, L 139, pag. 206.


4      GU 2004, L 191, pag. 1.


5      GU 2004, L 139, pag. 1.


6      GU 2002, L 31, pag. 1.


7      Stb. 2011, n. 345.


8      Stcrt. 2012, 25949.


9      Corsivo aggiunto.


10      Ai sensi del punto 10 dell’allegato III, sezione I, capitolo IV, al regolamento n. 853/2004, «le carcasse devono essere esenti da contaminazioni fecali visibili. Ogni contaminazione visibile deve essere eliminata senza indugio mediante rifilatura o operazione alternativa di effetto equivalente».


11      V. allegato III, sezione II, capitolo II, punto 2 e allegato III, sezione II, capitolo IV, punto 3, al regolamento n. 853/2004.


12      V. allegato III, sezione II, capitolo IV, punto 9, al regolamento n. 853/2004.


13      L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 853/2004 stabilisce che le specifiche norme previste da detto regolamento integrano quelle previste dal regolamento n. 852/2004.


14      Rispettivamente «inhoud van maag and darmen» e «Magen- und Darminhalt».


15      Oltre all’inglese [«digestive tract contents»], v., ad esempio, in lingua ceca («obsahu trávicího ústrojí»), francese («contenu du tractus digestif»), italiana («contenuto del tubo digerente») o spagnola («contenido del tubo digestivo»).


16      V., ad esempio, sentenze del 7 settembre 2006, Nowaco Germany (C‑353/04, EU:C:2006:522, punto 41); del 3 ottobre 2013, Confédération paysanne (C‑298/12, EU:C:2013:630, punto 22); e del 23 dicembre 2015, Firma Theodor Pfister (C 58/15, non pubblicata, EU:C:2015:849, punto 25).


17      V. supra, paragrafo 41.


18      Tale affermazione potrebbe trovare sostegno, sul piano sistematico, nell’articolo 14, paragrafo 2, del regolamento n. 178/2002, il quale stabilisce che un alimento si ritiene a rischio se è dannoso per la salute o inadatto al consumo umano. In merito a quest’ultimo punto, va osservato che le carni sono dichiarate inidonee al consumo umano se sono sporche o presentano una contaminazione fecale o di altro tipo (allegato I, sezione II, capo V, punto 1, lettera s), al regolamento n. 854/2004. Corsivo aggiunto).


19      V. supra, paragrafi da 46 a 53 delle presenti conclusioni.


20      V. allegato I, sezione II, capo V, punto 1, lettera s), al regolamento n. 854/2004.


21      V. allegato III, sezione II, capitolo II, punto 2 e allegato III, sezione II, capitolo IV, punto 3, al regolamento n. 853/2004.


22      V. articolo 5 del regolamento n. 852/2004.


23      V. supra, paragrafo 63.


24      «Se le carcasse sono sottoposte a un procedimento di refrigerazione per immersione (…) si devono prendere tutte le precauzioni necessarie per evitare contaminazioni delle carcasse».


25      Va osservato che l’articolo 5, paragrafo 1 del regolamento n. 854/2004 autorizza i veterinari ufficiali a svolgere compiti ispettivi negli stabilimenti per la macellazione in modo alquanto libero, come confermato dall’espressione «in particolare per quanto riguarda».


26      V. supra, paragrafi da 54 a 78.