Language of document : ECLI:EU:C:2018:981

Edizione provvisoria

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

JULIANE KOKOTT

presentate il 5 dicembre 2018(1)

Causa C-341/17 P

Repubblica ellenica

contro

Commissione europea

«Impugnazione – FEAOG, FEAGA e FEASR – Spese escluse dal finanziamento dell’Unione europea – Spese sostenute dalla Repubblica ellenica – Regolamento (CE) n. 1782/2003 – Regolamento (CE) n. 796/2004 – Regime degli aiuti connessi alla superficie – Nozione di “pascolo permanente” – Rettifica finanziaria forfettaria»






I.      Introduzione

1.        Con la presente impugnazione, ellenica chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 30 marzo 2017, nella causa Grecia/Commissione(2), nella parte recante rigetto del suo ricorso proposto contro la decisione di esecuzione 2014/950/UE(3) della Commissione europea, la quale disponeva riduzioni forfettarie del contributo dell’Unione europea a vari aiuti nel settore dell’agricoltura versati dalla Repubblica ellenica.

2.        Il regime degli aiuti della politica agricola comune dell’Unione (PAC) è caratterizzato non solo da una certa complessità tecnica, ma anche dal fatto che le sue disposizioni sono soggette a un costante chiarimento, aggiornamento e sviluppo.

3.        Di conseguenza, vi è, inter alia, una giustapposizione di diversi concetti per definire le superfici agricole ammissibili. Le differenze terminologiche, dovute anzitutto allo specifico contesto normativo in cui i termini sono rispettivamente utilizzati, possono comportare notevoli difficoltà nello stabilire le condizioni di ammissibilità delle superfici interessate.

4.        Tali difficoltà si aggravano nel presente procedimento di impugnazione per quanto attiene alla determinazione della portata della nozione di «pascoli permanenti» così come si è concretizzata nel sistema della PAC dal 2005 al particolare, il procedimento di impugnazione solleva la questione della legittimità dell’interpretazione restrittiva di tale nozione da parte della Commissione, seguita dal Tribunale nella sentenza impugnata(4). In base ad essa, una superficie può essere qualificata come «pascolo permanente» solo se è coperta prevalentemente da erba e piante erbacee da foraggio, ma non da piante legnose. Tale interpretazione restrittiva ha implicazioni rilevanti per quanto riguarda il pagamento degli aiuti nel settore dell’agricoltura nei paesi mediterranei, il che spiega perché il Regno di Spagna sia intervenuto nel presente caso a sostegno della Repubblica ellenica. La determinazione della portata della nozione di «pascolo permanente» è rilevante, al di là del presente procedimento, anche per un ulteriore procedimento di impugnazione avviato dalla Repubblica ellenica dinanzi alla Corte(5) e per un procedimento avviato dal Regno di Spagna dinanzi al Tribunale(6).

II.    Contesto normativo

5.        Il presente ricorso verte sulla riduzione dei contributi dell’Unione ai pagamenti degli aiuti per l’esercizio 2008. Il pertinente contesto normativo è costituito dal regolamento (CE) n. 1782/2003(7), nonché dai regolamenti (CE) n. 795/2004(8) e (CE) n. 796/2004(9) adottati su tale base.

6.        Il regolamento (CE) n. 1782/2003 è stato sostituito dal regolamento (CE) n. 73/2009(10), a sua volta sostituito dal regolamento (UE) n. 1307/2013(11). ellenica si riferisce a quest’ultimo nel caso di specie, in quanto la definizione di prato permanente ivi contenuta, almeno in base al suo tenore letterale, è chiaramente più ampia di quella di cui al regolamento n. 1782/2003, applicabile nel caso di specie.

A.      Regolamento n. 1782/2003

7.        Il regolamento n. 1782/2003 stabiliva norme comuni per i pagamenti diretti nell’ambito dei vari regimi di sostegno al reddito della PAC. A tal riguardo, i considerando 3, 4, 21 e 24 di tale regolamento prevedevano quanto segue:

«(3) Al fine di evitare l’abbandono delle terre agricole e garantire che siano mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali, occorrerebbe stabilire norme che talvolta trovino riscontro negli ordinamenti nazionali. È pertanto opportuno istituire un quadro comunitario, all’interno del quale gli Stati membri possano adottare requisiti in funzione delle particolari caratteristiche delle zone interessate, tra cui le condizioni pedologiche e climatiche, i metodi colturali in uso (uso del suolo, avvicendamento delle colture, pratiche agronomiche) e le strutture agrarie.

(4) In considerazione dei benefici ambientali del pascolo permanente, è opportuno adottare misure per incoraggiare la conservazione degli attuali pascoli permanenti ed evitare la loro conversione massiccia in seminativi.

(…)

(21) I regimi di sostegno della politica agricola comune prevedono un sostegno diretto al reddito, in particolare al fine di assicurare un equo tenore di vita alla popolazione agricola. Tale obiettivo è strettamente connesso al mantenimento delle zone rurali. Per evitare un’errata attribuzione dei contributi comunitari, non dovrebbe essere corrisposto alcun pagamento di sostegno agli agricoltori che hanno creato artificialmente le condizioni necessarie per ottenere i pagamenti in questione.

(…)

(24) Il potenziamento della competitività dell’agricoltura comunitaria e la promozione della qualità dei prodotti alimentari e della tutela ambientale implicano necessariamente un calo dei prezzi istituzionali dei prodotti agricoli e un aumento dei costi di produzione per le aziende agricole della Comunità. Per realizzare questi obiettivi e promuovere un’agricoltura più sostenibile e orientata verso il mercato, è necessario completare la transizione del sostegno dal prodotto al produttore, introducendo un sistema di sostegno disaccoppiato del reddito di ciascuna azienda. Pur lasciando invariata l’entità dell’aiuto effettivamente corrisposto agli agricoltori, il disaccoppiamento renderà notevolmente più efficace il sostegno al reddito. È quindi opportuno subordinare il pagamento unico per azienda al rispetto delle norme relative all’ambiente, alla sicurezza alimentare, al benessere e alla salute degli animali, nonché al mantenimento dell’azienda in buone condizioni agronomiche e ambientali.

8.        Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 1782/2003, si intendeva per:

«“attività agricola”: la produzione, l’allevamento o la coltivazione di prodotti agricoli, comprese la raccolta, la mungitura, l’allevamento e la custodia degli animali per fini agricoli, nonché il mantenimento della terra in buone condizioni agronomiche e ambientali ai sensi dell’articolo 5».

9.        L’articolo 29 del regolamento n. 1782/2003 prevedeva quanto segue:

«Fatte salve eventuali disposizioni specifiche in singoli regimi di sostegno, nessun pagamento è effettuato a favore di beneficiari per i quali sia accertato che hanno creato artificialmente le condizioni necessarie per ottenere i pagamenti in questione al fine di trarre un vantaggio contrario agli obiettivi del regime di sostegno».

10.      L’elemento centrale del regolamento n. 1782/2003 era il regime di pagamento unico, disaccoppiato dalla produzione, previsto dal titolo III. Per poterne beneficiare, gli agricoltori dovevano acquisire «diritti all’aiuto» che, insieme con ogni ettaro ammissibile dichiarato dall’agricoltore, determinavano un pagamento unico. A tal riguardo, l’articolo 44 («Uso dei diritti all’aiuto»), paragrafo 2, nella versione applicabile al presente procedimento(12), stabiliva:

«(2) Per “ettari ammissibili” s’intende qualunque superficie agricola dell’azienda investita a seminativi o a pascolo permanente, escluse le superfici destinate a colture permanenti, a colture forestali o ad usi non agricoli».

B.      Regolamenti nn. 795/2004 e 796/2004

11.      L’articolo 2 del regolamento n. 795/2004, nella versione applicabile al presente caso(13), recitava, per estratto, come segue:

«Ai fini del titolo III del regolamento (CE) n. 1782/2003 e del presente regolamento, si intende per:

a) “superficie agricola”, l’intera superficie occupata da seminativi, pascoli permanenti e colture permanenti».

12.      L’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento n. 796/2004, nella versione applicabile al presente caso come modificata dai regolamenti nn. 239/2005 e 972/2007(14), conteneva le seguenti definizioni:

«(1) “seminativi”: terreni utilizzati per coltivazioni agricole e terreni ritirati dalla produzione, o mantenuti in buone condizioni agronomiche e ambientali ai sensi dell’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1782/2003, a prescindere dal fatto che siano adibiti o meno a coltivazioni in serre o sotto ripari fissi o mobili;

(1bis) “parcella agricola”: una porzione continua di terreno sulla quale è coltivato un solo gruppo di colture da un solo agricoltore; tuttavia, se nell’ambito del presente regolamento è richiesta una dichiarazione separata di utilizzazione di una superficie all’interno di un gruppo di colture, tale utilizzazione specifica limita ulteriormente la parcella agricola;

(…)

(2) “pascolo permanente”: terreno utilizzato per la coltivazione di erba o di altre piante erbacee da foraggio, naturali (spontanee) o coltivate (seminate), e non compreso nell’avvicendamento delle colture dell’azienda per cinque anni o più (…);

(2 bis) “erba o altre piante erbacee da foraggio”. tutte le piante erbacee tradizionalmente presenti nei pascoli naturali o normalmente comprese nei miscugli di sementi per pascoli e prati nello Stato membro (a prescindere dal fatto che siano utilizzati per il pascolo degli animali o meno). (…)».

13.      Per quanto riguarda l’articolo 2, paragrafo 1, punti 2 e 2 bis, del regolamento n. 796/2004, il considerando 1 del regolamento n. 239/2005, cui fanno riferimento tali disposizioni nella versione qui riprodotta, recitava come segue:

«Il testo di talune definizioni contenute nell’articolo 2 del regolamento (CE) n. 796/2004 deve essere reso più chiaro. In particolare occorre chiarire la definizione di “pascolo permanente” contenuta nel punto 2 del suddetto articolo e introdurre inoltre una definizione del termine “erba e altre piante erbacee da foraggio”. In tale contesto occorre tuttavia considerare che gli Stati membri devono disporre di una certa flessibilità per poter tener conto delle condizioni agronomiche locali».

14.      L’articolo 8 («Principi generali applicabili alle parcelle agricole»), paragrafo 1, del regolamento n. 796/2004, nella versione applicabile al caso di specie (ossia non ancora modificata dal regolamento n. 380/2009(15)), prevedeva quanto segue:

«1. Una parcella arborata è considerata come una parcella agricola ai fini dei regimi di aiuto per superficie purché le attività agricole di cui all’articolo 51 del regolamento (CE) n. 1782/2003 o eventualmente la coltura prevista vi si possano praticare in condizioni comparabili a quelle delle parcelle non arborate della stessa zona».

15.      L’articolo 30, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 796/2004, rimasto invariato, dispone come segue:

«2. Può essere presa in considerazione la superficie totale di una parcella agricola, purché essa sia interamente utilizzata secondo le norme usuali dello Stato membro o della regione interessata. Negli altri casi viene considerata la superficie realmente utilizzata.

Per le regioni in cui alcuni elementi, come le siepi, i fossi e i muri, rientrano per tradizione nelle buone pratiche agricole di coltivazione o uso del suolo, gli Stati membri possono stabilire che la superficie corrispondente sia considerata parte di una superficie interamente utilizzata, a condizione che non superi una larghezza totale determinata dagli Stati membri. Tale larghezza corrisponde tassativamente alla larghezza tradizionale nella regione di cui trattasi e non supera i due metri.

(…)».

C.      Regolamento n. 1307/2013

16.      Il regolamento n. 1307/2013 fa seguito alle riforme della PAC degli anni ‘90 e 2000.

17.      L’articolo 4 del regolamento n. 1307/2013 dispone ora:

«1. Ai fini del presente regolamento si intende per:

(...)

h) “prato permanente e pascolo permanente” (congiuntamente denominati “prato permanente”): terreno utilizzato per la coltivazione di erba o di altre piante erbacee da foraggio, naturali (spontanee) o coltivate (seminate), e non compreso nell’avvicendamento delle colture dell’azienda da cinque anni o più; può comprendere altre specie, segnatamente arbustive e/o arboree, che possono essere utilizzate per il pascolo purché l’erba e le altre piante erbacee da foraggio restino predominanti, nonché, ove gli Stati membri decidano in tal senso, terreno pascolabile che rientra nell’ambito delle prassi locali consolidate, qualora nelle superfici di pascolo non siano tradizionalmente predominanti erba e altre piante erbacee da foraggio;

(…)

2. Gli Stati membri:

(…)

Gli Stati membri possono decidere che debbano essere considerat[i] prato permanente ai sensi del paragrafo 1, lettera h), i terreni pascolabili che rientrano nell’ambito delle pratiche locali tradizionali, qualora nelle superfici di pascolo non siano tradizionalmente predominanti erba e altre piante erbacee da foraggio».

18.      L’articolo 32, paragrafo 5, del regolamento n. 1307/2013 relativo all’applicazione del regime di pagamento di base, corrispondente in linea di massima al regime di pagamento unico di cui al regolamento n. 1782/2003, dispone inoltre che:

«Ai fini della determinazione degli “ettari ammissibili”, gli Stati membri che hanno adottato la decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 2, possono applicare un coefficiente di riduzione per convertire tali superfici interessate in “ettari ammissibili”».

III. Origine della controversia:

A.      Decisione della Commissione

19.      I punti da 1 a 11 della sentenza impugnata ricostruiscono sostanzialmente i fatti della controversia nel modo seguente:

20.      Nel settembre 2008 e nel febbraio 2009 la Commissione europea procedeva a due indagini riguardanti le spese relative ad aiuti connessi alla superficie ovvero a misure di sviluppo rurale sostenute dalla Repubblica ellenica a carico del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), Sezione Garanzia, e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)(16).

21.      Con lettere del 21 novembre 2008 e del 13 maggio 2009, la Commissione comunicava alla Repubblica ellenica i risultati delle indagini, in merito ai quali la Repubblica ellenica presentava osservazioni scritte nei mesi di gennaio e luglio 2009.

22.      In seguito, l’8 aprile 2010 si teneva una riunione bilaterale. Il 2 giugno 2010 la Commissione comunicava alla Repubblica ellenica le sue conclusioni, alle quali quest’ultima rispondeva in data 2 agosto 2010.

23.      Il 31 maggio 2013 la Commissione informava la Repubblica ellenica di non cambiare la propria posizione con riguardo all’importo netto e ai motivi delle rettifiche previste.

24.      Successivamente, l’11 luglio 2013, la Repubblica ellenica adiva l’organo di conciliazione, il quale, nella sua relazione del 31 gennaio 2014, pur non potendo constatare la conciliazione delle posizioni delle parti, invitava però queste ultime ad intraprendere ulteriori contatti.

25.      Il 26 marzo 2014, la Commissione adottava la sua posizione finale. Essa lamentava, in primo luogo, carenze nel funzionamento del sistema di identificazione delle parcelle agricole e nel sistema di informazione geografico(17) che incidevano sui controlli incrociati e sui controlli amministrativi, in secondo luogo, carenze nei controlli in loco nonché errori nel calcolo dei pagamenti e delle sanzioni. Inoltre, la Commissione sottolineava il carattere ricorrente di tali abusi. L’importo finale netto della rettifica imposta alla Repubblica ellenica ammontava a EUR 86 007 771,11.

26.      Il 19 dicembre 2014 la Commissione adottava la decisione di esecuzione controversa. Con quest’ultima, con riguardo alla Repubblica ellenica, la Commissione respingeva, da un lato, per l’anno di domanda 2008, una spesa dell’importo di EUR 61 012 096,85 nell’ambito degli aiuti connessi alla superficie, da cui detraeva successivamente EUR 2 135 439,32, con il risultato di un’incidenza finanziaria di EUR 58 876 657,53. Dall’altro lato, la Commissione respingeva una spesa di EUR 10 504 391,90 nell’ambito delle misure di sviluppo rurale basate sulla superficie, dalla quale detraeva successivamente EUR 2 588 231,20, con il risultato di un’incidenza finanziaria di EUR 7 916 160,70.

27.      Le rettifiche riguardavano le seguenti classificazioni:

–        Per gli agricoltori che avevano dichiarato solo pascoli è stata imposta una rettifica forfettaria del 10%.

–        Per gli agricoltori che non avevano dichiarato pascoli è stata imposta una rettifica forfettaria del 2%.

–        Per gli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie, è stata imposta una rettifica forfettaria del 5%.

–        Per tutte le misure di sviluppo rurale basate sulla superficie, è stata imposta una rettifica forfettaria del 5%.

28.      Nella sua relazione di sintesi allegata alla decisione di esecuzione controversa(18) la Commissione ha giustificato le rettifiche sulla base delle lacune ripetutamente constatate nel sistema integrato di gestione e di controllo, in particolare nel funzionamento del SIPA‑SIG e nei controlli in loco, che non erano conformi ai requisiti stabiliti dall’articolo 20 del regolamento n. 1782/2003 ovvero dagli articoli 23 e 30 del regolamento n. 796/2004. Inoltre, sarebbero state rilevate le seguenti incongruenze:

–        Nell’applicazione del SIPA‑SIG, sono stati riscontrati errori riguardanti i confini delle parcelle di riferimento e la loro superficie massima ammissibile, in particolare nelle superfici utilizzate come pascoli. Di conseguenza, i controlli incrociati che miravano ad evitare che uno stesso aiuto non fosse indebitamente concesso più volte spesso non sarebbero stati decisivi.

–        Durante i controlli in loco, sarebbero state classificate come ammissibili le superfici che non soddisfacevano i criteri dei pascoli di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punti 2 e 2 bis, del regolamento (CE) n. 796/2004 e che erano coperte da piante legnose e da piante erbacee da foraggio, situate in zone remote, senza confini visibili. Non si sarebbe proceduto ad una misurazione delle aree. Inoltre, i controlli in loco classici o anche con telerilevamento sarebbero stati inadeguati.

29.      Tali lacune avrebbero rappresentato una mancanza continua nel funzionamento dei controlli chiave e dei controlli secondari e quindi causato un rischio di danno per i fondi agricoli con riguardo agli aiuti connessi alla superficie. Vi sarebbero stati effetti anche sugli aiuti aggiuntivi «accoppiati» alle superfici.

B.      Sentenza del Tribunale

30.      Con ricorso del 2 marzo 2015, la Repubblica ellenica chiedeva al Tribunale l’annullamento della decisione di esecuzione controversa nella parte in cui esclude dal finanziamento dell’Unione europea, per l’anno di domanda 2008, il 10% dell’importo totale delle spese sostenute per gli aiuti relativi ai pascoli, il 5% dell’importo totale delle spese sostenute per gli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie e il 5% dell’importo totale delle spese totali effettuate per le misure di sviluppo rurale basate sulla superficie.

31.      Anzitutto, per quanto riguarda la rettifica del 10% delle spese sostenute per gli aiuti relativi ai pascoli, il Tribunale ha constatato che, indipendentemente dall’interpretazione della nozione di «pascolo permanente», tale rettifica era giustificata e proporzionata già in ragione delle lacune del sistema integrato di gestione e di controllo(19). A tale riguardo, il Tribunale ha fatto riferimento all’erronea applicazione del SIPA‑SIG, che incideva sul rilevamento di dichiarazioni multiple e sull’affidabilità dei controlli amministrativi incrociati, all’assenza di misurazione delle superfici nell’ambito dei controlli in loco e alla scorretta realizzazione dei controlli con telerilevamento, nonché al fatto che non erano stati registrati dati che avrebbero consentito di individuare i controlli in loco effettivamente svolti (20). Alla luce di tali gravi carenze, il Tribunale ha qualificato la questione dell’ammissibilità delle superfici dichiarate come «pascolo permanente» ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 e, di conseguenza, la questione dell’interpretazione di tale nozione come non pertinente ai fini della decisione(21). Ciò nonostante, il Tribunale ha espressamente condiviso la valutazione della Commissione circa l’ammissibilità delle superfici e l’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» su cui era fondata detta valutazione(22).

32.      In secondo luogo, il Tribunale non annullava la rettifica del 5% relativa agli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie(23).

33.      In terzo luogo, il Tribunale annullava la decisione di esecuzione controversa nella parte in cui, per quanto riguarda le misure di sviluppo rurale basate sulla superficie, era stata imposta una rettifica di EUR 5 007 867,36, con un’incidenza finanziaria di EUR 2 689 811,61 (previa detrazione di EUR 2 318 055,75) in relazione alle spese stabilite nell’anno di domanda 2008 per l’esercizio 2009. Secondo il Tribunale, la Commissione non aveva sufficientemente argomentato in che misura si fosse tenuto conto di una precedente rettifica disposta con la decisione di esecuzione 2013/214/UE(24) al fine di evitare una doppia rettifica(25).

34.      Il Tribunale rigettava il ricorso per il resto, condannando la Repubblica ellenica alle spese.

IV.    Domande e procedimento dinanzi alla Corte

35.      Con memoria del 6 giugno 2017, la Repubblica ellenica avviava il presente procedimento avverso la sentenza impugnata. Essa chiede che la Corte voglia

–        annullare la sentenza impugnata nella parte in cui respinge il ricorso proposto avverso la decisione di esecuzione controversa,

–        annullare la decisione di esecuzione controversa e

–        condannare la Commissione alle spese.

36.      La Commissione chiede, a sua volta, che la Corte voglia:

–        respingere l’impugnazione in parte in quanto irricevibile e in parte in quanto infondata;

–        condannare la Repubblica ellenica alle spese.

37.      Il Regno di Spagna è intervenuto nel procedimento a sostegno della Repubblica ellenica, chiedendo che la Corte voglia

–        accogliere l’impugnazione, e

–        condannare la Commissione alle spese.

38.      Le parti hanno presentato le loro osservazioni scritte. L’udienza si è svolta il 13 settembre 2018.

V.      Valutazione giuridica

39.      L’impugnazione, di cui la Commissione fa valere l’irricevibilità (al riguardo v. infrasub A), si basa su un totale di sei motivi. Con i primi tre motivi, la Repubblica ellenica contesta la valutazione del Tribunale circa la rettifica forfettaria del 10% per gli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli (al riguardo v. infra sub B). Con il quarto e il quinto motivo, la ricorrente censura la valutazione del Tribunale in ordine alla rettifica forfettaria del 5% riguardante gli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie (al riguardo v. infrasub C). Infine, con il sesto motivo, la Repubblica ellenica critica la valutazione del Tribunale in relazione alla rettifica forfettaria del 5% riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale, nella parte in cui non è stata annullata dal Tribunale (al riguardo v. infrasub D).

A.      Sulla ricevibilità dell’impugnazione

40.      Contrariamente a quanto sostiene la Commissione, la Repubblica ellenica non si limita a duplicare i motivi di ricorso già esposti in primo grado contro la decisione iniziale della Commissione. A prescindere dalla somiglianza tra i motivi d’impugnazione e i motivi inizialmente dedotti contro la decisione della Commissione e i dettagliati rinvii alle memorie presentate in primo grado, la Repubblica ellenica sviluppa, al contrario, una critica autonoma, sotto il profilo giuridico, delle affermazioni del Tribunale, facendo riferimento a specifici passaggi della sentenza, in parte riprodotti letteralmente.

41.      Di conseguenza, il ricorso è ricevibile.

B.      Motivi di impugnazione dedotti contro la valutazione del Tribunale in merito alla rettifica finanziaria del 10% delle spese per gli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli.

42.      La Repubblica ellenica deduce tre motivi di ricorso contro la valutazione del Tribunale in merito alla rettifica forfettaria del 10% delle spese per gli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli(26).

43.      Il primo e il secondo motivo vertono sulla questione dell’ammissibilità delle superfici dichiarate ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004, che definisce la nozione di «pascolo permanente» (v., al riguardo, infra sub 1 e 2). Con il terzo motivo, la Repubblica ellenica contesta la valutazione del Tribunale secondo la quale il tasso forfettario di rettifica del 10% avrebbe potuto essere imposto già in ragione delle carenze del sistema integrato di gestione e di controllo (v., al riguardo, infrasub 3).

1.      Primo motivo di impugnazione

44.      Con il primo motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica fa valere, anzitutto, la violazione dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004, a causa di un errore di diritto nell’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» (v., al riguardo, infrasub a). In secondo luogo, la ricorrente censura la considerazione a suo avviso erronea in diritto e insufficientemente motivata di cui al punto 66 della sentenza impugnata (v., al riguardo, infra sub b). In terzo luogo, essa contesta al Tribunale di non aver adeguatamente precisato il criterio di interpretazione della nozione di «pascolo permanente» (v., al riguardo, infrasub c).

a)      Prima parte del primo motivo di impugnazione

45.      La Repubblica ellenica sostiene che la sentenza impugnata non fornisce la corretta interpretazione della nozione di «pascolo permanente» in relazione ai tipi di vegetazione in esso inclusi.

46.      Secondo il Tribunale, il criterio prescelto dal regolamento n. 796/2004, per quanto riguarda gli aiuti al pascolo, era la vegetazione presente sulla superficie in questione. L’obiettivo era di garantire che non ci fosse un pagamento di aiuti per superfici non sottoposte ad una attività agricola. La predominanza di piante diverse dalle piante erbacee sarebbe servita da indicatore di abbandono dell’attività agricola sulle superfici in questione. In tal modo, la limitazione della definizione di «pascolo permanente» alle sole superfici coperte di erba e di piante erbacee da foraggio avrebbe mirato a prevenire il rischio di ammissione agli aiuti connessi alla superficie che non fossero effettivamente utilizzati per l’allevamento degli animali(27).

47.      Secondo quanto osservato dal Tribunale(28), la classificazione di una superficie come «pascolo permanente» ai sensi dei regolamenti n. 1782/2003 e n. 796/2004 presuppone pertanto una «superficie che comprendeva uno strato di produzione agricola»(29), in cui rientrerebbero «in linea di principio, le erbe e le piante erbacee da foraggio»(30) e sarebbero [invece] escluse «in linea di principio, le foreste e le parcelle coperte da piante legnose»(31). Solo «una presenza marginale di piante legnose» potrebbe essere tollerata, «nei limiti in cui non [fosse compromesso] lo sviluppo delle risorse erbacee da foraggio e, in tal modo, lo sfruttamento effettivo di parcelle a pascolo»(32).

48.      Non sono esaminati i dettagli relativi, in particolare, allo specifico grado di tollerabilità della coesistenza di piante erbacee e piante legnose. Il Tribunale, pur facendo riferimento, a tal riguardo, alla guida pubblicata dal Centro comune di ricerca della Commissione, che fornisce orientamenti sulle migliori pratiche per rispettare la legislazione in vigore relativa alla PAC(33) del 2008(34), omette però di spiegare in dettaglio l’importanza che attribuisce ad essa(35).

49.      La Repubblica ellenica, sostenuta dal Regno di Spagna, si esprime a favore di un’interpretazione estensiva della nozione di «pascolo permanente», che includerebbe anche i cosiddetti «pascoli detti di tipo mediterraneo», la cui vegetazione è caratterizzata anche (ovvero unicamente) da sterpaglie e piante legnose.

50.      Secondo la giurisprudenza costante dei giudici dell’Unione, le norme di diritto dell’Unione devono essere interpretate non solo in base al loro tenore letterale, ma anche tenendo conto del suo contesto e degli scopi perseguiti dalla normativa di cui essa fa parte(36).

51.      Il fondamento dell’interpretazione, nel caso di specie, è il sistema degli aiuti connessi alla superficie come istituito dai regolamenti n. 1782/2003 e n. 796/2004 in vigore nell’anno di domanda 2008.

52.      La Repubblica ellenica fa inoltre riferimento all’articolo 4, paragrafo 1, lettera h), del regolamento n. 1307/2013, il quale contempla una definizione ampia della nozione di «prato permanente», secondo la quale possono essere considerati «prato permanente» anche i terreni in cui crescono altre specie, segnatamente arbustive e/o arboree, che possono essere utilizzate per il pascolo purché l’erba e le altre piante erbacee da foraggio restino predominanti oppure, qualora nelle superfici di pascolo non siano tradizionalmente predominanti erba e altre piante erbacee da foraggio, tali superfici rientrano nell’ambito delle prassi locali consolidate(37).

53.      Come giustamente rilevato da tutte le parti, l’applicazione diretta di tale norma, entrata in vigore successivamente al periodo rilevante ai fini del presente procedimento, non è possibile ove non ne sia disposto l’effetto retroattivo. Contrariamente a quanto sostiene la Repubblica ellenica, tale norma può essere invocata solo in misura limitata anche a fini di interpretazione. Infatti, in primo luogo, le norme successive non forniscono di per sé sole attestazioni vincolanti sul valore normativo della disposizione ad esse precedente, poiché il mutamento del tenore letterale può essere inteso non solo come chiarimento, ma anche come modifica sostanziale della disciplina giuridica(38). Tuttavia, occorre rilevare nel presente caso che la definizione di « prato permanente » di cui al regolamento n. 1307/2013 quantomeno non osta ad un’interpretazione estensiva di tale nozione in applicazione del medesimo regolamento.

54.      Il punto di partenza dell’interpretazione è dunque l’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 nella versione applicabile nel momento rilevante per il presente procedimento(39). Detto articolo definisce il «pascolo permanente» come « terreno utilizzato per la coltivazione di erba o di altre piante erbacee da foraggio, coltivate (seminate) o naturali (spontanee), e non compreso nell’avvicendamento delle colture (…) per cinque anni o più». Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2bis, del regolamento n. 796/2004, si intende per «erba e altre piante erbacee da foraggio» tutte le piante erbacee tradizionalmente presenti nei pascoli naturali o normalmente comprese nei miscugli di sementi per pascoli e prati nello Stato membro (a prescindere dal fatto che siano utilizzati per il pascolo degli animali o meno)»(40).

55.      Ciò consente di trarre le seguenti tre conclusioni: in primo luogo, l’articolo 2, paragrafo 1, punti 2 e 2bis del regolamento n. 796/2004 richiede, ai fini di una classificazione come pascoli permanenti, la presenza di una vegetazione «di piante erbacee»(41). In secondo luogo, l’origine di detta vegetazione è irrilevante. L’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 fa esplicito riferimento sia alle piante seminate sia a quelle spontanee. In terzo luogo, ne consegue che l’espressione «per la coltivazione di erba o di altre piante erbacee da foraggio» non deve essere intesa nel senso tradizionale del termine «coltivazione» come piantagione e lavorazione attiva del terreno allo scopo di produrre prodotti agricoli. Tale espressione può al massimo indicare la destinazione ad uso agricolo delle superfici in questione.

56.      Solo le superfici destinate ad uso agricolo coperte esclusivamente da piante erbacee rientrano pertanto senza dubbio nel tenore letterale dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004. Il testo relativo alle superfici miste non è chiaro: sorge pertanto la questione se la menzione esplicita di «erba o di altre piante erbacee da foraggio» fosse intesa ad escludere perentoriamente la presenza o l’uso agricolo di altre forme di vegetazione.

57.      Tuttavia, va respinta l’interpretazione restrittiva, secondo la quale le superfici miste e le superfici coperte esclusivamente da piante legnose non rientrano nel concetto di «pascolo permanente».

58.      In primo luogo, il considerando 1 del regolamento (CE) n. 239/2005 prevede che agli Stati membri debba essere concessa una certa flessibilità in relazione alle definizioni di «pascolo permanente» e «erba o altre piante erbacee da foraggio» per tener conto delle diverse condizioni agronomiche prevalenti nell’Unione(42). Ciò porta a considerare che la definizione di «pascolo permanente» di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004, come modificato dal regolamento n. 239/2005, non deve essere interpretata in modo troppo restrittivo - in particolare anche con riguardo alla vegetazione. Come hanno osservato all’udienza sia la Repubblica ellenica sia il Regno di Spagna, i fattori che influenzano le condizioni agronomiche sono principalmente le condizioni ambientali, come la geografia, il clima e le tradizioni agricole.

59.      In secondo luogo, occorre tener conto del fatto che il regolamento n. 796/2004, con la sua definizione di «pascolo permanente», mira ad attuare il regolamento n. 1782/2003, il quale disciplina, tra l’altro, il regime di pagamento unico nell’ambito del quale il «pascolo permanente» costituisce una superficie ammissibile(43). Ove possibile, un regolamento di esecuzione va interpretato in conformità al regolamento di base(44).

60.      Il regolamento n. 1782/2003 non pone il requisito di una specifica vegetazione per il «pascolo permanente». L’articolo 44, paragrafo 2, esclude soltanto le «colture permanenti» e le «colture forestali»(45). Sebbene talune versioni linguistiche di detta disposizione facciano riferimento ad una vegetazione di «piante erbacee»(46), la stragrande maggioranza di esse impiega nozioni non collegate alla vegetazione che si possono piuttosto tradurre come «pascolo(i) permanente(i)»(47).

61.      Inoltre, ai sensi dell’articolo 44, paragrafo 2, del regolamento n. 1782/2003, in combinato disposto con l’articolo 2, lettera a), del regolamento n. 795/2004, il «pascolo permanente» è un sottoinsieme di superfici agricole. L’articolo 2, lettera a), del regolamento (CE) n. 795/2004 definisce, infatti, come «superficie agricola» «l’intera superficie occupata da seminativi, pascoli permanenti e colture permanenti»(48).

62.      La caratteristica determinante di ogni superficie agricola ammissibile è un’«attività agricola» su di essa esercitata ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 1782/2003(49). Ciò deriva, da un lato, dalla demarcazione con le terre agricole abbandonate di cui al considerando 3 del medesimo regolamento e, dall’altro, dalla funzione del pagamento unico, esplicitata dai considerando 21 e 24, mirante a rendere stabili i redditi agricoli al fine di assicurare un equo tenore di vita alla popolazione agricola(50). Tuttavia, secondo la relazione introduttiva della proposta della Commissione del regolamento n. 1782/2003, solo gli agricoltori «che sono attivamente impegnati nella produzione o che mantengano le superfici agricole in buone condizioni agronomiche, salvaguardando il legame con la terra» dovrebbero beneficiare del sostegno al reddito(51).

63.      Da quanto premesso si evince che, ai fini della definizione di «pascolo permanente», il tipo di vegetazione è un criterio secondario rispetto all’uso dei terreni. È quindi l’effettiva destinazione dei terreni ad essere determinante per un’attività agricola tipica del «pascolo permanente»(52). Ciò può consistere, ad esempio, a termini dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 1782/2003, nella custodia degli animali, come dedotto dalla Repubblica ellenica e dal Regno di Spagna.

64.      Di conseguenza, la presenza di piante legnose non può ostare alla classificazione di una superficie come «pascolo permanente» qualora non ne sia compromesso l’effettivo esercizio dell’attività agricola. Tale può essere, ad esempio, il caso in cui le piante legnose assumono una rilevanza secondaria rispetto alle piante erbacee. Inoltre, l’esercizio effettivo dell’attività agricola può essere supportato anche dalla presenza di piante legnose. Infatti, l’effettività deve essere sempre intesa nel contesto specifico delle condizioni agronomiche già menzionate(53). Di conseguenza, anche le superfici miste a componente prevalente di piante legnose ovvero coperte esclusivamente da piante legnose devono in ogni caso rientrare nella nozione di «pascolo permanente» qualora, a causa delle condizioni agronomiche prevalenti, non sia prevedibile una vegetazione a componente prevalente di piante erbacee e pertanto tali terreni debbano essere destinati ad attività tipiche del «pascolo permanente».

65.      Tale interpretazione ampia della nozione di «pascolo permanente», che include oltre alle superfici coperte da sole piante erbacee, anche le superfici miste e le superfici coperte esclusivamente da piante legnose, a condizione che siano destinate ad un effettivo uso agricolo, è conforme anche agli obiettivi del regolamento n. 1782/2003, vale a dire alla stabilizzazione dei redditi agricoli, al mantenimento delle zone rurali e alla tutela dell’ambiente.

66.      La finalità della stabilizzazione dei redditi agricoli(54), in base alla concezione del regolamento n. 1782/2003, si applica indistintamente all’intera popolazione agricola dell’Unione. Di conseguenza, la provenienza di un agricoltore da una certa regione non può determinare, neppure indirettamente, l’accesso al pagamento unico previsto dal presente regolamento. Ciò sarebbe tuttavia la conseguenza nel caso in cui un tipo di vegetazione, la cui presenza sia fortemente legata al clima, fosse determinante ai fini dell’ammissibilità dei terreni agricoli. Non si potrebbe pertanto avallare la conclusione che gli agricoltori attivi, i quali utilizzano in modo effettivo i terreni a loro disposizione in base alle condizioni agronomiche prevalenti, traggano minori benefici dalla stabilizzazione del loro reddito attraverso il pagamento unico rispetto agli agricoltori di altri Stati membri dell’Unione solo a causa del diverso tipo di vegetazione determinato dal clima.

67.      Inoltre, secondo il considerando 21 del regolamento (CE) n. 1782/2003, la stabilizzazione dei redditi è strettamente connessa al mantenimento delle zone rurali(55). A tal proposito, in occasione della riforma della PAC del 2003, la Commissione ha tenuto conto anche del sostegno mirato alla diversità dei metodi di produzione agricola tradizionali ad alto valore naturale, al fine di arrestare la tendenza verso una crescente specializzazione tra aziende zootecniche e aziende cerealicole, nonché verso colture permanenti(56). In tale contesto, proprio le superfici miste a gestione tradizionale e le superfici coperte esclusivamente da piante legnose sembrano essere ammissibili.

68.      Inoltre, la tutela dell’ambiente non è solo uno degli obiettivi generali della PAC(57), ma anche uno degli obiettivi specifici del regime di pagamento unico ai sensi del regolamento (CE) n. 1782/2003(58). A tal riguardo, il sostegno al «pascolo permanente» di cui ai considerando 3 e 4 del medesimo regolamento riveste particolare importanza in quanto genera incentivi finanziari miranti ad evitare scenari non auspicabili sotto il profilo ambientale, vale a dire l’abbandono di terreni agricoli o la riconversione di altri terreni in seminativi. Tuttavia, l’efficacia di tale meccanismo sarebbe compromessa se la definizione di «pascolo permanente» di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento (CE) n. 796/2004 venisse interpretata in modo troppo restrittivo con riguardo alla vegetazione. E anche qualora non si debba temere un abbandono o una riconversione dell’uso, appare necessaria un’ampia definizione in considerazione della tutela dell’ambiente. In caso contrario, si genererebbe un incentivo a rimuovere le strutture vegetali diverse, indipendentemente dal loro beneficio per l’ambiente, sebbene non abbiano un effetto negativo sull’esercizio dell’attività agricola sul terreno in questione.

69.      Tuttavia, una nozione ampia di «pascolo permanente» fondata sugli obiettivi del regolamento n. 1782/2003, la quale sia strettamente connessa ad un uso agricolo effettivo, non significa che il criterio della vegetazione stabilito dall’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 diventi obsoleto. Al contrario, ciò è alla base di una presunzione legale nel senso che una zona destinata ad uso agricolo, la cui vegetazione sia costituita esclusivamente da piante erbacee, può essere classificata di per sé come «pascolo permanente» ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004. D’altro canto, nel caso di superfici miste o di superfici coperte esclusivamente da piante legnose, occorre un ulteriore esame, nell’ambito del quale devono essere dimostrati positivamente l’effettività dell’uso e, se del caso, il metodo di produzione tradizionale.

70.      Inoltre, l’articolo 8, paragrafo 1, e l’articolo 30, paragrafo 2, del regolamento n. 796/2004(59) sottolineano la maggiore rilevanza dell’uso agricolo effettivo o dei metodi di produzione tradizionali rispetto agli elementi dei campi ai fini dell’ammissibilità di una superficie. Esso prevede che le parcelle che presentano una copertura arborea o altri elementi dei campi, quali siepi, fossi o muri, siano comunque considerate parcelle agricole a condizione che l’attività agricola non sia limitata o che tali elementi dei campi facciano parte delle tradizioni agricole locali(60).

71.      Al contrario, l’articolo 132, paragrafo 3, secondo comma, del regolamento n. 1782/2003 (pagamento per l’estensivizzazione), cui fa riferimento il Regno di Spagna, non è direttamente rilevante ai fini dell’interpretazione della nozione di «pascolo permanente». Il pagamento per l’estensivizzazione fa parte di un regime di aiuti non connessi alla superficie, volto a ridurre l’allevamento intensivo, il quale trovava applicazione anche prima dell’introduzione del pagamento unico. La nozione di «pascoli» a tal fine impiegata non indica una superficie ammissibile, ma serve semplicemente come riferimento contabile ai fini del calcolo del coefficiente di densità, ossia del rapporto tra unità di bestiame adulto e numero di ettari. Anche se è prevedibile una certa convergenza delle nozioni in considerazione del fatto che il «pascolo permanente» è usato in particolare per l’allevamento, la nozione di «pascolo permanente» deve tuttavia essere definita unicamente nel suo contesto specifico.

72.      Infine, l’inclusione di superfici miste e di superfici coperte esclusivamente da piante legnose nella definizione di «pascolo permanente» ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 non aumenta il rischio di abusi. È vero che il considerando 21 e l’articolo 29 del regolamento n. 1782/2003 dispongono che non siano corrisposti pagamenti agli agricoltori che hanno creato artificialmente le condizioni per ottenere il pagamento unico al fine di conseguire un vantaggio contrario agli obiettivi del pagamento in questione(61). Tuttavia, anche in base all’ampia definizione di «pascolo permanente», le superfici miste e le superfici coperte esclusivamente da piante legnose, che sono usate al più pro forma, vale a dire senza la volontà di sfruttare il potenziale agricolo dei terreni solo al fine di creare le condizioni per l’ammissibilità, non beneficiano di incentivi, in quanto questi ultimi si basano fondamentalmente sull’uso agricolo dei terreni.

73.      In ultima analisi, l’interpretazione ampia della nozione di «pascolo permanente» di cui ai regolamenti n. 1782/2003 e n. 796/2004 in vigore nell’anno di domanda 2008, la quale si basa sull’uso effettivo di una superficie per un’attività agricola tipica del «pascolo permanente», è molto simile alla definizione di «prato permanente» di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera h), del regolamento n. 1307/2013 successivamente adottato. Essa include espressamente, oltre alle superfici coperte da sole piante erbacee, le superfici coperte da altre specie di piante, pascolabili e rientranti nell’ambito delle prassi locali(62). Ne consegue che – sebbene il regolamento n. 1307/2013 non permetta di per sé, in linea di principio, di trarre alcuna conclusione in merito all’interpretazione del regolamento n. 796/2004(63) – la nozione di «pascolo permanente» di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 non può però essere intesa in un senso più ampio di quella di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera h), del regolamento n. 1307/2013.

74.      A tal riguardo, il regolamento n. 1307/2013 consente, nell’ambito del calcolo del pagamento unico, di tener conto del fatto che le superfici coperte solo da piante erbacee richiedono tipicamente un impegno di manutenzione diverso rispetto alle superfici miste e alle superfici coperte esclusivamente da piante legnose. A tal fine, l’articolo 32, paragrafo 5, del regolamento n. 1307/2013 prevede, infatti, l’applicazione facoltativa di un coefficiente di riduzione da parte degli Stati membri. Esso ha un effetto simile a quello di un sistema pro rata, come previsto, ad esempio, dal piano d’azione greco del 2012(64), menzionato nella sentenza impugnata, con riguardo al nuovo regime introdotto dal regolamento n. 1307/2013(65). In caso di applicazione di un siffatto sistema, il numero totale di ettari di «pascoli permanenti» è ridotto in percentuale in base alla copertura arborea presente ai fini del calcolo del pagamento unico da corrispondere.

75.      Pertanto, il fatto che la nozione di «pascolo permanente» di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004 sia intesa come una superficie effettivamente utilizzata per un’attività agricola tipica del «pascolo permanente» non osta all’applicazione di un siffatto sistema pro rata. In questo modo, la quantità di piante erbacee sui pascoli permanenti può essere presa in considerazione proporzionalmente nel calcolo dell’importo dell’aiuto.

76.      Tuttavia, ciò non rimette in questione la fondamentale classificazione della superficie interessata come «pascolo permanente». Infatti, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, come giustamente osservato dal Regno di Spagna all’udienza, la questione dell’ammissibilità di un «pascolo permanente» è anteposta alla questione se l’aiuto per tale superficie possa essere ridotto in percentuale applicando un sistema pro rata a causa della presenza di piante legnose.

77.      Nella sentenza impugnata, il Tribunale ha invero constatato che l’uso concreto ed effettivo di una superficie per un’attività agricola costituiva una condizione fondamentale ai fini dell’ammissibilità di detta superficie ai sensi del regolamento n. 1782/2003(66). In sostanza, tuttavia, il Tribunale ha confermato la valutazione della Commissione contenuta nella decisione di esecuzione controversa, attribuendo così un’importanza eccessiva all’indizio della presenza di vegetazione di piante erbacee come condizione determinante ai fini della classificazione di una superficie quale «pascolo permanente»(67). Ne risulta che la prima parte del primo motivo di impugnazione è fondata.

b)      Seconda parte del primo motivo di impugnazione

78.      Con la seconda parte del primo motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica si oppone alla constatazione del Tribunale di cui al punto 66 della sentenza impugnata, secondo la quale le superfici controverse sarebbero state inammissibili, indipendentemente dalla definizione della nozione di «pascolo permanente». Il Tribunale non avrebbe tenuto sufficientemente conto – come peraltro già la Commissione nella decisione di esecuzione controversa – del fatto che solo una piccola parte delle superfici dichiarate era utilizzata per l’attivazione dei diritti all’aiuto nell’ambito del regime di pagamento unico(68).

79.      Con tale censura la Repubblica ellenica allude al cosiddetto «effetto tampone». Esso è dovuto al fatto che molti agricoltori posseggono più terre che diritti all’aiuto, cosicché solo una parte dei «pascoli permanenti» che sono stati dichiarati può costituire il fondamento di un pagamento unico. Ciò riduce il rischio di danni per i fondi agricoli qualora le superfici che non soddisfano i criteri stabiliti siano utilizzate per attivare diritti all’aiuto. Infatti, si presume che vi siano superfici non ancora dichiarate, le quali avrebbero soddisfatto tali criteri. L’effetto tampone è quindi un fattore importante nel calcolo del tasso di rettifica, determinato in base all’entità delle carenze del sistema di controllo e al conseguente rischio di danni per i fondi agricoli.

80.      Tuttavia, al punto 66 della sentenza impugnata, il Tribunale non prende in considerazione il calcolo del tasso di rettifica, ma si limita a precisare che le superfici controverse sarebbero inammissibili indipendentemente dalla nozione di «pascolo permanente». Come indicato dal punto 40 e confermato dalla Commissione all’udienza, le superfici controverse non erano puramente pascoli, né superfici miste ovvero coperte esclusivamente da piante legnose, ma – nei limiti in cui potessero essere localizzate – aree costiere sabbiose, foreste o aree simili.

81.      Ne deriva che la censura dev’essere respinta.

c)      Terza parte del primo motivo di impugnazione

82.      Con la terza parte del primo motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica eccepisce un difetto di motivazione: le affermazioni del Tribunale ai punti 20, 21 e 22 della sentenza impugnata non indicherebbero adeguatamente il criterio per l’esame del primo motivo. Esse non avrebbero fatto riferimento al problema giuridico centrale ivi esposto, vale a dire all’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004.

83.      Tale censura si basa su una lettura superficiale dei punti da 20 a22 della sentenza impugnata. Le affermazioni ivi contenute non mirano affatto ad indicare il criterio giuridico per l’esame del primo motivo. Al contrario, esse precedono la valutazione giuridica di tutti i motivi di ricorso e acclarano i principi della giurisprudenza pertinenti per la sentenza nel suo complesso in merito all’onere della prova che incombe alla Commissione, in quanto essa esclude le spese relative ai fondi agricoli a causa di violazioni del diritto dell’Unione. Le norme pertinenti secondo il Tribunale ai fini dell’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» sono invece esposte ai punti da 27 a 32 della sentenza impugnata. Non vi si può individuare alcun errore di diritto.

84.      Ne consegue che la terza parte del primo motivo è infondata.

2.      Secondo motivo di impugnazione

85.      Con il secondo motivo d’impugnazione, la Repubblica ellenica deduce, da un lato, la violazione dell’articolo 296 TFUE, secondo cui gli atti giuridici dell’Unione devono essere motivati, in quanto il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto respingendo il motivo relativo all’insufficiente motivazione della decisione di esecuzione controversa (v., a tal riguardo, sub a). Dall’altro lato, la Repubblica ellenica fa valere la carenza di motivazione della stessa sentenza impugnata, poiché il Tribunale non avrebbe sufficientemente motivato tale sentenza, come richiesto dal combinato disposto degli articoli 36 e 53, paragrafo 1, dello Statuto della Corte di giustizia, nonché dell’articolo 117 del regolamento di procedura del Tribunale (v., a tal riguardo, sub b).

a)      Prima parte del secondo motivo di impugnazione

86.      Con la prima parte del secondo motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica contesta al Tribunale di aver violato l’articolo 296 TFUE ai punti da 68 a 76 della sentenza impugnata. Il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto nel respingere l’argomento secondo il quale non tutti i motivi dedotti dalla Repubblica ellenica relativi all’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» sarebbero stati presi in considerazione dalla Commissione nella motivazione della decisione di esecuzione controversa.

87.      Come sottolinea il Tribunale, facendo riferimento alla pertinente giurisprudenza(69), la motivazione di una decisione di non imputare le spese ai fondi agricoli è sufficiente quando, nell’ambito della procedura di liquidazione dei conti, la corrispondenza e la relazione di sintesi rivelano che lo Stato membro interessato fosse stato strettamente coinvolto nella procedura e quindi conoscesse i principali motivi della decisione. Ciò è giustificato dalla peculiarità della menzionata procedura, la quale prevede un’ampia partecipazione degli Stati membri. In base a quanto accertato dal Tribunale ai punti 72, 73 e 74 della sentenza impugnata, senza contestazione da parte della Repubblica ellenica, la questione dell’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» è stata discussa nel presente caso nell’ambito della procedura di liquidazione dei conti. Di conseguenza, non si può ravvisare un errore di diritto nel rigetto del motivo inerente alla carenza di motivazione dedotto dalla Repubblica ellenica con riguardo alla decisione della Commissione.

88.      La prima parte del secondo motivo di impugnazione non è pertanto fondata.

b)      Seconda parte del secondo motivo di impugnazione

89.      Deve essere respinta anche la censura sollevata nella seconda parte del secondo motivo, di impugnazione secondo la quale la stessa sentenza impugnata non ha sufficientemente trattato gli argomenti della Repubblica ellenica relativi all’interpretazione della nozione di «pascolo permanente».

90.      Il Tribunale ha infatti esaminato esaustivamente l’interpretazione della nozione di «pascolo permanente», tenendo conto, a tal riguardo, dei motivi dedotti dalla Repubblica ellenica(70). Nel farlo, il Tribunale ha altresì esaminato, in particolare, gli argomenti della Repubblica ellenica, nell’ambito del suo secondo motivo, inerenti all’importanza per i paesi mediterranei dell’ammissibilità dei pascoli mediterranei, nonché al nuovo regime introdotto dal regolamento n. 1307/2013.

3.      Terzo motivo di impugnazione

91.      Con il terzo motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica si oppone alle constatazioni del Tribunale di cui ai punti da 88 a 103 della sentenza impugnata, secondo le quali – indipendentemente dalla definizione della nozione di «pascolo permanente» –il tasso di rettifica del 10% relativo agli aiuti in favore degli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli è proporzionato. In tale contesto, la Repubblica ellenica sostiene sostanzialmente che il Tribunale ha illegittimamente integrato la motivazione della decisione di esecuzione controversa, non ha sufficientemente motivato la sentenza impugnata anche sotto tale profilo (v., al riguardo, infra sub a) e ha violato il principio di proporzionalità (v., al riguardo, infra sub b).

a)      Prima parte del terzo motivo di impugnazione

92.      La Repubblica ellenica ritiene che i punti da 88 a 103 della sentenza impugnata siano viziati da errori sotto tre profili: in primo luogo, il Tribunale avrebbe illegittimamente integrato la decisione di esecuzione controversa nel considerare che le irregolarità del sistema di gestione e controllo fossero da sole sufficienti a giustificare il tasso di rettifica del 10% per gli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli. Infatti, tale decisione si baserebbe esclusivamente sull’inammissibilità delle superfici dichiarate come «pascolo permanente» e, pertanto, sull’erronea interpretazione della nozione di «pascolo permanente» di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004. In secondo luogo, il Tribunale avrebbe omesso di analizzare l’ingiustificato aumento del tasso di rettifica al 10% rispetto al 5% dell’anno precedente ovvero i miglioramenti riscontrati nei controlli in loco classici. In terzo luogo, nella sentenza non si sarebbero presi sufficientemente in considerazione il cosiddetto «effetto tampone»(71) e la sua influenza sul tasso di rettifica.

93.      Tuttavia, contrariamente a quanto ritenuto dalla Repubblica ellenica, la relazione di sintesi, la quale riporta la motivazione della decisione di esecuzione controversa, rivela che, per quanto riguarda gli aiuti agli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli, la Commissione non ha fondato il tasso di rettifica del 10% essenzialmente sull’inammissibilità di talune superfici, bensì sulle carenze del sistema di controllo. L’inammissibilità viene assunta unicamente come indizio della carenza dei controlli in loco. Di conseguenza, il Tribunale non ha commesso un errore di diritto nell’integrare la decisione della Commissione, laddove, nella sentenza impugnata, ha giustificato il tasso di rettifica con le singole carenze del sistema di controllo(72).

94.      Il Tribunale si è inoltre espressamente occupato dell’importanza del miglioramento constatato nei controlli in loco(73), del tasso di rettifica per l’anno precedente(74) e dell’effetto tampone(75).

95.      Alla luce di quanto precede, il risultato di tale valutazione, ossia che le carenze del sistema di controllo giustificano il tasso di rettifica indipendentemente dalla questione della definizione di «pascolo permanente», non è né un’aggiunta inammissibile alla motivazione della Commissione, né una lacuna. La prima parte del terzo motivo di impugnazione è pertanto infondata.

b)      Seconda parte del terzo motivo di impugnazione

96.      La Repubblica ellenica ritiene che la conferma del tasso di rettifica del 10% in relazione agli aiuti agli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli, ai punti da 88 a 103 della sentenza impugnata, violi il principio di proporzionalità. Il tasso di rettifica sarebbe dovuto essere del 5%. Si sarebbe giunti ad un tasso del 10% in quanto le carenze del sistema di controllo sarebbero state valutate in relazione a tutte le superfici dichiarate – senza tenere sufficientemente conto dell’effetto tampone(76).

97.      In base ai criteri applicati dal Tribunale e sviluppati dalla giurisprudenza(77), l’importo di un tasso forfettario di rettifica è determinato dall’entità delle carenze del sistema di controllo e dal conseguente rischio di danni per i fondi agricoli a causa di spese non coperte dal diritto dell’Unione. Il principio di proporzionalità deve essere sempre preso in considerazione nel determinare il tasso di rettifica.

98.      Nel caso di specie, il Tribunale, in linea con la Commissione, ha ritenuto che le irregolarità accertate nel SIPA-SIG e nei controlli in loco debbano essere considerate come un’attuazione gravemente insufficiente del sistema di controllo con un rischio di danni tipicamente elevato per i fondi. Secondo il Tribunale, ciò avrebbe giustificato, in linea di principio, in base agli orientamenti della Commissione per il calcolo delle conseguenze finanziarie nell’ambito della preparazione della decisione di liquidazione dei conti del FEAOG, Sezione Garanzia(78), un tasso di rettifica del 25%(79). All’udienza nel procedimento di impugnazione, la Commissione ha addirittura osservato di aver preso in considerazione un tasso di rettifica fino al 50%. Durante la successiva revisione delle superfici controverse in Grecia, basata su una definizione più ampia, si sarebbe evidenziata una diminuzione di circa il 50% delle superfici ammissibili, rivelando la portata del problema iniziale nell’attuazione del sistema di controllo. La sentenza impugnata ha già fatto riferimento a tale aspetto(80). Il tasso di rettifica del 10%, fortemente ridotto rispetto al 25% ovvero al 50%, sarebbe quindi dovuto al fatto che si è tenuto conto dell’effetto tampone(81).

99.      Tali considerazioni attestano che il Tribunale ha effettuato un’analisi adeguata del principio di proporzionalità e degli aspetti ad esso pertinenti, nella quale non è ravvisabile alcun errore di diritto. Inoltre, va sempre tenuto presente che si tratta di una rettifica forfettaria. La Repubblica ellenica sembra travisare proprio tale aspetto quando vuole che gli errori del sistema di controllo vengano presi in considerazione solo nei limiti in cui si sono verificati con riguardo alle superfici utilizzate per l’attivazione dei diritti all’aiuto.

100. Inoltre, la Repubblica ellenica sostiene che la violazione del principio di proporzionalità deriverebbe dal fatto che le constatazioni di cui al punto 103 della sentenza impugnata sono in contraddizione con quanto statuito dalla Corte nella sua sentenza nella causa Planes Bresco(82). Tuttavia, non appare chiara la rilevanza, ai fini della valutazione della proporzionalità del tasso di rettifica, del passaggio citato di detta sentenza, nel quale si differenziano concettualmente le superfici ammissibili di pascolo permanente, ai sensi dell’articolo 44, paragrafo 2, del regolamento n. 1782/2003, dalle superfici foraggere inizialmente prese in considerazione per il calcolo dei diritti al pagamento spettanti a un’azienda ai sensi dell’articolo 43, paragrafo 2, del medesimo regolamento.

101. Pertanto, la seconda parte del terzo motivo di impugnazione deve essere respinta in quanto infondata.

4.      Conclusione intermedia

102. Si deve pertanto concludere che solo la prima parte del primo motivo di impugnazione può essere accolta. Il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel porre alla base della sentenza impugnata un’interpretazione eccessivamente restrittiva della nozione di «pascolo permanente» di cui all’articolo 2, paragrafo 1, punto 2, del regolamento n. 796/2004.

103. Tale errore di diritto non comporta tuttavia, nel presente caso, l’annullamento della sentenza impugnata(83). Il Tribunale ha infatti dichiarato espressamente che le carenze del sistema integrato di gestione e controllo giustificano il tasso di rettifica del 10% stabilito per gli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli, indipendentemente dalla questione della definizione del «pascolo permanente»(84). Dunque, lo stesso Tribunale ha esposto i motivi a sostegno del dispositivo della sentenza impugnata, a prescindere dall’interpretazione della nozione di «pascolo permanente». Tale conclusione del Tribunale non è stata impugnata con successo dalla Repubblica ellenica. Pertanto, l’accoglimento della prima parte del primo motivo non può implicare l’annullamento della sentenza impugnata.

104. Inoltre, tale conclusione non è rimessa in discussione dal fatto che, nel presente caso, non solo gli aiuti a favore degli agricoltori che hanno dichiarato solo pascoli, ma tutti gli aiuti soggetti alle riduzioni disposte dalla decisione di esecuzione controversa rappresentavano aiuti connessi alle superfici agricole dichiarate(85).

105. Da un lato, infatti, gli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie non sono legati all’esistenza di un pascolo permanente come superficie ammissibile, ma ai terreni usati per la coltivazione di alcuni prodotti agricoli(86). Dall’altro lato, nella sua impugnazione, la Repubblica ellenica ha contestato le affermazioni del Tribunale in merito alla riduzione degli aiuti per misure di sviluppo rurale basate sulla superficie, non con riguardo all’ammissibilità delle superfici utilizzate o alla proporzionalità delle riduzioni, ma solo all’omessa presa in considerazione della decisione di esecuzione 2013/214 concernente l’anno di domanda 2008/esercizio 2010(87).

106. Di conseguenza, l’accertamento dell’errore di diritto commesso dal Tribunale nell’interpretazione della nozione di «pascolo permanente» non può avere alcun significato nell’ambito della presente impugnazione ai fini della valutazione delle riduzioni relative agli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie e alle misure di sviluppo rurale basate sulla superficie.

C.      Motivi di impugnazione contro la valutazione del Tribunale in merito alla rettifica finanziaria del 5% relativa agli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie

107. Con il quarto e il quinto motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica contesta la valutazione del Tribunale in merito alla rettifica forfettaria del 5% relativa agli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie(88).

1.      Quarto motivo di impugnazione

108. Con il quarto motivo, la Repubblica ellenica sostiene l’erroneità ovvero l’insufficiente motivazione dell’interpretazione e applicazione dell’articolo 31 del regolamento (CE) n. 1290/2005(89), in combinato disposto con l’articolo 11 del regolamento (CE) n. 885/2006(90). Essi disponevano che la Commissione, di propria iniziativa, discutesse con lo Stato membro interessato, in una riunione bilaterale, tutti i risultati dei controlli sui quali si sarebbe basata, in ultima analisi, la rettifica finanziaria.

109. Il Tribunale non ha attribuito alla riunione bilaterale un’importanza del genere. Secondo il Tribunale, ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 1, primo comma, del regolamento n. 885/2006, il procedimento contraddittorio che porta alla decisione in ordine alla liquidazione dei conti sarebbe avviato mediante una prima comunicazione scritta che dovrebbe già dare allo Stato membro una perfetta conoscenza dei risultati dei controlli, al fine di garantire la possibilità di esporre le proprie ragioni(91). Laddove la Commissione avesse ottemperato a tale obbligo di informazione, lo Stato membro non potrebbe invocare il fatto che i risultati non siano stati discussi anche nella riunione bilaterale prevista dall’articolo 11, paragrafo 1, terzo comma, del regolamento n. 885/2006(92).

110. Tale interpretazione non è inficiata da errori di diritto.

111. Né l’articolo 31 del regolamento n. 1290/2005, né l’articolo 11 del regolamento n. 885/2005 forniscono indicazioni sul contenuto della riunione bilaterale. Il primo prevede soltanto che allo Stato membro debbano essere comunicati per iscritto i risultati della verifica, mentre il secondo precisa che ciò deve avvenire già con la prima comunicazione scritta.

112. La stessa riunione bilaterale non è più volta, in particolare, a fornire informazioni allo Stato membro, ma mira a rendere possibile, già in detta fase precoce della procedura, sulla base dello scambio di informazioni svoltosi in via preliminare, l’accordo richiesto dall’articolo 31, paragrafo 3, del regolamento n. 1290/2005 in ordine alla valutazione giuridica delle infrazioni e alle misure da adottare.

113. Il Tribunale ha applicato, poi, ai fatti alla base del procedimento, in modo logico e comprensibile, la propria posizione circa il contenuto delle garanzie procedurali di cui all’articolo 31 del regolamento n. 1290/2005 in combinato disposto con l’articolo 11 del regolamento n. 885/2006(93).

114. Inoltre, le affermazioni del Tribunale sono sufficientemente dettagliate e comprensibili. Di conseguenza, deve essere ugualmente respinta la censura della Repubblica ellenica, secondo la quale la motivazione fornita dal Tribunale con riguardo alle menzionate garanzie procedurali è carente e contraddittoria.

115. Pertanto, il quarto motivo di impugnazione è, nel suo insieme, infondato.

2.      Quinto motivo di impugnazione

116. Con il suo quinto motivo di impugnazione, la Repubblica ellenica lamenta l’insufficiente motivazione in merito al tasso di rettifica del 5% fissato con riferimento agli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie, nonché l’illegittimità dell’integrazione della motivazione della decisione di esecuzione controversa mediante i punti 126, 127, 128, 132 e 133 della sentenza impugnata.

117. Contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, tale quinto motivo di impugnazione non deve essere respinto in quanto irricevibile. La sua motivazione, per quanto vaga – come peraltro anche altri passaggi dell’atto di impugnazione –, è esposta tuttavia, in sostanza, in modo sufficientemente specifico, anche grazie al riferimento a taluni passaggi della sentenza, tale da consentirne l’esame nel merito.

118. Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Repubblica ellenica, gli elementi determinanti ai fini della fissazione del tasso di rettifica del 5% riguardante gli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie emergono chiaramente dalla sentenza impugnata(94). Ciò concerne, segnatamente, le summenzionate irregolarità del sistema di controllo, le quali, come già osservato, si evincono anche dalla relazione di sintesi(95), nonché l’effetto tampone(96), non pertinente nel caso di aiuti aggiuntivi connessi alla superficie, e pertanto la circostanza che il tasso di riduzione del 5% riguardante gli aiuti aggiuntivi connessi alla superficie era superiore al tasso di riduzione del 2% riguardante gli aiuti per gli agricoltori che non hanno dichiarato pascoli(97). Nel corso del relativo esame, il Tribunale ha inoltre tenuto debitamente conto degli argomenti pertinenti dedotti dalla Repubblica ellenica.

119. Pertanto, anche il quinto motivo di impugnazione si rivela infondato.

D.      Sul motivo di impugnazione contro la valutazione del Tribunale in merito alla rettifica finanziaria del 5% riguardante le misure di sviluppo rurale basate sulla superficie (sesto motivo di impugnazione)

120. Il sesto motivo di impugnazione verte sulla rettifica forfettaria del 5% nel settore dello sviluppo rurale nei limiti in cui essa non sia stata annullata dal Tribunale(98).

121. A tal riguardo, la Repubblica ellenica sostiene che il Tribunale non avrebbe esaminato in toto il motivo dedotto in primo grado, il che equivale ad una carenza di motivazione. Pertanto, il Tribunale si sarebbe limitato a trattare la sola censura concernente l’insufficiente presa in considerazione della rettifica riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale già disposta con la decisione di esecuzione 2013/214 per l’anno di domanda 2008/esercizio 2009, ma non per l’anno di domanda 2008/esercizio 2010.

122. Nel suo ricorso proposto in primo grado, la Repubblica ellenica, nel motivo vertente sulla rettifica del 5% riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale, aveva anzitutto lamentato una carenza di motivazione, nonché un errore nella valutazione dei fatti e una violazione del principio di proporzionalità, contestando così in totola rettifica in questione (vale a dire il 5% delle pertinenti spese, che corrisponde ad un importo di EUR 10 504 391,90(99)). In secondo luogo, la Repubblica ellenica aveva sostenuto che la Commissione, nel detrarre dall’importo di EUR 10 504 391,90 soltanto EUR 2 588 231,20, non ha tenuto in debito conto una precedente rettifica disposta con la decisione di esecuzione 2013/214 e basata sui medesimi motivi, corrispondente ad un importo di EUR 6 175 094,49(100). Con tale argomento, la Repubblica ellenica non mirava ad ottenere l’annullamento dell’importo di base della rettifica riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale (5% delle pertinenti spese, EUR 10 504 391,90), bensì l’annullamento della decisione di esecuzione controversa nella parte in cui non era stata adeguatamente presa in considerazione la decisione di esecuzione 2013/214 nel calcolo della somma da detrarre da tale importo di base.

123. Nella sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto, da un lato, la censura vertente sulla carenza di motivazione e – sebbene implicitamente – la censura relativa all’erronea valutazione dei fatti e alla violazione del principio di proporzionalità(101). A tal riguardo, la Repubblica ellenica aveva contestato alla Commissione di non aver tenuto in debito conto l’aumento dei controlli in loco, benché tale aumento abbia determinato una significativa riduzione del rischio relativo agli errori accertati. Il Tribunale ha esaminato tale motivo nel merito, rigettandolo, sebbene abbia omesso di menzionare nuovamente, in modo esplicito, i motivi giuridici dell’erronea valutazione dei fatti e della violazione del principio di proporzionalità(102). Da tale rigetto risulta che il Tribunale ha respinto in toto la domanda della Repubblica ellenica volta all’annullamento della rettifica del 5% riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale.

124. Per contro, in merito alla seconda parte del medesimo motivo, la quale verteva sull’insufficiente presa in considerazione della rettifica già disposta dalla precedente decisione di esecuzione 2013/214, cui si riferisce il presente motivo di impugnazione , il Tribunale ha accolto in parte la domanda della Repubblica ellenica. Pertanto, nonostante lo svolgimento di ricerche e calcoli in proprio, il Tribunale è giunto alla conclusione che non era chiaro il modo in cui erano stati calcolati gli importi che la Commissione aveva detratto dalla rettifica del 5 % riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale. Il Tribunale ne ha pertanto desunto che la decisione di esecuzione controversa fosse viziata da una carenza di motivazione in merito alla presa in considerazione della precedente rettifica riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale disposta dalla decisione di esecuzione 2013/214(103).

125. Tuttavia, senza alcun apparente motivo, il Tribunale ha limitato le proprie constatazioni al riguardo, sia nella motivazione sia nel dispositivo della sentenza impugnata, alla sola rettifica disposta dalla decisione di esecuzione controversa e relativa all’anno di domanda 2008/esercizio 2009, nonché al rispettivo importo detratto (rettifica di EUR 5 007 867,36, detrazione di EUR 2 318 055,75 e importo finale pari a EUR 2 689 811,61(104)). Tuttavia, nel ricorso in primo grado, la Repubblica ellenica aveva espressamente fatto riferimento alla presa in considerazione nella decisione di esecuzione controversa di tutte le rettifiche riguardanti gli aiuti allo sviluppo rurale disposte dalla decisione di esecuzione 2013/214, che concernevano sia l’anno di domanda 2008/esercizio 2009, sia l’anno di domanda 2008/esercizio 2010. Infatti, dalla decisione di esecuzione 2013/214 e dalla decisione di esecuzione controversa, nonché dalle rispettive relazioni di sintesi, emerge che entrambe le decisioni dispongono rettifiche riguardanti gli aiuti allo sviluppo rurale in riferimento all’anno di domanda 2008/esercizio 2009 e all’anno di domanda 2008/esercizio 2010(105).

126. Pertanto, limitando il proprio esame alla rettifica relativa all’anno di domanda 2008/esercizio 2009, il Tribunale non ha trattato in toto gli argomenti della Repubblica ellenica. Ciò costituisce una violazione dell’obbligo di motivazione(106)

127. Il sesto motivo di impugnazione è quindi fondato.

128. Inoltre, dalle osservazioni di cui ai paragrafi 122 e 125 delle presenti conclusioni emerge che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, tale motivo di impugnazione non costituisce un’estensione dei motivi dedotti in primo grado. Anch’esso verte sulla motivazione della sentenza impugnata e sulla questione se gli argomenti della Repubblica ellenica siano stati sufficientemente esaminati dal Tribunale e non, come invece sostiene la Commissione, su questioni di fatto, sottratte al sindacato in sede di impugnazione.

129. Tuttavia, occorre aderire alla tesi della Commissione secondo la quale, alla luce della motivazione della sentenza impugnata, il dispositivo di detta sentenza deve essere interpretato nel senso che il Tribunale ha annullato la rettifica del 5% riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale per l’anno di domanda 2008/esercizio 2009 non con riferimento al suo importo di base, ma solo all’importo (insufficiente) detratto dalla Commissione da tale importo di base per tener conto della rettifica già imposta dalla decisione di esecuzione 2013/214(107). Di conseguenza, il presente motivo di impugnazione deve essere interpretato nel senso che la Repubblica ellenica chiede l’annullamento della sentenza impugnata nella parte in cui, per quanto concerne gli aiuti allo sviluppo rurale, il Tribunale non ha tenuto conto della rettifica già disposta dalla decisione di esecuzione 2013/214 e basata sui medesimi motivi relativamente all’anno di domanda 2008/esercizio 2010.

VI.    Annullamento della sentenza impugnata e statuizione in via definitiva sulla controversia

130. Ai sensi dell’articolo 61, paragrafo 1, dello Statuto della Corte, quando l’impugnazione è accolta, la Corte annulla la decisione del Tribunale. In tal caso, essa può statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta, oppure rinviare la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest’ultimo.

131. La prima parte del primo motivo di impugnazione e il sesto motivo di impugnazione possono essere accolti. Tuttavia, è già stato constatato che l’accoglimento della prima parte del primo motivo di impugnazione non può comportare l’annullamento della sentenza impugnata(108). Di conseguenza, la sentenza impugnata deve essere annullata solo nella parte della valutazione del Tribunale concernente la rettifica finanziaria del 5% riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale cui si riferisce il sesto motivo di impugnazione.

132. A tal riguardo, lo stato degli atti consente di statuire sulla presente causa. Il Tribunale ha esaminato la censura inerente alla doppia imposizione di una rettifica solo con riferimento all’anno di domanda 2008/esercizio 2009. Tuttavia, le osservazioni ivi formulate, secondo le quali la Commissione non ha potuto fornire una spiegazione motivata della misura in cui la rettifica imposta dalla decisione di esecuzione 2013/214 abbia influenzato la portata della rettifica disposta dalla decisione di esecuzione controversa, possono essere trasposte anche alla rettifica relativa all’anno di domanda 2008/esercizio 2010. La Corte può pertanto pronunciarsi definitivamente su tale questione.

VII. Spese

133. A norma dell’articolo 138, paragrafo 3, del regolamento di procedura della Corte, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, le spese sono compensate. Tuttavia, qualora ciò appaia giustificato alla luce delle circostanze del caso di specie, la Corte può decidere che una parte sostenga, oltre alle proprie spese, una quota delle spese della controparte.

134. Nel caso di specie, la Repubblica ellenica soccombe su uno o più capi sia nell’impugnazione sia nel procedimento di primo grado.

135. Appare pertanto giustificato decidere che la Repubblica ellenica sostenga un terzo delle proprie spese e un terzo delle spese della Commissione e quest’ultima due terzi delle proprie spese e due terzi delle spese della Repubblica ellenica, sia per il primo grado sia per il procedimento di impugnazione.

VIII. Conclusione

136. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di statuire come segue:

1)       La sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 30 marzo 2017 (T‑112/15, EU:T:2017:239) è annullata nella parte in cui il Tribunale ha respinto la censura relativa alla doppia imposizione di una rettifica basata sul medesimo motivo con riferimento all’anno di domanda 2008/esercizio 2010 concernente la rettifica finanziaria del 5% riguardante gli aiuti allo sviluppo rurale, e ha condannato la Repubblica ellenica a sostenere tutte le spese del procedimento di primo grado.

2)      La decisione di esecuzione 2014/950/UE della Commissione, del 19 dicembre 2014, è annullata con riferimento alle spese sostenute dalla Repubblica ellenica nel settore dello sviluppo rurale, FEASR Asse 2 (2007-2013, misure connesse alla superficie), nella parte in cui riguarda la presa in considerazione della decisione di esecuzione 2013/214/UE della Commissione, del 2 maggio 2013, nel calcolo della rettifica per l’esercizio 2010 a causa delle carenze concernenti il sistema di identificazione delle parcelle agricole (SIPA) e i controlli in loco (secondo pilastro, anno di domanda 2008).

3)      Per il resto, l’impugnazione è respinta.

4)      La Repubblica ellenica sostiene un terzo delle proprie spese relative al procedimento di primo grado e a quello di impugnazione, nonché un terzo delle spese della Commissione relative al procedimento di primo grado e a quello di impugnazione.

5)      La Commissione sostiene due terzi delle proprie spese relative al procedimento di primo grado e a quello di impugnazione e due terzi delle spese della Repubblica ellenica relative al procedimento di primo grado e a quello di impugnazione.


1      Lingua originale: il tedesco.


2      T-112/15, EU:T:2017:239, in prosieguo: la «sentenza impugnata».


3      Decisione di esecuzione della Commissione, del 19 dicembre 2014, recante esclusione dal finanziamento dell’Unione europea di alcune spese sostenute dagli Stati membri nell’ambito del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (GU 2014, L 369, pag. 71), in prosieguo: «la decisione di esecuzione controversa».


4      Questa interpretazione è stata nel frattempo ulteriormente confermata, v. sentenza del 4 ottobre 2018, Grecia /Commissione (T-272/16, non pubblicata, EU:T:2018:651, punti da 33 a 66).


5      Causa C-252/18 P, Grecia/Commissione


6      Causa T-459/16, Spagna/Commissione.


7      Regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori e che modifica i regolamenti (CEE) n. 2019/93, (CE) n. 1452/2001, (CE) n. 1453/2001, (CE) n. 1454/2001, (CE) n. 1868/94, (CE) n. 1251/1999, (CE) n. 1254/1999, (CE) n. 1673/2000, (CEE) n. 2358/71 e (CE) n. 2529/2001 (GU 2003, L 270, pag. 1). Il regolamento (CE) n. 1782/2003 è stato più volte modificato. A quanto risulta né la decisione di esecuzione controversa, né la sentenza impugnata indicano esplicitamente la versione modificata sulla quale si sono basati la Commissione e il Tribunale nel caso di specie. Tra le disposizioni qui pertinenti del regolamento n. 1782/2003, le successive modifiche riguardano prima facie solo l’articolo 44, paragrafo 2; al riguardo, dal punto 28 della sentenza impugnata emerge che il Tribunale si è basato sulla versione originaria dell’articolo 44, paragrafo 2, del regolamento n. 1782/2003, vale a dire sulla versione di tale disposizione precedente alla sua modifica apportata dall’articolo 123, punto 5, del regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio, del 29 aprile 2008, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, che modifica i regolamenti (CE) n. 1493/1999, (CE) n. 1782/2003, (CE) n. 1290/2005, (CE) n. 3/2008 e abroga i regolamenti (CEE) n. 2392/86 e (CE) n. 1493/1999 (GU 2008, L 148, pag. 1), che, a norma dell’articolo 129, punto 2, lettera b), del medesimo regolamento, era peraltro applicabile solo a decorrere dal 1° gennaio 2009. Anche le presenti conclusioni si basano pertanto sulla versione originaria dell’articolo 44, paragrafo 2, del regolamento n. 1782/2003 (v. paragrafo 10 delle presenti conclusioni).


8      Regolamento (CE) n. 795/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004, recante modalità di applicazione del regime di pagamento unico di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori (GU 2004, L 141, pag. 1). Anche il regolamento (CE) n. 795/2004 è stato più volte modificato. Non è necessario determinare esattamente quale versione di tale regolamento, come da ultimo modificato, fosse applicabile durante il periodo rilevante nel caso di specie; ai fini del presente procedimento, è sufficiente constatare che almeno l’articolo 2, lettera a) (citato al paragrafo 11 delle presenti conclusioni) fosse applicabile nel suo testo originario, in quanto esso è stato abrogato solo dall’articolo 1, punto 1, del regolamento (CE) n. 370/2009 della Commissione, del 6 maggio 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 795/2004 recante modalità di applicazione del regime di pagamento unico di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio (GU 2009, L 114, pag. 3), in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2009.


9      Regolamento (CE) n. 796/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004, recante modalità di applicazione della condizionalità, della modulazione e del sistema integrato di gestione e di controllo di cui al regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori (GU 2004, L 141, pag. 18). Anche il regolamento (CE) n. 796/2004 è stato più volte modificato. Neanche per quest’ultimo è però necessario determinare esattamente quale versione del presente regolamento, come da ultimo modificato, fosse applicabile nel periodo rilevante nel caso di specie; ai fini del presente procedimento, è sufficiente rilevare che, in ogni caso, trovassero applicazione le disposizioni qui pertinenti, nella versione modificata dai regolamenti (CE) n. 239/2005 (GU 2005, L 42, pag. 3) e n. 972/2007 (GU 2007, L 216, pag. 3), non invece dal regolamento (CE) n. 380/2009 della Commissione, dell’8 maggio 2009 (GU 2009, L 116, pag. 9) (v. paragrafi da 14 delle presenti conclusioni).


10      Regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio, del 19 gennaio 2009, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell’ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, e che modifica i regolamenti (CE) n. 1290/2005, (CE) n. 247/2006, (CE) n. 378/2007 e abroga il regolamento (CE) n. 1782/2003 (GU 2009, L 30, pag. 16).


11      Regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell’ambito dei regimi di sostegno della politica agricola comune e recante abrogazione dei regolamenti (CE) n. 637/2008 del Consiglio e (CE) n. 73/2009 del Consiglio (GU 2013, L 347, pag. 608).


12 V. supranota 7.


13 V. supra nota 8.


14 V. supra nota 9.


15 V. supranota 9.


16 Entrambi di seguito denominati: «fondi agricoli».


17 In prosieguo: il «SIPA-SIG».


18      In prosieguo: la «relazione di sintesi».


19      V., in particolare, i punti da 40 a 43, 66, 77 e da 84 a 97 della sentenza impugnata.


20      V., in particolare, punti 40 e 41, nonché da 89 a 94 della sentenza impugnata.


21      V., in particolare, punti 66, 88 e 95 della sentenza impugnata.


22      V. punti da 24 a 67, in particolare da 33 a 36 della sentenza impugnata.


23      Punti da 107 a 137 della sentenza impugnata.


24      Decisione di esecuzione 2013/214/EU della Commissione del 2 maggio 2013 che esclude dal finanziamento dell’Unione europea alcune spese effettuate dagli Stati membri nell’ambito del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG), sezione Garanzia, del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (2013/214/UE) (GU 2013, L 123, pag. 11).


25      Punti da 152 a 168 della sentenza impugnata.


26      Punti da 23 a 106 della sentenza impugnata.


27      Punto 35 della sentenza impugnata.


28      Punti da 24 a 67 della sentenza impugnata.


29      Punto 29 della sentenza impugnata.


30      Punto 34 della sentenza impugnata.


31      Punto 36 della sentenza impugnata.


32      Punti 35 e 51 della sentenza impugnata.


33      In prosieguo: le «raccomandazioni WikiCAP».


34      Consultabile al seguente indirizzo internet: http://ies-webarchive-ext.jrc.it/mars/mars/Bulletins-Publications/Art-30-guidelines-version-of-22-05-2008-for-the-2008-campaign.html.


35      Punti da 37 a 39 della sentenza impugnata.


36      Sentenze del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 61), del 14 gennaio 2016, Vodafone (C‑395/14, EU:C:2016:9, punto 40) e del 25 gennaio 2018, Commissione/Repubblica ceca (C‑314/16, EU:C:2018:42, punto 47).


37      V. paragrafo 17 delle presenti conclusioni.


38      Nulla di diverso può desumersi dalla sentenza del Tribunale del 6 novembre 2014, Grecia/Commissione (T‑632/11, EU:T:2014:934, punti da 90 a 99), citata dalla Repubblica ellenica. Infatti, anche in quel caso l’interpretazione pertinente è basata solo sul regime normativo applicabile ratione temporis, mentre il riferimento alla norma successiva ha carattere puramente informativo.


39      V. paragrafo 5 e nota 9, nonché paragrafo 12 e nota 14 delle presenti conclusioni.


40      V. paragrafo 12 delle presenti conclusioni.


41      Dato che l’articolo 2, paragrafo 1, punti 2 e 2bis, del regolamento n. 796/2004 menziona espressamente la presenza di «erba o di altre piante erbacee da foraggio» si può ammettere la sussistenza di un siffatto «requisito di piante erbacee», sebbene la maggioranza delle versioni linguistiche impieghi, ai fini della designazione delle superfici in questione, nozioni di per sé prive di riferimento alla vegetazione, le quali si possono piuttosto tradurre con «pascolo/i permanente/i». V., da un lato, la versione tedesca («Dauergrünland»), nederlandese («blijvend grasland»), danese («permanente græsarealer») e polacca («trwałe użytki zielone») e, dall’altro, la versione francese («pâturages permanents»), inglese («permanent pasture»), italiana («pascolo permanente»), spagnola («pastos permanentes»), portoghese («pastagens permanentes»), estone («püsikarjamaa»), finlandese («pysyvä laidun»), greca («μόνιμος βοσκότοπος»), ungherese («állandó legelő») o bulgara («постоянни пасбища»). V., a tal riguardo, anche il paragrafo 60 e le note 46 e 47 delle presenti conclusioni.


42      V. paragrafo 13 delle presenti conclusioni.


43      V. paragrafo 10 delle presenti conclusioni.


44      Sentenze del 10 marzo 1971, Deutsche Tradax (38/70, EU:C:1971:24, punto 10), del 19 luglio 2012, Pie Optiek (C‑376/11, EU:C:2012:502, punto 34), e del 26 luglio 2017, Repubblica ceca/Commissione (C‑696/15 P, EU:C:2017:595, punto 33).


45      V. ancora paragrafo 10 delle presenti conclusioni.


46      V. ad esempio le versioni tedesca («Dauergrünland»), nederlandese («blijvend grasland») o danese («permanente græsarealer»).


47      V. ad esempio le versioni francese («pâturages permanents»), inglese («permanent pasture»), italiana («pascolo permanente»), spagnola («pastos permanentes»), portoghese («pastagens permanentes»), estone („püsikarjamaa»), finlandese («pysyvän laidume»), polacca («trwałe pastwiska»), greca («μόνιμους βοσκοτόπους»), ungherese («állandó legelőből») o bulgara («постоянни пасища»).


48      V. paragrafo 11 delle presenti conclusioni.


49      V. paragrafo 8 delle presenti conclusioni.


50      V. paragrafo 7 delle presenti conclusioni.


51      COM (2003) 23 def., pag. 4.


52      V. in tal senso anche sentenze del 14 ottobre 2010, Landkreis Bad Dürkheim (C‑61/09, EU:C:2010:606, punto 37), del 2 ottobre 2014, Grund (C‑47/13, EU:C:2014:2248, punto 35), del 2 luglio 2015, Wree (C‑422/13, EU:C:2015:438, punto 36) e del 9 giugno 2016, Planes Bresco (C‑333/15 e C‑334/15, EU:C:2016:426, punto 35).


53      V. paragrafo 58 delle presenti conclusioni.


54      V. paragrafo 62 delle presenti conclusioni.


55      V. paragrafo 7 delle presenti conclusioni.


56      V. la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo- Revisione intermedia della politica agricola comune del 10 luglio 2002, COM(2002) 394 def., pagg. 8, 12 e 13.


57      Sentenza del 16 luglio 2009, Horvath (C‑428/07, EU:C:2009:458, punto 29).


58      V. COM (2002) 394 def, pagg. 9, 13, 21; COM (2003) 23 def., pag. 10 ; sentenza del 14 ottobre 2010, Landkreis Bad Dürkheim (C‑61/09, EU:C:2010:606, punto 39, ove si rinvia ai considerando 3, 21 e 24 del regolamento n. 1782/2003).


59      V. paragrafi 14 e 15 delle presenti conclusioni.


60      V., a tal riguardo, in maniera esplicativa, le raccomandazioni di cui alla WikiCAP 2008 (http://ies-webarchive-ext.jrc.it/mars/mars/Bulletins-Publications/Art-30-guidelines-version-of-22-05-2008-for-the-2008-campaign.html) nonché le raccomandazioni di cui alla WikiCAP 2009 (http://ies-webarchive-ext.jrc.it/mars/mars/Bulletins-Publications/Art30-guidelines-for-the-2009-campaign.html).


61      V. paragrafi 7 e 9 delle presenti conclusioni.


62      V. paragrafi 17 e 52 delle presenti conclusioni.


63      V. paragrafo 53 delle presenti conclusioni.


64      V., in particolare, punti 58, 61 e 64 della sentenza impugnata.


65      Rispondendo a un quesito formulato in udienza, la Commissione ha affermato che il piano di azione elaborato alla fine del 2012 mirava a migliorare progressivamente i problemi verificatisi con riguardo al sistema di controllo. Il piano di azione avrebbe tuttavia trovato applicazione solo parallelamente alla riforma della PAC attraverso il regolamento n. 1307/2013.


66      V. punto 29 della sentenza impugnata.


67      V. paragrafi 46 e 47 delle presenti conclusioni.


68      Sul pagamento unico v. paragrafo 10 delle presenti conclusioni.


69      Punto 71 della sentenza impugnata.


70      V. punti da 24 a 65, in particolare da 43 a 65 della sentenza impugnata.


71      Sull’effetto tampone, v. paragrafo 79 delle presenti conclusioni.


72      V. paragrafo 31 delle presenti conclusioni, nonché punti da 84 a 96 della sentenza impugnata.


73      Punti 98, 99 e 100 della sentenza impugnata.


74      Punto 101 della sentenza impugnata.


75      Punti 95, 102 e 103 della sentenza impugnata.


76      V. paragrafo 92 delle presenti conclusioni.


77      Punti da 78 a 83 della sentenza impugnata.


78      Documento VI/5330/97 del 23 dicembre 1997.


79      Punti 82, 95 e 105 della sentenza impugnata.


80      Punto 102 della sentenza impugnata; il riferimento ivi contenuto all’«applicazione a partire del 2012 della definizione più ampia di “pascoli permanenti”, che include la vegetazione legnosa» non è contraddittorio con il punto 64 della sentenza impugnata, secondo il quale non sussistono elementi a favore del fatto che il piano di azione già menzionato si applicasse prima del 2012. Il punto 102 si riferisce, infatti, esclusivamente alla revisione delle superfici ai fini dell’aggiornamento del SIPA-SIG, iniziato, secondo le informazioni rese dalla Commissione nel corso dell’udienza, immediatamente a seguito dell’elaborazione del piano di azione, per prepararne l’attuazione a partire dal 2014/2015.


81      Punti 95, 102 e 103 della sentenza impugnata.


82      Sentenza del 9 giugno 2016 (cause riunite C‑333/15 e C‑334/15, EU:C:2016:426, punto 39).


83      Il fatto che un motivo di impugnazione non sia rilevante, in quanto il dispositivo appare fondato per altri motivi di diritto esplicitati dallo stesso Tribunale, può essere accertato dalla Corte anche a seguito di esame sostanziale del motivo di impugnazione in questione, v. sentenza del 12 novembre 1996, Ojha/Commissione (C‑294/95 P, EU:C:1996:434, punto 52).


84      Punti 66, 88 e 95 della sentenza impugnata.


85      V. paragrafi 26 e 27 delle presenti conclusioni.


86      V. le constatazioni del Tribunale al punto 136 della sentenza impugnata, nonché gli articoli 72 e segg. del regolamento n. 1782/2003.


87      V. paragrafi 120 e 121 delle presenti conclusioni.


88      Punti da 107 a 137 della sentenza impugnata.


89      Regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio, del 21 giugno 2005, relativo al finanziamento della politica agricola comune (GU 2005, L 209, pag. 1).


90      Regolamento (CE) n. 885/2006 della Commissione, del 21 giugno 2006, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio per quanto riguarda il riconoscimento degli organismi pagatori e di altri organismi e la liquidazione dei conti del FEAGA e del FEASR (GU 2006, L 171, pag. 90).


91      Punti da 113 a 116 della sentenza impugnata.


92      Punto 120 della sentenza impugnata.


93      Punti da 115 a 119 della sentenza impugnata.


94      Punti da 126 a 136 della sentenza impugnata.


95      V. paragrafo 93 delle presenti conclusioni.


96      Sull’effetto tampone, v. paragrafo 79 delle presenti conclusioni. Come afferma il Tribunale al punto 136 della sentenza impugnata, l’effetto tampone non può applicarsi agli aiuti per superficie aggiuntivi. Infatti, per questo tipo di aiuti, che sono accoppiati alla produzione, non si fa uso di «diritti all’aiuto», i quali sono attivati per superfici ammissibili il cui numero può essere inferiore alle superfici totali dichiarate da un agricoltore. Invece, nel caso degli aiuti per superficie aggiuntivi, solo la superficie dichiarata effettivamente coltivata fonda l’aiuto corrispondente.


97      V. paragrafo 27 delle presenti conclusioni.


98      Punti da 138 a 168 della sentenza impugnata.


99      V. paragrafi 26 e 27 delle presenti conclusioni.


100      V. paragrafo 26 delle presenti conclusioni.


101      Punti da 140 a 151 della sentenza impugnata.


102      Punti da 141 a 145, 150 e 151 della sentenza impugnata.


103      Punti da 152 a 168, nonché il dispositivo della sentenza impugnata.


104      Tutte le rettifiche riguardanti gli aiuti allo sviluppo rurale disposte dalla decisione di esecuzione controversa si possono sintetizzare come segue: rettifica complessiva per un importo pari a EUR 10 504 391, 90, di cui EUR 5 007 867, 36 per l’esercizio 2009 e EUR 5 496 524, 54 per l’esercizio 2010; detrazione complessiva per un importo pari a EUR 2 588 231, 20, di cui EUR 2 318 055, 75 per l’esercizio 2009 e EUR 270 175, 45 per l’esercizio 2010; importo finale complessivo pari a EUR 7 916 160, 70, di cui EUR 2 689 811, 61 per l’esercizio 2009 e EUR 5 226 349, 09 per l’esercizio 2010.


105      La confusione potrebbe forse derivare dal fatto che la decisione di esecuzione 2013/214 disponeva rettifiche non solo per l’anno di domanda 2008, ma anche per l’anno di domanda 2009. Tuttavia, dalla relazione di sintesi riguardante la presente decisione di esecuzione emerge che le rettifiche disposte per l’anno di domanda 2008 inerivano agli esercizi 2009 e 2010. Pertanto, sia la decisione di esecuzione 2013/214 sia la decisione di esecuzione controversa riguardavano sia l’anno di domanda 2008/esercizio 2009, sia l’anno di domanda 2008/esercizio 2010. Inoltre, sia nelle sue osservazioni scritte sia in udienza, la Commissione ha dichiarato che stava elaborando un nuovo calcolo dell’importo conformemente alla sentenza impugnata, da detrarre dalla rettifica relativa agli aiuti allo sviluppo rurale imposta dalla decisione di esecuzione controversa per tener conto della decisione di esecuzione 2013/214, e che tale detrazione riguarderà sia la rettifica di EUR 5 007 867, 36 per l’esercizio 2009, sia la rettifica di EUR 5 496 524, 54 per l’esercizio 2010.


106      Sentenze del 14 luglio 2005, Acerinox/Commissione (C‑57/02 P, EU:C:2005:453, punto 36), dell’11 aprile 2013, Mindo/Commissione (C‑652/11 P, EU:C:2013:229, punto 41) e del 30 maggio 2018, L’Oréal/EUIPO (cause riunite C‑519/17 P e da C‑522/17 P a C‑525/17 P, non pubblicata, EU:C:2018:348, punti 81 e segg.).


107      V. paragrafi 122, 123, e 124 delle presenti conclusioni.


108      V. paragrafo 103 delle presenti conclusioni.