Language of document : ECLI:EU:C:2018:1030

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

JULIANE KOKOTT

presentate il 19 dicembre 2018 (1)

Causa C202/18

Ilmārs Rimšēvičs

contro

Repubblica di Lettonia


e


Causa C238/18



Banca centrale europea

contro

Repubblica di Lettonia

«Ricorso fondato sulla violazione dell’articolo 14.2, secondo comma, dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea – Decisione di un’autorità nazionale di sospendere il governatore della banca centrale nazionale dall’incarico»






Indice



I.      Introduzione

1.        A quali condizioni gli Stati membri dell’Unione europea possono sollevare dall’incarico i governatori delle loro banche centrali?

2.        È questa la questione sollevata nelle presenti cause in relazione al sig. Ilmārs Rimšēvičs, governatore della Latvijas Banka (banca di Lettonia), il quale è stato sospeso dalle sue funzioni con una decisione del Korupcijas novēršanas un apkarošanas birojs (ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione, Lettonia) (in prosieguo: il «KNAB») poiché sospettato di traffico di influenze illecite a favore della banca lettone Trasta Komercbanka (2).

3.        La Corte si trova investita di tale questione, per la prima volta, in forza della competenza conferitale dall’articolo 14.2 del protocollo n. 4 al Trattato FUE sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (3) (in prosieguo: lo «statuto del SEBC e della BCE») a conoscere delle decisioni che sollevano dall’incarico i governatori delle banche centrali degli Stati membri.

4.        Tale competenza si fonda, segnatamente, sul fatto che i governatori delle banche centrali degli Stati membri la cui moneta è l’euro, benché nominati e sollevati dall’incarico dagli Stati membri, sono parimenti membri di un organo di un’istituzione dell’Unione, ossia del consiglio direttivo della Banca centrale europea (in prosieguo: il «consiglio direttivo»). Orbene, quest’ultimo è il principale organo decisionale della BCE e dell’Eurosistema (4) e svolge parimenti un ruolo importante nella vigilanza prudenziale degli enti creditizi all’interno dell’Unione (5).

5.        L’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali, al pari di quella della BCE, beneficia dunque di una protezione particolare, segnatamente in quanto costituisce una condizione essenziale della stabilità dei prezzi, obiettivo principale della politica economica e monetaria dell’Unione (6), la cui importanza è sottolineata dalla sua menzione all’articolo 3 del Trattato UE (7).

II.    Contesto normativo

A.      Diritto dell’Unione

1.      Trattato sul funzionamento dell’Unione europea

6.        Gli articoli da 129 a 131 TFUE sono formulati nel modo seguente:

«Articolo 129

1.      Il SEBC è retto dagli organi decisionali della Banca centrale europea che sono il consiglio direttivo e il comitato esecutivo.

2.      Lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in appresso denominato “statuto del SEBC e della BCE”, è definito nel protocollo allegato ai trattati.

(…)

Articolo 130

Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dallo statuto del SEBC e della BCE, né la Banca centrale europea né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

Articolo 131

Ciascuno Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca centrale nazionale, sarà compatibile con i trattati e con lo statuto del SEBC e della BCE».

7.        Gli articoli 282 e 283 TFUE così recitano:

«Articolo 282

1.      La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di banche centrali (SEBC). La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro, che costituiscono l’Eurosistema, conducono la politica monetaria dell’Unione.

(…)

Articolo 283

1.      Il consiglio direttivo della Banca centrale europea comprende i membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea nonché i governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro.

(…)».

2.      Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea

8.        L’articolo 14 dello statuto del SEBC e della BCE è intitolato «Banche centrali nazionali» e prevede quanto segue:

«14.1.      Conformemente all’articolo 131 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ciascuno Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca centrale nazionale, sarà compatibile con i trattati e con il presente statuto.

14.2.      Gli statuti delle banche centrali nazionali devono prevedere in particolare che la durata del mandato del governatore della banca centrale nazionale non sia inferiore a cinque anni.

Un governatore può essere sollevato dall’incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze. Una decisione in questo senso può essere portata dinanzi alla Corte di giustizia dal governatore interessato o dal consiglio direttivo, per violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all’applicazione dei medesimi. Tali ricorsi devono essere proposti nel termine di due mesi, secondo i casi, dalla pubblicazione della decisione, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza.

14.3.      Le banche centrali nazionali costituiscono parte integrante del SEBC e agiscono secondo gli indirizzi e le istruzioni della BCE. Il consiglio direttivo adotta le misure necessarie per assicurare l’osservanza degli indirizzi e delle istruzioni della BCE, richiedendo che gli venga fornita ogni necessaria informazione.

(…)».

B.      Diritto lettone

1.      Il codice di procedura penale

9.        L’articolo 249, paragrafo 1, del Kriminālprocesa likums (codice di procedura penale, Lettonia) così recita:

«(1) Se, nel corso dell’applicazione della misura cautelare, il suo fondamento è divenuto privo di oggetto oppure se il suo fondamento è cambiato, se i requisiti di applicazione, se la condotta della persona sono mutati oppure se altre circostanze, le quali avevano determinato la scelta della misura cautelare, sono state riscontrate, il responsabile del procedimento prende la decisione di modificare o di revocare detta misura».

10.      L’articolo 262, paragrafo 1, punti 2 e 3, e paragrafi da 2 a 5, del codice di procedura penale, così recita:

«(1)      Durante la fase preliminare del processo, un ricorso avverso la decisione adottata dal responsabile del procedimento può essere proposto contro:

(…)

2)      il divieto di esercitare una determinata attività professionale;

3)      il divieto di lasciare il territorio nazionale;

(…)

(2)      Un ricorso avverso la decisione menzionata al paragrafo 1 del presente articolo può essere proposto soltanto se la persona destinataria della misura cautelare sia in grado di dimostrare che le modalità di tale misura non possono essere applicate nei suoi confronti. Il ricorso può essere depositato dinanzi al giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo da parte della persona stessa, del suo difensore o del suo rappresentante, entro il termine di sette giorni a decorrere dal ricevimento della copia della decisione che dispone la misura cautelare.

(3)      Il giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo esamina il ricorso, nell’ambito di un procedimento scritto, entro un termine di tre giorni lavorativi. Se necessario, il giudice chiede i documenti del fascicolo e chiarimenti alla persona incaricata dell’indagine o alla persona che ha depositato il ricorso.

(4)      Il giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo, nell’adottare una decisione, può respingere il ricorso o ordinare alla persona incaricata dell’indagine di modificare la misura cautelare applicata o talune delle sue disposizioni entro un termine di tre giorni lavorativi, oppure fissare l’importo della cauzione.

(5)      Una copia della decisione adottata dal giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo è inviata alla persona incaricata dell’indagine, alla persona oggetto della misura cautelare di cui trattasi e alla persona che ha depositato il ricorso. Tale decisione non è impugnabile».

11.      L’articolo 375, paragrafo 1, del codice di procedura penale prevede quanto segue:

«(1)      Nel corso del procedimento penale, i documenti del fascicolo della causa sono coperti dal segreto istruttorio e gli agenti incaricati del procedimento penale, nonché le persone alle quali questi ultimi mostrano gli elementi di cui trattasi in conformità al procedimento previsto dalla presente legge sono autorizzati a prenderne conoscenza».

2.      La legge relativa alla banca di Lettonia

12.      L’articolo 22 del Likums par Latvijas Banku (legge relativa alla banca di Lettonia) stabilisce quanto segue:

«Il governatore della banca di Lettonia è nominato dal Parlamento, su raccomandazione di almeno dieci dei suoi membri.

Il vicegovernatore e i membri del consiglio della banca di Lettonia sono nominati dal Parlamento, su raccomandazione del governatore della banca di Lettonia.

Il mandato del governatore, del vicegovernatore e dei membri del consiglio della banca di Lettonia è pari a sei anni. Se un membro del consiglio lascia le sue funzioni prima della scadenza del mandato, viene nominato un nuovo membro del consiglio della banca di Lettonia per un mandato della durata di sei anni.

Il Parlamento può sollevare dall’incarico il governatore, il vicegovernatore e i membri del consiglio della banca di Lettonia prima della scadenza del mandato previsto al terzo comma del presente articolo solo nei seguenti casi:

1.      dimissioni volontarie;

2.      gravi mancanze ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto [del SEBC e della BCE];

3.      altri motivi di sollevamento dall’incarico previsti all’articolo 14.2 [dello statuto del SEBC e della BCE].

Nel caso di cui al punto 2 del quarto comma del presente articolo, il Parlamento può decidere di sollevare dall’incarico il governatore, il vicegovernatore e i membri del consiglio della banca di Lettonia dopo l’inizio di efficacia della sentenza di condanna.

Il governatore della banca di Lettonia può proporre un ricorso avverso la decisione del Parlamento di sollevarlo dall’incarico secondo la procedura prevista all’articolo 14.2 [dello statuto del SEBC e della BCE]. Il vicegovernatore o un membro del consiglio della banca di Lettonia possono deferire la decisione del Parlamento di sollevarli dal loro incarico al giudice previsto dal codice di procedura amministrativa».

3.      La legge relativa all’ufficio per la prevenzione e la lotta alla corruzione

13.      L’articolo 2, paragrafi 1 e 2, del Korupcijas novēršanas un apkarošanas biroja likums (legge relativa all’ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione) prevede quanto segue:

«(1)      L’ufficio è un’autorità dell’amministrazione diretta, il quale esercita le funzioni di contrasto e di prevenzione della corruzione previste dalla presente legge (…)

(2)      L’ufficio è posto sotto il controllo del Consiglio dei ministri. Il Consiglio dei ministri esercita il controllo istituzionale tramite il Primo ministro. Il controllo include il diritto del Primo ministro di sindacare la legittimità delle decisioni amministrative adottate dal capo dell’ufficio e di annullare le decisioni illegittime, nonché, in caso di accertamento di un comportamento omissivo illecito, di ordinare l’adozione di una decisione. Il diritto di controllo del Consiglio dei ministri non riguarda le decisioni prese dall’ufficio nell’esercizio delle funzioni menzionate agli articoli 7, 8, 9 e 91 della presente legge».

14.      L’articolo 8, paragrafo 1, punto 2, della legge relativa all’ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione così recita:

«(1)      Nell’ambito del contrasto della corruzione, l’ufficio esercita le seguenti funzioni:

(…)

2)      procede ad indagini e svolge attività operative, al fine di accertare reati penali previsti dal codice penale commessi al servizio delle istituzioni pubbliche, qualora tali reati siano connessi alla corruzione».

III. Fatti

15.      Il 31 ottobre 2013, il sig. Ilmārs Rimšēvičs è stato nuovamente nominato al posto di governatore della banca di Lettonia con una decisione del Parlamento per un nuovo mandato di 6 anni, per il periodo compreso fra il 21 dicembre 2013 e il 21 dicembre 2019.

16.      Il 17 febbraio 2018, il sig. Rimšēvičs è stato arrestato a seguito dell’avvio, il 15 febbraio 2018, di un’indagine preliminare da parte del KNAB per il motivo di essere sospettato di avere commesso un reato consistente nell’aver sollecitato e accettato una tangente nella sua qualità di governatore della banca di Lettonia.

17.      Il 19 febbraio 2018, il sig. Rimšēvičs è stato rimesso in libertà dietro il versamento di una cauzione. Detto stesso giorno, il vice‑capo della divisione delle indagini del KNAB ha adottato una decisione relativa alla qualificazione del sig. Rimšēvičs come sospettato, che descriveva in dettaglio i fatti addebitatigli ed elencava le prove disponibili, nonché una decisione che applicava al medesimo diverse misure cautelari, segnatamente, oltre al versamento della cauzione, il divieto di esercitare determinate attività ufficiali, in particolare le funzioni di governatore della banca di Lettonia, il divieto di avvicinare determinate persone e il divieto di lasciare il paese senza previa autorizzazione. Veniva precisato che tali misure cautelari dovevano restare in vigore durante l’indagine preliminare e fino alla loro modifica o alla loro revoca.

18.      Il 27 febbraio 2018, il giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga, Lettonia) ha respinto il ricorso proposto dal sig. Rimšēvičs avverso due delle misure cautelari imposte dal KNAB, ossia il divieto di esercitare determinate attività ufficiali e quello di lasciare il paese senza autorizzazione.

19.      Il 1o giugno 2018, il vice‑capo della divisione delle indagini del KNAB ha adottato una nuova decisione relativa al riconoscimento del sig. Rimšēvičs quale sospettato, integrata da nuovi fatti.

20.      Il 28 giugno 2018, il procuratore dell’ufficio del procuratore generale della Repubblica di Lettonia ha preso la decisione di perseguire penalmente (imputazione) il sig. Rimšēvičs.

21.      Il 20 luglio 2018, il vicepresidente della Corte ha ordinato alla Repubblica di Lettonia di prendere le misure necessarie per sospendere, fino alla pronuncia che definisca la causa C‑238/18, le misure cautelari adottate nei confronti del sig. Rimšēvičs, nella misura in cui tali provvedimenti impediscano al medesimo di designare un supplente quale membro del consiglio direttivo della BCE (8).

22.      Il 25 luglio 2018, il procuratore dell’ufficio del procuratore generale della Repubblica di Lettonia ha adottato una decisione che modificava il dettato delle misure cautelari prese nei confronti del sig. Rimšēvičs. Il 1o agosto 2018, il sig. Rimšēvičs ha depositato un reclamo, con il quale venivano contestate le misure cautelari modificate. Il 22 agosto 2018, il giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme, Lettonia) ha accolto parzialmente il reclamo del sig. Rimšēvičs. Il 28 agosto 2018, il procuratore dell’ufficio del procuratore generale della Repubblica di Lettonia ha preso una decisione che modificava nuovamente le misure cautelari adottate nei confronti del sig. Rimšēvičs.

IV.    Procedimenti dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti

23.      Con atto depositato nella cancelleria della Corte il 16 marzo 2018, il sig. Rimšēvičs ha proposto il ricorso nella causa C‑202/18.

24.      Il sig. Rimšēvičs chiede che la Corte voglia:

1)      dichiarare che il ricorrente è stato illegittimamente sollevato dall’incarico di governatore della Latvijas Banka (banca di Lettonia) tramite la decisione dell’ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione, la quale ha disposto talune misure cautelari, adottata in nome della Repubblica di Lettonia il 19 febbraio 2018;

2)      dichiarare l’illegittimità della misura cautelare applicata al ricorrente tramite la decisione dell’ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione, la quale ha disposto una misura cautelare, adottata in nome della Repubblica di Lettonia il 19 febbraio 2018 [il divieto di esercitare un’attività professionale determinata, con il quale è stato vietato al ricorrente di esercitare le funzioni e attribuzioni di governatore della Latvijas Banka (banca di Lettonia)];

3)      dichiarare che i limiti all’esercizio delle funzioni e attribuzioni di membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea risultanti dalla decisione dell’ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione, la quale ha disposto una misura cautelare, adottata in nome della Repubblica di Lettonia il 19 febbraio 2018, sono stati applicati illegittimamente al ricorrente.

25.      Nel suo controricorso nella causa C‑202/18, la Repubblica di Lettonia chiede alla Corte di respingere in toto il ricorso del sig. Rimšēvičs.

26.      Con atto depositato nella cancelleria della Corte il 3 aprile 2018, la BCE ha proposto il ricorso nella causa C‑238/18.

27.      La BCE chiede che la Corte voglia:

1)      ordinare alla Repubblica di Lettonia, conformemente all’articolo 24, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea e all’articolo 62 del regolamento di procedura della Corte, di apportare tutte le informazioni pertinenti relative alle indagini attualmente in corso svolte dal KNAB nei confronti del governatore della Banca di Lettonia, e

2)      dichiarare, sul fondamento dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, che la Repubblica di Lettonia ha violato il secondo comma di tale disposizione in quanto:

il titolare del posto di governatore della banca di Lettonia è stato sollevato dall’incarico in assenza di una sentenza di condanna emessa da un organo giurisdizionale indipendente pronunciatosi nel merito, e

non sussistono, se i fatti illustrati dalla Repubblica di Lettonia depongono in tal senso, senza che sussistano circostanze eccezionali idonee a giustificare la revoca dell’incarico all’interessato nella specie;

3)      condannare la Repubblica di Lettonia alle spese.

28.      Inoltre, con atti separati depositati presso la cancelleria della Corte lo stesso giorno del suo ricorso, la BCE ha chiesto alla Corte di assoggettare la causa C‑238/18 al procedimento accelerato ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 4, e dell’articolo 133 del regolamento di procedura, e ha proposto una domanda di provvedimenti provvisori ai sensi dell’articolo 279 TFUE e dell’articolo 160 del regolamento di procedura, registrata con il numero di ruolo C‑238/18 R.

29.      Nel suo controricorso nella causa C‑238/18, la Repubblica di Lettonia chiede alla Corte di respingere in toto il ricorso della BCE.

30.      Con ordinanze del 12 giugno 2018, Rimšēvičs/Lettonia (9) e BCE/Lettonia (10), il Presidente della Corte ha deciso di sottoporre le cause C‑202/18 e C‑238/18 al procedimento accelerato ai sensi dell’articolo 133 del regolamento di procedura.

31.      Con l’ordinanza emessa in sede di procedimento sommario del 20 luglio 2018, BCE/Lettonia (11), il vicepresidente della Corte ha ordinato alla Repubblica di Lettonia di prendere le misure necessarie per sospendere, fino alla pronuncia della decisione che concluderà la causa C‑238/18, le misure cautelari adottate il 19 febbraio 2018 dal KNAB nei confronti del sig. Rimšēvičs, nella misura in cui tali misure gli impediscano di designare un supplente quale membro del consiglio direttivo della BCE. La domanda di provvedimenti provvisori è stata respinta quanto al resto e le spese sono state riservate.

32.      Il 25 settembre 2018, si è tenuta un’udienza comune nelle cause C‑202/18 e C‑238/18.

33.      All’udienza comune, la Corte ha chiesto alla Repubblica di Lettonia di sottoporle entro un termine di otto giorni tutti i documenti necessari per giustificare le misure cautelari applicate al sig. Rimšēvičs, nonché la decisione di perseguire penalmente quest’ultimo.

34.      Il 2 ottobre 2018, la Repubblica di Lettonia ha depositato la decisione di perseguire penalmente il sig. Rimšēvičs del 28 giugno 2018, nonché altri 43 documenti. Tali documenti sono stati comunicati al sig. Rimšēvičs e alla BCE, i quali hanno depositato le loro osservazioni il 19 ottobre 2018.

V.      Valutazione

35.      Le presenti cause sono le prime ad essere state introdotte sulla base dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. È dunque utile dedicarsi a taluni aspetti relativi alle caratteristiche dei ricorsi presentati in forza di tale disposizione (A), per poi esaminare la ricevibilità (B) e quindi il merito (C) dei ricorsi proposti nella specie dal sig. Rimšēvičs e dalla BCE.

A.      Sulle caratteristiche del ricorso previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE

1.      Sulla natura del ricorso

36.      Il mezzo di ricorso messo a disposizione dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE è un mezzo sui generis nel sistema dei ricorsi dinanzi al giudice dell’Unione, giacché esso offre al governatore di una banca centrale nazionale e alla BCE (12) la possibilità di deferire direttamente al controllo della Corte un atto adottato da un’autorità nazionale.

37.      È infatti vero che le banche centrali nazionali svolgono una funzione essenziale all’interno del SEBC e in sede di attuazione della politica monetaria dell’Unione. Tuttavia, al pari degli altri organi degli Stati membri incaricati dell’attuazione del diritto dell’Unione, esse continuano ad essere soggette all’ambito della sfera nazionale per quanto attiene alla loro composizione e alle loro regole di funzionamento. Nel contesto istituito dall’articolo 131 TFUE e dall’articolo 14 dello statuto del SEBC e della BCE, la formulazione e l’applicazione delle norme che disciplinano l’ingresso dei governatori delle banche centrali degli Stati membri nelle loro funzioni e il loro sollevamento da tali funzioni rientrano pertanto nella competenza degli Stati membri.

38.      Si pone dunque l’interrogativo se il mezzo di ricorso di cui all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE debba essere considerato un ricorso di annullamento benché, nel sistema dei mezzi di ricorso del Trattato FUE, il ricorso di annullamento sia riservato, in linea di principio, alla contestazione degli atti degli organi dell’Unione (13). Oppure se esso debba essere inteso, al pari di un ricorso per inadempimento, come un ricorso volto a far dichiarare che uno Stato membro è venuto meno ai suoi obblighi, anche se, in linea di principio, il potere di investire il giudice dell’Unione di un siffatto inadempimento spetta alla Commissione europea e agli altri Stati membri (14).

39.      Oltre ai suoi aspetti teorici, le implicazioni pratiche della risposta alla questione della natura dei presenti ricorsi non sono trascurabili: se la Corte annullasse la decisione del KNAB che dispone le misure cautelari controverse per il sig. Rimšēvičs, quest’ultimo potrebbe riprendere le sue funzioni a partire dalla pronuncia della sentenza della Corte. Per contro, se la Corte si limitasse a dichiarare l’incompatibilità delle misure in discussione con lo statuto del SEBC e della BCE, spetterebbe alla Repubblica di Lettonia adottare le misure necessarie al fine di assicurare l’attuazione della sentenza della Corte nel suo ordinamento giuridico interno.

40.      Come si evince dalla formulazione delle loro conclusioni e come confermato in udienza, il sig. Rimšēvičs e la BCE tentano di ottenere dalla Corte una pronuncia dichiarativa che accerti che la Repubblica di Lettonia, imponendo le misure cautelari controverse al sig. Rimšēvičs, ha violato l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. A seguito di una siffatta pronuncia dichiarativa da parte della Corte, incomberebbe alle autorità lettoni prendere le misure necessarie al fine di darvi seguito a livello nazionale.

41.      Per determinare la natura del ricorso istituito dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, nonché il compito della Corte investita in forza di tale disposizione, si deve tenere conto non solo del suo dettato, bensì anche del sistema generale e del contesto della normativa di cui fa parte, delle finalità e degli obiettivi perseguiti da quest’ultima (15), nonché della sua genesi (16).

a)      Testo e genesi

42.      Anzitutto, il testo dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE non specifica la natura del ricorso con il quale è possibile ottenere il sindacato della decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale da parte della Corte.

43.      È vero che, in alcune versioni linguistiche, segnatamente in francese, l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE prevede un ricorso «contre» [contro] la decisione di sollevare un governatore dall’incarico, così come l’articolo 263, comma 4, TFUE prevede un ricorso «contre les actes(…)» [contro gli atti] (17). Inoltre, nella maggior parte delle versioni linguistiche dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, la fattispecie che consente l’avvio del ricorso, secondo la quale quest’ultimo può essere proposto «per violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all’applicazione dei medesimi», nonché l’ultima frase, relativa al termine, sono praticamente identici al dettato simile dell’articolo 263, commi 2 e 6, TFUE.

44.      Tuttavia, alla luce della genesi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, tali elementi terminologici non sembrano tradurre una scelta deliberata del legislatore a favore della qualificazione del ricorso previsto da tale disposizione come ricorso di annullamento.

45.      In tal senso, da un lato, lo statuto del SEBC e della BCE, destinato ad essere incorporato nel Trattato di Maastricht, è stato redatto dai presidenti delle banche centrali nazionali unicamente in lingua inglese (18).

46.      Orbene, le proposte prodotte in tale contesto contenevano unicamente la formulazione, che è ancora oggi quella della versione inglese, secondo la quale una decisione che solleva un governatore dall’incarico «may be referred to the Court of Justice» (19). Lo stesso dicasi per la proposta della presidenza della conferenza intergovernativa sull’Unione economica e monetaria del 30 ottobre 1991 (20).

47.      Pertanto, la circostanza, secondo la quale alcune versioni linguistiche dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE menzionano un ricorso «contro» la decisione di sollevamento dall’incarico è dovuta all’alea della traduzione. Essa non può dunque palesare una decisione del legislatore di concepire il ricorso previsto a tale disposizione come un ricorso di annullamento. Siffatta analisi è avvalorata dall’assenza, in numerose versioni linguistiche dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, di una formulazione che richiami l’articolo 263, comma 4, TFUE (21).

48.      D’altro lato, la versione dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE contenuta nel Trattato di Maastricht, adottato in occasione della conferenza del Consiglio europeo tenutasi a Maastricht dal 9 all’11 dicembre 1991 e firmato nel febbraio del 1992, contiene poi l’inciso, secondo il quale il ricorso può essere proposto «per violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all’applicazione dei medesimi», nonché l’ultima frase, relativa al termine di proposizione del ricorso.

49.      È vero che questi due elementi, anche nella loro versione inglese, sembrano «presi in prestito» dall’antecedente normativo dell’articolo 263, commi 2 e 6, TFUE. Tuttavia, i commenti allegati alle diverse versioni e le relative discussioni (22) non contengono alcuna traccia di dibattiti concernenti la natura del ricorso previsto nei confronti della decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale.

50.      Pertanto, non sussiste alcun indizio che consentirebbe di desumere che l’introduzione, all’ultimo minuto (23), dei due elementi menzionati ai paragrafi precedenti, traduca una scelta concettuale del legislatore a favore di un ricorso di annullamento modellato su quello previsto all’articolo 263 TFUE. L’introduzione di un termine potrebbe piuttosto corrispondere ad un’esigenza di celerità e di certezza del diritto in caso di contestazione del sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale.

51.      Una siffatta interpretazione è corroborata dall’assenza, all’articolo 14 dello statuto del SEBC e della BCE, di una disposizione equivalente a quella di cui all’articolo 264 TFUE, la quale fissa il compito del giudice nell’ambito del ricorso previsto all’articolo 263 TFUE prevedendo che, se il ricorso è fondato, il giudice dichiara nullo e non avvenuto l’atto impugnato.

b)      Interpretazione sistematica e teleologica

52.      Considerato che il testo e la genesi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE non consentono di fornire delucidazioni alla Corte sulla natura del ricorso previsto a tale disposizione, occorre esaminare l’economia generale e il contesto della normativa di cui essa fa parte, nonché le finalità e gli obiettivi perseguiti da quest’ultima.

53.      Orbene, alla luce dell’architettura dei mezzi di ricorso instaurata dai Trattati, è coerente considerare il mezzo di ricorso di cui all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE non un ricorso di annullamento bensì un ricorso di accertamento simile al ricorso per inadempimento.

54.      In tal senso, il sistema dei mezzi di ricorso dinanzi al giudice dell’Unione è caratterizzato da due sfere che, pur se interconnesse, sono tuttavia ben separate. La prima è quella delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione, i cui atti sono soggetti al controllo di legittimità e al potere di annullamento del giudice dell’Unione. Una volta esercitato tale potere di annullamento, l’ordinamento giuridico della sfera degli atti dell’Unione risulta direttamente modificato: l’atto annullato cessa immediatamente di produrre effetti. Il fatto che l’articolo 266 TFUE preveda che l’esecuzione di una sentenza possa comportare altri provvedimenti che l’istituzione da cui emana l’atto è tenuta a prendere non incide su tale conseguenza che caratterizza il ricorso di annullamento.

55.      Per contro, nella seconda sfera, che è quella degli Stati membri e dei loro organi e delle loro istituzioni, il giudice dell’Unione non interviene dando forma direttamente all’ordinamento giuridico nazionale, ma si limita ad accertare l’incompatibilità di un atto o di una situazione giuridica di diritto nazionale con il diritto dell’Unione e con gli obblighi incombenti allo Stato membro di cui trattasi in forza dei Trattati. Tale differenza attinente alla natura dell’intervento del giudice è il riflesso della differenza sistemica fra la sfera delle istituzioni, degli organi e organismi dell’Unione e quella degli Stati membri: mentre il giudice dell’Unione fa direttamente parte della prima e vi interviene in quanto istituzione dell’Unione, esso resta al di fuori della seconda, la quale è, per ciascuno Stato membro, un sistema proprio, nel quale gli organi nazionali, inclusi i giudici, si fanno carico dell’applicazione delle sue sentenze. Nella sfera degli Stati membri, spetta dunque a questi ultimi modificare l’ordinamento giuridico nazionale traendo le conseguenze dalle sentenze della Corte per quanto attiene all’esistenza giuridica degli atti di diritto nazionale di cui trattasi.

56.      È peraltro in sintonia con la separazione di queste due sfere che la Corte si trova investita, nell’ambito dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, della decisione di uno Stato membro che solleva dall’incarico un governatore di una banca centrale e non di una richiesta con cui tale Stato membro chiede alla Corte di procedere essa stessa ad un siffatto sollevamento. A differenza di quanto previsto per i membri delle istituzioni dell’Unione (24), la Corte non è infatti competente a pronunciarsi direttamente sul sollevamento dall’incarico dei governatori delle banche centrali nazionali, poiché questi ultimi possono essere nominati e rimossi dalle loro funzioni unicamente dalle autorità nazionali (25).

57.      Pertanto, è parimenti coerente che l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE preveda, quale caso di proposizione del ricorso, soltanto la violazione dei Trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all’applicazione dei medesimi, e non anche, come l’articolo 263, comma 2, TFUE, l’incompetenza, la violazione delle forme sostanziali o, ancora, lo sviamento di potere. Infatti, questi ultimi tre fattispecie non sono rilevanti per il controllo della decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale da parte della Corte. Tale decisione, rientra, per quanto attiene alla sua legittimità esterna e alla competenza del suo autore, nella sfera degli Stati membri, ossia nelle norme di diritto nazionale e nel controllo dei giudici nazionali. Il sindacato della Corte ha ad oggetto unicamente la questione se le condizioni stabilite dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE per il sollevamento dall’incarico di un governatore siano soddisfatte (26).

58.      L’attuazione di un potere di annullamento del giudice dell’Unione nell’ambito del ricorso previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE porterebbe dunque a rendere indistinte la sfera dell’Unione e quella degli Stati membri.

59.      È vero che conferire alla Corte il potere di annullare una decisione con la quale un governatore viene sollevato indebitamente dal suo incarico sarebbe un’arma estremamente efficace al fine di tutelare l’obiettivo dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, ossia la salvaguardia dell’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali.

60.      Tuttavia, l’annullamento di un atto adottato da un’autorità nazionale costituirebbe un’ingerenza non solo insolita, bensì anche estremamente profonda nell’ambito di competenza e nell’autonomia procedurale degli Stati membri. Orbene, alla luce dell’importanza costituzionale dei principi di sussidiarietà e di attribuzione delle competenze sanciti agli articoli 4 e 5 TUE, la possibilità di una siffatta ingerenza dovrebbe essere esplicitamente prevista dai Trattati.

61.      Inoltre, il fatto che il giudice dell’Unione sia unicamente chiamato ad emettere una decisione dichiarativa e non una decisione di annullamento nulla toglie alla forza giuridica del suo intervento: gli Stati membri, al pari delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione, sono tenuti a conformarsi alle sue sentenze.

62.      Pertanto, se, nell’ambito del ricorso previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, la Corte dichiara l’inammissibilità di una decisione che solleva dall’incarico un governatore anziché annullarla, gli Stati membri sono cionondimeno obbligati a dare immediatamente seguito alla decisione della Corte. Qualora ciò non avvenga, la Commissione potrebbe avviare il procedimento previsto agli articoli da 258 a 260 TFUE, il quale costituisce il mezzo previsto dai Trattati per indurre gli Stati membri ad ottemperare ai loro obblighi.

2.      Sul convenuto

63.      Affrontare il ricorso previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE come un ricorso di accertamento ispirato al ricorso per inadempimento è parimenti coerente alla luce della sua attuazione pratica.

64.      In tal senso, l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE non specifica chi sia il convenuto nell’ambito del ricorso da esso previsto.

65.      In siffatte circostanze, ispirarsi al ricorso per inadempimento consente di ritenere che il ricorso concernente la decisione di sollevare dall’incarico il governatore di una banca centrale nazionale debba essere diretto contro lo Stato membro di cui trattasi nel suo complesso, al quale sono imputabili le azioni della totalità dei suoi organi e delle sue amministrazioni. Incombe dunque allo Stato membro difendere la decisione di sollevamento dall’incarico del governatore della sua banca centrale, nonché assicurare l’esecuzione della successiva sentenza della Corte nei suoi rapporti giuridici interni.

66.      Immaginare che l’interlocutore della Corte non sia lo Stato membro nel suo complesso bensì l’autorità al suo interno responsabile dell’adozione della misura controversa – come potrebbe avvenire nel caso di un ricorso ispirato ad un ricorso di annullamento – appare del resto difficile. Si pone la questione se dovrebbe incombere alla Corte individuare, a livello nazionale, l’autore di una decisione, con la quale un governatore viene sollevato dall’incarico, o stabilire se un’autorità nazionale disponga, in forza del diritto nazionale, di una personalità giuridica propria, distinta da quella dello Stato membro, cosicché possa essere convenuta in giudizio. Ci si può chiedere inoltre cosa succederebbe se la decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale non fosse stata adottata da un’amministrazione, bensì dal parlamento dello Stato membro di cui trattasi o da un organo giurisdizionale nazionale. Siffatte riflessioni mettono in luce il carattere poco praticabile della chiamata in causa diretta di un’autorità nazionale dinanzi alla Corte ai fini dell’annullamento di uno dei suoi atti.

67.      Ne consegue che il sig. Rimšēvičs e la BCE hanno correttamente proposto i loro ricorsi nei confronti della Repubblica di Lettonia.

3.      Conclusione intermedia

68.      Dalle considerazioni che precedono risulta che i presenti ricorsi devono essere considerati ricorsi con i quali si chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica di Lettonia, adottando nei confronti del sig. Rimšēvičs misure cautelari che impediscono a quest’ultimo di esercitare le proprie funzioni di governatore della banca di Lettonia, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

B.      Sulla competenza della Corte a conoscere delle misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs dal KNAB

1.      Sulla competenza della Corte

69.      Poiché l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE fa riferimento alla «Corte di giustizia», il ricorso istituito da tale disposizione ricade, all’interno della Corte di giustizia dell’Unione europea, nella competenza della Corte e non in quella del Tribunale.

70.      Infatti, in conformità all’articolo 19 TUE, i termini «Corte di giustizia» e «Tribunale» designano i due organi giurisdizionali che compongono l’istituzione «Corte di giustizia dell’Unione europea». Lo statuto del SEBC e la BCE è in sintonia con tale terminologia, giacché i suoi articoli 35 e 36 si riferiscono, per i procedimenti della BCE dinanzi ai giudici dell’Unione diversi dal procedimento previsto all’articolo 14.2 di detto statuto o da altri procedimenti specifici, alla «Corte di giustizia dell’Unione europea». Di conseguenza, per i procedimenti giudiziari generali della BCE dinanzi ai giudici dell’Unione, si applicano i principi comuni in materia di ripartizione delle competenze.

71.      Inoltre, l’attribuzione della competenza a conoscere del ricorso specifico previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE alla Corte è giustificata alla luce dell’importanza costituzionale dell’indipendenza dei governatori delle banche centrali (27) e della sensibilità politica delle questioni connesse al loro sollevamento dall’incarico. Infine, la necessità di risolvere con celerità un conflitto concernente la decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore al fine di garantire il buon funzionamento del SEBC e della BCE depone contro l’instaurazione di un doppio grado di giurisdizione per il ricorso concernente una siffatta decisione.

2.      Sulle misure imposte al sig. Rimšēvičs come sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE

72.      La Repubblica di Lettonia fa valere che la Corte non è competente a conoscere, sulla base dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, delle misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs dal KNAB poiché esse non costituirebbero un sollevamento dall’incarico ai sensi di tale disposizione. Dette misure avrebbero come unico obiettivo quello di consentire il corretto svolgimento dell’indagine e avrebbero un carattere meramente provvisorio e una durata di applicazione limitata. In tal senso, in forza dell’articolo 249, paragrafo 1, del codice di procedura penale lettone (28), esse potrebbero essere modificate o revocate in qualsiasi momento, e, in conformità all’articolo 389, paragrafo 1, punto 4, del succitato codice, esse non potrebbero eccedere una durata di 22 mesi. Per contro, la nozione di sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE implicherebbe una rottura del legame giuridico e istituzionale fra l’agente e l’istituzione interessati. Orbene, una siffatta rottura, per quanto riguarda il sig. Rimšēvičs, potrebbe essere posta in essere soltanto dal Parlamento lettone ai sensi dell’articolo 22 della legge relativa alla banca di Lettonia (29).

73.      La BCE e il sig. Rimšēvičs sostengono, al contrario, che le misure cautelari imposte a quest’ultimo dal KNAB gli impediscono effettivamente di esercitare le sue funzioni di governatore della banca di Lettonia e di membro del consiglio direttivo della BCE. Pertanto, al fine di conferire un effetto utile all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, il cui obiettivo consisterebbe nel preservare l’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali nei confronti di ogni pressione esercitata dagli Stati membri, si dovrebbe ritenere che le misure controverse possano essere oggetto di un sindacato della Corte in forza di detta disposizione.

74.      Quest’ultima argomentazione è convincente.

75.      Pertanto, senza che sia necessario che la Corte proceda, nella specie, ad una definizione esaustiva della nozione di sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, è sufficiente rilevare che tale disposizione si troverebbe privata del suo effetto utile se misure come quelle imposte al sig. Rimšēvičs dal KNAB tramite la decisione del 19 febbraio 2018 non rientrassero nel suo ambito di applicazione.

76.      Come indicato in precedenza, l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE mira a preservare l’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali e del consiglio direttivo della BCE, principale organo decisionale di quest’ultima, quale condizione indispensabile della stabilità dei prezzi, obiettivo principale della politica economica e monetaria dell’Unione e del SEBC (30). Orbene, una protezione efficace dell’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali esige che la fondatezza di una misura nazionale possa essere oggetto di un controllo da parte della Corte qualora tale misura abbia come effetto concreto quello di impedire ad un governatore di esercitare le proprie funzioni, indipendentemente dalla sua qualificazione formale nel diritto nazionale. In sintonia con quanto esposto supra in relazione ai casi di possibilità di proposizione del ricorso previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE (31), non spetta peraltro alla Corte verificare se una misura che incide sull’esercizio delle funzioni del governatore di una banca centrale nazionale corrisponda formalmente ad un sollevamento dall’incarico nel diritto nazionale oppure se le procedure previste a tal fine da quest’ultimo siano state rispettate (32).

77.      Senza che essa debba necessariamente costituire l’oggetto di una definizione esaustiva, la nozione di sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE è cionondimeno una nozione autonoma di diritto dell’Unione, la quale fa riferimento, quanto al il suo ambito di applicazione, non alla forma di una misura e al suo status nel diritto nazionale, bensì al suo contenuto e ai suoi effetti concreti.

78.      A tal riguardo, le versioni francese e lettone dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE impiegano effettivamente, al pari di altre versioni linguistiche di tale disposizione, termini che suggeriscono la cessazione dell’esercizio delle funzioni o dell’occupazione del suo posto o incarico da parte del governatore di cui trattasi (33). Tale constatazione non può essere attenuata, come proposto dalla BCE, dal fatto che le disposizioni del Trattato relative alla dispensa forzata dall’impiego dei membri di talune istituzioni o organi dell’Unione si riferiscono a «dimissioni d’ufficio» piuttosto che ad un «sollevamento dall’incarico», il che sottolineerebbe, secondo la BCE, il carattere più generale di quest’ultima nozione (34). Quest’ultimo argomento non trova peraltro un supporto in tutte le versioni linguistiche.

79.      Tuttavia, il carattere temporaneo di una misura o il fatto che essa non abbia come effetto la rottura definitiva del vincolo giuridico e istituzionale fra il governatore e la banca centrale nazionale interessati non possono ostare a che tale misura venga qualificata come sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, qualora essa abbia effettivamente come conseguenza quella di impedire al governatore di esercitare le proprie funzioni. Se così non fosse, gli Stati membri potrebbero eludere il divieto sancito da detta disposizione adottando misure non formalmente qualificate come sollevamento dall’incarico ma dotate in pratica di un effetto equivalente. Inoltre, come indicato correttamente dalla BCE, una misura apparentemente provvisoria può rivelarsi definitiva se i suoi effetti perdurano fino al termine del mandato del governatore di cui trattasi. Ancora, come osservato sia dalla BCE sia dal sig. Rimšēvičs, anche un impedimento temporaneo di esercitare le proprie funzioni costituisce una pressione esercitata sul governatore di una banca centrale nazionale e dunque una minaccia per l’indipendenza di quest’ultimo, minaccia che l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE tenta giustamente di prevenire.

80.      Ne consegue che le misure cautelari adottate nella specie dal KNAB nei confronti del sig. Rimšēvičs tramite la decisione del 19 febbraio 2018, ossia il divieto di esercitare le funzioni di governatore della banca di Lettonia, nonché quello di lasciare il paese senza previa autorizzazione (purché esso abbia come effetto di impedire al sig. Rimšēvičs di recarsi alle riunioni del consiglio direttivo della BCE), devono essere qualificate come sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. A tal riguardo, la circostanza, invocata dalla Repubblica di Lettonia, secondo la quale i divieti imposti al sig. Rimšēvičs non hanno ostacolato il funzionamento della banca di Lettonia – ammesso che sia dimostrata – è irrilevante. L’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE mira a proteggere l’indipendenza istituzionale e personale dei governatori delle banche centrali nazionali e della funzione che essi svolgono all’interno del SEBC e della BCE, e non soltanto il buon funzionamento quotidiano delle banche centrali nazionali.

81.      Per completezza, occorre osservare che la Repubblica di Lettonia non può neanche validamente invocare l’articolo 276 TFUE per contestare la competenza della Corte nella specie. In conformità all’articolo 276 TFUE, nell’esercizio delle attribuzioni relative alle disposizioni dei capi 4 («Cooperazione giudiziaria in materia penale») e 5 («Cooperazione di polizia») della parte terza, titolo V del TFUE, concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la Corte di giustizia dell’Unione europea non è competente a esaminare la validità o la proporzionalità di operazioni condotte dalla polizia o da altri servizi con funzione repressiva di uno Stato membro o l’esercizio delle responsabilità incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell’ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna.

82.      Orbene, le misure di cui al caso di specie non rientrano, come rilevato già dal vicepresidente della Corte (35), né nella cooperazione giudiziaria fra gli Stati membri in materia penale, né nella loro cooperazione di polizia. Pertanto, l’articolo 276 TFUE non osta a che la Corte esamini, nell’ambito delle presenti cause, le misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs dal KNAB alla luce dei criteri fissati dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

83.      Infine, devono essere parimenti respinti gli argomenti della Repubblica di Lettonia diretti ad affermare che riconoscere, nella specie, la competenza della Corte, equivarrebbe a conferire un’immunità penale al governatore della banca centrale di cui trattasi, nonché ad interferire con il procedimento penale nazionale. In effetti, non si tratta affatto di conferire un’immunità penale al sig. Rimšēvičs (36) oppure di impedire al KNAB o ad un’altra autorità lettone munita di potere repressivo di condurre un’indagine penale. Si tratta unicamente di verificare se le misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs al fine dichiarato di assicurare il corretto svolgimento dell’indagine del KNAB siano giustificate alla luce dei criteri stabiliti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

84.      È vero che, qualora la Corte concluda che tale ipotesi non ricorra, essa può essere indotta a dichiarare l’incompatibilità di una misura imposta per assicurare il corretto svolgimento di un’indagine penale con l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. Tuttavia, è ragionevole supporre che, qualora non sia dimostrato che il governatore di una banca centrale nazionale non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze, un’indagine relativa a fatti diversi potrà svolgersi senza che sia necessario impedire al governatore in questione di esercitare le proprie funzioni. Per contro, qualora sia accertato che il corretto svolgimento di un’indagine penale nei suoi confronti esige che al governatore di una banca centrale venga impedito l’esercizio delle sue funzioni, è probabile che sia parimenti accertato che egli non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o che si è reso colpevole di gravi mancanze.

85.      In ogni caso, è probabile che, nella maggior parte dei casi, fatti idonei a dimostrare che un governatore non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze siano parimenti rilevanti alla luce del diritto penale nazionale. Pertanto, sembra del tutto probabile che un’indagine penale nazionale si svolga parallelamente al procedimento di cui all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. Lo stesso vale, a maggior ragione, se si prende le mosse dal principio, secondo il quale un governatore deve poter essere sospeso dalle sue funzioni anche in assenza di una condanna penale, qualora esistano prove idonee a dimostrare che le condizioni per sollevarlo dall’incarico sono soddisfatte (37).

86.      Ne consegue che la Repubblica di Lettonia non può neanche sostenere che la comunicazione di elementi del fascicolo dell’indagine penale alla Corte ai fini del procedimento di cui all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE impedirebbe il corretto svolgimento dell’indagine in parola. In tal senso, è vero che l’articolo 375, paragrafo 1, del codice di procedura penale lettone prevede che gli elementi del fascicolo siano coperti dal segreto istruttorio e non possano essere comunicati a persone diverse da quelle previste da detto codice (38). Tuttavia, interpretando quest’ultimo in conformità al diritto dell’Unione, occorre assimilare la Corte nell’esercizio delle competenze conferitele dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE ad una persona alla quale il fascicolo dell’indagine può essere comunicato. Infatti, la Corte non è un terzo qualunque, bensì il giudice della compatibilità con detto statuto delle misure nazionali aventi come effetto di impedire al governatore di una banca centrale l’esercizio delle sue funzioni. Del resto, la Repubblica di Lettonia non ha dimostrato in che misura la comunicazione alla Corte di elementi del fascicolo dell’indagine penale nazionale sarebbe idonea, in concreto, a perturbare il corretto svolgimento di detta indagine.

87.      Risulta dalle considerazioni che precedono che la Corte è competente a conoscere, sulla base dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, delle misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs tramite la decisione del KNAB del 19 febbraio 2018.

C.      Nel merito

88.      Ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, il governatore di una banca centrale nazionale può essere sollevato dall’incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze. In altri termini e, viceversa, gli Stati membri non possono sollevare dall’incarico il governatore della loro banca centrale se tali condizioni o perlomeno una di esse non sono soddisfatte.

89.      È da tale disposizione che discendono tanto i motivi che possono essere dedotti a sostegno di un ricorso proposto avverso una decisione, con la quale un governatore viene sollevato dall’incarico quanto il compito della Corte investita di un siffatto ricorso.

90.      Quindi, tanto il governatore di cui trattasi quanto la BCE devono far valere, a sostegno di un ricorso proposto ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, che lo Stato membro in questione non ha dimostrato che le condizioni per sollevare un governatore dall’incarico erano soddisfatte. Il compito della Corte consiste, di conseguenza, nel determinare se lo Stato membro di cui trattasi abbia dimostrato in maniera sufficiente che tali condizioni erano soddisfatte.

91.      È vero che, come menzionato in precedenza, l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE prevede che un ricorso avverso la decisione di sollevare un governatore dall’incarico può essere proposto «per violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all’applicazione dei medesimi» (39). Tuttavia, resta da verificare quali potrebbero essere le disposizioni del Trattato o le regole di diritto, la cui violazione sarebbe idonea ad essere invocata nell’ambito di un ricorso fondato sull’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, diverse da detto articolo stesso. Inoltre, si potrebbe eventualmente pensare alle disposizioni, la cui violazione viene effettivamente fatta valere dal sig. Rimšēvičs nella specie, le quali sono intese a mettere i governatori al riparo da qualsiasi pressione da parte degli Stati membri (40) (poiché sollevare indebitamente un governatore dall’incarico equivale appunto ad esercitare una siffatta pressione). Analogamente, si potrebbe pensare, come suggerito dalla BCE, alle norme connesse al funzionamento del consiglio direttivo e dell’Eurosistema, nonché, in generale, ai principi trasversali di diritto dell’Unione, come il dovere di leale cooperazione fra le istituzioni della medesima e gli Stati membri.

92.      In ogni caso, nella specie, non è necessario determinare in maniera esaustiva le disposizioni la cui violazione potrebbe essere eventualmente invocata a sostegno di un ricorso proposto in forza dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. È sufficiente constatare, infatti, che, nell’ambito delle presenti cause, tanto il sig. Rimšēvičs quanto la BCE addebitano, in sostanza, alla Repubblica di Lettonia, di non avere dimostrato che le condizioni stabilite da tale disposizione per il sollevamento dall’incarico di un governatore erano soddisfatte in relazione al sig. Rimšēvičs (v. infra, sub 1). Per completezza, occorre interrogarsi sulla rilevanza di altre due normative delle quali quest’ultimo fa valere la violazione, ossia, da un lato, il protocollo n. 7 del TFUE sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea (v. infra, sub 2) e, dall’altro, talune disposizioni del diritto lettone (v. infra, sub 3).

1.      Sulla violazione dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE

93.      Il sig. Rimšēvičs e la BCE fanno valere che la Repubblica di Lettonia non ha prodotto prove idonee a comprovare i fatti di corruzione addebitati al sig. Rimšēvičs. Pertanto, la Repubblica di Lettonia non avrebbe dimostrato che, nella specie, le condizioni fissate dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE per sollevare dall’incarico un governatore di una banca centrale erano soddisfatte.

a)      Osservazioni preliminari

94.      Come affermato dall’avvocato generale Geelhoed nella causa Commissione/Cresson (41), è proprio delle funzioni dei membri delle istituzioni dell’Unione, nonché delle più alte cariche pubbliche negli Stati membri che i loro titolari non siano soggetti ad alcun controllo gerarchico e non possano essere rimossi dal loro incarico per motivi inerenti all’esercizio delle loro funzioni. Pertanto, la competenza sanzionatoria destinata a sanzionare un eventuale abuso di potere da parte del titolare di una siffatta funzione spetta, in linea di principio, o all’istituzione cui egli appartiene o ad un’altra istituzione di rango equivalente nel sistema costituzionale.

95.      A tal riguardo, è già stato menzionato il fatto che i membri delle istituzioni dell’Unione possono essere rimossi dalle loro funzioni solo dalla Corte, se del caso (vale a dire salvo che per i membri della Corte di giustizia dell’Unione europea stessa) su domanda della loro istituzione o di un’istituzione di rango equivalente nel sistema costituzionale (42). Se l’onere della prova della violazione, da parte della persona di cui trattasi, dei propri obblighi, incombe di conseguenza all’istituzione che l’invoca, spetta alla sola Corte, nella pienezza dei suoi poteri discrezionali, procedere alla qualificazione giuridica, nonché all’accertamento della realtà materiale dei fatti in questione. Pertanto, accertamenti svolti in una sentenza di un giudice nazionale possono effettivamente essere presi in considerazione dalla Corte nell’ambito della sua analisi di detti fatti, ma la stessa non è vincolata dalla qualificazione giuridica dei fatti effettuata in una siffatta sentenza (43).

96.      Come osservato dalla BCE, la ragione, per la quale la Corte non è competente a pronunciarsi direttamente sul sollevamento dall’incarico dei governatori delle banche centrali nazionali risiede nel fatto che tali governatori sono nominati e possono essere destituiti solo in forza delle procedure applicabili nei loro rispettivi Stati membri (44). Pertanto, nell’ambito del procedimento istituito dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, la Corte non decide direttamente del sollevamento di un titolare dal proprio incarico su domanda di un’istituzione, bensì verifica se lo Stato membro di cui trattasi abbia correttamente sollevato dall’incarico il governatore della sua banca centrale. Tale differenza con i procedimenti che consentono di rimuovere dalle loro funzioni i membri delle istituzioni dell’Unione riveste cionondimeno natura meramente procedurale; sotto il profilo sostanziale, i criteri di esame sono gli stessi, giacché si tratta, in entrambi i casi, di stabilire se le condizioni, alle quali il sollevamento dall’incarico è subordinato siano soddisfatte.

97.      Spetta dunque alla Corte, in un primo momento, procedere alla qualificazione giuridica dei fatti contestati al governatore di cui trattasi, vale a dire stabilire se tali fatti siano idonei a dimostrare che quest’ultimo non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o integrino gravi mancanze ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE (v. infra, sub b). In caso affermativo, la Corte, in un secondo momento, alla luce degli elementi di prova dedotti dallo Stato membro di cui trattasi, nonché, se del caso, tramite i poteri istruttori conferitigli dal suo regolamento di procedura, deve verificare la sussistenza dei fatti contestati al governatore in questione (v. infra, sub c).

b)      Sulle nozioni di condizioni richieste per l’espletamento delle funzioni di governatore di una banca centrale e di gravi mancanze

98.      L’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE prevede che un governatore di una banca centrale possa essere sollevato dall’incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze, senza tuttavia definire in maniera più precisa tali nozioni.

99.      Nella specie, emerge dalla decisione del KNAB del 19 febbraio 2018 relativa alla qualificazione del sig. Rimšēvičs come sospettato (45) che a quest’ultimo è stato contestato di avere sollecitato e accettato una tangente di almeno EUR 100 000 da parte di un membro del consiglio di amministrazione di una banca e di essersi impegnato, in cambio, a non ostacolare le attività di detta banca e a sostenerla con consigli e raccomandazioni ai fini della sua cooperazione con la commissione dei mercati finanziari e di capitali lettone (Finanšu un kapitāla tirgus komisija). Il sig. Rimšēvičs si sarebbe inoltre impegnato ad operare in tal modo nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni ufficiali e tramite la sua influenza sulle attività della Commissione dei mercati finanziari e di capitali e le informazioni di cui era in possesso in ragione delle sue funzioni.

100. A fronte di siffatte affermazioni, non è necessario che la Corte definisca in maniera esaustiva le nozioni di condizioni richieste per l’espletamento delle funzioni di un governatore di una banca centrale o di gravi mancanze ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. È sufficiente constatare, infatti, che, nella specie, in ogni caso, i fatti contestati dal KNAB al sig. Rimšēvičs, ossia fatti di corruzione nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni ufficiali, nonché lo sviamento di tali funzioni nell’interesse di un organismo privato, non solo costituirebbero – qualora la loro esistenza fosse dimostrata – gravi mancanze del governatore di cui trattasi, bensì dimostrerebbero parimenti che quest’ultimo non soddisfa più alle condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni. Pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dalla BCE, la presente causa non ricade soltanto nella seconda, bensì anche nella prima ipotesi contemplata dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

101. Da un lato, anche senza tentare di definire in maniera esaustiva le condizioni richieste per l’espletamento delle funzioni di governatore di una banca centrale, è giocoforza constatare che l’indipendenza ne costituisce in ogni caso il nucleo essenziale intangibile (46). Infatti, come già menzionato due volte, l’indipendenza delle banche centrali nazionali membri del SEBC, nonché del consiglio direttivo della BCE quale principale organo decisionale della medesima e dell’Eurosistema, è sancita dal Trattato FUE quale corollario indispensabile della stabilità dei prezzi, obiettivo principale della politica economica e monetaria dell’Unione e del SEBC (47). È questa la ragione, per la quale l’articolo 130 TFUE nonché l’articolo 7 dello statuto del SEBC e della BCE prevedono esplicitamente che i membri degli organi decisionali della BCE e delle banche centrali nazionali, nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai Trattati e dallo statuto del SEBC e della BCE, non possano sollecitare o accettare istruzioni da alcun organismo.

102. Inoltre, l’indipendenza è la prima qualità richiesta ai membri di tutte le istituzioni dell’Unione (48). Come affermato dalla Corte in relazione ai membri della Commissione, considerate le alte responsabilità conferite loro, è importante che essi ispirino al massimo rigore il loro comportamento, il che implica, segnatamente, agire in piena indipendenza e nell’interesse generale dell’Unione e far prevalere in ogni momento tale interesse sugli interessi personali (49).

103. Ne consegue che un governatore di una banca centrale, il quale sia colpevole di fatti come quelli contestati al sig. Rimšēvičs nella specie, mostra per questo stesso motivo di non dare più prova dell’indipendenza richiesta per l’espletamento delle sue funzioni.

104. D’altro lato, come indicato correttamente dalla BCE, la nozione di gravi mancanze designa, nelle disposizioni di diritto disciplinare dell’Unione, un comportamento illecito adottato dal titolare di una funzione, il quale rivesta una gravità sufficiente da giustificare che il suo autore venga sollevato dal suo incarico (50).

105. I fatti di corruzione addebitati nella specie al sig. Rimšēvičs, i quali costituirebbero – qualora la loro esistenza fosse dimostrata – una violazione dell’articolo 320, paragrafo 4, del codice penale lettone, rivestono, alla luce dell’importanza fondamentale del principio di indipendenza dei governatori delle banche centrali, una gravità sufficiente da giustificare il sollevamento dall’incarico di un governatore e da costituire pertanto una grave mancanza ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

106. Risulta dalle suesposte considerazioni che se la sussistenza dei fatti contestati al sig. Rimšēvičs venisse dimostrata, si dovrebbe ritenere che le condizioni sancite dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE per sollevarlo dal suo incarico siano soddisfatte. Occorre dunque ora verificare se la Repubblica di Lettonia abbia dimostrato in maniera sufficiente la sussistenza dei fatti da essa addebitati al sig. Rimšēvičs.

c)      Sulle prove richieste al fine di dimostrare che le condizioni per sollevare un governatore dall’incarico sono soddisfatte

107. Come osservato correttamente dalla BCE, la sussistenza di fatti come quelli illustrati dalla Repubblica di Lettonia nella specie dovrebbe essere confermata, in linea di principio, da una sentenza di merito emessa da un organo giurisdizionale indipendente affinché la Corte possa considerare dimostrati tali fatti ai fini dell’applicazione dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE (v. infra, sub 1). In assenza di una siffatta sentenza, la Corte deve disporre di elementi di prova sufficienti a fondare la ferma convinzione che i fatti invocati nei confronti del governatore di cui trattasi si siano verificati (v. infra sub 2).

1)      Sentenza di merito emessa da un organo giurisdizionale indipendente

108. In presenza di una sentenza di merito emessa da un organo giurisdizionale indipendente, la quale confermi la sussistenza dei fatti contestati al governatore di cui trattasi, incomberebbe a quest’ultimo addurre elementi idonei a dimostrare che, a causa di carenze sistemiche o generalizzate riguardanti l’indipendenza del potere giudiziario dello Stato membro interessato, nonché a causa della sua situazione personale, vi siano motivi seri e comprovati di ritenere che il suo diritto a un equo processo sia stato violato e che la sentenza in questione si basi su accertamenti in fatto erronei (51). In assenza di siffatti elementi, la Corte, in conformità al principio della fiducia reciproca nel rispetto, da parte di tutti gli Stati membri, del diritto dell’Unione e dei diritti fondamentali riconosciuti dal medesimo (52), potrebbe considerare dimostrati i fatti la cui esistenza sia attestata dalla sentenza, senza procedere essa stessa ad una valutazione delle prove.

109. Nella specie, i fatti addebitati dal KNAB al sig. Rimšēvičs non sono tuttavia ancora stati oggetto di una sentenza di merito emessa da un organo giurisdizionale indipendente. In tali circostanze, non è necessario interrogarsi sulla questione, sollevata dalla BCE, se, ai fini dell’accertamento di fatti addotti nell’ambito dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, una sentenza di primo grado non ancora definitiva potrebbe essere sufficiente.

110. In ogni caso, nella specie, le misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs dal KNAB tramite la decisione del 19 febbraio 2018 (53) sono effettivamente state oggetto di un ricorso da parte del sig. Rimšēvičs presso il giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga), nonché di una decisione di quest’ultimo resa il 27 febbraio 2018 (54), la quale fa parte degli elementi trasmessi alla Corte. Emerge da tale decisione che il ricorso in questione è stato presentato sulla base dell’articolo 262 del codice di procedura penale lettone, il quale consente la proposizione di un ricorso avverso misure cautelari come quelle di cui al caso di specie con la motivazione che sarebbe impossibile, per la persona interessata, di conformarsi a dette misure (55).

111. Tuttavia, secondo il sig. Rimšēvičs e la BCE, l’esame del giudice investito di un siffatto ricorso verte unicamente sull’adeguatezza e sulla proporzionalità delle misure cautelari in discussione rispetto all’infrazione addotta e all’obiettivo perseguito (vale a dire, ad esempio, il corretto svolgimento dell’indagine o la prevenzione di altri danni), nonché sulla salvaguardia dei diritti fondamentali dell’interessato. Per contro, non verrebbero esaminate la fondatezza degli addebiti formulati nei confronti di quest’ultimo o la sussistenza dei fatti che fondano detti addebiti. I motivi della decisione del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 vertono infatti unicamente sulla fondatezza delle misure cautelari rispetto agli addebiti mossi nei confronti del sig. Rimšēvičs, ma in nessun caso sulla fondatezza di tali addebiti rispetto ad eventuali elementi di prova.

112. È vero che dall’articolo 262, paragrafo 3, del codice di procedura penale lettone risulta che il giudice incaricato di esaminare il ricorso proposto ai sensi di tale disposizione può chiedere la trasmissione di elementi del fascicolo dell’indagine penale, nonché spiegazioni da parte della persona incaricata dell’indagine o da parte dell’autore del ricorso. Inoltre, la decisione del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 contiene la menzione «alla luce degli elementi del fascicolo dell’indagine penale n. (…)» (56). Di conseguenza, non si può escludere che il giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) competente ad esaminare il ricorso in questione abbia visionato elementi di prova provenienti dal fascicolo dell’indagine penale.

113. Cionondimeno, la decisione del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 non menziona alcuna valutazione di elementi di prova né una conferma della sussistenza dei fatti sulla base di tali elementi di prova. La decisione in parola fa infatti unicamente riferimento all’«informazione sui fatti provenienti dai documenti procedurali contenuti nel fascicolo [dell’indagine penale]» (57). Non si può dunque escludere che gli elementi del fascicolo dell’indagine penale trasmessi al giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) siano costituiti unicamente, al pari degli elementi trasmessi alla Corte (58), da documenti procedurali redatti dalle autorità istruttorie e contenenti una descrizione dei fatti, senza alcun elemento di prova idoneo ad attestare la sussistenza di detti fatti.

114. Inoltre, la Repubblica di Lettonia, pur essendo stata esplicitamente interpellata sul punto in udienza, non ha addotto alcun elemento idoneo a confutare le affermazioni del sig. Rimšēvičs e della BCE, secondo le quali il sindacato del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) competente ad esaminare le misure cautelari non ha riguardato la fondatezza degli addebiti formulati nei confronti del sig. Rimšēvičs né la sussistenza dei fatti alla base di tali addebiti. La Repubblica di Lettonia non ha neanche addotto elementi o quantomeno spiegazioni al fine di suffragare la sua posizione, secondo la quale la Corte potrebbe riconoscere che la decisione del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 accerta la sussistenza dei fatti contestati al sig. M. Rimšēvičs ed esimersi pertanto dal procedere essa stessa alla valutazione delle prove e all’accertamento della sussistenza di tali fatti.

115. Tantomeno, la Corte non può fondarsi sulla decisione del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 ai fini dell’accertamento della sussistenza dei fatti addebitati al sig. Rimšēvičs in quanto quest’ultimo sostiene di non avere avuto accesso, al momento di detta decisione e persino fino ad oggi, a prove che consentano di fondare le censure nei suoi confronti. La Repubblica di Lettonia non ha confutato tale affermazione. Pertanto, anche a voler ammettere che il giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) abbia avuto accesso a talune prove del fascicolo dell’indagine penale, non è possibile stabilire se questi le abbia valutate nel corso di un procedimento contraddittorio idoneo a garantire i diritti della difesa del sig. Rimšēvičs.

116. Le misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs sono inoltre state oggetto di una decisione del giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme) il 22 agosto 2018 (59). Tale decisione faceva seguito ad un reclamo, con il quale il sig. Rimšēvičs aveva contestato il modo in cui le autorità lettoni avevano dato seguito all’ordinanza di provvedimenti provvisori del vicepresidente della Corte del 20 luglio 2018, BCE/Lettonia (60). Il giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme) ha accolto parzialmente tale reclamo, rilevando che, stanti le contraddizioni nei termini relativi alle misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs, queste ultime non potevano essere eseguite. A seguito di ciò, le autorità lettoni hanno adottato una nuova decisione che modificava le misure cautelari in questione (61).

117. Orbene, si evince dalla decisione del giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme) del 22 agosto 2018 che il controllo effettuato da quest’ultimo si è parimenti limitato alla possibilità di attuazione delle misure cautelari controverse. Pertanto, quand’anche tale giudice avesse ricevuto documenti provenienti dal fascicolo dell’indagine penale, non risulta che lo stesso abbia effettuato un qualsivoglia controllo della fondatezza delle affermazioni sui fatti formulate nei confronti del sig. Rimšēvičs.

118. In tali circostanze, la Corte non può fondarsi né sulla decisione del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 né su quella del giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme) del 22 agosto 2018 ai fini dell’accertamento della sussistenza dei fatti contestati al sig. Rimšēvičs.

2)      Elementi di prova sufficienti a consentire alla Corte di accertare la sussistenza dei fatti

119. Come sostenuto giustamente dalla BCE, una sentenza di merito emessa da un organo giurisdizionale indipendente non può tuttavia essere il solo mezzo a disposizione di uno Stato membro, nell’ambito di un procedimento ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, per dimostrare la sussistenza dei fatti che giustificano, a suo avviso, il sollevamento dall’incarico del governatore della sua banca centrale.

120. In tal senso, prevedendo la possibilità di sollevare dall’incarico un governatore di una banca centrale in casi rigorosamente definiti, l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE non tutela unicamente l’indipendenza dei governatori delle banche centrali nazionali, bensì anche il buon funzionamento del SEBC e della BCE. In effetti, la circostanza, per un governatore di una banca centrale colpevole di fatti come quelli contestati al sig. Rimšēvičs, di continuare ad espletare le proprie funzioni, a partecipare all’adozione di decisioni e ad avere accesso alle informazioni all’interno della sua banca centrale, del SEBC e del consiglio direttivo della BCE, costituirebbe una minaccia grave per il buon funzionamento di tali istituzioni. Orbene, l’indagine e il procedimento che sfociano nella pronuncia di una sentenza di condanna nel merito da parte di un organo giurisdizionale possono richiedere un considerevole lasso di tempo.

121. Pertanto, al fine di preservare il buon funzionamento del SEBC e della BCE, deve essere possibile sospendere temporaneamente un governatore dalle sue funzioni in attesa dell’esito di un procedimento penale qualora esistano prove idonee a dimostrare, da sole e non soltanto a mezzo di ipotesi, l’esistenza dei fatti addotti. Siffatti elementi di prova devono essere sufficientemente precisi e concordanti per fondare la ferma convinzione nella Corte che tali fatti abbiano effettivamente avuto luogo (62).

122. Ne consegue che, in circostanze eccezionali come quelle fatte valere dalla Repubblica di Lettonia nella specie, la Corte può concludere che i requisiti per il sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale siano soddisfatti se lo Stato membro le sottopone elementi di prova idonei a dimostrare che tale governatore si è reso colpevole di fatti che attestano che egli non soddisfa più le condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

123. Orbene, è giocoforza constatare anzitutto che, nella specie, la Repubblica di Lettonia non ha prodotto siffatti elementi di prova. La Corte non dispone pertanto di alcun elemento che le consentirebbe di verificare la fondatezza delle argomentazioni in fatto formulate dal KNAB in relazione al sig. Rimšēvičs.

124. In tal senso, la Repubblica di Lettonia, in un primo momento, non ha prodotto alcun elemento di prova a sostegno delle sue memorie iniziali nelle cause C‑202/18 e C‑238/18 (63). Pertanto, la Corte le ha chiesto, nel corso dell’udienza comune a dette cause, di presentare entro un termine di otto giorni tutti i documenti necessari per giustificare le misure cautelari imposte al sig. Rimšēvičs (64). Nel formulare la richiesta in parola, la Corte ha insistito in maniera specifica sull’importanza della produzione di tali documenti che dovevano servire da motivazione e da prova della fondatezza della decisione in questione. La Corte ha dunque raccomandato alla Repubblica di Lettonia di scegliere con molta cura i documenti da sottoporle.

125. Successivamente, la Repubblica di Lettonia ha trasmesso alla Corte 44 documenti di circa 270 pagine, contenenti, da un lato, un insieme di documenti processuali relativi alla qualificazione del sig. Rimšēvičs come sospettato, all’imposizione delle misure cautelari nei suoi confronti e alla sua imputazione (65), e, dall’altro, la corrispondenza fra il KNAB, la banca di Lettonia, la BCE, nonché talune autorità tedesche concernente le attività del sig. Rimšēvičs all’interno della BCE e decisioni di quest’ultima relative alla banca a favore della quale il sig. Rimšēvičs avrebbe asseritamente operato. Taluni esemplari piuttosto voluminosi di siffatti documenti sono stati prodotti in duplice copia, nonché in versioni linguistiche diverse.

126. Oltre alle due decisioni dei giudici incaricati del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo già analizzate (66), nonché a semplici documenti amministrativi, i documenti trasmessi dalla Repubblica di Lettonia sono dunque costituiti esclusivamente da documenti redatti da autorità amministrative relativamente al ruolo e ai presunti comportamenti del sig. Rimšēvičs.

127. È vero che tali documenti contengono un elenco degli addebiti e dei capi di accusa formulati dalle autorità lettoni e una descrizione dei fatti contestati al sig. Rimšēvičs. Inoltre, essi consentono alla Corte di ricostruire lo svolgimento degli eventi e delle procedure che hanno avuto luogo in Lettonia dall’arresto del sig. Rimšēvičs il 17 febbraio 2018, nonché la comunicazione fra le autorità istruttorie lettoni, la banca di Lettonia e la BCE, in maniera a tal punto dettagliata da includere le lettere di trasmissione di documenti fra autorità, la nota di un traduttore e diverse richieste di traduzione.

128. Tuttavia, tali documenti non contengono alcun elemento fattuale idoneo a suffragare le affermazioni delle autorità lettoni e a dimostrare, di conseguenza, la sussistenza dei fatti contestati al sig. Rimšēvičs.

129. Secondo la decisione del KNAB del 19 febbraio 2018 relativa alla qualificazione del sig. Rimšēvičs come sospettato (67), gli elementi di prova a sostegno degli addebiti formulati comprendono registrazioni audio e trascrizioni di conversazioni telefoniche, testimonianze, oggetti sequestrati, nonché verbali di ispezione. Va constatato che nessun elemento di prova di questo tipo è stato trasmesso alla Corte.

130. Come osservato correttamente dalla BCE, i documenti prodotti non consentono pertanto affatto di concludere, neanche tramite presunzioni, che i comportamenti contestati al sig. Rimšēvičs, sintetizzati al paragrafo 99 supra, abbiano avuto luogo. Ammesso che esistano mezzi di prova idonei ad attestare la sussistenza dei fatti in parola, tali elementi non figurano fra i documenti trasmessi alla Corte dalla Repubblica di Lettonia.

131. In circostanze del genere, senza che sia neppure necessario determinare i requisiti di ricevibilità delle prove o le modalità della loro valutazione da parte della Corte nell’ambito del procedimento previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, è giocoforza constatare che la Corte non è in grado di verificare se le condizioni, alle quali tale disposizione subordina il sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale siano soddisfatte. In assenza di qualsivoglia elemento di prova, la Corte non può controllare la veridicità degli argomenti in fatto sollevati dalla Repubblica di Lettonia al fine di dimostrare che il sig. Rimšēvičs si è reso colpevole di gravi mancanze e non soddisfa più, pertanto, le condizioni richieste per l’espletamento delle sue funzioni.

132. Come già rilevato dalla Corte in altri settori, l’efficacia del controllo giurisdizionale all’interno dell’ordinamento giuridico dell’Unione implica la comunicazione dei motivi di ciascuna decisione sfavorevole al giudice competente, affinché quest’ultimo possa esercitare pienamente il suo controllo (68). Orbene, l’effettività di siffatto controllo giurisdizionale comporta una verifica dei fatti addotti nell’esposizione dei motivi di una decisione, cosicché il controllo giurisdizionale non si limiti alla valutazione dell’astratta verosimiglianza dei motivi dedotti, ma consista invece nell’accertare se tali motivi siano fondati (69).

133. Pertanto, nella specie, al fine di consentire alla Corte di esercitare il proprio controllo, la Repubblica di Lettonia avrebbe dovuto trasmetterle non solo documenti redatti ai fini dell’indagine e dell’imputazione del sig. Rimšēvičs da parte delle autorità lettoni, ma anche elementi di prova attestanti di per sé il verificarsi dei fatti addotti. La mera esistenza di azioni penali in corso, le quali non siano ancora sfociate in accertamenti di fatto effettuati in una decisione giurisdizionale, non può essere assimilata ad elementi fattuali dimostrati (70).

134. Diversamente che nel caso di fatti accertati da una sentenza di merito emessa da un organo giurisdizionale indipendente (71), la Corte non può infatti accettare come dimostrati fatti il cui verificarsi è affermato unicamente da autorità amministrative. Autorità del genere non beneficiano delle stesse garanzie di indipendenza organica e funzionale dei giudici e non adottano le loro decisioni al termine di un procedimento contraddittorio dotato delle garanzie di un ricorso effettivo (72). Accettare come dimostrati fatti addotti da un’autorità amministrativa senza esercitare un controllo sulla loro sussistenza equivarrebbe dunque a privare i singoli interessati del loro diritto ad un controllo giurisdizionale effettivo e, nella specie, a privare della sua sostanza e del suo effetto utile il mezzo ricorso istituito dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

135. Anche se la Repubblica di Lettonia fa valere, nelle sue memorie, elementi idonei ad attestare una certa indipendenza del KNAB nell’esercizio delle sue funzioni, è pacifico che il KNAB fa parte del potere esecutivo e non può in alcun modo essere assimilato ad un organo giurisdizionale indipendente (73). Non è dimostrato e neppure sostenuto che varrebbe diversamente per l’ufficio del procuratore generale della Repubblica di Lettonia. Quest’ultimo, del resto, come sottolineato dal sig. Rimšēvičs, si è per il momento limitato a formulare un’imputazione, ma non ha ancora chiuso le indagini e rimesso la causa ad un giudice.

136. È giocoforza concludere, dunque, che la Repubblica di Lettonia non ha trasmesso alla Corte gli elementi di prova necessari al fine di giustificare le misure adottate nei confronti del sig. Rimšēvičs.

137. Inoltre, come è già stato indicato, la Repubblica di Lettonia non può far valere la riservatezza degli elementi del fascicolo dell’indagine penale al fine di giustificare la mancata trasmissione alla Corte di prove idonee a suffragare le sue affermazioni relative al sig. Rimšēvičs (74). Oltretutto, in udienza, la Corte ha indicato alla Repubblica di Lettonia che, in altri settori, esiste la possibilità, eccezionale e rigorosamente circoscritta, di non comunicare alla persona di cui trattasi elementi di prova prodotti dinanzi al giudice dell’Unione (75). Analogamente, la BCE ha affermato di essere pronta a rinunciare al suo diritto di accesso al fascicolo se l’integrità dell’indagine penale esigeva un trattamento riservato di eventuali informazioni che la Repubblica di Lettonia avrebbe trasmesso alla Corte. Orbene, la Repubblica di Lettonia non ha dato alcun seguito a tale menzione della possibilità di sollecitare un trattamento riservato di eventuali prove da trasmettere alla Corte né ha tantomeno addotto ragioni imperative idonee a giustificare un siffatto trattamento riservato.

138. Infine, gli articoli da 24 a 30 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, nonché l’articolo 64 del regolamento di procedura mettono effettivamente a disposizione della Corte una vasta serie di misure istruttorie, le quali includono, segnatamente, oltre alla domanda di informazioni e di produzione di documenti, la comparsa personale delle parti, la prova testimoniale o, ancora, l’effettuazione di un sopralluogo. Tuttavia, la Corte non può essere tenuta a ricorrere d’ufficio a dette misure in assenza di qualsiasi offerta di prova o persino di qualsiasi indicazione in tal senso da parte dello Stato membro di cui trattasi. Orbene, nella specie, la Repubblica di Lettonia non ha provveduto a suggerire alla Corte l’utilità di una qualsivoglia misura istruttoria.

139. Inoltre, in sintonia con quanto esposto supra sulla natura del presente ricorso e sul fatto che la parte convenuta è lo Stato membro in questione nel suo complesso (76), la Corte non può neanche rivolgersi direttamente ad enti all’interno di tale Stato membro come, ad esempio, nella specie, il KNAB, al fine di chiedere informazioni direttamente ai medesimi. Perlomeno nell’ambito del procedimento ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, gli enti infrastatali non possono dunque essere assimilati alle istituzioni, agli organi o agli organismi, ai quali la Corte può chiedere tutte le informazioni che reputa necessarie ai sensi dell’articolo 24 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea.

d)      Conclusione intermedia

140. Risulta dalle considerazioni che precedono che i fatti addebitati al sig. Rimšēvičs, qualora la loro sussistenza venisse accertata, sarebbero idonei a dimostrare che le condizioni, alle quali l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE subordina il sollevamento dall’incarico di un governatore di una banca centrale sono soddisfatte.

141. Tuttavia, la Repubblica di Lettonia non ha prodotto alcun elemento di prova idoneo ad attestare la sussistenza di tali fatti. Pertanto, la Corte si trova nell’impossibilità di verificare se le condizioni fissate dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE per sollevare il sig. Rimšēvičs dall’incarico siano soddisfatte.

142. Ne consegue che la Repubblica di Lettonia, sollevando il sig. Rimšēvičs dall’incarico senza dimostrare che le condizioni sancite da detta disposizione erano soddisfatte, ha violato l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE. Il motivo del sig. Rimšēvičs e della BCE relativo alla violazione dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE da parte della Repubblica di Lettonia deve pertanto essere accolto.

2.      Sull’asserita violazione del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea

143. Il sig. Rimšēvičs sostiene che il suo sollevamento dall’incarico di governatore della banca di Lettonia costituisce una violazione dell’immunità di cui egli beneficia in quanto membro del consiglio direttivo della BCE ai sensi del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea, il quale si applica, in forza del suo articolo 22, primo comma, anche alla BCE, nonché ai membri dei suoi organi e al suo personale.

144. In conformità all’articolo 11, lettera a), del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea, i funzionari e altri agenti dell’Unione godono, sul territorio di ciascuno Stato membro, dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese le loro parole e i loro scritti. Anche se tale disposizione si riferisce unicamente ad un’«immunità di giurisdizione» (77), non può escludersi che siffatta immunità venga interpretata, perlomeno in casi che coinvolgono membri del personale di inquadramento superiore, nel senso che essa conferisce parimenti un’immunità dall’azione penale a questi ultimi (78). In considerazione dell’importanza dell’indipendenza dei membri del consiglio direttivo della BCE (79), risulta peraltro coerente che essi non possano essere oggetto di azioni penali che comportino misure come quelle adottate dal KNAB nei confronti del sig. Rimšēvičs, ossia la custodia cautelare o ispezioni (80), senza l’adozione di una decisione di revoca dell’immunità da parte del consiglio direttivo.

145. L’immunità conferita ai membri del consiglio direttivo dal protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea deve esser tenuta distinta dalla protezione nei confronti del sollevamento dall’incarico di cui beneficiano i governatori delle banche centrali nazionali in forza dello statuto del SEBC e della BCE. In tal senso, quando si tratta di sollevare un governatore dall’incarico, la sua indipendenza è garantita dall’articolo 14.2 di detto statuto, il quale prevale, in quanto lex specialis, sulle disposizioni generali del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea. Se i requisiti sanciti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE sono soddisfatti – verifica che, se del caso, spetta alla Corte effettuare – un governatore può essere dunque sollevato dall’incarico senza che sia necessario adottare anche una decisione relativa alla revoca della sua immunità. Di conseguenza, una violazione delle disposizioni del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea non può essere invocata, in quanto tale, nei confronti della decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore nell’ambito di un ricorso fondato sull’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.

146. Tuttavia, l’immunità conferita ai governatori dal protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea li protegge nei confronti delle azioni penali avviate indipendentemente da una decisione di sollevamento dall’incarico, prima della sua adozione (81) o, ancora, nell’ipotesi di revoca di una siffatta decisione a seguito della sua contestazione dinanzi alla Corte. Pertanto, una siffatta immunità potrebbe risultare rilevante nell’ambito di un ricorso concernente la decisione di sollevamento dall’incarico di un governatore qualora le prove prodotte dallo Stato membro di cui trattasi a sostegno della decisione di cui trattasi fossero state ottenute in violazione di tale immunità.

147. Nella specie, senz’altro non è necessario interrogarsi sulla ricevibilità di prove eventualmente ottenute in violazione dell’immunità del sig. Rimšēvičs prima del suo sollevamento dall’incarico, giacché la Repubblica di Lettonia non ha in ogni caso prodotto alcuna prova, cosicché non occorre statuire sulla censura del sig. Rimšēvičs relativa alla violazione del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea.

148. Per contro, l’immunità conferita al sig. Rimšēvičs da detto protocollo potrebbe acquisire nuovamente rilievo nel caso in cui lo stesso venisse reintegrato nelle sue funzioni a seguito di una decisione della Corte che constati che le condizioni per rimuoverlo da tali funzioni non erano soddisfatte.

149. A detto riguardo, è vero che la BCE fa valere che l’immunità conferita al sig. Rimšēvičs dal protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea riguarda unicamente gli atti compiuti nella sua qualità di membro del consiglio della BCE, mentre gli atti contestatigli dalle autorità lettoni sarebbero stati compiuti dal sig. Rimšēvičs nella sua sola qualità di governatore della banca di Lettonia. In tal senso, in particolare, la banca a vantaggio della quale il sig. Rimšēvičs avrebbe asseritamente operato, la Trasta Komercbanka, sarebbe stata soggetta alla vigilanza prudenziale diretta della commissione dei mercati finanziari e di capitali lettone. Pertanto, detta banca non sarebbe stata oggetto di nessuna decisione prudenziale da parte della BCE, ad eccezione della decisione relativa alla revoca della sua autorizzazione adottata nel 2016. Inoltre, tale decisione non sarebbe stata preparata dal consiglio direttivo e sarebbe stata adottata da quest’ultimo solo nell’ambito di una procedura di non obiezione, la quale non esige il consenso espresso da parte dei suoi membri (82).

150. Tuttavia, il consiglio direttivo della BCE, in conformità al regolamento n. 1024/2013 e nonostante l’obiezione della BCE riportata al paragrafo precedente, è quantomeno associato alla vigilanza prudenziale degli enti creditizi come la Trasta Komercbanka ed è incaricato di adottare decisioni relative alla loro autorizzazione. Pertanto, alla luce dei fatti contestati al sig. Rimšēvičs dal KNAB (83), non si può escludere a priori che l’indagine del KNAB, nonché, adesso, l’indagine del procuratore dell’ufficio del procuratore generale della Repubblica di Lettonia, vertano parimenti su atti compiuti dal sig. Rimšēvičs nell’esercizio delle sue funzioni di membro del consiglio direttivo della BCE.

3.      Sull’asserita violazione del diritto lettone

151. Il sig. Rimšēvičs fa valere che il KNAB, imponendogli le misure cautelari controverse con la decisione del 19 febbraio 2018, ha violato la legge relativa alla banca di Lettonia, nonché il codice di procedura penale lettone.

152. Da un lato, il KNAB avrebbe violato la legge relativa alla banca di Lettonia, adottata al fine di trasporre le disposizioni rilevanti del TFUE, poiché essa consentirebbe il sollevamento dall’incarico soltanto in taluni casi ben definiti e unicamente a mezzo di una decisione adottata dal parlamento della Repubblica di Lettonia.

153. Dall’altro, il KNAB avrebbe violato il codice di procedura penale lettone giacché le condizioni alle quali è subordinata l’applicazione di misure cautelari, ossia il rischio che una persona ostacoli l’indagine o commetta altri illeciti, non sarebbero state soddisfatte per quanto riguarda il sig. Rimšēvičs. Il sig. Rimšēvičs avrebbe difatti cooperato attivamente fin dall’inizio con gli inquirenti. Inoltre, nell’ambito delle sue competenze quale governatore della banca di Lettonia, il sig. Rimšēvičs non disporrebbe in ogni caso dei poteri necessari al fine di esercitare, come gli viene addebitato, un’influenza a vantaggio di una certa banca. Infine, l’arresto del sig. Rimšēvičs sarebbe stato illegale, dato che neanche le condizioni, alle quali il codice di procedura penale subordina la facoltà di procedere ad un siffatto arresto sarebbero state soddisfatte.

154. Anzitutto, occorre osservare, ad ogni buon fine, che, nella specie, la Corte è investita unicamente delle misure cautelari imposte dal KNAB al sig. Rimšēvičs con la decisione del 19 febbraio 2018, le quali non comprendono l’arresto di quest’ultimo. Pertanto, la Corte non è chiamata ad esaminare la regolarità dell’arresto del sig. Rimšēvičs (84).

155. Inoltre, le censure relative alla violazione del diritto lettone devono essere respinte senza che sia necessario che la Corte si interroghi sulla loro fondatezza.

156. Infatti, l’ammissibilità del sollevamento dall’incarico di governatore di una banca centrale nazionale deve essere valutata unicamente alla luce del diritto del diritto dell’Unione, e in particolare delle condizioni sancite dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, le quali devono essere interpretate in maniera autonoma al fine di assicurare la loro applicazione uniforme (85).

157. Pertanto, se le condizioni sancite da tali disposizioni sono soddisfatte – circostanza che, se del caso, spetta alla Corte verificare – un governatore di una banca centrale nazionale può essere sollevato dall’incarico indipendentemente da eventuali ulteriori condizioni fissate dal diritto nazionale in relazione ad un siffatto sollevamento. Viceversa, se tali condizioni non sono soddisfatte, un governatore di una banca centrale non può essere sollevato dall’incarico anche se condizioni previste o procedure stabilite dal diritto nazionale a tal fine fossero state rispettate.

158. La questione se un governatore di una banca centrale sia sollevato dall’incarico tramite la procedura «ufficiale» prevista a tal fine dal diritto nazionale di cui trattasi oppure tramite un’altra misura è dunque irrilevante ai fini della valutazione dell’ammissibilità di un siffatto sollevamento dall’incarico alla luce del diritto dell’Unione. Lo stesso vale, a maggior ragione poiché, come indicato in precedenza (86), la nozione di sollevamento dall’incarico ai sensi dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE è una nozione autonoma di diritto dell’Unione, la quale si ricollega non alla forma di una misura o al suo status nel diritto nazionale, bensì al suo contenuto e ai suoi effetti concreti.

159. Inoltre, come è stato parimenti illustrato in precedenza (87), qualora esistano prove sufficienti per dimostrare che i requisiti sostanziali ai quali l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE subordina il sollevamento dall’incarico di un governatore sono soddisfatti, deve essere possibile sospendere temporaneamente un siffatto governatore dal suo incarico in attesa dell’esito di un procedimento penale o dell’esecuzione della procedura «ufficiale» di sollevamento dall’incarico prevista nel diritto nazionale.

160. Risulta dalle considerazioni che precedono che la censura del sig. Rimšēvičs relativa alla violazione della legge sulla banca di Lettonia e del codice di procedura penale lettone è inefficace e deve pertanto essere respinta.

D.      Conclusione intermedia

161. Come indicato in precedenza (88), discende dall’analisi delle presenti cause che la Repubblica di Lettonia non ha prodotto alcun elemento di prova idoneo ad attestare la sussistenza dei fatti contestati al sig. Rimšēvičs. La Corte si trova dunque nell’impossibilità di verificare se i requisiti sanciti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE per sollevare il sig. Rimšēvičs dall’incarico di governatore della banca di Lettonia siano soddisfatti.

162. In tali circostanze, in conformità a quanto osservato supra sulla natura dei presenti ricorsi (89), occorre constatare che la Repubblica di Lettonia, sollevando il sig. Rimšēvičs dall’incarico senza dimostrare che le condizioni sancite dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE erano soddisfatte, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale disposizione.

VI.    Sulle spese

163. Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

164. Risulta dai motivi illustrati supra che la Repubblica di Lettonia è la parte soccombente nelle presenti cause.

165. Inoltre, nella causa C‑238/18, la BCE ha chiesto la condanna della Repubblica di Lettonia alle spese. Pertanto, la Repubblica di Lettonia deve essere condannata a sostenere le proprie spese, nonché le spese della BCE nella causa C‑238/18. Ciò vale parimenti per le spese sostenute nel procedimento sommario sfociato nell’ordinanza del vicepresidente della Corte del 20 luglio 2018 (C‑238/18 R, non pubblicata, EU:C:2018:581), nella quale le spese sono state riservate.

166. Per contro, nella causa C‑202/18, il sig. Rimšēvičs non ha chiesto la condanna della Repubblica di Lettonia alle spese, né la Repubblica di Lettonia ha chiesto la condanna alle spese del sig. Rimšēvičs. Pertanto, in assenza di conclusioni sulle spese, occorre statuire che ciascuna parte sopporta le proprie spese nella causa C‑202/18 (90).

VII. Conclusione

167. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di pronunciarsi nei seguenti termini nella causa C‑202/18:

1)      Vietando al sig. Ilmārs Rimšēvičs di esercitare le funzioni di governatore della Latvijas Banka (banca di Lettonia) con la decisione del Korupcijas novēršanas un apkarošanas birojs (ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione, Lettonia) del 19 febbraio 2018, la Repubblica di Lettonia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 14.2 del protocollo n. 4 sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.

2)      Il sig. Rimšēvičs e la Repubblica di Lettonia sopporteranno ciascuno le proprie spese.

168. Inoltre, propongo alla Corte di pronunciarsi nei seguenti termini nella causa C‑238/18:

1)      Vietando al sig. Rimšēvičs di esercitare le funzioni di governatore della Latvijas Banka (banca di Lettonia) con la decisione del Korupcijas novēršanas un apkarošanas birojs (ufficio per il contrasto e la prevenzione della corruzione, Lettonia) del 19 febbraio 2018, la Repubblica di Lettonia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 14.2 del protocollo n. 4 sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.

2.      La Repubblica di Lettonia sopporta le proprie spese, nonché le spese della Banca centrale europea, comprese quelle del procedimento sommario.


1      Lingua originale: il francese.


2      La Corte, nonché il Tribunale sono inoltre investiti di diverse cause concernenti la revoca dell’autorizzazione della Trasta Komercbanka da parte della Banca centrale europea (BCE) il 3 marzo 2016; v. le cause T‑247/16, Fursin e a./BCE, e T‑698/16, Trasta Komercbanka e a./BCE, pendenti dinanzi al Tribunale, l’ordinanza del Tribunale del 12 settembre 2017, Fursin e a./BCE (T‑247/16, non pubblicata, EU:T:2017:623), nonché le impugnazioni avverso detta ordinanza nelle cause C‑663/17 P, BCE/Trasta Komercbanka e a., C‑665/17 P, Commissione/Trasta Komercbanka e a. e BCE, e C‑669/17 P, Trasta Komercbanka e a./BCE, pendenti dinanzi alla Corte.


3      Protocollo n. 4 sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE), allegato al TUE e al TFUE (GU 2016, C 202, pag. 230).


4      V., segnatamente, articolo 12.1 dello statuto del SEBC e della BCE.


5      V., segnatamente, articolo 26, paragrafo 8, del regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio del 15 ottobre 2013 che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (GU 2013, L 287, pag. 63).


6      V., segnatamente, articolo 119, paragrafi 2 e 3, articolo 127, paragrafo 1, articolo 219, paragrafi 1 e 2, e articolo 282, paragrafo 2, TFUE.


7      Per usare l’espressione dell’avvocato generale Jacobs, l’indipendenza della BCE non è di per sé un fine, ma è intesa a consentire alla BCE di perseguire in maniera efficace l’obiettivo della stabilità dei prezzi; v. conclusioni nella causa Commissione/BCE (C‑11/00, EU:C:2002:556, paragrafo 150). V. parimenti, sul nesso fra indipendenza della BCE e obiettivo di stabilità dei prezzi, il progetto di Trattato recante revisione del Trattato che istituisce la Comunità economica europea ai fini dell’attuazione di una Unione economica e monetaria, comunicazione della Commissione del 21 agosto 1990, Bollettino delle Comunità europee, supplemento 2/91, specialmente pag. 14, 20 e 58.


8      V. paragrafo 31 delle presenti conclusioni.


9      C‑202/18, non pubblicata, EU:C:2018:489.


10      C‑238/18, non pubblicata, EU:C:2018:488.


11      C‑238/18 R, non pubblicata, EU:C:2018:581.


12      Ai sensi dell’articolo 35.5 dello statuto del SEBC e della BCE, come regola generale, una decisione della BCE di portare una controversia dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea è presa dal consiglio direttivo. Per contro, l’articolo 14.2 di detto statuto prevede che il ricorso previsto a tale disposizione possa essere proposto dal governatore interessato o dal consiglio direttivo. Tuttavia, occorre considerare che l’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE si limita a riflettere la competenza interna del consiglio direttivo all’interno della BCE per decidere in ordine alla proposizione di un ricorso, e non intende attribuire il diritto di presentare un ricorso al consiglio direttivo invece che alla BCE nel suo insieme. Pertanto, è corretto che, nella specie, sia la BCE ad avere proposto il ricorso nella causa C‑238/18, indicando al contempo che è il consiglio direttivo ad avere preso la decisione di adire la Corte.


13      V., in tal senso, ordinanza del 5 ottobre 1983, Chatzidakis Nevas/Cassa dei giuristi, Atene (142/83, EU:C:1983:267, punti 3 e 4), e sentenza del 30 giugno 1993, Parlamento/Consiglio e Commissione (C‑181/91 e C‑248/91, EU:C:1993:271, punto 12).


14      Ordinanza del Tribunale del 23 gennaio 1995, Bilanzbuchhalter/Commissione (T‑84/94, EU:T:1995:9, punto 26). Sulla competenza specifica della BCE ad adire la Corte al fine di far dichiarare che una banca centrale nazionale è venuta meno ai suoi obblighi in forza dell’articolo 271, lettera d), TFUE, v. nota 25 delle presenti conclusioni.


15      V., ex multis, sentenze del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 61); del 14 gennaio 2016, Vodafone (C‑395/14, EU:C:2016:9, punto 40), e del 25 gennaio 2018, Commissione/Repubblica ceca (C‑314/16, EU:C:2018:42, punto 47).


16      V. la mia presa di posizione nella causa Pringle (C‑370/12, EU:C:2012:675, paragrafi da 127 a 131), la sentenza del 27 novembre 2012, Pringle (C‑370/12, EU:C:2012:756, punto 135), le mie conclusioni nella causa Inuit Tapiriit Kanatami e a./Parlamento e Consiglio (C‑583/11 P, EU:C:2013:21, paragrafo 32), nonché la sentenza del 3 ottobre 2013, Inuit Tapiriit Kanatami e a./Parlamento e Consiglio (C‑583/11 P, EU:C:2013:625, punti 59 e 70).


17      V., in francese, «[u]n recours contre la décision prise à cet effet peut être introduit» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[t]oute personne (…) peut former (…) un recours contre les actes (…)» (articolo 263, comma 4, TFUE); in neerlandese, «[t]egen een besluit daartoe kan de betrokken president of de Raad van bestuur beroep instellen» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[i]edere natuurlijke of rechtspersoon kan (…) beroep instellen tegen handelingen (…)» (articolo 263, comma 4, TFUE); in tedesco, «[g]egen einen entsprechenden Beschluss kann der betreffende Präsident einer nationalen Zentralbank oder der EZB-Rat (…) den Gerichtshof anrufen» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[j]ede (…) Person kann (…) gegen (…) Handlungen (…) Klage erheben» (articolo 263, comma 4, TFUE); in lettone, «var apstrīdēt šo lēmumu» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs «jebkura […] persona […] var celt prasību par tiesību aktu» (articolo 263, comma 4, TFUE).


18      V. la proposta dei governatori delle banche centrali del 27 novembre 1990, pubblicata in Agence Europe, Europe/Documents, n. 1669/1670, 8 dicembre 1990, pag. 1, 6 del documento PDF (https://www.ecb.europa.eu/ecb/access_to_documents/document/cog_pubaccess/shared/data/ecb.dr.parcg2007_0005draftstatute.en.pdf?c34e41042567a5832ffd2adb7e5baa48), nonché la loro proposta del 26 aprile 1991 (CONF-UEM 1613/91), pag. 1, 12 del documento PDF (https://www.ecb.europa.eu/ecb/access_to_documents/document/cog_pubaccess/shared/data/ecb.dr.parcg2007_0010draftstatute.en.pdf?77031b02df114d03b2da29d4d1ccf33d).


19      Mentre la versione inglese dell’articolo 263, comma 4, TFUE, prevede che «[a]ny natural or legal person may (…) institute proceedings against an act (…)».


20      V. la proposta della presidenza della conferenza intergovernativa sull’Unione economica e monetaria del 28 ottobre 1991 [SN 3738/91 (UEM 82)], pag. 47 del documento PDF (http://ec.europa.eu/dorie/fileDownload.do;jsessionid=Xy2HP92HJVCBrNG02Sws0jJ2QqCrpL968JlDwYGhB2GL1BTJ2Q1V!233738690?docId= 409907&cardId= 409907).


21      V., oltre alle versioni inglesi (paragrafo 46 e nota 19 delle presenti conclusioni), le versioni spagnole: «[e]l gobernador afectado o el Consejo de Gobierno podrán recurrir las decisiones al respecto ante el Tribunal de Justicia» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[t]oda persona (…) podrá interponer recurso (…) contra los actos» (articolo 263, comma 4, TFUE); le versioni italiane: «[u]na decisione in questo senso può essere portata dinanzi alla Corte di giustizia» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[q]ualsiasi persona (…) può proporre (…) un ricorso contro gli atti» (articolo 263, comma 4, TFUE); le versioni portoghesi: «[o] governador em causa ou o Conselho do BCE podem interpor recurso da decisão de demissão para o Tribunal de Justiça» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[q]ualquer pessoa (…) pode interpor (…) recursos contra os atos (…)» (articolo 263, comma 4, TFUE); o, ancora, le versioni danesi: «[e]n afgørelse om afskedigelse kan af den pågældende centralbankchef eller af Styrelsesrådet indbringes for Domstolen» (articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE) vs. «[e]nhver (…) person kan (…) indbringe klage med henblik på prøvelse af retsakter (…)» (articolo 263, comma 4, TFUE).


22      V. Van den Berg, C.C.A., The Making of the Statute of the European System of Central Banks, Amsterdam, 2005, pag. 137 e seguenti (cronaca delle discussioni relative agli articoli 14.1 e 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE, assenza totale di riferimenti a discussioni relative alla natura del ricorso di cui all’articolo 14.2), nonché pag. da 495 a 497 [l’autore elenca ivi tutti i documenti consultati e spiega di avere assistito personalmente alla maggior parte delle discussioni dei gruppi di lavoro (pag. 496)]; inoltre, neanche le copie della pubblicazione dell’Agence Europe, Bulletin quotidien Europe, dei mesi di novembre e dicembre 1991, nelle quali figurano, inter alia, informazioni relative alle discussioni sull’Unione economica e monetaria a livello ministeriale, contengono una qualsivoglia traccia di una discussione concernente il ricorso previsto all’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.


23      Emerge dai dati e dai documenti menzionati ai paragrafi 46 e 48 delle presenti conclusioni che tali elementi sono stati inseriti nelle settimane intercorse fra la conferenza intergovernativa sull’Unione economica e monetaria del 30 ottobre 1991 e l’adozione del Trattato di Maastricht in occasione della conferenza del Consiglio europeo tenutasi dal 9 all’11 dicembre 1991.


24      V., segnatamente, per la Commissione, l’articolo 247 TFUE (i membri possono essere dichiarati dimissionari dalla Corte, su istanza del Consiglio o della Commissione); per la Corte di giustizia dell’Unione europea, l’articolo 6, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea (i membri possono essere rimossi dalle loro funzioni su giudizio unanime dei giudici e degli avvocati generali della Corte); per il comitato esecutivo della BCE, l’articolo 11.4 dello statuto del SEBC e della BCE (i membri possono essere dichiarati dimissionari dalla Corte su istanza del consiglio direttivo o del comitato esecutivo); per la Corte dei conti dell’Unione europea, l’articolo 286, paragrafo 6, TFUE (i membri possono essere destituiti dalle loro funzioni dalla Corte di giustizia su richiesta della Corte dei conti); per il Mediatore europeo, l’articolo 228, paragrafo 2, TFUE (egli può essere dichiarato dimissionario dalla Corte di giustizia, su richiesta del Parlamento europeo).


25      Diversamente da quanto avviene nel caso dei membri del comitato esecutivo della BCE (v. la nota precedente), i quali sono nominati secondo la procedura prevista all’articolo 11 dello statuto del SEBC e della BCE e rientrano dunque nella sfera dell’Unione, la BCE non può dunque chiedere direttamente il sollevamento dalle loro funzioni dei governatori delle banche centrali membri del consiglio della BCE. Qualora la BCE dovesse ritenere che il governatore di una banca centrale nazionale debba essere sollevato dal proprio incarico, sarebbe ipotizzabile che essa ricorra all’articolo 271, lettera d), TFUE, il quale le consente di investire la Corte di un ricorso per inadempimento nei confronti di una banca centrale nazionale qualora ritenga che quest’ultima abbia mancato ad uno degli obblighi ad essa incombenti in virtù dei Trattati.


26      V., a tal riguardo, paragrafi da 151 a 160 delle presenti conclusioni.


27      V. paragrafo 5 delle presenti conclusioni.


28      V. paragrafo 9 delle presenti conclusioni.


29      V. paragrafo 12 delle presenti conclusioni


30      V. paragrafo 5 delle presenti conclusioni.


31      V. paragrafo 57 delle presenti conclusioni.


32      V. a tal riguardo, parimenti, paragrafi da 151 a 160 delle presenti conclusioni.


33      V., oltre alle versioni francese («[u]n gouverneur ne peut être relevé de ses fonctions») e lettone («Tikai tad, ja vadītājs vairs neatbilst nosacījumiem, kas vajadzīgi pienākumu veikšanai, vai ir izdarījis smagu pārkāpumu, viņu var atbrīvot no amata»), ad esempio, la versione inglese («[a] Governor may be relieved from office only»); la versione spagnola («[u]n gobernador sólo podrá ser relevado de su mandato»); la versione italiana («[u]n governatore può essere sollevato dall’incarico solo»); la versione tedesca («[d]er Präsident einer nationalen Zentralbank kann aus seinem Amt nur entlassen werden»); la versione neerlandese («[e]n president kan slechts van zijn ambt worden ontheven»); la versione danese («[e]n centralbankchef kan kun afskediges»); la versione portoghese («[u]m governador só pode ser demitido das suas funções») o, ancora, la versione rumena («[u]n guvernator poate fi eliberat din funcție numai») dell’articolo 14.2 dello statuto del SEBC e della BCE.


34      V., per i membri della Commissione, gli articoli 246 e 247 TFUE; per i membri del comitato esecutivo della BCE, l’articolo 11.4 dello statuto del SEBC e della BCE; per il Mediatore, l’articolo 228, paragrafo 2, secondo comma, TFUE, e, per i membri della Corte dei conti, l’articolo 286, paragrafo 5, TFUE (fermo restando che il paragrafo 6 di questa stessa disposizione si riferisce, per contro, in talune versioni linguistiche, alla destituzione dalle funzioni, al pari dell’articolo 6 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea per quanto attiene ai membri di quest’ultima istituzione).


35      Ordinanza di provvedimenti provvisori del 20 luglio 2018, BCE/Lettonia (C‑238/18 R, non pubblicata, EU:C:2018:581, punto 29).


36      Sull’aspetto particolare dell’immunità conferita ai membri del consiglio direttivo della BCE dal protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea, allegato al TUE e al TFUE (GU 2016, C 202, pag. 266), v. paragrafi da 143 a 150 delle presenti conclusioni.


37      V. paragrafi 119 e seguenti delle presenti conclusioni.


38      V. paragrafo 11 delle presenti conclusioni.


39      V. paragrafo 57 delle presenti conclusioni.


40      Articolo 130 TFUE e articolo 7 dello statuto del SEBC e della BCE.


41      C‑432/04, EU:C:2006:140, paragrafo 70.


42      V. paragrafo 56 e nota 24 delle presenti conclusioni.


43      V., in tal senso, sentenza dell’11 luglio 2006, Commissione/Cresson (C‑432/04, EU:C:2006:455, punti 120 e 121).


44      V. paragrafi 37 e 56 delle presenti conclusioni.


45      V. paragrafo 17 delle presenti conclusioni.


46      V., per una riflessione simile in relazione alle norme di comportamento che devono essere rispettate nell’esercizio delle funzioni dei commissari, conclusioni dell’avvocato generale Geelhoed nella causa Commissione/Cresson (C‑432/04, EU:C:2006:140, paragrafo 78).


47      V. paragrafi 5 e 76 delle presenti conclusioni.


48      V. segnatamente, per i membri della Commissione, articolo 17, paragrafo 3, TUE e articolo 245 TFUE nonché, per i membri della Corte di giustizia dell’Unione europea, articolo 19, paragrafo 2, TUE e articoli 253 e 254 TFUE.


49      Sentenza dell’11 luglio 2006, Commissione/Cresson (C‑432/04, EU:C:2006:455, punto 70).


50      V., segnatamente, per il Mediatore, articolo 228, paragrafo 2, TFUE; per i membri della Commissione, articolo 247 TFUE; per i membri del comitato esecutivo della BCE, articolo 11.4 dello statuto del SEBC e della BCE; per i funzionari e altri agenti dell’Unione, articolo 86, paragrafo 1, dello statuto dei funzionari dell’Unione europea, articoli 9 e 10 del suo allegato IX, e articolo 49 del regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea.


51      V., in tal senso e per analogia, sentenza del 25 luglio 2018, Minister for Justice and Equality (Carenze del sistema giudiziario) (C‑216/18 PPU, EU:C:2018:586, punto 79).


52      V. sentenza del 25 luglio 2018, Minister for Justice and Equality (Carenze del sistema giudiziario) (C‑216/18 PPU, EU:C:2018:586, punti da 35 a 37, e la giurisprudenza ivi citata).


53      V. paragrafo 17 delle presenti conclusioni.


54      V. paragrafo 18 delle presenti conclusioni.


55      V. paragrafo 10 delle presenti conclusioni.


56      Traduzione libera.


57      Traduzione libera.


58      V. subito infra, paragrafi da 125 a 130 delle presenti conclusioni.


59      V. paragrafo 22 delle presenti conclusioni.


60      C‑238/18 R, non pubblicata, EU:C:2018:581; v. paragrafi 21 e 31 delle presenti conclusioni.


61      V. paragrafo 22 delle presenti conclusioni.


62      V., in tal senso e per analogia, sentenza del Tribunale del 16 giugno 2015, FSL e a./Commissione (T‑655/11, EU:T:2015:383, punti 175 e 176, e la giurisprudenza ivi citata).


63      Gli unici elementi prodotti dalla Repubblica di Lettonia con il suo controricorso nella causa C‑238/18 sono un progetto di legge recante modifica della legge relativa alla banca di Lettonia, un parere della BCE del 2 ottobre 2012 relativo ai lavori preparatori e alle modifiche legislative necessarie all’introduzione dell’euro, e una lettera della banca di Lettonia del 13 aprile 2018 relativa alle informazioni necessarie nell’ambito della causa C‑238/18.


64      V. paragrafo 33 delle presenti conclusioni.


65      Ossia decisioni e memorie del KNAB e del procuratore, reclami e memorie dell’avvocato del sig. Rimšēvičs, le decisioni del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 e del giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme) del 22 agosto 2018 (v. paragrafi da 110 a 118 delle presenti conclusioni), nonché documenti relativi all’ordinanza di provvedimenti provvisori del vicepresidente della Corte del 20 luglio 2018 e la sua esecuzione in Lettonia (v. paragrafi 21 e 22 delle presenti conclusioni).


66      Le decisioni del giudice incaricato del controllo del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas rajona tiesa (Tribunale distrettuale di Riga) del 27 febbraio 2018 e del giudice incaricato del rispetto dei diritti dell’uomo della Rīgas pilsētas Vidzemes priekšpilsētas tiesa (Tribunale cittadino di Riga, circoscrizione suburbana di Vidzeme) del 22 agosto 2018 (v. paragrafi da 110 a 118 delle presenti conclusioni).


67      V. paragrafo 17 delle presenti conclusioni.


68      V., segnatamente, sentenze del 15 maggio 1986, Johnston (222/84, EU:C:1986:206, punto 21), e del 3 settembre 2008, Kadi e Al Barakaat International Foundation/Consiglio e Commissione (cause riunite C‑402/05 P e C‑415/05 P, EU:C:2008:461, punti 336 e 337, e la giurisprudenza ivi citata).


69      Sentenza del 18 luglio 2013, Commissione e a./Kadi (cause riunite C‑584/10 P, C‑593/10 P e C‑595/10 P, EU:C:2013:518, punto 119).


70      V., mutatis mutandis, sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 7 ottobre 2009, Y/Commissione (F‑29/08, EU:F:2009:136, punti 74 e 75).


71      V. paragrafo 108 delle presenti conclusioni.


72      V. su tali condizioni, segnatamente, sentenza del 27 febbraio 2018, Associação Sindical dos Juízes Portugueses (C‑64/16, EU:C:2018:117, punti 38, 42, 44 e 45, e la giurisprudenza ivi citata).


73      V. le disposizioni legislative sul KNAB citate al paragrafo 13 delle presenti conclusioni.


74      V. paragrafo 86 delle presenti conclusioni.


75      V. al tal riguardo, segnatamente, sentenza del 18 luglio 2013, Commissione e a./Kadi (cause riunite C‑584/10 P, C‑593/10 P e C‑595/10 P, EU:C:2013:518, punti da 125 a 129), nonché l’articolo 105 del regolamento di procedura del Tribunale del 4 marzo 2015 (GU 2015, L 105, pag. 1), come modificato il 13 luglio 2016 (GU 2016, L 217, pag. 72).


76      V. paragrafo 65 delle presenti conclusioni.


77      Per contro, l’articolo 9 di detto protocollo fa riferimento, in relazione ai membri del Parlamento, ad un’«esenzione da ogni provvedimento di detenzione e da ogni procedimento giudiziario». L’articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea conferisce ai membri del Parlamento un’immunità sostanziale o insindacabilità per le opinioni e i voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni, mentre l’articolo 9 di detto protocollo garantisce un’immunità processuale o improcedibilità contro i procedimenti giudiziari; v., su tale distinzione, sentenze del 21 ottobre 2008, Marra (C‑200/07 e C‑201/07, EU:C:2008:579, punto 24), e del 6 settembre 2011, Patriciello (C‑163/10, EU:C:2011:543, punto 18), nonché le conclusioni dell’avvocato generale Poiares Maduro nelle cause riunite Marra (C‑200/07 e C‑201/07, EU:C:2008:369, paragrafo 13), e le conclusioni dell’avvocato generale Jääskinen nella causa Patriciello (C‑163/10, EU:C:2011:379, paragrafo 3).


78      V., in tal senso, sentenza del Tribunale del 24 ottobre 2018, RQ/Commissione (T‑29/17, EU:T:2018:717, punti da 5 a 12); v. parimenti, sullo stesso contesto, ordinanza del Presidente del Tribunale del 20 luglio 2016, Direttore generale dell’OLAF/Commissione (T‑251/16 R, non pubblicata, EU:T:2016:424, punti da 10 a 16), nonché, in un altro contesto, sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 13 gennaio 2010, A e G/Commissione (F‑124/05 e F‑96/06, EU:F:2010:2, punto 60).


79      V. paragrafi 5, 76 e 101 delle presenti conclusioni.


80      V. paragrafi 16, 17 e 129 delle presenti conclusioni.


81      Non è dunque escluso che il KNAB, prima di avviare la propria indagine sul sig. Rimšēvičs il 15 febbraio 2018, prima di effettuare ispezioni o perlomeno prima di arrestare il sig. Rimšēvičs il 17 febbraio 2018 (v. paragrafo 16 delle presenti conclusioni), avrebbe dovuto sollecitare la revoca dell’immunità di quest’ultimo presso il consiglio direttivo della BCE.


82      In conformità all’articolo 26, paragrafo 8, del regolamento n. 1024/2013 (v. nota 5 delle presenti conclusioni).


83      V. paragrafo 99 delle presenti conclusioni.


84      Il sig. Rimšēvičs indica, senza fornire ulteriori informazioni, che il suo arresto è stato oggetto di un ricorso a livello nazionale, il quale è stato respinto per motivi formali, e che lo stesso sta preparando un ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo per privazione ingiustificata della libertà.


85      V., in tal senso, sentenze del 29 aprile 1982, Pabst & Richarz (17/81, EU:C:1982:129, punto 18); dell’11 luglio 2006, Chacón Navas (C‑13/05, EU:C:2006:456, punto 40), e del 21 dicembre 2016, Associazione Italia Nostra Onlus (C‑444/15, EU:C:2016:978, punto 66).


86      V. paragrafo 77 delle presenti conclusioni.


87      V. paragrafi da 119 a 122 delle presenti conclusioni.


88      V. paragrafi da 140 a 142 delle presenti conclusioni.


89      V. paragrafi da 52 a 68 delle presenti conclusioni.


90      Una parte può effettivamente essere condannata alle spese solo se ne è stata fatta espressa domanda [v. sentenze del 9 giugno 1992, Lestelle/Commissione (C‑30/91 P, EU:C:1992:252, punto 38), e del 29 aprile 2004, Parlamento/Ripa di Meana e a. (C‑470/00 P, EU:C:2004:241, punto 86)]. In mancanza di conclusioni sulle spese, la Corte applica dunque in via analogica, anche nel caso di mancata rinuncia agli atti, il paragrafo 4 dell’articolo 141 («Spese in caso di rinuncia agli atti») del regolamento di procedura, secondo il quale, «[i]n mancanza di conclusioni sulle spese, si dispone la compensazione delle medesime» [v., in relazione all’articolo 69, paragrafo 5, terzo comma, del regolamento di procedura del 19 giugno 1991, sentenza del 6 ottobre 2005, Scott/Commissione (C‑276/03 P, EU:C:2005:590, punto 39); v. anche ordinanza del presidente della Corte del 6 ottobre 2015, Comité d’entreprise SNCM/Commissione (C‑410/15 P(I), EU:C:2015:669, punto 22)].