Language of document : ECLI:EU:T:2019:65

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Seconda Sezione ampliata)

7 febbraio 2019 (*)

«Funzione pubblica – Funzionari – Articolo 42 quater dello Statuto – Collocamento in congedo nell’interesse del servizio – Parità di trattamento – Divieto di discriminazione fondata sull’età – Errore manifesto di valutazione – Diritto di essere ascoltato – Dovere di sollecitudine – Responsabilità»

Nella causa T‑11/17,

RK, ex funzionario del Consiglio dell’Unione europea, rappresentata inizialmente da L. Levi e A. Tymen, successivamente da L. Levi, avvocati,

ricorrente,

contro

Consiglio dell’Unione europea, rappresentato da M. Bauer e R. Meyer, in qualità di agenti,

convenuto,

sostenuto da

Parlamento europeo, rappresentato da A. Troupiotis e J.A. Steele, in qualità di agenti,

interveniente,

avente ad oggetto una domanda, fondata sull’articolo 270 TFUE, diretta, da un lato, all’annullamento della decisione, senza data, del Consiglio di collocare la ricorrente in congedo nell’interesse del servizio sul fondamento dell’articolo 42 quater dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea e, per quanto necessario, della decisione del 27 settembre 2016 con cui è stato respinto il reclamo presentato dalla ricorrente e, dall’altro, al risarcimento del preteso danno subito dalla ricorrente,

IL TRIBUNALE (Seconda Sezione ampliata),

composto da M. Prek, presidente, E. Buttigieg (relatore), F. Schalin, B. Berke e M.J. Costeira, giudici,

cancelliere: G. Predonzani, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 1o giugno 2018,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

I.      Fatti

1        Lo Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto») è stato modificato, in particolare, dal regolamento (UE, Euratom) n. 1023/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013 (GU 2013, L 287, pag. 15).

2        I considerando 1, 3, 7 e 12 del regolamento n.1023/2013 sono così formulati:

«(1)      L’Unione europea e le sue oltre 50 istituzioni e agenzie dovrebbero continuare a dotarsi di un’amministrazione pubblica europea di alta qualità per poter raggiungere i propri obiettivi, attuare le proprie politiche e attività e svolgere le proprie funzioni secondo lo standard più elevato possibile conformemente ai trattati per affrontare le sfide interne ed esterne a cui sarà chiamata a far fronte in futuro nonché servire i cittadini dell’Unione.

(…)

(3)      Tenendo conto delle dimensioni della funzione pubblica europea se rapportate agli obiettivi dell’Unione e alla sua popolazione, è opportuno che una riduzione del personale delle istituzioni e delle agenzie dell’Unione non arrechi pregiudizio allo svolgimento dei loro compiti, mansioni e funzioni conformemente agli obblighi e alle prerogative previsti dai trattati. A questo proposito, è necessaria una maggiore trasparenza per quanto riguarda i costi per il personale sostenuti da ciascuna istituzione e agenzia riguardo a tutte le categorie di personale da esse impiegato.

(…)

(7)      Un obiettivo più ampio dovrebbe essere rappresentato dall’ottimizzazione della gestione delle risorse umane in una funzione pubblica europea caratterizzata da eccellenza, competenza, indipendenza, lealtà, imparzialità e stabilità, nonché dalla diversità culturale e linguistica e da condizioni di assunzione attraenti.

(…)

(12)      Nelle conclusioni dell’8 febbraio 2013 sul quadro finanziario pluriennale il Consiglio europeo ha sottolineato che la necessità di risanare le finanze pubbliche a breve, medio e lungo termine richiede uno sforzo particolare da parte di ogni pubblica amministrazione e del suo personale per migliorare l’efficienza e l’efficacia e adeguarsi al contesto economico in mutamento. Tale richiamo ha ribadito in realtà l’obiettivo della proposta della Commissione del 2011 di modifica dello statuto dei funzionari e del regime applicabile agli altri agenti dell’Unione europea, la quale puntava ad assicurare efficienza in termini di costi e riconosceva che le sfide a cui deve attualmente far fronte l’Unione europea esigono uno sforzo specifico da parte di ciascuna pubblica amministrazione in Europa e di tutto il personale che ne fa parte per migliorare l’efficienza e adeguarsi al contesto socioeconomico in mutamento.(…)».

3        L’articolo 1, punto 24, del regolamento n. 1023/2013 ha previsto l’aggiunta, al capo 2 del titolo III dello Statuto, di una sezione 7, dal titolo «Dispensa dall’impiego nell’interesse del servizio», contenente una sola disposizione, l’articolo 42 quater. Ai sensi di tale disposizione:

«Al più presto cinque anni prima dell’età pensionabile del funzionario, con decisione dell’autorità che il potere di nomina, un funzionario che abbia raggiunto un’anzianità di servizio di almeno dieci anni può essere dispensato dall’impiego nell’interesse del servizio sulla base di esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze all’interno delle istituzioni.

Il numero totale dei funzionari che sono ogni anno collocati in congedo nell’interesse del servizio non può eccedere il 5% del numero totale dei funzionari di tutte le istituzioni collocati a riposo l’anno precedente. Il numero totale così calcolato è ripartito alle singole istituzioni sulla base del rispettivo numero di funzionari al 31 dicembre dell’anno precedente. Il risultato di detta ripartizione è arrotondato per eccesso al numero intero più vicino in ciascuna istituzione.

Il congedo non ha carattere di provvedimento disciplinare.

In linea di principio la durata del congedo copre il periodo fino al raggiungimento dell’età pensionabile da parte del funzionario. Tuttavia, in casi eccezionali, l’autorità che ha il potere di nomina può decidere di porre fine al congedo e di reintegrare il funzionario.

Quando il funzionario dispensato dall’impiego nell’interesse del servizio raggiunge l’età pensionabile, è collocato automaticamente a riposo.

La dispensa dall’impiego nell’interesse del servizio è disciplinata dalle norme seguenti:

a)      un altro funzionario può essere assegnato all’impiego occupato dal funzionario;

b)      un funzionario dispensato dall’impiego nell’interesse del servizio non ha diritto agli scatti o alle promozioni di grado.

Il funzionario così dispensato dall’impiego percepisce un’indennità calcolata ai sensi dell’allegato IV.

Su richiesta del funzionario, l’indennità è assoggettata ai contributi al regime pensionistico, calcolati sulla base della suddetta indennità. In tal caso il periodo di servizio di un funzionario dispensato dall’impiego nell’interesse del servizio è preso in considerazione per il calcolo delle annualità ai sensi dell’articolo 2 dell’allegato VIII.

All’indennità non si applica alcun coefficiente correttore».

4        Il regolamento n. 1023/2013 è entrato in vigore il 1o novembre 2013 e l’articolo 42 quater dello Statuto è applicabile a partire dal 1o gennaio 2014.

5        La ricorrente, RK, è un ex funzionario del Consiglio dell’Unione europea. Ella è entrata in servizio in seno al segretariato generale del Consiglio (in prosieguo: lo «SGC») il 16 marzo 1989 ed è stata nominata in ruolo il 16 settembre 1989. Nel corso della sua carriera, ella è stata assegnata a varie direzioni generali e a vari servizi. Dal 1o aprile 2013 al 30 giugno 2016, ella ha coperto un posto di assistente presso l’unità «Sviluppo del personale» (in prosieguo: l’«USP») in seno alla direzione generale A (Amministrazione).

6        Con la comunicazione al personale n. 71/15, del 23 ottobre 2015 (in prosieguo: la «CP 71/15»), il segretario generale del Consiglio ha fornito informazioni sull’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto da parte dell’istituzione. Ai sensi di tale comunicazione:

«(…) Le istituzioni dell’UE devono costantemente innovare e modernizzarsi, il che implica che i funzionari devono acquisire nuove competenze e aggiornare le loro conoscenze per adeguarsi ai nuovi sviluppi. Tali nuove competenze possono riguardare, ad esempio, nuovi strumenti informatici, nuovi sistemi introdotti per la produzione di documenti del Consiglio europeo/del Consiglio, nuove procedure in materia di appalti pubblici o di audit interno, nuovi metodi di lavoro o nuove modalità di gestione o di organizzazione.

La dispensa dall’impiego nell’interesse del servizio mira a consentire, ai funzionari che provano difficoltà ad acquisire nuove competenze e ad adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro, di essere collocati in congedo prima di aver raggiunto l’età pensionabile. (…)

Per il 2015, cinque (5) possibilità sono disponibili in seno al Consiglio e al Consiglio europeo (…)».

7        Il 12 novembre 2015, la ricorrente ha avuto con la capo unità dell’USP un colloquio nel corso del quale quest’ultima le ha reso nota la sua intenzione di suggerire all’amministrazione di prendere in considerazione il suo collocamento in congedo nell’interesse del servizio, conformemente all’articolo 42 quater dello Statuto.

8        Lo svolgimento e il contenuto di tale colloquio sono sintetizzati in una nota della capo unità dell’USP del 18 novembre 2015, inviata alla direttrice delle risorse umane e dell’amministrazione del personale (in prosieguo: la «direttrice RUAP»). Nel contesto di tale nota, la responsabile dell’USP chiedeva all’amministrazione il collocamento in congedo nell’interesse del servizio della ricorrente, in forza dell’articolo 42 quater dello Statuto.

9        Il 25 novembre 2015, la ricorrente è stata ricevuta dalla direttrice RUAP, in presenza di un funzionario che accompagnava la ricorrente, di un osservatore designato dal comitato del personale e dal capo unità dei consiglieri giuridici dell’amministrazione. Nel corso di tale colloquio, la direttrice RUAP ha esposto alla ricorrente il contesto normativo dell’articolo 42 quater dello Statuto e le ha riassunto le ragioni per le quali ella riteneva che tale disposizione potesse esserle applicata. La ricorrente ha espresso il proprio disaccordo con il provvedimento prospettato.

10      In esito a tale colloquio, in data 25 novembre 2015, la direttrice RUAP ha inviato una nota al direttore generale dell’amministrazione, nella sua qualità di autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN»), raccomandando il collocamento della ricorrente in congedo nell’interesse del servizio sulla base dell’articolo 42 quater dello Statuto, a partire dal 31 dicembre 2015. A tale nota erano allegate la nota della responsabile dell’USP del 18 novembre 2015 e una sommaria cronistoria della carriera della ricorrente.

11      Con nota del 30 novembre 2015, il direttore generale dell’amministrazione ha informato la ricorrente della sua intenzione di collocarla in congedo nell’interesse del servizio invitandola a formulare le sue osservazioni entro un termine di dieci giorni lavorativi.

12      Il 7 dicembre 2015, la ricorrente ha presentato le sue osservazioni scritte, nelle quali ella ha chiesto all’APN di rivedere la sua intenzione di applicarle l’articolo 42 quater dello Statuto e, in ogni caso, di riconsiderare tale applicazione per l’esercizio 2015 al fine di poter disporre di un lasso di tempo sufficiente per prepararsi al collocamento in congedo sotto il profilo finanziario e psicologico.

13      L’8 dicembre 2015, la ricorrente è stata sentita dal direttore generale dell’amministrazione.

14      Con decisione senza data del direttore generale dell’amministrazione nella sua qualità di APN, di cui la ricorrente ha accusato ricevuta il 4 febbraio 2016, quest’ultima è stata collocata in congedo nell’interesse del servizio a far data dal 30 giugno 2016. Le ragioni addotte per l’adozione di tale provvedimento nei confronti della ricorrente erano esposte al punto 10 della detta decisione.

15      In primo luogo, al punto 10, lettera a), della detta decisione, si precisava che l’USP, presso la quale la ricorrente prestava servizio, procedeva all’adeguamento dei suoi metodi di lavoro in linea con le riforme condotte anche negli altri servizi della direzione «Risorse umane e amministrazione del personale». Tale innovazione consisteva principalmente nell’istaurare processi e procedure automatizzati, nell’istituire nuove attività, nel digitalizzare i sistemi di gestione delle funzioni e di altre procedure nonché nell’adottare le soluzioni informatiche interistituzionali applicabili all’insieme dei sistemi di controllo delle risorse umane. Si asseriva che il ritmo di tale innovazione doveva essere mantenuto al fine di rispettare i nuovi orientamenti in materia di risorse umane e di amministrazione del personale introdotti in seno allo SGC.

16      In secondo luogo, al punto 10, lettera b), della detta decisione, veniva precisato che la realizzazione di tali riforme esigeva da parte del personale una competenza adeguata e un certo grado di flessibilità e di adattabilità.

17      [riservato]

18      [riservato]

19      [riservato]

20      [riservato]

21      L’APN precisava altresì che la decisione di cui al precedente punto 14 sarebbe divenuta efficace il 30 giugno 2016 al fine di dare alla ricorrente il tempo necessario per prepararsi al suo collocamento in congedo sotto il profilo psicologico e finanziario.

22      Con nota dell’8 febbraio 2016, la capo unità «Diritti individuali» ha comunicato alla ricorrente informazioni relative ai suoi diritti pecuniari relativi alla dispensa dall’impiego nell’interesse del servizio.

23      Il 29 aprile 2016, la ricorrente ha presentato un reclamo contro la decisione di cui al precedente punto 14 in forza dell’articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto. Tale reclamo è stato respinto con decisione esplicita del segretario generale del Consiglio del 27 settembre 2016.

II.    Procedimento e conclusioni delle parti

24      Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 6 gennaio 2017, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.

25      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 16 gennaio 2017, la ricorrente ha chiesto che le venisse concesso l’anonimato in applicazione dell’articolo 66 del regolamento di procedura del Tribunale. Con decisione del 17 febbraio 2017, il Tribunale ha accolto tale domanda.

26      Il 4 aprile 2017, il Consiglio ha depositato un controricorso.

27      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 5 maggio 2017, il Parlamento europeo ha chiesto di intervenire nella presente causa a sostegno delle conclusioni del Consiglio.

28      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 2 giugno 2017, la ricorrente ha chiesto che talune informazioni contenute nel ricorso e nei suoi allegati fossero oggetto di trattamento riservato nei confronti del Parlamento.

29      Il 14 giugno 2017 la ricorrente ha presentato la sua replica.

30      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 21 giugno 2017, la ricorrente ha chiesto che talune informazioni contenute nella replica e nei suoi allegati fossero oggetto di trattamento riservato nei confronti del Parlamento.

31      Con ordinanza del presidente della Seconda Sezione del Tribunale del 28 giugno 2017, il Parlamento è stato ammesso ad intervenire a sostegno delle conclusioni del Consiglio. Veniva precisato che la comunicazione alla parte interveniente degli atti notificati e, eventualmente, da notificare alle parti principali sarebbe stata limitata ad una versione non riservata e che una decisione sulla fondatezza della domanda di trattamento riservato sarebbe stata, se del caso, presa successivamente alla luce delle obiezioni eventualmente presentate al riguardo.

32      Il Parlamento non ha presentato obiezioni entro il termine impartito sulle domande di trattamento riservato di cui sopra presentate dalla ricorrente.

33      Il 28 luglio 2017, il Consiglio ha presentato la controreplica.

34      Il 18 agosto 2017, il Parlamento ha presentato la sua memoria di intervento.

35      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 21 agosto 2017, la ricorrente ha chiesto che talune informazioni contenute nella controreplica formassero oggetto di trattamento riservato nei confronti del Parlamento. Quest’ultimo non ha presentato obiezioni entro il termine impartito su tale domanda.

36      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale l’11 settembre 2017, il Consiglio ha asserito di non avere osservazioni sulla memoria d’intervento del Parlamento.

37      Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 13 ottobre 2017, la ricorrente ha presentato le proprie osservazioni sulla memoria di intervento del Parlamento.

38      Il 18 ottobre 2017, la cancelleria del Tribunale ha notificato alle parti la chiusura della fase scritta del procedimento.

39      Con lettera del 7 novembre 2017, la ricorrente ha formulato una domanda motivata, ai sensi dell’articolo 106 del regolamento di procedura, al fine di essere sentita nell’ambito della fase orale del procedimento.

40      Su proposta della Seconda Sezione, il Tribunale ha deciso, il 10 aprile 2018, in applicazione dell’articolo 28 del regolamento di procedura, di rimettere la causa dinanzi a un collegio giudicante ampliato.

41      Su proposta del giudice relatore, il Tribunale (Seconda Sezione ampliata) ha deciso di passare alla fase orale del procedimento e, nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento previste dall’articolo 89 del suo regolamento di procedura, ha invitato le parti a rispondere per iscritto a taluni quesiti e a produrre taluni documenti. Le parti hanno dato seguito a tali inviti entro il termine impartito.

42      Le difese orali delle parti e le loro risposte ai quesiti rivolti dal Tribunale sono state sentite all’udienza del 1o giugno 2018.

43      La fase orale del procedimento è stata chiusa con decisione del presidente della Seconda Sezione ampliata del Tribunale del 17 luglio 2018, a seguito del deposito da parte del Consiglio di due serie di documenti richiesti dal Tribunale all’udienza e attraverso una misura di organizzazione del procedimento.

44      La ricorrente conclude che il Tribunale voglia:

–        annullare la decisione di cui al precedente punto 14, e, per quanto necessario, la decisione di rigetto del reclamo del 27 settembre 2016 (in prosieguo: la «decisione di rigetto del reclamo»);

–        condannare il Consiglio al risarcimento dei danni materiali e morali da lei subiti;

–        condannare il Consiglio a farsi carico di tutte le spese.

45      Il Consiglio conclude che il Tribunale voglia:

–        respingere il ricorso;

–        condannare la ricorrente alle spese.

46      Il Parlamento conclude per il rigetto del ricorso.

III. In diritto

A.      Sull’oggetto del ricorso

47      Nell’ambito del primo capo della domanda, la ricorrente chiede l’annullamento della decisione di cui al precedente punto 14 e, «per quanto necessario», l’annullamento della decisione di rigetto del reclamo. Occorre pertanto chiarire il rapporto tra tali due decisioni e determinare, così, l’oggetto del presente ricorso.

48      Si deve ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, il reclamo amministrativo, quale contemplato all’articolo 90, paragrafo 2, dello Statuto, e il suo rigetto, esplicito o implicito, formano parte integrante di un procedimento complesso e costituiscono una semplice condizione preliminare all’adizione del giudice. Di conseguenza, il ricorso, anche se formalmente diretto contro il rigetto del reclamo, ha l’effetto di sottoporre al giudice l’atto recante pregiudizio già oggetto del reclamo stesso (v., in questo senso, sentenza del 17 gennaio 1989, Vainker/Parlamento, 293/87, EU:C:1989:8, punti 7 e 8), salvo il caso in cui il rigetto del reclamo abbia una portata diversa da quella dell’atto contro il quale tale reclamo è stato presentato (sentenza del 25 ottobre 2006, Staboli/Commissione, T‑281/04, EU:T:2006:334, punto 26).

49      Infatti, ogni decisione di rigetto di un reclamo, sia essa implicita o esplicita, si limita, se essa è pura e semplice, a confermare l’atto o l’omissione di cui l’autore del reclamo si duole e non costituisce, presa isolatamente, un atto impugnabile, di modo che le conclusioni dirette contro tale decisione priva di contenuto autonomo rispetto alla decisione iniziale devono essere considerate dirette contro l’atto iniziale (v. sentenza del 19 giugno 2015, Z/Corte di giustizia, T‑88/13 P, EU:T:2015:393, punto 141 e giurisprudenza citata).

50      Una decisione esplicita di rigetto di un reclamo può, tenuto conto del suo contenuto, non avere carattere confermativo dell’atto contestato dal ricorrente. Tale ipotesi ricorre quando la decisione di rigetto del reclamo contiene un riesame della posizione del ricorrente sulla scorta di elementi di fatto o di diritto nuovi, oppure modifica o integra la decisione iniziale. In questi casi, il rigetto del reclamo costituisce un atto soggetto al controllo del giudice, che ne tiene conto nella valutazione della legittimità dell’atto contestato o lo considera un atto lesivo che si sostituisce a quest’ultimo (sentenza del 15 settembre 2017, Skareby/SEAE, T‑585/16, EU:T:2017:613, punto 18).

51      Nella fattispecie, la ricorrente fa valere che la domanda di annullamento della decisione di rigetto del reclamo è ricevibile, poiché tale decisione contiene elementi nuovi rispetto alla decisione di cui al precedente punto 14, senza precisare, tuttavia, quali siano tali elementi. Il Consiglio e il Parlamento non si sono espressi sulla problematica relativa alla definizione dell’oggetto del ricorso e, in via più generale, non hanno contestato la ricevibilità della domanda di annullamento diretta contro le due decisioni menzionate nel primo capo della domanda della ricorrente.

52      A tale riguardo, si deve rilevare, innanzitutto, che il reclamo e il ricorso dinanzi al Tribunale sono stati formulati entro i termini previsti dagli articoli 90 e 91 dello Statuto.

53      Occorre poi rilevare che la decisione di rigetto del reclamo conferma la decisione di cui al precedente punto 14 e la sua motivazione. Inoltre, la decisione di rigetto del reclamo, senza che in essa sia stata riesaminata la situazione della ricorrente in relazione ad elementi di diritto e di fatto nuovi, risponde alle censure da lei sollevate nel reclamo e, in tale occasione, integra la motivazione fornita nella decisione di cui al precedente punto 14. Di conseguenza, si deve ritenere che il solo atto che arreca pregiudizio alla ricorrente sia la decisione di cui al precedente punto 14 (in prosieguo: la «decisione impugnata») e che la legittimità di tale decisione debba essere esaminata prendendo in considerazione anche la motivazione contenuta nella decisione di rigetto del reclamo (v., in questo senso, sentenza del 13 dicembre 2017, HQ/OCVV, T‑592/16, non pubblicata, EU:T:2017:897, punti 20 e 21).

B.      Sulla ricevibilità di taluni documenti depositati dal Consiglio il 6 giugno 2018

54      Si deve ricordare che, all’udienza, il Tribunale ha invitato il Consiglio a produrre, nel termine di una settimana, i documenti citati alle note a piè di pagina nn. 8 e 9 della decisione di rigetto del reclamo. Orbene, il 6 giugno 2018, il Consiglio ha depositato non soltanto i due documenti di cui sopra (allegati E.1 e E.6 dell’atto processuale del 6 giugno 2018), ma anche altri quattro documenti non considerati dalla richiesta del Tribunale (allegati da E.2 a E.5 dell’atto processuale del 6 giugno 2018) e ha esposto il contenuto di tali ultimi documenti ai punti da 4 a 7 dell’atto processuale del 6 giugno 2018. Ne consegue che i documenti contenuti agli allegati da E.2 a E.5 di cui sopra, il documento contenuto nell’allegato E.1 riguardante la riunione dell’USP del 29 gennaio 2015, anch’esso non considerato dalla richiesta del Tribunale, nonché le considerazioni dedicate ai punti da 4 a 7 dell’atto processuale del 6 giugno 2018 sono dichiarati irricevibili a norma dell’articolo 85, paragrafo 3, del regolamento di procedura, in quanto non sono considerati dalla richiesta del Tribunale formulata all’udienza e in quanto il Consiglio non ha fornito alcuna spiegazione quanto al motivo per cui essi non sono stati depositati in precedenza.

C.      Sulla domanda di annullamento

55      A sostegno della sua domanda di annullamento, la ricorrente fa valere quattro motivi, di cui il primo costituisce un’eccezione di illegittimità diretta contro l’articolo 42 quater dello Statuto, il secondo è relativo alla violazione di tale disposizione nonché della CP 71/15, ad errori di fatto e ad errori manifesti di valutazione, il terzo è relativo alla violazione del diritto di essere ascoltato e il quarto è relativo alla violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione.

1.      Sul primo motivo, relativo all’illegittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto

a)      Osservazioni preliminari

56      La ricorrente sostiene che l’articolo 42 quater dello Statuto è illegittimo in quanto viola il principio di uguaglianza in diritto e il principio di non discriminazione in base, in particolare, all’età, sanciti negli articoli 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU 2000, L 303, pag. 16), e nell’articolo 1 quinquies dello Statuto.

57      In tale contesto, la ricorrente sostiene che l’articolo 42 quater dello Statuto, in quanto si applica esplicitamente ai funzionari e agli agenti «[a]l più presto cinque anni prima dell[a loro] età pensionabile», introduce una disparità di trattamento in base all’età quale definita dall’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2000/78. Secondo la ricorrente, tale disparità di trattamento non è oggettivamente e ragionevolmente giustificata da una finalità legittima ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78. Inoltre, anche se si dovesse considerare che l’articolo 42 quater dello Statuto persegue una siffatta finalità legittima, i mezzi utilizzati per conseguirla non sarebbero né appropriati né necessari ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78.

58      Il Consiglio e il Parlamento contestano l’argomentazione della ricorrente e concludono per il rigetto del presente motivo.

59      In via preliminare, occorre determinare le disposizioni alla luce delle quali l’eccezione di illegittimità sollevata dalla ricorrente dev’essere esaminata.

60      Al riguardo, si deve rilevare che il principio di parità di trattamento configura un principio generale del diritto dell’Unione, sancito dall’articolo 20 della Carta dei diritti fondamentali, di cui il principio di non discriminazione sancito all’articolo 21, paragrafo 1, di quest’ultima costituisce un’espressione particolare (sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 29).

61      D’altro canto, l’articolo 51, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali precisa che le disposizioni di quest’ultima si rivolgono, in particolare, alle istituzioni, agli organi e agli organismi dell’Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà.

62      Ne consegue che la legittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto, introdotto nello Statuto del regolamento n. 1023/2013, dev’essere valutata alla luce della norma preminente costituita dall’articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali, considerato dall’argomentazione della ricorrente, che vieta qualsiasi discriminazione fondata, in particolare, sull’età.

63      Per quanto riguarda il riferimento da parte della ricorrente alla direttiva 2000/78, si devono riportare, in via preliminare, le disposizioni pertinenti di quest’ultima.

64      L’articolo 1 della direttiva 2000/78, intitolato «Obiettivo», prevede:

«La presente direttiva mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento».

65      L’articolo 2 della direttiva 2000/78, dal titolo «Nozione di discriminazione», dispone, al primo e secondo paragrafo:

«1. Ai fini della presente direttiva, per “principio della parità di trattamento” si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata su uno dei motivi di cui all’articolo 1.

2. Ai fini del paragrafo 1:

a)      sussiste discriminazione diretta quando, sulla base di uno qualsiasi dei motivi di cui all’articolo 1, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga;

b)      sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una posizione di particolare svantaggio le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di un particolare handicap, le persone di una particolare età o di una particolare tendenza sessuale, rispetto ad altre persone, a meno che:

i)      tale disposizione, tale criterio o tale prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari; (…)».

66      L’articolo 6 della direttiva 2000/78, dal titolo «Giustificazione delle disparità di trattamento collegate all’età», prevede, al suo primo paragrafo:

«Fatto salvo l’articolo 2, paragrafo 2, gli Stati membri possono prevedere che le disparità di trattamento in ragione dell’età non costituiscano discriminazione laddove esse siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate, nell’ambito del diritto nazionale, da una finalità legittima, compresi giustificati obiettivi di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale, e i mezzi per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari.

Tali disparità di trattamento possono comprendere in particolare:

a)      la definizione di condizioni speciali di accesso all’occupazione e alla formazione professionale, di occupazione e di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento e di retribuzione, per i giovani, i lavoratori anziani e i lavoratori con persone a carico, onde favorire l’inserimento professionale o assicurare la protezione degli stessi;

b)      la fissazione di condizioni minime di età, di esperienza professionale o di anzianità di lavoro per l’accesso all’occupazione o a taluni vantaggi connessi all’occupazione;

c)      la fissazione di un’età massima per l’assunzione basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione o la necessità di un ragionevole periodo di lavoro prima del pensionamento».

67      Occorre poi ricordare che dall’articolo 288, terzo comma, TFUE risulta che le direttive vincolano gli Stati membri che ne sono destinatari quanto al risultato da raggiungere. Ne consegue che la direttiva 2000/78, così come viene del resto precisato al suo articolo 21, è rivolta agli Stati membri e non alle istituzioni. Di conseguenza, le disposizioni di tale direttiva non possono costituire, in quanto tali, una fonte di obblighi incombenti alle istituzioni nell’esercizio dei loro poteri legislativi o decisionali (v., in questo senso e per analogia, sentenze del 9 settembre 2003, Rinke, C‑25/02, EU:C:2003:435, punto 24, e del 21 maggio 2008, Belfass/Consiglio, T‑495/04, EU:T:2008:160, punto 43), e non possono neppure, in quanto tali, fondare un’eccezione di illegittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto (v., in questo senso, sentenza del 21 settembre 2011, Adjemian e a./Commissione, T‑325/09 P, EU:T:2011:506, punto 52).

68      Tuttavia, anche se la direttiva 2000/78 non può, in quanto tale, essere fonte di obblighi per le istituzioni dell’Unione, nell’esercizio dei loro poteri legislativi o decisionali al fine di disciplinare i rapporti di lavoro tra loro stesse e i membri del loro personale, non è meno vero che le norme o i principi sanciti da tale direttiva o da essa risultanti possono essere fatti valere contro tali istituzioni qualora appaiano, a loro volta, come la semplice espressione specifica di norme fondamentali dei Trattati e dei principi generali che si impongono direttamente alle dette istituzioni (v., in questo senso, sentenza del 14 dicembre 2016, Todorova Androva/Consiglio e a., T‑366/15 P, non pubblicata, EU:T:2016:729, punto 34 e giurisprudenza citata).

69      La Corte ha già riconosciuto che la direttiva 2000/78 concretizza, nel settore dell’occupazione e del lavoro, il principio di non discriminazione in base all’età che costituisce un principio generale del diritto dell’Unione (v., in questo senso, sentenza del 13 novembre 2014, Vital Pérez, C‑416/13, EU:C:2014:2371, punto 24 e giurisprudenza citata).

70      Ne consegue che, anche se le disposizioni della direttiva 2000/78 non possono fondare, in quanto tali, l’eccezione di illegittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto, esse possono costituire una fonte di ispirazione per la determinazione degli obblighi del legislatore dell’Unione nell’ambito della funzione pubblica dell’Unione, tenendo conto, nel contempo, delle specificità di quest’ultima. È in questo modo che il Tribunale terrà conto, nella fattispecie, della direttiva 2000/78.

71      Per quanto riguarda il riferimento da parte della ricorrente all’articolo 1 quinquies dello Statuto, si deve ricordare che tale disposizione prevede il divieto di ogni discriminazione, in particolare di quella fondata sull’età, nell’applicazione dello Statuto. Tale disposizione è stata inserita nello Statuto dal regolamento (CE, Euratom) n. 723/2004 del Consiglio, del 22 marzo 2004, che modifica lo Statuto dei funzionari delle Comunità europee nonché il regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità (GU 2004, L 124, pag. 1).

72      Dato che l’articolo 1 quinquies dello Statuto figura nello stesso atto, di natura regolamentare, in cui si trova l’articolo 42 quater dello Statuto, e cioè nello Statuto, e si pone allo stesso livello di quest’ultima disposizione nella gerarchia delle norme, esso non costituisce una norma alla luce della quale possa essere valutata la legittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto. Del resto, la ricorrente ha chiarito che il riferimento all’articolo 1 quinquies dello Statuto era stato fatto solo in quanto tale disposizione sancisce il principio generale di uguaglianza in diritto e il principio di non discriminazione in ragione, in particolare, dell’età.

73      Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre concludere nel senso che la legittimità dell’articolo 42 quater dello Statuto va valutata alla luce dell’articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali tenendo conto, nel contempo, nei limiti esposti al precedente punto 70, della direttiva 2000/78.

74      Come si è già rilevato (v. precedente punto 60), l’articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali enuncia il principio di non discriminazione, il quale costituisce un’espressione particolare del principio di parità di trattamento, sancito all’articolo 20 di quest’ultima.

75      Secondo una giurisprudenza costante della Corte di giustizia, il principio di parità di trattamento impone che situazioni paragonabili non siano trattate in maniera diversa e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, a meno che tale trattamento non sia obiettivamente giustificato (v. sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 30 e giurisprudenza citata).

76      Occorre verificare, in un primo tempo, se l’articolo 42 quater dello Statuto introduca una disparità di trattamento fondata sull’età e, in un secondo tempo, in caso affermativo, se tale disparità di trattamento sia tuttavia conforme all’articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali in quanto risponde ai criteri enunciati all’articolo 52, paragrafo 1, di quest’ultima (v., in questo senso, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 35).

b)      Sull’esistenza di una disparità di trattamento fondata sull’età

77      Si deve ricordare che l’articolo 42 quater dello Statuto si applica «[a]l più presto cinque anni prima dell’età pensionabile» dei funzionari interessati. Il Consiglio ha precisato che tale disposizione è applicabile a funzionari di età compresa in una forcella tra 55 e quasi 66 anni. Dal contesto normativo applicabile e dalle spiegazioni fornite dal Consiglio nell’ambito della sua risposta scritta ad un quesito del Tribunale risulta che tale forcella di età è determinata sulla base del ragionamento che segue.

78      Per quanto riguarda i funzionari entrati in servizio prima del 1o gennaio 2014, occorre prendere in considerazione l’articolo 22, paragrafo 1, quinto comma, dell’allegato XIII dello Statuto, che dispone:

«Per il funzionario in attività di servizio anteriormente al 1o gennaio 2014, l’età da prendere in considerazione per tutti i riferimenti all’età pensionabile che figurano nel presente statuto è determinata conformemente alle disposizioni che precedono, salvo disposizione contraria del presente statuto».

79      Tale età pensionabile varia tra 60 e 65 anni a seconda dell’età del funzionario alla data del 1o maggio 2014, come risulta dal contenuto dei primi quattro commi dell’articolo 22, paragrafo 1, dell’allegato XIII dello Statuto.

80      Per quanto riguarda i funzionari entrati in servizio dopo il 1o gennaio 2014, l’età pensionabile è fissata in 66 anni in forza dell’articolo 52, primo comma, lettera a), dello Statuto.

81      Ne consegue che, potendo essere applicato ai funzionari con 10 anni di anzianità e che si trovano, al più presto, a cinque anni dall’età pensionabile, il collocamento in congedo nell’interesse del servizio riguarda potenzialmente i funzionari di età compresa tra 55 anni (per coloro che avevano 60 anni e più al 1o maggio 2014 e la cui età pensionabile era quindi fissata in 60 anni) e 66 anni (per coloro che sono stati assunti dopo il 1o gennaio 2014 e la cui età pensionabile è stata quindi fissata in 66 anni).

82      Poiché l’articolo 42 quater dello Statuto si applica unicamente ai funzionari di età compresa in una forcella tra 55 anni e 66 anni e non si applica ai funzionari più giovani che non rientrano nella forcella di età di cui sopra, tale disposizione istituisce una disparità di trattamento fondata sull’età.

83      Si deve rilevare che il Consiglio esprime dubbi sulla questione se l’articolo 42 quater dello Statuto possa rientrare nella nozione di discriminazione ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2000/78, in quanto non si riferisce ad una «particolare età», ma all’età pensionabile dei funzionari interessati che può variare. Si tratterebbe, pertanto, di una misura di accompagnamento al pensionamento destinata ad attenuare l’«effetto ghigliottina» di tale pensionamento e non a discriminare in relazione ad un’età precisa rispetto ad un’altra. Per suffragare tale ragionamento, il Consiglio rileva altresì che l’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto è soggetta ad una seconda condizione indipendente dall’età, quella dell’esistenza di un’anzianità di almeno dieci anni.

84      Tale argomentazione del Consiglio riguarda la giustificazione della disparità di trattamento fondata sull’età, che è presente nell’articolo 42 quater dello Statuto, e non rimette in discussione l’esistenza di tale disparità di trattamento. Nei limiti in cui riguarda unicamente i funzionari rientranti in una forcella di età particolare, chiaramente individuata, tale disposizione introduce una disparità di trattamento fondata direttamente sull’età, nonostante la circostanza che la forcella di età di cui sopra sia determinata in relazione all’età pensionabile dei funzionari interessati. La questione se tale disparità di trattamento costituisca una discriminazione vietata dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali costituisce una questione distinta da quella relativa all’esistenza di una disparità di trattamento.

85      Inoltre, sempre in risposta all’argomentazione del Consiglio esposta al precedente punto 83, si deve constatare che il fatto che l’articolo 42 quater dello Statuto preveda altre condizioni non legate all’età, come quella relativa all’anzianità dei funzionari interessati e quella relativa all’esistenza «di esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze», non cancella il fatto che, qualora ricorrano tali condizioni, i funzionari che rientrano nella forcella di età in questione sono trattati in maniera diversa rispetto ai funzionari non rientranti in tale forcella.

86      Secondo la giurisprudenza, per poter imputare al legislatore dell’Unione una violazione del principio di parità di trattamento, occorre che esso abbia trattato in modo diverso situazioni analoghe, causando con ciò un pregiudizio a talune persone rispetto ad altre (v. sentenza del 16 dicembre 2008, Arcelor Atlantique et Lorraine e a., C‑127/07, EU:C:2008:728, punto 39 e giurisprudenza citata). Da tale giurisprudenza risulta che occorre verificare, nella fattispecie, se la disparità di trattamento fondata sull’età, istituita dall’articolo 42 quater dello Statuto, comporti uno svantaggio per i funzionari che rientrano nella forcella di età in questione rispetto a quelli che non vi rientrano (v., in questo senso, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 33).

87      Nella fattispecie, i funzionari di età compresa nella forcella in questione e, pertanto, potenzialmente soggetti al provvedimento previsto dall’articolo 42 quater dello Statuto possono vedersi imporre, contro la loro volontà, un mutamento della loro posizione amministrativa in quanto cessano di essere in «attività di servizio» ai sensi dell’articolo 36 dello Statuto e si vedono collocati in «congedo nell’interesse del servizio». Inoltre, tali funzionari cessano di beneficiare di una progressione della loro carriera dato che, in forza dell’articolo 42 quater, sesto comma, lettera b), dello Statuto, cessano di partecipare all’avanzamento di scatto e alla promozione di grado.

88      I funzionari non soggetti all’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto non subiscono svantaggi del genere sul piano della loro carriera.

89      Inoltre, i funzionari collocati in congedo nell’interesse del servizio subiscono incontestabilmente una riduzione dei loro redditi da lavoro risultante, in particolare, dal fatto che essi cessano di percepire lo stipendio base, che viene sostituito da un’indennità prevista al settimo comma dell’articolo 42 quater dello Statuto. In forza di tale disposizione, tale indennità viene calcolata conformemente all’allegato IV dello Statuto, il che significa che i funzionari collocati in congedo nell’interesse del servizio percepiscono durante i primi tre mesi di applicazione del provvedimento un’indennità mensile pari al loro stipendio base, dal quarto al sesto mese di applicazione del provvedimento un’indennità mensile pari all’85% dello stipendio base e dal settimo mese sino al termine del congedo, ossia sino al compimento dell’età pensionabile, un’indennità mensile pari al 70% dello stipendio base. Ai sensi del nono comma dell’articolo 42 quater dello Statuto, nessun coefficiente correttore è applicato a tale indennità. Inoltre, il pregiudizio pecuniario di cui sopra è potenzialmente aggravato dalla circostanza che i funzionari interessati cessano di partecipare all’avanzamento di scatto e alla promozione di grado, come è già stato rilevato.

90      I funzionari che non rientrano nella forcella di età di cui trattasi e che, di conseguenza, non sono soggetti all’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto, non subiscono gli svantaggi pecuniari individuati al precedente punto 89.

91      Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve concludere che l’articolo 42 quater dello Statuto introduce una disparità di trattamento fondata sull’età.

c)      Sul rispetto dei criteri enunciati all’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali

92      Ai termini dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali, eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti da quest’ultima devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

93      Nella fattispecie, si deve constatare che la disparità di trattamento fondata sull’età, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, è prevista dalla «legge» ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali, in quanto tale disposizione trova la sua origine nel regolamento n. 1023/2013 (v., in questo senso, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 37).

94      Inoltre, occorre constatare che la disparità di trattamento di cui sopra verte su una questione di portata limitata nell’ambito della funzione pubblica dell’Unione, quella del collocamento in congedo nell’interesse del servizio di taluni funzionari che soddisfano un certo numero di requisiti, tra i quali quello relativo all’età. Di conseguenza, tale disparità di trattamento «rispetta il contenuto essenziale» del principio di non discriminazione ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali (v., in questo senso, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 38 e giurisprudenza citata).

95      Per corroborare tale conclusione, si deve rilevare che l’articolo 42 quater, secondo comma, dello Statuto prevede che il numero annuale totale dei funzionari collocati in congedo nell’interesse del servizio non può eccedere il 5% del numero totale dei funzionari di tutte le istituzioni collocati a riposo l’anno precedente. Risulta pertanto che, tenuto conto di tale massimale e dei requisiti di applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto, previsti al primo comma di tale disposizione, il numero annuale di funzionari che possono essere collocati in congedo nell’interesse del servizio è molto limitato, come risulta anche dalle risposte scritte del Consiglio e del Parlamento ad un quesito posto dal Tribunale. A mo’ di esempio, il Consiglio ha precisato che, nel suo interno, quattro funzionari sono stati collocati in congedo nell’interesse del servizio nel corso di ciascuno degli anni dal 2015 al 2017 su un totale di 2 757 funzionari in servizio presso il Consiglio al 31 dicembre 2017.

96      Il Tribunale esaminerà la questione se le due restanti condizioni, previste dall’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali, che permettono di giustificare la disparità di trattamento fondata sull’età istituita dall’articolo 42 quater dello Statuto, ricorrano nel caso di specie. Tali condizioni sono quella relativa all’esistenza di una finalità di interesse generale riconosciuta dall’Unione a cui la disparità di trattamento risponda e quella relativa alla proporzionalità.

1)      Sulla questione se la disparità di trattamento fondata sull’età, istituita dall’articolo 42 quater dello Statuto, risponda ad una finalità di interesse generale riconosciuta dall’Unione

97      Il Consiglio, sostenuto dal Parlamento, fa valere, in sostanza, che la disparità di trattamento fondata sull’età, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, persegue tre finalità di interesse generale nell’ambito della politica del personale. In primo luogo, tale disparità di trattamento perseguirebbe la finalità di ottimizzare l’investimento delle istituzioni relativo alla formazione professionale permettendo loro di concentrare tale investimento sui funzionari aventi davanti ancora un periodo di servizio ragionevole prima del pensionamento. In secondo luogo, la disparità di trattamento di cui sopra perseguirebbe la finalità di accompagnamento dei funzionari prossimi alla pensione che non riescano ad acquisire nuove competenze né ad adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro delle istituzioni. In terzo luogo, tale disparità di trattamento perseguirebbe, in sostanza, la finalità di mantenere una struttura di età equilibrata tra giovani funzionari e funzionari più anziani, la quale favorirebbe, a sua volta, l’assunzione e la promozione dei detti giovani funzionari, lo scambio di esperienze e l’innovazione nonché la diversificazione geografica.

98      La ricorrente contesta l’esistenza delle tre finalità di cui sopra. Ella sostiene che la sola finalità perseguita dall’articolo 42 quater dello Statuto è quella di ridurre i costi e gli organici delle istituzioni «sbarazzandosi» dei funzionari che si trovano più vicini alla pensione e che beneficino di una retribuzione elevata. Orbene, tale finalità non costituirebbe una finalità legittima «di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale» ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78, tale da giustificare la disparità di trattamento fondata sull’età istituita dall’articolo 42 quater dello Statuto.

99      In primo luogo, occorre verificare l’esistenza delle finalità fatte valere dalle istituzioni. Al riguardo, occorre tener conto delle disposizioni dell’articolo 42 quater dello Statuto, e, se del caso, del suo contesto generale che permette l’individuazione della finalità sottesa alla disparità di trattamento fondata sull’età, istituita da quest’ultimo (v., per analogia, sentenze del 16 ottobre 2007, Palacios de la Villa, C‑411/05, EU:C:2007:604, punti 56 e 57; del 21 luglio 2011, Fuchs et Köhler, C‑159/10 e C‑160/10, EU:C:2011:508, punto 39, e del 6 novembre 2012, Commissione/Ungheria, C‑286/12, EU:C:2012:687, punto 58).

100    Per quanto riguarda la prima finalità fatta valere, quella dell’ottimizzazione dell’investimento relativo alla formazione professionale, occorre rilevare, innanzitutto, che l’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto è soggetta alla condizione dell’esistenza di «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze». Il riferimento all’«acquisizione di nuove competenze» dimostra il rapporto tra la disposizione di cui sopra e la formazione professionale.

101    Risulta poi dal fascicolo e, in particolare, dalle conclusioni del Consiglio europeo del 7 e dell’8 febbraio 2013, che il regolamento n. 1023/2013 e, di conseguenza, l’articolo 42 quater dello Statuto sono stati adottati in un contesto di rigore di bilancio dell’amministrazione pubblica europea, di volontà da parte degli Stati membri di miglioramento della sua efficienza e del suo rendimento e di riduzione progressiva degli organici delle istituzioni, nella misura del 5% per il periodo 2013‑2017.

102    Inoltre, occorre ricordare che le considerazioni contenute nei considerando 1, 3, 7, e 12 del regolamento n. 1023/2013 fanno riferimento, in primo luogo, all’esigenza per l’Unione di continuare a disporre di un’amministrazione pubblica di qualità elevata (considerando 1) che sia in grado di eseguire i compiti conferiti alle istituzioni in un contesto di riduzione degli organici (considerando 3), in secondo luogo, all’esigenza di ottimizzazione della gestione delle risorse umane (considerando 7) e, in terzo luogo, rinviando nel contempo alle conclusioni di cui sopra del Consiglio europeo, all’esigenza di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza, all’esigenza di adeguamento all’evoluzione del contesto economico e allo sforzo di assicurare efficienza in termini di costi (considerando 12).

103    I considerando di cui sopra del regolamento n. 1023/2013 dimostrano la volontà del legislatore dell’Unione di perseguire la finalità di gestione efficace delle spese relative all’amministrazione pubblica europea in materia di efficienza in termini di costi, permettendo così il mantenimento del livello di qualità elevata di tale amministrazione e permettendo, in ultima analisi, all’Unione di realizzare i suoi obiettivi, di attuare le sue politiche e di adempiere le sue funzioni in un contesto di rigore di bilancio e di riduzione degli organici delle istituzioni. Alla luce di tale constatazione e delle considerazioni svolte al precedente punto 100, si deve concludere che si trova comprovata l’esistenza della finalità di ottimizzazione dell’investimento dedicato alla formazione professionale dei funzionari, perseguita dal legislatore dell’Unione tramite la disparità di trattamento fondata sull’età istituita dall’articolo 42 quater dello Statuto.

104    In secondo luogo, senza che occorra accertare l’esistenza delle altre due finalità fatte valere dalle istituzioni, si deve verificare se la prima finalità fatta valere, la cui esistenza è stata dimostrata, costituisca una finalità «di interesse generale riconosciuta (…) dall’Unione» ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali.

105    La prima finalità fatta valere riguarda, in sostanza, la buona gestione del denaro pubblico sotto il profilo dell’efficienza in termini di costi, in un contesto di rigore di bilancio e di riduzione degli organici delle istituzioni. A tal riguardo, si deve rilevare che, in forza dell’articolo 310, paragrafo 5, TFUE, il bilancio dell’Unione è eseguito in conformità del principio di sana gestione finanziaria. Inoltre, l’articolo 30, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell’Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio (GU 2012, L 298, pag. 1), prevede che gli stanziamenti sono utilizzati secondo il principio di sana gestione finanziaria, vale a dire secondo i principi di economia, efficienza ed efficacia. L’articolo 30, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento n. 966/2012 precisa che il principio di efficienza mira al miglior rapporto tra i mezzi impiegati e i risultati conseguiti. Risulta da tali disposizioni che la finalità del legislatore dell’Unione di garantire, mediante un diverso trattamento in base all’età introdotto dall’articolo 42 quater dello Statuto, l’ottimizzazione delle spese delle istituzioni in materia di formazione professionale, costituisce una finalità «di interesse generale riconosciuta dall’Unione».

106    Inoltre, riguardando la politica di formazione professionale delle istituzioni, la prima finalità fatta valere si inserisce nell’ambito di applicazione dell’articolo 6, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 2000/78, che menziona, tra le finalità legittime che possono giustificare disparità di trattamento fondate sull’età introdotte da misure nazionali, quella relativa alla formazione professionale. Ne consegue che, anche sul fondamento della direttiva di cui sopra, la quale costituisce una fonte di ispirazione per la determinazione degli obblighi del legislatore dell’Unione nel caso di specie (v. precedente punto 70), la prima finalità fatta valere costituisce una finalità «di interesse generale riconosciuta dall’Unione» ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali (v., per analogia, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punti 42 e 43).

107    Tenuto conto delle considerazioni che precedono, si deve concludere che la disparità di trattamento fondata sull’età, istituita dall’articolo 42 quater dello Statuto, risponde ad almeno una finalità di interesse generale riconosciuta dall’Unione ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali.

108    Tale conclusione non è rimessa in discussione dall’argomentazione della ricorrente esposta al precedente punto 98. Infatti, indipendentemente dalla questione, sollevata da tale argomentazione, di stabilire se la finalità di riduzione dei costi e degli organici delle istituzioni possa costituire, in quanto tale, una finalità di interesse generale riconosciuta dall’Unione, si deve necessariamente constatare che la ricorrente non dimostra che essa costituisca la sola finalità perseguita dall’articolo 42 quater dello Statuto. A tal riguardo, occorre ricordare che l’esistenza di almeno un’altra finalità legittima perseguita dal legislatore dell’Unione, nella fattispecie la finalità di ottimizzazione dell’investimento dedicato alla formazione professionale dei funzionari, è stata dimostrata.

109    Poiché la disparità di trattamento fondata sull’età, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, risponde ad almeno un obiettivo di interesse generale riconosciuto dall’Unione, occorre verificare se tale disparità di trattamento rispetti il principio di proporzionalità ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali (v., in questo senso, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 39).

2)      Sulla proporzionalità

110    L’esame della proporzionalità della disparità di trattamento fondata sull’età, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, comporta che venga verificato se tale disparità di trattamento sia appropriata per conseguire la finalità perseguita e se essa non ecceda quanto necessario a tal fine (v., in questo senso, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 44).

111    A questo proposito, per analogia con l’ampio margine di discrezionalità riconosciuto al legislatore nazionale per quanto riguarda la definizione delle misure atte a realizzare una determinata finalità in materia di politica sociale e occupazione (sentenze del 16 ottobre 2007, Palacios de la Villa, C‑411/05, EU:C:2007:604, punto 68; del 5 marzo 2009, Age Concern England, C‑388/07, EU:C:2009:128, punto 51, e del 9 settembre 2015, Unland, C‑20/13, EU:C:2015:561, punto 57), occorre riconoscere al legislatore dell’Unione un’ampia discrezionalità nella definizione delle misure atte a realizzare una finalità di interesse generale nell’ambito della politica del personale. Tenuto conto di tale ampia discrezionalità, il sindacato del giudice verte, nella fattispecie, sulla questione se non appaia irragionevole per il legislatore dell’Unione ritenere che la disparità di trattamento fondata sull’età, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, possa essere appropriata e necessaria per conseguire la legittima finalità fatta valere (v., per analogia, sentenze del 16 ottobre 2007, Palacios de la Villa, C‑411/05, EU:C:2007:604, punto 72; del 12 gennaio 2010, Petersen, C‑341/08, EU:C:2010:4, punto 70, e del 9 settembre 2015, Unland, C‑20/13, EU:C:2015:561, punto 65).

112    Per quanto riguarda la prima finalità fatta valere, relativa all’ottimizzazione degli investimenti relativi alla formazione professionale, si deve ricordare che l’articolo 42 quater dello Statuto è stato adottato in un contesto di rigore di bilancio e di riduzione degli organici delle istituzioni. Come risulta dal fascicolo, si tratta di una riduzione progressiva del 5% degli organici per il periodo 2013‑2017, applicabile all’insieme delle istituzioni, degli organi e delle agenzie dell’Unione. La disposizione di cui sopra è stata altresì adottata in un contesto di volontà di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’amministrazione pubblica europea sotto il profilo dell’efficienza in termini di costi, come risulta, in particolare, dal considerando 12 del regolamento n. 1023/2013.

113    Il Consiglio ha precisato che, in un contesto del genere, e al fine di garantire ad un organico in diminuzione compiti in evoluzione, le istituzioni devono modificare i loro metodi di lavoro ed ai funzionari è richiesto che si adeguino e acquisiscano regolarmente nuove competenze. A tali circostanze si aggiungerebbero anche le possibilità offerte dall’informatizzazione e dalla smaterializzazione delle procedure, con una conseguente diminuzione delle esigenze per quanto riguarda gli impieghi meno qualificati. Tutte queste circostanze costringerebbero le istituzioni ad investire massicciamente nella formazione permanente dei loro funzionari.

114    Il Consiglio ha sostenuto che, alla luce di tali elementi, l’articolo 42 quater dello Statuto permette alle istituzioni di concentrare l’investimento dedicato alla formazione professionale sui funzionari che hanno ancora davanti una carriera di durata ragionevole prima della pensione e di offrire una forma di prepensionamento ai funzionari a fine carriera.

115    Infatti, è incontestabile che, in presenza di esigenze di acquisizione di nuove competenze da parte dei funzionari e, pertanto, della necessità per le istituzioni di investire in materia di formazione professionale in un contesto di rigore di bilancio e di riduzione degli organici, il collocamento in congedo dei funzionari prossimi all’età pensionabile libererebbe risorse relative alla loro formazione professionale che potrebbero essere dedicate alla formazione professionale dei funzionari più giovani, che hanno dinanzi a loro la prospettiva di una carriera più lunga in seno alle istituzioni. Ne consegue che tale collocamento in congedo contribuisce all’ottimizzazione degli investimenti relativi alla formazione professionale in quanto serve al miglioramento del rapporto tra i costi relativi a tali investimenti e i benefici ottenuti dalle istituzioni. Occorre pertanto concludere che, alla luce dell’ampia discrezionalità di cui beneficia il legislatore dell’Unione (v. precedente punto 111), il trattamento differenziato in base all’età, introdotto dall’articolo 42 quater dello Statuto, costituisce un mezzo appropriato per conseguire la prima finalità perseguita dal legislatore dell’Unione.

116    Per quanto riguarda la valutazione della questione se il trattamento differenziato di cui sopra ecceda quanto necessario per conseguire la finalità perseguita, occorre ricollocare tale misura nel contesto normativo in cui si inserisce e prendere in considerazione tanto il pregiudizio che essa può causare ai funzionari interessati quanto i benefici che ne ricavano, in particolare, le istituzioni (v., in questo senso e per analogia, sentenza del 5 luglio 2017, Fries, C‑190/16, EU:C:2017:513, punto 53).

117    Per quanto riguarda i benefici ricavati dalle istituzioni, si deve constatare che l’ottimizzazione degli investimenti relativi alla formazione professionale, a cui è diretta la misura del trattamento differenziato in base all’età, contribuisce a che le istituzioni possano, in definitiva, continuare ad adempiere le loro funzioni in un contesto di rigore di bilancio e di riduzione degli organici.

118    Inoltre, inserendo il summenzionato trattamento differenziato nel contesto dell’articolo 42 quater dello Statuto e dello Statuto in generale, si deve osservare che il collocamento in congedo nell’interesse del servizio è, in definitiva, uno strumento di gestione del personale a disposizione delle istituzioni, in quanto costituisce un’ulteriore posizione amministrativa nella quale i funzionari possono essere collocati, in aggiunta alle altre posizioni amministrative che sono, ai sensi dell’articolo 35 dello Statuto, l’attività di servizio, il comando, l’aspettativa per motivi personali, la disponibilità, il congedo per servizio militare e il congedo parentale o congedo per motivi familiari.

119    Inoltre, si deve constatare che non esistono nello Statuto disposizioni che costituiscano «alternative» al provvedimento previsto all’articolo 42 quater dello Statuto. In particolare, e nei limiti in cui la ricorrente si riferisce all’articolo 51 dello Statuto relativo all’insufficienza professionale, si deve rilevare che tale disposizione mira a constatare e a sanzionare l’insoddisfacente espletamento delle sue mansioni da parte di un funzionario indipendentemente dalle considerazioni relative all’interesse del servizio, mentre il provvedimento adottato in forza dell’articolo 42 quater dello Statuto considera l’interesse del servizio.

120    In quanto strumento aggiuntivo di gestione del personale, l’articolo 42 quater dello Statuto, è, ipso facto, di ausilio alle istituzioni.

121    Per quanto riguarda il pregiudizio causato ai funzionari interessati, si deve tener conto delle considerazioni svolte ai precedenti punti da 87 a 89.

122    Contemporaneamente, si deve rilevare che, come il Consiglio sostiene altresì giustamente, tali funzionari sono collocati in congedo nell’interesse del servizio a condizioni finanziarie ragionevoli. Infatti, si deve, in particolare, ricordare che i funzionari interessati percepiscono sino alla fine del congedo un’indennità mensile il cui calcolo, precisato al precedente punto 89, non è considerato irragionevole dal Tribunale. Del resto, come risulta dall’articolo 42 quater dello Statuto, ottavo comma, i funzionari interessati possono continuare a contribuire al regime pensionistico e ad aumentare, così, l’importo della loro pensione. La condizione relativa ai dieci anni di anzianità, prevista dall’articolo 42 quater dello Statuto, contribuisce anch’essa al carattere proporzionale del provvedimento previsto da tale disposizione, nel senso che, come giustamente rileva il Parlamento, essa porta a riservare l’applicazione di tale provvedimento a funzionari il cui livello retributivo e di diritti pensionistici è tale da attenuare gli inconvenienti finanziari del collocamento in congedo. Infine, è importante ricordare che, in primo luogo, la misura prevista all’articolo 42 quater dello Statuto è soggetta ad un insieme di condizioni previste al primo comma di tale disposizione, in secondo luogo, che la sua adozione non è obbligatoria per le istituzioni, le quali dispongono al riguardo di un’ampia discrezionalità e, in terzo luogo, che il numero totale di funzionari che ogni anno possono formare oggetto di tale provvedimento è limitato al 5% del numero totale di funzionari di tutte le istituzioni collocati a riposo l’anno precedente (v. precedente punto 95).

123    Alla luce di tutte le considerazioni contenute ai precedenti punti da 117 a 122, non appare irragionevole per il legislatore dell’Unione ritenere necessario prevedere il collocamento in congedo nell’interesse del servizio unicamente per i funzionari di età compresa nella forcella di cui trattasi e non per i funzionari non rientranti in tale forcella, al fine di conseguire la legittima finalità di ottimizzare gli investimenti relativi alla formazione professionale. Occorre quindi concludere che la disparità di trattamento fondata sull’età, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, è proporzionale alla prima legittima finalità fatta valere.

124    Dato che la proporzionalità della disparità di trattamento fondata sull’età è stata dimostrata rispetto alla prima legittima finalità fatta valere, si deve concludere che tale disparità di trattamento, introdotta dall’articolo 42 quater dello Statuto, non viola l’articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali in quanto risponde ai criteri enunciati all’articolo 52, paragrafo 1, di quest’ultima. Di conseguenza, l’eccezione di illegittimità fatta valere contro l’articolo 42 quater dello Statuto dev’essere respinta.

2.      Sul secondo motivo, relativo alla violazione dell’articolo 42 quater dello Statuto e della CP 71/15 nonché ad errori di fatto e ad errori manifesti di valutazione

125    La ricorrente sostiene che la decisione impugnata viola l’articolo 42 quater dello Statuto e la CP 71/15 ed è viziata da errori manifesti di valutazione e da errori di fatto. In tale ambito, essa contesta, in sostanza, la valutazione delle «esigenze organizzative» ai sensi della suddetta disposizione dello Statuto, sia in seno all’USP sia in seno allo SGC nel suo insieme, e fa valere che il Consiglio non riesce a dimostrare in che modo i pretesi mutamenti dei metodi di lavoro dello SGC comporterebbero difficoltà di adattamento maggiori per lei rispetto ad ogni altro funzionario dell’istituzione. La ricorrente sostiene altresì che i suoi rapporti informativi non dimostrano una mancanza di capacità di adattamento, da parte sua, a nuove esigenze del servizio.

126    Il Consiglio contesta l’argomentazione della ricorrente e conclude per il rigetto del presente motivo.

a)      Sulla determinazione del contesto normativo applicabile nella fattispecie e sull’intensità del sindacato giurisdizionale

127    Si deve ricordare che l’articolo 42 quater dello Statuto prevede esplicitamente che il collocamento in congedo dei funzionari interessati avviene nell’interesse del servizio. Esso prevede altresì come condizione della sua applicazione l’esistenza di «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze all’interno delle istituzioni».

128    Inoltre, si deve ricordare che, con la CP 71/15, il segretario generale del Consiglio ha fornito informazioni sull’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto da parte di tale istituzione. Risulta da tale comunicazione e dalle precisazioni fornite nell’ambito della decisione di rigetto del reclamo (v., in particolare, punto 29 di tale decisione) che, per l’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto, il Consiglio prende in considerazione i due elementi seguenti: da un lato, le «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze» all’interno dell’istituzione, nel senso che valuta se l’istituzione debba adeguare e modernizzare i suoi metodi di lavoro e la sua organizzazione e se tale modernizzazione richieda l’acquisizione di nuove competenze da parte dei funzionari interessati e, dall’altro lato, la capacità dei detti funzionari di acquisire siffatte competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro.

129    Il Consiglio ha precisato, al punto 29, sub ii), della decisione di rigetto del reclamo, che la valutazione del secondo elemento individuato al precedente punto 128 comportava necessariamente un aspetto previsionale nel senso che si tratta di valutare, sulla base delle informazioni di cui dispone l’APN al momento in cui prende la sua decisione, se sia ragionevole presumere che i funzionari interessati avranno difficoltà ad adeguarsi all’ulteriore evoluzione dell’ambiente di lavoro.

130    Risulta dal contesto normativo, costituito nella fattispecie dall’articolo 42 quater dello Statuto come precisato dalla CP 71/15, la quale vincola il Consiglio, che la valutazione dei due elementi individuati al precedente punto 128 è una valutazione in prospettiva.

131    La ricorrente contesta la legittimità dell’interpretazione dell’articolo 42 quater dello Statuto operata dal Consiglio. Da un parte, essa sostiene che quest’ultimo, tramite la CP 71/15, ha snaturato tale disposizione prevedendo che il collocamento in congedo nell’interesse del servizio sarebbe stato applicabile ai «funzionari che provano difficoltà ad acquisire nuove competenze e ad adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro». Dall’altra parte, ella fa valere che, a seguito di tale snaturamento illegittimo, il ragionamento del Consiglio, esposto al punto 83 del controricorso, secondo il quale si tratterebbe «di valutare la capacità potenziale di un funzionario di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro», deve anch’esso essere disatteso in quanto si fonderebbe su congetture non autorizzate dal tenore letterale dell’articolo 42 quater dello Statuto.

132    Tale argomentazione della ricorrente impone di controllare la compatibilità dell’approccio del Consiglio, quale descritto nella CP 71/15 e esplicitato nella decisione di rigetto del reclamo e nelle sue memorie dinanzi al Tribunale, con la norma preminente costituita dall’articolo 42 quater dello Statuto (v., in questo senso, sentenza del 22 settembre 2015, Barnett/CESE, F‑20/14, EU:F:2015:107, punto 52 e giurisprudenza citata).

133    A questo proposito, occorre ricordare che l’articolo 42 quater dello Statuto fa esplicito riferimento all’«interesse del servizio». Come il Consiglio ha precisato nell’ambito della sua risposta scritta ad un quesito posto dal Tribunale, le «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze», anch’esse considerate da tale articolo, costituiscono un aspetto specifico dell’interesse del servizio.

134    Nei limiti in cui le «esigenze organizzative» sono legate all’«acquisizione di nuove competenze» e costituiscono solo un aspetto specifico dell’interesse del servizio nel contesto dell’articolo 42 quater dello Statuto, si deve concludere che il tenore letterale di tale disposizione non vieta al Consiglio di prendere in considerazione, fra le «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze», la capacità dei funzionari interessati «di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro», ai termini della CP 71/15.

135    Tale presa in considerazione di un elemento personale dei funzionari interessati non è neppure in contrasto con la ratio legis dell’articolo 42 quater dello Statuto. Infatti, essendo stato dimostrato che tale disposizione persegue la finalità di ottimizzare gli investimenti delle istituzioni connessi alla formazione professionale sotto il profilo dell’efficienza in termini di costi, appare compatibile con tale finalità che il Consiglio prenda in considerazione, ai fini della determinazione dei costi degli investimenti relativi alla formazione professionale, la capacità dei funzionari interessati di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro. Tale considerazione di un elemento personale dei funzionari interessati appare altresì giustificata dalla circostanza che l’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto comporta conseguenze per loro sfavorevoli e che essa può essere ad essi imposta contro la loro volontà (v. precedenti punti da 87 a 89). Ne consegue che tale considerazione di un elemento personale dei funzionari interessati rende l’applicazione di tale disposizione meno rigida nei loro confronti.

136    Pertanto, si deve concludere che la valutazione da parte del Consiglio della capacità dei funzionari interessati di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro è compatibile con l’articolo 42 quater dello Statuto.

137    D’altro canto, poiché tale valutazione mira al perseguimento dell’interesse del servizio, essa deve necessariamente vertere sulla capacità futura (il potenziale) dei funzionari interessati di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro e deve pertanto comportare un aspetto previsionale, come giustamente sostiene il Consiglio. In caso contrario, tale valutazione non perseguirebbe l’interesse del servizio. Pertanto, occorre parimenti concludere nel senso che l’elemento previsionale implicito nella valutazione del secondo elemento individuato nel precedente punto 128 è compatibile con l’articolo 42 quater dello Statuto.

138    Risulta dal contesto normativo costituito dall’articolo 42 quater dello Statuto e dalla CP 71/15 che il Consiglio era, nella fattispecie, tenuto a valutare due elementi a titolo di «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze», e cioè, in primo luogo, le esigenze organizzative future dell’istituzione richiedenti l’acquisizione di nuove competenze e, in secondo luogo, la capacità della ricorrente di acquisire le nuove competenze previamente individuate, allo scopo di valutare, in ultima analisi, l’efficienza in termini di costi risultante dall’investimento relativo alla formazione professionale della ricorrente, conformemente alla finalità perseguita dall’articolo 42 quater dello Statuto.

139    Per quanto riguarda l’intensità del sindacato giurisdizionale della valutazione delle «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze», la ricorrente ha contestato la considerazione formulata al punto 27 della decisione di rigetto del reclamo secondo la quale l’APN dispone di un ampio potere discrezionale nell’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto. Secondo la ricorrente, dato che il provvedimento adottato in forza di tale disposizione ha conseguenze pregiudizievoli per i funzionari interessati, il sindacato giurisdizionale di tale provvedimento dovrebbe essere approfondito.

140    A tal riguardo, si deve ricordare che le «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze» costituiscono un aspetto specifico dell’interesse del servizio nell’ambito dell’articolo 42 quater dello Statuto. Orbene, risulta dalla giurisprudenza che le istituzioni dispongono di un ampio potere discrezionale per determinare l’interesse del servizio, indipendentemente dall’esame nell’ambito del quale o della decisione per la quale esso dev’essere preso in considerazione (v. sentenza del 16 maggio 2018, Barnett/CESE, T‑23/17, non pubblicata, oggetto di impugnazione, EU:T:2018:271, punto 36 e giurisprudenza citata). In particolare un ampio potere discrezionale del genere è stato riconosciuto alle istituzioni per la risoluzione di un contratto di agente temporaneo (sentenza del 12 dicembre 2000, Dejaiffe/UAMI, T‑223/99, EU:T:2000:292, punto 53). Ne consegue che, anche seguendo la logica dell’argomentazione della ricorrente esposta al precedente punto 139, non vi è alcun motivo per non riconoscere alle istituzioni un ampio potere discrezionale per quanto riguarda la valutazione delle «esigenze organizzative legate all’acquisizione di nuove competenze» in considerazione del fatto che il collocamento in congedo nell’interesse del servizio non produce, per i funzionari interessati, conseguenze più gravose di quelle provocate da una risoluzione anticipata di un contratto di lavoro. Inoltre, e in ogni caso, come il Consiglio fa altresì giustamente osservare, l’interesse del funzionario interessato non costituisce un elemento che determini l’ampiezza del margine discrezionale dell’APN nella valutazione dell’interesse del servizio, ma dev’essere preso in considerazione da quest’ultima in base al suo dovere di sollecitudine. Ne consegue che l’argomentazione della ricorrente esposta al precedente punto 139 dev’essere respinta.

141    Dall’ampio potere discrezionale riconosciuto all’amministrazione per quanto riguarda l’applicazione dell’articolo 42 quater dello Statuto discende che il Tribunale può rimettere in discussione tale applicazione solo in caso di errore manifesto di valutazione, di inesattezza materiale o di sviamento di potere (v., in questo senso, sentenza del 12 dicembre 2000, Dejaiffe/UAMI, T‑223/99, EU:T:2000:292, punto 53 e giurisprudenza citata, e del 16 maggio 2018, Barnett/CESE, T‑23/17, non pubblicata, oggetto di impugnazione, EU:T:2018:271, punti 36 e 38).

b)      Sulla valutazione delle esigenze organizzative future

142    In via preliminare, occorre rilevare che risulta dagli atti che il Consiglio ha valutato, nel caso di specie, le esigenze organizzative non soltanto dell’unità presso la quale la ricorrente era in servizio, e cioè l’USP, ma anche quelle dell’istituzione, ossia lo SGC, nel suo complesso. La ricorrente ha contestato tale modo di procedere del Consiglio e ha sostenuto che le pretese esigenze organizzative che giustificano una decisione adottata sul fondamento dell’articolo 42 quater dello Statuto devono essere legate unicamente all’unità presso la quale i funzionari interessati prestano servizio. Se così non fosse, vi sarebbe il rischio di arbitri commessi dalle istituzioni.

143    Tale interpretazione della ricorrente dev’essere respinta. Innanzitutto, essa non trova sostegno nella formulazione dell’articolo 42 quater dello Statuto, che fa riferimento alle «esigenze organizzative […] all’interno delle istituzioni». Inoltre, tenuto conto dell’ampio margine discrezionale di cui si avvale il Consiglio per quanto riguarda la valutazione delle esigenze organizzative, e, in ultima analisi, dell’interesse del servizio, l’orientamento, consistente nel prendere in considerazione, nella fattispecie, non soltanto le esigenze organizzative dell’USP, ma anche quelle dello SGC nel suo insieme, non è viziato da errore manifesto di valutazione. Infatti, il Consiglio ha specificato, senza essere contraddetto, che la ricorrente ricopre un posto generico e può pertanto essere assegnata, per esigenze organizzative e nell’interesse del servizio, ad un posto al di fuori dell’USP o della direzione generale dell’amministrazione. Di conseguenza, in ragione di tale potenziale riassegnazione della ricorrente, il Consiglio non ha commesso alcun errore manifesto valutando le esigenze organizzative non solo dell’USP, ma anche di tutto lo SGC.

144    La ricorrente contesta poi che il Consiglio abbia dimostrato nella fattispecie l’esistenza di esigenze organizzative future in seno all’USP e allo SGC nel suo complesso. Per quanto riguarda la valutazione di tali esigenze organizzative in seno all’USP, ella sostiene, in particolare, che il passaggio da un sistema informatizzato ad un altro non costituisce, di per sé, un cambiamento «importante», contrariamente a quanto sosterrebbe il Consiglio nella decisione di rigetto del reclamo, e che solo l’informatizzazione in quanto tale potrebbe rappresentare un cambiamento di tale portata. Orbene, secondo la ricorrente, tale informatizzazione era già avvenuta in seno all’USP. La ricorrente contesta altresì la pertinenza, per quanto la riguarda, dei mutati metodi di lavoro in seno allo SGC, fatti valere dal Consiglio, e contesta a quest’ultimo il fatto di non aver spiegato in che modo tali cambiamenti la interesserebbero specificamente. Infatti, spetterebbe al Consiglio dimostrare, oltre al carattere effettivo delle riforme, il fatto che queste ultime comporteranno difficoltà per la ricorrente nell’acquisire nuove competenze e adeguarsi alle riforme stesse.

145    Risulta dal punto 10, lettera a), della decisione impugnata che il Consiglio ha individuato, quali esigenze organizzative future dell’USP, l’istituzione di metodi e di procedure automatizzati, come la politica di archiviazione elettronica, e la digitalizzazione dei sistemi di gestione delle mansioni e delle procedure. Inoltre, al punto 30 della decisione di rigetto del reclamo, viene precisato che l’USP è impegnata, dal mese di novembre 2014 almeno, su un progetto riguardante la sostituzione del sistema Ariane con quello della Commissione europea, chiamato Sysper, e sull’istituzione del sistema comune «Learning Management System». Tale informazione si trova corroborata in particolare dalla nota della capo unità dell’USP del 18 novembre 2015 (v. precedente punto 8).

146    Al punto 10, lettera d), della decisione impugnata, il Consiglio ha precisato, in particolare, che l’insieme dei servizi dello SGC era interessato dall’evoluzione costante del settore informatico. Al punto 31 della decisione di rigetto del reclamo, il segretario generale del Consiglio ha specificato che sono intervenuti o sono in corso di realizzazione, in seno allo SGC, numerosi cambiamenti dei metodi di lavoro ai quali il personale dello SGC, e più in particolare il personale AST, doveva adeguarsi. Tali cambiamenti consistevano in un’ulteriore informatizzazione dei metodi di lavoro, in particolare sostituendo le agende cartacee con il sistema «Outlook», ultimando i testi attraverso «track-changes», distribuendo i testi per messaggeria elettronica anziché per posta interna e sostituendo i moduli cartacei con moduli elettronici.

147    Risulta dagli elementi che precedono che il Consiglio ha valutato nella fattispecie le esigenze organizzative future dell’USP e dello SGC nel suo insieme. Inoltre, la ricorrente non adduce elementi informativi precisi e specifici al fine di contestare il carattere reale di tali esigenze organizzative e di dimostrare l’esistenza di errori di fatto o di errori manifesti di valutazione commessi dal Consiglio. In particolare, la sua affermazione secondo la quale ella non era informata dell’esistenza delle nuove esigenze organizzative in seno all’USP non dimostra l’inesistenza di tali nuove esigenze. Peraltro, tale affermazione è infondata in quanto il Consiglio ha prodotto dinanzi al Tribunale documenti, menzionati nelle note a piè di pagina nn. 8 e 9 della decisione di rigetto del reclamo, che dimostrano che la ricorrente era stata informata dell’esistenza di progetti informatici riguardanti l’USP, indicati al precedente punto 145. Occorre pertanto concludere nel senso che la ricorrente non è riuscita a rimettere in discussione la valutazione da parte del Consiglio delle esigenze organizzative future.

148    Occorre poi controllare la legittimità delle valutazioni del Consiglio relative alla capacità della ricorrente di acquisire le nuove competenze richieste e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro. A tale proposito, l’argomentazione della ricorrente, esposta al precedente punto 144, relativa alla natura e all’importanza delle riforme in seno all’USP e alla pertinenza delle riforme in seno allo SGC nei suoi confronti, sarà esaminata nell’ambito di tale controllo, nei limiti in cui essa implica la messa in relazione delle esigenze organizzative con la capacità della ricorrente di acquisire le nuove competenze richieste e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro.

c)      Sulla capacità della ricorrente di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro

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157    In primo luogo, la ricorrente contesta il modo di procedere del Consiglio consistente nel tener conto dei suoi rapporti informativi per gli anni 2011 e 2012. Secondo la ricorrente, la considerazione di tali rapporti non era pertinente in quanto, da una parte, essi erano antecedenti ai rapporti informativi per gli anni 2013 e 2014, i quali sarebbero di buon livello, e, dall’altra, ella è stata riassegnata a partire dal 1o aprile 2013. Secondo la ricorrente, la sua capacità di adeguamento doveva essere valutata alla luce delle sue vere mansioni e delle vere esigenze del servizio e non alla luce di esigenze passate o ipotetiche.

158    A tal proposito, si deve rilevare che la considerazione da parte del Consiglio dei rapporti informativi della ricorrente per gli anni 2011 e 2012, il cui contenuto non è stato peraltro contestato dalla ricorrente, non è viziata da errore manifesto di valutazione. Infatti, anche se è vero che tali rapporti sono meno pertinenti dei rapporti più recenti, nondimeno, in maniera generale, la considerazione di rapporti riguardanti diversi anni di lavoro dei funzionari interessati, e non unicamente uno o due anni, permette di pervenire a conclusioni più solide per quanto riguarda la loro capacità di adeguamento all’evoluzione dell’ambiente di lavoro.

159    In secondo luogo, la ricorrente sostiene che i suoi rapporti informativi per gli anni 2013 e 2014 erano di buon livello, in particolare per quanto riguardava la voce «Adeguamento alle esigenze del servizio», e che il Consiglio ha tentato di utilizzare le rare critiche espresse in tali rapporti per giustificare la decisione impugnata. Orbene, tali critiche non sarebbero pertinenti ai fini della valutazione della sua capacità di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro.

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171    In quarto luogo, per quanto riguarda l’argomentazione della ricorrente esposta al precedente punto 144, occorre rilevare che, certamente, non risulta dagli atti che le esigenze organizzative future dell’USP e dello SGC nel suo complesso consistessero nel passaggio da un ambiente di lavoro non informatizzato ad un ambiente di lavoro informatizzato. In altri termini, tali esigenze organizzative non comportavano cambiamenti radicali dei metodi di lavoro. Ciò premesso, tenuto conto delle informazioni di cui disponeva il Consiglio sulle competenze e sulle capacità professionali della ricorrente e riguardanti parecchi anni e diversi servizi, quali riassunte al precedente punto 167, si deve considerare che il Consiglio, senza commettere alcun errore manifesto di valutazione, poteva presumere che la ricorrente avesse grandi difficoltà ad adeguarsi a cambiamenti di metodi di lavoro meno radicali e consistenti in un’evoluzione dei sistemi informatici.

172    Alla luce di tutte le considerazioni svolte, occorre concludere che le valutazioni del Consiglio relative alla capacità della ricorrente di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro non sono viziate da un errore manifesto di valutazione. Ne consegue che, tenuto conto altresì del rigetto delle censure della ricorrente concernenti la valutazione da parte del Consiglio delle esigenze organizzative future, il presente motivo dev’essere respinto.

3.      Sul terzo motivo, relativo alla violazione del diritto di essere ascoltata

173    La ricorrente sostiene che il suo diritto di essere ascoltata è stato violato in quanto la nota del 25 novembre 2015 della direttrice RUAP non le era stata comunicata durante il procedimento precontenzioso. Tale nota sarebbe stata presa in considerazione dall’APN nell’ambito dell’adozione della decisione impugnata. Non avendo avuto conoscenza di tale nota né del suo contenuto, la ricorrente sostiene di non aver potuto difendersi utilmente ed effettivamente prima dell’adozione della decisione impugnata.

174    Il Consiglio contesta l’argomentazione della ricorrente e conclude per il rigetto del presente motivo.

175    In via preliminare, occorre rilevare che la decisione impugnata con cui la ricorrente è collocata in congedo nell’interesse del servizio contro la sua volontà costituisce incontestabilmente un atto che le arreca pregiudizio in quanto ha comportato, in particolare, un cambiamento della sua posizione amministrativa e la cessazione della sua attività lavorativa in seno al Consiglio causandole un danno pecuniario. Ne consegue che l’adozione di tale decisione richiede l’applicazione del principio del rispetto dei diritti della difesa, principio fondamentale del diritto dell’Unione, anche in assenza di qualsiasi normativa riguardante la procedura in questione (v., in questo senso, sentenza del 6 dicembre 2007, Marcuccio/Commissione, C‑59/06 P, EU:C:2007:756, punto 46 e giurisprudenza citata).

176    I diritti della difesa, ormai sanciti dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali, il quale, secondo il giudice dell’Unione, è di applicazione generale (sentenze del 22 novembre 2012, M., C‑277/11, EU:C:2012:744, punto 84, e dell’11 settembre 2013, L/Parlamento, T‑317/10 P, EU:T:2013:413, punto 81), comprendono, pur essendone più estesi, il diritto procedurale, previsto al paragrafo 2, lettera a), del detto articolo, di ogni persona di essere sentita prima che un provvedimento individuale per essa pregiudizievole sia adottato nei suoi confronti (v., in questo senso, sentenze del 22 novembre 2012, M., C‑277/11, EU:C:2012:744, punto 87 e giurisprudenza citata; dell’11 dicembre 2014, Boudjlida, C‑249/13, EU:C:2014:2431, punto 31, e del 5 ottobre 2016, ECDC/CJ, T‑395/15 P, non pubblicata, EU:T:2016:598, punto 54 e giurisprudenza citata).

177    Conformemente a una giurisprudenza consolidata, il diritto di essere ascoltato garantisce a chiunque la possibilità di manifestare, utilmente ed efficacemente, il proprio punto di vista durante il procedimento amministrativo prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa incidere in modo negativo sui suoi interessi (v. sentenza del 3 luglio 2014, Kamino International Logistics e Datema Hellmann Worldwide Logistics, C‑129/13 e C‑130/13, EU:C:2014:2041, punto 39 e giurisprudenza citata).

178    Il diritto di essere ascoltato conferito a qualsiasi destinatario di una decisione che gli arrechi pregiudizio persegue un duplice obiettivo: da una parte, esso serve all’istruzione del fascicolo e all’accertamento dei fatti nel modo più preciso e corretto possibile e, dall’altra, permette di garantire una tutela effettiva dell’interessato. Il diritto di essere ascoltato mira, in particolare, a garantire che qualsiasi decisione che abbia un effetto sfavorevole nei confronti di una persona sia adottata con piena cognizione di causa e ha, segnatamente, l’obiettivo di permettere all’autorità competente di correggere un errore o alla persona interessata di far valere elementi relativi alla sua situazione personale tali da far sì che la decisione sia adottata o non sia adottata, ovvero abbia un contenuto piuttosto che un altro (v., in questo senso, sentenze del 18 dicembre 2008, Sopropé, C‑349/07, EU:C:2008:746, punto 49; del 3 luglio 2014, Kamino International Logistics e Datema Hellmann Worldwide Logistics, C‑129/13 e C‑130/13, EU:C:2014:2041, punto 38, e dell’11 dicembre 2014, Boudjlida, C‑249/13, EU:C:2014:2431, punti 37 e 59).

179    Risulta dalle considerazioni che precedono che, nella fattispecie, la decisione impugnata poteva essere adottata solo una volta che la ricorrente fosse stata messa in condizione di far conoscere utilmente ed effettivamente il suo punto di vista in ordine agli elementi posti a fondamento di tale decisione, nell’ambito di uno scambio orale o scritto avviato dall’APN e la cui prova incombe a quest’ultima (v., in questo senso, sentenza del 6 dicembre 2007, Marcuccio/Commissione, C‑59/06 P, EU:C:2007:756, punto 47). A questo proposito, occorre ricordare che la decisione impugnata era fondata, in particolare, su considerazioni relative alle esigenze organizzative dell’USP e dello SGC nel suo complesso e alla capacità della ricorrente di acquisire nuove competenze e di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro. Tali considerazioni della decisione impugnata erano largamente fondate sulle considerazioni contenute nei punti da 4.1 a 4.5 della nota della direttrice RUAP del 25 novembre 2015 che non è stata comunicata alla ricorrente durante il procedimento precontenzioso. Occorre verificare se tale mancata comunicazione abbia arrecato pregiudizio al diritto della ricorrente di essere ascoltata come quest’ultima fa valere.

180    A tale riguardo, si deve ricordare che la ricorrente ha avuto un colloquio con la capo unità dell’USP il 12 novembre 2015 e un colloquio con la direttrice RUAP il 25 novembre 2015. Anche se manca un resoconto di tali colloqui, risulta, dalle note del 18 novembre 2015 e del 25 novembre 2015, rispettivamente redatte da tali due superiori gerarchici della ricorrente, che, nel corso di tali colloqui, quest’ultima è stata informata sia delle esigenze organizzative in seno all’USP e allo SGC sia dei motivi per i quali l’amministrazione riteneva che ella non disponesse della capacità di adeguarsi all’evoluzione dell’ambiente di lavoro. La ricorrente non ha contestato dinanzi al Tribunale il fatto di aver ricevuto tali due elementi informativi nel corso di tali colloqui.

181    Tenuto conto dell’esistenza di tali due colloqui, si deve concludere nel senso che la ricorrente ha potuto far valere, utilmente ed effettivamente, il proprio punto di vista sui due elementi informativi di cui sopra, nell’ambito delle sue osservazioni scritte del 7 dicembre 2015 inviate all’APN. Pertanto ella ha potuto, segnatamente, sostenere che nel suo posto non erano previsti cambiamenti di software o di metodo di lavoro e ha potuto contestare, in particolare sul fondamento dei rapporti informativi degli anni 2013 e 2014, le considerazioni dell’amministrazione secondo le quali ella provava difficoltà ad acquisire nuove competenze.

182    Inoltre, i due colloqui di cui sopra le hanno permesso di far valere utilmente ed effettivamente il suo punto di vista in occasione della sua audizione dell’8 dicembre 2015 da parte del direttore generale dell’amministrazione nella sua qualità di APN.

183    Sul fondamento delle considerazioni che precedono, si deve concludere nel senso che la mancata comunicazione alla ricorrente, prima dell’adozione della decisione impugnata, della nota della direttrice RUAP del 25 novembre 2015 non ha arrecato pregiudizio al suo diritto di essere ascoltata. Tale conclusione non è rimessa in discussione dalla sentenza del 3 giugno 2015, BP/FRA (T‑658/13 P, EU:T:2015:356), fatta valere dalla ricorrente. Infatti, il caso in esame si distingue dalla causa che ha dato luogo alla sentenza di cui sopra in quanto, nella fattispecie, contrariamente a quest’ultima causa, la ricorrente, da un lato, è stata informata, nel corso dei due colloqui di cui sopra con i suoi superiori gerarchici, dei principali motivi che avevano giustificato l’adozione del provvedimento controverso nei suoi confronti e, dall’altro, è stata sentita a due riprese dall’APN prima dell’adozione di tale provvedimento, sia per iscritto sia oralmente. Orbene, risulta dai fatti quali esposti al punto 14 della sentenza del 3 giugno 2015, BP/FRA (T‑658/13 P, EU:T:2015:356), che la ricorrente in tale causa non era stata informata dei principali motivi che avevano giustificato l’adozione del provvedimento controverso consistente, in particolare, in una decisione di non rinnovo di un contratto a tempo indeterminato, preliminarmente a tale adozione, né era stata sentita dall’APN (sentenza del 3 giugno 2015, BP/FRA, T‑658/13 P, EU:T:2015:356, punto 62).

184    Sulla base di tutte le considerazioni che precedono, il presente motivo dev’essere respinto.

4.      Sul quarto motivo, relativo alla violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione

185    La ricorrente sostiene che il fatto che la nota della direttrice RUAP del 25 novembre 2015 non le sia stata comunicata costituisce una violazione del dovere di sollecitudine da parte del Consiglio, in quanto, non comunicandole tale nota, il Consiglio non le ha dato l’opportunità di esprimersi sulle possibilità di riassegnazione presso altri servizi dello SGC, possibilità che sarebbero state esaminate nella nota di cui sopra.

186    [riservato]

187    [riservato]

188    Il Consiglio contesta le censure della ricorrente.

189    In via preliminare, si deve rilevare che la nozione di dovere di sollecitudine da parte dell’amministrazione, come elaborata dalla giurisprudenza, corrisponde all’equilibrio dei diritti e degli obblighi reciproci che lo Statuto ha creato nei rapporti fra l’amministrazione e i dipendenti del servizio pubblico. Tale equilibrio implica in particolare che l’amministrazione, quando decide della situazione di un funzionario, è tenuta a prendere in considerazione il complesso degli elementi atti a determinare la propria decisione e, in tale contesto, deve tener conto non solo dell’interesse del servizio, ma anche di quello del funzionario di cui trattasi (sentenze del 28 maggio 1980, Kuhner/Commissione, 33/79 e 75/79, EU:C:1980:139, punto 22, e del 29 giugno 1994, Klinke/Corte di giustizia, (C‑298/93 P, EU:C:1994:273, punto 38).

190    Nel contempo, risulta dalla giurisprudenza che gli obblighi del dovere di sollecitudine a carico dell’amministrazione non possono impedire all’APN di adottare i provvedimenti che essa ritiene necessari nell’interesse del servizio (v. sentenza del 13 gennaio 1998, Volger/Parlamento, T‑176/96, EU:T:1998:1, punto 76 e giurisprudenza citata). Il giudice dell’Unione ha altresì precisato che, se è vero che l’autorità che statuisce sulla situazione di un funzionario deve tener conto non soltanto dell’interesse del servizio, ma anche di quello del funzionario interessato, tale considerazione non può impedire che l’autorità proceda ad una razionalizzazione dei servizi ove lo ritenga necessario (v. sentenza del 13 gennaio 1998, Volger/Parlamento, T‑176/96, EU:T:1998:1, punto 76 e giurisprudenza citata).

191    È alla luce di tal principi che le censure della ricorrente debbono essere esaminate.

192    Per quanto riguarda la prima censura, esposta al precedente punto 185, occorre ricordare che, nella sua nota del 25 novembre 2015, la direttrice RUAP ha esaminato e escluso la soluzione di una riassegnazione della ricorrente sia in seno alla direzione delle risorse umane e dell’amministrazione del personale sia in seno allo SGC, basandosi sulle esigenze organizzative future di tali servizi relative allo sviluppo dei loro sistemi informatici e sulla capacità della ricorrente di acquisire nuove competenze. Orbene, come è stato constatato nell’ambito dell’esame del terzo motivo di annullamento, la ricorrente ha avuto la possibilità di esporre utilmente ed effettivamente le sue osservazioni sui due suddetti elementi nell’ambito della sua nota del 7 dicembre 2015 e nel corso della sua audizione da parte dell’APN l’8 dicembre 2015. Ne consegue che la mancata comunicazione alla ricorrente della nota della direttrice RUAP del 25 novembre 2015 non ha veramente arrecato pregiudizio ai suoi interessi e non costituisce una violazione del dovere di sollecitudine che incombe al Consiglio.

193    Per quanto riguarda la seconda censura della ricorrente, esposta al precedente punto 186, occorre rilevare che, come risulta dagli atti, nel corso del procedimento precontenzioso, la ricorrente chiedeva all’amministrazione di non applicarle l’articolo 42 quater dello Statuto e, in subordine, di rinviare tale applicazione al di là della data del 31 dicembre 2015 inizialmente prevista.

194    Alla luce della giurisprudenza citata al precedente punto 190, il Consiglio non poteva, fondandosi sulla considerazione dell’interesse della ricorrente, rinunciare ad applicare a quest’ultima l’articolo 42 quater dello Statuto. Tuttavia, in base a tale interesse, esso ha rinviato la data di decorrenza del suo collocamento in congedo sino al 30 giugno 2016, dando quindi seguito alla sua domanda. Ne consegue che il Consiglio ha agito nella fattispecie conformemente al suo dovere di sollecitudine nei confronti della ricorrente.

195    Per quanto riguarda la terza censura della ricorrente, basta ricordare che quest’ultima non ha dimostrato, nell’ambito del secondo motivo di annullamento, che la decisione del Consiglio di collocarla in congedo nell’interesse del servizio fosse viziata da errore manifesto di valutazione. Poiché la valutazione dell’interesse del servizio da parte del Consiglio non era manifestamente erronea, si deve concludere che la terza censura della ricorrente dev’essere respinta. [riservato]

196    Sulla base delle considerazioni che precedono, il presente motivo e, di conseguenza, la domanda di annullamento devono essere respinti.

D.      Sulla domanda di risarcimento danni

197    La ricorrente sostiene che la decisione impugnata le ha causato un danno materiale e un danno morale.

198    Il danno materiale consisterebbe essenzialmente in un mancato guadagno a seguito della decisione impugnata e il Consiglio dovrebbe trarre tutte le conseguenze dal suo annullamento per quanto riguarda la retribuzione della ricorrente, tenendo conto, in particolare, del pregiudizio alla progressione di carriera di quest’ultima.

199    Il danno morale della ricorrente deriverebbe dalla decisione impugnata stessa, che sarebbe ingiustificata e fondata su una motivazione errata. Tale decisione avrebbe minato la fiducia della ricorrente nella sua istituzione. Il danno morale subito sarebbe aggravato dalle circostanze nelle quali la decisione impugnata è stata adottata. [riservato]. La ricorrente valuta il suo danno morale in EUR 10 000 ex æquo et bono.

200    Il Consiglio conclude, in via principale, per il rigetto della domanda di risarcimento danni della ricorrente.

201    Si deve ricordare che la domanda diretta ad ottenere il risarcimento di un danno materiale o morale dev’essere respinta qualora presenti uno stretto collegamento con la domanda di annullamento, a sua volta, dichiarata irricevibile o respinta (v. sentenza del 24 aprile 2017, HF/Parlamento, T‑570/16, EU:T:2017:283, punto 69 e giurisprudenza citata).

202    Nella fattispecie, si deve constatare che la domanda di risarcimento danni della ricorrente è strettamente collegata con la domanda di annullamento che è stata respinta, in quanto il danno, sia materiale che morale, fatto valere dalla ricorrente troverebbe la sua origine nella decisione impugnata e nelle circostanze della sua adozione. Pertanto, la domanda di risarcimento danni dev’essere respinta e, di conseguenza, dev’essere respinto il ricorso nel suo insieme.

IV.    Sulle spese

203    Ai sensi dell’articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 135 del regolamento di procedura, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, da un lato, che una parte soccombente sostenga, oltre alle proprie spese, soltanto una quota delle spese dell’altra parte, oppure che non debba essere condannata a tale titolo. Dall’altro lato, il Tribunale può condannare una parte, anche vittoriosa, parzialmente o totalmente alle spese, se ciò appare giustificato a causa del suo comportamento, compreso quello tenuto prima dell’avvio del giudizio, in particolare se essa ha causato all’altra parte spese che il Tribunale riconosce come superflue o defatigatorie.

204    Nella fattispecie, occorre rilevare che la nota della direttrice RUAP del 25 novembre 2015 non è stata allegata alla decisione di rigetto del reclamo, contrariamente a quanto è stato affermato al punto 43 di quest’ultima. Tale nota è stata comunicata alla ricorrente unicamente in occasione del procedimento contenzioso, e cioè nel contesto del controricorso presentato dal Consiglio.

205    Si deve altresì rilevare che neppure due documenti menzionati nelle note a piè di pagina nn. 8 e 9 della decisione di rigetto del reclamo, relativi alla valutazione delle esigenze organizzative effettuata nell’ambito di quest’ultima, sono stati allegati a tale decisione contrariamente a quanto si affermava in tali note a piè di pagina. Tali due documenti sono stati alla fine comunicati alla ricorrente dopo l’udienza, nel contesto di una misura di organizzazione del procedimento adottata dal Tribunale (v. precedente punto 54).

206    Il Tribunale considera che l’omessa allegazione, da parte del Consiglio, dei tre documenti di cui sopra alla decisione di rigetto del reclamo, malgrado la contraria affermazione contenuta in quest’ultima, ha segnatamente reso più difficoltosa la preparazione del ricorso. L’omessa allegazione dei documenti di cui al precedente punto 205 ha contribuito altresì a prolungare la fase orale del procedimento.

207    Di conseguenza, il Tribunale ritiene che il comportamento del Consiglio giustifichi la condanna di quest’ultimo a farsi carico non solo delle proprie spese, ma anche del 20% delle spese sostenute dalla ricorrente.

208    Il Parlamento si farà carico delle proprie spese, in conformità all’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE (Seconda Sezione ampliata)

dichiara e statuisce:

1)      Il ricorso è respinto.

2)      RK si farà carico dell’80% delle proprie spese.

3)      Il Consiglio dell’Unione europea si farà carico delle proprie spese e del 20% delle spese sostenute da RK.

4)      Il Parlamento europeo si farà carico delle proprie spese.

PrekButtigiegSchalin

BerkeCosteira

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 febbraio 2019.

Firme


Indice



* Lingua processuale: il francese.