Language of document : ECLI:EU:C:2019:287

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

JULIANE KOKOTT

presentate il 4 aprile 2019 (1)

Causa C104/18 P

Koton Mağazacilik Tekstil Sanayi ve Ticaret AŞ

contro

Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO)

altra parte interessata:

Joaquin Nadal Esteban

«Impugnazione – Marchio dell’Unione europea – Regolamento n. 207/2009 – Procedimento di dichiarazione di nullità – Marchio figurativo contenente gli elementi denominativi STYLO & KOTON – Rigetto della domanda di nullità – Mala fede»






I.      Introduzione

1.        Un marchio richiesto in malafede può essere successivamente dichiarato nullo. Ma in cosa consiste la malafede e come si può accertare?

2.         ha già formulato alcune osservazioni fondamentali al riguardo e il Tribunale ha avuto modo di approfondire tali questioni in vari procedimenti. Nondimeno, non è stato ancora raggiunto un chiarimento definitivo di tali questioni. La presente impugnazione offre alla Corte l’opportunità di precisare la propria giurisprudenza.

II.    Contesto normativo

3.        Il contesto normativo del presente procedimento è costituito dal regolamento sul marchio (2).

4.        L’articolo 52, paragrafo 1, del regolamento sul marchio (ora articolo 59, paragrafo 1, del regolamento 2017/1001) contempla i motivi assoluti di nullità:

«Su domanda presentata all’Ufficio o su domanda riconvenzionale in un’azione per contraffazione il marchio UE è dichiarato nullo allorché:

a)      (…);

b)      al momento del deposito della domanda di marchio il richiedente ha agito in malafede».

5.        L’articolo 52, paragrafo 3, del regolamento sul marchio (ora articolo 59, paragrafo 3, del regolamento 2017/1001) prevede la possibilità di nullità parziale:

«Se il motivo di nullità sussiste solo per una parte dei prodotti o servizi per i quali il marchio UE è registrato, la nullità del marchio può essere dichiarata soltanto per i prodotti o servizi di cui trattasi».

6.        L’articolo 65 del regolamento sul marchio (ora articolo 72 del regolamento 2017/1001) stabilisce norme sul procedimento giurisdizionale e le sue conseguenze:

«1.      Avverso le decisioni delle commissioni di ricorso relative ai ricorsi può essere proposto ricorso dinanzi al Tribunale.

(…)

6.      L’Ufficio è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi alla sentenza del Tribunale, o in caso di ricorso contro la sentenza, a quella della Corte di giustizia».

III. Fatti e precedente procedimento

7.        Il 25 aprile 2011 il sig. Nadal Esteban chiedeva all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (in prosieguo: l’«EUIPO») la registrazione del seguente marchio nelle classi 25 (articoli di abbigliamento; scarpe; cappelleria), 35 (pubblicità, gestione di affari commerciali; amministrazione commerciale; lavori di ufficio) e 39 (trasporto; imballaggio e deposito di merci; organizzazione di viaggi) dell’accordo di Nizza del 15 giugno 1957 sulla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come rivisto e modificato:

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8.        La ricorrente in impugnazione, Tekstil Sanayi ve Ticaret AŞ (in prosieguo: la «Koton»), presentava un’opposizione a tale richiesta sulla base dei propri marchi figurativi anteriori, entrambi recanti tale forma:

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9.        Tali marchi erano stati registrati, inter alia, per le classi 25 e 35, ma non per la classe 39. L’opposizione veniva accolta con riguardo alle prime due classi.

10.      Per contro, il marchio in questione veniva registrato il 5 novembre 2014 con il n. 9917436 per i servizi della classe 39.

11.      Il 5 dicembre 2014, presentava una domanda di nullità di tale marchio per malafede ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio.

12.      La divisione di annullamento dell’EUIPO respingeva tale domanda, e la commissione di ricorso, del pari, respingeva il ricorso proposto contro detta decisione. Con la sentenza impugnata del 30 novembre 2017, Koton Mağazacilik Tekstil Sanayi ve Ticaret/EUIPO - Nadal Esteban (STYLO & KOTON) (T‑687/16, non pubblicata, EU:T:2017:853), il Tribunale respingeva infine il ricorso avverso la decisione della commissione di ricorso.

13.      Tutte e tre le decisioni si basavano sulla considerazione che i marchi della Koton non si estendevano ai servizi in relazione ai quali il marchio in questione era stato registrato.

IV.    Domande

14.      Il 13 febbraio 2018, presentava la presente impugnazione chiedendo di

1)      annullare la sentenza impugnata;

2)      annullare la decisione impugnata;

3)      dichiarare nullo il marchio dell’Unione europea n. 9917436 contestato; e

4)      condannare il sig. Joaquín Nadal Esteban e l’EUIPO alle spese.

15.      L’EUIPO chiede di

1)      accogliere l’impugnazione, e

2)      condannare l’EUIPO nonché il sig. Joaquín Nadal Esteban alle spese.

16.      Dal canto suo, il sig. Joaquín Nadal Esteban chiede di

1)      respingere l’impugnazione, e

2)      condannare alle spese.

17.      Le parti hanno presentato osservazioni scritte presenziando altresì all’udienza tenutasi il 6 dicembre 2018.

V.      Valutazione giuridica

18.      In primo luogo, va osservato che la domanda della Koton, diretta a dichiarare nullo il marchio in questione, è irricevibile. Da un lato, non ha presentato tale domanda dinanzi al Tribunale, cosicché la ricorrente già per tale motivo amplierebbe l’oggetto della controversia. In secondo luogo, ai sensi dell’articolo 65, paragrafo 1, del regolamento sul marchio, la sola decisione della commissione di ricorso è oggetto di un procedimento dinanzi ai giudici dell’Unione.

19.      La Koton e l’EUIPO, tuttavia, lamentano anzitutto uno scostamento piuttosto chiaro della sentenza impugnata rispetto alla giurisprudenza precedente. Comincerò a discutere di tale scostamento (al riguardo v. sub A) prima di esaminare se sussistano nondimeno altri motivi a sostegno della sentenza impugnata (al riguardo v. sub B). Dunque, la decisione della presente impugnazione dipende dalla risposta al quesito se un ulteriore aspetto esposto dall’EUIPO, ma finora non preso in considerazione, costituisca oggetto del procedimento oppure sia stato presentato tardivamente (al riguardo v. sub C). Infine, prenderò posizione sul ricorso dinanzi al Tribunale (al riguardo v. sub D).

A.      La necessità dell’uso per prodotti o servizi identici o simili

20.      Con il suo unico motivo, contesta al Tribunale di aver violato l’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio nei punti 44 e 60 della sentenza impugnata. L’EUIPO sostiene tale argomento.

21.      Ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio, il marchio dell’Unione europea deve essere dichiarato nullo su domanda presentata all’Ufficio allorché al momento del deposito della domanda di marchio il richiedente ha agito in malafede.

22.      Al punto 44 della sentenza impugnata, il Tribunale ha confermato l’impostazione della commissione di ricorso secondo la quale la malafede della ricorrente ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio presuppone che un terzo faccia uso di un segno identico o simile per un prodotto o servizio identico o simile che può essere confuso con il segno per il quale si chiede la registrazione.

23.      Dopo aver respinto ulteriori argomenti formulati dalla Koton in merito alla questione se la stessa Koton godesse della tutela del marchio per servizi simili o identici, il Tribunale ha poi dichiarato, al punto 60 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso ha correttamente affermato che il sig. Nadal Esteban non avrebbe agito in mala fede nel registrare il marchio impugnato, in quanto quest’ultimo era stato registrato per servizi diversi da quelli designati dai marchi anteriori della Koton.

24.      Sebbene il Tribunale abbia comunque tenuto conto di altri aspetti che tratterò di seguito (sub B), entrambi i menzionati punti della sentenza impugnata sono viziati da un grave errore di diritto.

25.      L’uso di un segno identico o simile per un prodotto o servizio identico o simile che può essere confuso con il segno per il quale si chiede la registrazione è, come correttamente indicato dallo stesso Tribunale ai punti 32 e 40 della sentenza impugnata (3), solo un elemento suscettibile di essere preso particolarmente in considerazione (4). È vero che ai fini della valutazione dell’esistenza della malafede del richiedente, occorre tener conto di tutti i fattori pertinenti propri del caso di specie ed esistenti al momento del deposito della domanda di registrazione di un segno come marchio comunitario (5).

26.      Detta giurisprudenza della Corte non è peraltro contestabile, come illustrerò in dettaglio di seguito con cinque argomenti.

27.      In primo luogo, come giustamente sottolineano la Koton e l’EUIPO, il motivo di nullità di cui all’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio non presuppone che il richiedente sia il titolare di un marchio per prodotti o servizi identici o simili. Anzi, in linea di principio, chiunque può chiedere la nullità di un marchio per motivi di malafede.

28.      In secondo luogo, l’esigenza di tener pienamente conto di tutti i fattori pertinenti è una conseguenza inevitabile del carattere soggettivo della malafede. Tale elemento soggettivo può essere determinato solo con riferimento alle circostanze oggettive del caso di specie (6). Di conseguenza, la Corte si è pronunciata anche sul regime della registrazione in malafede dei nomi di dominio collegato alla normativa in materia di marchi, il quale potrebbe essere effettivamente inteso in alcune versioni linguistiche nel senso di una determinazione tassativa dei casi di malafede, interpretandolo nel senso che detti casi non sono tassativi (7).

29.      In terzo luogo, l’esigenza di tener pienamente conto di tutti i fattori pertinenti deriva anche dall’oggetto della malafede.

30.      È vero che la Corte – proprio come il legislatore – non ha ancora elaborato una definizione esauriente della malafede (8). Tale ritrosia è ragionevole in quanto è difficile prevedere quali casi si verificheranno in futuro e dovranno quindi essere valutati.

31.      Tuttavia, nell’esame della malafede, la giurisprudenza relativa all’accertamento di un comportamento abusivo può fornire un’indicazione orientativa (9). Tale comportamento è caratterizzato dalla presenza di un elemento oggettivo e di un elemento soggettivo. Per quanto riguarda l’elemento oggettivo, da un insieme di circostanze oggettive deve risultare che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell’Unione, l’obiettivo perseguito dalla detta normativa non è stato raggiunto. In merito al criterio soggettivo, da un insieme di elementi oggettivi deve risultare che lo scopo essenziale delle operazioni in questione è il conseguimento di un vantaggio indebito. Il divieto di comportamenti abusivi, infatti, non vale più ove le operazioni di cui trattasi possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di un vantaggio (indebito) (10). È quindi del pari rilevante una valutazione complessiva dei fattori pertinenti.

32.      Qualora per malafede ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio si intenda l’espressione del divieto di comportamenti abusivi, l’obiettivo fondamentale della tutela del marchio e l’eventuale vantaggio indebito devono essere determinati, in particolare, alla luce della funzione primaria del marchio. Essa consiste nel garantire al consumatore o all’utente finale l’identità d’origine del prodotto o servizio di cui trattasi perché possa distinguersi, senza rischio di confusione, questo prodotto o servizio da quelli provenienti da terzi (11).

33.      Pertanto, la Corte ha già stabilito che una domanda di marchio non accompagnata dall’intenzione di utilizzarlo in conformità alla sua funzione primaria può costituire un caso di malafede (12). La malafede può esistere, in particolare, nel caso in cui il richiedente non intenda utilizzare il marchio come tale (13), ma anche qualora egli intenda utilizzarlo per ingannare i consumatori sull’origine dei prodotti o servizi.

34.      Pertanto, in quarto luogo, sono facilmente immaginabili ulteriori varianti della malafede, che non presuppongono una sovrapposizione con una domanda preesistente. Basti pensare alla domanda di marchio depositata da una persona che richiede la registrazione di un marchio al solo scopo di impedire l’imminente presentazione di una domanda di marchio da parte di altri («occupazione di marchio») (14).

35.      In quinto luogo, la Corte ha già riconosciuto la possibilità del deposito in malafede di una domanda di marchio con la quale il richiedente intendeva costituire una base per l’acquisizione di un nome di dominio descrittivo (15). Non è rilevante al riguardo in che misura fossero già depositati marchi per prodotti o servizi identici o simili.

36.      Non è quindi indispensabile per la presunzione di malafede il fatto che un terzo utilizzi un segno identico o simile per un prodotto o servizio identico o simile che può essere confuso con il segno in relazione al quale si chiede la registrazione.

37.      Tale conclusione non cambia nel caso in cui la malafede, a differenza dell’abuso, non dipende dal mancato raggiungimento dello scopo e da un vantaggio indebito, ma, come ha suggerito l’avvocato generale Sharpston, implica una divergenza dai principi accettati di comportamento etico o dalle consuetudini commerciali e professionali di lealtà (16). Anche per tale questione dovrebbero essere presi in considerazione tutti i fattori pertinenti.

B.      Sull’esame dei fatti da parte del Tribunale

38.      Tuttavia, dalla constatazione di tale errore di diritto non consegue ancora necessariamente che la sentenza impugnata debba essere annullata. Nonostante le osservazioni contenute nei punti 44 e 60 della sentenza impugnata, il Tribunale ha tenuto conto di altri fattori.

39.      Ai punti da 54 a 57 della sentenza impugnata, il Tribunale si sofferma sulla circostanza che il sig. Nadal Esteban fosse in rapporti d’affari con la Koton alcuni anni prima e dovesse quindi conoscerne il marchio, nonché che egli si sia opposto alla registrazione di un marchio della Koton in Spagna. Tuttavia, secondo la Corte, tali elementi non erano sufficienti a dimostrare la malafede.

40.      Si deve pertanto concludere che il Tribunale – contrariamente a quanto dallo stesso stabilito ai punti 44 e 60 della sentenza impugnata – ha ritenuto che l’identità o la somiglianza dei servizi designati non fossero indispensabili ai fini dell’accertamento della malafede.

41.      Di conseguenza, il Tribunale ha valutato in maniera esauriente gli argomenti della Koton. Persiste tuttavia una contraddizione nella motivazione della sentenza impugnata.

C.      Sull’ulteriore fattore individuato dall’EUIPO

42.      Tuttavia, l’EUIPO basa la propria impugnazione su un ulteriore fattore non preso in considerazione dal Tribunale.

43.      Infatti, il sig. Nadal Esteban aveva inizialmente depositato la propria domanda di marchio anche per prodotti e servizi identici, segnatamente per le classi 25 e 35, ma la sua domanda veniva respinta a seguito dell’opposizione della Koton con riguardo alle classi menzionate. Pertanto, già in ragione di tale opposizione non sussisteva più alcuna sovrapposizione tra i marchi della Koton e il marchio controverso in relazione ai prodotti e servizi rivendicati al momento della registrazione.

44.      Tale argomento è stato sostenuto anche dalla Koton all’udienza.

45.      Al riguardo si pongono due questioni: da un lato, se tale argomento formulato dall’EUIPO sia di per sé ricevibile e dall’altro - in caso affermativo - quale ruolo rivesta un siffatto fattore.

1.      Sulla ricevibilità dellargomento formulato dallEUIPO

46.      La Koton non ha espressamente eccepito nei suoi motivi dinanzi al Tribunale né in sede di impugnazione la sovrapposizione tra l’originaria domanda di marchio e l’ambito di protezione dei suoi marchi anteriori. Essa si limita a sottolineare che il sig. Nadal Esteban, in quanto ex partner in affari, doveva essere a conoscenza dei suoi marchi e che il marchio da lui richiesto presentava una marcata somiglianza con detti marchi. Essa ha anche fatto riferimento ad una controversia pendente in Spagna con il sig. Nadal Esteban, in cui egli ha presentato opposizione contro uno dei marchi della Koton.

47.      È quindi dubbio se gli argomenti formulati nella comparsa di risposta dell’EUIPO circa la sovrapposizione di prodotti e servizi siano sufficienti a rendere tale aspetto oggetto del procedimento di impugnazione.

48.      Ai sensi dell’articolo 174 del regolamento di procedura, le conclusioni della comparsa di risposta tendono all’accoglimento o al rigetto, totale o parziale, dell’impugnazione. Peraltro, conformemente all’articolo 176 di tale regolamento, le parti nella causa dinanzi al Tribunale possono presentare, mediante atto separato e distinto dalla comparsa di risposta, una memoria incidentale che, secondo l’articolo 178, paragrafi 1 e 3, seconda frase, di detto regolamento, deve tendere all’annullamento, totale o parziale, della sentenza impugnata, sulla base di motivi e argomenti di diritto distinti da quelli dedotti nella comparsa di risposta. Risulta dal combinato disposto di tali disposizioni che la comparsa di risposta non può essere intesa all’annullamento della sentenza impugnata per motivi distinti e autonomi da quelli dedotti nell’impugnazione, in quanto motivi di tal genere possono essere fatti valere solo nell’ambito di un’impugnazione incidentale (17).

49.      Pertanto, se si dovesse pervenire alla conclusione che non è stata dedotta la sovrapposizione originaria dei prodotti e servizi della Koton, il relativo argomento formulato dall’EUIPO dovrebbe essere respinto in quanto irricevibile.

50.      Tuttavia, ritengo eccessivamente rigorosa una siffatta valutazione dell’argomento formulato dalla Koton.

51.      Infatti, la sovrapposizione originaria riguardante le classi 25 e 35 nei procedimenti dinanzi al Tribunale e alla Corte era tra i fatti non contestati fin dall’inizio (18). La ricostruzione dei fatti compiuta dal Tribunale prende in considerazione, ai punti 3 e 8 della sentenza impugnata, quantomeno la domanda respinta con riguardo alla classe 35 (19). Anche al punto 39 della sentenza impugnata, il Tribunale fa riferimento alle pertinenti constatazioni di cui al procedimento di opposizione, al fine di dichiarare che i marchi anteriori della Koton non si estendono alla classe 39.

52.      Pertanto, le parti hanno reso oggetto di procedimenti dinanzi al Tribunale e alla Corte la sovrapposizione originaria concernente prodotti e servizi. Tale circostanza va conseguentemente presa in considerazione nell’esame della malafede.

2.      Sullimportanza della sovrapposizione originaria tra la domanda di registrazione e i prodotti e servizi protetti dai marchi della Koton

53.      Pertanto, il Tribunale non ha tenuto conto di un fattore di valutazione della malafede.

54.      Anche tale fattore è significativo, in quanto consente di trarre conclusioni in ordine alle intenzioni del sig. Nadal Esteban al momento del deposito della domanda del suo marchio controverso. Tali intenzioni sono rilevanti ai fini della valutazione della malafede, in quanto l’articolo 52, paragrafo 1, lettera b), del regolamento sul marchio prevede che il marchio dell’Unione sia dichiarato nullo su domanda presentata all’Ufficio o su domanda riconvenzionale in un’azione per contraffazione allorché il richiedente ha agito in malafede al momento del deposito della domanda di marchio (20).

55.      La Koton e l’EUIPO sostengono a tal proposito, richiamando una decisione del Tribunale (21), che sarebbe impossibile suddividere la domanda ai fini della valutazione della malafede in modo tale che solo una parte di essa, nella fattispecie la domanda per le classi 25 e 35, debba essere considerata come presentata in malafede, mentre l’altra parte, la domanda per la classe 39, non vada considerata come tale.

56.      Tale questione è attualmente pendente anche in un caso lievemente diverso. In tale fattispecie la questione verte sull’interrogativo se l’intera domanda fosse presentata in malafede se, e nei limiti in cui, il richiedente avesse intenzione di utilizzare il marchio in relazione ad alcuni dei prodotti o servizi specificati, ma non intendesse utilizzare il marchio in relazione ad altri prodotti o servizi specificati (22). In considerazione della precedente prassi di presentare domande di marchio per intere classi di prodotti e servizi (23), che i richiedenti spesso non erano in grado, e tanto meno ne avevano l’intenzione, di coprire integralmente, tale questione ha un potenziale molto dirompente.

57.      L’articolo 52, paragrafo 3, del regolamento sul marchio, che prevede la possibilità di dichiarare nullo un marchio dell’Unione solo per una parte dei prodotti o servizi per i quali è stato registrato, depone in senso favorevole alla divisibilità di una domanda di marchio presentata in parte in malafede (24).

58.      Tuttavia, diversamente dagli altri motivi di nullità, la malafede non è inerente al marchio stesso, ma deriva dalle circostanze della sua richiesta (25). In presenza di vizi riguardanti un marchio, è piuttosto agevole immaginare che essi si riferiscano solo a determinati prodotti o servizi, ma non ne impediscano l’uso in relazione ad altri prodotti o servizi. D’altro canto, è significativamente più complesso riconoscere la buona fede alla base di una domanda avente ad oggetto il diritto esclusivo di designare determinati prodotti o servizi con uno specifico segno, qualora il medesimo diritto venga richiesto in malafede anche in relazione ad altri prodotti o servizi.

59.      Inoltre, la suddivisione di una domanda in parti rispettivamente presentate in mala fede e in buona fede costituirebbe un incentivo a presentare domande di marchio per una gamma di prodotti e servizi più ampia di quella giustificata dall’uso effettivamente previsto. Non si dovrebbe temere alcuna conseguenza negativa con riguardo a un marchio effettivamente utilizzato in caso di riconoscimento della malafede. Gli argomenti formulati dal sig. Nadal Esteban all’udienza confermano il rischio menzionato: egli sostiene, infatti, di aver presentato la domanda del proprio marchio per le classi 25 e 35 solo perché ciò non avrebbe comportato il pagamento di oneri aggiuntivi. Nel caso in cui fosse stato a conoscenza del fatto che il deposito in malafede di una domanda per quelle classi avrebbe inficiato anche la sua domanda per la classe 39, certamente non l’avrebbe fatto.

60.      Nel presente procedimento, tuttavia, in ultima analisi, non è essenziale decidere in via definitiva se una domanda possa in ogni caso essere suddivisa in parti rispettivamente presentate in mala fede e in buona fede o se sia addirittura necessario procedere ad una siffatta suddivisione. Infatti, la circostanza che un marchio sia stato originariamente richiesto in relazione a prodotti e servizi rispetto ai quali il richiedente aveva conoscenza o doveva avere conoscenza dell’esistenza di marchi identici o simili può, in ogni caso, costituire un chiaro indizio del fatto che anche la domanda di tale marchio in relazione ad altri prodotti o servizi sia stata depositata in malafede.

61.      Almeno alla luce di tale ulteriore aspetto, incombe al richiedente, vale a dire al sig. Nadal Esteban, dissipare i dubbi circa il deposito in buona fede della domanda. A tal fine assume un significato dirimente il fatto che il richiedente possa dimostrare di perseguire con la domanda uno scopo commerciale ragionevole e - almeno sulla base delle sue conoscenze - legittimo ovvero una «logica commerciale» (26) (27).

62.      Tuttavia, la sentenza impugnata non contiene alcun elemento atto a dimostrare che tale logica commerciale sia stata dedotta oppure valutata.

63.      Dato che, alla luce di quanto premesso, la sentenza impugnata non ha tenuto conto di tutti i fattori pertinenti ai fini del riconoscimento di un’eventuale malafede, essa va annullata.

D.      Sul ricorso dinanzi al Tribunale

64.      Conformemente all’articolo 61, paragrafo 1, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, quest’ultima, in caso di annullamento della decisione del Tribunale, può statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta, oppure rinviare la causa al Tribunale.

65.      Nel caso di specie, il Tribunale ha omesso di valutare sia il fatto che il sig. Nadal Esteban avesse originariamente depositato la domanda del marchio controverso per due classi di prodotti o servizi in relazione ai quali la Koton gode della tutela del diritto dei marchi, sia gli argomenti formulati dal sig. Nadal Esteban in merito alla logica commerciale della sua domanda di registrazione. Ciò suggerisce di rinviare la causa al Tribunale al fine di completare la valutazione dei fatti (28).

66.      D’altro canto, la domanda di registrazione per le altre due classi non è contestata e il sig. Nadal Esteban, in particolare all’udienza dinanzi alla Corte, ha esposto i motivi alla base della sua domanda. Sebbene la Koton sollevi dubbi su tale motivazione, siffatte perplessità dovrebbero però essere esaminate solo nel caso in cui i motivi giustificassero la domanda di marchio. Tuttavia, dato che non ricorre tale ipotesi, si tratta della sola qualificazione giuridica di detti fatti, la quale rientra nella competenza della Corte (29).

67.      Alla luce di quanto precede, l’esame della malafede dipende essenzialmente dalla capacità del sig. Nadal Esteban di dissipare i dubbi circa la presentazione in buona fede della domanda, attraverso la spiegazione della logica commerciale ad essa sottostante.

68.      Occorre stabilire rigorosi requisiti per un siffatto argomento. Infatti, la sola circostanza che un richiedente sia a conoscenza o debba essere a conoscenza del fatto che altri utilizzano un segno identico o simile come marchio, anche se in relazione ad altri prodotti o servizi, fa insorgere fondati dubbi circa la buona fede al momento del deposito. Quale sarebbe il motivo per cui si dovrebbe creare consapevolmente il rischio che i consumatori associno i propri prodotti o servizi ad un altro fornitore?

69.      Ove si faccia addirittura un consapevole tentativo, come nel caso del sig. Nadal Esteban, di richiedere la registrazione di un siffatto segno anche in relazione a prodotti o servizi per i quali altri godono della tutela del diritto dei marchi, tali dubbi acquisiscono un peso considerevole.

70.      La logica commerciale indicata dal sig. Nadal Esteban non è sufficiente a dissipare tali dubbi. Egli fa riferimento, in sostanza, alla sua intenzione di offrire taluni servizi e, a tal riguardo, di utilizzare borse già recanti il marchio controverso, in quanto aveva ricevuto tali borse dalla Koton come imballaggio per determinati prodotti. Così la motivazione del sig. Nadal Esteban si limita alla mera convenienza. Tuttavia, non vi è alcun riferimento alla sussistenza di un interesse legittimo sufficiente a legittimare il rischio di un’associazione dei propri servizi a quelli della Koton o di una limitazione delle attività future della Koton.

71.      Si deve pertanto ritenere che la domanda di registrazione del marchio controverso sia stata depositata in malafede. La decisione della commissione di ricorso deve pertanto essere annullata.

72.      Al contrario, la domanda proposta dalla Koton dinanzi al Tribunale di ingiungere all’EUIPO di dichiarare nullo il marchio controverso era irricevibile. Il Tribunale e la Corte non possono emettere provvedimenti ingiuntivi nei confronti dell’EUIPO. Al contrario, l’articolo 65, paragrafo 6, del regolamento sul marchio prevede che incombe a quest’ultimo trarre le conseguenze dal dispositivo e dalla motivazione delle sentenze del giudice comunitario (30).

VI.    Sulle spese

73.      Ai sensi dell’articolo 184, paragrafo 2, del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è accolta e la controversia viene definitivamente decisa dalla Corte, quest’ultima statuisce sulle spese. Conformemente all’articolo 138, paragrafo 1, del medesimo regolamento, reso applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Tali spese includono, ai sensi dell’articolo 190, paragrafo 2, del regolamento di procedura del Tribunale, le spese indispensabili sostenute dalle parti ai fini del procedimento dinanzi alla commissione di ricorso.

74.      Nel caso di specie, il sig. Nadal Esteban è rimasto soccombente in toto per quanto riguarda le sue domande.

75.      Sebbene la domanda dell’EUIPO sia stata accolta nel procedimento di impugnazione, tuttavia, in ragione delle sue decisioni controverse, nonché per aver domandato al Tribunale il rigetto del ricorso, è nel contempo responsabile del fatto che l’impugnazione si sia resa necessaria. In tale prospettiva è pertanto ragionevole che lo stesso EUIPO chieda di essere condannato alle spese.

76.      Sebbene non siano state accolte le domande della Koton di dichiarare la nullità del marchio controverso o di ingiungere all’EUIPO di farlo, essa è stata però vittoriosa in toto nel merito, in quanto incombe nondimeno all’EUIPO trarre le conseguenze della presente sentenza.

77.      Di conseguenza, il sig. Nadal Esteban e l’EUIPO devono essere condannati a sopportare le spese della Koton, mentre ciascuno di essi deve sopportare le proprie spese.

VII. Conclusione

78.      Propongo quindi alla Corte di pronunciarsi nei seguenti termini:

1)      La sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 30 novembre 2017, Koton Mağazacilik Tekstil Sanayi ve Ticaret/EUIPO - Nadal Esteban (STYLO & KOTON) (T‑687/16, EU:T:2017:853) è annullata.

2)      L’impugnazione della Koton Mağazacilik Tekstil Sanayi ve Ticaret è respinta per il resto.

3)      La decisione della seconda commissione di ricorso dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale del 14 giugno 2016 (caso R 1779/2015-2) è annullata.

4)      Il ricorso della Koton Mağazacilik Tekstil Sanayi ve Ticaret è respinto per il resto.

5)      Il sig. Nadal Esteban e l’EUIPO sopportano ciascuno le proprie spese nonché, in solido, le spese sostenute dalla Koton Mağazacilik Tekstil Sanayi ve Ticaret nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso, al Tribunale e alla Corte.


1      Lingua originale: il tedesco.


2      Regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, sul marchio comunitario (GU 2009, L 78, pag. 1), come modificato dal regolamento (UE) 2015/2424 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2015 (GU 2015, L 341, pag. 21) [sostituito dal regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, sul marchio dell’Unione (GU 2017, L 154, pag. 1)].


3      Analogamente, ad esempio, sentenze del Tribunale del 14 febbraio 2012, Peeters Landbouwmachines/UAMI – Fors MW (BIGAB) (T‑33/11, EU:T:2012:77, punto 20), del 13 dicembre 2012, pelicantravel.com/UAMI - Pelikan (Pelikan) (T‑136/11, non pubblicata, EU:T:2012:689, punto 26) e dell’11 luglio 2013, SA.PAR/UAMI - Salini Costruttori (GRUPPO SALINI) (T‑321/10, EU:T:2013:372, punto 22).


4      Sentenza dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punti 37 e 53). V. anche sentenza del 27 giugno 2013, Malaysia Dairy Industries (Yakult, C‑320/12, EU:C:2013:435, punto 36).


5      Sentenze dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punto 37), del 3 giugno 2010, Internetportal und Marketing (C‑569/08, EU:C:2010:311, punto 42), e del 27 giugno 2013, Malaysia Dairy Industries (Yakult, C‑320/12, EU:C:2013:435, punto 36).


6      Sentenze dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punto 42), del 3 giugno 2010, Internetportal und Marketing (C‑569/08, EU:C:2010:311, punto 45), e del 27 giugno 2013, Malaysia Dairy Industries (Yakult, C‑320/12, EU:C:2013:435, punto 36).


7      Sentenza del 3 giugno 2010, Internetportal und Marketing (C‑569/08, EU:C:2010:311, punti da 37 a 39).


8      V. conclusioni dell’avvocato generale Sharpston nella causa Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:148, paragrafi 35, 36 e 57).


9      V. sentenza del Tribunale del 7 luglio 2016, Copernicus-Trademarks/EUIPO – Maquet (LUCEO) (T‑82/14, EU:T:2016:396, punti 144 e 145).


10      Sentenze del 14 dicembre 2000, Emsland-Stärke (C‑110/99, EU:C:2000:695, punti 52 e 53), del 28 luglio 2016, Kratzer (C‑423/15, EU:C:2016:604, punti da 38 a 40), e del 26 febbraio 2019, N Luxembourg 1 e a. (C‑115/16, C‑118/16, C‑119/16 e C‑299/16, EU:C:2019:134, punto 124).


11      Sentenze del 23 maggio 1978, Hoffmann-La Roche (102/77, EU:C:1978:108, punto 7), dell’11 marzo 2003, Ansul (C‑40/01, EU:C:2003:145, punto 43), e del 31 gennaio 2019, Pandalis/EUIPO (C‑194/17 P, EU:C:2019:80, punto 84).


12      Sentenza dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punti 44 e 45).


13      Sentenza dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punti 44 e 45). V. anche sentenza del 3 giugno 2010, Internetportal und Marketing (C‑569/08, EU:C:2010:311, punti da 46 a 48).


14      V. sentenza del Tribunale del 7 luglio 2016, Copernicus-Trademarks/EUIPO – Maquet (LUCEO) (T‑82/14, EU:T:2016:396).


15      Sentenza del 3 giugno 2010, Internetportal und Marketing (C‑569/08, EU:C:2010:311, punti 46 e 47).


16      Conclusioni nella causa Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:148, paragrafo 60).


17      Sentenze del 10 novembre 2016, DTS Distribuidora de Televisión Digital/Commissione (C‑449/14 P, EU:C:2016:848, punti da 99 a 101), e del 30 maggio 2017, Safa Nicu Sepahan/Consiglio (C‑45/15 P, EU:C:2017:402, punto 20).


18      V., con riguardo alla causa T‑687/16, punti 10 e 11 dell’atto di ricorso della Koton, punti 10 e 11 del controricorso del sig. Nadal Esteban, nonché punto 11 del controricorso dell’EUIPO. Nel presente procedimento v. punto 13 dell’atto di impugnazione della Koton e punto 1 della comparsa di risposta dell’EUIPO; il sig. Nadal Esteban non ha contestato per iscritto tale rappresentazione e l’ha confermata espressamente all’udienza.


19      In tale contesto va segnalato che la versione inglese vincolante del punto 3 della sentenza impugnata presenta un errore evidente di traduzione, in quanto vi è menzione della classe 41 e non della classe 39.


20      V. sentenze dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punto 35), nonché del 27 giugno 2013, Malaysia Dairy Industries (Yakult, C‑320/12, EU:C:2013:435, punto 36).


21      Sentenza del Tribunale dell’11 luglio 2013, SA.PAR./UAMI – Salini Costruttori (GRUPPO SALINI) (T‑321/10, EU:T:2013:372, punto 48).


22      Causa C‑371/18, Sky (GU 2018, C 276, pag. 27).


23      V. sentenza del 19 giugno 2012, The Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361).


24      Sentenza della High Court, Arnold J. (Alta Corte, Regno Unito) del 6 febbraio 2018, Sky/Skykick (HC‑2016-001587, [2018] EWHC 155 (Ch), punti 232 e 234).


25      Conclusioni dell’avvocato generale Sharpston nella causa Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:148, paragrafo 41).


26      In tal senso, sentenze del Tribunale del 14 febbraio 2012, Peeters Landbouwmachines/UAMI – Fors MW (BIGAB) (T‑33/11, EU:T:2012:77, punto 26), dell’8 maggio 2014, Simca Europe/UAMI – PSA Peugeot Citroën (Simca) (T‑327/12, EU:T:2014:240, punto 39), del 9 luglio 2015, CMT/UAMI – Camomilla (CAMOMILLA) (T‑100/13, non pubblicata, EU:T:2015:481, punti 36 e 37), e del 5 luglio 2016, Bundesverband Souvenir – Geschenke – Ehrenpreise/EUIPO – Stato libero di Baviera (NEUSCHWANSTEIN) (T‑167/15, non pubblicata, EU:T:2016:391, punto 53).


27      V. sentenze dell’11 giugno 2009, Chocoladefabriken Lindt & Sprüngli (Goldhase, C‑529/07, EU:C:2009:361, punti da 46 a 52), e del 3 giugno 2010, Internetportal und Marketing (C‑569/08, EU:C:2010:311, punto 47).


28      V. sentenze del 21 giugno 2012, IFAW Internationaler Tierschutz-Fonds/Commissione (C‑135/11 P, EU:C:2012:376, punto 79), dell’11 settembre 2014, CB/Commissione (C‑67/13 P, EU:C:2014:2204, punto 98), del 18 dicembre 2014, Commissione/Parker-Hannifin (C‑434/13 P, EU:C:2014:2456, punto 100), e del 26 luglio 2017, Consiglio/Hamas (C‑79/15 P, EU:C:2017:584, punto 56).


29      Sentenze del 10 luglio 2008, Bertelsmann e Sony Corporation of America/Impala (C‑413/06 P, EU:C:2008:392, punto 29), del 29 marzo 2011, ThyssenKrupp Nirosta/Commissione (C‑352/09 P, EU:C:2011:191, punto 179), e del 21 febbraio 2013, Seven for all mankind/Seven (C‑655/11 P, non pubblicata, EU:C:2013:94, punto 79).


30      Sentenza del 23 aprile 2002, Campogrande/Commissione (C‑62/01 P, EU:C:2002:248, punto 43), nonché sentenze del Tribunale del 31 gennaio 2001, Mitsubishi HiTec Paper Bielefeld/UAMI (Giroform) (T‑331/99, EU:T:2001:33, punto 33), dell’11 luglio 2007, El Corte Inglés/UAMI–Bolaños Sabri (PiraÑAM diseño original Juan Bolaños) (T‑443/05, EU:T:2007:219, punto 20), e del 16 maggio 2017, Metronia/EUIPO – Zitro IP (TRIPLE O NADA) (T‑159/16, non pubblicata, EU:T:2017:340, punto 16).