Language of document : ECLI:EU:C:2019:295

Edizione provvisoria

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

GIOVANNI PITRUZZELLA

presentate il 9 aprile 2019 (1)

Causa C251/18

Trace Sport

contro

Inspecteur van de Belastingdienst/Douane, kantoor Eindhoven

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal rechtbank Noord‑Holland (Tribunale della provincia dell’Olanda settentrionale, Paesi Bassi)]

«Rinvio pregiudiziale – Politica commerciale – Dazi antidumping – Importazione di biciclette spedite, in particolare, dallo Sri Lanka – Estensione del dazio antidumping definitivo istituito sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese – Regolamento di esecuzione (UE) n. 501/2013 – Validità – Ricevibilità del rinvio pregiudiziale – Applicazione della giurisprudenza TWD»






1.        La presente causa ha ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal rechtbank Noord-Holland (Tribunale della provincia dell’Olanda settentrionale, Paesi Bassi), riguardante la validità del regolamento di esecuzione (UE) n. 501/2013 (2) (in prosieguo: il «regolamento controverso»), con cui il Consiglio dell’Unione europea ha esteso il dazio antidumping definitivo istituito sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese alle importazioni di biciclette spedite, in particolare, dallo Sri Lanka.

2.        Tale regolamento è stato annullato dal Tribunale dell’Unione europea con sentenza del 19 marzo 2015, City Cycle Industries/Consiglio (3) – confermata in sede d’impugnazione dalla Corte con sentenza del 26 gennaio 2017, Maxcom/City Cycle Industries (4) – nei confronti dell’unico produttore dello Sri Lanka che aveva proposto ricorso per l’annullamento di tale decisione, vale a dire la società City Cycle Industries (in prosieguo: la «City Cycle»).

3.        Dinanzi al giudice del rinvio, la società Trace Sport, un importatore francese di biciclette, impugna due intimazioni emesse dalle autorità tributarie dei Paesi Bassi per il pagamento dei dazi antidumping dovuti per importazioni di biciclette dallo Sri Lanka. Dinanzi a detto giudice, la Trace Sport intende avvalersi delle citate sentenze pronunciate dai giudici dell’Unione europea nei confronti della City Cycle, al fine di eccepire l’invalidità del regolamento controverso per quanto riguarda i produttori esportatori dello Sri Lanka dai quali essa ha importato le biciclette oggetto delle intimazioni di pagamento impugnate, ossia le società Kelani Cycles (PVT) Ltd (in prosieguo: la «Kelani Cycles») e Creative Cycles (PVT) Ltd (in prosieguo: la «Creative Cycles»).

4.        Gli interessati che hanno presentato osservazioni scritte dinanzi alla Corte sostengono, tuttavia, che, a causa delle circostanze specifiche che caratterizzano la Trace Sport, un importatore collegato ai due predetti produttori dello Sri Lanka, essa non può eccepire l’invalidità del regolamento controverso dinanzi al giudice del rinvio ai sensi della giurisprudenza risultante dalla sentenza del 9 marzo 1994, TWD Textilwerke Deggendorf (C‑188/92, EU:C:1994:90). Secondo tale giurisprudenza, una parte in causa che senza alcun dubbio avrebbe avuto la legittimazione ad agire ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE contro un atto dell’Unione nell’ambito di un ricorso di annullamento, non può eccepire l’invalidità di tale atto dinanzi a un giudice nazionale nell’ambito di un rinvio pregiudiziale (in prosieguo: la giurisprudenza «TWD») (5).

5.        In tali circostanze, conformemente alla richiesta della Corte, le presenti conclusioni avranno ad oggetto la questione della ricevibilità delle questioni pregiudiziali sollevate dal giudice del rinvio e, nello specifico, l’applicabilità nel caso di specie della giurisprudenza TWD.

I.      Regolamento controverso, controversia principale e questioni pregiudiziali

6.        Nel settembre 2012 la Commissione europea ha aperto un’inchiesta relativa alla possibile elusione delle misure antidumping sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese con importazioni di biciclette provenienti, tra l’altro, dallo Sri Lanka (6).

7.        Durante l’inchiesta, la Kelani Cycles ha presentato richiesta di esenzione dall’estensione del dazio antidumping (7). Il 16 gennaio 2013 la Commissione ha effettuato una visita di verifica nei locali della Kelani Cycles. Essendo la sua collaborazione all’inchiesta stata ritenuta insufficiente, la Commissione ha comunicato alla Kelani Cycles che essa non intendeva tenere conto delle informazioni fornite da questa, che essa avrebbe basato le conclusioni relative a Kelani Cycles sui dati disponibili (8) e che essa intendeva respingere la sua richiesta di esenzione. In tali circostanze, la Commissione ha concesso alla Kelani Cycles la possibilità di fornire ulteriori spiegazioni (9), cosa che quest’ultima ha fatto con lettera del 7 febbraio 2013, corredata da 43 allegati. Per vari motivi, la Commissione non ha tenuto conto di tali ulteriori deduzioni e ha, infine, respinto la richiesta di esenzione presentata dalla Kelani Cycles.

8.        In seguito al rifiuto da parte della Commissione di tenere conto dei documenti e degli elementi di prova forniti dalla Kelani Cycles e menzionati al paragrafo precedente, la Trace Sport, nel corso del procedimento amministrativo condotto dalla Commissione, ha chiesto di essere sentita da quest’ultima per presentare, nonostante detto rigetto, gli stessi documenti e prove presentate dalla Kelani Cycles a sostegno delle sue ulteriori deduzioni. La Commissione non ha, tuttavia, accolto la richiesta presentata dalla Trace Sport.

9.        Il 29 maggio 2013 il Consiglio ha adottato il regolamento controverso, mediante il quale ha esteso il dazio antidumping definitivo del 48,5% sulle importazioni di biciclette originarie della Cina alle importazioni di biciclette spedite, in particolare, dallo Sri Lanka. In tale regolamento, la Kelani Cycles è considerata una società che non ha collaborato (10), mentre la Creative Cycles non viene menzionata esplicitamente.

10.      Nel 2012 e nel 2013 alcuni rappresentanti doganali, che agivano in nome e per conto della Trace Sport, hanno presentato, nei Paesi Bassi, dichiarazioni di immissione in libera pratica di biciclette spedite dallo Sri Lanka, indicando come esportatori di tali biciclette la Creative Cycles e la Kelani Cycles.

11.      A seguito di controlli a posteriori sulla validità di tali dichiarazioni, l’Inspecteur van de Belastingdienst/Douane kantoor Eindhoven (Ispettore del servizio tributario/doganale, ufficio di Eindhoven, Paesi Bassi) ha considerato dovuto un dazio antidumping del 48,5% per l’immissione in libera pratica delle biciclette dichiarate. Quest’ultimo ha pertanto emesso due intimazioni di pagamento dei dazi antidumping dovuti, per importi rispettivamente di EUR 229 990,88 e EUR 234 275,37. A seguito delle opposizioni presentate dalla Trace Sport contro tali intimazioni, queste ultime sono state confermate con due decisioni del 24 settembre 2015.

12.      Nel frattempo, con sentenza del 19 marzo 2015, City Cycle Industries/Consiglio (11), il Tribunale ha annullato l’articolo 1, paragrafi 1 e 3, del regolamento controverso (12), nei confronti della City Cycle.

13.      La Trace Sport ha impugnato dinanzi al giudice del rinvio le due decisioni del 24 settembre 2015, che confermavano le intimazioni di pagamento.

14.      Con sentenza del 26 gennaio 2017, Maxcom/City Cycle Industries (13), la Corte ha confermato in sede di impugnazione la sentenza del Tribunale nella causa City Cycle Industries/Consiglio.

15.      Nel procedimento pendente dinanzi al giudice del rinvio, la Trace Sport deduce dalla sentenza della Corte nella causa Maxcom/City Cycle Industries argomenti per contestare la validità del regolamento controverso per quanto riguarda la Creative Cycles e la Kelani Cycles. Il giudice del rinvio ritiene che la conclusione cui è giunta la Corte in tale sentenza per quanto riguarda la City Cycle sarebbe valida anche per la Kelani Cycles e la Creative Cycle e si interroga, pertanto, circa la validità del regolamento controverso per quanto riguarda tali altri due produttori-esportatori dello Sri Lanka.

16.      In tale contesto, il rechtbank Noord-Holland (Tribunale della provincia dell’Olanda settentrionale) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se il regolamento [controverso] sia valido nei confronti del produttore esportatore Kelani Cycles.

2)      Se il regolamento [controverso] sia valido nei confronti del produttore esportatore Creative Cycles».

II.    Analisi giuridica

A.      Osservazioni preliminari

17.      Tutte gli interessati che hanno presentato osservazioni scritte dinanzi alla Corte, vale a dire il governo dei Paesi Bassi, il Consiglio e la Commissione, contestano la ricevibilità del presente rinvio pregiudiziale di validità. Basandosi sulla giurisprudenza TWD, dette parti sostengono, in sostanza, che la Trace Sport non può invocare nel procedimento principale l’invalidità del regolamento controverso, poiché essa avrebbe potuto certamente proporre un ricorso di annullamento avverso tale regolamento.

18.      Come indicato al paragrafo 5 delle presenti conclusioni, conformemente alla richiesta della Corte, queste ultime avranno ad oggetto la questione della ricevibilità delle questioni pregiudiziali sollevate dal giudice del rinvio.

19.      A tale riguardo, esaminerò in primo luogo i principi derivati dalla giurisprudenza TWD e la loro applicazione nel settore della normativa antidumping dell’Unione. Quindi, sulla base di tale analisi, valuterò la ricevibilità delle questioni pregiudiziali sollevate dal giudice del rinvio.

B.      La giurisprudenza TWD e la sua applicazione in materia di antidumping

20.      Si deve ricordare anzitutto che, secondo una giurisprudenza costante, una decisione adottata dalle istituzioni dell’Unione che non sia stata impugnata dal destinatario o da qualsiasi istituzione o persona legittimata a chiederne l’annullamento entro i termini stabiliti all’articolo 263, sesto comma, TFUE diviene definitiva. Tale giurisprudenza è fondata in particolare sulla considerazione che i termini di impugnazione sono intesi a preservare la certezza del diritto, evitando che atti dell’Unione produttivi di effetti giuridici vengano rimessi in discussione all’infinito (14).

21.      Inoltre, la Corte ha riconosciuto che, nel diritto dell’Unione, vige un principio generale ai sensi del quale, nell’ambito di un procedimento nazionale ogni parte ha il diritto di eccepire l’invalidità di disposizioni contenute in atti dell’Unione su cui si basa una decisione o un provvedimento nazionale adottato nei suoi confronti e di chiedere al giudice nazionale di sottoporre tale questione alla Corte (15). Sebbene i giudici nazionali possano concludere che un atto dell’Unione è valido, essi non possono invece dichiararne l’invalidità (16).

22.      Tuttavia, le stesse esigenze di certezza del diritto citate al precedente paragrafo 20 hanno indotto la Corte a ritenere che tale principio generale, diretto a garantire che ciascuno abbia la possibilità di eccepire, nell’ambito di un ricorso proposto contro un provvedimento nazionale che gli arreca pregiudizio, l’invalidità dell’atto dell’Unione su cui si fonda tale provvedimento, non osta assolutamente a che tale atto divenga definitivo nei confronti di un singolo soggetto, in relazione al quale detto atto deve essere considerato una decisione individuale e che avrebbe potuto senza alcun dubbio chiederne l’annullamento in virtù dell’articolo 263 TFUE (17).

23.      Pertanto, in applicazione della giurisprudenza TWD, nell’ipotesi in cui si possa considerare che, senza alcun dubbio, una persona sarebbe stata legittimata a chiedere l’annullamento di un atto dell’Unione, alla medesima può essere preclusa la possibilità di eccepire la sua invalidità dinanzi al giudice nazionale competente (18).

24.      Infatti, come ha sottolineato la Corte in varie occasioni, ammettere che un singolo che, senza alcun dubbio, sarebbe stato legittimato ad agire ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE contro un atto dell’Unione nell’ambito di un ricorso di annullamento possa contestare dinanzi al giudice nazionale la validità dello stesso atto, dopo la scadenza del termine perentorio di ricorso previsto all’articolo 263, sesto comma, TFUE, equivarrebbe a riconoscergli la facoltà di aggirare il carattere definitivo che tale atto possiede nei suoi confronti dopo la scadenza dei termini di ricorso (19).

25.      La deroga al principio generale di cui al paragrafo 21 supra, che discende dall’applicazione della giurisprudenza TWD, trova così la sua ragion d’essere nell’esigenza di preservare la certezza del diritto evitando che atti dell’Unione vengano rimessi in questione all’infinito, nonché di impedire l’abuso dei mezzi di ricorso che il diritto dell’Unione mette a disposizione dei singoli (20).

26.      Per quanto riguarda nello specifico il settore del diritto antidumping dell’Unione, la Corte ha dichiarato che le conclusioni derivanti dalla giurisprudenza TWD si applicano ai regolamenti che istituiscono dazi antidumping a causa della loro duplice natura di atti normativi – in quanto si applicano alla generalità degli operatori economici interessati – e di atti che possono riguardare direttamente e individualmente alcuni di tali operatori economici (21).

27.      Pertanto, nell’ipotesi in cui si possa considerare che, senza alcun dubbio, un operatore economico sarebbe stato legittimato, ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, a chiedere l’annullamento del regolamento che istituisce un dazio antidumping, a detto operatore può essere preclusa la possibilità di eccepire la sua invalidità dinanzi al giudice nazionale competente (22).

28.      A tal riguardo, nella sua giurisprudenza, la Corte ha individuato talune categorie di operatori economici che possono essere considerati direttamente e individualmente interessati, ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, da un regolamento che istituisce un dazio antidumping e in quanto tali possono, di conseguenza, essere legittimati a chiederne l’annullamento dinanzi ai giudici dell’Unione.

29.      La Corte ha quindi dichiarato che, anzitutto, possono essere direttamente e individualmente interessati, ai sensi di tale disposizione, da tali regolamenti quelli tra i produttori ed esportatori del prodotto in questione ai quali sono state imputate le pratiche di dumping, utilizzando dati relativi alla loro attività commerciale (23).

30.      Inoltre, lo stesso può valere anche per importatori del prodotto di cui trattasi i cui prezzi di rivendita siano stati presi in considerazione ai fini della costruzione dei prezzi all’esportazione e che, pertanto, siano interessati dagli accertamenti relativi alla sussistenza di una pratica di dumping (24).

31.      In terzo luogo, ciò può valere anche per importatori associati a esportatori del prodotto in questione, in particolare nell’ipotesi in cui il prezzo all’esportazione sia stato calcolato a partire dai prezzi di rivendita sul mercato dell’Unione praticati da tali importatori e nell’ipotesi in cui il dazio antidumping stesso sia calcolato in funzione di tali prezzi di rivendita (25).

32.      Da quanto precede risulta che la giurisprudenza ha riconosciuto quali soggetti che potrebbero avere la legittimazione ad agire ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE per proporre un ricorso di annullamento contro un regolamento che istituisce un dazio antidumping, i produttori, gli esportatori e gli importatori, associati o meno ad un produttore esportatore, del prodotto interessato dal dazio antidumping.

33.      A tale riguardo, è stato rilevato che l’elemento determinante per stabilire l’individualizzazione dell’operatore interessato che possa giustificare la sua legittimazione ad agire è il fatto che le pratiche di dumping siano state accertate sulla base di dati derivanti dalla sua attività commerciale (26).

34.      La Corte ha, tuttavia, ripetutamente altresì dichiarato che il riconoscimento a talune categorie di operatori economici del diritto di proporre un ricorso di annullamento contro un regolamento antidumping non impedisce che anche altri operatori possano essere direttamente e individualmente interessati da un regolamento antidumping, a causa di determinate qualità che sono loro peculiari e che li contraddistinguono rispetto a qualsiasi altro soggetto (27).

35.      Ne consegue che, a prescindere dalle categorie di operatori economici citati ai paragrafi da 29 a 31 delle presenti conclusioni, ai quali la Corte ha riconosciuto la legittimazione ad agire con ricorso di annullamento, il criterio decisivo per stabilire la legittimazione ad agire, ed in particolare la condizione dell’interesse individuale, riguarda la questione se, conformemente alla giurisprudenza derivante dalla sentenza Plaumann (28), il regolamento antidumping colpisce l’operatore economico in questione a causa di determinate qualità che sono a lui peculiari o di una situazione di fatto che lo contraddistingue rispetto a qualsiasi altro soggetto e, quindi, lo caratterizza in modo analogo al destinatario dell’atto.

36.      Così, ad esempio, nella causa Extramet, la Corte ha riconosciuto la legittimazione ad agire a un importatore indipendente del prodotto colpito dal dazio antidumping il cui prezzo di vendita non era stato preso in considerazione nell’inchiesta, ma che aveva dimostrato l’esistenza di un insieme di elementi che davano luogo ad una situazione particolare che lo contraddistingueva, in relazione alla misura in questione, rispetto a qualsiasi altro operatore economico (29).

37.      Per quanto riguarda specificamente gli importatori del prodotto interessato dalla misura antidumping, così come si evince dai paragrafi 30 e 31 delle presenti conclusioni, la giurisprudenza riconosce la legittimazione ad agire per ottenere l’annullamento in materia di antidumping sia agli importatori indipendenti sia agli importatori associati al produttore-esportatore del prodotto interessato.

38.      Per quanto riguarda la condizione dell’associazione, è stato osservato che la semplice associazione di un importatore con un produttore esportatore interessato non è, in quanto tale, un elemento sufficiente perché l’importatore possa essere considerato individualmente interessato ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE (30).

39.      Risulta tuttavia dalla giurisprudenza citata al paragrafo 31 supra: in primo luogo, che l’esistenza di un rapporto d’associazione fra un importatore e un esportatore del prodotto interessato è sicuramente un fattore rilevante ai fini del riconoscimento della legittimazione ad agire dell’importatore per domandare l’annullamento di un regolamento che istituisce un dazio antidumping; in secondo luogo, che, a tal fine, tuttavia, l’importatore e il produttore esportatore devono essere sufficientemente legati (31); e, in terzo luogo, che si riconosce la legittimazione ad agire dell’importatore associato laddove sussistano altri elementi in grado di contraddistinguerlo rispetto a qualunque altro operatore economico, ad esempio, il fatto che si sia tenuto conto dei suoi dati commerciali nell’inchiesta.

40.      Così, nella causa Neotype (32), la Corte ha ritenuto direttamente e individualmente interessato, ai sensi dell’articolo 263 TFUE, un importatore associato il cui prezzo di rivendita era stato utilizzato per calcolare il dazio antidumping.

41.      Nella sentenza Nachi (33), la Corte ha riconosciuto la legittimazione ad agire per ottenere l’annullamento, applicando pertanto la giurisprudenza TWD, a un importatore associato (una controllata del produttore del prodotto in questione) i cui prezzi di rivendita erano stati usati come base per costruire il prezzo all’esportazione preso in considerazione per fissare i margini di dumping relativi all’esportatore in questione.

42.      Nella causa TMK (34), invece, la Corte ha negato la legittimazione ad agire, non applicando pertanto la giurisprudenza TWD, a un importatore associato di cui non era stato accertato se fosse sufficientemente legato alle imprese esportatrici in questione o se si trovasse in una situazione particolare, che lo distingueva da ogni altro operatore economico.

C.      Sulla ricevibilità delle questioni pregiudiziali

43.      È tenendo conto di tutti i principi giurisprudenziali esposti nel capitolo precedente che occorre valutare se, nel caso di specie, in applicazione della giurisprudenza TWD, alla Trace Sport debba ritenersi negata la possibilità di eccepire l’invalidità del regolamento controverso nei confronti della Kelani Cycles e della Creative Cycles nel contesto del procedimento pendente dinanzi al giudice del rinvio.

44.      A tal proposito, mi sembrano necessarie due osservazioni preliminari.

45.      In primo luogo, rilevo che la presente causa è diversa da tutte le altre cause menzionate nel precedente capitolo in quanto non riguarda la validità di un regolamento che istituisce un dazio antidumping, bensì quella di un regolamento che estende tale dazio, adottato a seguito di un’inchiesta antielusione a norma dell’articolo 13 del regolamento di base.

46.      A questo proposito, è opportuno rilevare che la normativa antielusione dell’Unione, contenuta all’articolo 13 del regolamento di base, costituisce un quadro normativo che, pur essendo integrato nella normativa antidumping dell’Unione, gode, tuttavia, di una propria specificità (35).

47.      In tale contesto, ritengo che le considerazioni che hanno indotto la Corte, come risulta dal paragrafo 26 supra, ad applicare i principi della giurisprudenza TWD ai regolamenti che istituiscono dazi antidumping, siano pienamente valide anche per i regolamenti, quale il regolamento impugnato, che stabiliscono l’estensione di dazi antidumping.

48.      Infatti, simili regolamenti hanno la sola conseguenza di ampliare la sfera di applicazione del regolamento iniziale alle importazioni di prodotti simili o di parti di tali prodotti. Un regolamento recante estensione di un dazio antidumping comporta quindi, per le imprese assoggettate al dazio così esteso, gli stessi effetti giuridici che un regolamento istitutivo di un dazio definitivo comporta per le imprese a questo soggette (36) e si caratterizza, anch’esso, per la duplice natura citata al paragrafo 26 delle presenti conclusioni.

49.      D’altro canto, rilevo che, pur se i criteri sviluppati nella giurisprudenza menzionata ai paragrafi 28 e seguenti delle presenti conclusioni per quanto riguarda la ricevibilità dei ricorsi d’annullamento di regolamenti che istituiscono dazi antidumping possono essere applicati anche al fine della determinazione della ricevibilità dei ricorsi di annullamento avverso i regolamenti che estendono tale dazio, occorre tuttavia tenere conto delle caratteristiche specifiche delle inchieste antielusione a norma dell’articolo 13 del regolamento di base.

50.      Infatti, sebbene le inchieste antielusione condividano sicuramente somiglianze con le inchieste finalizzate all’istituzione di un dazio antidumping, esse sono caratterizzate, tuttavia, dalla necessità di dimostrare i quattro elementi che, secondo la definizione di cui all’articolo 13, paragrafo 1, terza frase, del regolamento di base, costituiscono il concetto di elusione (37).

51.      In secondo luogo, sempre in via preliminare, rilevo che non vi è dubbio che la Kelani Cycles avrebbe avuto la legittimazione ad agire ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE per proporre un ricorso dinanzi al Tribunale per l’annullamento del regolamento controverso.

52.      Infatti, da un lato, per quanto riguarda la condizione dell’interesse diretto, si deve rilevare che le autorità doganali degli Stati membri sono obbligate a riscuotere il dazio antidumping esteso dal regolamento controverso, senza che sia lasciato loro alcun margine di discrezionalità, alle importazioni di biciclette esportate dalla Kelani Cycles dallo Sri Lanka verso l’Unione (38).

53.      Dall’altro lato, per quanto riguardala condizione dell’interesse individuale, la Kelani Cycles ha partecipato attivamente all’inchiesta antielusione nel corso della quale essa ha presentato una richiesta di esenzione. Inoltre, essa è stata espressamente identificata ai punti da 39 a 42 del regolamento controverso e in detto regolamento è stata oggetto di conclusioni in base ai dati disponibili, a causa della sua insufficiente collaborazione (39).

54.      Una volta esposte queste due considerazioni preliminari, rilevo che il governo dei Paesi Bassi, il Consiglio e la Commissione basano la loro eccezione di irricevibilità delle questioni pregiudiziali, in sostanza, su due elementi che, a loro avviso, sarebbero in grado di caratterizzare la Trace Sport e, di conseguenza, la individualizzerebbero rispetto a qualsiasi altro operatore economico (40).

55.      Tale individualizzazione sarebbe fondata, da un lato, sull’esistenza di stretti collegamenti tra la Trace Sport e i due produttori esportatori dello Sri Lanka, la Kelani Cycles e la Creative Cycles, e, dall’altro, sul fatto che la Trace Sport avrebbe tentato di intervenire a sostegno della Kelani Cycles nel corso del procedimento amministrativo svolto dalla Commissione.

56.      È quindi necessario esaminare se tali due elementi siano idonei a giustificare, nel caso di specie, la conclusione secondo cui la Trace Sport sarebbe stata, senza alcun dubbio, legittimata a presentare un ricorso di annullamento contro il regolamento controverso, di modo che, in applicazione della giurisprudenza TWD, le sarebbe preclusa la possibilità di far valere l’invalidità di tale regolamento dinanzi al giudice nazionale.

57.      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’esistenza di stretti collegamenti tra la Trace Sport, da un lato, e la Kelani Cycles e la Creative Cycles, dall’altro, risulta dal paragrafo 39 delle presenti conclusioni che l’esistenza di un’associazione tra un esportatore e un importatore in questione costituisce un elemento pertinente per la valutazione della legittimità di un importatore ad agire per domandare l’annullamento di un regolamento antidumping.

58.      A tal proposito, la Corte ha già dichiarato che, quando contesta la ricevibilità dell’eccezione d’illegittimità sollevata da un importatore associato dinanzi al giudice nazionale, la Commissione è tenuta a dimostrare che l’importatore è sufficientemente legato alle imprese esportatrici in questione (41).

59.      Orbene, nel caso di specie, la Commissione ha addotto come elementi di prova alcuni estratti di una relazione finale dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) relativa ad un’inchiesta concernente l’elusione dei dazi doganali e dei dazi antidumping sulle importazioni nell’Unione di biciclette originarie della Cina, avviata in seguito a informazioni secondo le quali biciclette cinesi venivano falsamente dichiarate come originarie dello Sri Lanka.

60.      Tale relazione fa riferimento a documenti sequestrati dalle autorità doganali francesi presso la Trace Sport e, nello specifico, a un elenco di società «offshore», dai quali risulta che il proprietario della Trace Sport possedeva il 50% di una società (il cui restante capitale era detenuto da due investitori cinesi) di cui la Creative Cycles era una controllata. Da tali documenti risulta altresì che lo stesso proprietario della Trace Sport era comproprietario, al 50% con uno dei predetti investitori cinesi, di un’altra società, della quale la Kelani Cycles era una controllata. Emerge inoltre da tale relazione dell’OLAF che la Kelani Cycles in realtà era stata costituita per riassumere tutte le attività della Creative Cycles.

61.      La relazione dell’OLAF indica altresì che tutte le predette società, nonché altre società appartenenti allo stesso gruppo, erano implicate in operazioni di false fatturazioni relative a importazioni nell’Unione di biciclette provenienti dalla Cina che avevano dato luogo a evasione dei dazi doganali e dei dazi antidumping.

62.      L’esistenza di tali stretti collegamenti fra la Trace Sport, da un lato, e la Kelani Cycles e la Creative Cycles, dall’altro, è inoltre confermata da taluni documenti che fanno parte dei documenti detti «Panama Papers» (42), di cui la Commissione ha fornito estratti.

63.      Orbene, l’esistenza di tutti questi collegamenti, nonché le conclusioni della relazione finale dell’OLAF, non sono state mai contestate dalla Trace Sport, la quale non ha ritenuto necessario presentare osservazioni alla Corte.

64.      In tali circostanze, ritengo che si debba considerare che, nel caso di specie, la Commissione ha fornito elementi di prova che dimostrano l’esistenza di collegamenti sufficienti ai sensi della giurisprudenza tra l’importatore in questione, la Trace Sport, e le imprese produttrici esportatrici dello Sri Lanka, la Kelani Cycles e la Creative Cycles.

65.      Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’altro elemento su cui il governo dei Paesi Bassi, il Consiglio e la Commissione fondano la loro eccezione di irricevibilità, dalla decisione di rinvio emerge che nel corso del procedimento amministrativo – cui ha partecipato la Kelani Cycles presentando una richiesta di esenzione che è stata respinta dalla Commissione a causa della sua insufficiente collaborazione – la Trace Sport ha chiesto alla Commissione di poter intervenire a sostegno della Kelani Cycles.

66.      Risulta, infatti, dalla decisione di rinvio che la stessa Trace Sport ha affermato di aver chiesto alla Commissione di essere sentita per illustrare gli stessi identici argomenti e produrre gli stessi identici elementi di prova già forniti in precedenza dalla Kelani Cycles a titolo di ulteriori deduzioni, in seguito alla comunicazione da parte della Commissione della sua intenzione di respingere la richiesta di esenzione presentata da detta società. La Commissione aveva rigettato tali documenti ed elementi di prova per i motivi esposti nel considerando 40 del regolamento controverso.

67.      Orbene, tale intervento della Trace Sport a sostegno della Kelani Cycles nell’inchiesta antielusione svolta dalla Commissione, sebbene non abbia alla fine avuto successo, a causa del rifiuto da parte della Commissione di riesaminare la propria analisi degli argomenti e dei documenti di causa, fornisce la prova di vari elementi pertinenti ai fini dell’analisi.

68.      In primo luogo, esso dimostra l’esistenza di collegamenti talmente stretti fra la Trace Sport e la Kelani Cycles da far sì che la prima fosse stata informata dell’inchiesta nella quale era coinvolta la seconda, il che costituisce un’informazione non pubblica.

69.      In secondo luogo, esso dimostra l’esistenza di una comunione di interessi tra l’esportatore interessato e l’importatore associato tale da indurre quest’ultimo a cercare di intervenire nell’inchiesta relativa al produttore associato per tentare di superare il rifiuto della Commissione di prendere in considerazione gli argomenti e gli elementi di prova che il primo aveva cercato di presentare. L’esistenza di siffatta comunione di interessi ha, in definitiva, indotto i due operatori ad agire nel contesto dell’inchiesta come un unico soggetto.

70.      In terzo luogo, è ragionevole ritenere che le informazioni e i documenti oggetto di causa riguardassero, almeno in parte, la stessa Trace Sport. Infatti, da un lato, dal considerando 40 del regolamento controverso risulta che uno dei punti di contestazione tra la Commissione e la Kelani Cycles riguardava chiarimenti circa le società collegate, come la Trace Sport. D’altro canto, se le informazioni e i documenti che la Trace Sport intendeva presentare alla Commissione non l’avessero riguardata, non si spiega a quale titolo la Trace Sport avrebbe potuto giustificare dinanzi alla Commissione il proprio intervento finalizzato a fornire tali informazioni e documenti.

71.      A tal proposito, si deve altresì rilevare che, nel caso di specie, se, diversamente da quanto è avvenuto nelle cause citate ai paragrafi da 29 a 31 delle presenti conclusioni, la Commissione non ha potuto basare le sue conclusioni nell’inchiesta antielusione ai fini della determinazione dell’estensione del dazio antidumping sui dati presentati dal produttore e l’importatore associati, ciò è stato causato dall’insufficiente collaborazione della Kelani Cycles (e della Trace Sport) all’inchiesta.

72.      Tutti questi elementi mi inducono a ritenere che, in realtà, la Kelani Cycles e la Trace Sport abbiano agito, durante l’inchiesta, come se sostenessero gli interessi di un unico e solo operatore economico. Al contrario, la Creative Cycles non ha partecipato all’inchiesta perché, come risulta dal paragrafo 60 delle presenti conclusioni, essa in sostanza era stata sostituita nelle sue attività dalla Kelani Cycles.

73.      Da tutte le suesposte considerazioni emerge che, nelle specifiche circostanze della presente causa, a mio avviso, deve essere considerata provata l’esistenza di un complesso di elementi che costituiscono una situazione particolare che caratterizza la Trace Sport, in relazione al regolamento controverso, rispetto a qualsiasi altro operatore economico, e che è pertanto idonea a individualizzarla in maniera analoga a quella del suo produttore associato Kelani Cycles.

74.      Ne consegue che, nelle specifiche circostanze del caso di specie, a mio avviso, la Trace Sport era senza alcun dubbio legittimata a proporre un ricorso di annullamento ai sensi dell’articolo 263 TFUE contro il regolamento controverso e che, di conseguenza, in applicazione della giurisprudenza TWD, le è preclusa la possibilità di fare valere un’eventuale invalidità di tale regolamento dinanzi ai giudici nazionali.

75.      A questo proposito, devo rilevare di essere conscio del fatto che, da un lato, l’articolo 263, quarto comma, TFUE prevede criteri restrittivi per la ricevibilità dei ricorsi di annullamento (43) e, dall’altro, che, nella misura in cui la giurisprudenza TWD costituisce, come ho indicato nei paragrafi da 21 a 25 delle presenti conclusioni, una deroga a un principio generale, essa deve avere un campo di applicazione limitato, specificamente ai casi in cui non vi è alcun dubbio quanto alla ricevibilità del ricorso di annullamento proposto dal singolo dinanzi al Tribunale (44).

76.      Tuttavia, a tale riguardo, da un lato, ritengo che il riconoscimento alla Trace Sport della legittimazione ad agire avverso il regolamento controverso si inscriva indubbiamente nel solco della giurisprudenza sulla ricevibilità dei ricorsi di annullamento in materia di antidumping, citata ai paragrafi 31 e da 34 a 42 supra.

77.      D’altro canto, nelle circostanze molto particolari del caso di specie, ritengo che consentire a un importatore associato come la Trace Sport – di cui è stato dimostrato, da un lato, che è sufficientemente legato all’esportatore che ha partecipato all’inchiesta antielusione il quale era manifestamente legittimato a proporre un ricorso di annullamento contro la misura in questione e, dall’altro, che è stato coinvolto, sebbene senza esito, nell’inchiesta antielusione riguardante tale produttore collegato, agendo entrambi in tale inchiesta come se rappresentassero l’interesse di un solo e unico operatore economico – di eccepire l’invalidità del regolamento in questione dinanzi al giudice nazionale sia contrario alla ragion d’essere della giurisprudenza TWD, come esposta al paragrafo 25 delle presenti conclusioni, vale a dire preservare la certezza del diritto e impedire l’abuso dei mezzi di ricorso che il diritto dell’Unione mette a disposizione dei singoli.

III. Conclusione

78.      Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, propongo alla Corte di rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dal rechtbank Noord-Holland (Tribunale della provincia dell’Olanda settentrionale, Paesi Bassi) nei seguenti termini:

1)      La sentenza del Tribunale del 19 marzo 2015, City Cycle Industries/Consiglio (T‑413/13, non pubblicata, EU:T:2015:164), e quella della Corte del 26 gennaio 2017, Maxcom/City Cycle Industries (cause riunite C‑248/15 P, C‑254/15 P e C‑260/15 P, EU:C:2017:62), non incidono sulla validità del regolamento di esecuzione (UE) n. 501/2013 del Consiglio, del 29 maggio 2013, che estende il dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese alle importazioni di biciclette spedite dall’Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia, indipendentemente dal fatto che siano o no dichiarate originarie dell’Indonesia, della Malaysia, dello Sri Lanka e della Tunisia, nella parte in cui tale regolamento riguarda le società Kelani Cycles (PVT) Ltd e Creative Cycles (PVT) Ltd.

2)      Un importatore di tali biciclette, come la Trace Sport, di cui è stato dimostrato, da un lato, che è sufficientemente legato a detti produttori esportatori e, dall’altro, che è stato coinvolto, sebbene senza esito, nell’inchiesta antielusione riguardante tali produttori collegati, agendo tutti in tale inchiesta come se rappresentassero l’interesse di un solo e unico operatore economico, in modo da disporre senza alcun dubbio di un diritto di ricorso dinanzi al Tribunale al fine di ottenere l’annullamento del dazio antidumping che colpisce tali prodotti, ma che non ha proposto un siffatto ricorso, non può successivamente far valere l’invalidità di tale dazio antidumping dinanzi a un giudice nazionale. In un simile caso, il giudice nazionale è vincolato dal carattere definitivo del dazio antidumping, istituito dal regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 del Consiglio, del 3 ottobre 2011, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese a seguito di un riesame in previsione della scadenza a norma dell’articolo 11, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1225/2009, e, a norma dell’articolo 1 del regolamento di esecuzione n. 501/2013, esteso alle biciclette spedite dall’Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia.


1      Lingua originale: francese.


2      Regolamento di esecuzione del Consiglio, del 29 maggio 2013, che estende il dazio antidumping definitivo istituito dal regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese alle importazioni di biciclette spedite dall’Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia, indipendentemente dal fatto che siano o no dichiarate originarie dell’Indonesia, della Malaysia, dello Sri Lanka e della Tunisia (GU 2013, L 153, pag. 1).


3      Sentenza del 19 marzo 2015, City Cycle Industries/Consiglio (T‑413/13, non pubblicata, EU:T:2015:164).


4      Sentenza del 26 gennaio 2017, Maxcom/City Cycle Industries (C‑248/15 P, C‑254/15 P e C‑260/15 P, EU:C:2017:62).


5      V., in tal senso, punto 17 di detta sentenza. La Corte ha ripetutamente affermato il principio espresso nella sentenza citata. A tal riguardo, v., segnatamente, sentenze del 15 febbraio 2001, Nachi Europe (C‑239/99, EU:C:2001:101, punti 30 e 37); del 27 novembre 2012, Pringle (C‑370/12, EU:C:2012:756, punto 41); del 14 marzo 2017, A e a. (C‑158/14, EU:C:2017:202, punti 66 e 67 e giurisprudenza ivi citata), e del 25 luglio 2018, Georgsmarienhütte e a. (C‑135/16, EU:C:2018:582, punti 14 e 15).


6      Regolamento (UE) n. 875/2012 della Commissione, del 25 settembre 2012, che apre un’inchiesta relativa alla possibile elusione delle misure antidumping, istituite dal regolamento di esecuzione (UE) n. 990/2011 sulle importazioni di biciclette originarie della Repubblica popolare cinese, con importazioni di biciclette provenienti dall’Indonesia, dalla Malaysia, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia, indipendentemente dal fatto che siano o no dichiarate originarie dell’Indonesia, della Malaysia, dello Sri Lanka e della Tunisia, e che dispone la registrazione di tali importazioni (GU 2012, L 258, pag. 21).


7      Ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea (GU 2009, L 343, pag. 51, e rettifica in GU 2010, L 7, pag. 22), come modificato dal regolamento (UE) n. 1168/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2012 (GU 2012, L 344, pag. 1) (in prosieguo: il «regolamento di base»).


8      Ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 1, del regolamento di base. V. punti da 39 a 42 del regolamento controverso.


9      Ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 4, del regolamento di base.


10      V. considerando 39 e 42 del regolamento controverso.


11      T‑413/13, non pubblicata, EU:T:2015:164.


12      Questa disposizione estende il dazio antidumping del 48,5% alle importazioni di cui sopra e prevede che esso sia riscosso sulle importazioni registrate durante il periodo dell’inchiesta.


13      C‑248/15 P, C‑254/15 P e C‑260/15 P, EU:C:2017:62.


14      V., in tal senso, sentenze del 15 febbraio 2001, Nachi Europe (C‑239/99, EU:C:2001:101, punto 29), e del 14 novembre 2017, British Airways/Commissione (C‑122/16 P, EU:C:2017:861, punti 83 e 84). Per quanto riguarda il rispetto del termine di impugnazione in quanto esigenza di ordine pubblico, v. le considerazioni dell’avvocato generale Mengozzi nelle sue conclusioni nella causa British Airways/Commissione (C‑122/16 P, EU:C:2017:406, paragrafi da 93 a 99).


15      Tale principio deriva dall’articolo 277 TFUE. V. sentenze del 15 febbraio 2001, Nachi Europe (C‑239/99, EU:C:2001:101, punto 35), e del 27 novembre 2012, Pringle (C‑370/12, EU:C:2012:756, punto 39 e giurisprudenza ivi citata).


16      Sentenza del 22 ottobre 1987, Foto-Frost (314/85, EU:C:1987:452, punti 14 e 15). V. anche sentenze del 10 gennaio 2006, IATA e ELFAA (C‑344/04, EU:C:2006:10, punti 27 e 30), e del 3 ottobre 2013, Inuit Tapiriit Kanatami e altri/Parlamento e Consiglio (C‑583/11 P, EU:C:2013:625, punto 95).


17      V. sentenza del 15 febbraio 2001, Nachi Europe (C‑239/99, EU:C:2001:101, punto 37), in applicazione dei punti 24 e 25 della sentenza del 9 marzo 1994, TWD Textilwerke Deggendorf (C‑188/92, EU:C:1994:90). V., altresì, sentenze del 27 novembre 2012, Pringle (C‑370/12, EU:C:2012:756, punto 41); del 18 settembre 2014, Valimar (C‑374/12, EU:C:2014:2231, punti 28 e 29), e del 16 aprile 2015, TMK Europe (C‑143/14, EU:C:2015:236, punto 18).


18      V., segnatamente, sentenze del 4 febbraio 2016, C & J Clark International e Puma (C‑659/13 e C‑34/14, EU:C:2016:74, punti 56 e 57 e giurisprudenza ivi citata), e del 25 luglio 2018, Georgsmarienhütte e a. (C‑135/16, EU:C:2018:582, punti 14, 17 e 18 e giurisprudenza ivi citata).


19      Sentenze del 27 novembre 2012, Pringle (C‑370/12, EU:C:2012:756, punto 41); del 14 marzo 2017, A e a. (C‑158/14, EU:C:2017:202, punto 66 e la giurisprudenza ivi citata), e del 25 luglio 2018, Georgsmarienhütte e a. (C‑135/16, EU:C:2018:582 punto 15), in applicazione del punto 18 della sentenza del 9 marzo 1994, TWD Textilwerke Deggendorf (C‑188/92, EU:C:1994:90).


20      V., in proposito, conclusioni dell’avvocato generale Campos Sánchez-Bordona nella causa Georgsmarienhütte e a. (C‑135/16, EU:C:2018:120, paragrafo 36). Analogamente, l’avvocato generale Jacobs ha qualificato la giurisprudenza TWD nel senso che essa riguarda usi distorti di strumenti processuali da parte di soggetti che avrebbero dovuto impugnare direttamente un atto dell’Unione ma non lo hanno fatto [conclusioni dell’avvocato generale Jacobs nella causa Cassa di Risparmio di Firenze e a. (C‑222/04, EU:C:2005:655, paragrafo 63)]. Infatti, come rilevato dall’avvocato generale Campos Sánchez-Bordona nelle summenzionate conclusioni, la giurisprudenza TWD non impedisce ai giudici nazionali di sollevare in via pregiudiziale, in qualsiasi momento, d’ufficio o su richiesta di altre parti (che non siano espressamente legittimate a presentare un ricorso di annullamento), i propri dubbi riguardo alla validità di un atto dell’Unione.


21      V. sentenze del 15 febbraio 2001, Nachi Europe (C‑239/99, EU:C:2001:101, punto 37 alla fine); del 16 aprile 2015, TMK Europe (C‑143/14, EU:C:2015:236, punto 18), e del 4 febbraio 2016, C & J Clark International e Puma (C‑659/13 e C‑34/14, EU:C:2016:74, punto 58). A tal proposito, v. sentenza del 28 febbraio 2019, Consiglio/Growth Energy e Renewable Fuels Association (C‑465/16 P, EU:C:2019:155, punto 72).


22      Sentenza del 4 febbraio 2016, C & J Clark International e Puma (C‑659/13 e C‑34/14, EU:C:2016:74, punti 56 e 57 e giurisprudenza ivi citata).


23      Ibidem, punto 60 e giurisprudenza ivi citata.


24      Ibidem, punto 61 e giurisprudenza ivi citata.


25      Ibidem, punto 62 e giurisprudenza ivi citata. V. paragrafi da 40 a 42 delle presenti conclusioni.


26      V. conclusioni dell’avvocato generale Mischo nelle cause riunite Nashua Corporation e a./Commissione e Consiglio (C‑133/87 e C‑150/87, non pubblicate, EU:C:1989:286, paragrafo 35).


27      V. sentenze del 16 maggio 1991, Extramet Industrie/Consiglio (C‑358/89, EU:C:1991:214, punto 16); del 18 settembre 2014, Valimar (C‑374/12, EU:C:2014:2231, punto 33), e del 16 aprile 2015, TMK Europe (C‑143/14, EU:C:2015:236, punto 22).


28      Sentenza del 15 luglio 1963, Plaumann/Commissione (25/62, EU:C:1963:17).


29      Sentenza del 16 maggio 1991, Extramet Industrie/Consiglio (C‑358/89, EU:C:1991:214, punti 11 e 17). Questi elementi erano il fatto di essere allo stesso tempo il maggiore importatore del prodotto oggetto della misura antidumping e l’utilizzatore finale di tale prodotto, nonché la circostanza che le sue attività economiche dipendevano in larghissima parte da tali importazioni ed erano state gravemente colpite dal regolamento in questione.


30      V. conclusioni dell’avvocato generale Mischo nelle cause riunite Nashua Corporation e a./Commissione e Consiglio (C‑133/87 e C‑150/87, non pubblicate, EU:C:1989:286, paragrafi 36 e 37).


31      V. sentenza del 16 aprile 2015, TMK Europe (C‑143/14, EU:C:2015:236, punto 26).


32      Sentenza dell’11 luglio 1990, Neotype Techmashexport/Commissione e Consiglio (C‑305/86 e C‑160/87, EU:C:1990:295, punti 20 e 21).


33      Sentenza del 15 febbraio 2001, Nachi Europe (C‑239/99, EU:C:2001:101, punto 39). A tal proposito, v. sentenza del 14 marzo 2017, A e a. (C‑158/14, EU:C:2017:202, punti 64 e 65).


34      Sentenza del 16 aprile 2015, TMK Europe (C‑143/14, EU:C:2015:236, punto 26).


35      Questa constatazione si basa sul fatto che tale normativa non è fondata sul codice antidumping del 1994 [(accordo relativo all’applicazione dell’articolo VI dell’accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio 1994 (GU 1994, L 336, pag. 103)] contenuto nell’allegato 1A dell’accordo che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio, approvato con decisione 94/800/CE del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativa alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986-1994) (GU 1994, L 336, pag. 1), ma è stata adottata unilateralmente dall’Unione. A tal proposito, v. considerando 19 del regolamento di base e conclusioni dell’avvocato generale Mengozzi nelle cause riunite Maxcom e a./Chin Haur Indonesia (C‑247/15 P, C‑253/15 P e C‑259/15 P, EU:C:2016:712, paragrafo 5).


36      V., in tal senso, sentenza del 26 settembre 2000, Büchel/Consiglio e Commissione (T‑74/97 e T‑75/97, EU:T:2000:215, punto 52).


37      Dalla definizione della nozione di elusione di cui all’articolo 13, paragrafo 1, terza frase, del regolamento di base risulta che, al fine di determinare la sussistenza dell’elusione, devono essere soddisfatte quattro condizioni: in primo luogo, si deve verificare una modificazione della configurazione degli scambi tra i paesi terzi in causa e l’Unione; in secondo luogo, tale modificazione deve derivare da pratiche, processi o lavorazioni per i quali non vi sia una sufficiente motivazione o giustificazione economica oltre all’istituzione del dazio; in terzo luogo, deve essere provato che sussiste un pregiudizio, e, infine, deve essere provato che esiste un dumping.


38      V., in tal senso, sentenza del 26 settembre 2000, Büchel/Consiglio e Commissione (T‑74/97 e T‑75/97, EU:T:2000:215, punto 50).


39      Ai sensi dell’articolo 18 del regolamento base.


40      Il fatto che la Trace Sport sia direttamente interessata è fuori discussione, in quanto è direttamente interessata dal regolamento controverso per le medesime ragioni indicate al paragrafo 52 delle presenti conclusioni.


41      Sentenza del 16 aprile 2015, TMK Europe (C‑143/14, EU:C:2015:236, punto 26).


42      L’espressione «Panama Papers» indica un gran numero di documenti riservati dello studio legale panamense Mossack Fonseca, divulgati alla stampa internazionale nel 2015. I documenti sono stati esaminati nel contesto di un progetto di inchiesta giornalistica internazionale e poi anche dalle autorità fiscali e giudiziarie di vari paesi. A seguito della divulgazione dei «Panama Papers», il Parlamento europeo ha istituito una commissione d’inchiesta incaricata di esaminare le denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell’applicazione del diritto dell’Unione in materia di riciclaggio di denaro, elusione fiscale e frode fiscale.


43      A tal proposito, v. sentenza del 14 marzo 2017, A e a. (C‑158/14, EU:C:2017:202, punti 68 e 69).


44      V., a tal riguardo, le considerazioni contenute al paragrafo 24 delle conclusioni dell’avvocato generale Campos Sánchez-Bordona nella causa Georgsmarienhütte e a. (C-135/16, EU:C:2018:120) e ai paragrafi da 70 a 72 delle conclusioni dell’avvocato generale Sharpston nella causa A e a. (C-158/14, EU:C:2016:734).