Language of document : ECLI:EU:C:2019:335

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

MICHAL BOBEK

presentate il 30 aprile 2019 (1)

Causa C198/18

CeDe Group AB

contro

KAN Sp. z o.o. (in stato di insolvenza)

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Högsta domstolen (Corte suprema, Svezia)]

«Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Procedure di insolvenza – Regolamento CE n. 1346/2000 – Articolo 4 – Diritto applicabile – Compensazione»






I.      Introduzione

1.        Il liquidatore della PPUB Janson sp.j. (in prosieguo: la «PPUB»), una società polacca sottoposta a procedura di insolvenza in Polonia, ha presentato dinanzi ai giudici svedesi una domanda nei confronti della CeDe Group AB (in prosieguo: la «CeDe»), una società svedese, chiedendo il pagamento delle merci consegnate sulla base di un contratto preesistente tra la PPUB e la CeDe, disciplinato dal diritto svedese. Nel corso di tale procedimento, la CeDe ha eccepito in compensazione un credito di importo superiore nei confronti della PPUB. Il liquidatore si era in precedenza opposto a tale compensazione nel quadro della procedura di insolvenza in Polonia. Nel corso del procedimento dinanzi ai giudici svedesi, il liquidatore della PPUB ha ceduto il credito nei confronti della CeDe ad un’altra società, la KAN Sp. z o.o. (in prosieguo: la «KAN»), che, a sua volta, è divenuta insolvente. Tuttavia, il liquidatore della KAN ha rifiutato di subentrare nel credito in questione, con il risultato che la KAN (in stato di insolvenza) è ora parte del contenzioso.

2.        L’Högsta domstolen (Corte suprema, Svezia) nutre dubbi in merito alla legge applicabile a tale domanda di compensazione. Dinanzi al giudice del rinvio, la KAN ha sostenuto che la domanda di compensazione dovrebbe essere trattata ai sensi del diritto polacco, mentre la CeDe ha sostenuto che dovrebbe essere esaminata ai sensi del diritto svedese.

3.        La presente causa offre alla Corte la possibilità di interpretare le disposizioni specifiche concernenti la legge applicabile contenute nel regolamento (CE) n. 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza (2) e la loro interazione con il regime generale della legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (3). Ci si chiede quale sia la legge applicabile alla domanda di compensazione proposta nei confronti di una società in stato di insolvenza nell’ambito di un procedimento avviato con un’azione di pagamento intentata dal liquidatore di tale società.

II.    Contesto normativo

A.      Regolamento Roma I

4.        Ai sensi dell’articolo 17 del regolamento Roma I, rubricato «Compensazione legale», «[q]ualora il diritto di compensazione non sia stato convenuto dalle parti, la compensazione è regolata dalla legge applicabile al credito per il quale è fatto valere il diritto di compensazione».

B.      Regolamento sull’insolvenza

5.        I considerando 23 e 24 del regolamento sull’insolvenza prevedono quanto segue:

«(23)      Il presente regolamento dovrebbe stabilire, per le materie in esso contemplate, regole di conflitto uniformi che sostituiscono - nel loro ambito d’applicazione - le norme nazionali di diritto internazionale privato. Salvo disposizione contraria, dovrebbe applicarsi la legge dello Stato membro che ha aperto la procedura (lex concursus). Tale regola sul conflitto di leggi dovrebbe applicarsi sia alla procedura principale sia alla procedura locale. La lex concursus determina tutti gli effetti della procedura d’insolvenza, siano essi procedurali o sostanziali, sui soggetti e sui rapporti giuridici interessati. Essa disciplina tutte le condizioni di apertura, svolgimento e chiusura delle procedure d’insolvenza.

(24)      Il riconoscimento automatico di una procedura d’insolvenza alla quale si applica di norma la legge dello Stato di apertura può interferire con le regole che disciplinano le transazioni in altri Stati membri. A tutela delle aspettative legittime e della certezza delle transazioni negli Stati membri diversi da quello in cui la procedura è stata aperta, si dovrebbe prevedere una serie di deroghe alla regola generale».

6.        Il considerando 26 del regolamento sull’insolvenza così recita: «[s] e la legge dello Stato di apertura non permette la compensazione, il creditore ne dovrebbe comunque aver diritto se essa è possibile in base alla legge applicabile al credito del debitore insolvente. In tal modo, la compensazione diventerà in sostanza una specie di garanzia disciplinata da una legge sulla quale il creditore può fare affidamento nel momento in cui sorge il credito».

7.        L’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza, rubricato «Legge applicabile», stabilisce quanto segue:

«1.      Salvo disposizione contraria del presente regolamento, si applica alla procedura di insolvenza e ai suoi effetti la legge dello Stato membro nel cui territorio è aperta la procedura, in appresso denominato “Stato di apertura”.

2.      La legge dello Stato di apertura determina le condizioni di apertura, lo svolgimento e la chiusura della procedura di insolvenza. Essa determina in particolare:

(…)

d)      le condizioni di opponibilità della compensazione;

(…)».

8.        L’articolo 6 del regolamento sull’insolvenza, rubricato «Compensazione», così dispone:

«1.      L’apertura della procedura di insolvenza non pregiudica il diritto del creditore di invocare la compensazione del proprio credito con il credito del debitore, quando la compensazione è consentita dalla legge applicabile al credito del debitore insolvente.

2.      La disposizione di cui al paragrafo 1 non osta alle azioni di annullamento, di nullità o di inopponibilità di cui all’articolo 4, paragrafo 2, lettera m)».

III. Fatti, procedimento e questioni pregiudiziali

9.        Il 9 giugno 2010, la PPUB, una società con sede in Polonia, ha concluso con la CeDe, una società con sede in Svezia, un contratto per la consegna di merci. Il contratto prevedeva l’applicazione della legge svedese a tutte le controversie relative alla sua interpretazione.

10.      Alla fine di gennaio 2011, la PPUB è stata sottoposta a una procedura di insolvenza in Polonia. Nel mese di luglio dello stesso anno, il liquidatore nominato nell’ambito di tale procedura di insolvenza ha presentato presso la Kronofogdemyndigheten (autorità dell’esecuzione svedese), una domanda di ingiunzione di pagamento europea (4) nei confronti della CeDe, per un debito di quest’ultima pari a SEK (corone svedesi) 1 532 489, maggiorato degli interessi, relativo a merci consegnate dalla PPUB ai sensi del contratto da esse concluso.

11.      La controversia è stata successivamente rimessa al Malmö tingsrätt (tribunale di Malmö, Svezia). La CeDe ha contestato la richiesta della PPUB invocando la compensazione con un credito di importo superiore a quello preteso dalla PPUB. La CeDe sosteneva che tale credito corrispondeva ai danni imputabili alla PPUB per consegne non effettuate e per difetti presenti in merci consegnate dalla PPUB. La CeDe sosteneva che il diritto di compensazione era sorto prima dell’apertura della procedura di insolvenza nei confronti della PPUB.

12.      Dalle informazioni fornite dal giudice del rinvio risulta che, nel contesto della procedura di insolvenza in Polonia, il liquidatore della PPUB si è opposto alla compensazione invocata dalla CeDe.

13.      Dinanzi al Malmö tingsrätten (tribunale di Malmö), il liquidatore della PPUB ha sostenuto che il diritto di compensazione dovrebbe essere valutato ai sensi del diritto polacco, sulla base dell’articolo 4, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza. Ai sensi di tale articolo, salvo disposizione contraria del suddetto regolamento, alla procedura di insolvenza e ai suoi effetti si applica la legge dello Stato membro nel cui territorio è aperta la procedura (la legge dello Stato di apertura o lex concursus). Ad avviso del liquidatore, dall’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza discende che la lex concursus determina, in ogni caso, le condizioni di opponibilità della compensazione. Ciò in ragione del fatto che l’articolo 6, paragrafo 1, di detto regolamento, a norma del quale la procedura di insolvenza non pregiudica il diritto di compensazione, nella misura in cui tale diritto è ammesso dalla legge applicabile alla domanda del debitore, si applica soltanto se l’ordinamento giuridico dello Stato di apertura della procedura non ammette la compensazione. Pertanto, ad avviso del liquidatore, tale disposizione non si applica alla controversia di cui al procedimento principale, in quanto il diritto polacco consente la compensazione.

14.      Di converso, la CeDe ha sostenuto che la compensazione deve essere esaminata ai sensi del diritto svedese. Essa ha osservato, in primo luogo, che l’azione del liquidatore concerne una pretesa derivante dal contratto tra la CeDe e la PPUB, il quale contiene una clausola sulla scelta della legge applicabile, a norma della quale tutte le controversie relative alla sua interpretazione sono disciplinate dalla legge svedese. Ciò significa che la legge svedese è applicabile in virtù dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento Roma I. Inoltre, la CeDe ha dedotto che, in caso di disaccordo delle parti per quanto concerne il diritto di compensazione, la questione sarebbe disciplinata dalla legge applicabile alla pretesa alla quale è opposta la compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del regolamento Roma I.

15.      In secondo luogo, la CeDe ha sostenuto che l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza indica che la procedura di insolvenza non pregiudica il diritto di compensazione, se la compensazione è consentita dalla legge applicabile alla pretesa del debitore. Dato che, ad avviso della CeDe, alla domanda del liquidatore si applica la legge svedese, anche la questione concernente la compensazione dovrebbe essere esaminata alla luce del diritto svedese.

16.      Il Malmö tingsrätten (tribunale di Malmö) ha ritenuto che, conformemente alla regola generale di cui all’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza, non si può ritenere che il diritto polacco limiti o vieti la compensazione. Conseguentemente, esso ha stabilito che l’eccezione di cui all’articolo 6, paragrafo 1, di tale regolamento non era applicabile e che alla controversia di cui al procedimento principale si doveva applicare la legge polacca.

17.      Tale sentenza è stata confermata in sede di appello dall’Hovrätten över Skåne och Blekinge (Corte d’appello per la Scania e il Blekinge, Svezia) sulla base del fatto che, tra l’altro, non vi erano motivi per discostarsi dalla regola generale della lex concursus di cui all’articolo 4, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza. Il fatto che il liquidatore non avesse accettato la domanda di compensazione della CeDe non modificava tale conclusione.

18.      Nel corso del procedimento dinanzi all’Hovrätten över Skåne och Blekinge (Corte d’appello per la Scania e il Blekinge), il liquidatore della PPUB ha ceduto il credito principale alla KAN, una società con sede in Polonia, che è subentrata nel procedimento in luogo del liquidatore.

19.      La CeDe ha impugnato la sentenza dell’Hovrätten över Skåne och Blekinge (Corte d’appello per la Scania e il Blekinge) dinanzi all’Högsta domstolen (Corte suprema). Essa ha fatto valere che alla domanda di compensazione doveva essere applicata la legge svedese. La KAN ha sostenuto che la sentenza dell’Hovrätten över Skåne och Blekinge (Corte d’appello per la Scania e il Blekinge) non doveva essere riformata.

20.      Mentre si svolgeva il procedimento dinanzi all’Högsta domstolen (Corte suprema), la KAN è stata dichiarata insolvente. Nell’ambito di tale procedura di insolvenza, il liquidatore ha dichiarato che la massa fallimentare non sarebbe subentrata nella pretesa del debitore nei confronti della CeDe. Di conseguenza, attualmente, parte del procedimento non è la massa fallimentare, bensì la KAN in stato di insolvenza.

21.      In tali circostanze, l’Högsta domstolen (Corte suprema) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se l’articolo 4 del regolamento n. 1346/2000 debba essere interpretato nel senso che si applica ad un’azione proposta dinanzi ad un giudice svedese dal liquidatore di una società polacca, soggetta in Polonia a procedura di insolvenza, nei confronti di una società svedese per il pagamento di merci fornite sulla base di un contratto concluso dalle due società anteriormente alla declaratoria dello stato di insolvenza.

2)      Se, in caso di soluzione affermativa alla prima questione, rilevi la circostanza che, nel corso del procedimento dinanzi al giudice, il liquidatore trasferisca il credito di cui trattasi ad altra società che subentri nel procedimento in luogo del liquidatore stesso.

3)      Se, in caso di soluzione in senso affermativo della seconda questione, rilevi la circostanza che la società subentrata nel procedimento divenga successivamente insolvente.

4)      Se, nell’ipotesi in cui il resistente, in sede giurisdizionale, nella situazione esposta alla prima questione, opponga in via riconvenzionale alla domanda di pagamento del liquidatore la compensazione con un credito derivante dal medesimo contratto, tale compensazione rientri nella sfera d’applicazione dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d).

5)      Se il rapporto intercorrente tra l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d) e l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000 debba essere interpretato nel senso che l’articolo 6, paragrafo 1, si applichi soltanto nel caso d’inapplicabilità della compensazione di crediti in base alla legge dello Stato di apertura del procedimento, ovvero se l’articolo 6, paragrafo 1, possa trovare parimenti applicazione in fattispecie differenti, ad esempio nel caso in cui sussistano divergenze quanto all’applicabilità della compensazione di crediti tra gli ordinamenti giuridici in questione, oppure qualora non sussista alcuna divergenza tra gli ordinamenti medesimi, ma la richiesta di compensazione sia stata nondimeno respinta nello Stato di apertura del procedimento».

22.      La Commissione europea e il governo spagnolo hanno presentato osservazioni scritte nella presente causa.

IV.    Valutazione

23.      Le presenti conclusioni sono articolate come segue: inizierò con la prima questione pregiudiziale, concludendo che l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza non si applica alla questione della legge applicabile alla domanda del liquidatore della PPUB nei confronti della CeDe (in prosieguo: la «domanda principale») (A). Di conseguenza, non sarà necessario affrontare la seconda e la terza questione. Poi, spiegherò il motivo per cui, a seguito della cessione della domanda principale alla KAN, la quarta e la quinta questione sono divenute ipotetiche e, dunque, irricevibili (B). Nondimeno, esaminerò brevemente il merito di tali questioni al fine di assistere la Corte nell’ipotesi in cui essa reputi tali questioni ricevibili (C).

A.      Sulla prima questione: applicabilità dell’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza alla domanda principale

24.      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede alla Corte se l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza si applichi all’azione promossa dal liquidatore della PPUB. In caso affermativo, la seconda e la terza questione vertono sulle possibili implicazioni del fatto che il credito sia stato ceduto a un altro soggetto giuridico (la KAN) e che tale soggetto sia successivamente divenuto insolvente.

25.      Tuttavia, l’esatta portata della prima questione non è del tutto chiara, come dimostrano le diverse interpretazioni di tale quesito ad opera delle parti interessate che hanno presentato osservazioni scritte.

26.      La Commissione ha inteso la prima questione come riferita all’ambito di applicazione temporale dell’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza. Nelle sue osservazioni, pertanto, essa esamina se tale disposizione si riferisca a un credito derivante da un contratto concluso prima dell’apertura della procedura di insolvenza. La Commissione conclude in senso affermativo.

27.      Il governo spagnolo esamina congiuntamente la prima, la quarta e la quinta questione. In riferimento alla prima questione, tale governo afferma che, nella misura in cui la lex concursus disciplina le condizioni per invocare una compensazione, essa dovrebbe applicarsi all’azione promossa dal liquidatore.

28.      Pur concordando, in linea di principio, con l’opinione della Commissione sull’ambito di applicazione temporale dell’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza, ritengo che la prima questione sia più ampia.

29.      Infatti, il giudice del rinvio chiede se le norme sulla legge applicabile contenute nell’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza si applichino a un’azione quale quella promossa dal liquidatore della PPUB dinanzi ai giudici svedesi.

30.      Occorre chiedersi che cosa si intenda per «azione» in tale contesto. In primo luogo, la questione potrebbe essere intesa nel senso di domandare se l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza si applichi alla domanda principale (di origine contrattuale) del liquidatore della PPUB, che costituisce il fondamento della sua azione. In secondo luogo, la questione può essere intesa come riferita alla possibilità che l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza si applichi a taluni (ulteriori) aspetti del procedimento avviato dall’azione del liquidatore, quale la domanda di compensazione.

31.      Iniziando dalla prima (e, effettivamente, più plausibile) interpretazione della prima questione, occorre osservare che, all’origine della domanda principale, che è l’oggetto dell’azione originaria promossa dal liquidatore, vi è una domanda di pagamento derivante dal rapporto contrattuale tra la PPUB e la CeDe. Ciò posto, non vi è nulla in tale domanda, ad eccezione del fatto che essa è stata proposta dal liquidatore della PPUB, che la colleghi a una procedura di insolvenza o ai suoi effetti, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza.

32.      Nella sua ordinanza di rinvio, il giudice nazionale si interroga specificamente sulla rilevanza della giurisprudenza della Corte in materia di interpretazione dell’articolo 3 del regolamento sull’insolvenza, per quanto concerne la competenza in materia di procedure di insolvenza. Ai sensi di tale filone giurisprudenziale, l’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza attribuisce competenza soltanto in riferimento alle azioni che derivano direttamente da una procedura di insolvenza e che sono ad essa strettamente connesse. Il criterio determinante a tale fine «non è il contesto procedurale nel quale [un’azione] si inserisce, bensì il fondamento giuridico dell’azione stessa. Secondo tale approccio, occorre verificare se il diritto o l’obbligo che serve quale base dell’azione trovi la propria fonte nelle norme comuni del diritto civile e commerciale oppure in norme derogatorie, specifiche delle procedure di insolvenza» (5).

33.      È vero che, in base a una lettura congiunta degli articoli 3 e 4 del regolamento sull’insolvenza, risulta evidente che tale regolamento mira a far coincidere la competenza giurisdizionale internazionale e la legge applicabile alla procedura di insolvenza (6). Sebbene tale affermazione generale non possa essere messa in dubbio, occorre riconoscere che la coincidenza tra ius e forum non può essere garantita in tutti i casi, in quanto le disposizioni sulla legge applicabile di cui al regolamento sull’insolvenza rilevano per procedimenti diversi da quelli classificabili come procedure di insolvenza. Infatti, mentre l’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza è limitato alla questione della competenza ad aprire una procedura di insolvenza, l’articolo 4, paragrafo 1 è più ampio, occupandosi della legge applicabile alla procedura di insolvenza a ai suoi effetti.

34.      Occorre pertanto riconoscere chiaramente che la giurisprudenza della Corte sull’interpretazione dell’articolo 3 del regolamento sull’insolvenza non può essere automaticamente trasposta, in tutti i suoi aspetti, all’interpretazione dell’articolo 4 di tale regolamento. Quest’ultima disposizione possiede un ambito di applicazione più vasto.

35.      Dopo aver chiarito questo punto, la questione se, nella presente causa, l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza si applichi alla domanda principale deve essere risolta tenendo presente il contenuto specifico di tale disposizione. L’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza contiene la regola generale relativa alla determinazione della legge applicabile alla «procedura di insolvenza e ai suoi effetti». Tale legge, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, di tale regolamento, è, salvo diversa disposizione del regolamento, la legge dello Stato membro nel cui territorio è aperta la procedura (lex concursus). Inoltre, l’articolo 4, paragrafo 2, del regolamento contiene «un elenco non esaustivo dei vari aspetti della procedura che sono disciplinati dalla legge dello Stato di apertura» (7) tra i quali figurano, in particolare, «le condizioni di opponibilità della compensazione» [articolo 4, paragrafo 2, lettera d)] e «gli effetti della procedura di insolvenza sui contratti in corso di cui il debitore è parte» [articolo 4, paragrafo 2, lettera e)].

36.      Il fatto che l’articolo 4, paragrafo 2, del regolamento sull’insolvenza faccia riferimento alle condizioni di opponibilità della compensazione e agli effetti dell’insolvenza sui contratti in corso non può comportare, a mio parere, che qualsiasi pretesa relativa a un contratto in cui una parte di tale contratto sia sottoposta a una procedura di insolvenza (e/o quando si faccia valere nei confronti della controparte la compensazione) rientri automaticamente nel concetto di «procedura di insolvenza e […] suoi effetti» ai fini dell’individuazione della disposizione che governa la legge applicabile. La semplice circostanza che sia il liquidatore ad aver promosso siffatta azione non muta, a mio avviso, tale conclusione (8).

37.      Una causa come quella in esame dimostra chiaramente perché qualsiasi altra conclusione condurrebbe a risultati imprevedibili, se non addirittura bizzarri. La legge che disciplina la pretesa fondata sul contratto non solo differirebbe da quella che le parti hanno concordato ma, inoltre, muterebbe ripetutamente, per effetto di successive cessioni e /o del fatto che i cessionari stessi siano eventualmente sottoposti a una procedura di insolvenza. Tutte le suddette modifiche alla legge applicabile non soltanto sarebbero basate su eventi successivi alla conclusione del contratto e alla scelta della legge applicabile, ma sarebbero anche, in larga misura, estranee al contratto. Inoltre, tutto ciò potrebbe verificarsi mentre il procedimento è pendente dinanzi al medesimo giudice.

38.      In tali circostanze, sono del parere che l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza debba essere interpretato nel senso che non si applica alla determinazione della legge applicabile alla domanda principale, oggetto di un’azione promossa dinanzi ai giudici di uno Stato membro dal liquidatore di una società sottoposta a procedura di insolvenza in un altro Stato membro, qualora tale azione sia volta a ottenere, nei confronti di un’altra società, un pagamento dovuto sulla base di obbligazioni contrattuali assunte prima della declaratoria dello stato di insolvenza.

39.      Alla luce di tale risposta, non è necessario affrontare la seconda e la terza questione poste dal giudice del rinvio. Tuttavia, nella misura in cui i problemi sollevati, in termini generali, da tali questioni rilevano nel contesto della valutazione della ricevibilità della quarta e della quinta questione, esaminerò l’impatto della cessione del credito principale della PPUB alla KAN e la successiva insolvenza di quest’ultima nella sezione B delle presenti conclusioni.

40.      Infine, come indicato al paragrafo 30 delle presenti conclusioni, è parimenti possibile una seconda interpretazione della prima questione. Secondo tale interpretazione, la prima questione fa riferimento alla possibilità di ritenere che l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza si applichi a taluni aspetti del procedimento avviato dall’azione del liquidatore, quale la domanda di compensazione. Pertanto, secondo tale interpretazione, la prima questione non riguarderebbe (soltanto o, addirittura, affatto) una modifica della legge applicabile alla domanda principale, fondata sul contratto, bensì, potenzialmente, (anche) una modifica applicabile ad altri elementi dell’azione.

41.      Se tale interpretazione della prima questione fosse corretta, in tal caso è chiaro che la prima questione si sovrapporrebbe, effettivamente, al contenuto della quarta questione, sulla quale tornerò nella sezione C.1 delle presenti conclusioni. In questa sede è sufficiente osservare che, in generale, il fatto che il procedimento principale non costituisca, di per sé, una procedura di insolvenza, non osta a che l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza possa rilevare per taluni aspetti di tale procedimento.

42.      Tale disposizione stabilisce la legge applicabile alla procedura di insolvenza e ai suoi effetti. Il fatto che sia stata aperta una procedura di insolvenza ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza significa che lo status di una delle parti è mutato. Ovviamente, ciò può determinare ripercussioni (e, in tal senso, produrre effetti) in altri procedimenti. Ciò è confermato dall’articolo 4, paragrafo 2, del regolamento sull’insolvenza, laddove fa riferimento agli effetti che tale procedura può produrre su altri procedimenti, quali gli effetti della procedura di insolvenza «sulle azioni giudiziarie individuali, salvo che per i procedimenti pendenti» (9). La giurisprudenza offre ulteriori esempi al riguardo. Ad esempio, nella sentenza Senior Home, la questione del diritto applicabile (in particolare, l’interpretazione dell’articolo 5 del regolamento sull’insolvenza, sulla legge applicabile ai diritti reali) è emersa al di fuori della procedura di insolvenza (e dello Stato membro di apertura della procedura) (10).

B.      Sulla quarta e sulla quinta questione: ricevibilità

43.      Con la quarta questione si chiede, in sostanza, se la compensazione invocata dalla CeDe in risposta alla domanda di pagamento proposta dal liquidatore della PPUB e derivante dallo stesso contratto rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza.

44.      Tale questione presuppone, pertanto, che la compensazione sia fatta valere in risposta a una domanda proposta dal liquidatore di una società sottoposta a procedura di insolvenza. Tuttavia, come spiega il giudice del rinvio nella domanda di pronuncia pregiudiziale, la pretesa principale, introdotta originariamente dal liquidatore della PPUB, nel frattempo è stata ceduta. Pertanto, la compensazione viene ora invocata nell’ambito di un procedimento tra la CeDe e la KAN.

45.      La questione della cessione, sollevata dal giudice del rinvio nella seconda questione, in riferimento all’azione principale (11), è rilevante per la valutazione della quarta e della quinta questione, che riguardano l’applicabilità degli articoli 4 e 6 del regolamento sull’insolvenza alla domanda di compensazione.

46.      Come giustamente sottolineato dalla Commissione, la cessione del credito principale solleva dubbi in merito alla necessità di dare risposta alla quarta e alla quinta questione. Infatti, come rilevato al paragrafo 35 delle presenti conclusioni, le disposizioni del regolamento sull’insolvenza concernenti la legge applicabile e, in particolare, l’articolo 4 di tale regolamento, si applicano a questioni inerenti alle procedure di insolvenza e ai loro effetti, come chiarito ulteriormente nel secondo paragrafo di tale disposizione.

47.      Tenuto conto di ciò, la cessione di un credito precedentemente invocato da una società insolvente quale la PPUB (o dal suo liquidatore) a un terzo (inizialmente solvente) significa che la procedura di insolvenza non produrrà più alcun effetto a tale riguardo. Pertanto, a prescindere dal possibile ambito di applicazione dell’interpretazione di tale formulazione, non vedo come – in linea con la risposta proposta dalla Commissione per quanto riguarda la seconda questione relativa alla cessione del credito – le disposizioni del regolamento sull’insolvenza riguardanti la legge applicabile, tra cui l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), e l’articolo 6, paragrafo 1, sarebbero rilevanti ai fini della soluzione della causa nel procedimento principale, dato che, attraverso la cessione, la domanda non è più connessa a una procedura di insolvenza.

48.      Nella presente causa, la successiva insolvenza del nuovo creditore (la KAN) non incide in alcun modo su tale conclusione. Secondo le informazioni fornite dal giudice del rinvio, il liquidatore nella procedura di insolvenza che interessa la KAN non è subentrato nella pretesa della KAN nei confronti della CeDe, con la conseguenza che la KAN agisce nel procedimento dinanzi al giudice del rinvio in nome proprio. Ciò significa che tale pretesa non è stata ricondotta a un’altra massa fallimentare e non può incidere sulla massa fallimentare della KAN, come amministrata dal suo liquidatore. Di conseguenza, risulta che sulla domanda di compensazione in questione non grava alcuna procedura di insolvenza pendente e, pertanto, essa non rientra nell’ambito di applicazione del regolamento sull’insolvenza.

49.      Tenendo conto di ciò, e a prescindere dal fatto se la domanda di compensazione della CeDe rientrasse o meno, in un primo momento, nell’ambito di applicazione dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza (12), si deve concludere che, a causa della cessione della pretesa principale della PPUB alla KAN, la domanda di compensazione della CeDe non è più interessata da una procedura di insolvenza. Pertanto, non vedo come una risposta data dalla Corte alla quarta questione potrebbe aiutare il giudice nazionale a prendere una decisione nella causa principale. La quarta questione posta dal giudice del rinvio, nella misura in cui si riferisce all’applicabilità dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza a una domanda di compensazione proposta in risposta a un’azione promossa dal liquidatore della PPUB, deve essere considerata ipotetica e, pertanto, irricevibile (13).

50.      La stessa sorte tocca alla quinta questione proposta dal giudice del rinvio, riguardante il rapporto tra l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), e l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza e le situazioni specifiche alle quali è applicabile l’articolo 6, paragrafo 1.

51.      Di conseguenza, la quarta e quinta questione, nel contesto specifico della presente causa, sono ipotetiche e, pertanto, irricevibili.

C.      In via subordinata: quarta e quinta questione (merito)

52.      Al fine di offrire piena assistenza alla Corte, qualora dovesse giungere a una conclusione diversa sulla ricevibilità della quarta e della quinta questione, nella restante parte delle presenti conclusioni concludo affrontando brevemente le questioni sostanziali sollevate da tali questioni. Devo tuttavia sottolineare che l’ordinanza di rinvio offre un quadro fattuale e giuridico piuttosto incompleto. Ciò rende necessariamente sommaria e astratta la mia analisi alternativa, in quanto la natura esatta del problema dinanzi al giudice nazionale rimane, in una certa misura, poco chiara.

1.      Sulla quarta questione: interpretazione dellarticolo 4, paragrafo 2, lettera d)

53.      Con la sua quarta questione, il giudice del rinvio chiede se la compensazione invocata dalla CeDe avverso la domanda del liquidatore della PPUB ricada nell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza.

54.      Occorre anzitutto rilevare che, sebbene l’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza (come chiarito in risposta alla prima questione) non disciplini la legge applicabile alla domanda principale, ciò non preclude, come indicato ai paragrafi 41 e 42 delle presenti conclusioni, che tale disposizione possa effettivamente assumere rilievo in riferimento a taluni altri elementi di tali procedure, ivi compresa la possibilità e le condizioni di una domanda di compensazione. In effetti, le procedure di insolvenza possono produrre effetti sulla possibilità di invocare tale compensazione nei confronti della parte insolvente.

55.      L’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza costituisce una lex specialis rispetto alla norma generale di cui all’articolo 17 del regolamento Roma I (14), secondo cui «[q]ualora il diritto di compensazione non sia stato convenuto dalle parti, la compensazione è regolata dalla legge applicabile al credito per il quale è fatto valere il diritto di compensazione».

56.      Di conseguenza, anche se la domanda principale è disciplinata dalla legge di uno Stato membro, rimane la possibilità che la compensazione sia disciplinata dalla legge di un altro Stato membro, in applicazione della norma speciale di cui all’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza.

57.      Pertanto, sebbene l’ordinanza di rinvio suggerisca che la quarta questione è posta solo in caso di risposta affermativa alla prima questione (vale a dire, se l’articolo 4 fosse applicabile alla domanda principale), non condivido l’opinione secondo cui la sorte della compensazione sarebbe legato a quello della domanda principale.

58.      Chiarito quanto precede, rimane tuttavia da accertare l’esatta portata della quarta questione. In effetti, una pretesa quale quella invocata dalla CeDe rispetto alla domanda principale esige che il giudice nazionale determini i) il merito sostanziale della domanda concernente l’inadempimento contrattuale e ii) le condizioni per la compensazione. Questo secondo livello può riguardare diverse questioni, a seconda che il sistema nazionale distingua tra le condizioni per l’esistenza del diritto di compensazione e la loro invocabilità ai sensi del diritto fallimentare. Mentre è chiaro che l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d) non riguarda le questioni relative al merito sostanziale di cui al punto i) (15), che saranno determinate dalla legge applicabile al contratto, come convenuta dalle parti, non è immediatamente evidente quali aspetti del punto ii) rientrino nell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), di tale regolamento.

59.      In effetti, la formulazione dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza è lungi dall’essere cristallina riguardo a tale aspetto. Alcune versioni linguistiche sembrano sottintendere che ciò che è disciplinato da tale disposizione sono le condizioni in presenza delle quali può essere «invocata» la compensazione (suggerendo quindi che è possibile farla valere nell’ambito di una procedura di insolvenza) (16), mentre altre versioni linguistiche si riferiscono meramente alle condizioni della compensazione (17), circostanza che potrebbe essere interpretata nel senso di includere anche le condizioni sostanziali per la compensazione.

60.      Questa incertezza ha alimentato il dibattito accademico sull’interpretazione dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), del regolamento sull’insolvenza. Su tale questione risultano esservi tre approcci. Secondo una prima interpretazione, l’esistenza del diritto di compensazione è una questione preliminare, disciplinata dalla legge applicabile alla domanda principale, e l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), si applica soltanto alla possibilità procedurale di invocare la compensazione nella procedura di insolvenza. Ai sensi di una seconda interpretazione, l’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), disciplina la legge applicabile al diritto di compensazione stesso. Una terza interpretazione sostiene che l’ambito di applicazione specifico dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera d), dipende dalla lex concursus. Ciò consente all’articolo 4, paragrafo 2, lettera d) di rimanere neutrale e non di privilegiare alcun sistema nazionale rispetto ad altri (18).

61.      Tale questione dovrebbe essere valutata tenendo conto della natura particolare della compensazione. Come dichiarato dalla Corte, la compensazione «estingue simultaneamente due obbligazioni esistenti reciprocamente tra due persone» (19). Al tempo stesso, e per entrambe le parti coinvolte, essa costituisce un mezzo di pagamento (che estingue un’obbligazione) e di esecuzione: invocando la compensazione, una parte obbliga il suo debitore a pagare (20). Ciò significa che, nel contesto di una procedura di insolvenza, la compensazione incide direttamente sulla par condicio creditorum, poiché i creditori che vantano un diritto di compensazione possono ottenere la soddisfazione totale dei loro crediti al di fuori della procedura di insolvenza. Tenendo conto di questo fatto, i sistemi giuridici nazionali dei vari Stati membri hanno adottato posizioni diverse, talora alquanto divergenti, sulla questione della compensazione nel quadro dell’insolvenza, adottando un approccio di tutela o del singolo creditore (concependo la compensazione come un mezzo di garanzia) oppure di tutti i creditori del debitore insolvente (limitando le compensazioni attraverso il principio del pari passu) (21).

62.      In considerazione sia dei differenti regimi giuridici della compensazione nel quadro dell’insolvenza nei vari Stati membri, sia delle diverse logiche sottese a tali regimi, ritengo che il terzo approccio esposto supra sia, in termini pratici, più ragionevole. L’ambito di applicazione specifico dell’articolo 4 in relazione alla compensazione deriva da una lettura combinata dei paragrafi 1 e 2 dell’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza. Mentre l’articolo 4, paragrafo 1, del suddetto regolamento prevede, quale regola generale, che la legge applicabile alla procedura di insolvenza e ai suoi effetti sia la lex concursus, l’articolo 4, paragrafo 2, contiene un elenco non tassativo di tali effetti che comprendono, tra l’altro «d) le condizioni di opponibilità della compensazione». Ciò suggerisce che, ogniqualvolta la lex concursus stabilisca che l’insolvenza produce determinati effetti sulla compensazione, tali effetti sono da essa disciplinati. Di conseguenza, nei sistemi nazionali in cui la compensazione opera come un effetto dell’insolvenza stessa, essa ricadrà, in quanto tale, nell’articolo 4 del regolamento.

63.      Ciò detto, ritengo comunque opportuno dissuadere la Corte dal prendere posizione su tale questione nel contesto della presente causa. I problemi sottesi alla quarta e alla quinta questione sono molto più complessi. Essi meritano una discussione giuridica adeguata e pienamente informata, e non una statuizione incidentale in una causa in cui i fatti alla base delle questioni poste, così come la rilevanza di tali questioni, restano poco chiari.

2.      Sulla quinta questione: interpretazione dellarticolo 6, paragrafo 1

64.      Con la quinta questione, il giudice del rinvio chiede chiarimenti sul significato dell’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza. Il giudice nazionale nutre dubbi in merito al preciso ambito di applicazione dell’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza: esso chiede se si applichi soltanto qualora la compensazione non sia possibile ai sensi della lex concursus; se si applichi anche qualora sussistano talune differenze tra le possibilità di compensazione offerte dalla lex concursus e dalla legge applicabile alla domanda principale; e se esso si applichi pure quando non sussistano differenze a livello normativo, ma la compensazione sia stata rifiutata nello Stato membro di apertura della procedura.

65.      L’articolo 6 del regolamento sull’insolvenza è espressione del modello di «universalità attenuata» proprio del regolamento sull’insolvenza, secondo il quale «da un lato, la legge applicabile al procedimento principale d’insolvenza e ai suoi effetti è quella dello Stato membro nel cui territorio tale procedimento è stato aperto, mentre, dall’altro, tale regolamento prevede diverse eccezioni a detta regola» (22). Come sottolineato dal considerando 24 del regolamento sull’insolvenza, l’introduzione di una serie di eccezioni alla regola generale mira a tutelare le aspettative legittime e la certezza delle transazioni negli Stati membri diversi da quello in cui è aperta la procedura.

66.      La logica specifica che ha ispirato l’eccezione concernente la compensazione è ulteriormente chiarita dal considerando 26 del regolamento sull’insolvenza, in base al quale l’articolo 6 di tale regolamento è concepito per far fronte a situazioni in cui la compensazione non sia consentita dalla lex concursus. In tali circostanze, il creditore ne dovrebbe comunque «aver diritto se essa è possibile in base alla legge applicabile al credito del debitore insolvente». Tale considerando spiega ulteriormente il motivo alla base di tale eccezione: la compensazione diventerà «una specie di garanzia disciplinata da una legge sulla quale il creditore può fare affidamento nel momento in cui sorge il credito».

67.      Pertanto, da un’interpretazione letterale e sistematica risulta che l’articolo 6 del regolamento sull’insolvenza (come altre disposizioni specifiche, quali l’articolo 5), opera come un’eccezione rispetto all’articolo 4 di tale regolamento. Infatti, l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza «corregge» la norma generale di cui all’articolo 4 (che stabilisce la regola generale della lex concursus), al fine di preservare la certezza giuridica dei creditori che avrebbero goduto del diritto di compensazione ai sensi della legge applicabile al credito del debitore insolvente (23).

68.      In tale contesto, la questione sollevata dal giudice del rinvio si riduce al problema se la «non ammissibilità» della compensazione nella lex concursus, ai sensi dell’articolo 4 del regolamento sull’insolvenza debba essere considerata in termini concreti o astratti al fine di far scattare l’eccezione di cui all’articolo 6, paragrafo 1, di tale regolamento.

69.      Il giudice del rinvio indica tre possibili interpretazioni: si può ritenere che l’articolo 6 sia applicabile a) quando la lex concursus non permette la compensazione; oppure b) quando essa è ammessa a condizioni diverse; o anche c) quando, dopo aver applicato le condizioni per la compensazione, che possono essere identiche, nel caso concreto non è ammessa la compensazione.

70.      La Commissione ritiene che, a causa della sua funzione di «garanzia», l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza si applichi a prescindere dal fatto che la lex concursus non permetta la compensazione in via generale o in un singolo caso. Di converso, il governo spagnolo sembra sostenere che, se la lex concursus permette (in qualunque modo) la compensazione, in tal caso essa costituisce la legge applicabile, senza che sia possibile ricorrere all’eccezione di cui all’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza.

71.      Sono d’accordo con la Commissione.

72.      In primo luogo, l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza stabilisce che «[l]’apertura della procedura di insolvenza non pregiudica il diritto del creditore di invocare la compensazione del proprio credito (…) quando la compensazione è consentita dalla legge applicabile al credito del debitore insolvente» (24). Il riferimento al fatto che il «diritto (…)  di invocare la compensazione» non possa essere pregiudicato suggerisce che tale diritto di esigere la compensazione dei crediti esiste già in un caso concreto.

73.      In secondo luogo, l’obiettivo dell’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza di salvaguardare la certezza del diritto nelle transazioni commerciali, di cui al considerando 26, può essere soddisfatto solo se il requisito della «non ammissibilità» è analizzato in concreto. Infatti, al fine di svolgere la sua funzione di «garanzia», l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza deve applicarsi quando la legge applicabile al credito del debitore insolvente avrebbe permesso tale compensazione nel caso concreto.

74.      In sintesi, adottando un approccio incentrato sui risultati concreti prodotti dalle rispettive leggi applicabili in caso di conflitto in un caso specifico, il test da applicare deve focalizzarsi sulla soluzione concreta a cui si sarebbe giunti attraverso la legge applicabile alla domanda principale (ivi compresa la legge fallimentare).

75.      Ciò significa che l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza dovrebbe applicarsi non soltanto quando la lex concursus escluda completamente la possibilità di una compensazione, ma anche nei casi in cui le condizioni specifiche di accesso alla compensazione siano diverse, con la conseguenza che, secondo la lex concursus, la compensazione non sarebbe possibile in un caso specifico, mentre lo sarebbe stata in base alla legge applicabile alla domanda principale. In altri termini, affinché l’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza non trovi applicazione, vi deve essere un’«equivalenza sostanziale» tra le due normative, in modo che resti applicabile la lex concursus. Pertanto, il semplice fatto che la lex concursus ammetta, a determinate condizioni, la possibilità di una compensazione non osta all’applicabilità dell’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento sull’insolvenza.

76.      Infine, l’ultima sotto-questione posta dal giudice del rinvio riguarda la situazione in cui le norme della lex concursus e della lex causae sono equivalenti, ma la loro applicazione nel caso concreto conduce a conclusioni diverse.

77.      La descrizione dei fatti fornita dal giudice del rinvio al riguardo è, purtroppo, ancora una volta, molto limitata. Le uniche informazioni fornite indicano che il liquidatore ha respinto la richiesta di compensazione nell’ambito della procedura di insolvenza, senza indicarne i motivi. In mancanza di una serie specifica di fatti alla base di tale questione, nonché di qualsiasi indicazione relativa al contenuto della lex concursus o della legge che disciplina la domanda principale, ritengo che la Corte non possieda gli elementi necessari per fornire una risposta a questa domanda.

78.      In ogni caso, a titolo di considerazione finale e di chiusura, va sottolineato che, ai sensi dell’articolo 16 del regolamento sull’insolvenza, la procedura principale di insolvenza in uno Stato membro deve essere riconosciuta in tutti gli altri Stati membri e che l’articolo 25 del regolamento estende tale regola di riconoscimento a tutte le sentenze emesse durante lo svolgimento ed all’esito della procedura (25).

V.      Conclusione

79.      In considerazione di quanto precede, suggerisco alla Corte di rispondere alla prima questione pregiudiziale proposta dall’Högsta domstolen (Corte suprema, Svezia), nei seguenti termini:

L’articolo 4 del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza deve essere interpretato nel senso che esso non si applica alla determinazione della legge applicabile a una domanda, oggetto di un’azione promossa dinanzi ai giudici di uno Stato membro dal liquidatore di una società sottoposta a procedura di insolvenza in un altro Stato membro, qualora tale azione sia volta a ottenere, nei confronti di un’altra società, un pagamento dovuto sulla base di obbligazioni contrattuali assunte prima della declaratoria dello stato di insolvenza.


1      Lingua originale: l’inglese.


2      Regolamento del Consiglio, del 29 maggio 2000 (GU 2000, L 160, pag. 1) (il «regolamento sull’insolvenza»).


3      Come disciplinato dal regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (GU 2008, L 177, pag. 6) (il «regolamento Roma I»).


4      Ai sensi del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (GU 2006, L 399, pag. 1).


5      V., molto recentemente, sentenza del 6 febbraio 2019, NK, C‑535/17, EU:C:2019:96, punti 26 e 28 e giurisprudenza ivi citata.


6      V. anche le mie conclusioni in NK (curatore nei fallimenti della PI), C‑535/17, EU:C:2018:850, paragrafo 90). Ciò conduce, in numerosi casi, a una coincidenza di competenza e legge applicabile. In particolare, quando una disposizione è classificata come ricadente nel diritto fallimentare ai fini della determinazione della competenza internazionale, conformemente all’articolo 3 del regolamento sulle procedure di insolvenza, tale conclusione può essere rilevante anche ai fini della decisione se una questione ricada nella legge applicabile alle procedure di insolvenza e ai loro effetti, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, di tale regolamento. V., in tal senso, sentenza del 10 dicembre 2015, Kornhaas, C‑594/14, EU:C:2015:806, punto 17.


7      Sentenza del 21 gennaio 2010, MG Probud Gdynia, C‑444/07, EU:C:2010:24, punto 25.


8      Analogamente, nel contesto della competenza come disciplinata dall’articolo 3, paragrafo 1 del regolamento sulle procedure di insolvenza, la Corte ha dichiarato che «il fatto che, dopo l’apertura di una procedura di insolvenza, un’azione sia esercitata dal curatore fallimentare designato nell’ambito di tale procedura e che quest’ultimo agisca nell’interesse dei creditori non modifica sostanzialmente la natura dell’azione stessa, che è indipendente da una procedura di insolvenza e che continua ad essere soggetta, quanto al merito, a norme di diritto comune». Sentenza del 6 febbraio 2019, NK, C‑535/17, EU:C:2019:96, punto 29. Nello stesso senso, sentenza del 10 settembre 2009, German Graphics Graphische Maschinen, C‑292/08, EU:C:2009:544, punto 33. V. anche le mie conclusioni in NK (curatore nei fallimenti della PI), C‑535/17, EU:C:2018:850, paragrafo 60. Tuttavia, sui limiti alla possibilità di trasporre la giurisprudenza della Corte concernente l’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento sulle procedure di insolvenza all’interpretazione dell’articolo 4, paragrafo 1, del medesimo regolamento, v. i paragrafi da 32 a 34 delle presenti conclusioni.


9      Articolo 4, paragrafo 2, lettera f) del regolamento sulle procedure di insolvenza.


10      Sentenza del 26 ottobre 2016, Senior Home, C‑195/15, EU:C:2016:804.


11      Poiché il regolamento sulle procedure di insolvenza non disciplina la legge applicabile alla domanda principale, non è necessario affrontare tale questione. V. paragrafo 39 delle presenti conclusioni.


12      Ritengo, in effetti, che tale fosse il caso, come spiego nella mia risposta alla quarta questione, elaborata come argomento subordinato, nella sezione C.1 delle presenti conclusioni.


13      Infatti, secondo una giurisprudenza consolidata, «la ratio giustificativa di una domanda di pronuncia pregiudiziale non consiste nella formulazione di pareri a carattere consultivo su questioni generali o teoriche, bensì nella necessità di dirimere concretamente una controversia vertente sul diritto dell’Unione». V., ad esempio, sentenza del 7 novembre 2013, Romeo, C‑313/12, EU:C:2013:718, punto 40 e la giurisprudenza ivi citata.


14      V., in tale senso, sentenze del 16 aprile 2015, Lutz, C‑557/13, EU:C:2015:227, punto 46, e dell’8 giugno 2017, Vinyls Italia, C‑54/16, EU:C:2017:433, punto 29.


15      Partendo dal presupposto che, in concreto, è stata la CeDe ad aver proposto una domanda riconvenzionale nei confronti della PPUB. In generale, l’esatta struttura del contenzioso dipende dal diritto nazionale e dal modo in cui la domanda di compensazione è stata presentata, a livello nazionale, nella singola causa (se attraverso una domanda principale parallela, una domanda riconvenzionale o una difesa). Tuttavia, ai fini della presente causa, risulta chiaro che entrambe le domande (di merito) relative al (mancato) adempimento del contratto, proposte rispettivamente dalla PPUB e dalla CeDe, in qualsiasi forma, sarebbero disciplinate dalla stessa legge (la legge svedese), in quanto legge del contratto originario.


16      Ad esempio: EN: «the conditions under which set-offs may be invoked»; ES: «las condiciones de oponibilidad de una compensación»; DE: «die Voraussetzungen für die Wirksamkeit einer Aufrechnung»; FR: «les conditions d’opposabilité d’une compensation»; IT: «le condizioni di opponibilità della compensazione»; NL: «onder welke voorwaarden een verrekening kan worden tegengeworpen»; PT: «As condições de oponibilidade de uma compensação».


17      Ad esempio: CS: ’podmínky, za kterých může dojít k započtení pohledávek’; EL: ’οι προϋποθέσεις συμψηφισμού’; FI: ’kuittauksen edellytykset’; SV: ’förutsättningarna för kvittning’.


18      Sintetizzando tale dibattito, v., ad esempio, Pannen e Riedermann, «Article 4. Law applicable» in Pannen K., (ed.), European Insolvency Regulation, De Gruyter Recht, Berlino, 2007, pag. 225; Garcimartín Alférez F.J., «El Reglamento de Insolvencia: una aproximación general» in Cuadernos de derecho judicial, No 4, 2001, pagg. da 229 a 352, pag. 286 e segg.; e, a sostegno della terza interpretazione, Virgós M., e Garcimartín Alférez F., The European Insolvency Regulation: Law and Practice, Kluwer Law International, L’Aja, 2004, pag. 112 e segg..


19      Sentenza del 10 luglio 2003, Commissione/CCRE, C‑87/01 P, EU:C:2003:400, punto 59.


20      Pichonnaz P., e Gullifer L., Set-off in Arbitration and Commercial Transactions, Oxford University Press, Oxford, 2014, pag. 72, punto 4.10.


21      V., in generale, sui differenti approcci sistematici alla compensazione nel contesto dell’insolvenza, Zimmermann R., Comparative Foundations of a European Law of Set-Off and Prescription, Cambridge University Press, Cambridge, 2002; e Johnston W., Werlen T. e Link F., Set-Off Law and Practice: An International Handbook, 3a ed., Oxford University Press, Oxford, 2018.


22      V., per analogia, sentenza del 26 ottobre 2016, Senior Home, C‑195/15, EU:C:2016:804, punto 17, e conclusioni dell’avvocato generale Szpunar in detta causa, EU:C:2016:369, paragrafi da 21 a 23.


23      V. anche Virgós, M., e Schmit, E., «Relazione sulla Convenzione relativa alle procedure di insolvenza del 3 maggio 1996 [documento del Consiglio dell’Unione europea, n. 6500/96, DRS 8 (CFC)], paragrafo 109: «In tal modo la compensazione diventa una sorta di garanzia, regolamentata dalla legislazione sulla quale il creditore poteva basarsi al momento della costituzione del credito».


24      Il corsivo è mio.


25      Sentenza del 22 novembre 2012, Bank Handlowy e Adamiak, C‑116/11, EU:C:2012:739, punto 41, e giurisprudenza ivi citata.