Language of document : ECLI:EU:C:2019:413

SENTENZA DELLA CORTE (Ottava Sezione)

15 maggio 2019 (*)

«Impugnazione – Funzione pubblica – Pensioni – Trasferimento dei diritti a pensione maturati in un regime pensionistico nazionale verso il regime pensionistico dell’Unione europea – Deduzione della rivalutazione intervenuta tra la data della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo»

Nella causa C‑132/18 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 15 febbraio 2018,

Commissione europea, rappresentata da G. Gattinara, B. Mongin e L. Radu Bouyon, in qualità di agenti,

ricorrente,

procedimento in cui l’altra parte è:

Sabine Tuerck, residente a Woluwe-Saint-Pierre (Belgio), rappresentata da S. Orlandi e T. Martin, avocats,

convenuta in primo grado,

LA CORTE (Ottava Sezione),

composta da F. Biltgen, presidente di sezione, J. Malenovský (relatore) e C.G. Fernlund, giudici,

avvocato generale: H. Saugmandsgaard Øe

cancelliere: A. Calot Escobar

vista la fase scritta del procedimento,

vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con la sua impugnazione, la Commissione europea chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 5 dicembre 2017, Tuerck/Commissione (T‑728/16; in prosieguo: la «sentenza impugnata», EU:T:2017:865), con la quale quest’ultimo ha annullato la decisione della Commissione, del 10 dicembre 2015, recante conferma del trasferimento al regime pensionistico dell’Unione europea dei diritti pensionistici maturati dalla sig.ra Sabine Tuerck prima della sua entrata in servizio presso l’Unione (in prosieguo: la «decisione controversa»).

 Contesto normativo

2        L’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto») dispone quanto segue:

«Il funzionario che entra al servizio dell’Unione dopo:

–        aver cessato di prestare servizio presso un’amministrazione, un’organizzazione nazionale o internazionale

ovvero,

–        aver esercitato un’attività subordinata o autonoma,

ha facoltà, tra il momento della sua nomina in ruolo e il momento in cui ottiene il diritto a una pensione di anzianità (…) di far versare all’Unione il capitale, attualizzato fino al trasferimento effettivo, che rappresenta i diritti a pensione da lui maturati per le attività di cui sopra.

In tal caso l’autorità che ha il potere di nomina di ciascuna istituzione presso cui il funzionario presta servizio determina, mediante disposizioni generali di esecuzione, tenuto conto dello stipendio base, dell’età e del tasso di cambio alla data della domanda di trasferimento, le annualità che computa, secondo il regime dell’Unione delle pensioni, a titolo di servizio prestato in precedenza, sulla base del capitale trasferito, previa deduzione dell’importo corrispondente alla rivalutazione del capitale tra la data della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo.

(…)».

3        L’articolo 7 della decisione C (2011) 1278 final della Commissione, del 3 marzo 2011, relativa alle disposizioni generali di esecuzione degli articoli 11 e 12 dell’allegato VIII dello Statuto (in prosieguo: le «DGE»), prevede in particolare:

«Per il calcolo delle annualità da abbuonare in applicazione dell’articolo 11, paragrafi 2 e 3, dell’allegato VIII dello Statuto:

1.      Il numero di annualità da computare è calcolato sulla base dell’importo trasferibile che rappresenta i diritti maturati [dal funzionario richiedente] (…), previa deduzione dell’importo corrispondente alla rivalutazione del capitale tra la data di registrazione della domanda di trasferimento e la data del trasferimento effettivo.

Qualora l’ente nazionale o internazionale sia impossibilitato a comunicare l’ammontare dei diritti a pensione alla data di registrazione della domanda, un interesse semplice al tasso [del 3,1%] è dedotto dall’importo trasferito per il periodo intercorso tra la data di registrazione della domanda e la data di trasferimento effettivo

(…)».

 Fatti

4        La sig.ra Tuerck è entrata in servizio presso un’istituzione dell’Unione il 1o marzo 2004, dopo aver cessato le proprie attività presso un’amministrazione tedesca.

5        Il 27 maggio 2010 ella ha chiesto che fosse versato al regime pensionistico dell’Unione il capitale corrispondente ai diritti a pensione da lei maturati per le attività precedenti alla sua entrata in servizio presso l’Unione, in applicazione dell’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto.

6        Il 29 aprile 2013, l’Ufficio «Gestione e liquidazione dei diritti individuali» (PMO) ha trasmesso tale domanda al Deutsche Rentenversicherung Bund (ente previdenziale federale, Germania; in prosieguo: il «DRV»), quale organismo nazionale responsabile del regime pensionistico in cui sono stati maturati i diritti a pensione di cui trattasi.

7        Il 5 maggio 2015 il DRV ha informato il PMO che, alla data di registrazione della domanda della sig.ra Tuerck, l’importo del capitale trasferibile corrispondente ai diritti a pensione da lei maturati ammontava a EUR 141 652,07.

8        Il 22 giugno 2015 il PMO ha presentato alla sig.ra Tuerck una proposta di abbuono delle annualità da prendere in considerazione nell’ambito del regime pensionistico dell’Unione, sulla base dell’importo indicato dal DRV, che risultavano pari a 3 anni, 8 mesi e 29 giorni. L’interessata ha accettato tale proposta.

9        Il 10 dicembre 2015 il PMO ha informato la sig.ra Tuerck dell’adozione della decisione controversa, con cui tale abbuono di annualità era stato infine fissato, in applicazione dell’articolo 7 delle DGE, in 3 anni e 4 mesi, sulla base di una quantificazione dei diritti maturati risultante nell’importo di EUR 126 048,05. Tale importo è stato calcolato deducendo dal capitale trasferito dal DRV nell’intervallo intercorso, ossia EUR 146 714,33, l’importo di EUR 20 666,28, indicato come corrispondente alla rivalutazione dei diritti a pensione maturati dalla sig.ra Tuerck nel periodo compreso tra la data di registrazione della sua domanda e la data del trasferimento effettivo di tale capitale al regime pensionistico dell’Unione. Tale deduzione è stata calcolata applicando a detto capitale un tasso di interesse del 3,1% per ogni anno trascorso durante il periodo di cui trattasi.

 Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata

10      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 14 ottobre 2016, la sig.ra Tuerck ha proposto un ricorso inteso all’annullamento della decisione controversa.

11      A sostegno delle sue conclusioni, essa ha dedotto due motivi, fondati, il primo, sulla violazione dell’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE e, il secondo, sulla violazione dell’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto.

12      Nella sentenza impugnata il Tribunale, ritenendo fondato il primo motivo dedotto dalla sig.ra Tuerck, ha pertanto annullato la decisione controversa.

 Conclusioni delle parti dinanzi alla Corte

13      Con la sua impugnazione, la Commissione chiede che la Corte voglia:

–        annullare la sentenza impugnata;

–        statuire definitivamente sulla causa, respingendo il ricorso, e

–        condannare la sig.ra Tuerck alle spese relative al ricorso in primo grado e all’impugnazione.

14      Nella sua comparsa di risposta la sig.ra Tuerck chiede che la Corte voglia:

–        respingere l’impugnazione;

–        in subordine, nell’ipotesi in cui la sentenza impugnata fosse annullata, rinviare la causa dinanzi al Tribunale affinché tale giudice si pronunci sul secondo motivo dedotto dinanzi ad esso, e

–        condannare la Commissione alle spese.

 Sull’impugnazione

15      La Commissione fa valere quattro motivi a sostegno della sua impugnazione.

 Sul primo motivo, vertente su un errore di diritto riguardante la determinazione dell’entità competente per procedere alla deduzione della rivalutazione del capitale prevista dall’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto

 Argomenti delle parti

16      La Commissione sostiene che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto nel considerare, ai punti 23 e 24 della sentenza impugnata, che essa non ha il potere di operare «alcuna [deduzione]» sull’importo del capitale ad essa trasferito dall’amministrazione, dall’organizzazione o dall’organismo nazionale interessato (in prosieguo: l’«autorità nazionale interessata»), in un determinato caso, in attuazione del meccanismo istituito dall’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto.

17      Infatti, tale meccanismo comporterebbe due fasi successive costituite, la prima, dal calcolo del capitale attualizzato acquisito dal funzionario richiedente in un regime pensionistico nazionale e dal suo trasferimento al regime pensionistico dell’Unione, e, la seconda, dalla trasformazione di detto capitale in annualità da prendere in considerazione nel regime pensionistico dell’Unione.

18      Orbene, dalla giurisprudenza della Corte risulterebbe che, se è vero che la prima di tali fasi rientra nella competenza esclusiva dell’autorità nazionale interessata, la seconda è disciplinata dal diritto dell’Unione. Inoltre, l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto prevederebbe espressamente che, nell’ambito della seconda di dette fasi, l’istituzione dell’Unione presso cui il funzionario richiedente presta servizio sia competente a operare, sul capitale trasferito dall’autorità nazionale interessata, una deduzione corrispondente alla rivalutazione dei diritti a pensione maturati dal funzionario richiedente intervenuta tra la data della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo di tale capitale.

19      La sig.ra Tuerck contesta la fondatezza di tale argomentazione.

 Giudizio della Corte

20      L’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto prevede, al primo comma, che il funzionario che entra al servizio dell’Unione dopo aver prestato servizio, in particolare, presso un’amministrazione o un’organizzazione nazionale o internazionale ha la facoltà, tra la data della sua nomina in ruolo e quella in cui ottiene il diritto a una pensione di anzianità, di far versare all’Unione il capitale che rappresenta i diritti pensionistici da lui maturati per tali attività, attualizzato fino alla data del trasferimento effettivo. Dal canto suo, il secondo comma di tale disposizione enuncia che l’istituzione dell’Unione in seno alla quale il funzionario richiedente è in servizio deve operare, sul capitale trasferito, una deduzione corrispondente alla rivalutazione dei detti diritti a pensione tra la data della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo.

21      Da tale disposizione discende che, una volta che l’autorità nazionale interessata abbia trasferito il capitale corrispondente ai diritti a pensione maturati dal funzionario richiedente alla data della sua domanda di trasferimento, attualizzato alla data del trasferimento effettivo, all’istituzione dell’Unione in seno alla quale tale funzionario è in servizio, tale istituzione è competente a operare su tale capitale una deduzione corrispondente all’importo della rivalutazione dei diritti a pensione intervenuta tra la data della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo.

22      Ne consegue che l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto non autorizza l’istituzione in questione a operare alcuna deduzione sulla parte di tale capitale corrispondente all’importo stesso dei diritti a pensione. A tal riguardo, dalla giurisprudenza richiamata dal Tribunale al punto 24 della sentenza impugnata risulta non soltanto che l’autorità nazionale interessata è la sola competente a calcolare quest’ultimo importo, ma anche che quest’ultimo non può essere successivamente modificato o contestato dalla Commissione (v., in tal senso, sentenze del 9 novembre 1989, Bonazzi-Bertottili/Commissione, 75/88, 146/88 e 147/88, non pubblicata, EU:C:1989:410, punti 17 e 20, e del 5 dicembre 2013, Časta, C‑166/12, EU:C:2013:792, punti 29 e 32).

23      Per quanto riguarda la questione se il Tribunale, come sostiene la Commissione, abbia violato con la sentenza impugnata l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto, si deve constatare che tale giudice non ha affermato, in modo indifferenziato, che la Commissione non ha il potere di operare «alcuna [deduzione]» sull’importo del capitale che le viene trasferito dall’autorità nazionale interessata. Infatti, il Tribunale si è limitato a enunciare, al punto 23 di tale sentenza, che «nel caso in cui le autorità nazionali [interessate] abbiano comunicato [alla Commissione] l’ammontare dei diritti a pensione alla data di registrazione della domanda, quest’ultima autorità non può operare alcuna [deduzione] su tale importo e il calcolo delle annualità di pensione statutaria deve quindi essere effettuato sulla base dell’intero importo di cui trattasi».

24      Orbene, da tale affermazione risulta che l’«importo» sul quale la Commissione non ha il potere di operare alcuna deduzione non è l’importo totale del capitale trasferito dall’autorità nazionale interessata, ma solo quello della parte di tale capitale corrispondente ai diritti a pensione maturati dal funzionario richiedente in un regime pensionistico nazionale alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento.

25      Inoltre, lo stesso punto della sentenza impugnata ricorda esplicitamente che la Commissione è, per contro, competente ad operare, sull’importo totale del capitale trasferito, una deduzione corrispondente all’importo dell’altra parte di tale capitale costituita dalla rivalutazione dei diritti a pensione intervenuta tra la data di registrazione della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo.

26      Pertanto, il Tribunale non ha commesso un errore di diritto nell’ambito della determinazione dell’entità competente a procedere alla deduzione della rivalutazione del capitale prevista dall’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto.

27      Pertanto, il presente motivo è infondato in diritto e deve essere di conseguenza respinto.

 Sul secondo motivo, vertente su un errore di diritto relativo alle modalità di deduzione della rivalutazione del capitale prevista dall’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto e dall’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE

 Argomenti delle parti

28      La Commissione fa valere, in primo luogo, che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel ritenere, ai punti 23, 31 e 32 della sentenza impugnata, che solo nel caso in cui l’autorità nazionale interessata sia nell’impossibilità di comunicare l’importo dei diritti a pensione maturati da un funzionario alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, e non in ogni caso, l’istituzione dell’Unione presso la quale tale funzionario è in servizio abbia il diritto di procedere alla deduzione della rivalutazione del capitale prevista dall’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto applicando il tasso di interesse del 3,1% al quale rinvia l’articolo 7, paragrafo 1, secondo comma, delle DGE.

29      In secondo luogo, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto ritenendo, ai punti 23, da 26 a 28 e 33 della sentenza impugnata, che tale deduzione dovesse essere operata prendendo come base il capitale «trasferibile» che rappresenta i diritti a pensione maturati da detto funzionario alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento. Infatti, l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto enuncerebbe chiaramente che tale deduzione deve essere effettuata sulla base del capitale «trasferito» dall’autorità nazionale interessata.

30      La sig.ra Tuerck contesta la fondatezza di tale argomentazione.

 Giudizio della Corte

31      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’argomento vertente su un errore di diritto esposto al punto 28 della presente sentenza, occorre rilevare che l’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE enuncia, al suo primo comma, che la deduzione da effettuare sul capitale trasferito dall’autorità nazionale interessata deve corrispondere all’importo che rappresenta la rivalutazione di tale capitale tra la data di registrazione della domanda di trasferimento e quella del trasferimento effettivo, precisando, nel suo secondo comma, che quando l’organismo nazionale interessato si trova nell’impossibilità di comunicare l’importo dei diritti a pensione maturati dal funzionario richiedente alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, tale deduzione è effettuata applicando un tasso d’interesse del 3,1% al capitale trasferito, per il periodo che va da tale data a quello del trasferimento effettivo.

32      Risulta chiaramente da tali termini che, sebbene spetti alla Commissione stabilire, in un determinato caso, se l’autorità nazionale interessata si sia trovata o meno nell’impossibilità di comunicarle l’importo dei diritti a pensione maturati dal funzionario richiedente alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, soltanto nel caso in cui tale istituzione giunga ad una conclusione affermativa al riguardo essa è legittimata a procedere alla deduzione prevista applicando un tasso di interesse forfettario del 3,1%.

33      Pertanto, l’argomento che figura al punto 28 della presente sentenza, vertente su un errore di diritto, è infondato.

34      Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’argomento vertente su un errore di diritto menzionato al punto 29 della presente sentenza, va sottolineato anzitutto che, ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto, la deduzione indicata in tale disposizione deve essere effettuata basandosi sull’importo del capitale trasferito dall’autorità nazionale interessata, come indicato al punto 20 della presente sentenza e come giustamente ricordato dalla Commissione.

35      Ciò premesso, occorre constatare che, al punto 23 della sentenza impugnata, il Tribunale si riferisce al capitale «trasferibile» alla data di registrazione della domanda di trasferimento come base da utilizzare, non già ai fini di tale deduzione, ma ai fini del calcolo delle annualità da computare nel regime pensionistico dell’Unione, in funzione dei diritti acquisiti dal funzionario richiedente nel suo regime pensionistico nazionale. Peraltro, il Tribunale precisa, ai punti da 26 a 28 e 33 della sentenza impugnata, che tale calcolo ha carattere provvisorio.

36      Di conseguenza, la Commissione è in errore nel contestare la valutazione del Tribunale secondo cui la deduzione della rivalutazione del capitale prevista dall’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto doveva essere basata sul capitale «trasferibile».

37      Del resto, l’utilizzo del capitale «trasferibile» come base di calcolo delle annualità da computare nel regime pensionistico dell’Unione è espressamente previsto all’articolo 7, paragrafo 1, primo comma, delle DGE, come è stato ricordato al punto 21 della sentenza impugnata.

38      Pertanto, l’argomento che figura al punto 29 della presente sentenza, vertente su un errore di diritto, è infondato.

39      Poiché nessuno degli errori di diritto invocati dalla Commissione nell’ambito del presente motivo è pertanto dimostrato, tale motivo deve essere respinto nella sua interezza in quanto infondato.

 Sul terzo motivo, vertente su un errore di diritto relativo all’incompatibilità dell’interpretazione dell’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE accolta dal Tribunale con l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto, nonché su una violazione dell’obbligo di motivazione e su un errore di diritto relativi all’analisi del caso di specie

 Argomenti delle parti

40      Nella sua impugnazione la Commissione deduce, in primo luogo, che il Tribunale ha commesso un errore di diritto, ai punti 23, 31 e 32 della sentenza impugnata, interpretando l’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE nel senso che il tasso di interesse del 3,1% al quale tale disposizione rinvia trova applicazione nel solo caso in cui l’autorità nazionale interessata sia nell’impossibilità di comunicarle l’importo dei diritti pensionistici maturati dal funzionario richiedente alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, in considerazione dell’incompatibilità di tale interpretazione con l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto, che tale disposizione è volta ad eseguire.

41      In secondo luogo, il Tribunale avrebbe violato il suo obbligo di motivazione, ai punti da 26 a 30 e 33 della sentenza impugnata, affermando che, nel caso di specie, il DRV non si era trovato nell’impossibilità di comunicare alla Commissione l’importo dei diritti pensionistici maturati dalla sig.ra Tuerck alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, senza tuttavia fornire spiegazioni sufficienti al riguardo.

42      Nella sua replica, la Commissione aggiunge, al riguardo, che il Tribunale non poteva basarsi sull’accordo da essa concluso con la Repubblica federale di Germania nel 1994, contrariamente a quanto enunciato al punto 33 della sentenza impugnata. Infatti, tale accordo sarebbe divenuto caduco prima dell’adozione della decisione controversa.

43      La sig.ra Tuerck contesta tale argomento nella sua interezza.

 Giudizio della Corte

44      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’argomento vertente su un errore di diritto esposto al punto 40 della presente sentenza, occorre rilevare che l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto non definisce esso stesso le modalità di attuazione della regola di deduzione che esso enuncia, ma prevede, a tal fine, l’adozione di disposizioni generali di esecuzione da parte di ciascuna istituzione dell’Unione.

45      L’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE mira a prevedere tali modalità di attuazione per quanto riguarda la Commissione.

46      In tali circostanze, l’interpretazione dell’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE che è stata fornita dal Tribunale ai punti 23, 31 e 32 della sentenza impugnata potrebbe essere considerata incompatibile con l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto solo se tale interpretazione fosse tale da ostacolare o, quantomeno, da rendere più difficile l’applicazione della regola di deduzione prevista da detto articolo 11.

47      Orbene, l’applicazione del tasso d’interesse del 3,1% di cui all’articolo 7, paragrafo 1, secondo comma, delle DGE è proprio diretta a consentire alla Commissione di superare l’ostacolo costituito dalla situazione in cui l’autorità nazionale interessata si trova nell’impossibilità di comunicarle l’importo dei diritti a pensione maturati dal funzionario richiedente alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento. Infatti, in assenza di tale disposizione, la Commissione non potrebbe eseguire, in una situazione del genere, l’obbligo ad essa incombente ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto.

48      Pertanto, non si può ritenere che il Tribunale abbia interpretato l’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE in modo incompatibile con l’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto.

49      Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’argomento vertente su una violazione dell’obbligo di motivazione figurante al punto 41 della presente sentenza, si deve constatare che la Commissione non ha mai giustificato la decisione controversa, dinanzi al Tribunale o anche dinanzi alla Corte, con il fatto che il DRV si era trovato nell’impossibilità di comunicarle l’importo dei diritti pensionistici maturati dalla sig.ra Tuerck. Infatti, la sua posizione, quale risulta dai punti 18 e 32 della sentenza impugnata, che non sono stati contestati nell’ambito dell’impugnazione, è consistita nel sostenere che l’aliquota del 3,1% cui rinvia l’articolo 7, paragrafo 1, secondo comma, delle DGE doveva essere applicata, in maniera generale, in tutte le procedure di trasferimento di diritti a pensione e, in modo più specifico, nella presente causa.

50      Poiché la Commissione ha sostenuto, dinanzi al Tribunale, che il tasso in questione era applicabile in ogni circostanza, e quindi, implicitamente ma necessariamente, che la condizione della mancata comunicazione di informazioni di cui all’articolo 7, paragrafo 1, secondo comma, delle DGE era priva di rilevanza al riguardo, essa non può fondatamente contestare al Tribunale di non aver sufficientemente motivato il suo esame del rispetto, nel caso di specie, di una siffatta condizione.

51      In ogni caso, occorre constatare che la sentenza impugnata è sufficientemente motivata in diritto su questo punto. Infatti, il Tribunale ha esposto in dettaglio, ai punti da 26 a 30 di tale sentenza, che il DRV non si era trovato nell’impossibilità di comunicare alla Commissione l’importo dei diritti a pensione maturati dalla sig.ra Tuerck alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, ma le aveva invece trasmesso informazioni relative sia a tale importo che all’importo della rivalutazione dei diritti dell’interessata tra tale data e quella del trasferimento effettivo del capitale. Il Tribunale ha altresì esposto, al punto 33 di detta sentenza, i motivi che lo hanno indotto a considerare tali informazioni come precise ed affidabili.

52      Per quanto riguarda, in terzo e ultimo luogo, l’argomento esposto al punto 42 della presente sentenza, con cui la Commissione mette in discussione la fondatezza del punto 33 della sentenza impugnata, si deve rilevare che, ai sensi dell’articolo 127, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, è vietata la deduzione di motivi nuovi in corso di causa, a meno che essi si basino su elementi di diritto e di fatto emersi nel corso del procedimento.

53      Pertanto, siffatti motivi, conformemente alla costante giurisprudenza della Corte, devono essere respinti in quanto irricevibili, a meno che essi costituiscano l’ampliamento di motivi dedotti nell’atto introduttivo del ricorso e presentino uno stretto nesso con questi ultimi (sentenza del 20 dicembre 2017, Spagna /Consiglio, C‑521/15, EU:C:2017:982, punto 141 e giurisprudenza ivi citata).

54      Orbene, nel caso di specie, la Commissione fonda il suo argomento sul tenore stesso della sentenza impugnata, e non su elementi di diritto e di fatto che si sarebbero rivelati nel corso del procedimento dinanzi alla Corte.

55      Inoltre, tale argomento non può essere considerato né come un ampliamento di quello relativo alla violazione dell’obbligo di motivazione che figurava nell’impugnazione né come avente uno stretto collegamento con quest’ultimo.

56      Infatti, come deriva da una giurisprudenza costante, il rilievo del difetto di motivazione di un atto, che attiene alla violazione delle forme sostanziali, e la contestazione della fondatezza di tale atto, che riguarda la legittimità nel merito di quest’ultimo, costituiscono due motivi distinti che possono essere dedotti nel contesto di un ricorso di annullamento o di un’impugnazione (sentenze del 2 aprile 1998, Commissione/Sytraval e Brink’s Francia, C‑367/95 P, EU:C:1998:154, punto 67, nonché del 28 luglio 2011, Mediaset/Commissione, C‑403/10 P, non pubblicata, EU:C:2011:533, punto111).

57      Tale argomento è pertanto irricevibile.

58      Di conseguenza, il presente motivo dev’essere respinto in quanto parzialmente infondato e parzialmente irricevibile.

 Sul quarto motivo, vertente, da un lato, su un errore di diritto e, dall’altro, sulla violazione dell’obbligo di motivazione da parte del Tribunale nell’accertamento dell’esistenza di un arricchimento senza causa

 Argomenti delle parti

59      La Commissione rileva che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel considerare, al punto 32 della sentenza impugnata, che consentirle di effettuare una deduzione, applicando un tasso di interesse sul capitale trasferito dall’autorità nazionale interessata, darebbe luogo a un arricchimento senza causa a danno del funzionario richiedente. Infatti, contrariamente a quanto dichiarato dal Tribunale, l’applicazione della deduzione prevista all’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto, mira a evitare un arricchimento senza causa del funzionario interessato, garantendo che il trasferimento di diritti a pensione maturati in un regime pensionistico nazionale verso il regime pensionistico dell’Unione verta unicamente sull’importo dei diritti a pensione maturati dall’interessato alla data di registrazione della sua domanda di trasferimento, ad esclusione dell’importo della rivalutazione di tali diritti tra tale data e quella del trasferimento effettivo di detto capitale.

60      Inoltre, per quanto riguarda la motivazione della sentenza impugnata, il Tribunale non avrebbe risposto all’argomento della Commissione secondo cui l’importo eccedente l’applicazione del tasso di interesse del 3,1% a cui si riferisce l’articolo 7, paragrafo 1, delle DGE è rimborsato, in ciascun caso concreto, al funzionario richiedente.

61      La sig.ra Tuerck contesta la fondatezza di tale argomentazione.

 Giudizio della Corte

62      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’argomento vertente su un errore di diritto di cui al punto 59 della presente sentenza, si deve constatare che il Tribunale ha ritenuto, al punto 32 della sentenza impugnata, che consentire alla Commissione di effettuare la deduzione di cui all’articolo 11, paragrafo 2, dell’allegato VIII dello Statuto applicando un tasso di interesse al capitale trasferito dall’autorità nazionale interessata, condurrebbe a un arricchimento senza causa a danno del funzionario richiedente nel caso, come quello di specie, in cui alla Commissione sia stato comunicato l’importo preciso dei diritti pensionistici dell’interessato ed essa sia quindi in grado di procedere ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, primo comma, delle DGE.

63      Orbene, anche se l’applicazione forfettaria di un tasso di interesse non ha l’effetto automatico, in una situazione del genere, di dar luogo a un arricchimento senza causa, essa comporta tuttavia il rischio implicito di un arricchimento ingiustificato, in quanto può condurre la Commissione ad operare, sul capitale trasferito dall’autorità nazionale considerata, la deduzione di un importo superiore alla rivalutazione reale dei diritti pensionistici maturati dal funzionario richiedente, appropriandosi in tal modo una parte di tali diritti.

64      Tenuto conto dell’esistenza di un rischio siffatto, non si può concludere che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto nella considerazione menzionata al punto 59 della presente sentenza.

65      Riguardo, in secondo luogo, all’argomento basato su una violazione dell’obbligo di motivazione esposto al punto 60 della presente sentenza, si deve rilevare che secondo giurisprudenza costante tale obbligo non impone al Tribunale di rispondere a ciascun argomento dedotto dalle parti, ma solo di motivare la sua decisione in modo da consentire a queste ultime di conoscerne la giustificazione e alla Corte di esercitare il suo controllo in caso di impugnazione (sentenze del 9 settembre 2008, FIAMM e a./Consiglio e Commissione, C‑120/06 P e C‑121/06 P, EU:C:2008:476, punto 96, e del 6 settembre 2012, Prezes Urzędu Komunikacji Elektronicznej/Commissione, C‑422/11 P e C‑423/11 P, EU:C:2012:553, punto 48).

66      Nel caso di specie, l’ipotesi di arricchimento senza causa considerata dal Tribunale implica, come emerge dal punto 63 della presente sentenza, che l’importo effettivo della rivalutazione dei diritti pensionistici maturati da un determinato funzionario sia inferiore all’importo risultante dall’applicazione forfettaria del tasso d’interesse del 3,1% previsto dalla Commissione.

67      Orbene, l’argomento di tale istituzione rinvia all’ipotesi inversa, in cui l’importo percepito eccederebbe l’applicazione di tale tasso d’interesse, e non ha quindi alcuna relazione con il ragionamento seguito dal Tribunale. Ne consegue che non si può contestare al Tribunale di non aver preso posizione su tale argomento.

68      Pertanto, il presente motivo di ricorso dev’essere respinto in quanto infondato.

69      Di conseguenza, l’impugnazione dev’essere integralmente respinta.

 Sulle spese

70      Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

71      Nella fattispecie, poiché la sig.ra Tuerck ne ha fatto domanda, la Commissione, rimasta soccombente, va condannata alle spese.

Per questi motivi, la Corte (Ottava Sezione) dichiara e statuisce:

1)      L’impugnazione è respinta.

2)      La Commissione europea è condannata alle spese.

Firme


*      Lingua processuale: il francese.