Language of document : ECLI:EU:T:2019:417

SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)

13 giugno 2019 (*)

«Disegno o modello comunitario – Procedimento di dichiarazione di nullità – Disegno o modello comunitario registrato raffigurante un porta schede informative per veicoli – Disegno o modello anteriore – Prova della divulgazione – Articolo 7 del regolamento (CE) n. 6/2002 – Causa di nullità – Assenza di carattere individuale – Utilizzatore informato – Margine di libertà dell’autore – Insussistenza di un’impressione generale diversa – Articolo 6 e articolo 25, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 6/2002»

Nella causa T‑74/18,

Visi/one GmbH, con sede in Remscheid (Germania), rappresentata da H. Bourree e M. Bartz, avvocati,

ricorrente,

contro

Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), rappresentato da S. Hanne e D. Walicka, in qualità di agenti,

convenuto,

controinteressata nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso dell’EUIPO:

EasyFix GmbH, con sede in Vienna (Austria),

avente ad oggetto un ricorso contro la decisione della terza commissione di ricorso dell’EUIPO, del 4 dicembre 2017 (procedimento R 1424/2016-3), relativa a un procedimento di dichiarazione di nullità tra la EasyFix e la Visi/one,

IL TRIBUNALE (Ottava Sezione),

composto da A.M. Collins, presidente, M. Kancheva (relatore) e G. De Baere, giudici,

cancelliere: E. Hendrix, amministratore

visto il ricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 6 febbraio 2018,

visto il controricorso depositato nella cancelleria del Tribunale il 25 aprile 2018,

visto il quesito scritto del Tribunale alla ricorrente e la risposta di quest’ultima a tale quesito depositata presso la cancelleria del Tribunale il 4 gennaio 2019,

in seguito all’udienza del 7 febbraio 2019,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

 Fatti

1        Il 28 novembre 2013, la ricorrente, Visi/one GmbH, ha chiesto e ottenuto, presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), ai sensi del regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, su disegni e modelli comunitari (GU 2002, L 3, pag. 1), la registrazione, con il numero 1391114-0001, del disegno o modello comunitario rappresentato nelle seguenti immagini:

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2        Il disegno o modello contestato è destinato a essere incorporato in «porta schede informative, insegne relative a veicoli», rientranti nella classe 20-03 ai sensi dell’accordo di Locarno che istituisce una classificazione internazionale per i disegni e modelli industriali, dell’8 ottobre 1968, come modificato. Esso è stato pubblicato nel Bollettino dei disegni e modelli comunitari n. 2014/026, del 10 febbraio 2014.

3        Il 27 luglio 2015 la EasyFix GmbH ha presentato una domanda di dichiarazione di nullità del disegno o modello contestato sulla base dell’articolo 25, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 6/2002, in combinato disposto con gli articoli 5 e 6 del medesimo regolamento, con la motivazione che detto disegno o modello era privo di novità e di carattere individuale.

4        Negli allegati da A a E della domanda di dichiarazione di nullità, la EasyFix ha in particolare prodotto i documenti descritti dall’EUIPO come segue:

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5        Con decisione del 3 giugno 2016, la divisione d’annullamento ha accolto la domanda di dichiarazione di nullità del disegno o modello contestato, per mancanza di carattere individuale.

6        Il 3 agosto 2016 la ricorrente ha proposto ricorso dinanzi all’EUIPO, ai sensi degli articoli da 55 a 60 del regolamento n. 6/2002, contro la decisione della divisione di annullamento.

7        Con decisione del 4 dicembre 2017 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), la terza commissione di ricorso dell’EUIPO ha respinto il ricorso. Essa ha ritenuto, in sostanza, che il disegno o modello contestato fosse privo di carattere individuale. In primo luogo, essa ha constatato che i documenti prodotti negli allegati da A a E della domanda di dichiarazione di nullità erano idonei a provare la divulgazione del disegno o modello anteriore. In secondo luogo, essa ha indicato che gli utilizzatori informati dei disegni o modelli in conflitto erano commercianti che volevano etichettare i loro prodotti ed erano responsabili degli acquisti nelle imprese, le quali compravano tali supporti per l’affissione dei prezzi. In terzo luogo, essa ha ritenuto che la libertà dell’autore nell’elaborazione di «porta schede informative, insegne relative a veicoli» fosse ampia, sia per la forma che per il materiale utilizzato. In quarto luogo, essa ha rilevato che le differenze tra tali disegni o modelli erano minime e non modificavano l’impressione generale identica da essi prodotta.

 Conclusioni delle parti

8        Dopo un chiarimento dei capi delle conclusioni di cui è dato atto nel verbale d’udienza, la ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

–        annullare la decisione impugnata;

–        condannare l’EUIPO alle spese del procedimento, comprese quelle sostenute nel corso del procedimento dinanzi alla commissione di ricorso.

9        L’EUIPO chiede che il Tribunale voglia:

–        respingere il ricorso;

–        condannare la ricorrente alle spese.

 In diritto

10      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce quattro motivi, vertenti, il primo, su un’erronea valutazione degli elementi di prova relativi alla divulgazione di un «disegno o modello anteriore», in violazione dell’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 6/2002, il secondo, su una violazione del diritto di essere ascoltata, conformemente all’articolo 62, seconda frase, del medesimo regolamento, il terzo, su una violazione dell’obbligo di motivazione, conformemente all’articolo 62, prima frase, di tale regolamento, e, il quarto, su una valutazione erronea del carattere individuale del disegno o modello contestato, in violazione dell’articolo 6 e dell’articolo 25, paragrafo 1, lettera b), di detto regolamento.

 Sul primo motivo, vertente su un’erronea valutazione degli elementi di prova relativi alla divulgazione di un «disegno o modello anteriore», in violazione dell’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 6/2002

11      Nell’ambito del primo motivo, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso la sua constatazione secondo cui i documenti prodotti negli allegati da A a E della domanda di dichiarazione di nullità erano idonei a provare la divulgazione di un «disegno o modello anteriore» ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 6/2002. A sostegno di tale motivo, essa deduce sette censure.

12      Con la prima censura, la ricorrente afferma che i documenti prodotti negli allegati A e D della domanda di dichiarazione di nullità non dimostrano la divulgazione del «disegno o modello anteriore», poiché detti documenti sarebbero stati stampati solo il 20 luglio 2015, vale a dire dopo la data di deposito della domanda di registrazione del disegno o modello contestato.

13      Con la seconda censura, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso di aver affermato, al punto 17 della decisione impugnata, per quanto riguarda il catalogo prodotto nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità, che la questione se la pagina di copertina si ricollegasse effettivamente al resto delle pagine di tale allegato era irrilevante. Essa afferma, al contrario, che, a causa dei dubbi circa l’appartenenza di questa pagina di copertina al resto di tale catalogo, occorreva non tener conto di tutto l’allegato B. Gli elementi di detto catalogo che le sarebbero stati trasmessi costituirebbero solo un assemblaggio di pagine volanti. La numerazione discontinua, l’utilizzo, per due volte, di uno stesso numero di pagina 2, e la presenza del numero di pagina 31, inserito tra le due ripetizioni del numero di pagina 2, sarebbero sufficienti per dimostrare che gli elementi di cui all’allegato B non costituivano un catalogo omogeneo e non erano di conseguenza mai stati pubblicati. Peraltro, il fatto che lo stesso catalogo faccia riferimento a nomi di dominio e a indirizzi elettronici diversi (talvolta il nome di dominio www.easyfix.co.at e l’indirizzo elettronico info@easyfix.co.at, talvolta il nome di dominio www.easyfix.at e l’indirizzo elettronico info@easyfix.at) sarebbe in netta contraddizione con l’esperienza corrente. Inoltre, da un estratto del registro austriaco di nomi di dominio (nic.at GmbH) risulterebbe che il nome di dominio «www.easyfix.co.at» non sarebbe assolutamente registrato. La ricorrente contesta quindi il fatto che la pagina intitolata «Preisauszeichnung» (affissione dei prezzi), e recante anche il numero di pagina 2 in detto catalogo, sia stata veramente pubblicata e divulgata prima della data del deposito della domanda di registrazione del disegno o modello contestato.

14      Con la terza censura, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso di aver concluso, al punto 18 della decisione impugnata, che il catalogo prodotto nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità era stato pubblicato nel 2010, in quanto la pagina intitolata «Premessa» indicava che detto catalogo era «uscito in tempo per il salone specializzato Automeka 2010». A suo parere, ciò non potrebbe neppure provare che tale documento promozionale sia stato pubblicato, e ancor meno in quale assemblaggio e a quale data. Essa aggiunge che, anche se si trattasse di un catalogo rilegato di cui l’EUIPO le ha trasmesso solo una copia disordinata, ciò non prova tuttavia la sua precedente pubblicazione con il contenuto presentato.

15      Con la quarta censura, la ricorrente fa valere che, al punto 19 della decisione impugnata, la commissione di ricorso ha erroneamente supposto la prova di una pubblicazione anteriore del documento prodotto nell’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità, mentre quest’ultimo, giustamente, non era stato preso in considerazione dalla divisione di annullamento e potrebbe trattarsi di un progetto di catalogo indirizzato a una società collegata alla EasyFix e non divulgato al pubblico.

16      Con la quinta censura, la ricorrente fa valere che, al punto 21 della decisione impugnata, la commissione di ricorso ha erroneamente affermato che le illustrazioni contenute nei documenti prodotti negli allegati da A a D della domanda di dichiarazione di nullità contenevano tutte la stessa scheda di dati di una BMW 520i Touring e ne ha dedotto, sempre erroneamente, che, per tale ragione, i porta schede informative per veicoli di cui al punto 4 della decisione impugnata riguardassero tutti lo stesso disegno o modello anteriore. A suo avviso, l’uso di un testo (modello) identico non consente di sapere se i documenti promozionali sono stati pubblicati solamente con l’illustrazione di cui trattasi, se sono stati pubblicati nell’assemblaggio comunicato e in quale data è avvenuta la pubblicazione. Essa suppone che si tratti di un testo di offerta fittizio utilizzato anche da altre imprese e produce in allegato, ad esempio, una copia attuale del medesimo testo di offerta che è utilizzato da un altro fornitore di porta schede informative per un altro marchio di automobili.

17      Con la sesta censura, la ricorrente afferma che la commissione di ricorso, ai punti 22 e da 31 a 35 della decisione impugnata, parte dall’ipotesi errata secondo cui l’insieme dei documenti prodotti negli allegati da A a E della domanda di dichiarazione di nullità mostravano un unico e medesimo «disegno o modello anteriore». A suo avviso, l’allegato E differisce dagli allegati B e C in particolare in quanto il disegno o modello rappresentato mostra tra la parte della linguetta e la parte del supporto per l’affissione una barra di un certo spessore ben marcata, che unisce la linguetta al supporto per affissione.

18      Con la settima censura, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso di aver considerato, al punto 33 della decisione impugnata, che i disegni o modelli in conflitto consistevano in una superficie trasparente. Orbene, sebbene essa ammetta che il «disegno o modello anteriore» di cui agli allegati da A a D della domanda di dichiarazione di nullità è del tutto trasparente – non solo nella parte destinata alla scheda contenente i dati, ma anche dove si trova la linguetta che costituisce la sua parte inferiore – essa ritiene che il disegno o modello contestato non sia esattamente trasparente, come dimostrerebbe l’«immagine 1», che include in particolare l’uso di tratteggi.

19      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

20      Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, prima frase, del regolamento n. 6/2002, «[a]i fini dell’applicazione degli articoli 5 e 6 [del medesimo regolamento], un disegno o modello [anteriore] si considera divulgato al pubblico se è stato pubblicato a seguito di registrazione o in altro modo ovvero esposto, usato in commercio o altrimenti reso pubblico anteriormente alla data [del deposito della domanda di registrazione del disegno o modello contestato] ovvero, [qualora sia rivendicata una priorità, anteriormente alla data di quest’ultima] salvo il caso in cui tali fatti non potessero ragionevolmente essere conosciuti nel corso della normale attività commerciale negli ambienti specializzati del settore interessato, operanti nell’[Unione]».

21      Né il regolamento n. 6/2002 né il regolamento (CE) n. 2245/2002 della Commissione, del 21 ottobre 2002, recante modalità di applicazione del regolamento n. 6/2002 (GU 2002, L 341, pag. 28) specificano la forma obbligatoria degli elementi di prova che devono essere forniti dal richiedente la dichiarazione di nullità per giustificare la divulgazione del disegno o modello anteriore prima della data di deposito della domanda di registrazione del disegno o modello contestato. Ne consegue che, da un lato, il richiedente la dichiarazione di nullità è libero di scegliere la prova che ritiene utile presentare all’EUIPO a sostegno della sua domanda di dichiarazione di nullità e che, dall’altro, l’EUIPO è tenuto ad analizzare tutti gli elementi presentati per concludere se essi sono effettivamente una prova della divulgazione del disegno o modello anteriore [v., in tal senso, sentenze del 9 marzo 2012, Coverpla/UAMI – Heinz-Glas (Flacon), T‑450/08, non pubblicata, EU:T:2012:117, punti 22 e 23 e giurisprudenza citata; del 14 luglio 2016, Thun 1794/EUIPO – Adekor (Simboli grafici decorativi), T‑420/15, non pubblicata, EU:T:2016:410, punto 26 e del 25 aprile 2018, Euro Castor Green/EUIPO – Netlon France (Tralicci occultanti), T‑756/16, non pubblicata, EU:T:2018:224, punto 32].

22      Peraltro, la divulgazione di un disegno o modello anteriore non può essere dimostrata da probabilità o da presunzioni, ma deve basarsi su elementi concreti e oggettivi che provino una divulgazione effettiva del disegno o modello anteriore nel mercato. Inoltre, gli elementi di prova forniti dal richiedente la dichiarazione di nullità devono essere valutati gli uni rispetto agli altri. Infatti, sebbene taluni di questi elementi possano essere insufficienti di per sé a dimostrare la divulgazione di un disegno o modello anteriore, tuttavia, associati o considerati congiuntamente ad altri documenti o informazioni, possono contribuire a costituire la prova della divulgazione. Infine, per valutare l’efficacia probatoria di un documento, si deve verificare la verosimiglianza e la veridicità dell’informazione in esso contenuta. Si deve quindi tener conto, segnatamente, dell’origine del documento, delle circostanze della sua elaborazione nonché del suo destinatario e chiedersi se, in base al suo contenuto, esso appaia ragionevole e affidabile (v. sentenza del 9 marzo 2012, Flacon, T‑450/08, non pubblicata, EU:T:2012:117, punti da 24 a 26 e giurisprudenza citata; sentenze del 14 luglio 2016, Simboli grafici decorativi, T‑420/15, non pubblicata, EU:T:2016:410, punto 27, e del 25 aprile 2018, Tralicci occultanti, T‑756/16, non pubblicata, EU:T:2018:224, punto 33).

23      Un disegno o modello si considera quindi divulgato una volta che la parte che fa valere la divulgazione ne abbia provato i fatti costitutivi. Per opporsi a questa presunzione spetta, invece, alla parte che contesta la divulgazione dimostrare in modo adeguato che le circostanze del caso potevano ragionevolmente impedire che tali fatti fossero conosciuti nel corso della normale attività commerciale negli ambienti specializzati del settore interessato, operante nell’Unione europea [v., in tal senso, sentenze del 21 maggio 2015, Senz Technologies/UAMI – Impliva (Ombrelli), T‑22/13 e T‑23/13, EU:T:2015:310, punto 26; del 15 ottobre 2015, Promarc Technics/UAMI – PIS (Parte di porta), T‑251/14, non pubblicata, EU:T:2015:780, punto 26, e del 27 febbraio 2018, Gramberg/EUIPO – Mahdavi Sabet (Custodie per telefoni cellulari), T‑166/15, EU:T:2018:100, punto 22].

24      Al fine di accertare la divulgazione di un disegno o modello anteriore, bisogna quindi procedere a un’analisi in due fasi, consistente nell’esaminare, in primo luogo, se gli elementi presentati nella domanda di dichiarazione di nullità dimostrino, da un lato, i fatti costitutivi di una divulgazione di un disegno o modello e, dall’altro, il carattere anteriore di tale divulgazione rispetto alla data di deposito o di priorità del disegno o modello contestato e, in secondo luogo, nell’ipotesi in cui il titolare del disegno o modello contestato abbia fatto valere il contrario, se tali fatti potevano, nel corso della normale attività commerciale, essere ragionevolmente conosciuti dagli ambienti specializzati del settore interessato operanti nell’Unione, in quanto altrimenti una divulgazione sarà considerata senza effetti e non sarà presa in considerazione.

25      È alla luce di tali considerazioni che occorre esaminare se, nel caso di specie, la commissione di ricorso abbia correttamente ritenuto che gli elementi presentati dalla EasyFix nella domanda di dichiarazione di nullità fossero idonei a dimostrare i fatti costitutivi della divulgazione di un disegno o modello e il carattere anteriore di tale divulgazione.

26      In via preliminare, occorre rilevare che, nelle circostanze del caso di specie, la data da prendere in considerazione per valutare l’anteriorità della divulgazione è quella del deposito della domanda di registrazione del disegno o modello contestato, vale a dire, come è stato indicato al precedente punto 1, il 28 novembre 2013 (in prosieguo: la «data di riferimento»).

27      La commissione di ricorso, ai punti da 17 a 22 della decisione impugnata, ha considerato che il documento prodotto nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità era l’originale di un catalogo di vendita e che la questione se la pagina di copertina di tale catalogo fosse effettivamente collegata al resto delle pagine dello stesso era irrilevante ai fini della valutazione dei fatti. Essa ha rilevato che, a pagina 2 di tale catalogo, si trovava il disegno o modello utilizzato per il confronto, quale riprodotto al precedente punto 4, e che, nella premessa del suddetto catalogo, che si trovava alla pagina 1 e quindi sulla stessa pagina dell’illustrazione, era spiegato che il catalogo di cui trattasi era «uscito in tempo per il salone specializzato Automechanika 2010». La commissione di ricorso ne ha dedotto che siffatto catalogo era stato pubblicato nel 2010, pur precisando che la constatazione di una data esatta di pubblicazione non era necessaria, dato che la registrazione del disegno o modello contestato era stata richiesta nel novembre 2013. Essa ha inoltre rilevato che la premessa faceva riferimento al fatto che il «nuovo sito www.easyfix.at, rielaborato, [era] disponibile on-line» e che ciò spiegava l’incoerenza tra il nome di dominio utilizzato sulla pagina di copertina e quello che appariva sulla pagina 2. Peraltro, la commissione di ricorso ha aggiunto che essa non dubitava neppure che il documento prodotto nell’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità, ossia la copia parziale di un catalogo, risalisse al 2011; che la riproduzione schematica nel documento prodotto nell’allegato E di tale domanda, riguardante il modello di utilità, fosse stata pubblicata nel febbraio 2012 nel bollettino tedesco dei brevetti, e quindi divulgata al pubblico entro tale data; che i porta schede informative per veicoli di cui al precedente punto 4 riguardassero tutti lo stesso disegno o modello; e che le illustrazioni contenute negli allegati da A a D di detta domanda contenessero tutte la stessa scheda di dati di una BMW 520i Touring. Essa ne ha dedotto che i documenti prodotti negli allegati da A a E della domanda di dichiarazione di nullità erano idonei a provare la divulgazione del disegno o modello anteriore invocato, ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 6/2002.

28      Il Tribunale ritiene opportuno esaminare anzitutto le censure dalla seconda alla quarta, riguardanti la valutazione del valore probatorio dei documenti prodotti negli allegati B e C della domanda di dichiarazione nullità.

29      Per quanto riguarda la seconda censura, con la quale la ricorrente rimette in discussione il valore probatorio del documento prodotto nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità, bisogna fornire le seguenti precisazioni su tale allegato, di cui il Tribunale ha potuto consultare l’originale nella versione cartacea del fascicolo della commissione di ricorso. In tale fascicolo, l’allegato B contiene in realtà non uno, ma due cataloghi: da un lato, un «catalogo 2010/11» della EasyFix, costituito da 128 pagine e da due pagine di copertina in cartone, e, dall’altro, un catalogo «News 2010» della EasyFix, costituito da 31 pagine numerate e da un’ultima pagina non numerata. La ricorrente ha allegato al ricorso alcuni estratti di questi due cataloghi.

30      Dai documenti del fascicolo emerge che, nella domanda di dichiarazione di nullità, la EasyFix ha fatto riferimento a due cataloghi denominati «EasyFix 2010/11» e «EasyFix News 2010», che essa ha presentato come propri («unseren Katalogen») e che, in allegato a tale domanda, essa ha incluso gli originali di questi due cataloghi. L’EUIPO ha trasmesso la suddetta domanda alla ricorrente con lettera raccomandata, con una copia scannerizzata degli allegati costituiti da 210 pagine.

31      È vero che è giocoforza constatare, al pari dell’EUIPO al punto 26 del controricorso, che il fascicolo elettronico della commissione di ricorso, come scannerizzato e trasmesso alla ricorrente, non riproduce nell’ordine corretto le pagine dei due cataloghi menzionati ai precedenti punti 29 e 30, per una ragione sconosciuta.

32      Tuttavia, bisogna rilevare che l’insieme delle pagine di tali due cataloghi è stato quindi trasmesso in copia scannerizzata alla ricorrente. Inoltre, quest’ultima, nella memoria in cui sono esposti i motivi del ricorso dinanzi alla commissione di ricorso, ha citato il riferimento della EasyFix ai cataloghi prodotti nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità come «[i suoi] cataloghi» «EasyFix 2010/11» e «EasyFix News 2010», di modo che la ricorrente non può validamente sostenere di ignorare che l’allegato B era costituito da due cataloghi, e non da uno solo.

33      Oltre a tale chiarimento, si deve rilevare che è alla pagina 2 del «catalogo 2010/11» della EasyFix (e alla pagina 212 del fascicolo elettronico della commissione di ricorso), intitolata «Preisauszeichnung» (affissione dei prezzi), che figura l’immagine riprodotta al punto 4 della decisione impugnata e al precedente punto 4, e presentata come la divulgazione del disegno o modello anteriore.

34      A tal riguardo, è sufficiente constatare, anzitutto, per quanto riguarda la prova dei fatti costitutivi della divulgazione, che la pagina 2 del «catalogo 2010/11», in cui figura una rappresentazione del supporto per schede informative relative a veicoli riportato al punto 4 della decisione impugnata in relazione all’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità, consentiva alla commissione di ricorso di constatare la divulgazione di tale disegno o modello. Per quanto riguarda, poi, la prova dell’anteriorità di tale divulgazione, la pagina 1 del medesimo catalogo, sul fronte della pagina 2, contenente la premessa e le date ivi menzionate, vale a dire «Zum Start der Automechanika 2010» (per l’inizio dell’Automechanika 2010) e «Ab 2011 werden in Deutschland» (a partire dal 2011, in Germania), consentiva alla commissione di ricorso di concludere, senza commettere errori di valutazione degli elementi di prova, che la divulgazione di detto disegno o modello era avvenuta nel 2010 o, al più tardi, nel 2011, ma in ogni caso prima della data di riferimento del 28 novembre 2013. Ciò vale a maggior ragione in quanto le prove dei fatti costitutivi e dell’anteriorità di tale divulgazione sono corroborate dalla pagina 3 del catalogo «News 2010» prodotto nell’allegato B e dall’estratto del catalogo della AHB del 2011 che figurano nell’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità.

35      Inoltre, bisogna considerare, al pari dell’EUIPO al punto 29 del controricorso, che non è necessario produrre ogni pagina di un catalogo come prova, ma possono essere prodotti estratti di un tale catalogo, senza che il valore probatorio delle pagine prodotte ne sia necessariamente ridotto. Pertanto, alla luce dell’insieme delle prove prodotte, segnatamente delle pagine 1 e 2 del «catalogo 2010/11», la commissione di ricorso non era tenuta a valutare separatamente la pagina di copertina di detto catalogo.

36      Inoltre, occorre rilevare che l’impaginazione, il colore e il contenuto delle diverse pagine coincidono in un modo che consente di trarre la conclusione che esse fossero unite nei cataloghi rilegati nominati «catalogo 2010/11» e «News 2010», come sostenuto dalla EasyFix. Indipendentemente dalla ragione della divergenza tra i nomi di dominio indicati alla pagina 1 del catalogo contenente la premessa e alla pagina 2 del catalogo che riproduce il disegno o modello anteriore, vale a dire «www.easyfix.at», da un lato, e «www.easyfix.co.at», dall’altro, ciò non esclude che queste due pagine provengano dal medesimo «catalogo 2010/11», poiché si tratta in realtà del fronte e del retro dello stesso foglio. L’estratto del registro austriaco dei nomi di dominio allegato al ricorso non è quindi pertinente.

37      Poiché, in udienza, la ricorrente si è limitata a sollevare dubbi quanto all’esistenza stessa e all’autenticità dei cataloghi invocati dalla EasyFix, occorre constatare che tali dubbi non sono sufficienti a rimettere in discussione il complesso di indizi concordanti, in particolare i cataloghi della EasyFix e il catalogo della AHB, prodotti dalla Easyfix e considerati dalla commissione di ricorso per concludere nel senso della prova dei fatti costitutivi di una divulgazione, tanto più che le affermazioni della ricorrente relative a una possibile manipolazione dei cataloghi prodotti dalla EasyFix non sono dimostrate e che il suo argomento inerente alla mancanza di dichiarazione giurata contrasta con la libertà della scelta della prova riconosciuta al richiedente la dichiarazione di nullità [v., in tal senso, sentenza del 17 maggio 2018, Basil/EUIPO – Artex (panieri speciali per biciclette), T‑760/16, EU:T:2018:277, punti da 47 a 49 e 53].

38      In ogni caso, il Tribunale, che ha in suo possesso la versione cartacea del fascicolo della commissione di ricorso, constata l’esistenza e la numerazione continua dei due cataloghi originali della EasyFix prodotti nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità. Inoltre, in udienza, la ricorrente ha potuto prendere conoscenza degli originali di questi due cataloghi. Su invito del Tribunale, essa ha confermato la presenza, nell’originale del «catalogo 2010/11», alla pagina 2, di foto del prodotto invocato dalla EasyFix e, sul fronte di tale pagina, vale a dire alla pagina 1, di riferimenti agli anni 2010 e 2011, nonché della coesistenza, su tale medesimo foglio fronte-retro, dei nomi di dominio «www.easyfix.at» e «www.easyfix.co.at». Essa ha altresì confermato la presenza, nell’originale dell’altro catalogo della EasyFix, intitolato «News 2010», a pagina 3, del prodotto invocato dalla EasyFix, con data 31 agosto 2010 a piè di pagina. Tali conferme sono state annotate nel verbale d’udienza.

39      In definitiva, sebbene si debba deplorare che i servizi amministrativi dell’EUIPO abbiano comunicato alla ricorrente i due cataloghi prodotti nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità in una numerazione non continua che non corrispondeva all’ordine delle pagine dei cataloghi originali, tale circostanza non può affatto rimettere in discussione la legittimità della decisione impugnata per quanto riguarda la prova dei fatti costitutivi e dell’anteriorità della divulgazione del supporto per scheda informativa relativa a veicoli riprodotto al punto 4 della decisione impugnata in relazione con tale allegato B e, in particolare, il valore probatorio di tali documenti al fine di dimostrare la divulgazione del disegno o modello anteriore.

40      La seconda censura deve, dunque, essere respinta.

41      Quanto alla terza censura, con la quale la ricorrente contesta alla commissione di ricorso di aver tratto una conclusione dalla menzione della fiera internazionale «Automechanika 2010» nella premessa del «catalogo 2010/11» prodotto nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità, si deve considerare che il fatto che tale premessa menzioni detta fiera internazionale e appaia alla pagina 1 del catalogo summenzionato, sul fronte della pagina 2 di tale catalogo in cui figura la rappresentazione del supporto per scheda informativa relativa a veicoli riprodotto al punto 4 della decisione impugnata in relazione al suddetto allegato B, consente di datare la divulgazione di tale disegno o modello nel 2010 o, al più tardi, nel 2011. Inoltre, bisogna rilevare che ciascuno dei due cataloghi prodotti in tale allegato B deve essere valutato nel suo insieme e in combinazione con l’insieme delle prove prodotte, conformemente alla giurisprudenza citata al precedente punto 22, e può quindi essere datato in modo certo prima della data di riferimento. Inoltre, la ricorrente non presenta alcun indizio che permette di dubitare del fatto che detti cataloghi siano stati effettivamente diffusi nel 2010, in vista di tale fiera internazionale per il secondo, o, al più tardi, nel 2011.

42      Quanto alla quarta censura, con la quale la ricorrente afferma in particolare che la divisione di annullamento, legittimamente, non ha tenuto conto del documento prodotto nell’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità, si deve rilevare, anzitutto, che, nella sua decisione del 3 giugno 2016, la divisione di annullamento non ha ritenuto che tale documento fosse inidoneo a contribuire alla prova nella valutazione complessiva della divulgazione del supporto per schede informative relative a veicoli di cui trattasi, ma ha semplicemente considerato che i fatti costitutivi della divulgazione e l’anteriorità di tale divulgazione rispetto alla data di riferimento erano già dimostrati sulla base di altri elementi. Inoltre, è giocoforza constatare che, nella valutazione dell’insieme delle prove, detto documento costituisce anch’esso un elemento pertinente. Infatti, tale estratto del catalogo della AHB mostra sulla stessa pagina di copertina al contempo il suddetto supporto per schede informative relative a veicoli e l’anno 2011. Peraltro, nulla suffraga l’affermazione della ricorrente secondo la quale è uso scambiarsi i cataloghi non pubblicati all’interno di un gruppo di imprese, al quale apparteneva la EasyFix.

43      Si deve concludere, alla luce di tutto ciò che precede, che i fatti costitutivi della divulgazione del supporto per schede informative relative a veicoli di cui alla pagina 2 del «catalogo 2010/11» della EasyFix e riprodotto al punto 4 della decisione impugnata in relazione all’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità (v. precedente punto 4) sono stati sufficientemente provati in tale catalogo, così come il carattere anteriore di detta divulgazione. Le prove di cui trattasi sono altresì corroborate da elementi supplementari, quali il catalogo «News 2010» della EasyFix figurante anche nell’allegato B e l’estratto del catalogo della AHB prodotto nell’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità. Di conseguenza, la commissione di ricorso ha correttamente ritenuto che i fatti costitutivi della divulgazione di un disegno o modello e il carattere anteriore di tale divulgazione fossero stabiliti alla luce di detti allegati B e C, che contengono cataloghi datati.

44      Ne consegue che la prima, la quinta, la sesta e la settima censura relative ai documenti prodotti negli allegati A, D ed E della domanda di dichiarazione di nullità o all’immagine 1 del disegno o modello contestato, devono essere respinte in quanto inoperanti.

45      Per tutti questi motivi, le censure della ricorrente non consentono di rimettere in discussione la legittimità della decisione impugnata riguardo alla valutazione degli elementi di prova relativi ai fatti costitutivi della divulgazione del disegno o modello e al carattere anteriore di tale divulgazione rispetto alla data di riferimento. Inoltre, la ricorrente non ha né dimostrato, né asserito, che le circostanze del caso di specie potessero ragionevolmente impedire che, nel corso della normale attività commerciale, tali fatti fossero conosciuti dagli ambienti specializzati del settore interessato, operanti nell’Unione. Data l’assenza di indizi contrari che avrebbero consentito di ritenere che detti cataloghi non fossero stati diffusi presso i suddetti ambienti specializzati, la commissione di ricorso ha potuto concludere, senza commettere errori, per la divulgazione del disegno o modello anteriore.

46      Il primo motivo deve quindi essere respinto.

 Sul secondo motivo, vertente su una violazione del diritto di essere ascoltata, conformemente all’articolo 62, seconda frase, del regolamento n. 6/2002

47      La ricorrente afferma che la commissione di ricorso ha violato il suo diritto di essere ascoltata non avendole dato la possibilità di prendere posizione sui documenti prodotti negli allegati A e D della domanda di dichiarazione di nullità prima di basarsi su questi ultimi nella decisione impugnata (in particolare ai punti da 31 a 35), e ciò contrariamente alla divisione di annullamento che non li aveva presi in considerazione in quanto «fotografie non datate», poiché la loro data di stampa era successiva alla data di deposito del disegno o modello contestato. La ricorrente fa valere che, se la commissione di ricorso le avesse dato la possibilità di esprimersi, essa avrebbe potuto segnalare che non vi era stata una precedente pubblicazione effettiva e avrebbe inoltre potuto «difendersi anche da [tali allegati]».

48      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

49      Ai sensi dell’articolo 62, seconda frase, del regolamento n. 6/2002, le decisioni dell’EUIPO devono essere fondate esclusivamente su motivi o mezzi di prova in merito ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni. Tale disposizione sancisce, nell’ambito del diritto dei disegni o modelli comunitari, il principio generale del rispetto dei diritti della difesa. In forza di tale principio generale del diritto dell’Unione, ai destinatari delle decisioni delle pubbliche autorità che ledono in maniera sensibile i loro interessi dev’essere consentito di esporre utilmente le loro difese. Il diritto di essere ascoltati si estende così a tutti gli elementi di fatto o di diritto che costituiscono il fondamento dell’atto decisionale, ma non alla posizione finale che l’amministrazione intende adottare [v. sentenza del 27 giugno 2013, Beifa Group/UAMI – Schwan-Stabilo Schwanhäußer (Strumenti per scrivere), T‑608/11, non pubblicata, EU:T:2013:334, punto 42 e giurisprudenza citata; sentenze del 9 febbraio 2017, Mast-Jägermeister/EUIPO (Bicchieri), T‑16/16, EU:T:2017:68, punto 57, e del 21 giugno 2018, Haverkamp IP/EUIPO – Sissel (Tappetino), T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 67].

50      Nel caso di specie, si deve rilevare, in via preliminare, che la divisione di annullamento non ha qualificato i documenti prodotti negli allegati A e D della domanda di dichiarazione di nullità come prove non pertinenti in quanto «fotografie non datate». Al contrario, la divisione di annullamento ha constatato la divulgazione del disegno o modello anteriore sul fondamento di altre prove, cosicché non era necessario esaminare in maniera separata detti allegati (v. precedente punto 43).

51      Inoltre, si deve osservare che la commissione di ricorso era legittimata a fondare la decisione impugnata sul confronto tra il disegno o modello contestato e il disegno o modello rappresentato nei documenti prodotti negli allegati A e D della domanda di dichiarazione di nullità. Dall’articolo 60, paragrafo 1, del regolamento n. 6/2002 risulta infatti che, per effetto del ricorso con cui è adita, la commissione di ricorso è chiamata a procedere ad un nuovo esame completo del merito della domanda di dichiarazione di nullità, tanto in diritto quanto in fatto. Tale affermazione implica che la commissione di ricorso possa fondarsi su uno qualsiasi dei disegni o modelli anteriori fatti valere dal richiedente la dichiarazione di nullità, senza essere vincolata al contenuto della decisione della divisione di annullamento e senza che debba addurre motivi specifici sul punto [v., in tal senso, sentenza del 14 giugno 2011, Sphere Time/UAMI – Punch (Orologio attaccato a un laccio), T‑68/10, EU:T:2011:269, punto 13 e giurisprudenza citata]. Orbene, nel caso di specie, non è contestato che i documenti prodotti negli allegati A e D siano stati invocati dalla EasyFix a sostegno della domanda di dichiarazione di nullità.

52      In tali circostanze, conformemente al diritto della ricorrente di essere ascoltata, spettava alla commissione di ricorso concederle la possibilità di emettere osservazioni su tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti del fascicolo. Orbene, la ricorrente ha avuto ampiamente occasione di farlo durante tutto il procedimento, anche per quanto concerne i documenti prodotti negli allegati A e D della domanda di dichiarazione di nullità.

53      Per contro, secondo la giurisprudenza costante citata al precedente punto 49, la commissione di ricorso, prima di adottare la decisione impugnata, non era tenuta ad ascoltare la ricorrente in merito alla posizione finale che essa intendeva adottare, di cui era parte integrante la valutazione dei documenti prodotti negli allegati A e D della domanda di nullità era parte integrante.

54      Occorre dunque respingere il secondo motivo perché infondato.

 Sul terzo motivo, vertente su una violazione dell’obbligo di motivazione, conformemente all’articolo 62, prima frase, del regolamento n. 6/2002

55      La ricorrente afferma che la commissione di ricorso ha violato il suo obbligo di motivazione affermando, senza la minima giustificazione, al punto 19 della decisione impugnata, di non dubitare del fatto che il documento prodotto nell’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità risalisse al 2011, mentre la ricorrente stessa aveva precedentemente contestato la pubblicazione anteriore dei documenti prodotti negli allegati da A a C di tale domanda e aveva altresì fornito indizi che confutavano una siffatta pubblicazione anteriore. La commissione di ricorso, poiché avrebbe fondato la decisione impugnata (in particolare ai punti 22, 31, 32 e 35) parimenti sull’illustrazione che figura nell’allegato C, avrebbe dovuto spiegare perché essa riteneva, contrariamente alle osservazioni della ricorrente, che il documento prodotto in tale allegato fosse stato oggetto di una pubblicazione anteriore e costituisse una prova della divulgazione dell’anteriorità.

56      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

57      In forza dell’articolo 62, prima frase, del regolamento n. 6/2002, le decisioni dell’EUIPO devono essere motivate. Tale obbligo di motivazione ha la stessa portata di quella risultante dall’articolo 296 TFUE, secondo cui l’iter logico seguito dall’autore dell’atto deve apparire in forma chiara e non equivoca. Detto obbligo ha il duplice scopo di consentire, da un lato, agli interessati di conoscere le giustificazioni del provvedimento adottato al fine di difendere i loro diritti e, dall’altro, al giudice dell’Unione di esercitare il suo sindacato di legittimità sulla decisione [v. sentenza del 25 aprile 2013, Bell & Ross/UAMI – KIN (Cassa di orologio da polso), T‑80/10, non pubblicata, EU:T:2013:214, punto 37 e giurisprudenza citata]. La corrispondenza della motivazione di una decisione a tali requisiti non va valutata solo con riferimento alla sua formulazione, ma anche al suo contesto e all’insieme delle norme che disciplinano la materia di cui trattasi [v. sentenze del 9 febbraio 2017, Bicchieri, T‑16/16, EU:T:2017:68, punto 58 e del 14 marzo 2018, Gifi Diffusion/EUIPO – Crocs (Scarpe), T‑424/16, non pubblicata, EU:T:2018:136, punto 29].

58      Tuttavia, non si può pretendere che le commissioni di ricorso forniscano una spiegazione che ripercorra esaustivamente e singolarmente tutti i ragionamenti svolti dalle parti dinanzi a esse. La motivazione può quindi essere implicita, a condizione che consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali la decisione della commissione di ricorso è stata adottata e al giudice competente di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il proprio controllo [sentenze del 25 aprile 2013, Cassa di orologio da polso, T‑80/10, non pubblicata, EU:T:2013:214, punto 37; del 4 luglio 2017, Murphy/EUIPO – Nike Innovate (Cinturino per orologio elettronico), T‑90/16, non pubblicata, EU:T:2017:464, punto 19, e del 29 novembre 2018, Sata/EUIPO – Zhejiang Auarita Pneumatic Tools (Pistola a spruzzo), T‑651/17, non pubblicata, EU:T:2018:855, punto 21]. Può quindi essere presa in considerazione una motivazione non esplicitata, qualora assuma carattere evidente, tanto per gli interessati che per il giudice competente (v. sentenza del 14 marzo 2018, Scarpe, T‑424/16, non pubblicata, EU:T:2018:136, punto 35 e giurisprudenza citata).

59      Nel caso di specie, bisogna rilevare che l’allegato C della domanda di dichiarazione di nullità contiene la copia della copertina di un catalogo della AHB datato 2011, su cui figurano il disegno o modello anteriore e il titolo «Katalog 2011» (catalogo 2011). È per questo motivo che la commissione di ricorso, al punto 4 della decisione impugnata, ha descritto il documento prodotto in tale allegato come la «[c]opia di un catalogo di un’impresa terza del 2011 (estratti)», il che è noto alla ricorrente e non contestato da quest’ultima. È altresì il motivo per il quale, al punto 19 della decisione impugnata, la commissione di ricorso ha potuto constatare che essa «non dubita[va] nemmeno che [il documento prodotto nell’] allegato C, la copia parziale di un catalogo, risalisse al 2011». Tale constatazione risulta in modo evidente dalla consultazione di tale documento, che reca la menzione «catalogo 2011» ed è stato trasmesso alla ricorrente. In tale contesto non era richiesta alcuna motivazione supplementare. Inoltre, secondo la giurisprudenza citata al precedente punto 58, può essere presa in considerazione una motivazione non esplicitata, qualora assuma carattere evidente, tanto per gli interessati che per il giudice competente. È quanto avviene manifestamente nel caso di specie, per quanto riguarda l’indicazione dell’anno 2011 sul documento prodotto nell’allegato C.

60      Inoltre, si deve altresì ricordare che la commissione di ricorso non ha fondato la sua conclusione sulla divulgazione dell’anteriorità unicamente sul documento prodotto nell’allegato C della domanda di nullità, ma che tale documento costituisce solo un elemento nella valutazione dell’insieme delle prove prodotte, rilevante in particolare per il momento della suddetta divulgazione. In realtà, l’elemento di prova principale di tale divulgazione è il documento prodotto nell’allegato B della domanda di dichiarazione di nullità (v. precedenti punti 42 e 43).

61      Occorre dunque respingere il terzo motivo in quanto infondato.

 Sul quarto motivo, vertente su una valutazione erronea del carattere individuale del disegno o modello contestato, in violazione dell’articolo 6 e dell’articolo 25, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 6/2002

62      Con il quarto motivo, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso la sua valutazione non corretta del carattere individuale del disegno o modello contestato. Tale motivo contiene due censure, relative, la prima, al margine di libertà dell’autore nel realizzare il disegno o modello e, la seconda, al confronto dei disegni o modelli in conflitto, tenuto conto dell’attenzione che presta l’utilizzatore informato alle differenze tra gli stessi.

63      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

64      Ai sensi dell’articolo 25, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 6/2002, un disegno o modello comunitario può essere dichiarato nullo solo nei casi elencati in tale disposizione, in particolare se non possiede i requisiti di cui agli articoli da 4 a 9 del medesimo regolamento. Occorre precisare che, contrariamente ai motivi di nullità di cui all’articolo 25, paragrafo 1, lettere da c) a g) di tale regolamento, i motivi di nullità di cui alle lettere a) e b) possono, in linea di principio, essere fatti valere da chiunque.

65      Ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, del regolamento n. 6/2002, un disegno o modello è protetto come disegno o modello comunitario se ed in quanto è nuovo e possiede un carattere individuale. In base all’articolo 6, paragrafo 1, lettera b), del medesimo regolamento, si considera che un disegno o modello presenti un carattere individuale se l’impressione generale che suscita nell’utilizzatore informato differisce in modo significativo dall’impressione generale suscitata in tale utilizzatore da qualsiasi disegno o modello che sia stato divulgato al pubblico anteriormente alla data di deposito della domanda di registrazione ovvero, qualora sia rivendicata una priorità, anteriormente alla data di quest’ultima. L’articolo 6, paragrafo 2, di tale regolamento precisa che nell’accertare il carattere individuale si prende in considerazione il margine di libertà dell’autore nel realizzare il disegno o modello. Il considerando 14 di suddetto regolamento precisa che, per valutare se un disegno o modello possieda un carattere individuale in relazione al patrimonio dei disegni o modelli, bisogna tenere conto della natura del prodotto cui il disegno o modello si applica o in cui è incorporato e, più in particolare, del comparto industriale cui appartiene.

66      Secondo la giurisprudenza, risulta dalle disposizioni che precedono che la valutazione del carattere individuale di un disegno o modello comunitario deriva, in sostanza, da un esame in quattro fasi. Tale esame consiste nel determinare, in primo luogo, il settore dei prodotti nei quali il disegno o modello va incorporato o cui esso va applicato, in secondo luogo, l’utilizzatore informato di detti prodotti secondo la loro finalità e, con riferimento a quest’ultimo, il grado di conoscenza del precedente stato dell’arte nonché il livello di attenzione alle somiglianze e alle differenze nel confronto dei disegni o modelli, in terzo luogo, il margine di libertà dell’autore nell’elaborare il disegno o modello, la cui influenza sul carattere individuale è in proporzione inversa, e, in quarto luogo, tenendo conto di quest’ultimo, il risultato del raffronto, diretto se possibile, delle impressioni generali suscitate nell’utilizzatore informato dal disegno o modello contestato e da qualunque disegno o modello anteriore divulgato al pubblico, considerato individualmente [v., in tal senso, sentenze del 7 novembre 2013, Budziewska/UAMI – Puma (Felino balzante), T‑666/11, non pubblicata, EU:T:2013:584, punto 21 e giurisprudenza citata; del 10 settembre 2015, H&M Hennes & Mauritz/UAMI – Yves Saint Laurent (Borse), T‑525/13, EU:T:2015:617, punto 32, e del 21 giugno 2018, Tappetino, T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 22].

67      Nel caso di specie, è pacifico che il settore interessato dai disegni e modelli in conflitto è quello dei «porta schede informative, insegne relative a veicoli». Occorre esaminare, separatamente, l’utilizzatore informato, il margine di libertà dell’autore e il confronto delle impressioni generali suscitate da tali disegni o modelli.

 Sull’utilizzatore informato

68      La ricorrente non formula una censura specifica relativa all’utilizzatore informato, come definito dalla commissione di ricorso. Tuttavia, ai punti 49 e 55 del ricorso, essa contesta la constatazione della commissione di ricorso secondo cui l’utilizzatore informato non presterebbe «particolare attenzione» a talune differenze, aspetto questo che non terrebbe conto del «livello di conoscenza» di tale utilizzatore. Si deve quindi determinare il grado di conoscenza e il livello di attenzione dell’utilizzatore informato, da cui risulta la sua capacità di percepire le differenze tra i disegni o modelli in conflitto.

69      Secondo la giurisprudenza sulla nozione di «utilizzatore informato», da un lato, la qualità di «utilizzatore» implica che la persona interessata, che si tratti di un utilizzatore finale o di un acquirente professionale, utilizzi il prodotto nel quale è incorporato il disegno o modello in conformità alla finalità alla quale lo stesso prodotto è destinato. Dall’altro, l’aggettivo «informato» suggerisce che, senza essere un progettista o un esperto tecnico, tale utilizzatore conosce i vari disegni o modelli esistenti nel comparto di riferimento, dispone di un certo grado di conoscenze quanto agli elementi che questi disegni o modelli comportano di regola e, a causa del suo interesse per i prodotti in questione, dà prova di un livello d’attenzione relativamente elevato quando li utilizza. Tuttavia, questa circostanza non implica che l’utilizzatore informato sia in grado di distinguere, al di là dell’esperienza che ha accumulato a motivo dell’utilizzo del prodotto in questione, gli elementi dell’aspetto del prodotto che sono dettati dalla funzione tecnica di quest’ultimo da quelli che sono arbitrari [v., in tal senso, sentenza del 20 ottobre 2011, PepsiCo/Grupo Promer Mon Graphic, C‑281/10 P, EU:C:2011:679, punto 59; v. altresì, in tal senso, sentenze del 22 giugno 2010, Shenzhen Taiden/UAMI – Bosch Security Systems (Apparecchiature per la comunicazione), T‑153/08, EU:T:2010:248, punti da 46 a 48, e del 21 giugno 2018, Tappetini, T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 37].

70      La nozione di «utilizzatore informato» deve essere intesa come una nozione intermedia tra quella di «consumatore medio» in materia di marchi, al quale non è richiesta alcuna conoscenza specifica e che, in generale, a causa della sua memoria imperfetta, non effettua un confronto diretto tra i marchi in conflitto, e quella della «persona competente in materia» nel diritto dei brevetti, esperto provvisto di competenze tecniche approfondite. In tal modo, la nozione di utilizzatore informato può essere intesa nel senso che indica un utilizzatore dotato non già di un’attenzione media, bensì di una particolare diligenza, a prescindere da se quest’ultima sia dovuta alla sua esperienza personale oppure alla sua conoscenza approfondita del settore considerato (sentenze del 20 ottobre 2011, PepsiCo/Grupo Promer Mon Graphic, C‑281/10 P, EU:C:2011:679, punto 53, del 21 giugno 2018, Tappetini, T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 36, e del 29 novembre 2018, Pistola a spruzzo, T‑651/17, non pubblicata, EU:T:2018:855, punto 20). Per quanto attiene al livello di attenzione dell’utilizzatore informato, se è vero che quest’ultimo non è il consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto che percepisce di norma un disegno o modello come un tutt’uno e non effettua un esame dei suoi singoli elementi, non è neppure l’esperto o lo specialista, come la persona competente in materia, in grado di osservare nei dettagli le differenze minime che possono esistere tra i disegni o modelli in conflitto (v., in tal senso, sentenza del 20 ottobre 2011, PepsiCo/Grupo Promer Mon Graphic, C‑281/10 P, EU:C:2011:679, punto 59).

71      Nel caso di specie, la commissione di ricorso, al punto 26 della decisione impugnata, ha definito gli utilizzatori informati dei disegni o modelli in conflitto come commercianti che volevano etichettare i loro prodotti nonché come responsabili degli acquisti nelle imprese, che acquistavano tali supporti per l’affissione dei prezzi, vale a dire i porta schede informative per veicoli. Si deve constatare che tale definizione, del resto non contestata dalla ricorrente, sia priva da errori.

72      Per quanto riguarda il grado di conoscenza e il livello di attenzione dell’utilizzatore informato, risulta in particolare dalla giurisprudenza citata ai precedenti punti 69 e 70 e al punto 25 della decisione impugnata che, anche se tale persona di riferimento dispone di un certo grado di conoscenza quanto ai diversi disegni o modelli esistenti nel settore considerato e dà prova di un livello di attenzione relativamente elevato e di una diligenza particolare quando li utilizza, egli non è tuttavia l’esperto o lo specialista, come la persona competente in materia, in grado di osservare nei dettagli le differenze minime che possono esistere tra i disegni o modelli in conflitto.

 Sul margine di libertà dell’autore

73      Con la prima censura, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso di aver, al punto 27 della decisione impugnata, considerato «ampio» il margine di libertà dell’autore nell’elaborazione di «supporti per l’affissione di informazioni [o porta schede informative], insegne relative a veicoli», sia per la forma che per il materiale utilizzato. A suo avviso, tale margine di libertà è molto basso e soggetto a limitazioni per quanto concerne la forma e le dimensioni. Poiché la carta che deve inserirsi contiene i dati relativi al veicolo e le informazioni sul prezzo, si imporrebbe una forma di base rettangolare. Parimenti, per quanto riguarda la grandezza e le dimensioni, queste dovrebbero necessariamente essere comprese tra un formato minimo A 4 per la visibilità e un formato massimo che dipenderebbe dalle rispettive dimensioni dei vetri del veicolo sul lato interno dei quali sarebbe apposto il porta scheda informativa. Pertanto, il margine di libertà dell’autore sarebbe ampiamente limitato, da un lato, dall’uso previsto (inserimento di un foglio di carta in formato minimo A 4, su cui figurano i dati del veicolo e le informazioni sul prezzo) e, dall’altro, dalle rispettive dimensioni dei vetri del veicolo.

74      Secondo la giurisprudenza, il margine di libertà dell’autore nel realizzare un disegno o modello è stabilito a partire, in particolare, dai vincoli relativi alle caratteristiche imposte dalla funzione tecnica del prodotto o di un elemento del prodotto, o ancora dalle prescrizioni legislative applicabili al prodotto. Tali vincoli portano a una standardizzazione di alcune caratteristiche, che divengono quindi comuni a diversi disegni o modelli applicati al prodotto interessato [sentenze del 18 marzo 2010, Grupo Promer Mon Graphic/UAMI – PepsiCo (Raffigurazione di un supporto promozionale circolare), T‑9/07, EU:T:2010:96, punto 67; del 9 settembre 2011, Kwang Yang Motor/UAMI – Honda Giken Kogyo (Motore a combustione interna), T‑10/08, EU:T:2011:446, punto 32, e del 21 giugno 2018, Tappetini, T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 54].

75      Tuttavia, una tendenza generale in materia di design non può essere considerata alla stregua di un fattore di limitazione della libertà dell’autore, dal momento che è proprio tale libertà che consente all’autore di scoprire nuove forme, nuove tendenze, o ancora di innovare nell’ambito di una tendenza esistente [sentenza del 13 novembre 2012, Antrax It/UAMI – THC (Radiatori per riscaldamento), T‑83/11 e T‑84/11, EU:T:2012:592, punto 95]. Infatti, la questione intesa ad accertare se un disegno o modello segua o meno una tendenza generale in materia di design è pertinente, tutt’al più, riguardo alla percezione estetica del disegno o modello interessato e può dunque, eventualmente, esercitare un’influenza sul successo commerciale del prodotto nel quale quest’ultimo è incorporato. In compenso, una tale questione risulta priva di pertinenza nel contesto dell’esame del carattere individuale del disegno o modello interessato che consiste nel verificare se l’impressione globale prodotta da quest’ultimo si differenzi dalle impressioni generali prodotte dai disegni o modelli divulgati anteriormente, indipendentemente dalle considerazioni estetiche o commerciali [sentenze del 22 giugno 2010, Apparecchiature per la comunicazione, T‑153/08, EU:T:2010:248, punto 58; del 4 febbraio 2014, Sachi Premium-Outdoor Furniture/UAMI – Gandia Blasco (Poltrona), T‑357/12, non pubblicata, EU:T:2014:55, punto 24, e del 17 novembre 2017, Ciarko/EUIPO – Maan (Cappa da cucina), T‑684/16, non pubblicata, EU:T:2017:819, punto 58].

76      Il fattore relativo al margine di libertà dell’autore nel realizzare il disegno o modello contestato non può, di per sé, determinare la valutazione del carattere individuale di detto disegno o modello, ma consente di sfumare tale valutazione (v., in tal senso, sentenze del 10 settembre 2015, Borse, T‑525/13, EU:T:2015:617, punto 35, e del 4 luglio 2017, Cinturino per orologio elettronico, T‑90/16, non pubblicata, EU:T:2017:464, punto 38). Infatti, la sua influenza sul carattere individuale varia in funzione di una regola di proporzionalità inversa. In tal modo, più la libertà dell’autore è ampia, meno è probabile che piccole differenze tra i disegni o modelli in conflitto siano sufficienti a produrre un’impressione generale diversa nell’utilizzatore informato. Viceversa, più la libertà dell’autore è limitata, tanto più basteranno piccole differenze tra i disegni o modelli in conflitto per produrre un’impressione generale diversa nell’utilizzatore informato. In altri termini, un grado elevato di libertà dell’autore rafforza la conclusione secondo la quale i disegni o modelli senza significative differenze producono una stessa impressione generale nell’utilizzatore informato e, pertanto, il disegno o modello contestato non presenta carattere individuale. Al contrario, un tenue grado di libertà dell’autore favorisce la conclusione secondo la quale le differenze sufficientemente marcate tra i disegni o modelli producono un’impressione generale dissimile sull’utilizzatore informato e, pertanto, il disegno o modello contestato presenta un carattere individuale (v., in tal senso, sentenze del 9 settembre 2011, Motore a combustione interna, T‑10/08, EU:T:2011:446, punto 33; del 13 novembre 2012, Radiatori per riscaldamento, T‑83/11 e T‑84/11, EU:T:2012:592, punto 45, e del 21 giugno 2018, Tappetini, T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 54).

77      Nel caso di specie, la commissione di ricorso, ai punti da 27 a 29 della decisione impugnata, ha considerato che la libertà dell’autore nell’elaborazione di «porta schede informative, insegne relative a veicoli» era ampia, sia per la forma che per il materiale utilizzato. A suo avviso, un porta schede informative relative a veicoli può essere di qualsiasi forma geometrica fintantoché consenta di apporre le informazioni: può essere non soltanto di forma rettangolare basica, ma anche quadrato, circolare o ellittico; e la forma rettangolare è dovuta alla libera scelta del creatore, che non era predeterminata né dal mercato né da altri motivi o vincoli. Essa ha ritenuto che lo stesso valeva per la scelta del materiale e che, a tal riguardo, l’uso della plastica rappresentava già una libera scelta dell’autore, che non era predeterminata né dal mercato né da altri motivi o vincoli; quantomeno, essa ha rilevato che le parti non avrebbero esposto alcunché che andasse contro tale stima.

78      A tal riguardo, è giocoforza constatare che gli argomenti contrari della ricorrente non convincono affatto. Per quanto riguarda la grandezza o le dimensioni dei porta schede informative relative a veicoli, esse non possono limitare la libertà dell’autore nel caso di specie. In particolare, non vi è alcun elemento del fascicolo che provi che le schede tecniche comprese in siffatti supporti debbano necessariamente avere il formato A 4. Anche se tale formato fosse usuale sul mercato, non ne risulterebbe alcuna restrizione pertinente della libertà dell’autore. Infatti, secondo la giurisprudenza citata al precedente punto 75, una tendenza generale a utilizzare schede tecniche in formato A 4 e a concepire i prodotti di conseguenza è irrilevante nell’ambito dell’esame del carattere individuale del disegno o modello. Peraltro, la ricorrente non ha né dimostrato, né asserito, l’esistenza di vincoli relativi alle caratteristiche imposte dalla funzione tecnica del prodotto o di un elemento del prodotto, o l’esistenza di prescrizioni legislative applicabili al prodotto.

79      Peraltro, bisogna ricordare che il margine di libertà dell’autore è considerato come elevato o molto elevato dal giudice dell’Unione quando è possibile immaginare diverse configurazioni per lo stesso prodotto (v., in tal senso, sentenza del 13 novembre 2012, Radiatori per riscaldamento, T‑83/11 e T‑84/11, EU:T:2012:592, punti da 46 a 52), quando il prodotto può essere realizzato in grande varietà di forme, di colori o di materiali [v., in tal senso, sentenza del 5 luglio 2017, Gamet/EUIPO – «Metal-Bud II» Robert Gubała (Maniglia per porte), T‑306/16, non pubblicata, EU:T:2017:466, punti da 45 a 47], quando la descrizione del prodotto risulta molto ampia, non comportando nessuna precisazione sul proprio tipo o sulla propria funzionalità [v., in tal senso, sentenza del 15 ottobre 2015, Promarc Technics/UAMI – PIS (Pezzo di porta), T‑251/14, non pubblicata, EU:T:2015:780, punto 55], o ancora quando i vincoli di natura funzionale che riguardano la presenza di determinati elementi essenziali non possono influire, in maniera significativa, sulla forma e l’aspetto generale del prodotto, poiché esso può rivestire diverse forme e essere sistemato in varie maniere [v., in tal senso, sentenze del 14 giugno 2011, Orologio attaccato a un laccio, T‑68/10, EU:T:2011:269, punti 68 e 69; del 21 novembre 2013, El Hogar Perfecto del Siglo XXI/UAMI – Wenf International Advisers (Cavatappi), T‑337/12, EU:T:2013:601, punti da 36 a 39, e del 29 ottobre 2015, Roca Sanitario/UAMI – Villeroy & Boch (Rubinetto a comando unico), T‑334/14, non pubblicata, EU:T:2015:817, punti da 45 a 52]. Ciò si verifica, in sostanza, nel caso di specie, in particolare per le forme e i materiali utilizzati.

80      Ne consegue che il margine di libertà dell’autore nell’elaborazione di «porta schede informative, insegne relative a veicoli» è elevato, sia per quanto riguarda la grandezza e la dimensione del prodotto sia per quanto riguarda il materiale utilizzato, come ha giustamente constatato la commissione di ricorso ai punti da 27 a 29 della decisione impugnata.

81      La prima censura non può, quindi, essere accolta.

 Sul confronto tra le impressioni generali

82      Con la seconda censura, la ricorrente contesta alla commissione di ricorso la sua constatazione, contenuta ai punti 33 e 34 della decisione impugnata, secondo cui l’utilizzatore informato non presta particolare attenzione alla differenza nella proporzione tra lunghezza e larghezza (nel caso di specie una proporzione 2:1 o 2,2:1 al posto del formato A 4), nonché alla differenza di forma della linguetta che si trova nella parte inferiore del disegno o modello contestato e in quella dei disegni o modelli fatti valere contro la medesima. Secondo la ricorrente, il disegno o modello contestato presenta «un aspetto allungato e quasi un effetto di discrezione», «offre, tenuto conto del debole margine di libertà di elaborazione lasciata all’autore, l’apparenza di una qualità elevata» e produce un’«impressione elegante di rettangolo allungato» e «un effetto di fragilità, di discrezione, non aggressivo, contrariamente al disegno o modello dell’allegato E», mentre quest’ultimo produce un’«impressione pesante e grossolana» e che i disegni o modelli richiamati negli allegati da A a E sono tutti «concepiti in modo grossolano e fortemente disarmonico» per quanto riguarda la combinazione della parte consistente nella linguetta e della parte consistente nel supporto che dà la propria forma all’insieme, e producono una «impressione grossolana e artigianale», «senza raffinatezza o eleganza».

83      Secondo una giurisprudenza costante, il carattere individuale di un disegno o modello risulta da un’impressione generale, dal punto di vista dell’utilizzatore informato, di differenza o di assenza di «déjà vu» rispetto a qualsiasi anteriorità nell’ambito dell’insieme dei disegni o modelli già esistenti, senza tenere conto delle differenze che, benché non costituiscano meri dettagli irrilevanti, non sono sufficientemente marcate da modificare detta impressione generale, ma tenendo conto delle differenze sufficientemente marcate da creare impressioni complessive dissimili [v. sentenza del 7 novembre 2013, Felino balzante, T‑666/11, non pubblicata, EU:T:2013:584, punto 29 e giurisprudenza citata; sentenze del 21 giugno 2018, Tappetino, T‑227/16, non pubblicata, EU:T:2018:370, punto 72, e del 29 novembre 2018, Pistole a spruzzo, T‑651/17, non pubblicata, EU:T:2018:855, punto 39].

84      La valutazione del carattere individuale di un disegno o modello deve essere effettuata rispetto ad uno o più disegni o modelli anteriori, considerati singolarmente tra l’insieme dei disegni o modelli divulgati al pubblico precedentemente, e non rispetto ad una combinazione di elementi isolati, tratti da più disegni o modelli anteriori (v., in tal senso, sentenze del 19 giugno 2014, Karen Millen Fashions, C‑345/13, EU:C:2014:2013, punti 25 e 35, e del 21 settembre 2017, Easy Sanitary Solutions e EUIPO/Group Nivelles, C‑361/15 P e C‑405/15 P, EU:C:2017:720, punto 61). Il confronto delle impressioni generali suscitate dai disegni o modelli deve essere sintetico e non può limitarsi al confronto analitico di una elencazione di somiglianze e di differenze. Detto confronto deve basarsi sulle caratteristiche divulgate nel disegno o modello contestato e deve riguardare solo gli elementi protetti, senza tener conto degli elementi, in particolare tecnici, esclusi dalla protezione. Tale confronto deve riguardare i disegni o modelli quali registrati, senza che si possa esigere dal richiedente la dichiarazione di nullità una rappresentazione grafica del disegno o modello invocato, paragonabile alla rappresentazione che figura nella domanda di registrazione del disegno o modello contestato [v., in tal senso, sentenze del 7 novembre 2013, Felino balzante, T‑666/11, non pubblicata, EU:T:2013:584, punto 30 e giurisprudenza citata; del 13 giugno 2017, Ball Beverage Packaging Europe/EUIPO – Crown Hellas Can (Lattine), T‑9/15, EU:T:2017:386, punto 79, e del 17 novembre 2017, Cappa da cucina, T‑684/16, non pubblicata, EU:T:2017:819, punto 43].

85      Nel caso di specie, la commissione di ricorso ha confrontato i disegni o modelli seguenti:

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86      La commissione di ricorso, al punto 32 della decisione impugnata, non ha preso in considerazione la scheda informativa che era rappresentata nei documenti prodotti negli allegati da A a D della domanda di dichiarazione di nullità, poiché era chiaro per l’utilizzatore informato che i porta schede informative relative a veicoli servivano all’affissione individuale dei prezzi, cosicché nell’impressione generale egli non avrebbe dato importanza al testo concreto. Al punto 33 della decisione impugnata, essa ha considerato che sia il disegno o modello contestato sia il disegno o modello anteriore si componevano di una superficie trasparente sulla quale poteva essere posizionato un foglio; che la loro forma di base era rettangolare, anche se con talune differenze esistenti nella proporzione tra lunghezza e larghezza; che i due disegni o modelli presentavano all’estremità inferiore una linguetta avente forma parabolica; e che, mentre nel disegno o modello anteriore la parabola tagliava il rettangolo ai suoi bordi, nel disegno o modello contestato la parabola toccava il rettangolo risultando leggermente più centrata in termini di larghezza. Al punto 34 della decisione impugnata, la commissione di ricorso ha tuttavia ritenuto che tali differenze fossero minime e non potessero modificare l’impressione generale suscitata dai due disegni o modelli. A suo parere, l’utilizzatore informato non attribuirebbe un’attenzione particolare alla differenza nel rapporto tra lunghezza e larghezza del rettangolo, in particolare poiché la linguetta presentava una forma pressoché identica; e il fatto che la linguetta si estenda su tutta la parte inferiore nel disegno o modello anteriore, contrariamente al disegno o modello contestato, non si noterebbe affatto.

87      A tal riguardo, il Tribunale ritiene che sia sufficiente prendere in considerazione il disegno o modello anteriore rappresentato nei documenti prodotti negli allegati B e C della domanda di dichiarazione di nullità.

88      Anzitutto, occorre rilevare che l’impressione generale suscitata nell’utilizzatore informato dai disegni o modelli in conflitto è dominata da una forma rettangolare con una superficie trasparente e una linguetta triangolare all’estremità inferiore. La sinergia di queste tre caratteristiche fondamentali produce un’impressione generale simile.

89      Inoltre, è giocoforza constatare che le differenze tra i disegni o modelli in conflitto, che risiedono in una proporzione tra la lunghezza e la larghezza tale per cui risulta leggermente più allungata la parte rettangolare superiore, in una forma leggermente più incurvata o a forma parabolica e in una posizione leggermente più centrata in termini di larghezza della linguetta triangolare inferiore nel disegno o modello contestato, sono relativamente minime.

90      Orbene, bisogna ricordare che, nonostante il suo livello di attenzione relativamente elevato, l’utilizzatore informato non osserva nel dettaglio le differenze minime che possono esistere tra i disegni o i modelli in conflitto (v. precedente punto 72).

91      Di conseguenza, tali differenze non sarebbero in grado di escludere l’impressione di «déjà vu» risultante dai disegni o modelli in conflitto, alla luce dei loro elementi comuni, i quali fanno parte dei loro elementi più visibili e più importanti [v., in tal senso, sentenze del 29 ottobre 2015, Rubinetto a comando unico, T‑334/14, non pubblicata, EU:T:2015:817, punto 74, e del 28 settembre 2017, Rühland/EUIPO — 8 seasons design (Lampada a forma di stella), T‑779/16, non pubblicata, EU:T:2017:674, punto 43].

92      Pertanto, si deve concludere che differenze di tal genere restano insufficientemente impresse per produrre sull’utilizzatore informato, da sole, un’impressione generale dissimile da quella prodotta dal disegno o modello anteriore, tenendo conto dell’elevato margine di libertà dell’autore nel realizzare il disegno o modello. Esse si rivelano quindi inidonee a conferire un carattere individuale al disegno o modello contestato.

93      Di conseguenza, è senza commettere errori che la commissione di ricorso, pur tenendo conto nella sua valutazione delle differenze invocate dalla ricorrente, ha considerato che i disegni o modelli in conflitto producevano una stessa impressione generale nell’utilizzatore informato e che il disegno o modello contestato era privo di carattere individuale.

94      La seconda censura non può pertanto essere accolta.

95      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, occorre respingere anche il quarto motivo di ricorso in quanto infondato e, pertanto, il ricorso nella sua interezza.

 Sulle spese

96      Ai sensi dell’articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 135, paragrafo 1, di tale regolamento, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sostenga, oltre alle proprie spese, soltanto una quota delle spese dell’altra parte, oppure che non debba essere condannata a tale titolo.

97      Nella fattispecie, la ricorrente è la parte soccombente e l’EUIPO ha espressamente chiesto la sua condanna alle spese. Tuttavia, alla luce delle circostanze del caso di specie, in particolare della trasmissione disordinata delle pagine dei due cataloghi da parte dell’EUIPO alla ricorrente (v. precedenti punti da 28 a 39), l’equità richiede, conformemente all’articolo 135, paragrafo 1, del regolamento di procedura, che ciascuna parte sopporti le proprie spese.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)

dichiara e statuisce:

1)      Il ricorso è respinto.

2)      La Visi/one Gmbh e l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) sopporteranno le proprie spese.

Collins

Kancheva

De Baere

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 13 giugno 2019.

Firme


Indice



*      Lingua processuale: il tedesco.