Language of document : ECLI:EU:C:2019:645

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

MICHAL BOBEK

presentate il 29 luglio 2019 (1)

Causa C433/18

ML

contro

OÜ Aktiva Finants

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Korkein oikeus (Corte suprema, Finlandia)]

«Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile e commerciale – Competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Articolo 43 – Necessità di un ricorso effettivo e di un procedimento in contraddittorio – Ricorso avverso una decisione che dichiara esecutiva una sentenza pronunciata dal giudice di un altro Stato membro – Procedura di ammissione delle impugnazioni»






I.      Introduzione

1.        Il 7 dicembre 2009 un giudice estone, lo Harju Maakohus (Tribunale di primo grado di Harju, Estonia), emanava una decisione con cui condannava ML (in prosieguo: il «ricorrente in appello») a versare la somma di 14 838,50 corone estoni (EEK) (EUR 948 circa) alla società estone OÜ Aktiva Finants. Su richiesta della Aktiva Finants, lo Helsingin käräjäoikeus (Tribunale di primo grado di Helsinki, Finlandia) dichiarava detta decisione esecutiva in Finlandia in forza del regolamento (CE) n. 44/2001 (2). Il ricorrente in appello contestava la decisione di cui trattasi dinanzi allo Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki, Finlandia), che non lo autorizzava a proporre l’impugnazione. Quest’ultima decisione veniva impugnata in appello dal ricorrente dinanzi al giudice del rinvio, il Korkein oikeus (Corte suprema, Finlandia).

2.        In Finlandia, il sistema nazionale dei mezzi di impugnazione prevede una procedura di ammissione delle impugnazioni nel quadro dei ricorsi proposti in appello avverso le decisioni dei tribunali di primo grado. Una procedura siffatta trova applicazione anche ai ricorsi aventi ad oggetto le sentenze di primo grado che dichiarano esecutiva una decisione resa in un altro Stato membro in forza del regolamento n. 44/2001.

3.        Con il presente rinvio pregiudiziale, la Corte è chiamata a stabilire se, nel quadro del sistema instaurato dal regolamento n. 44/2001, una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella di cui al procedimento principale, sia compatibile con il principio dei ricorsi effettivi garantiti a entrambe le parti, come risulta dall’articolo 43, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001, e se una siffatta procedura rispetti, conformemente all’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento succitato, le norme sul procedimento in contraddittorio.

II.    Contesto normativo

A.      Diritto dell’Unione

4.        L’articolo 41 del regolamento n. 44/2001 dispone quanto segue:

«La decisione è dichiarata esecutiva immediatamente dopo l’espletamento delle formalità di cui all’articolo 53, senza alcun esame ai sensi degli articoli 34 e 35. La parte contro cui l’esecuzione viene chiesta non può, in tale fase del procedimento, presentare osservazioni».

5.        L’articolo 43, paragrafi da 1 a 3, del regolamento di cui trattasi è così formulato:

«1.      Ciascuna delle parti può proporre ricorso contro la decisione relativa all’istanza intesa a ottenere una dichiarazione di esecutività.

2.      Il ricorso è proposto dinanzi al giudice di cui all’allegato III.

3.      Il ricorso è esaminato secondo le norme sul procedimento in contraddittorio».

6.        L’articolo 45 di detto regolamento dispone quanto segue:

«1.      Il giudice davanti al quale è stato proposto un ricorso ai sensi degli articoli 43 o 44 rigetta o revoca la dichiarazione di esecutività solo per uno dei motivi contemplati dagli articoli 34 e 35. Il giudice si pronuncia senza indugio.

2.      In nessun caso la decisione straniera può formare oggetto di un riesame del merito».

B.      Diritto finlandese

7.        A norma dell’articolo 5, primo comma, del capo 25a, dell’oikeudenkäymiskaari (codice di procedura civile), in caso di ricorso avverso una decisione pronunciata da un tribunale di primo grado è necessario ottenere un’autorizzazione a proporre l’impugnazione.

8.        L’articolo 11, primo comma, di detto capo, è così formulato:

«L’impugnazione è ammessa quando:

1)      ci sia motivo di dubitare della fondatezza della decisione del giudice di primo grado;

2)      la fondatezza della decisione di un giudice di primo grado non possa essere valutata senza ammettere l’impugnazione;

3)      l’ammissione dell’impugnazione nel caso di specie assuma importanza ai fini dell’applicazione della legge in altre cause simili; oppure

4)      sussista un altro grave motivo per ammettere l’impugnazione».

9.        In forza dell’articolo 13 di detto capo, «[p]rima di pronunciarsi in una causa concernente l’ammissione di un’impugnazione, la corte d’appello, ove necessario, è tenuta a invitare la controparte a replicare al ricorso dinanzi ad essa per iscritto».

10.      Ai sensi dell’articolo 14, primo comma, del capo 25a, del codice di procedura civile, «[l]a corte d’appello si pronuncia sull’ammissione dell’impugnazione nel quadro di un procedimento scritto, sulla base della decisione del giudice di primo grado, del ricorso proposto dinanzi ad essa, dell’eventuale controricorso scritto e, ove necessario, di altri elementi del fascicolo».

11.      A norma dell’articolo 17 del capo di cui trattasi, in caso di mancata ammissione dell’impugnazione, la decisione del giudice di primo grado è confermata; nella decisione devono essere illustrate le domande e le repliche delle parti.

12.      Conformemente all’articolo 18 di detto capo, l’impugnazione è ammessa ove almeno un membro di un organo giudicante composto da tre membri sia favorevole ad essa. Tuttavia, l’impugnazione può essere ammessa anche da un organo giudicante monocratico.

13.      A norma dell’articolo 1 del capo 26 del codice di procedura civile, qualora l’impugnazione sia ammessa e la trattazione della causa prosegua dinanzi alla corte d’appello, quest’ultima deve esaminare se e, eventualmente, come debba essere modificata la decisione del giudice di primo grado. Ai sensi dell’articolo 3 del medesimo capo, la controparte è invitata a replicare per iscritto al ricorso entro un termine fissato dalla corte d’appello, salvo che la replica non sia già stata richiesta in sede di trattazione della questione dell’ammissione dell’impugnazione oppure che l’acquisizione di una replica non appaia manifestamente superflua.

III. Fatti, procedimento e questioni pregiudiziali

14.      Il ricorrente in appello è una persona fisica che sostiene di essere domiciliata in Finlandia dal 26 novembre 2007. Con sentenza pronunciata il 7 dicembre 2009, egli veniva condannato dallo Harju Maakohus (Tribunale di primo grado di Harju) a pagare alla Aktiva Finants l’importo di EEK 14 838,50 (EUR 948 circa).

15.      In forza del regolamento n. 44/2001 e a fronte della domanda proposta da Aktiva Finants, lo Helsingin käräjäoikeus (Tribunale di primo grado di Helsinki) dichiarava esecutiva in Finlandia la suddetta decisione pronunciata il 7 dicembre 2009 avverso il ricorrente in appello.

16.      Dopo aver ricevuto notifica della pronuncia succitata, il ricorrente in appello proponeva ricorso dinanzi allo Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki), chiedendo l’annullamento in toto della decisione dello Helsingin käräjäoikeus (Tribunale di primo grado di Helsinki). Nella sua richiesta diretta allo Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki), il ricorrente in appello sosteneva che la decisione estone era stata resa in sua assenza e non gli era stato comunicato o notificato in tempo utile l’atto introduttivo del giudizio o un atto equivalente così da consentirgli di difendersi. Il ricorrente in appello affermava altresì di essere venuto a conoscenza del procedimento solo con la notifica della decisione concernente la dichiarazione di esecutività da parte dello Helsingin käräjäoikeus (Tribunale di primo grado di Helsinki). Inoltre, secondo il ricorrente in appello, il giudice estone non era competente a pronunciarsi nell’ambito della causa in oggetto, posto che egli risiede in Finlandia dal 26 novembre 2007. A fondamento delle proprie argomentazioni, il ricorrente in appello deduceva inoltre gli articoli 34 e 35 del regolamento n. 44/2001.

17.      Lo Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki) non ammetteva l’impugnazione proposta dal ricorrente in appello, decisione questa che poneva fine alla trattazione del ricorso.

18.      Il ricorrente in appello chiedeva al giudice del rinvio l’autorizzazione a proporre impugnazione avverso la suddetta decisione dello Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki), autorizzazione che gli veniva concessa il 24 gennaio 2017. Nel suo ricorso dinanzi al Korkein oikeus (Corte suprema, Finlandia), egli chiedeva l’annullamento della decisione dello Helsingin hovioikeus (Corte d’appello di Helsinki), la concessione dell’autorizzazione a proporre impugnazione e il rinvio della causa dinanzi a detto giudice ai fini dell’esame del ricorso.

19.      In tale contesto, il giudice del rinvio afferma di essere tenuto a stabilire se una procedura di ammissione dell’impugnazione in appello, come quella trattata nel procedimento principale, sia applicabile quando oggetto del ricorso è la pronuncia del giudice di primo grado che, in conformità al regolamento n. 44/2001, dichiara esecutiva una decisione resa in un altro Stato membro. Egli aggiunge di doversi pronunciare anche sulla compatibilità della procedura di ammissione delle impugnazioni con il regolamento n. 44/2001, più nello specifico con il requisito del ricorso in contraddittorio, sancito all’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento di cui trattasi.

20.      In tale contesto, il Korkein oikeus (Corte suprema) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se il procedimento di autorizzazione delle impugnazioni, disciplinato dal sistema nazionale per la presentazione di impugnazioni, sia compatibile con i ricorsi effettivi garantiti ad entrambe le parti dall’articolo 43, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001 per un secondo grado di giudizio, qualora venga proposta un’impugnazione avverso la decisione di un giudice di primo grado relativa al riconoscimento o all’esecuzione di una sentenza ai sensi del regolamento n. 44/2001.

2)      Se nel procedimento per l’autorizzazione delle impugnazioni in secondo grado siano soddisfatte le condizioni relative ad un procedimento in contraddittorio ai sensi dell’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001, qualora il resistente non sia stato sentito in merito all’impugnazione proposta prima della decisione relativa alla sua autorizzazione. Se tali condizioni siano soddisfatte qualora il resistente venga sentito prima della decisione sull’autorizzazione dell’impugnazione in secondo grado.

3)      Se incida sull’interpretazione il fatto che colui che propone l’impugnazione possa essere non solo la parte che ha chiesto l’esecuzione e la cui istanza è stata respinta, ma anche la parte contro la quale sia stata chiesta l’esecuzione, nel caso in cui tale istanza abbia trovato accoglimento».

21.      Il governo finlandese e la Commissione europea hanno presentato osservazioni scritte e sono stati sentiti in occasione dell’udienza del 15 maggio 2019.

IV.    Analisi

22.      Le presenti conclusioni sono articolate come segue. Nel quadro della prima questione pregiudiziale, l’esame del sistema creato con il regolamento n. 44/2001 e della procedura finlandese di ammissione delle impugnazioni in sede di appello mi induce a ritenere che l’articolo 43 di detto regolamento ammetta, a determinate condizioni, una procedura siffatta (A). Nell’ambito della seconda e della terza questione pregiudiziale, che tratterò congiuntamente, dopo aver esaminato la portata del principio del contraddittorio, giungo alla conclusione che una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella oggetto del procedimento principale, non viola il requisito del procedimento in contraddittorio (B).

A.      Sulla prima questione pregiudiziale

23.      Con la sua prima questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede essenzialmente alla Corte di pronunciarsi sulla compatibilità della procedura di ammissione delle impugnazioni prevista nel sistema finlandese con il principio dei ricorsi effettivi derivante dall’articolo 43, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001.

1.      Sul sistema instaurato dal regolamento n. 44/2001

24.      In forza del principio di reciproca fiducia e nel contesto della convenzione del 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (3), come modificata dalle successive convenzioni relative all’adesione dei nuovi Stati membri a tale convenzione (4), il regolamento n. 44/2001, applicabile nel caso di specie (5), mira a rendere il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze più rapidi e semplici. Detto atto di diritto derivato semplifica le formalità così da consentire che le decisioni giudiziarie emesse in un altro Stato membro siano riconosciute di pieno diritto, ossia senza che sia necessario esperire alcun procedimento, e che il procedimento inteso a rendere esecutiva, in un determinato Stato membro, una decisione emessa in un altro Stato membro si svolga in modo efficace e rapido (6).

25.      Tuttavia, la procedura di exequatur consente parimenti di garantire un controllo della decisione resa in un altro Stato membro tenendo conto dei motivi di omessa esecuzione elencati in maniera tassativa dal legislatore dell’Unione negli articoli 34 e 35 del regolamento n. 44/2001. Pertanto, la procedura di exequatur si articola in due distinte fasi.

26.      In una prima fase, conformemente all’articolo 41 del regolamento n. 44/2001, una parte chiede l’esecuzione della sentenza resa in un altro Stato membro nell’ambito di un procedimento non in contraddittorio. In questa fase i motivi di omessa esecuzione previsti negli articoli 34 e 35 del regolamento di cui trattasi non possono essere esaminati, né su richiesta delle parti, né d’ufficio. Laddove l’istanza di exequatur sia presentata da una parte legittimata ad agire a un giudice o a un’autorità competente a pronunciarsi su di essa e tale istanza soddisfi i requisiti di forma previsti, il giudice o l’autorità aditi sono tenuti a darvi accoglimento. In forza del considerando 17 del regolamento di cui trattasi, la formula esecutiva è quindi rilasciata in modo «pressoché automatico».

27.      In una seconda fase, l’articolo 43 del regolamento n. 44/2001 prevede la possibilità di proporre ricorso avverso la decisione relativa all’istanza intesa a ottenere una dichiarazione di esecutività. A norma dell’articolo 44 del regolamento succitato, la decisione emessa sul ricorso può formare essa stessa oggetto di un ricorso specifico per ciascuno Stato membro come definito nell’allegato IV a detto regolamento. Il ricorso di cui all’articolo 43 del regolamento n. 44/2001 può essere proposto dal richiedente l’exequatur, ove l’istanza intesa a ottenere una dichiarazione di esecutività sia stata respinta nella prima fase, e dalla parte contro cui l’esecuzione viene chiesta. Contrariamente alla prima fase, alla luce della formulazione stessa dell’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001, detta seconda fase si svolge in contraddittorio.

28.      Tuttavia, il sistema di ricorso previsto all’articolo 43 del suddetto regolamento non è così chiaro come il paragrafo che precede potrebbe far pensare.

29.      Talune incertezze si presentano già a livello testuale. Così, alla luce dei termini diversi utilizzati dal legislatore dell’Unione nelle differenti versioni linguistiche del regolamento n. 44/2001, è difficile stabilire se, al suo articolo 43, detto legislatore intendesse prevedere un «ricorso» o un «appello» (7).

30.      Tuttavia, dal punto di vista sistematico, le due fasi della procedura di exequatur non sono realmente assimilabili alla distinzione tra primo grado e appello. L’istanza di exequatur presuppone un controllo formale e, in questa fase, il regolamento n. 44/2001 non consente alcun esame dei motivi di omessa esecuzione previsti ai suoi articoli 34 e 35. Pertanto non si tratta, stricto sensu, di una procedura di primo grado. Nel quadro dell’articolo 43 del regolamento di cui trattasi, benché nessuna sua disposizione limiti i mezzi o gli argomenti che possono essere invocati a fondamento del ricorso avverso la decisione di primo grado, il giudice adito con il ricorso può tuttavia rigettare o revocare la dichiarazione di esecutività solo per uno dei motivi contemplati dagli articoli 34 e 35 del suddetto regolamento (8). Pertanto non si tratta, stricto sensu, di una procedura d’appello.

31.      I medesimi dubbi emergono anche alla luce della designazione delle autorità giudiziarie, contenuta nell’elenco di cui all’allegato III del regolamento n. 44/2001, dinanzi alle quali va promosso il ricorso in conformità all’articolo 43, paragrafo 2, del regolamento di cui trattasi. Dalla lettura di detto allegato emerge che le autorità giudiziarie indicate dagli Stati membri sono piuttosto eterogenee sia sul piano formale (il grado formale del giudice di cui trattasi nel sistema nazionale, comprendente sia i giudici di primo grado sia le corti d’appello) sia sul piano procedurale (con il ricorso diretto al giudice d’appello, il ricorso indiretto da parte del giudice di primo grado, ma anche il ricorso a giudici diversi a seconda che ad agire sia il convenuto o il ricorrente).

32.      Tuttavia, malgrado le suddette incertezze, è chiaro che, in forza dell’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001, la procedura dinanzi ai giudici designati deve rispettare quantomeno tre condizioni.

33.      In primo luogo, come sottolineato dalla Commissione nelle sue osservazioni scritte, l’articolo 43 del regolamento succitato sancisce il diritto categorico delle due parti di presentare un ricorso avverso la decisione relativa all’istanza intesa a ottenere una dichiarazione di esecutività.

34.      In secondo luogo, l’oggetto essenziale del procedimento di cui all’articolo 43 del regolamento n. 44/2001 è di permettere la verifica dell’esistenza dei motivi di omessa esecuzione previsti agli articoli 34 e 35 del medesimo regolamento (9), idonei a ostacolare l’esecuzione della sentenza resa in un altro Stato membro.

35.      In terzo luogo, per quanto attiene alle modalità di ricorso previste all’articolo 43 del regolamento n. 44/2001, la disposizione di cui trattasi deve essere interpretata alla luce dei diritti fondamentali e, in particolare, dell’articolo 47, secondo comma, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (10). Di conseguenza, un siffatto ricorso deve essere effettivo.

2.      Sulla procedura finlandese di ammissione delle impugnazioni in appello

36.      Dal fascicolo a disposizione della Corte e dalle indicazioni fornite dal governo finlandese in occasione dell’udienza di discussione emerge che la procedura di ammissione delle impugnazioni presenta le caratteristiche di seguito illustrate.

37.      La procedura di cui trattasi è prevista per tutti i procedimenti d’appello avverso una decisione di un giudice di primo grado in materia contenziosa o di giurisdizione volontaria, fatta eccezione per determinate questioni in materia penale. Come dichiarato dal governo finlandese, essa trova applicazione anche nel quadro dei ricorsi previsti dal regolamento n. 44/2001.

38.      Di conseguenza, i ricorsi dinanzi alla corte d’appello si compongono di due fasi. In un primo momento, la corte d’appello stabilisce, alle luce dei motivi previsti ex lege, se siano soddisfatte le condizioni per ammettere l’impugnazione. Se del caso e in un secondo momento, il procedimento prosegue e la corte d’appello compie un esame completo del ricorso.

39.      Nel quadro della prima fase dell’appello, la parte proponente deve precisare nell’atto introduttivo del giudizio i motivi e le prove invocati a fondamento della richiesta di annullamento della decisione di primo grado. Inoltre, essa deve ivi indicare il motivo e gli argomenti che giustificherebbero l’ammissione dell’impugnazione.

40.      Su tale base, la corte d’appello deve verificare d’ufficio ciascuno dei quattro motivi che giustificano l’ammissione dell’impugnazione come sanciti nell’articolo 11, primo comma, del capo 25a del codice di procedura civile. A tal fine, essa tiene conto della decisione del giudice di primo grado, dell’atto introduttivo del giudizio e del fascicolo di causa, ivi compresa la sentenza straniera e gli elementi che devono essere forniti in forza dell’articolo 54 del regolamento n. 44/2001.

41.      Ove uno dei motivi di autorizzazione sia soddisfatto e almeno un membro della corte d’appello sia favorevole alla concessione dell’autorizzazione, detta corte deve ammettere l’impugnazione, senza disporre a tal riguardo di alcun potere discrezionale. L’autorizzazione non è concessa se è chiaro che nessuno dei quattro motivi di ammissione trova applicazione.

3.      Sul procedimento di ammissione delle impugnazioni e sul principio di effettività

42.      Conformemente alla giurisprudenza costante della Corte, in mancanza di disciplina dell’Unione europea in materia, spetta a ciascuno degli Stati membri, in forza del principio di autonomia processuale di questi ultimi, stabilire le modalità procedurali intese a garantire la tutela dei diritti spettanti ai soggetti dell’ordinamento in forza delle norme di diritto dell’Unione (11).

43.      Per quanto concerne la procedura di ammissione delle impugnazioni controversa nel procedimento principale, dalle osservazioni del governo finlandese emerge che essa è stata prevista dal legislatore nazionale tenendo conto di due serie di obiettivi. Da una parte, essa mirerebbe ad affrontare l’incremento del carico di lavoro delle corti d’appello e il conseguente allungamento della durata dei procedimenti. Dall’altra, essa risponderebbe alla necessità di trattare il ricorso in conformità a una procedura efficace e tutelando i diritti delle parti. Così, detta procedura terrebbe conto della natura della causa sottoposta all’esame della corte d’appello per consentire di trattare, nell’ambito di una procedura più snella, le cause il cui esame da parte di detta corte non è giustificato da motivi seri concernenti la tutela giuridica dell’autore del ricorso e l’interesse generale della causa.

44.      A mio giudizio, non vi è alcun dubbio quanto alla legittimità dei suddetti obiettivi, che rispecchiano in definitiva obiettivi di celerità delle procedure e di una migliore distribuzione delle risorse giudiziarie (12).

45.      Tuttavia, in base a una giurisprudenza consolidata, le modalità procedurali di ricorso previste dagli Stati membri non devono essere meno favorevoli di quelle riguardanti ricorsi analoghi previsti per la tutela di diritti che trovino origine nell’ordinamento giuridico interno (principio di equivalenza) e non devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (principio di effettività) (13).

46.      Nella fattispecie, nella misura in cui risulta che la procedura finlandese di ammissione dell’impugnazione si applica a tutti i ricorsi avverso le decisioni del giudice di primo grado in materia contenziosa o di volontaria giurisdizione, la contrarietà al principio di equivalenza può essere esclusa a priori.

47.      Quanto al rispetto del principio di effettività, occorre stabilire se la procedura di ammissione dell’impugnazione renda impossibile o eccessivamente difficile la proposizione del ricorso di cui all’articolo 43 del regolamento n. 44/2001.

48.      In via preliminare e in termini generali, occorre osservare che il principio di effettività non comporta obblighi che eccedono quelli derivanti dal diritto a una tutela giurisdizionale effettiva, garantito dalla Carta (14). Orbene, tale diritto non costituisce una prerogativa assoluta. Così, fondandosi espressamente sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte ha già stabilito che il diritto ad un giudizio (15), di cui il diritto di adire un giudice costituisce un aspetto specifico, non è assoluto e risulta soggetto a limitazioni implicitamente ammesse, necessitando, per sua stessa natura, di una disciplina da parte dello Stato, il quale fruisce al riguardo di un certo margine di discrezionalità. In base a quanto stabilito dalla Corte, dette limitazioni non possono restringere l’accesso alla giustizia di cui dispone un singolo individuo in un modo o in una misura tali che il suo diritto ad avere un giudizio ne risulti pregiudicato nella sua stessa essenza. Infine, esse devono essere rivolte ad uno scopo legittimo e deve esistere un rapporto ragionevole di proporzionalità tra i mezzi impiegati e l’obiettivo prefissato (16).

49.      Nel caso di specie, la procedura di ammissione delle impugnazioni di cui al procedimento principale rispetta il principio di effettività a condizione, da una parte, che consenta di prendere in considerazione i motivi di omessa esecuzione e, dall’altra, che l’eventuale decisione di diniego dell’autorizzazione sia debitamente motivata.

50.      In primo luogo, occorre accertarsi che la procedura di ammissione delle impugnazioni non violi l’oggetto del ricorso di cui all’articolo 43 del regolamento n. 44/2001, vale a dire di consentire la verifica dell’esistenza di motivi di omessa esecuzione della sentenza resa in un altro Stato membro, quali previsti agli articoli 34 e 35 del suddetto regolamento. Benché competa al solo giudice del rinvio esaminare se il diritto finlandese consenta di tener conto di detti motivi nell’ambito dell’esame della domanda di ammissione dell’impugnazione, i paragrafi che seguono mirano a fornire qualche orientamento al riguardo.

51.      A questo proposito, i motivi di ammissione dell’impugnazione enunciati nell’articolo 11, primo comma, del capo 25a del codice di procedura civile sembrano poter consentire una presa in considerazione degli articoli 34 e 35 del regolamento n. 44/2001.

52.      In particolare, i motivi di omessa esecuzione previsti dal legislatore dell’Unione negli articoli 34 e 35 del regolamento n. 44/2001 sembrano poter essere ricondotti nel primo e nel quarto motivo di ammissione dell’impugnazione, secondo cui l’impugnazione deve essere ammessa qualora vi sia motivo di dubitare della fondatezza della decisione del giudice di primo grado o laddove sussista un diverso serio motivo per autorizzarla.

53.      Pertanto sembra che, in sede di ammissione dell’impugnazione, la corte d’appello possa verificare se, nell’ambito di un ricorso fondato sull’articolo 43 del regolamento n. 44/2001, i motivi di omessa esecuzione previsti agli articoli 34 e 35 di detto regolamento impongano un esame approfondito della decisione di primo grado relativa all’istanza intesa a ottenere una dichiarazione di esecutività.

54.      In secondo luogo, la procedura di ammissione delle impugnazioni sembra essere strutturata in maniera tale da consentire, in pratica, che la fondatezza della decisione di primo grado sia valutata in tale fase, quand’anche in una prospettiva di economia processuale.

55.      Infatti detta procedura, come prevista dal diritto finlandese, non è assimilabile a un vaglio preliminare inteso a esaminare la ricevibilità dell’appello. Come sottolineato dal governo finlandese, in sede di ammissione dell’impugnazione la corte d’appello verifica, tenuto conto segnatamente della decisione di primo grado e del fascicolo di causa, se vi sia ragione di dubitare della fondatezza della decisione del giudice di primo grado. La valutazione compiuta, in detta fase, dal giudice d’appello assomiglia quindi a un esame preliminare, seppur sommario, del merito stesso della decisione di primo grado (17).

56.      D’altro canto, il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva, pur comportando la possibilità di accedere all’autorità giudiziaria, non implica necessariamente un accesso automatico a una procedura uniforme, anche quando il ricorso è destinato ad essere respinto. Orbene, sembrerebbe che, in pratica, l’impugnazione sia esclusa solo quando è evidente per tutti i membri della corte d’appello che il ricorso è destituito di ogni fondamento. Infatti, secondo il governo finlandese, i motivi di ammissione dell’impugnazione devono essere interpretati in maniera flessibile e favorevole alla parte che ne fa richiesta (18). Pertanto, un ricorso potrà essere respinto nella fase di ammissione dell’impugnazione solo ove esso appaia manifestamente infondato. In tutti gli altri casi, il ricorso sarà, in definitiva, esaminato in modo approfondito dopo essere stato autorizzato dalla corte d’appello.

57.      In terzo luogo, la procedura oggetto del procedimento principale è compatibile con l’articolo 43 del regolamento n. 44/2001 solo ove le eventuali decisioni di rigetto dell’ammissione siano debitamente motivate.

58.      In udienza è emerso un forte disaccordo sul punto tra il governo finlandese e la Commissione. Il governo finlandese ha sostenuto che, in forza del codice di procedura civile, una siffatta decisione doveva essere motivata, mentre la Commissione, sulla base di detto stesso codice, ha affermato che non era necessariamente così.

59.      La Corte non è chiamata a scegliere tra dette posizioni opposte concernenti la corretta interpretazione del diritto nazionale, bensì a stabilire quali siano le condizioni risultanti dal diritto dell’Unione. Orbene, quest’ultimo impone che decisioni, come quella di diniego dell’autorizzazione a proporre appello, siano necessariamente motivate.

60.      Anzitutto, l’obbligo in tal senso è giustificato in termini generali alla luce delle due funzioni espletate dalla motivazione. Essa consente agli interessati di conoscere i motivi che hanno indotto il giudice ad adottare una decisione e al giudice eventualmente chiamato a pronunciarsi sul ricorso proposto avverso di essa di disporre di elementi sufficienti ad esercitare il suo controllo giurisdizionale (19). In tale contesto, la Corte ha già dichiarato che il rispetto del diritto a un equo processo impone che qualsivoglia decisione giudiziaria sia motivata, e ciò al fine di consentire al convenuto di comprendere le ragioni per le quali è stato condannato e di proporre ricorso contro tale decisione in maniera utile ed effettiva (20).

61.      Orbene, se la corte d’appello non fosse tenuta a motivare la sua decisione, in particolare in caso di mancata ammissione dell’impugnazione, allora la facoltà, prevista dal diritto finlandese, di presentare ricorso dinanzi alla Corte suprema avverso detta decisione di diniego sarebbe prettamente teorica. In assenza di motivazione, sarebbe quanto meno difficile contestare utilmente la decisione della corte d’appello e la Corte suprema non sarebbe nelle condizioni di valutarne la fondatezza.

62.      Inoltre, l’obbligo di motivazione a livello di decisione d’appello è del tutto essenziale nel quadro del sistema di ricorso creato dal regolamento n. 44/2001. Occorre così, da una parte, ricordare che la decisione relativa all’istanza intesa a ottenere una dichiarazione di esecutività adottata in primo grado non è soggetta all’obbligo di motivazione. Dall’altra, risulta che, in Finlandia, come in altri Stati membri, i ricorsi dinanzi alla Corte suprema avverso una decisione d’appello sono anch’essi soggetti a un sistema preliminare d’ammissione.

63.      Pertanto, la decisione adottata a seguito del ricorso previsto nell’articolo 43 del regolamento n. 44/2001 è la prima (e potenzialmente anche l’ultima) decisione in cui i motivi di omessa esecuzione previsti agli articoli 34 e 35 di detto regolamento devono essere presi pienamente in considerazione. Non è ipotizzabile che la parte che non è mai stata destinataria di una decisione motivata (21) possa servirsi delle facoltà offerte dal suddetto regolamento per ostacolare l’esecuzione di una sentenza resa in un altro Stato membro.

64.      Infine, determinante sotto il profilo dell’obbligo di motivazione è il fatto che, nel caso di specie, la procedura di ammissione delle impugnazioni riguarda la fase d’appello. Infatti, tenuto conto di detta circostanza, la posizione – del tutto ragionevole – della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui una decisione adottata nell’ambito di una procedura di vaglio a livello di cassazione («secondo appello» dinanzi alle giurisdizioni supreme, di norma circoscritto ai punti di diritto) non deve necessariamente essere motivata (22), non potrebbe, a rigor di logica, essere applicabile alla procedura di ammissione delle impugnazioni in grado di appello quando questa rappresenta, in realtà, un primo mezzo di impugnazione che consente la presa in considerazione dei motivi di omessa esecuzione di una sentenza emanata in un altro Stato membro.

65.      Ne consegue che spetta al giudice del rinvio verificare se le decisioni di diniego dell’autorizzazione a proporre appello debbano necessariamente essere motivate. Ove la corte d’appello non fosse soggetta a un obbligo siffatto, la procedura di ammissione sarebbe, a mio parere, incompatibile con l’articolo 43 del regolamento n. 44/2001. Infatti, ove risultasse che la procedura di ammissione delle impugnazioni è stata introdotta nel quadro del sistema nazionale dei mezzi di impugnazione senza tener conto delle specificità del sistema creato dal regolamento n. 44/2001, una siffatta circostanza potrebbe sfociare in un’attuazione meccanica di detta procedura difficilmente conciliabile con le prescrizioni del regolamento n. 44/2001.

66.      Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, ritengo che l’articolo 43, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001 non osti a una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella controversa nel procedimento principale, a condizione che, da un punto di vista sostanziale, i motivi di omessa esecuzione indicati negli articoli 34 e 35 del regolamento n. 44/2001 possano essere invocati e presi in considerazione quali motivi di ammissione dell’impugnazione e che, da un punto di vista processuale, le decisioni di diniego dell’autorizzazione a proporre impugnazione debbano essere necessariamente motivate.

B.      Sulla seconda e sulla terza questione pregiudiziale

67.      Con la seconda questione pregiudiziale, il giudice del rinvio chiede essenzialmente alla Corte di stabilire se un procedimento di ammissione delle impugnazioni in appello, come quello controverso nel procedimento principale, in cui la controparte, o parte che non ha proposto il ricorso, non è sentita, sia compatibile con il principio del contraddittorio espresso all’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001.

68.      Quanto alla terza questione sollevata dal giudice del rinvio, mi sembra diretta a stabilire le conseguenze del fatto che l’articolo 43, paragrafo 1, di detto regolamento prevede che il ricorso possa essere promosso non soltanto dalla parte che ha chiesto l’esecuzione, ma anche dalla parte contro la quale l’esecuzione è stata ammessa.

69.      Ne consegue che le succitate due questioni condividono essenzialmente lo stesso obiettivo: esse mirano a determinare la compatibilità della procedura di cui al procedimento principale con l’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001. Propongo quindi di trattarle congiuntamente.

70.      Di primo acchito, non vedo come una siffatta procedura, intesa anzitutto, per ragioni legittime di buona amministrazione della giustizia, a consentire un trattamento rapido dei ricorsi manifestamente infondati, sia incompatibile con il principio del contraddittorio.

71.      Infatti, benché l’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001 preveda chiaramente che il ricorso è esaminato secondo le norme sul procedimento in contraddittorio, si deve tuttavia constatare che il legislatore dell’Unione non ha ulteriormente esplicitato i requisiti legati a detto carattere contraddittorio del procedimento. Di conseguenza, l’organizzazione della procedura di ricorso ricade nell’autonomia processuale degli Stati membri, a condizione che sia rispettato il principio del contraddittorio, considerato alla luce delle specificità del sistema di exequatur attuato dal regolamento n. 44/2001.

72.      Il principio del contraddittorio riveste un’importanza essenziale nel quadro del sistema istituito dal regolamento n. 44/2001 per garantire la libera circolazione delle decisioni giudiziarie all’interno dell’Unione europea. Infatti, come ricordato precedentemente (23), la procedura di exequatur mira a consentire al richiedente di ottenere, semplicemente e rapidamente, al termine di un procedimento non contraddittorio (24), l’exequatur di una sentenza emanata con le necessarie garanzie in un altro Stato membro (25). Per contro, se il primo «grado» non ha carattere contraddittorio, il legislatore dell’Unione esige espressamente che il procedimento di ricorso acquisti tale carattere (26).

73.      Per quanto attiene ai requisiti derivanti dal principio del contraddittorio, la Corte ha già ripetutamente osservato che nell’ambito dei procedimenti sia amministrativi che giurisdizionali detto principio implica, di norma, il diritto per le parti di un procedimento amministrativo o di un processo di poter prendere posizione sui fatti e sui documenti su cui si baserà una decisione amministrativa o giudiziaria, nonché di discutere le prove e le osservazioni proposte dinanzi all’autorità amministrativa o al giudice e i motivi di diritto rilevati d’ufficio da quest’ultimo sui quali egli intende basare la propria decisione (27).

74.      In concreto, detto principio tutela una parte rispetto agli elementi decisivi (28) ai fini dell’adozione di una decisione che incide sui suoi interessi (29). Così, il rispetto del contraddittorio è indissolubilmente legato all’idea che gli elementi a fondamento di una decisione adottata a danno di una parte devono essere da essa discussi (30).

75.      Orbene, tenuto conto della suddetta definizione del principio del contraddittorio, non vedo alcuna ragione per ritenere che una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella controversa nel procedimento principale, violi detto principio.

76.      Nella misura in cui la corte d’appello non può, nel corso della fase di ammissione dell’impugnazione, adottare una decisione sfavorevole o che rechi pregiudizio alla controparte, vale a dire alla parte che non ha proposto il ricorso, il diritto di detta parte a un procedimento in contraddittorio non è violato laddove, in detta fase, essa non presenti osservazioni.

77.      Così, in primo luogo, il diniego dell’autorizzazione alla proposizione dell’impugnazione comporta la conferma della decisione di primo grado di cui detta parte beneficia e, salvo ricorso dinanzi alla Corte suprema, la rende irrevocabile. Di conseguenza, detta decisione non può ledere il beneficiario della sentenza di primo grado (31).

78.      In secondo luogo, in udienza il governo finlandese ha confermato, senza essere contraddetto dalla Commissione, che, a prescindere dalla natura della parte che propone il ricorso, nell’ammettere l’impugnazione la corte d’appello non può modificare la decisione nel merito. In particolare essa non può, ad esempio, dichiarare il ricorso manifestamente fondato senza sentire la controparte (32), il che integrerebbe altrimenti, evidentemente, una grave violazione del principio del contraddittorio.

79.      In terzo luogo, la decisione adottata in fase di ammissione dell’impugnazione è una decisione preliminare la cui portata è, per definizione, limitata all’avvio dell’impugnazione. Pertanto, essa non pregiudica la valutazione del ricorso a seguito di un suo esame completo. Di conseguenza, ove l’autorizzazione sia concessa senza che la parte che non ha proposto il ricorso – vale a dire, a seconda dei casi, il richiedente l’exequatur o la persona destinataria di esso – sia stata invitata a proporre osservazioni, una decisione siffatta non è tale da poter ledere di per sé gli interessi di detta parte.

80.      In udienza, la Commissione ha affermato, in linea con le sue osservazioni scritte, che il principio del contraddittorio riveste un’importanza tale da non poter essere oggetto di limitazioni e che, di conseguenza, il sistema finlandese di ammissione dell’impugnazione ledeva tale principio.

81.      Oltre al fatto che una siffatta posizione «assolutista» non consente di conciliare i doveri imperativi di tutela dei diritti della difesa con altri interessi del tutto legittimi quali, ad esempio, quelli relativi alla celerità e alla buona amministrazione della giustizia, osservo anzitutto che la Commissione non è riuscita a dimostrare una qualsiasi concreta lesione del principio del contraddittorio nel caso di specie.

82.      Infine, sottolineo che dalle osservazioni del governo finlandese emerge che la parte che non ha proposto il ricorso è obbligatoriamente invitata a esprimersi nel corso della fase dell’esame completo del ricorso. Pertanto, in conformità all’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001, il rispetto del principio del contraddittorio appare garantito nella fase in cui la decisione della corte d’appello può ledere la suddetta parte.

83.      Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, ritengo che l’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001 debba essere interpretato nel senso che una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella controversa nel procedimento principale, non viola il requisito del procedimento in contraddittorio una volta che la decisione adottata in sede di ammissione dell’impugnazione non è, di per sé, idonea a ledere gli interessi della controparte.

V.      Conclusione

84.      Alla luce delle considerazioni che precedono, invito la Corte a rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dal Korkein oikeus (Corte suprema, Finlandia) nel modo seguente:

1)      L’articolo 43, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, non osta a una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella controversa nel procedimento principale, a condizione che, da un punto di vista sostanziale, i motivi di omessa esecuzione indicati negli articoli 34 e 35 del suddetto regolamento possano essere invocati e presi in considerazione quali motivi di ammissione dell’impugnazione e che, da un punto di vista processuale, le decisioni di diniego dell’autorizzazione a proporre impugnazione debbano essere necessariamente motivate.

2)      L’articolo 43, paragrafo 3, del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato nel senso che una procedura di ammissione delle impugnazioni, come quella controversa nel procedimento principale, non viola il requisito del procedimento in contraddittorio una volta che la decisione adottata in sede di ammissione dell’impugnazione non è, di per sé, idonea a ledere gli interessi della controparte.


1      Lingua originale: il francese.


2      Regolamento del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12, pag. 1).


3      GU 1998, C 27, pag. 1.


4      In prosieguo: la «convenzione di Bruxelles».


5      Posto che il procedimento dinanzi al giudice estone è stato avviato anteriormente al 10 gennaio 2015, il regolamento n. 44/2001 resta applicabile ratione temporis in forza dell’articolo 66, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2012, L 351, pag. 1).


6      V. considerando 16 e 17 del regolamento n. 44/2001. V., parimenti, sentenza del 14 dicembre 2006, ASML (C‑283/05, EU:C:2006:787, punto 23).


7      In talune versioni linguistiche del regolamento n. 44/2001, come quelle in lingua spagnola, francese o italiana, il termine impiegato per detta seconda istanza giurisdizionale è quello di «ricorso», il che suggerisce un primo grado, restando così funzionalmente fedele alla struttura di detto regolamento. Per contro, in altre versioni linguistiche, la nozione utilizzata è quella di «appello», come attestano le versioni in lingua inglese («appeal») o ceca («opravný prostředek»), che lasciano così intendere un secondo grado in linea con il fatto che, formalmente, si tratta spesso di un giudice di secondo grado.


8      A norma dell’articolo 45 del regolamento n. 44/2001.


9      Osservo, a questo proposito, che, benché il regolamento n. 1215/2012 abbia eliminato l’exequatur, il controllo dei motivi contemplati dagli articoli 34 e 35 del regolamento n. 44/2001 non è stato soppresso, come attestano gli articoli 45 e 46 del regolamento n. 1215/2012.


10      In prosieguo: la «Carta». V., in tal senso, sentenza dell’11 settembre 2014, A (C‑112/13, EU:C:2014:2195, punto 51 e giurisprudenza ivi citata), fermo restando che la procedura di ricorso volta a contestare la decisione che dichiara l’esecutività a norma dell’articolo 43 del regolamento n. 44/2001 deve essere qualificata come attuazione del diritto dell’Unione ai sensi dell’articolo 51 della Carta [ordinanza del 13 giugno 2012, GREP (C‑156/12, non pubblicata, EU:C:2012:342, punto 31)].


11      V. sentenza dell’8 novembre 2005, Leffler (C‑443/03, EU:C:2005:665, punto 49).


12      La Corte europea dei diritti dell’uomo è già stata chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità con gli articoli 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (firmata a Roma il 4 novembre 1950) di procedure di vaglio dei ricorsi a livello di appello e di cassazione. La Corte ha ripetutamente stabilito che l’accesso alla giustizia può essere soggetto a limitazioni a condizione che esse non ledano il fondamento stesso dell’articolo 6 della convenzione di cui trattasi e perseguano un obiettivo legittimo. A tal riguardo, detta Corte ha ritenuto legittimi obiettivi legati alla buona amministrazione della giustizia e alla prevenzione della congestione dell’attività delle autorità giudiziarie [Corte EDU, 13 luglio 1995, Tolstoy Miloslavsky c. Regno Unito (CE:ECHR:1995:0713JUD001813991, § 61); 11 ottobre 2001, Rodríguez Valín c. Spagna (CE:ECHR:2001:1011JUD004779299, § 22), e 19 dicembre 1997, Brualla Gómez de la Torre c. Spagna (CE:ECHR:1997:1219JUD002673795, § 36)].


13      V., in materia di cooperazione giudiziaria in materia civile e commerciale, sentenze dell’8 novembre 2005, Leffler (C‑443/03, EU:C:2005:665, punto 50), e del 9 novembre 2016, ENEFI (C‑212/15, EU:C:2016:841, punto 30).


14      V. sentenze del 26 settembre 2018, Belastingdienst/Toeslagen (Effetto sospensivo dell’appello) (C‑175/17, EU:C:2018:776, punto 47), e del 26 settembre 2018, Staatssecretaris van Veiligheid en justitie (Effetto sospensivo dell’appello) (C‑180/17, EU:C:2018:775, punto 43).


15      Il quale non coincide con il diritto a più gradi di giudizio. A questo proposito, dalla giurisprudenza della Corte emerge che il principio della tutela giurisdizionale effettiva attribuisce al singolo individuo il diritto di adire un giudice e non il diritto a più gradi di giudizio [sentenza del 28 luglio 2011, Samba Diouf (C‑69/10, EU:C:2011:524, punto 69)].


16      V. ordinanza del 16 novembre 2010, Internationale Fruchtimport Gesellschaft Weichert/Commissione (C‑73/10 P, EU:C:2010:684, punto 53 e giurisprudenza ivi citata della Corte europea dei diritti dell’uomo).


17      In questo, la procedura di ammissione delle impugnazioni può essere paragonata alla domanda di autorizzazione a proporre un ricorso controversa nella causa che ha dato luogo alla sentenza del 15 marzo 2018, North East Pylon Pressure Campaign e Sheehy (C‑470/16, EU:C:2018:185).


18      Inoltre, dall’articolo 18 del capo 25a del codice di procedura civile sembra dedursi che l’impugnazione è ammessa ove almeno un membro di un organo giudicante composto da tre membri esprima parere favorevole al riguardo.


19      V., in particolare, sentenza del 15 novembre 2012, Consiglio/Bamba (C‑417/11 P, EU:C:2012:718, punto 49).


20      V. sentenza del 6 settembre 2012, Trade Agency (C‑619/10, EU:C:2012:531, punto 53).


21      L’importanza di essere destinatario di una decisione motivata è rafforzata altresì dal fatto che dal combinato disposto dell’articolo 44 e dell’allegato IV del regolamento n. 44/2001 emerge che gli Stati membri non sono tenuti a prevedere un ricorso avverso la decisione emanata nel quadro del ricorso previsto all’articolo 43 di detto regolamento.


22      V. decisioni in materia di ricevibilità della Corte EDU del 9 marzo 1999, société anonyme Immeuble groupe Kosser c. Francia (CE:ECHR:1999:0309DEC003874897); del 28 gennaio 2003, Burg e a. c. Francia (CE:ECHR:2003:0128DEC003476302), e del 6 settembre 2005, Glender c. Svezia (CE:ECHR:2005:0906DEC002807003).


23      V. paragrafi da 24 a 26 delle presenti conclusioni.


24      L’articolo 41 del regolamento n. 44/2001 precisa chiaramente che «[l]a parte contro cui l’esecuzione viene chiesta non può, in tale fase del procedimento, presentare osservazioni».


25      V., nel quadro della convenzione di Bruxelles, sentenze del 21 maggio 1980, Denilauler (125/79, EU:C:1980:130, punto 14); del 12 luglio 1984, P. (178/83, EU:C:1984:272, punto 11), e del 10 luglio 1986, Carron (198/85, EU:C:1986:313, punto 8).


26      V. sentenza dell’11 maggio 2000, Renault (C‑38/98, EU:C:2000:225, punto 21 e giurisprudenza ivi citata).


27      V., per quanto concerne i procedimenti amministrativi nel quadro dell’attuazione del diritto dell’Unione all’interno degli Stati membri, sentenze del 22 ottobre 2013, Sabou (C‑276/12, EU:C:2013:678, punto 38 e giurisprudenza ivi citata); del 5 novembre 2014, Mukarubega (C‑166/13, EU:C:2014:2336, punto 46 e giurisprudenza ivi citata), e del 9 novembre 2017, Ispas (C‑298/16, EU:C:2017:843, punto 26). V., per quanto concerne i procedimenti amministrativi o giudiziari dinanzi alle autorità o ai giudici dell’Unione, sentenza del 17 dicembre 2009, Riesame M/EMEA (C‑197/09 RX-II, EU:C:2009:804, punto 41 e giurisprudenza ivi citata).


28      V. sentenze del 2 dicembre 2009, Commissione/Irlanda e a. (C‑89/08 P, EU:C:2009:742, punto 56), e del 17 dicembre 2009, Riesame M/EMEA (C‑197/09 RX-II, EU:C:2009:804, punto 41). V., per analogia, la posizione della Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza del 20 luglio 2001, Pellegrini c. Italia (CE:ECHR:2001:0720JUD003088296, § 44).


29      In materia amministrativa, affinché la violazione dei diritti della difesa di una parte sia accertata e comporti l’annullamento di un atto dell’Unione, è determinante che gli interessi di detta parte siano stati lesi [v., per un esempio di applicazione di detta giurisprudenza, sentenza del 2 ottobre 2003, Corus UK/Commissione (C‑199/99 P, EU:C:2003:531, punti da 19 a 25)]. Per quanto concerne la violazione del principio del contraddittorio dinanzi al giudice dell’Unione, ricordo che in forza dell’articolo 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, solo i vizi della procedura dinanzi al Tribunale dell’Unione europea recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente possono fondare un’impugnazione.


30      Sia per la Corte che per la Corte europea dei diritti dell’uomo, la portata delle garanzie legate al rispetto del contraddittorio, considerata da sola o quale componente dei diritti della difesa, può variare in funzione, segnatamente, delle particolari circostanze del caso di specie [sentenza del 5 novembre 2014, Mukarubega (C‑166/13, EU:C:2014:2336, punto 54)]. V., in termini generali, Fricero, N., «Le droit à une procédure civile contradictoire dans la jurisprudence de la Cour européenne des droits de l’homme», Revue trimestrielle des droits de l’homme, Anthemis, Wavre, 2016, pagg. da 381 a 393, in particolare pagg. da 388 a 390.


31      A norma dell’articolo 17 del capo 25a del codice di procedura civile, in caso di mancata ammissione dell’impugnazione, la decisione del giudice di primo grado è confermata.


32      A questo proposito, un’analogia può essere rinvenuta rispetto al trattamento semplificato delle impugnazioni da parte della Corte. Nel caso di un’impugnazione manifestamente infondata, la Corte può respingerla con ordinanza motivata senza sentire le parti. Per contro, in caso di impugnazione manifestamente fondata, la Corte può dichiararla tale solo dopo aver sentito le parti (v., rispettivamente, articoli 181 e 182 del regolamento di procedura della Corte).