Language of document : ECLI:EU:C:2019:652

Edizione provvisoria

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

MACIEJ SZPUNAR

presentate il 29 luglio 2019 (1)

Causa C‑555/18

K.H.K.

contro

B.A.C.,

E.E.K.

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sofiyski rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia, Bulgaria)]

«Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (UE) n. 655/2014 – Procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari – Nozione di “atto pubblico” – Ingiunzione di pagamento di un credito»






I.      Introduzione

1.        Secondo la sentenza Denilauler (2), pronunciata dalla Corte nel 1979, i provvedimenti provvisori o cautelari emessi inaudita altera parte non fruiscono del regime di riconoscimento e di esecuzione previsto dalla convenzione di Bruxelles (3). Tale giurisprudenza è stata successivamente codificata nel regolamento n. 1215/2012 (4). Il fatto che provvedimenti provvisori e cautelari non fossero soggetti al regime di riconoscimento e di esecuzione, unificato a livello del diritto dell’Unione, costituiva una delle ragioni per cui la normativa dell’Unione in materia di esecuzione delle decisioni emesse al termine di procedimenti per il pagamento era considerata da alcuni il tallone d’Achille dell’area della giustizia civile in Europa (5).

2.        Nel 2014, quasi 35 anni dopo la sentenza Denilauler (6), è stato adottato il regolamento (UE) n. 655/2014 (7), con cui il legislatore dell’Unione ha introdotto l’ordinanza europea di sequestro conservativo (OESC). L’OESC, pur mantenendo l’effetto sorpresa per il debitore, è automaticamente riconosciuta negli altri Stati membri senza che sia richiesta una speciale procedura (8).

3.        Con il suo rinvio pregiudiziale, il giudice a quo chiede alla Corte di interpretare, per la prima volta, il regolamento n. 655/2014.

4.        Conformemente alla richiesta della Corte, le presenti conclusioni si limiteranno ad analizzare la prima delle tre questioni pregiudiziali, con la quale il giudice del rinvio s’interroga sulla nozione di «atto pubblico» di cui all’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 e, più specificamente, sulla questione se un atto pubblico, nell’accezione del regolamento in parola, debba avere o meno carattere esecutivo.

II.    Contesto normativo

A.      Diritto dell’Unione

5.        A tenore dell’articolo 4, punto 8, del regolamento n. 655/2014 per «decisione giudiziaria» si deve intendere, «a prescindere dalla denominazione usata, qualsiasi decisione emessa da un’autorità giudiziaria di uno Stato membro, compresa la decisione sulla determinazione delle spese giudiziali da parte del cancelliere». L’articolo 4, punto 10, del regolamento medesimo definisce parimenti la nozione di «atto pubblico» come «un documento che sia stato formalmente redatto o registrato come atto pubblico in uno Stato membro e la cui autenticità:

a)      riguardi la firma e il contenuto dell’atto; e

b)      sia stata attestata da un’autorità pubblica o da altra autorità a tal fine autorizzata».

6.        Al capo 2 di detto regolamento, intitolato «Procedura per l’ottenimento di un’ordinanza di sequestro conservativo», figura l’articolo 5, intitolato «Possibilità di avvalersi dell’ordinanza di sequestro conservativo», ai sensi del quale:

«Il creditore può avvalersi dell’ordinanza di sequestro conservativo nei casi seguenti:

a)      prima che il creditore avvii un procedimento di merito contro il debitore in uno Stato membro, o in qualsiasi momento durante tale procedimento fino a quando è emessa la decisione giudiziaria o è approvata o conclusa una transazione giudiziaria;

b)      dopo che il creditore ha ottenuto, in uno Stato membro, una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico che impongono al debitore di pagare il credito vantato dal creditore».

7.        L’articolo 14, paragrafo 1, del medesimo regolamento così dispone:

«Il creditore, ove abbia ottenuto, in uno Stato membro, una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico esecutivi che impongono al debitore di pagare il credito da esso vantato e abbia motivo di ritenere che il debitore detenga uno o più conti presso una banca in un determinato Stato membro, ma non conosca il nome e/o l’indirizzo della banca, né il codice IBAN, BIC o altra coordinata bancaria che permetta di identificare la banca, può chiedere all’autorità giudiziaria presso la quale è depositata la domanda di ordinanza di sequestro conservativo di richiedere che l’autorità d’informazione dello Stato membro dell’esecuzione ottenga le informazioni necessarie per consentire l’identificazione della banca o delle banche e del conto o dei conti del debitore.

Fermo restando il primo comma, il creditore può presentare la richiesta di cui a tale comma qualora la decisione giudiziaria, la transazione giudiziaria o l’atto pubblico ottenuti dal creditore non siano ancora esecutivi e l’importo da sottoporre a sequestro conservativo sia rilevante, tenuto conto delle circostanze pertinenti, e il creditore abbia fornito prove sufficienti per convincere l’autorità giudiziaria che vi è urgente necessità delle informazioni sui conti bancari in quanto sussiste il rischio che, senza dette informazioni, la successiva esecuzione del credito vantato dal creditore nei confronti del debitore sia verosimilmente compromessa e che ciò possa, di conseguenza, determinare un sostanziale deterioramento della situazione finanziaria del creditore».

B.      Diritto bulgaro

8.        Dall’articolo 47, paragrafo 1, del Grazhdanski protsesualen kodeks (codice di procedura civile bulgaro, in prosieguo: il «GPK») risulta che, in caso di impossibilità di reperire entro un mese il convenuto presso il recapito indicato negli atti del procedimento e di reperire una persona che si dichiari disponibile a ricevere la notifica, quest’ultima può essere effettuata, in linea di principio, mediante affissione. A norma dell’articolo 47, paragrafo 5, del GPK, la notifica per affissione può comportare che la stessa si ritenga effettuata nonostante il convenuto non abbia effettivamente preso conoscenza del fascicolo.

9.        Al capo 37 del GPK, riguardante la procedura per l’ingiunzione di pagamento, figura l’articolo 410, intitolato «Domanda di emissione di un’ingiunzione di pagamento», il quale prevede quanto segue:

«(1)      Il richiedente può domandare che sia emanata un’ingiunzione di pagamento:

1.      per crediti pecuniari o crediti relativi a cose fungibili, qualora il tribunale distrettuale sia competente per tale pretesa;

2.      per la restituzione di una cosa mobile, che il debitore ha ottenuto promettendone la restituzione o che sia gravata da pegno o che sia stata trasferita dal debitore con l’obbligo di trasferirne il possesso, qualora il tribunale distrettuale sia competente per tale pretesa.

(2)      (integrazione – DV n. 86 del 2017) La domanda deve contenere l’istanza di emanazione di un provvedimento esecutivo e ottemperare ai requisiti di cui all’articolo 127, commi 1 e 3 e 128, commi 1 e 2. Nella domanda deve essere indicato un numero di conto bancario o altra modalità di pagamento».

10.      Ai termini dell’articolo 415, paragrafi 1 e 5, del GPK:

«(1)      Nei casi elencati qui di seguito, il tribunale richiama l’attenzione del richiedente sulla possibilità di proporre un ricorso:

1.      se l’opposizione è stata presentata tempestivamente;

2.      se l’ingiunzione di pagamento è stata notificata al debitore conformemente all’articolo 47, comma 5;

3.      se il tribunale ha respinto la domanda di emanazione di un’ingiunzione di pagamento.

(...)

(5)      Qualora il ricorrente non produca la prova di aver presentato tempestivamente il ricorso, il tribunale annulla, in tutto o in parte, l’ingiunzione e il titolo esecutivo emessi a norma dell’articolo 418».

11.      Ai termini dell’articolo 416 del GPK:

«Se l’opposizione non viene presentata tempestivamente o viene ritirata, o se la sentenza che accerta il credito passa in giudicato, l’ingiunzione di pagamento diventa definitiva. Sulla base dell’ingiunzione di pagamento, il tribunale emette un provvedimento esecutivo e lo annota nell’ingiunzione di pagamento».

12.      Il capo 56 del GPK, con cui il regolamento n. 655/2014 è stato recepito nel diritto bulgaro, contempla un articolo 618 bis che così dispone:

«(1)      L’emissione di un’[OESC] su conti bancari può essere chiesta prima della proposizione di un ricorso dinanzi al giudice di primo grado competente a statuire sul merito.

(2)      L’emissione di un’[OESC] su conti bancari può essere chiesta dopo che sia stato redatto un atto pubblico ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 10, del regolamento [n. 655/2014] presso il giudice di primo grado competente.

(3)      Il ricorrente può, in qualsiasi momento del procedimento giudiziario e fino alla sua conclusione, chiedere al tribunale presso cui il procedimento è pendente di emettere un’[OESC] su conti bancari. Se la domanda di emissione di un’[OESC] su conti bancari viene proposta nel contesto di un procedimento in cassazione, è competente il giudice dell’impugnazione.

(4)      L’emissione di un’[OESC] su conti bancari può essere chiesta dopo la pubblicazione della sentenza del tribunale di primo grado che ha statuito sul merito o dopo l’approvazione di una transazione giudiziaria».

III. Fatti del procedimento principale

13.      Il ricorrente, ai sensi dell’articolo 410 del GPK, ha depositato presso il Sofiyski rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia, Bulgaria) una domanda di emissione di un’ingiunzione di pagamento a carico di due debitori.

14.      Il 5 aprile 2018 detto tribunale emanava un’ingiunzione di pagamento a norma dell’articolo 410 del GPK. Il 18 aprile 2018 copie di tale ordinanza venivano inviate ai debitori presso i loro recapiti di Sofia, come indicati dal ricorrente e corrispondenti a quelli registrati d’ufficio presso la banca dati nazionale della popolazione.

15.      Conformemente alla normativa bulgara, poiché i debitori non erano stati reperiti presso i recapiti indicati e non avevano reagito alle notifiche affisse sulla loro porta di casa o sulla loro cassetta delle lettere entro il termine di due settimane, le ingiunzioni venivano rispedite al mittente.

16.      Con ordinanza del 2 agosto 2018, il Sofiyski rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia) informava il ricorrente della possibilità di esperire un’azione volta all’accertamento del suo credito nei confronti dei debitori in forza dell’articolo 415, paragrafo 1, punto 2, del GPK. Tale ordinanza veniva notificata al ricorrente in data 3 agosto 2018.

17.      Il 2 agosto 2018, prima che tale ordinanza gli venisse notificata, il ricorrente presentava una domanda di OESC sui conti bancari dei debitori in Svezia.

18.      In seguito, il 2 agosto 2018, il Sofiyski rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia) disponeva che la domanda, compresi gli allegati, fosse trasmessa al presidente della Seconda Sezione civile del tribunale medesimo affinché avviasse un procedimento separato e nominasse un giudice relatore, a norma dell’articolo 618 bis del GKP. Tuttavia, il presidente della Seconda Sezione civile rinviava la causa dinanzi alla Terza Sezione civile, 155ª camera, di detto tribunale, nonché giudice del rinvio nella presente causa, ordinandogli di statuire e precisando che l’ingiunzione emessa ai sensi dell’articolo 410 del GPK costituiva un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 e che non sussistevano i presupposti per avviare un procedimento separato.

19.      Il giudice del rinvio non condivide il parere del presidente della Seconda Sezione civile. Esso ritiene che un’ordinanza ai sensi dell’articolo 410 del GPK che non diventi esecutiva non costituisca un atto pubblico ai sensi dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 in quanto, a norma dell’articolo 415, paragrafo 5, del GPK, se il ricorrente non produce la prova di aver presentato tempestivamente il ricorso, detta ordinanza dev’essere annullata. Detto giudice osserva che, nel caso di specie, non sussiste nessuna ordinanza esecutiva che costituisca un atto pubblico e in base a cui il tribunale possa emettere un’OESC nell’ambito del procedimento ingiuntivo. Date le circostanze, l’emissione di un’OESC sui conti bancari potrebbe darsi soltanto nel contesto di un procedimento separato vertente sul merito.

IV.    Questioni pregiudiziali e procedimento dinanzi alla Corte

20.      In tali circostanze, il Sofiyski Rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se un’ingiunzione di pagamento non ancora definitiva relativa a un credito pecuniario a norma dell’articolo 410 [GPK] costituisca un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, n. 10, del [regolamento n. 655/2014].

2)      Qualora l’ingiunzione di pagamento ai sensi dell’articolo 410 GPK non costituisca un atto pubblico, se occorra avviare su domanda un procedimento separato, diverso dal procedimento a norma dell’articolo 410 GPK, ai sensi dell’articolo 5, lettera a), del [regolamento n. 655/2014].

3)      Qualora l’ingiunzione di pagamento ai sensi dell’articolo 410 GPK costituisca un atto pubblico, se il giudice sia tenuto a pronunciarsi nel termine impartito dall’articolo 18, paragrafo 1, del [regolamento n. 655/2014], laddove una disposizione del diritto nazionale prevede che durante le ferie giudiziarie i termini sono sospesi».

21.      Solo la Commissione europea ha presentato osservazioni scritte alla Corte. Non si è svolta udienza.

V.      Analisi

22.      Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se un’ingiunzione di pagamento non esecutiva, come quella oggetto del procedimento principale, presenti le caratteristiche di un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 e se, di conseguenza, il ricorrente abbia ottenuto un atto pubblico che impone al creditore di pagare il credito vantato dal creditore, ai sensi dell’articolo 5, lettera b), del regolamento in parola.

23.      Con tale questione, il giudice del rinvio intende risolvere, in seno a questo stesso tribunale, una situazione simile a quella del conflitto negativo di competenza a statuire su un’OESC. Tale conflitto è sorto dalla circostanza che il presidente della Seconda Sezione civile del Sofiyski rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia) ha ritenuto che l’ordinanza costituisse un atto pubblico ai sensi dell’articolo 410 del GPK e ha ordinato alla Terza sezione civile, 155ª camera, del tribunale medesimo di statuire su una domanda di OESC, ritenendo che non fosse opportuno avviare un procedimento separato. Il presidente della 155ª camera ritiene al contrario che «attualmente non vi [sia] alcuna decisione definitiva che possa costituire un atto pubblico» e in base a cui il tribunale possa emettere, nel procedimento ingiuntivo bulgaro, un’OESC.

24.      Orbene, vi sono diversi aspetti non chiari, relativi all’applicazione del diritto bulgaro, che, nella specie, incidono sulla situazione giuridica del ricorrente. Dovrò, di conseguenza, affrontare problematiche non espressamente menzionate nella domanda di pronuncia pregiudiziale al fine di fornire una risposta utile al giudice del rinvio.

25.      In tale ottica, per rispondere alle preoccupazioni del giudice del rinvio, svolgerò anzitutto qualche osservazione generale sul procedimento di ingiunzione di pagamento nel diritto bulgaro, di cui agli articoli 410 e seguenti del GPK (paragrafi da 26 a 31 delle presenti conclusioni). Esporrò, poi, alcuni rilievi in merito ai due presupposti sui quali sembra fondarsi la prima questione, vale a dire, il primo, quello secondo cui l’ingiunzione di pagamento del 5 aprile 2018 non è stata annullata (paragrafi da 33 a 34 delle presenti conclusioni) e, il secondo, quello in base al quale, fatta eccezione per il suo carattere esecutivo eventualmente rilevante, un’ingiunzione di pagamento nel diritto bulgaro presenta caratteristiche corrispondenti a quelle di un atto pubblico nell’accezione del regolamento n. 655/2014 (paragrafi da 36 a 46 delle presenti conclusioni). Infine, alla luce di tutte queste considerazioni, esaminerò la pertinenza del carattere esecutivo di un titolo detenuto da un creditore nel sistema istituito dal regolamento in parola (paragrafi 53 e seguenti delle presenti conclusioni).

A.      Sul procedimento di emissione delle ingiunzioni di pagamento

26.      Secondo quanto illustrato dal giudice del rinvio, il procedimento di ingiunzione di pagamento, di cui agli articoli 410 e seguenti del GPK, consente di verificare se sussista un credito tra determinate persone, quale ne sia la base e se il credito sia pacifico. Tale procedimento è facoltativo: il creditore non è tenuto a presentare una domanda di ingiunzione di pagamento potendo, in alternativa, far valere il suo credito nell’ambito di un giudizio ordinario.

27.      Qualora il creditore opti per l’ingiunzione di pagamento ai sensi dell’articolo 410 del GPK, deve specificarne il fondamento e l’importo. Non è invece tenuto ad allegare qualsivoglia documento comprovante il credito.

28.      Il creditore può procedere all’esecuzione forzata solo dopo che l’ingiunzione di pagamento sia divenuta esecutiva.

29.      Infatti, affinché un’ingiunzione di pagamento diventi esecutiva, occorre che sia notificata al debitore e che quest’ultimo non proponga opposizione ex articolo 414 del GPK. In tal caso, in conformità dell’articolo 416 del GPK, il tribunale emette un provvedimento esecutivo sulla base dell’ingiunzione in parola.

30.      Se, invece, il debitore propone opposizione, il tribunale informa il creditore, a norma dell’articolo 415, paragrafo 1, del GPK, della possibilità di intentare un’azione di accertamento del credito entro il termine di un mese, la quale dà luogo a un procedimento separato, in cui il tribunale decide con sentenza. Allorché tale sentenza diviene definitiva, conferma l’ingiunzione di pagamento, cosicché il titolo esecutivo viene emanato sulla base dell’ingiunzione e della sentenza in parola.

31.      Del pari, il tribunale informa il creditore della possibilità di intentare un’azione di accertamento del credito qualora la notifica dell’ingiunzione di pagamento non abbia effettivamente avuto luogo ma si consideri effettuata ai sensi dell’articolo 47, paragrafo 5, del GPK. In tal caso, la proposizione dell’azione di accertamento del credito dà parimenti luogo a un procedimento separato che si svolge nelle modalità sopraindicate. Tuttavia, se, come nella specie, il ricorrente non produce la prova di aver proposto l’azione di accertamento del credito vantato, il tribunale annulla l’ingiunzione di pagamento sulla base dell’articolo 415, paragrafo 5, del GPK.

32.      Prima di proseguire, occorre quindi stabilire se l’ingiunzione di pagamento del 5 aprile 2018 sia stata annullata o meno. Qualora, infatti, l’ordinanza in parola fosse stata annullata a norma dell’articolo 415, paragrafo 5, del GPK, non sarebbe, a mio avviso, necessario chiedersi se la stessa costituisca un atto pubblico ai sensi dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014.

B.      Ingiunzione di pagamento non seguita da un’azione di accertamento del credito

33.      Come ho appena osservato, dal contesto giuridico quale illustrato dal giudice nazionale emerge che, qualora la notifica di un’ingiunzione di pagamento venga effettuata ai sensi dell’articolo 47, paragrafo 5, del GPK e non sia seguita, come nel caso di specie, da un’azione di accertamento del credito da parte del creditore, l’ingiunzione dev’essere annullata sulla base dell’articolo 415, paragrafo 5, del GPK. Inoltre, si ritiene in dottrina che tale ordinanza vada annullata in quanto occorre porre fine alla sua esistenza giuridica, nonostante essa sia priva di effetti giuridici e di esecutività (9).

34.      Orbene, nei limiti in cui la prima questione pregiudiziale si riferisce a un’ingiunzione di pagamento non ancora esecutiva, tale questione può essere intesa nel senso che, secondo il giudice del rinvio, l’ingiunzione del 5 aprile 2018 non è stata annullata (10). Pertanto, senza volermi pronunciare sulla conformità della soluzione adottata dai giudici nazionali con il diritto bulgaro, deve considerarsi accertato che l’ingiunzione del 5 aprile 2018 non è stata annullata.

35.      In questa fase, occorre ancora esaminare se, fatta eccezione per il suo carattere non ancora esecutivo, un’ingiunzione di pagamento, come quella oggetto del procedimento principale, presenti caratteristiche corrispondenti a quelle di un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014, esplicitamente e inconfutabilmente previste dal regolamento medesimo.

C.      Ingiunzione di pagamento come atto pubblico alla luce del regolamento n. 655/2014

36.      Dalla domanda di pronuncia pregiudiziale risulta che la constatazione secondo cui l’ingiunzione di pagamento nel diritto bulgaro costituisce un atto pubblico nell’accezione del regolamento n. 655/2014 deriva dal deferimento della causa principale al giudice del rinvio da parte del presidente della Seconda Sezione civile. Rinviando, infatti, la causa dinanzi alla Terza Sezione civile, il presidente della Seconda Sezione civile ha ritenuto che l’ingiunzione emessa ai sensi dell’articolo 410 del GPK costituisse un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014.

37.      Il giudice del rinvio si limita a constatare in proposito che, a suo avviso, le considerazioni del presidente della Seconda Sezione civile «non [sono] ammissibil[i]». Più specificamente, esso precisa che un’ingiunzione di pagamento a norma dell’articolo 410 del GPK, che non sia divenuta definitiva, non costituisce un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 in quanto essa può essere dichiarata invalida (11) qualora, entro i termini impartiti, non venga avviata un’azione declaratoria. Ne evinco che, secondo il giudice del rinvio, non è la mancanza di esecutività di per sé dell’ingiunzione di pagamento ad impedire che essa sia qualificata come un «atto pubblico», quanto il suo carattere revocabile. Occorre tuttavia osservare che la revocabilità è una caratteristica che connota le sentenze più che gli atti pubblici.

38.      Io stesso, per ragioni diverse da quelle attinenti all’esecutività, nutro dubbi rispetto alla qualificazione di una siffatta ingiunzione di pagamento come atto pubblico nell’accezione del regolamento n. 655/2014.

39.      Rammento che, affinché un atto possa definirsi pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014, occorre, in primo luogo, che esso sia stato formalmente redatto o registrato come atto pubblico nello Stato membro, in secondo luogo che la sua autenticità sia stata attestata da un’autorità pubblica o da altra autorità a tal fine autorizzata e, in terzo luogo, che tale autenticità riguardi segnatamente la firma e il contenuto dell’atto.

40.      Dalla dottrina emerge che, nel diritto bulgaro, gli atti pubblici sono oggetto dell’articolo 179, paragrafo 1, del GPK, secondo cui un documento ufficiale redatto da un’autorità nell’esercizio delle proprie funzioni, nella forma e secondo le procedure stabilite, costituisce prova delle dichiarazioni rese e degli atti compiuti dinanzi ad essa (12).

41.      Come specificato nel rinvio pregiudiziale, dall’articolo 618 bis, paragrafo 2, del GPK discende, peraltro, che i tribunali bulgari sono autorizzati a redigere atti pubblici. Mi sembra, prima facie, che un’ingiunzione di pagamento, emessa ex articolo 410 del GPK, sia conforme alle due prime caratteristiche di un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014.

42.      Tuttavia, come pare osservare la Commissione, non è chiaro come un’ingiunzione di pagamento, emessa ai sensi dell’articolo 410 del GPK, possa costituire un atto la cui autenticità riguardi il contenuto dell’atto, essendo la nozione di autenticità un concetto del diritto dell’Unione che dev’essere oggetto di un’interpretazione autonoma.

43.      Come ho precisato, infatti, al paragrafo 27 delle presenti conclusioni, al momento della presentazione di una domanda ai sensi dell’articolo 410 del GPK, il richiedente non è tenuto ad allegare qualsivoglia documento comprovante il credito. Esso deve unicamente trasmettere la sua dichiarazione in merito al fondamento e all’importo del credito in parola. Sulla base di tale dichiarazione, il tribunale emana un’ingiunzione che, come risulta dall’articolo 412, punti 6 e 8, del GPK, menziona, segnatamente, il debito cui il debitore deve adempiere nonché il preciso termine entro il quale il medesimo deve soddisfare il richiedente.

44.      Dall’articolo 411, paragrafo 2, del GPK risulta che il tribunale non emette un’ingiunzione di pagamento, in particolare, nelle situazioni in cui la domanda del creditore non soddisfa le condizioni di cui all’articolo 410 del GPK oppure viola la legge o è contraria al buon costume. Tuttavia, l’esame condotto a tal fine non riguarda e – in assenza di documenti prodotti dal creditore – non può riguardare la fondatezza dell’obbligo che il debitore deve ottemperare.

45.      Date le circostanze, sembra piuttosto discutibile che l’autenticità di un’ingiunzione riguardi il contenuto di quest’ultima nei limiti in cui tale contenuto, a prescindere dalla fondatezza del credito, si riassume nell’obbligo per il debitore di soddisfare il creditore. Ritengo, pertanto, che un’ingiunzione di pagamento emessa ai sensi dell’articolo 410 del GPK non possa considerarsi un atto pubblico nell’accezione del regolamento n. 655/2014.

46.      Spetta pertanto al giudice del rinvio verificare se, nel diritto bulgaro, l’autenticità di un’ingiunzione di pagamento riguardi la firma e il contenuto dell’atto. In caso di risposta negativa, considerato che il regolamento n. 655/2014 menziona tre tipologie di titoli atti a costituire la base di un’OESC, vale a dire le decisioni giudiziarie, le transazioni giudiziarie e gli atti pubblici, il giudice del rinvio dovrà chiedersi se l’ingiunzione di pagamento costituisca una decisione giudiziaria nell’accezione del regolamento medesimo. Personalmente ritengo che sia così.

D.      Implicazioni della constatazione secondo cui un’ingiunzione di pagamento ai sensi del diritto bulgaro non costituisce un atto pubblico nell’accezione del regolamento n. 655/2014

47.      Come ho appena constatato, l’ingiunzione di pagamento non costituisce, nel diritto bulgaro, un atto pubblico ai sensi dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014. Ciò premesso, al fine di fornire una risposta utile per il giudice del rinvio, proseguirò la mia analisi descrivendo il sistema istituito dal regolamento n. 655/2014. Da tale disamina emergerà che la condizione dell’esecutività si applica in modo univoco per quanto riguarda le tre tipologie di titoli idonei a costituire la base di un’OESC.

48.      Inoltre, gli insegnamenti tratti dall’esame di uno degli argomenti della Commissione depongono a favore dell’approccio che assume quale punto di partenza il sistema del regolamento medesimo.

49.      La Commissione osserva che nozioni comparabili a quella di «atto pubblico» si rinvengono in altri strumenti del diritto internazionale privato dell’Unione, in particolare nei regolamenti (CE) n. 805/2004 (13), (CE) n. 4/2009 (14) e n. 1215/2012, nonché nelle convenzioni di Bruxelles e di Lugano (15). A suo avviso, da ognuno degli strumenti in parola emerge che l’atto pubblico deve essere dotato di esecutività nello Stato membro d’origine. Poiché tali strumenti definirebbero in modo univoco la nozione di «atto pubblico», per considerazioni di carattere sistematico, occorrerebbe intendere la definizione contemplata all’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 nel senso che un atto, per poter essere considerato un atto pubblico, deve essere esecutivo.

50.      Nutro, tuttavia, dubbi riguardo alle analogie dirette rilevate dalla Commissione tra i regolamenti nn. 805/2004, 4/2009 e 1215/2012, da una parte, e il regolamento n. 655/2014, dall’altra, alla luce dei diversi obiettivi perseguiti da tutti detti regolamenti.

51.      Il titolo esecutivo europeo istituito dal regolamento n. 805/2004 ha lo scopo di consentire, direttamente, mediante procedimento di esecuzione, la soddisfazione del creditore. Fatta eccezione per i provvedimenti provvisori e cautelari, lo stesso vale per quanto riguarda gli atti pubblici nell’ambito dei regolamenti nn. 4/2009 e 1215/2012. Un’OESC, invece, è preordinata a tutelare provvisoriamente un credito vantato dal creditore e di garantire che l’eventuale successiva esecuzione di tale credito, mediante procedimento di esecuzione, non venga impedita o resa assai più difficile. Un’OESC, pertanto, può essere particolarmente appropriata quando il creditore non ha ancora ottenuto un titolo esecutivo e non può di conseguenza procedere all’esecuzione forzata di tale titolo sul fondamento delle disposizioni dei regolamenti nn. 805/2004, 4/2009 e 1215/2012.

52.      Peraltro, come osserva la Commissione, l’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014, che contempla la definizione della nozione di «atto pubblico», rammentata al paragrafo 39 delle presenti conclusioni, non ne menziona il carattere esecutivo. Lo stesso accade nei regolamenti nn. 805/2004, 4/2009 e 1215/2012, parimenti invocati dalla Commissione (16). L’esecutività degli atti pubblici assume, invece, un ruolo importante nei sistemi di circolazione degli atti giuridici istituiti da tali regolamenti (17). Del pari, sono del parere che, nel caso di specie, non possa essere decisiva la sola analisi delle nozioni di «decisione giudiziaria», «transazione giudiziaria» o «atto pubblico», senza prendere in considerazione il sistema istituito dal regolamento n. 655/2014. La risposta alle preoccupazioni manifestate dal giudice del rinvio non va trovata al di fuori di tale regolamento ma all’interno dello stesso.

E.      Sistema istituito dal regolamento n. 655/2014 e dicotomia tra i mezzi procedurali su cui è fondato

53.      Il regolamento n. 655/2014 istituisce un quadro giuridico che definisce le modalità della procedura per l’ottenimento di un’OESC, la relativa emissione e, in parte, la sua esecuzione. In tale quadro, riprendendo la lettera dell’articolo 5 del regolamento medesimo, la situazione del creditore richiedente un’OESC dopo che ha ottenuto un titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) si presenta in maniera diversa dalla situazione del creditore che richiede un’OESC prima di avviare un procedimento di merito o durante tale procedimento fino a quando è emessa la decisione giudiziaria o è approvata o conclusa una transazione giudiziaria.

54.      Peraltro, la dicotomia tra i mezzi procedurali, evidenziata all’articolo 5 del regolamento n. 655/2014, prosegue su altri piani (18).

55.      Risulta, anzitutto, dall’articolo 6, paragrafi 1, 3 e 4, del regolamento n. 655/2014 che, ove il creditore non abbia ancora ottenuto un titolo, sono competenti per l’emissione dell’OESC le autorità giudiziarie dello Stato membro che sono competenti a conoscere del merito in conformità delle pertinenti norme di competenza applicabili (19). Qualora, poi, il creditore abbia già ottenuto una decisione giudiziaria o una transazione giudiziaria, sono competenti per l’emissione dell’OESC per il credito specificato in tali titoli le autorità giudiziarie dello Stato membro in cui è stata emessa la decisione giudiziaria o in cui è stata approvata o conclusa la transazione giudiziaria. Infine, ove il creditore abbia ottenuto un atto pubblico, sono competenti per l’emissione dell’OESC per il credito specificato in tale atto le autorità giudiziarie all’uopo designate nello Stato membro in cui è stato redatto l’atto.

56.      Inoltre, l’articolo 7, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 655/2014 stabilisce le condizioni di emissione di un’OESC. Dall’articolo 7, paragrafo 1, di tale regolamento risulta che il creditore deve sempre presentare prove sufficienti per convincere l’autorità giudiziaria dell’urgente necessità di una misura cautelare sotto forma di OESC (rischio di periculum in mora). Orbene, l’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento medesimo dispone che qualora non abbia ancora ottenuto un titolo che impone al debitore di pagare il credito da esso vantato, il creditore deve presentare prove sufficienti per convincere l’autorità giudiziaria che la sua domanda relativa al credito vantato nei confronti del debitore sarà verosimilmente accolta nel merito (fumus boni iuris).

57.      Infine, l’articolo 12 del regolamento n. 655/2014 concerne l’obbligo di costituzione di garanzia da parte del creditore come contropartita della funzione conservativa del sequestro. Come risulta dall’articolo 12, paragrafo 1, del regolamento in parola e come precisa il suo considerando 18, nel caso in cui il creditore non abbia ancora ottenuto un titolo, la costituzione di una garanzia dovrebbe essere la regola. Al contrario, secondo l’articolo 12, paragrafo 2, del regolamento medesimo, qualora il creditore abbia già ottenuto un titolo, la decisione sull’opportunità di costituire una garanzia dovrebbe essere lasciata alla discrezionalità dell’autorità giudiziaria.

58.      Da quanto precede discende che le condizioni di emissione di un’OESC sono meno restrittive nei casi in cui il creditore abbia già un titolo, senza che le disposizioni succitate del regolamento n. 655/2014 precisino se un siffatto titolo debba essere esecutivo o meno.

59.      Pertanto, occorre rispondere non alla questione se un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014, considerato singolarmente, debba essere esecutivo, bensì alla questione se il titolo che il creditore deve avere per poter considerare che egli abbia ottenuto un atto nell’accezione delle disposizioni summenzionate debba essere esecutivo o meno. Infatti, la nozione di «atto pubblico» nonché quelle di «decisione giudiziaria» e di «transazione giudiziaria» vanno interpretate alla luce del sistema istituito da tale regolamento. È quanto illustrano la seconda e la terza questione pregiudiziale del giudice del rinvio riguardanti le disposizioni del regolamento n. 655/2014, vale a dire gli articoli 5 e 18 dello stesso, che si basano sulla stessa distinzione. Peraltro, dal considerando 14 del regolamento n. 655/2014 discende che l’opportuno equilibrio tra l’interesse del creditore ad ottenere un’OESC e l’interesse del debitore a prevenire ogni abuso di tale strumento dovrebbe essere garantito dalle sue condizioni di emissione. L’interpretazione conferita alle nozioni di «decisione giudiziaria», di «transazione giudiziaria» e di «atto pubblico» può infatti alterare tale equilibrio.

F.      Titoli esecutivi nel sistema istituito dal regolamento n. 655/2014

1.      Insegnamenti da trarre dalla menzione dei titoli esecutivi e dei titoli non ancora esecutivi nel regolamento n. 655/2014

60.      Seguendo il ragionamento secondo cui non ci si può limitare ad analizzare la nozione di «atto pubblico» nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014 senza prendere in considerazione altre disposizioni di tale regolamento, la Commissione fa valere che la necessità dell’esecutività può desumersi dall’articolo 14, paragrafo 1, primo e secondo comma, del regolamento n. 655/2014. Secondo la Commissione, poiché il regolamento in parola, in tale parte del testo, contiene disposizioni particolari espressamente concernenti gli atti pubblici non esecutivi, risulta difficile supporre che, nelle altre disposizioni del regolamento medesimo, la nozione di «atto pubblico» comprenda sia gli atti pubblici esecutivi sia quelli che non lo sono.

61.      Fatta salva la conclusione cui giunge la Commissione, non mi convince del tutto il suo ragionamento secondo cui, già dal raffronto dell’impiego del concetto di «atto pubblico» all’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014 e in altri articoli del regolamento medesimo, si evincerebbe che un atto pubblico, nell’accezione dell’articolo 4, punto 10 di tale regolamento, debba necessariamente essere esecutivo.

62.      Infatti, l’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014 distingue chiaramente le situazioni in cui il creditore ha ottenuto un titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) che impone al debitore di pagare il credito da esso vantato dalle situazioni in cui il creditore ha ottenuto un titolo non ancora esecutivo. Se ne potrebbe desumere che un atto pubblico non ancora esecutivo, menzionato all’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014, costituisca sempre un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10 di tale regolamento. Quest’ultimo articolo, intitolato «Definizioni», stabilirebbe un quadro terminologico comune per tutte le successive disposizioni. Di conseguenza, nel rispetto di tale quadro e per motivi di coerenza, occorrerebbe ritenere che un atto non debba essere esecutivo per costituire un atto pubblico nell’accezione di quest’ultima disposizione.

63.      Ciò premesso, l’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014 sancisce condizioni più restrittive per quanto riguarda l’ottenimento delle informazioni relative ai conti del debitore qualora il creditore non abbia ancora ottenuto un titolo esecutivo rispetto a quelle applicabili nel caso in cui il creditore lo abbia ottenuto. Infatti, il creditore che abbia ottenuto un titolo non ancora esecutivo deve, segnatamente, convincere l’autorità giudiziaria che vi è urgente necessità delle informazioni sui conti bancari in quanto sussiste il rischio che, senza di esse, la successiva esecuzione del credito vantato dal creditore nei confronti del debitore sia verosimilmente compromessa, il che potrebbe, di conseguenza, determinare un sostanziale deterioramento della situazione finanziaria del creditore.

64.      È pur vero che, all’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014, il legislatore ha operato una distinzione tra i titoli esecutivi e titoli non ancora esecutivi (e non, come in altre disposizioni del regolamento in parola, tra due fattispecie: quella in cui il creditore ha ottenuto un titolo e quella in cui non ne ha ottenuto alcuno (20)) per distinguere tre ipotesi: quella in cui il creditore ha ottenuto un titolo esecutivo (articolo 14, paragrafo 1, primo comma, del regolamento n. 655/2014), quella in cui il creditore ha ottenuto un titolo non ancora esecutivo (articolo 14, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento medesimo) e, infine, quella in cui il creditore non ha ottenuto alcun titolo (al di fuori dell’articolo 14, paragrafo 1, di detto regolamento). Ciò può far pensare che, alla luce dell’intero quadro normativo del regolamento n. 655/2014, il fatto di avere un titolo non ancora esecutivo non equivalga al fatto di non avere alcun titolo.

65.      Tuttavia, per conferire al creditore avente un titolo non ancora esecutivo la possibilità di presentare la richiesta per ottenere le informazioni relative ai conti del debitore, sarebbe stato necessario che l’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014, distinguesse tre ipotesi invece di due. Infatti, secondo l’articolo 14, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento n. 655/2014, può presentare una richiesta del genere il creditore che abbia ottenuto un titolo non ancora esecutivo, mentre il creditore che non ha ottenuto alcun titolo non ne ha diritto. Peraltro, come risulta da altre disposizioni di tale regolamento, il creditore che ha un titolo esecutivo si trova sempre in una posizione privilegiata, in quanto non deve convincere il giudice che vi è urgente necessità delle informazioni sui conti bancari del debitore.

66.      Da quanto precede deduco che, da una parte, esclusivamente ai fini dell’articolo 14, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014, il fatto di avere un titolo non esecutivo non è equiparabile al fatto di non avere alcun titolo. Dall’altra parte, l’articolo 14, paragrafo 1, primo e secondo comma, del regolamento n. 655/2014 è basato sulla medesima logica che sottende, in particolare, l’articolo 7, paragrafi 1 e 2, del regolamento in parola, il quale distingue tra la situazione del creditore che ha ottenuto un titolo e la situazione del creditore che non l’ha ancora ottenuto, imponendo, in quest’ultimo caso, condizioni di emissione di un’OESC più restrittive.

67.      Per riassumere, in questa fase, si potrebbe desumere che, per poter considerare che il creditore abbia ottenuto un titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) che impone al debitore di pagare il credito nell’accezione delle disposizioni del regolamento n. 655/2014, il titolo debba essere esecutivo nello Stato membro d’origine. Come mi accingo a dimostrare, tale constatazione, condivisa d’altronde da una parte della dottrina (21), è corroborata dagli insegnamenti tratti da altre disposizioni del regolamento in parola, vale a dire gli articoli 7, 18 e 34 del medesimo.

2.      Insegnamenti che si possono trarre da altre disposizioni del regolamento n. 655/2014

68.      Come ho già chiarito al paragrafo 59 delle presenti conclusioni, l’interpretazione conferita alle nozioni che definiscono i titoli pertinenti (di «decisione giudiziaria», «transazione giudiziaria» e «atto pubblico») può alterare l’equilibrio tra gli interessi del creditore e quelli del debitore. Dall’articolo 7 del regolamento n. 655/2014 discende che, qualora il creditore abbia ottenuto un titolo che impone al debitore di pagare il credito, l’autorità giudiziaria chiamata ad emettere un’OESC per il credito precisato in tale titolo non deve più valutare se la domanda del creditore sarà accolta nel merito.

69.      Accogliere l’interpretazione secondo cui il titolo ottenuto dal creditore non deve essere esecutivo nello Stato membro d’origine pregiudicherebbe l’equilibrio cui sarebbero preposte le condizioni di emissione dell’OESC. Infatti, nell’emissione di un’OESC sulla base di un titolo non ancora esecutivo, l’autorità giudiziaria interessata non potrebbe esigere dal creditore di essere convinta del fumus boni iuris del credito specificato nel titolo. Orbene, potrebbe accadere che, come nel caso di specie, un’OESC venga emessa sulla base di un titolo fondato sulle dichiarazioni del creditore, senza che sia stata verificata la fondatezza del credito.

70.      Per tale ragione, a mio avviso, il titolo ottenuto dev’essere esecutivo nello Stato membro d’origine per poter considerare che il creditore abbia ottenuto un titolo.

71.      Ciò spiega parimenti perché i termini impartiti all’articolo 18, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 655/2014 per la decisione sulla domanda di OESC sono più brevi nel caso in cui il creditore abbia già ottenuto una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico. In tal caso, l’autorità giudiziaria è esentata dall’obbligo di esaminare il fumus boni iuris della domanda del creditore.

72.      Peraltro, dall’articolo 34, paragrafo 1, lettera b), iii), del regolamento n. 655/2014 risulta che, su domanda del debitore, l’esecuzione dell’OESC nello Stato membro dell’esecuzione cessa qualora l’esecutività della decisione giudiziaria la cui esecuzione il creditore intendeva garantire attraverso l’OESC sia stata sospesa nello Stato membro d’origine. Ciò può rappresentare un indizio del fatto che, per quanto riguarda un’OESC emessa senza che il creditore sia stato obbligato a provare il fumus boni iuris, l’esecutività di tale OESC relativamente al credito precisato in un titolo si fonda sull’esecutività di tale atto nello Stato membro d’origine (22).

73.      Inoltre, le conclusioni derivanti dalla mia analisi sembrano trovare ulteriore conferma alla luce dell’interpretazione storica del regolamento n. 655/214.

3.      Interpretazione storica

74.      Occorre notare che la proposta di regolamento presentata dalla Commissione (23), all’origine del regolamento n. 655/2014, si basava su una dicotomia simile a quella su cui si fonda il regolamento medesimo.

75.      Anzitutto, l’articolo 5 di tale proposta distingueva le situazioni in cui il ricorrente richiedeva un’OESC prima dell’inizio della causa di merito contro il convenuto o in qualsiasi momento durante il procedimento oppure dopo aver ottenuto una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico contro il convenuto che [erano] esecutivi nello Stato membro d’origine ma non ancora dichiarati esecutivi nello Stato membro dell’esecuzione in cui la dichiarazione [era] richiesta, da una parte, e le situazioni in cui il ricorrente richiedeva un’OESC dopo aver ottenuto una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico contro il convenuto che di diritto [erano] esecutivi o [erano] stati dichiarati esecutivi nello Stato membro dell’esecuzione.

76.      Nella proposta di regolamento, poi, le condizioni di emissione risultavano meno restrittive nel caso in cui il creditore avesse un titolo già esecutivo nello Stato membro d’origine rispetto al caso in cui il creditore non ne avesse avuti. Inoltre, dette condizioni erano ancor meno restrittive qualora il creditore avesse avuto un titolo che fosse stato esecutivo nello Stato membro di esecuzione (24). È importante osservare che, secondo l’articolo 7, paragrafo 2, della proposta di regolamento, letto alla luce dell’articolo 5, paragrafo 1, della medesima, il requisito del fumus boni iuris sancito all’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento n. 655/2014 non sussisteva nel caso in cui il creditore detenesse un atto pubblico esecutivo nello Stato membro d’origine.

77.      Infine, conformemente all’articolo 23 della proposta di regolamento, l’exequatur era abolito nelle situazioni in cui il creditore richiedeva un’OESC dopo aver ottenuto un titolo che era esecutivo o che era stato dichiarato esecutivo nello Stato membro dell’esecuzione.

78.      La distinzione tra i titoli considerati esecutivi esclusivamente nello Stato membro d’origine e quelli considerati esecutivi anche nello Stato membro dell’esecuzione è caduta in seguito all’adozione, da parte del Consiglio dell’Unione europea, di un orientamento generale sulla proposta di regolamento (25). È a tal punto che sono state formulate le disposizioni operanti una distinzione tra la situazione del creditore che ha ottenuto un titolo che impone al creditore di pagare il credito e quella del creditore che non ha ottenuto tale titolo. Le condizioni di emissione di un’OESC che erano state previste per le situazioni in cui il creditore aveva un titolo esecutivo nello Stato membro d’origine sono diventate applicabili nelle situazioni in cui il creditore deteneva («ha ottenuto») il titolo che imponeva al debitore il pagamento del credito. Come il regolamento n. 655/2014, anche l’orientamento generale del Consiglio si basava sulla completa abolizione della procedura di exequatur.

79.      L’analisi dei lavori preparatori del regolamento n. 655/2014 conferma pertanto la mia conclusione secondo cui il titolo dev’essere esecutivo nello Stato membro in cui è stato emesso, approvato, concluso o redatto per poter considerare che il creditore abbia ottenuto un titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) che impone al debitore il pagamento del credito.

80.      Infine, è vero che il considerando 18 del regolamento n. 655/2014, riguardante la garanzia che il debitore deve costituire alle condizioni sancite all’articolo 12 del regolamento medesimo, sembra contraddire la conclusione che ho appena descritto. Detto considerando prevede che il creditore che ha ottenuto un titolo può, in realtà, essere in possesso di una decisione giudiziaria non ancora esecutiva o solo provvisoriamente esecutiva. Tale considerando, tuttavia, che non ha carattere normativo, oltre a non essere stato oggetto di un’approfondita discussione durante i lavori preparatori del regolamento n. 655/2014, non può rimettere in discussione gli insegnamenti coerentemente tratti dall’interpretazione sistematica e storica del regolamento in parola.

81.      Per concludere, non posso escludere che durante i lavori preparatori del regolamento n. 655/2014, qualificando le situazioni in cui il creditore ha un titolo esecutivo come le situazioni in cui il creditore ha ottenuto un titolo che impone al debitore di pagare il credito da esso vantato, il Consiglio abbia inteso distinguere tali ipotesi da quelle in cui il creditore detiene un titolo non ancora esecutivo. Infatti, l’espressione in parola figura esclusivamente agli articoli 5, 7 e 14 del medesimo regolamento.

82.      Tuttavia, tale volontà non mi sembra sia stata attuata nel regolamento n. 655/2014. Infatti, in primo luogo, il considerando 12 di detto regolamento chiarisce che, a differenza della situazione in cui il creditore non abbia ancora ottenuto un titolo che impone al debitore di pagare, la situazione in cui il creditore abbia ottenuto un titolo può corrispondere al caso in cui egli abbia una decisione giudiziaria che non è ancora esecutiva. In secondo luogo, gli articoli 6 (competenza per l’emissione di un’OESC) e 18 (termini per l’emissione di un’OESC) del suddetto regolamento sono stati modificati durante i lavori preparatori, non riflettendo una siffatta volontà. Infatti, da una parte, il Consiglio ha mantenuto le condizioni che, in base alla proposta della Commissione, erano applicabili alle situazioni in cui un creditore deteneva un titolo esecutivo nello Stato membro d’origine. Dall’altra parte, tali articoli distinguono unicamente le situazioni in cui il creditore non abbia ottenuto un titolo da quelle in cui lo abbia ottenuto, senza precisare se il titolo in questione imponga al debitore di pagare. In terzo luogo, in seguito all’orientamento generale del Consiglio, il considerando 13 del regolamento n. 655/2014 è stato integrato specificando che la nozione di «procedimento di merito» dovrebbe comprendere ogni procedimento inteso ad ottenere un titolo esecutivo per il credito sottostante. Ne evinco che, anche per il Consiglio, l’ottenimento di un titolo esecutivo costituisce lo spartiacque decisivo tra i due mezzi procedurali posti alla base del sistema istituito dal regolamento n. 655/2014.

G.      Osservazioni finali

83.      Nonostante la carenza di precise informazioni sugli aspetti che possono suscitare dubbi nella presente causa, sulla base della mia descrizione del sistema del regolamento n. 655/2014, ho formulato considerazioni che potranno essere utili al giudice del rinvio.

84.      Dalla mia analisi risulta che un’ingiunzione di pagamento nel diritto bulgaro non costituisce un atto pubblico nell’accezione del regolamento n. 655/2014 e presenta piuttosto le caratteristiche di una decisione giudiziaria ai sensi del regolamento medesimo.

85.      Tuttavia, in vigenza di tale regolamento, il requisito dell’esecutività trova applicazione in modo univoco per quanto riguarda le tre tipologie di titoli (le decisioni giudiziarie, le transazioni giudiziarie e gli atti pubblici) idonei a costituire la base di un’OESC.

86.      Peraltro, la mia analisi mi ha parimenti indotto a constatare che occorre rispondere non alla questione se un atto pubblico nell’accezione dell’articolo 4, punto 10, del regolamento n. 655/2014, considerato singolarmente, debba essere esecutivo, bensì alla questione se debba essere o meno esecutivo il titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) che il creditore deve avere per poter considerare che egli abbia ottenuto un atto che impone al debitore di pagare il credito vantato dal creditore nell’accezione delle disposizioni del regolamento medesimo.

87.      Nel sistema istituito da tale regolamento, per poter considerare che il creditore abbia ottenuto un titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) che impone al debitore di pagare il credito vantato dal creditore ai sensi, segnatamente, dell’articolo 5, lettera b), del regolamento in parola, il creditore deve avere ottenuto un titolo esecutivo nello Stato membro in cui il titolo è stato emesso, approvato, concluso o redatto.

88.      L’interpretazione secondo cui il titolo ottenuto dal creditore dev’essere esecutivo nello Stato membro d’origine non significa che un creditore che abbia ottenuto un titolo non ancora esecutivo non possa trarre da tale titolo alcun vantaggio nell’ambito di un procedimento di emissione di un’OESC. È più facile per tale creditore convincere l’autorità giudiziaria competente che la sua domanda nei confronti del debitore sarà verosimilmente accolta nel merito. Inoltre, non si può escludere che, conformemente all’articolo 12, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento n. 655/2014, detto creditore sia dispensato dall’obbligo di costituire una garanzia. Oltretutto, a differenza dell’opposta interpretazione, la soluzione prospettata nelle presenti conclusioni non osta a che l’autorità giudiziaria competente imponga al creditore di dimostrare il fumus boni iuris del credito precisato nel titolo non ancora esecutivo, segnatamente laddove tale titolo sia stato emesso esclusivamente sulla base di una dichiarazione unilaterale del creditore.

VI.    Conclusione

89.      Alla luce delle suesposte considerazioni, propongo alla Corte di rispondere alla prima questione pregiudiziale sollevata dal Sofiyski rayonen sad (Tribunale distrettuale di Sofia, Bulgaria) nei seguenti termini:

L’articolo 4, punto 10, del regolamento (UE) n. 655/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce una procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale deve essere interpretato nel senso che un’ingiunzione di pagamento, come quella oggetto del procedimento principale, non costituisce un atto pubblico nell’accezione di detto regolamento nei limiti in cui il suo contenuto, a prescindere dalla fondatezza del credito, si riassume nell’obbligo per il debitore di soddisfare il creditore, ragion per cui l’autenticità di tale atto non riguarda il suo contenuto nel senso auspicato dal legislatore dell’Unione.

Nel sistema istituito dal regolamento n. 655/2014, per poter considerare che il creditore abbia ottenuto un titolo (una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico) che impone al debitore di pagare il credito vantato dal creditore, nell’accezione dell’articolo 5, lettera b), del regolamento medesimo, il titolo dev’essere esecutivo nello Stato membro in cui è stato emesso, approvato, concluso o redatto.


1      Lingua originale: il francese.


2      Sentenza del 21 maggio 1980 (125/79, EU:C:1980:130).


3      Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299, pag. 32, in prosieguo: la «convenzione di Bruxelles»).


4      Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2012 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2012, L 351, pag. 1). Dall’articolo 2 di tale regolamento risulta che la nozione di «decisione» non comprende i provvedimenti provvisori e cautelari emessi da un’autorità giurisdizionale competente a conoscere nel merito senza che il convenuto sia stato invitato a comparire, a meno che la decisione contenente il provvedimento sia stata notificata o comunicata al convenuto prima dell’esecuzione. V. altresì, in tal senso, Cuniberti, G., Migliorini, S., The European Account Preservation Order Regulation. A Commentary, Cambridge University Press, Cambridge – New York, 2018, pag. 5.


5      V. Libro verde della Commissione - Migliorare l’efficienza nell’esecuzione delle decisioni nell’Unione europea: il sequestro conservativo di depositi bancari, COM(2006) 618 def. V., altresì, Monteiro, L.V., «The Bank Account Preservation Procedure in the European Union Regulation (EU) No 655/2014 of the European Parliament and of the Council of 15 May 2014», EU Law Journal, 2015, vol. 1(1), pag. 122.


6      Sentenza del 21 maggio 1980 (125/79, EU:C:1980:130).


7      Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 che istituisce una procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (GU 2014, L 189, pag. 59).


8      V., per quanto riguarda la principale differenza tra il regolamento n. 1215/2012 e il regolamento n. 655/2014, Lagus, J., «Freezing Europe: The European Account Preservation Order and Forum Shopping in the European Judicial Area», Tidskrift utgiven av Juridiska Föreningen i Finland, 2018, vol. 3-4, pagg. 246 e 249.


9      V., in particolare, Popova, V., «Order for Payment Proceedings in Bulgarian Civil Procedure Law», Civil Procedure Review, 2011, vol. 2(3), pag. 34.


10      Occorre rilevare che, in un altro passaggio della decisione di rinvio, il giudice a quo precisa che un’ingiunzione di pagamento può essere dichiarata invalida qualora non venga avviata alcuna azione di accertamento del credito. Orbene, dall’articolo 415, paragrafo 5, del GPK non mi pare risulti che, in un caso del genere, il tribunale «possa annullare» un’ingiunzione, bensì che l’«annull[i]».


11      V. nota 10.


12      V. Beaumont, P., Fitchen, J., e Holliday, J., The evidentiary effects of authentic acts in the Member States of the European Union, in the context of successions, pag. 72 «Bulgaria», Musseva, B., http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/556935/IPOL_STU%282016%29556935_EN.pdf.


13      Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (GU 2004, L 143, pag. 15).


14      Regolamento del Consiglio del 18 dicembre 2008 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari (GU 2009, L 7, pag. 1).


15      Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, con tre protocolli, dichiarazioni e atto finale - Fatta a Lugano il 16 settembre 1988 (GU 1988, L 319, pag. 9).


16      V. articolo 4, punto 3, del regolamento n. 805/2004, articolo 2, paragrafo 1, punto 3, del regolamento n. 4/2009 e articolo 2, lettera c), del regolamento n. 1215/2012.


17      V. articolo 25, paragrafo 1, del regolamento n. 805/2004, articolo 48 del regolamento n. 4/2009 e articolo 58 del regolamento n. 1215/2012.


18      V. Guinchard, E., «De la première saisie conservatoire européenne. Présentation du règlement n. 655/2014 instituant une procédure d’ordonnance européenne de saisie conservatoire des comptes bancaires», Revue trimestrielle de droit européen, n. 4, 2014, pag. 922.


19      È vero che, contrariamente all’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento n. 655/2014, l’articolo 618 bis del GPK non prevede espressamente che il creditore possa richiedere un’OESC prima di ottenere un atto pubblico. Tuttavia, nulla indica che la legge bulgara possa ostare alla possibilità per un creditore di richiedere un’OESC in una situazione del genere. In effetti, il giudice del rinvio sembra ritenere che tale ipotesi si verifichi nel caso di specie e che occorra avviare un procedimento separato al riguardo. D’altronde, neanche l’articolo 5, lettera a), del regolamento n. 655/2014 menziona la situazione in cui il creditore, che non abbia ancora ottenuto un atto pubblico, richiede un’OESC prima che sia stato avviato un procedimento nel merito o durante tale procedimento. Ciò discende dal fatto che il legislatore ha probabilmente ritenuto inusuale che atti pubblici siano «emessi» a conclusione di procedimenti di merito.


20      V., segnatamente, articoli 7 e 12 del regolamento n. 655/2014.


21      V., segnatamente, Monteiro, L.V., op. cit., pag. 129. Tale autore afferma che, in vigenza del regolamento n. 655/2014, tutto diventa più semplice per i creditori che abbiano ottenuto titoli esecutivi, mentre quelli che ancora non hanno ottenuto titoli del genere devono provare il fumus boni iuris.


22      Occorre rilevare che, secondo le interpretazioni dottrinali dell’articolo 34, paragrafo 1, lettera b), iii), del regolamento n. 655/2014, tale disposizione si applica soltanto per quanto riguarda l’OESC emessa per il credito precisato nel titolo detenuto dal creditore. V. Cuniberti, G., Migliorini, S., op. cit., pag. 291. Ne deduco che, anche per la dottrina, per poter considerare che il creditore abbia ottenuto un titolo nell’accezione di numerose disposizioni del regolamento n. 655/2014, il titolo dev’essere esecutivo.


23      Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale [COM(2011) 445 definitivo, in prosieguo: la «proposta di regolamento»].


24      V. proposta di regolamento, pag. 6.


25      Orientamento generale del Consiglio sulla proposta di regolamento che istituisce un’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale, presentato il 28 novembre 2013 (16991/13 ADD 1).