Language of document : ECLI:EU:C:2019:251

Causa C621/16 P

Commissione europea

contro

Repubblica italiana

 Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 26 marzo 2019

«Impugnazione – Regime linguistico – Concorsi generali per l’assunzione di amministratori – Bandi di concorso – Amministratori (AD 5) – Amministratori (AD 6) nel settore della protezione dei dati – Conoscenze linguistiche – Limitazione della scelta della lingua 2 dei concorsi alle sole lingue inglese, francese e tedesca – Lingua di comunicazione con l’Ufficio europeo di selezione del personale (EPSO) – Regolamento n. 1 – Statuto dei funzionari – Discriminazione fondata sulla lingua – Giustificazione – Interesse del servizio – Sindacato giurisdizionale»

1.        Ricorso di annullamento – Atti impugnabili – Atti che producono effetti giuridici vincolanti – Bandi di concorsi generali dell’Ufficio europeo di selezione del personale (EPSO) per la costituzione di elenchi di riserva di amministratori – Inclusione

(Art. 263 TFUE; Statuto dei funzionari, art. 29, § 1, e allegato III, art. 1, § 1)

(v. punti 44, 45, 49‑55)

2.        Funzionari – Concorso – Svolgimento di un concorso generale – Lingue di partecipazione alle prove – Limitazione della scelta della seconda lingua – Discriminazione fondata sulla lingua – Giustificazione alla luce dell’interesse del servizio – Rispetto del principio di proporzionalità

[Statuto dei funzionari, artt. 1 quinquies, 27 e 28, f)]

(v. punti 65‑68, 80‑83, 88‑92, 102)

3.        Funzionari – Concorso – Svolgimento di un concorso generale – Lingue di partecipazione alle prove – Limitazione della scelta della seconda lingua – Sindacato giurisdizionale – Portata

(Statuto dei funzionari, art. 1 quinquies)

(v. punti 91‑95, 102‑104, 107)

4.        Funzionari – Concorso – Svolgimento di un concorso generale – Lingue di comunicazione tra l’Ufficio europeo di selezione del personale (EPSO) e i candidati – Limitazione – Ammissibilità – Motivazione – Giustificazione alla luce dell’interesse del servizio – Rispetto del principio della parità di trattamento dei candidati

(Statuto dei funzionari, art. 1 quinquies, §§ 1 e 6, e allegato III, art. 1; regolamento del Consiglio no 1, artt. 2 e 5)

(v. punti 117‑126)


Sintesi

Nella sentenza Commissione/Italia (C‑621/16 P), emessa il 26 marzo 2019, la Corte ha confermato, in sede di impugnazione, la sentenza del Tribunale (1) che aveva annullato, sulla base degli articoli 1 quinquies e 28 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, dell’articolo 1, paragrafo 2, dell’allegato III di tale statuto e dell’articolo 1 del regolamento (CEE) n. 1/58 del Consiglio (2), due bandi di concorsi generali dell’Ufficio europeo di selezione del personale (EPSO) per la costituzione di elenchi di riserva di amministratori. Tali bandi limitavano la scelta della seconda lingua della procedura di selezione alle sole lingue inglese, francese e tedesca e imponevano di scegliere tra queste tre lingue la lingua utilizzabile nelle comunicazioni con l’EPSO.

Per quanto riguarda, in primo luogo, la ricevibilità dei ricorsi in primo grado, la Corte ha anzitutto ricordato che il ricorso di annullamento è esperibile avverso tutte le disposizioni adottate dalle istituzioni, in qualsiasi forma, che mirino a produrre effetti giuridici vincolanti. La Corte ha poi affermato che il Tribunale aveva giustamente concluso, tenuto conto della natura giuridica dei bandi di concorso controversi, che questi ultimi costituivano non già atti confermativi o atti meramente esecutivi delle Disposizioni generali applicabili ai concorsi generali, bensì atti che comportavano «effetti giuridici vincolanti quanto al regime linguistico dei concorsi in questione», e che gli stessi costituivano pertanto atti impugnabili. A questo proposito, la Corte ha precisato che l’organizzazione di un concorso è disciplinata da un bando che ne stabilisce gli elementi essenziali, come le conoscenze linguistiche richieste dalla particolare natura dei posti da coprire, in conformità delle disposizioni dell’allegato III dello Statuto dei funzionari. Tale bando definisce dunque il «quadro normativo» del concorso di cui trattasi in funzione dell’obiettivo fissato dall’autorità che ha il potere di nomina e produce, per questo motivo, effetti giuridici vincolanti. Tale valutazione della natura giuridica dei bandi di concorso era, nel caso di specie, corroborata tanto dal tenore letterale delle Disposizioni generali applicabili ai concorsi generali, adottate dall’EPSO, quanto da quello degli stessi bandi di concorso controversi.

Per quanto riguarda, in secondo luogo, l’esercizio e l’intensità del controllo giurisdizionale operato dal Tribunale, la Corte ha ricordato che le istituzioni dell’Unione devono disporre di un ampio margine di discrezionalità nell’organizzazione dei loro servizi e, in particolare, nella determinazione dei criteri di capacità richiesti dai posti da coprire e, in funzione di tali criteri e nell’interesse del servizio, nella determinazione delle condizioni e delle modalità di organizzazione dei concorsi. Tuttavia, tale potere discrezionale incontra i limiti imperativi fissati dall’articolo 1 quinquies dello Statuto dei funzionari, il quale vieta qualsiasi discriminazione fondata sulla lingua e prevede che le differenze di trattamento fondate sulla lingua risultanti da una limitazione del regime linguistico di un concorso ad un numero ristretto di lingue ufficiali possano essere ammesse soltanto se una limitazione siffatta sia oggettivamente giustificata e proporzionata alle reali esigenze del servizio. Inoltre, qualsiasi condizione attinente a conoscenze linguistiche specifiche deve fondarsi su criteri chiari, oggettivi e prevedibili che permettano ai candidati di comprendere le ragioni di tale condizione e ai giudici dell’Unione di verificarne la legittimità.

Nella misura in cui la legittimità della limitazione dipende dal carattere giustificato e proporzionato di quest’ultima, il Tribunale era legittimato a procedere, nel caso di specie, ad un esame in concreto, segnatamente, della questione se i bandi di concorso controversi, le Disposizioni generali applicabili ai concorsi generali e gli elementi di prova forniti dalla Commissione contenessero «indicazioni concrete» idonee a comprovare, in maniera oggettiva, l’esistenza di un interesse del servizio tale da giustificare la limitazione della scelta della lingua 2 del concorso. Infatti, il Tribunale deve non soltanto verificare l’esattezza materiale degli elementi di prova addotti, la loro attendibilità e la loro coerenza, ma anche accertare se tali elementi costituiscano l’insieme dei dati rilevanti che devono essere presi in considerazione per valutare una situazione complessa e se essi siano idonei a suffragare le conclusioni che ne vengono tratte.

Infine, per quanto riguarda, in terzo luogo, la limitazione della scelta delle lingue di comunicazione tra i candidati e l’EPSO, la Corte ha statuito che il ragionamento seguito dal Tribunale, secondo cui il regolamento n. 1/58 disciplinava qualsiasi limitazione delle lingue ufficiali imposte per le comunicazioni tra l’EPSO e i candidati ai concorsi, era erroneo. Indubbiamente, nella sentenza Italia/Commissione (C‑566/10 P) (3), è stato statuito che, in assenza di norme regolamentari speciali applicabili ai funzionari e agli agenti nei regolamenti interni delle istituzioni interessate dai bandi di concorso controversi in tale causa, i rapporti tra tali istituzioni e i loro funzionari e agenti non sono totalmente esclusi dalla sfera di applicazione del regolamento n.1/58. La Corte ha tuttavia sottolineato che tale precisazione non riguarda le lingue di comunicazione tra l’EPSO e i candidati, bensì le lingue di pubblicazione dei suddetti bandi di concorso. Pertanto, nel quadro delle procedure di selezione del personale dell’Unione, eventuali differenze di trattamento per quanto riguarda il regime linguistico dei concorsi possono essere ammesse in applicazione dell’articolo 1 quinquies, paragrafo 6, dello Statuto dei funzionari. Tuttavia, nel caso di specie, la Corte ha statuito che il Tribunale aveva giustamente concluso che le ragioni addotte per giustificare la scelta delle lingue di comunicazione non erano idonee a legittimare, ai sensi dell’articolo 1 quinquies, paragrafi 1 e 6, dello Statuto, la limitazione della scelta delle lingue di comunicazione con l’EPSO, stante che i bandi di concorso controversi non precisavano su quali elementi oggettivamente verificabili si fondasse la suddetta limitazione, la quale doveva essere proporzionata alle reali esigenze del servizio.


1      Sentenza del Tribunale del 15 settembre 2016, Italia/Commissione (T‑353/14 e T‑17/15, EU:T:2016:495).


2      Regolamento n. 1 del Consiglio, del 15 aprile 1958, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (GU 1958, 17, pag. 385), come modificato dal regolamento (UE) n. 517/2013 del Consiglio, del 13 maggio 2013 (GU 2013, L 158, pag. 1)


3      Sentenza della Corte del 27 novembre 2012, Italia/Commissione (C‑566/10 P, EU:C:2012:752).