Language of document : ECLI:EU:C:2019:921

Edizione provvisoria

VERSIONE 1

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

ELEANOR SHARPSTON

presentate il 31 ottobre 2019 (1)

Cause riunite C453/18 e C494/18

Bondora

[domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Juzgado de Primera Instancia n. 11 de Vigo (Tribunale di primo grado n. 11 di Vigo, Spagna) e dal Juzgado de Primera Instancia n. 20 de Barcelona (Tribunale di primo grado n. 20 di Barcellona, Spagna)]

«Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 1896/2006 – Procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Controllo d’ufficio da parte del giudice – Documenti non obbligatori nel quadro di una domanda d’ingiunzione di pagamento europea, ma indispensabili ai fini della valutazione dell’eventuale sussistenza di clausole abusive»






 Introduzione

1.        Un giudice investito di una domanda d’ingiunzione di pagamento europea ai sensi del regolamento (CE) n. 1896/2006 (2) concernente un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore è tenuto a controllare d’ufficio l’eventuale sussistenza di clausole abusive a norma della direttiva 93/13/CEE (3)? In tale contesto, detto giudice può, in forza dell’articolo 7, paragrafo 2, del citato regolamento, invitare il ricorrente a produrre copia del contratto che giustifica la sua domanda? In caso contrario, quali conclusioni occorre trarne sotto il profilo della validità del regolamento n. 1896/2006, in particolare, alla luce dell’articolo 38 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»)?

2.        Queste sono, essenzialmente, le questioni fondamentali sottoposte alla Corte, nella specie, dai giudici del rinvio. È a questo titolo che, per la prima volta, la Corte sarà chiamata a chiarire il rapporto tra i requisiti previsti, rispettivamente, dal regolamento n. 1896/2006 e dalla direttiva 93/13 con riguardo al ruolo del giudice.

3.        Questi due strumenti di diritto dell’Unione sembrano perseguire finalità a priori contrapposte: la tutela del consumatore grazie all’intervento attivo del giudice, quanto alla direttiva, e l’accelerazione e semplificazione del recupero crediti grazie all’inversione del contenzioso e a una maggiore responsabilizzazione del convenuto, quanto al regolamento.

4.        Spetterà alla Corte stabilire se uno di tali obiettivi debba prevalere sull’altro o se – come ritengo – sia in realtà possibile conciliarli attraverso un’interpretazione combinata di detti due strumenti.

 Contesto normativo

 Diritto dell’Unione

 Carta

5.        L’articolo 38 della Carta così dispone:

«Nelle politiche dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori».

 Direttiva 93/13

6.        I considerando 4, 5, 21 e 24 della direttiva 93/13 prevedono quanto segue:

«considerando che spetta agli Stati membri fare in modo che clausole abusive non siano incluse nei contratti stipulati con i consumatori;

considerando che normalmente i consumatori non conoscono le norme giuridiche che disciplinano, negli Stati membri diversi dai loro, i contratti relativi alla vendita di beni o all’offerta di servizi; (...)

(...)

considerando che gli Stati membri devono prendere le misure necessarie per evitare l’inserzione di clausole abusive in contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori; che se, ciò nonostante, tali clausole figurano in detti contratti, esse non vincoleranno il consumatore, e il contratto resta vincolante per le parti secondo le stesse condizioni, qualora possa sussistere anche senza le clausole abusive;

(...)

considerando che le autorità giudiziarie e gli organi amministrativi degli Stati membri devono disporre dei mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’inserzione delle clausole abusive contenute nei contratti stipulati con i consumatori».

7.        Conformemente all’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 93/13, quest’ultima è «volta a ravvicinare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti le clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e un consumatore».

8.        L’articolo 4, paragrafo 1, di detta direttiva prevede quanto segue:

«Fatto salvo l’articolo 7, il carattere abusivo di una clausola contrattuale è valutato tenendo conto della natura dei beni o servizi oggetto del contratto e facendo riferimento, al momento della conclusione del contratto, a tutte le circostanze che accompagnano detta conclusione e a tutte le altre clausole del contratto o di un altro contratto da cui esso dipende».

9.        Ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13:

«Gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali, e che il contratto resti vincolante per le parti secondo i medesimi termini, sempre che esso possa sussistere senza le clausole abusive».

10.      L’articolo 7, paragrafo 1, della medesima direttiva, così dispone:

«Gli Stati membri, nell’interesse dei consumatori e dei concorrenti professionali, provvedono a fornire mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’inserzione di clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori».

 Regolamento n. 1896/2006

11.      I considerando 9, 13 e 14 del regolamento n. 1896/2006 sono formulati come segue:

«(9)      Il presente regolamento intende semplificare, accelerare e ridurre i costi dei procedimenti per le controversie transfrontaliere in materia di crediti pecuniari non contestati, istituendo un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento e assicurare la libera circolazione in tutti gli Stati membri dell’ingiunzione di pagamento europea definendo norme minime il cui rispetto rende superflui, nello Stato membro di esecuzione, procedimenti intermedi per il riconoscimento e l’esecuzione.

(...)

(13)      Nella domanda d’ingiunzione di pagamento europea, il ricorrente è obbligato a fornire informazioni sufficienti ad identificare chiaramente la richiesta e la relativa giustificazione in modo da consentire al convenuto di scegliere in piena cognizione di causa se presentare opposizione o non contestare il credito.

(14)      In questo contesto il ricorrente dovrebbe essere tenuto a inserire una descrizione delle prove a sostegno della domanda. A tal fine il modulo di domanda dovrebbe includere un elenco il più completo possibile di tipi di prove generalmente presentate a sostegno dei crediti pecuniari».

12.      L’articolo 1 del regolamento n. 1896/2006, dal titolo «Oggetto», prevede quanto segue:

«1.      Il presente regolamento intende

a)      semplificare, accelerare e ridurre i costi dei procedimenti per le controversie transfrontaliere in materia di crediti pecuniari non contestati, istituendo un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento,

e

b)      assicurare la libera circolazione in tutti gli Stati membri dell’ingiunzione di pagamento europea definendo norme minime il cui rispetto rende superflui, nello Stato membro di esecuzione, procedimenti intermedi per il riconoscimento e l’esecuzione.

2.      Il presente regolamento non impedisce a un ricorrente di intentare un procedimento a norma dell’articolo 4 utilizzando qualunque altro procedimento disponibile ai sensi della legislazione di uno Stato membro o della legislazione comunitaria».

13.      L’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di cui trattasi, intitolato «Campo di applicazione», è così formulato:

«Il presente regolamento si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale, doganale ed amministrativa, né la responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (“acta iure imperii”)».

14.      L’articolo 2, paragrafi 2 e 3, del regolamento in esame elenca ulteriori eccezioni rispetto al suo campo di applicazione che non sono pertinenti nel caso di specie.

15.      L’articolo 3 del regolamento n. 1896/2006, recante il titolo «Controversie transfrontaliere», così dispone:

«1.      Ai fini del presente regolamento si definisce transfrontaliera una controversia in cui almeno una delle parti ha domicilio o residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello del giudice adito.

2.      Il domicilio è determinato conformemente agli articoli 59 e 60 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

(...)».

16.      L’articolo 7 del regolamento di cui trattasi, dal titolo «Domanda d’ingiunzione di pagamento europea», stabilisce quanto segue:

«1.      La domanda d’ingiunzione di pagamento europea è presentata utilizzando il modulo standard A riprodotto nell’Allegato I.

2.      Nella domanda sono indicati:

a)      il nome e l’indirizzo delle parti e, se del caso, dei loro rappresentanti, nonché del giudice a cui è presentata la domanda;

b)      l’importo del credito, compreso il capitale e, se del caso, gli interessi, le penalità contrattuali e le spese;

c)      qualora siano richiesti interessi sul credito, il tasso d’interesse ed il periodo di tempo per il quale gli interessi sono richiesti, a meno che non venga aggiunto automaticamente al capitale un tasso d’interesse legale ai sensi della legislazione dello Stato membro d’origine;

d)      il fondamento dell’azione, compresa una descrizione delle circostanze invocate come base del credito e, se del caso, degli interessi richiesti;

e)      una descrizione delle prove a sostegno della domanda;

f)      i motivi della competenza giurisdizionale;

e

g)      il carattere transfrontaliero della controversia a norma dell’articolo 3.

(...)».

17.      L’articolo 8 del regolamento n. 1896/2006, intitolato «Esame della domanda», ha il seguente tenore letterale:

«Il giudice a cui è presentata la domanda d’ingiunzione di pagamento europea valuta, quanto prima e sulla scorta del contenuto del modulo di domanda, se siano soddisfatte le condizioni di cui agli articoli 2, 3, 4, 6 e 7 e se il credito sia fondato. Tale esame può essere effettuato mediante una procedura automatizzata».

18.      L’articolo 9 del medesimo regolamento, dal titolo «Completamento e rettifica della domanda», prevede quanto segue:

«1.      In caso di mancato rispetto dei requisiti di cui all’articolo 7 e a meno che il credito sia manifestamente infondato o la domanda irricevibile, il giudice dà al ricorrente la possibilità di completare o rettificare la domanda. Il giudice utilizza il modulo standard B riprodotto nell’Allegato II.

2.      Se chiede al ricorrente di completare o rettificare la domanda, il giudice stabilisce il termine che ritiene adeguato nella fattispecie. Il giudice può, a sua discrezione, prorogare tale termine».

19.      Conformemente all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento di cui trattasi, se le condizioni di cui all’articolo 8 sono soddisfatte solo per una parte della domanda, il giudice ne informa il ricorrente. Quest’ultimo è invitato ad accettare o rifiutare una proposta d’ingiunzione di pagamento europea per l’importo specificato dal giudice. In forza dell’articolo 10, paragrafo 2, dello stesso regolamento, se il ricorrente accetta la proposta del giudice, questi emette un’ingiunzione per la parte della domanda accettata dal ricorrente. Le conseguenze relative alla restante parte della domanda iniziale sono disciplinate dalla legislazione nazionale.

20.      Ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento n. 1896/2006:

«Il rigetto della domanda non impedisce al ricorrente di intentare il procedimento presentando una nuova domanda d’ingiunzione di pagamento europea o utilizzando qualunque altro procedimento disponibile ai sensi della legislazione di uno Stato membro».

21.      L’articolo 12 del regolamento in esame, rubricato «Emissione di un’ingiunzione di pagamento europea», così dispone:

«1.      Se sono soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 8, il giudice emette quanto prima, di norma entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, un’ingiunzione di pagamento europea utilizzando il modulo standard E riprodotto nell’Allegato V.

Il periodo di 30 giorni non comprende i tempi utilizzati dal ricorrente per completare, rettificare o modificare la domanda.

2.      L’ingiunzione di pagamento europea viene emessa insieme a una copia del modulo di domanda. Non contiene le informazioni fornite dal ricorrente nelle appendici 1 e 2 del modulo A.

(...)

4.      Nell’ingiunzione di pagamento europea il convenuto è informato del fatto che:

a)      l’ingiunzione è stata emessa soltanto in base alle informazioni fornite dal ricorrente e non verificate dal giudice;

b)      l’ingiunzione acquista forza esecutiva salvo nel caso in cui sia stata presentata opposizione dinanzi al giudice conformemente all’articolo 16;

c)      se è presentata opposizione, il procedimento prosegue dinanzi ai giudici competenti dello Stato membro d’origine applicando le norme di procedura civile ordinaria, a meno che il ricorrente non abbia esplicitamente richiesto in tal caso l’estinzione del procedimento.

(...)».

22.      In forza dell’articolo 22, paragrafo 3, del regolamento de quo, in nessun caso l’ingiunzione di pagamento europea può formare oggetto di un riesame del merito nello Stato membro di esecuzione.

23.      Conformemente all’articolo 26 del medesimo regolamento, tutte le questioni procedurali non trattate specificamente dal regolamento n. 1896/2006 sono disciplinate dal diritto nazionale.

24.      Infine, il modulo standard A, riprodotto nell’allegato I di tale regolamento, contiene una serie di caselle che il ricorrente è tenuto a completare. Nella specie, occorre evidenziare quelle recanti i numeri seguenti: 6 («Credito principale»), 7 («Interessi»), 8 («Penalità contrattuali»), 9 («Spese»), 10 («Prove disponibili a sostegno della domanda») e 11 («Dichiarazioni aggiuntive e altre informazioni»).

 Diritto spagnolo

25.      La ventitreesima disposizione finale della Ley 1/2000, de 7 de enero 2000, de Enjuiciamiento Civil (4) (legge n. 1/2000 del 7 gennaio 2000 recante il codice di procedura civile; in prosieguo: la «LEC»), che introduce nel diritto spagnolo misure d’applicazione del regolamento n. 1896/2006 e, più in particolare, i suoi punti 2 e 11 dispongono quanto segue:

«2.      La domanda d’ingiunzione di pagamento europea è presentata mediante il modulo standard A di cui all’allegato I del regolamento n. 1896/2006, senza che occorra produrre alcuna documentazione; qualora venga prodotta, detta documentazione è irricevibile.

(...)

11.      Le questioni procedurali non contemplate dal regolamento n. 1896/2006 per l’emissione di un’ingiunzione di pagamento europea sono disciplinate dalle disposizioni [della LEC] relative all’ingiunzione di pagamento».

26.      L’articolo 815, paragrafo 4, della LEC così dispone:

«Se il credito azionato è fondato su un contratto tra una società o un professionista e un consumatore o utente, il Letrado de la Administración de Justicia (cancelliere) deve comunicarlo al giudice prima [dell’emissione] dell’ingiunzione di pagamento affinché questi possa valutare l’eventuale carattere abusivo di tutte le clausole che costituiscono il fondamento della domanda o intervengono nella determinazione dell’importo esigibile. Il giudice esamina d’ufficio se una delle clausole che costituiscono il fondamento della domanda o intervengono nella determinazione dell’importo esigibile possa essere qualificata come abusiva. Qualora ritenga che una clausola possa essere considerata abusiva, concede alle parti un termine di cinque giorni per presentare le proprie osservazioni. Dopo avere sentito le parti, il giudice si pronuncia con ordinanza entro cinque giorni. Questa fase non richiede l’intervento di un avvocato o di un procuratore.

Ove il giudice riconosca il carattere abusivo di una o più clausole contrattuali, l’ordinanza emanata stabilisce le conseguenze di tale accertamento dichiarando l’infondatezza della domanda o disponendo la prosecuzione del procedimento senza applicazione delle clausole considerate tali.

Ove non ravvisi la presenza di clausole abusive, il giudice rende una dichiarazione in tal senso e il Letrado de la Administración de Justicia (cancelliere) invia al debitore un’ingiunzione nei termini previsti nel paragrafo 1.

L’ordinanza così pronunciata è in ogni caso direttamente impugnabile».

 Controversie nei procedimenti principali, questioni pregiudiziali e procedimento dinanzi alla Corte

 Causa C453/18

27.      La Bondora AS (in prosieguo: la «Bondora») è una società commerciale che ha stipulato un contratto di prestito con un consumatore, il sig. Carlos V. C. Il 21 marzo 2018 detta società ha presentato dinanzi al Juzgado de Primera Instancia n. 11 de Vigo (Tribunale di primo grado n. 11 di Vigo, Spagna) una domanda d’ingiunzione di pagamento europea per un importo di EUR 755,27 a carico del suddetto consumatore.

28.      Posto che il credito azionato dalla Bondora derivava da un contratto di prestito stipulato con un consumatore, a norma dell’articolo 815, paragrafo 4, della LEC, il giudice del rinvio chiedeva a detta società di produrre documenti a fondamento del credito summenzionato al fine di verificare l’eventuale carattere abusivo delle clausole ivi contenute.

29.      La Bondora rifiutava di produrre tali documenti affermando, in primis, che, conformemente alla ventitreesima disposizione finale, punto 2, della LEC, con riguardo a una domanda d’ingiunzione di pagamento europea, non era necessario produrre documenti a fondamento di detto credito e, in secondo luogo, che gli articoli 8 e 12 del regolamento n. 1896/2006 non facevano alcun riferimento alla produzione di documenti ai fini dell’emissione di un’ingiunzione di pagamento europea.

30.      Il giudice del rinvio ritiene che una siffatta interpretazione della normativa citata al paragrafo che precede possa creare difficoltà quando il credito di cui si chiede l’esecuzione si fonda su un contratto stipulato con un consumatore.

31.      Infatti, nella sua domanda di pronuncia pregiudiziale, il giudice del rinvio osservava che l’articolo 815, paragrafo 4, della LEC era stato adottato, nella sua formulazione attuale, alla luce della giurisprudenza della Corte e, segnatamente, della sentenza Banco Español de Crédito (5), che aveva sancito la necessità di un controllo d’ufficio delle clausole abusive nel quadro di un procedimento d’ingiunzione di pagamento di diritto nazionale.

32.      Secondo il giudice del rinvio, il rifiuto da parte della Bondora di produrre i documenti indicati a sostegno del suo credito, in forza della ventitreesima disposizione finale, punto 2, della LEC, impedisce in definitiva al giudice adito di esercitare il controllo che l’articolo 815, paragrafo 4, di detta legge prevede a suo carico in caso di domanda d’ingiunzione di pagamento riguardante un consumatore.

33.      È in tale contesto che il giudice del rinvio ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva [93/13], come interpretata dalla giurisprudenza, debba essere interpretato nel senso che osta a una norma nazionale, quale la ventitreesima disposizione finale, [punto 2], della [LEC], secondo cui, ai fini della domanda d’ingiunzione di pagamento europea, non è necessario produrre alcuna documentazione e, qualora sia prodotta, detta documentazione non deve essere ammessa.

2)      Se l’articolo 7, paragrafo 2, lettera e), del regolamento [n. 1896/2006], debba essere interpretato nel senso che detta disposizione non osta a che si imponga al creditore di produrre la documentazione sulla quale esso fonda la sua pretesa derivante da un prestito al consumo concordato tra un professionista e un consumatore, nel caso in cui il giudice ritenga indispensabile esaminare detta documentazione al fine di accertare l’eventuale sussistenza di clausole abusive nel contratto stipulato tra le parti e dare così attuazione al disposto della direttiva [93/13], come interpretata dalla giurisprudenza».

 Causa C494/18

34.      In questa seconda causa, la stessa società (vale a dire la Bondora) ha stipulato un contratto di prestito con un altro consumatore, XY. Il 17 maggio 2018 la Bondora ha chiesto al Juzgado de Primera Instancia n. 20 de Barcelona (Tribunale di primo grado n. 20 di Barcellona, Spagna) di emettere, a suo favore, un’ingiunzione di pagamento europea nei confronti di XY, per un importo di EUR 1 818,66.

35.      Nel modulo standard A (allegato I del regolamento n. 1896/2006), la Bondora ha indicato che XY era un consumatore e che essa disponeva di un contratto di prestito che giustificava la richiesta e la quantificazione dell’importo del credito. La Bondora indicava altresì che, se il consumatore avesse deciso di proporre opposizione, essa avrebbe chiesto di dichiarare il non luogo a procedere.

36.      Avendo constatato lo status di consumatore di una delle parti della controversia, il giudice del rinvio chiedeva alla Bondora di compilare il punto 11 del modello A, dal titolo «Dichiarazioni aggiuntive e altre informazioni», precisando la ripartizione del credito e riportando inoltre le clausole del contratto invocate a fondamento di esso.

37.      La Bondora rifiutava di fornire dette informazioni sostenendo che, in forza dell’articolo 7, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006, non era tenuta a produrre ulteriori elementi di prova a sostegno del proprio credito. Infatti, conformemente alla ventitreesima disposizione finale, punto 2, della LEC, in caso di domanda d’ingiunzione di pagamento europea, non è necessario fornire documenti a fondamento del credito. Inoltre, la società di cui trattasi sosteneva anche che altri giudici avevano già accolto domande d’ingiunzione analoghe senza chiederle di soddisfare ulteriori criteri.

38.      Il giudice del rinvio si interroga così sull’interpretazione del regolamento n. 1896/2006 alla luce dell’imperativo di protezione dei consumatori e della giurisprudenza della Corte (6). Secondo il giudice del rinvio, l’emissione di un’ingiunzione di pagamento europea concernente un consumatore in mancanza di ogni controllo quanto all’esistenza di clausole abusive violerebbe l’imperativo summenzionato e, in tal modo, l’articolo 38 della Carta e l’articolo 6, paragrafo 1, TUE.

39.      Sempre secondo il giudice del rinvio, l’articolo 38 della Carta, l’articolo 6, paragrafo 1, TUE e gli articoli 6, paragrafo 1, e 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13 non ostano a una disposizione nazionale, come quella della ventitreesima disposizione finale, punto 2, della LEC, purché consenta al giudice di esaminare il contenuto delle clausole del contratto al fine di esercitare un controllo d’ufficio sulle clausole potenzialmente abusive.

40.      Per contro, se il regolamento n. 1896/2006 non consentisse di ottenere alcuna precisazione ulteriore nell’ottica di verificare l’eventuale esistenza di clausole abusive, detto regolamento dovrebbe essere considerato in contrasto con l’articolo 6, paragrafo 1, TUE e dell’articolo 38 della Carta.

41.      È in tale contesto che il giudice del rinvio ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se sia compatibile con l’articolo 38 della [Carta], con l’articolo 6, paragrafo 1, [TUE] e con gli articoli 6, paragrafo 1, e 7, paragrafo 1, della direttiva [13/93], una normativa nazionale come il paragrafo 4 della ventitreesima disposizione finale della [LEC], che non consente di fornire né di richiedere un contratto né il dettaglio del credito in una domanda in cui il convenuto è un consumatore e vi sono elementi indicanti che potrebbero essere reclamati importi basati su clausole abusive.

2)      Se sia compatibile con l’articolo 7, paragrafo 2, lettera d), del regolamento [1896/2006] richiedere, nelle domande nei confronti di un consumatore, che il ricorrente specifichi nella sezione 11 del modulo standard A) il dettaglio del credito reclamato. Parimenti, se sia compatibile con tale disposizione esigere che nella stessa sezione 11 si trascriva il contenuto delle clausole del contratto poste a fondamento delle richieste nei confronti di un consumatore, oltre all’oggetto principale del contratto, per valutare se le stesse siano o meno abusive.

3)      In caso di risposta negativa alla seconda questione, si chiede alla CGUE di precisare se sia possibile, ai sensi della formulazione attuale del regolamento 1896/2006, verificare d’ufficio, in via preliminare all’emissione dell’ingiunzione di pagamento europea, la presenza di clausole abusive in un contratto con un consumatore e in base a quale disposizione si possa effettuare tale verifica.

4)      Nell’ipotesi in cui, nell’attuale formulazione del regolamento 1896/2006, non sia possibile verificare d’ufficio l’esistenza di clausole abusive in via preliminare all’emissione dell’ingiunzione di pagamento europea, si chiede alla Corte di pronunciarsi sulla validità del regolamento citato alla luce della sua eventuale violazione dell’articolo 38 della [Carta] e dell’articolo 6, paragrafo 1, [TUE]».

 Procedimento dinanzi alla Corte

42.      Con decisione del presidente della Corte del 6 settembre 2018, le due cause sono state riunite ai fini della fase scritta del procedimento. La riunione delle due cause è stata mantenuta successivamente ai fini della fase orale del procedimento e della sentenza.

43.      Hanno presentato osservazioni scritte i governi spagnolo, lettone e ungherese, nonché la Commissione europea, il Consiglio e il Parlamento europeo.

44.      Dal momento che le parti non hanno chiesto la fissazione di un’udienza di discussione, in forza dell’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte, quest’ultima ha deciso di rinunciarvi.

 Analisi

 Osservazioni preliminari sugli strumenti applicabili nel caso di specie

45.      Prima di esaminare le questioni pregiudiziali sollevate dai giudici del rinvio, occorre accertare l’applicabilità, nella specie, della direttiva 93/13 e del regolamento n. 1896/2006.

46.      Per quanto attiene alla direttiva 93/13, essa trova applicazione ai contratti stipulati tra un professionista e un consumatore (articolo 1, paragrafo 1, della direttiva di cui trattasi).

47.      Nella specie, dalle informazioni contenute nelle domande di pronuncia pregiudiziale emerge che i procedimenti principali riguardano crediti legati a contratti di prestito conclusi tra la Bondora, un soggetto che riveste lo status di professionista, e dei consumatori (Carlos V. C. e XY). La direttiva 93/13 trova quindi applicazione nel quadro dei procedimenti principali.

48.      Per quanto attiene al regolamento n. 1896/2006, il suo campo di applicazione è determinato dall’articolo 2, in base al quale il regolamento di cui trattasi si applica «nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale», fatte salve le eccezioni elencate ai paragrafi 1, 2 e 3 del medesimo articolo.

49.      Nella specie, dalle informazioni contenute nelle domande di pronuncia pregiudiziale risulta che i procedimenti principali ricadono nella materia civile e commerciale e non rispondono a nessuna delle eccezioni indicate. Per contro, resta aperta la questione se le suddette controversie rivestano un «carattere transfrontaliero», ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, del medesimo regolamento.

50.      Infatti, tale aspetto non è affrontato nelle decisioni di rinvio, che nulla dicono quanto all’ubicazione del domicilio della Bondora.

51.      In forza dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006, si definisce transfrontaliera una controversia in cui almeno una delle parti ha domicilio o residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello del giudice adito. Detto domicilio è determinato in base alle pertinenti disposizioni del regolamento (UE) n. 1215/2012 (7), vale a dire gli articoli 62 e 63. Questi stabiliscono, in particolare, che la determinazione del luogo di domicilio di una parte grava sul giudice investito della domanda.

52.      Compete pertanto ai giudici del rinvio accertare il rispetto del requisito di cui all’articolo 3, paragrafo 1, di detto regolamento n. 1896/2006. Tuttavia, a prima vista, in base alle ricerche che ho effettuato, la Bondora sembra essere una società con sede legale in Estonia, iscritta nel registro delle persone giuridiche di detto Stato membro. Il requisito sancito all’articolo 3, paragrafo 1, sembra quindi, a priori, soddisfatto.

53.      I giudici del rinvio saranno chiamati ad applicare i requisiti previsti dagli strumenti di diritto derivato dell’Unione nella specie applicabili. Posto che il regolamento n. 1896/2006 e la direttiva 93/13 costituiscono strumenti di diritto privato e, più nello specifico, atti legislativi (ai sensi dell’articolo 289 TFUE), di pari rango nella gerarchia delle norme (8), e posto che nessuna disposizione del regolamento esclude o limita espressamente l’applicazione della direttiva, occorre quindi procedere a una lettura combinata di questi due strumenti nell’ottica di stabilire se sia possibile pervenire a una loro interpretazione armoniosa.

54.      Nelle considerazioni che seguono analizzerò insieme le prime e le seconde questioni sollevate nella causa C‑453/18 e nella causa C‑494/18 e la terza questione di cui alla causa C‑494/18, prima di trattare, in un secondo momento, la quarta questione sollevata nella causa C‑494/18.

 Sulle prime e sulle seconde questioni sollevate nelle cause C453/18 e C494/18 e sulla terza questione sollevata nella causa C494/18

55.      Con queste questioni pregiudiziali i giudici del rinvio cercano di stabilire, essenzialmente, quanto segue:

–        se il giudice nazionale investito di una domanda d’ingiunzione di pagamento europea concernente un contratto concluso tra un professionista e un consumatore possa controllare d’ufficio la natura potenzialmente abusiva delle clausole contenute nel contratto interessato in linea con gli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13, come interpretati dalla Corte, tenendo conto dell’articolo 38 della Carta e dell’articolo 6, paragrafo 1, TUE;

–        se, a tale titolo, il giudice adito possa, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006, in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafo 2, lettere d) ed e), di detto regolamento, esigere che il ricorrente trascriva il contenuto delle clausole contrattuali su cui si fonda la sua domanda o fornisca una copia del contratto invocato a fondamento del credito, al fine di compiere il controllo succitato, e

–        di conseguenza, se le summenzionate disposizioni del regolamento n. 1896/2006 ostino a una normativa nazionale, come quella controversa nel procedimento principale, che qualifica come irricevibili i documenti aggiuntivi prodotti dal ricorrente, quali una copia del contratto che giustifica il credito azionato.

56.      Per rispondere a questa triplice questione, occorre, anzitutto, esaminare i principi sanciti dall’articolo 38 della Carta, dagli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13 e dalla giurisprudenza della Corte concernenti il ruolo del giudice, segnatamente, nel quadro delle domande d’ingiunzione di pagamento di diritto nazionale, prima di esaminarne la trasposizione nel quadro del regolamento n. 1896/2006, alla luce della formulazione, del contesto e degli obiettivi perseguiti da questi strumenti (9).

 Richiamo del principio sancito all’articolo 38 della Carta

57.      Rilevo che, a norma dell’articolo 38 della Carta, nelle politiche dell’Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori. L’articolo 6, paragrafo 1, TUE stabilisce che «[l]’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta», la quale ha lo stesso valore giuridico dei Trattati.

58.      Secondo le spiegazioni relative alla Carta (10), il principio contenuto nel suo articolo 38 è stato basato sull’articolo 169 TFUE. In forza di quest’ultimo, al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori, l’Unione contribuisce, in particolare, a tutelare gli interessi economici di questi ultimi.

 Sul ruolo del giudice alla luce della direttiva 93/13 e della giurisprudenza della Corte

–       Principi generali

59.      Gli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13 sanciscono due obiettivi. Si tratta, da una parte, di evitare che i consumatori siano vincolati da clausole abusive (come definite nella direttiva di cui trattasi) e, dall’altra, di dissuadere i professionisti dal ricorrere a detta tipologia di clausole nei contratti stipulati con i consumatori.

60.      Nel corso degli ultimi 20 anni, le disposizioni in esame hanno dato origine a una copiosa giurisprudenza. Occorre trarne, sinteticamente, gli insegnamenti pertinenti ai fini della mia analisi nel caso di specie (11).

61.      Secondo una giurisprudenza costante a partire dall’anno 2000 (12), il sistema di tutela istituito dalla direttiva 93/13 è fondato sull’idea che il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda sia il potere nelle trattative che il grado di informazione, situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte preventivamente dal professionista senza poter incidere sul contenuto delle stesse.

62.      Secondo la Corte, per garantire la tutela voluta dalla direttiva 93/13, la situazione di disuguaglianza tra il consumatore e il professionista può essere riequilibrata solo grazie a un intervento positivo da parte di soggetti estranei al rapporto contrattuale (13).

63.      È alla luce di tali considerazioni che la Corte ha dichiarato che, nell’ambito delle funzioni che incombono al giudice nazionale, in forza delle disposizioni della direttiva 93/13, quest’ultimo è tenuto a esaminare d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale e, in tal modo, a porre un argine allo squilibrio che esiste tra il consumatore e il professionista (14) e ciò, a partire dal momento in cui dispone «degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine» (15). A questo scopo, il giudice deve adottare d’ufficio misure istruttorie al fine di accertare se una clausola inserita nel contratto oggetto della controversia ad esso sottoposta rientri nell’ambito di applicazione della direttiva 93/13 (16).

64.      Secondo la giurisprudenza della Corte, tali obblighi incombenti al giudice nazionale devono essere ritenuti necessari per garantire al consumatore una tutela effettiva, tenuto conto del rischio non trascurabile che questi ignori i suoi diritti o incontri difficoltà per esercitarli (17).

65.      A tal riguardo, la Corte ha sottolineato che l’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13 costituisce una disposizione di carattere imperativo e che dev’essere considerato come una norma equivalente alle disposizioni nazionali che occupano, nell’ambito dell’ordinamento giuridico interno, il rango di norme di ordine pubblico (18).

–       Applicazione nel quadro dei procedimenti d’ingiunzione di pagamento di diritto nazionale

66.      I principi richiamati supra si applicano nel quadro dei procedimenti accelerati o semplificati, come il procedimento d’ingiunzione di pagamento di diritto nazionale (19).

67.      Un siffatto procedimento consente a un creditore di ottenere rapidamente e con poche formalità un titolo esecutivo per crediti non contestati. Sebbene le precise modalità varino da paese a paese, si tratta comunque, nella sostanza, di un procedimento che non comporta una discussione in contraddittorio nel merito, a meno che il debitore non la avvii proponendo opposizione. Tale trasferimento dell’iniziativa processuale sul convenuto – denominato «inversione del contenzioso» – significa che è al destinatario dell’ingiunzione di pagamento che incombe l’onere di avviare il procedimento in contraddittorio al fine di impedire che quest’ultima divenga esecutiva (20).

68.      Il meccanismo dell’ingiunzione di pagamento prevede, a tale titolo, una responsabilità notevole a carico del convenuto. Infatti, questa inversione del contenzioso implica che il dibattito giudiziario in contraddittorio sia differito e sottoposto a condizione, dal momento che esso dipende da una contestazione attiva dal parte del convenuto. In mancanza di una siffatta contestazione, questo dibattito non avrà mai luogo. Il meccanismo in esame, pur offrendo vantaggi importanti in termini di efficacia e di celerità, comporta tuttavia, a carico del convenuto, uno svantaggio dal punto di vista processuale tanto più marcato quando questi sia una parte debole, come un consumatore, che potrebbe essere sorpreso dall’avvio di un siffatto procedimento (21).

69.      Prima di procedere all’analisi della giurisprudenza della Corte su questo aspetto, occorre formulare un’osservazione preliminare sulle tipologie di procedimenti d’ingiunzione di pagamento esistenti all’interno dell’Unione.

70.      Nei vari Stati membri si possono distinguere in generale due forme di procedimento d’ingiunzione di pagamento (22), vale a dire, da una parte, i procedimenti detti documentali (o «con prova») (23) e, dall’altra, i procedimenti non documentali («senza prova») (24).

71.      È nel contesto di un procedimento nazionale d’ingiunzione di pagamento a carattere documentale che la Corte è stata chiamata a pronunciarsi – per la prima volta – sull’obbligo del giudice di rilevare d’ufficio eventuali clausole abusive prima di qualsiasi opposizione proposta dal convenuto. Tale aspetto era oggetto della causa Banco Español de Crédito (25).

72.      Dopo aver ricordato i principi generali enunciati supra, la Corte ha osservato che le modalità di attuazione dei procedimenti nazionali d’ingiunzione di pagamento rientrano nell’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in forza del principio dell’autonomia processuale. Tuttavia, secondo una giurisprudenza costante, detta autonomia processuale è delimitata dal requisito del rispetto dei principi di equivalenza (26) e di effettività (27).

73.      Quanto al principio di effettività, la Corte ha rammentato che ciascun caso dev’essere esaminato tenendo conto del ruolo di detta disposizione nell’insieme del procedimento, dello svolgimento e delle peculiarità dello stesso, dinanzi ai vari organi giurisdizionali nazionali (28).

74.      Dopo essersi dedicata a un’analisi delle caratteristiche della disciplina spagnola dell’ingiunzione di pagamento, e in particolare, della brevità del termine di opposizione previsto a carico del convenuto (venti giorni), la Corte ha considerato che un siffatto regime procedurale, che non consente al giudice investito di una domanda d’ingiunzione di pagamento di esaminare d’ufficio, in limine litis, né in qualsiasi altra fase del procedimento, anche qualora disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine, la natura abusiva delle clausole contenute in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, in assenza di opposizione proposta da quest’ultimo, può «compromettere l’effettività della tutela voluta dalla direttiva 93/13» (29).

75.      Infatti, la Corte ha stabilito che, tenuto conto dello svolgimento complessivo e delle peculiarità del procedimento d’ingiunzione di pagamento presenti nel diritto spagnolo, sussisteva un rischio non trascurabile che «i consumatori interessati non propongano l’opposizione richiesta a causa del termine particolarmente breve previsto a tal fine, ovvero poiché possono essere dissuasi dal difendersi tenuto conto delle spese che un’azione giudiziaria implicherebbe rispetto all’importo del debito contestato, oppure poiché ignorano o non intendono la portata dei loro diritti, od ancora in ragione del contenuto succinto della domanda d’ingiunzione introdotta dai professionisti e, pertanto, dell’incompletezza delle informazioni delle quali dispongono» (30).

76.      La Corte ha così elaborato uno schema di analisi particolarmente utile per stabilire il rischio di pregiudizio all’effettività della protezione di cui i consumatori devono poter beneficiare ai sensi della direttiva 93/13 (31). A seguito di detta sentenza, il Regno di Spagna ho modificato la propria normativa. Detta riforma è sfociata nella formulazione attuale dell’articolo 815, paragrafo 4, della LEC, citato nella specie dai giudici del rinvio.

77.      La Corte ha completato la sua analisi nella sentenza Finanmadrid EFC, secondo cui la direttiva 93/13 deve essere interpretata nel senso che osta «a una normativa nazionale (...) che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione» (32).

78.      La sentenza Profi Credit Polska (33) ha consentito alla Corte di precisare la sua posizione nel contesto di un procedimento di diritto nazionale nel quale il giudice del rinvio non disponeva degli elementi di diritto e di fatto necessari per l’esame del carattere abusivo delle clausole alla base della domanda (34). Un siffatto esame poteva essere compiuto solo in caso di opposizione proposta dal consumatore.

79.      In tale sentenza, la Corte ha riconosciuto che «[u]na tutela effettiva dei diritti attribuiti al consumatore [dalla direttiva 93/13] (...) può essere garantita solo a condizione che il sistema processuale nazionale consenta, nell’ambito del procedimento di ingiunzione di pagamento o di quello di esecuzione dell’ingiunzione di pagamento, un controllo d’ufficio [da parte del giudice nazionale] della potenziale natura abusiva delle clausole inserite nel contratto di cui trattasi» (35). Il contestato procedimento di diritto nazionale deve «essere esaminato nel suo complesso, comprendendo sia la prima fase, antecedente alla proposizione dell’opposizione, sia la successiva seconda fase» (36).

80.      Dopo aver ricordato i principi di autonomia processuale e di effettività, la Corte ha sottolineato che i consumatori devono avere «la possibilità di presentare (...) un’opposizione a condizioni di procedura ragionevoli, cosicché l’esercizio dei [loro] diritti (...) non sia soggetto a condizioni, in particolare relative a termini o costi, che limitino l’esercizio dei diritti garantiti dalla direttiva 93/13» (37).

81.      È per questa ragione che la Corte, dopo aver ricordato i criteri di analisi richiamati al paragrafo 75 delle presenti conclusioni, ha dichiarato che l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13 ostava a una normativa nazionale «che consente di emettere un’ingiunzione di pagamento (...) quando il giudice investito (...) non dispone del potere di procedere a un esame dell’eventuale carattere abusivo delle clausole (...), una volta che le modalità di esercizio del diritto di proporre opposizione avverso una simile ingiunzione non permettono di assicurare il rispetto dei diritti che il consumatore trae dalla direttiva in parola» (38).

82.      Quale conclusione occorre trarre da questa giurisprudenza?

83.      A mio parere, occorre concludere che un controllo giudiziale della natura (potenzialmente) abusiva delle clausole dedotte dal ricorrente a fondamento del suo credito deve essere possibile, in sede di esame della domanda d’ingiunzione di pagamento, anche in caso di procedimento di tipo non documentale (senza prova), a meno che al convenuto non sia riconosciuto un accesso effettivo al giudice dell’opposizione (in altre parole, a condizione che le disposizioni processuali applicabili non comportino un rischio non trascurabile che il consumatore interessato non proponga opposizione) o a meno che il giudice dell’esecuzione non sia autorizzato a compiere un controllo siffatto.

84.      La rilevazione d’ufficio di eventuali clausole abusive da parte del giudice adito non pone, di per sé, alcun problema concreto in caso di procedura documentale, nel senso che detto giudice dispone della documentazione prodotta dal creditore a supporto della sua domanda.

85.      Tuttavia, a mio parere, gli insegnamenti tratti dalla giurisprudenza richiamata supra devono trovare applicazione anche ai procedimenti non documentali.

86.      Infatti, in caso contrario, si finirebbe con privare i consumatori interessati (oggetto di tali procedimenti) del beneficio delle disposizioni imperative della direttiva 93/13. A tale proposito, occorre accogliere un’interpretazione teleologica delle disposizioni in esame e della giurisprudenza de qua al fine di garantire loro un effetto utile. Pertanto, in mancanza di un accesso effettivo al giudice dell’opposizione o di un controllo esercitato dal giudice competente per l’esecuzione, le disposizioni processuali concernenti i procedimenti non documentali dovranno essere strutturate in maniera da consentire all’autorità investita di una domanda di ingiunzione di chiedere al ricorrente la produzione di documenti indicanti «gli elementi di fatto e di diritto necessari» ai fini della verifica del rispetto dei requisiti posti dalla direttiva 93/13. In mancanza di una facoltà siffatta, i procedimenti di cui trattasi potrebbero essere considerati non conformi ai requisiti della direttiva 93/13.

87.      Occorre ora trasporre tali requisiti nel contesto del regolamento n. 1896/2006.

 Sull’applicazione nel contesto del regolamento n. 1896/2006

–       Osservazioni sulla genesi del regolamento n. 1896/2006

88.      Il regolamento n. 1896/2006 è il frutto di un lungo lavoro legislativo. Il progetto iniziale della Commissione (pubblicato nel 2004) prevedeva un procedimento non documentale «puro» (39).

89.      La versione finale del regolamento si discosta sotto molti profili da detto progetto iniziale.

90.      Come osserverò nelle considerazioni che seguono, il legislatore dell’Unione è pervenuto a un modello «ibrido» che combina aspetti tipici dei procedimenti non documentali (come l’assenza di un obbligo di produrre fin dall’inizio documenti diversi dal modulo A, allegato al regolamento n. 1896/2006) e aspetti più vicini ai procedimenti di tipo documentale (come l’obbligo, per il giudice adito, di esaminare la fondatezza prima facie della domanda – v. articolo 8 del regolamento succitato).

–       Esame delle disposizioni essenziali del regolamento n.1896/2006

91.      Dalla lettura del considerando 9 e dell’articolo 1 del regolamento di cui trattasi emerge che quest’ultimo intende in particolare, nel contesto di controversie transfrontaliere, semplificare e accelerare i procedimenti, nonché ridurre i costi di recupero dei crediti che non sono oggetto di una controversia giuridica. È alla luce di questi obiettivi che occorre interpretare il regolamento n. 1896/2006 (40).

92.      L’articolo 7 del regolamento citato elenca gli elementi che il richiedente deve fornire, all’atto del deposito della sua domanda d’ingiunzione di pagamento, utilizzando il modulo A, elementi che comprendono: i) il fondamento dell’azione, compresa una descrizione delle circostanze invocate come base del credito e, se del caso, degli interessi richiesti [articolo 7, paragrafo 2, lettera d)] e ii) una descrizione delle prove a sostegno della domanda [articolo 7, paragrafo 2, lettera e)] (41). In forza dell’articolo 8, prima frase, il giudice a cui è presentata la domanda d’ingiunzione di pagamento europea valuta, quanto prima e sulla scorta del contenuto del modulo di domanda, se siano soddisfatte le condizioni di cui (in particolare) all’articolo 7 e se il credito sia fondato.

93.      La dottrina ha – correttamente – osservato che «descrivere gli elementi di prova o nulla scrivere al riguardo non fa grande differenza» (42). Pertanto, sia il convenuto che il giudice adito dispongono unicamente di informazioni molto limitate. A tal riguardo, sulla sola base dei dati ripresi nel modulo A, il controllo della fondatezza della domanda da parte del giudice è, a prima vista, piuttosto superficiale (43) – il che non è affatto idoneo a garantire una protezione effettiva al consumatore interessato.

94.      Conformemente all’articolo 9, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006, in caso di mancato rispetto dei requisiti di cui all’articolo 7, il giudice dà al ricorrente la possibilità di completare o rettificare la domanda (44).

95.      In forza dell’articolo 12 del summenzionato regolamento, quando sono soddisfatte le condizioni di cui all’articolo 8, il giudice emette l’ingiunzione di pagamento europea (45). In tale contesto, il convenuto deve ricevere un numero limitato di informazioni (46). In particolare, il convenuto è informato della possibilità di opporsi all’ingiunzione di pagamento presentando opposizione dinanzi al giudice d’origine, da inviare entro 30 giorni che decorrono dal momento in cui l’ingiunzione gli è stata notificata.

96.      In mancanza di opposizione da parte del convenuto, l’ingiunzione di pagamento diviene esecutiva (articolo 18 del regolamento n. 1896/2006).

–       Necessità di un controllo giudiziale in sede di esame iniziale della domanda d’ingiunzione di pagamento europea

97.      Come osservato al paragrafo 83 delle presenti conclusioni, in mancanza di disposizioni esplicite al riguardo (47), occorre stabilire se il controllo giudiziale debba intervenire nella fase dell’esame (iniziale) della domanda di ingiunzione o se, al contrario, il consumatore disponga di un accesso effettivo e sufficiente al giudice dell’opposizione, o ancora se il giudice dell’esecuzione sia in grado di procedere, in caso estremo, a un siffatto controllo.

98.      Comincerò escludendo quest’ultima possibilità: in forza dell’articolo 22, paragrafo 3, del regolamento n. 1896/2006, è vietato ogni riesame del merito nello Stato membro di esecuzione (48).

99.      Per quanto attiene all’accesso al giudice dell’opposizione, benché il diritto europeo dei consumatori non miri a supplire a una «completa passività del consumatore» e non sia quindi, di per sé, pregiudizievole che detto consumatore debba proporre opposizione avverso l’ingiunzione di pagamento al fine di avviare la seconda fase del procedimento, nella quale il giudice esaminerà d’ufficio l’abusività delle clausole del contratto alla base della domanda d’ingiunzione (49), occorre tuttavia verificare se le modalità di esercizio del diritto di proporre opposizione all’ingiunzione di pagamento consentano di garantire il rispetto dei diritti che il consumatore trae, in particolare, dalla direttiva 93/13 (50).

100. In altre parole, ci si può accontentare di conferire al giudice dell’opposizione il compito di intervenire senza alcuna possibilità di controllo a monte da parte del giudice investito della domanda di ingiunzione?

101. A questo riguardo, i criteri formulati dalla Corte nella sentenza Banco Español de Crédito (51) consentono di compiere una valutazione complessiva (52) della procedura introdotta dal regolamento n. 1896/2006.

102. Sussiste un rischio non trascurabile che il consumatore interessato da una siffatta domanda d’ingiunzione di pagamento europea non proponga opposizione ad essa, tenuto conto delle sue modalità?

103. In linea con la Commissione, ritengo che occorra rispondere a tale questione in senso affermativo, in particolare in ragione, in primis, del termine di opposizione, in secondo luogo, del rischio che il consumatore non sia a conoscenza della portata dei propri diritti e, in terzo luogo, della limitatezza delle informazioni messe a sua disposizione.

104. In termini molto generali, nel concepire il regolamento n. 1896/2006 sembra siano state privilegiate considerazioni connesse alla celerità e all’effettività del procedimento, a pregiudizio delle «valvole di sicurezza» giuridiche idonee a tutelare il convenuto (53).

105. Così, per quanto attiene al termine di opposizione, va osservato che si tratta di un termine unico, della durata di trenta giorni a decorrere dal momento in cui l’ingiunzione di pagamento è stata notificata (54). A titolo di paragone, nella sentenza Banco Español de Crédito, la Corte ha già osservato che un termine di venti giorni era «particolarmente breve». Questo elemento deve essere preso in considerazione in parallelo alle informazioni messe a disposizione del consumatore (aspetto su cui tornerò ulteriormente al paragrafo 107 delle presenti conclusioni). A tale riguardo, va sottolineato che la causa Banco Español de Crédito concerneva un procedimento documentale che – per sua natura – consente al consumatore di conoscere più agevolmente gli elementi di prova invocati nei suoi confronti, a differenza del modello essenzialmente non documentale su cui si fonda il procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento.

106. Inoltre, non si può sottovalutare il rischio che il consumatore ignori o non comprenda la portata dei propri diritti. La questione se una clausola del contratto sottostante sia abusiva può risultare complessa e la relativa risposta può non emergere con evidenza dalla lettura delle informazioni di cui dispone il consumatore (55) – tanto più che, quest’ultimo può, addirittura, ignorare l’esistenza di una nozione giuridica di «clausola abusiva». Infatti, il consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto non è tenuto a conoscere il contenuto della direttiva 93/13 né, tanto meno, l’insieme delle clausole che essa può ricomprendere nel proprio campo di applicazione (56). In questo senso, l’accesso all’opposizione presuppone l’esistenza di un accesso alla conoscenza del diritto (57); quest’ultimo accesso risulta ancor più problematico nel caso di persone già indebitate che non necessariamente sono in grado di ricorrere ai servizi di un giurista per esaminare il contratto controverso e rilevare eventuali illiceità (58).

107. Infine, occorre prendere in considerazione il contenuto circoscritto della domanda di ingiunzione e l’incompletezza delle informazioni di cui il consumatore dispone al riguardo. Come osservato al paragrafo 93 delle presenti conclusioni, il sistema scelto dal legislatore dell’Unione, fondato su un modello processuale non documentale, attenuato dalla «descrizione» degli elementi di prova, non consente di garantire al consumatore interessato un esercizio con cognizione di causa della sua facoltà di opposizione. Infatti, le informazioni fornite sia dal ricorrente (nel quadro del modulo A) sia dal giudice adito in sede di notifica dell’ingiunzione sono oltremodo limitate e non attirano in alcun modo l’attenzione del consumatore sulla necessità di verificare, segnatamente, l’eventuale presenza di clausole abusive nel contratto sottostante (59). Mi ricollego qui alla mia precedente osservazione, concernente la questione dell’accesso alla conoscenza del diritto, che rappresenta la conditio sine qua non di un esercizio con cognizione di causa del diritto di opposizione (o di una rinuncia ad esso).

108. Il fatto che l’esercizio dell’opposizione non debba essere motivato (in forza dell’articolo 16, paragrafo 3, del regolamento n. 1896/2006) non influisce qui minimamente (60): in mancanza di informazioni sufficienti quanto all’opportunità di una contestazione, il consumatore rischia di astenersi dal proporre opposizione e di effettuare il pagamento della somma indicata nell’ingiunzione, per timore di restare coinvolto in un procedimento giudiziario dai costi difficilmente prevedibili (61) e dall’esito incerto.

109. A mio parere, sussiste, nel complesso, un rischio non trascurabile che, date le circostanze, il consumatore si astenga dal proporre opposizione.

110. A tale riguardo, il regolamento n. 1896/2006 può (e deve) essere interpretato nel senso che il giudice investito della domanda d’ingiunzione di pagamento può esercitare un controllo d’ufficio sulle clausole potenzialmente abusive. Infatti, come dimostrerò in prosieguo, il riconoscimento di detto potere al giudice consente di garantire il rispetto dei requisiti di cui alla direttiva 93/13, come interpretata dalla Corte, senza per questo ignorare la formulazione e lo spirito del regolamento di cui trattasi. Prima di procedere a detta dimostrazione, devo anzitutto esaminare in che misura il giudice adito possa, al fine di esercitare il proprio potere di controllo, ottenere informazioni aggiuntive in forza del regolamento de quo.

–       Portata dei poteri di controllo del giudice adito

111. In questo contesto si tratta, quindi, di stabilire quali siano gli elementi aggiuntivi che il giudice adito dovrebbe poter richiedere e se detti elementi possano essere richiesti anche al creditore ai sensi del regolamento n. 1896/2006.

112. Se correttamente compilate, le caselle 6, 7, 8 e 9 del modulo A consentiranno a un giudice attento di rilevare (immediatamente) talune anomalie. Infatti, le clausole abusive più ricorrenti riguardano la modalità di calcolo degli interessi di mora e delle penali contrattuali. Tuttavia, per averne la certezza, il giudice dovrà necessariamente disporre del testo delle clausole abusive di cui trattasi. Proprio questa situazione si è presentata nel quadro dei procedimenti principali e ha dato luogo, nella specie, ai rinvii pregiudiziali.

113. Inoltre, come osservato correttamente dalla Commissione, un contratto può celare clausole che risultano essere abusive soltanto al termine di una lettura d’insieme, in ragione della loro interazione.

114. Il modulo A consente di inserire informazioni in aggiunta a quelle formalmente previste nelle caselle succitate (v. casella 11).

115. A mio avviso, in forza dell’articolo 9, paragrafo 1, in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafo 2, lettere d) ed e) (62), del summenzionato regolamento, il giudice può chiedere al convenuto di completare la sua domanda e di trascrivere tutte le clausole invocate a fondamento del suo credito, segnatamente, servendosi della casella 11 del modulo A.

116. La trascrizione del contratto nella sua interezza consente di evitare che un creditore senza scrupoli scelga, in base alla sua convenienza, le clausole sottoposte al controllo del giudice. Infatti, un tale modus operandi impedirebbe al giudice adito di comprendere l’equilibrio complessivo del contratto e di mettere in luce il carattere potenzialmente abusivo di una combinazione di clausole.

117. In tale ambito, per ragioni di celerità e semplicità, il giudice inviterà il ricorrente a produrre una copia integrale del contratto (invece di inserirne il testo integrale nel modulo con un’operazione di tipo «copia-incolla»).

118. Questa interpretazione delle disposizioni del regolamento n. 1896/2006 consente di garantire un controllo adeguato delle clausole interessate nel rispetto dell’articolo 4 della direttiva 93/13, in forza del quale «il carattere abusivo di una clausola contrattuale è valutato (...) facendo riferimento (...) a tutte le altre clausole del contratto» (il corsivo è mio).

119. In presenza di dubbi sulla fondatezza della domanda dovuti al carattere potenzialmente abusivo di una determinata clausola, il giudice potrà così rifiutare l’emissione di un’ingiunzione di pagamento europea ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 1896/2006, o emettere un’ingiunzione parziale, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 10 del regolamento di cui trattasi (63).

–       Conformità alla formulazione e agli obiettivi del regolamento n. 1896/2006 e della direttiva 93/13, alla luce dell’articolo 38 della Carta

120. La formulazione e gli obiettivi del regolamento n. 1896/2006 consentono di accogliere l’interpretazione proposta supra?

121. A mio avviso, la risposta è affermativa.

122. Sussiste certamente una potenziale tensione tra l’esigenza di intervento attivo da parte del giudice (derivante dalla direttiva 93/13, come interpretata dalla Corte) e gli obiettivi di celerità, semplificazione e riduzione dei costi perseguiti dal regolamento n. 1896/2006.

123. Tale tensione, che trae origine dalla natura ibrida del regolamento e dal requisito limitato della descrizione delle prove (64), è stata sottolineata dalla Corte nella causa Szyrocka (65). Secondo tale sentenza, l’articolo 7 del regolamento n. 1896/2006 dev’essere interpretato «nel senso che disciplina in modo esauriente i requisiti che la domanda d’ingiunzione di pagamento europea deve rispettare» (66).

124. Occorre concludere che detta sentenza esclude ogni possibilità di richiedere informazioni o documenti aggiuntivi (67), in particolare ai fini del controllo della natura (potenzialmente) abusiva delle clausole invocate a fondamento di una domanda d’ingiunzione di pagamento europea?

125. A mio avviso, una siffatta lettura della sentenza Szyrocka (68) sarebbe errata.

126. Infatti, il ragionamento alla base di detta sentenza era il seguente: l’obiettivo del regolamento de quo sarebbe compromesso qualora gli Stati membri potessero prescrivere nella loro legislazione nazionale, in termini generali, requisiti aggiuntivi che la domanda d’ingiunzione di pagamento europea dovrebbe rispettare. Simili requisiti, infatti, implicherebbero non soltanto l’imposizione, nei diversi Stati membri, di condizioni diversificate per una domanda siffatta, ma comporterebbero altresì un aggravio della complessità, della durata e dei costi del procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (69).

127. Nella specie, trattandosi di clausole abusive nei contratti conclusi con un consumatore, il potere di controllo del giudice deriva implicitamente e necessariamente dalla direttiva 93/13, come interpretata dalla Corte. Si tratta pertanto di un requisito che trae origine direttamente dal diritto dell’Unione e non di un requisito aggiuntivo imposto in maniera arbitraria da uno Stato membro e idoneo a generare divergenze inconciliabili tra gli Stati membri. Per questo stesso motivo, un requisito siffatto non compromette l’autonomia della procedura introdotta dal regolamento n. 1896/2006, né la sua prevedibilità o uniformità (70).

128. Inoltre, il potere di sollecitare la produzione di una copia del contratto non lede, sostanzialmente, gli obiettivi di accelerazione, semplificazione e riduzione dei costi sanciti dall’articolo 1 del regolamento n. 1896/2006 (71).

129. Il giudice adito ha diritto di chiedere elementi aggiuntivi ai sensi dell’articolo 9 del regolamento n. 1896/2006. La produzione di una copia del contratto si inserisce nel quadro di detta prerogativa. Più in particolare, la produzione di una copia del contratto (in quanto tale) non complica in maniera irragionevole lo svolgimento del procedimento.

130. Infatti, ai giorni nostri, non vi è (a priori) nulla di più semplice che copiare un documento e inoltrarlo a mezzo e-mail. A tale titolo, il creditore che si veda arrivare una richiesta siffatta dal giudice investito della sua domanda di ingiunzione, dovrebbe potervi adempiere tempestivamente, senza particolari difficoltà e, in linea di principio, senza spese (72). Una soluzione siffatta è compatibile con un’informatizzazione del procedimento (73).

131. Inoltre, posto che il controllo esercitato dal giudice è strettamente limitato alla verifica, prima facie, del carattere potenzialmente abusivo delle clausole invocate (nel quadro dell’esame dell’apparenza di fondatezza della domanda di cui trattasi), una soluzione siffatta non dovrebbe comportare ulteriori ritardi significativi nel trattamento della domanda di cui trattasi, a fortiori, per un giudice esperto in contenzioso in materia di diritto dei consumatori.

132. Inoltre, la soluzione proposta consente anche di garantire il rispetto degli obiettivi della direttiva 93/13, alla luce dell’articolo 38 della Carta.

133. Questa soluzione assicura una tutela effettiva del consumatore, permettendo al giudice di negare l’emissione di un’ingiunzione di pagamento (o di emettere un’ingiunzione di pagamento parziale) quando le clausole invocate appaiono, a prima vista, potenzialmente abusive (74). La presente soluzione soddisfa altresì l’obiettivo di dissuasione previsto all’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13, scoraggiando comportamenti predatori.

134. Infatti, aderendo a una diversa interpretazione dei due strumenti in discussione, si finirebbe col generare un effetto inerziale consentendo ai creditori privi di scrupoli di aggirare la disciplina imperativa sancita dalla direttiva 93/13 (75) grazie al ricorso alla procedura semplificata del regolamento n. 1896/2006 (76). Una soluzione siffatta non consentirebbe di garantire il livello elevato di protezione dei consumatori previsto dall’articolo 38 della Carta (77), in particolare dal punto di vista dei loro interessi economici (78).

135. Come osservato correttamente dalla Commissione, nei procedimenti principali un esito siffatto apparirebbe ancor più assurdo posto che il procedimento d’ingiunzione di pagamento di diritto nazionale garantirebbe al consumatore una protezione maggiore rispetto al procedimento europeo previsto dal regolamento n. 1896/2006 (nella misura in cui detto procedimento di diritto nazionale, adattato in seguito alla sentenza Banco Español de Crédito (79), comprende un controllo giudiziario in sede di esame della domanda d’ingiunzione di pagamento (80)).

136. In questo modo, la soluzione proposta consente di ristabilire l’equilibrio tra professionisti e consumatori voluto dal legislatore dell’Unione (81), equilibrio che rischierebbe altrimenti di essere compromesso dall’inversione del contenzioso che caratterizza il procedimento previsto dal regolamento n. 1896/2006 e rende ancor più essenziale la fornitura di informazioni adeguate al giudice e al convenuto - consumatore (82).

137. Infine, quale osservazione finale, occorre rilevare ancora che, conformemente agli articoli 8 e 11 del regolamento n. 1896/2006, il giudice investito della domanda d’ingiunzione di pagamento, nell’accoglierla o respingerla, è chiamato a pronunciarsi unicamente su una fondatezza prima facie.

138. In altre parole, un eventuale rigetto della domanda (ad esempio, in ragione dei dubbi nutriti quanto al carattere potenzialmente abusivo delle clausole invocate) non impedirà, evidentemente, al creditore di ottenere il soddisfacimento del suo credito, se del caso, ricorrendo a procedimenti diversi (83). Tale aspetto è espressamente confermato nell’articolo 1, paragrafo 2, e nell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento n. 1896/2006 (84).

 Conclusione

139. A mio giudizio, occorre rispondere in senso affermativo alle prime e alle seconde questioni sollevate nelle cause C‑453/18 e C‑494/18 e alla terza questione di cui alla causa C‑494/18.

140. In tal senso, il giudice nazionale chiamato a esaminare una domanda d’ingiunzione di pagamento europea concernente un contratto concluso tra un professionista e un consumatore può controllare d’ufficio la natura potenzialmente abusiva delle clausole contenute nel contratto interessato, come richiedono gli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13, letti alla luce dell’articolo 38 della Carta e dell’articolo 6, paragrafo 1, TUE.

141. A tal fine, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006, in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafo 2, lettere d) ed e), di detto regolamento, il giudice adito può esigere che il ricorrente trascriva il contratto invocato a fondamento del credito con l’unica finalità di effettuare il summenzionato controllo.

142. Di conseguenza, le disposizioni summenzionate del regolamento n. 1896/2006 e della direttiva 93/13 ostano a una normativa nazionale, come quella controversa nel procedimento principale, che qualifica come irricevibili i documenti aggiuntivi prodotti da un ricorrente, quali una copia del contratto a supporto del credito.

 Sulla quarta questione sollevata nella causa C494/18

143. Il giudice del rinvio s’interroga, essenzialmente, sulla validità del regolamento n. 1896/2006 e si chiede, più in particolare, se, in caso di risposta negativa alle questioni esaminate supra, detto regolamento sia conforme all’articolo 38 della Carta (e all’articolo 6 TUE).

144. Posto che, a mio giudizio, occorre rispondere in senso affermativo alle suddette questioni, una pronuncia su questo punto risulta superflua.

145. Infatti, l’interpretazione del regolamento n. 1896/2006 proposta supra consente di conciliarlo con il regime imperativo sancito dalla direttiva 93/13 e di garantire il livello elevato di protezione dei consumatori previsto dall’articolo 38 della Carta.

 Conclusioni

146. Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di rispondere come segue alle questioni sollevate dal Juzgado de Primera Instancia n. 11 de Vigo (Tribunale di primo grado n. 11 di Vigo, Spagna) e dal Juzgado de Primera Instancia n. 20 de Barcelona (Tribunale di primo grado n. 20 di Barcellona, Spagna):

Nel quadro dell’esame di una domanda d’ingiunzione di pagamento proposta in forza del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento, domanda vertente su un credito fondato su un contratto concluso tra un professionista e un consumatore, il giudice adito può esercitare un controllo d’ufficio sulle clausole potenzialmente abusive contenute in detto contratto, conformemente agli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letti alla luce dell’articolo 38 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dell’articolo 6, paragrafo 1, TUE.

Per tale ragione, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006, in combinato disposto con l’articolo 7, paragrafo 2, lettere d) ed e), del medesimo regolamento, il giudice adito può esigere che il ricorrente trascriva il contratto invocato a fondamento del suo credito con l’unica finalità di effettuare detto controllo.

Gli articoli 7 e 9 del regolamento n. 1896/2006, in combinato disposto con gli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13, ostano a una disposizione di diritto nazionale, come quella controversa nel procedimento principale, che qualifica come irricevibili i documenti aggiuntivi prodotti da un ricorrente dinanzi al giudice adito, come una copia del contratto che giustifica il credito invocato nei confronti del consumatore.


1      Lingua originale: il francese.


2      Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (GU 2006, L 399, pag. 1).


3      Direttiva del Consiglio del 5 aprile 1993 concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU 1993, L 95, pag. 29)


4      BOE n. 7 dell’8 gennaio 2000.


5      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349).


6      Il giudice del rinvio richiama, in particolare, la sentenza del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen (C‑147/16, EU:C:2018:320).


7      La formulazione dell’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006 rimanda agli articoli 59 e 60 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12, pag. 1), all’epoca in vigore. Il regolamento n. 44/2001 è stato nel frattempo sostituito e abrogato dal regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2012, L 351, pag. 1).


8      V. altresì, a tal riguardo, Berthe, A., L’injonction de payer, Bruxelles, Larcier, 2017, pag. 378.


9      Mi riferisco qui ai criteri interpretativi tradizionalmente accolti dalla Corte. V. sentenza del 7 febbraio 2018, American Express (C‑304/16, EU:C:2018:66, punto 54 e giurisprudenza citata).


10      GU 2007, C 303, pag. 17.


11      Per un’esposizione dettagliata della giurisprudenza e della dottrina pertinenti a questo riguardo, v. Beka, A., The Active Role of Courts in Consumer Litigation. Applying EU Law of the National Courts’Own Motion, Cambridge, Intersentia, 2018.


12      V. sentenze del 27 giugno 2000, Océano Grupo Editorial e Salvat Editores (da C‑240/98 a C‑244/98, EU:C:2000:346, punto 25); del 26 ottobre 2006, Mostaza Claro (C‑168/05, EU:C:2006:675, punto 25), e del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen (C‑147/16, EU:C:2018:320, punto 26 e giurisprudenza citata).


13      Sentenza del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen (C‑147/16, EU:C:2018:320, punto 28 e giurisprudenza citata).


14      Sentenze del 26 ottobre 2006, Mostaza Claro (C‑168/05, EU:C:2006:675, punto 38), e del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen (C‑147/16, EU:C:2018:320, punto 29 e giurisprudenza citata).


15      Sentenza del 4 giugno 2009, Pannon GSM (C‑243/08, EU:C:2009:350, punto 35).


16      V. sentenze del 9 novembre 2010, VB Pénzügyi Lízing (C‑137/08, EU:C:2010:659, punti 51 e 56), e del 21 febbraio 2013, Banif Plus Bank (C‑472/11, EU:C:2013:88, punto 24).


17      Il corsivo è mio. Sentenze del 21 novembre 2002, Cofidis (C‑473/00, EU:C:2002:705, punto 33), e del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen (C‑147/16, EU:C:2018:320, punto 31 e giurisprudenza citata).


18      V. sentenza del 17 maggio 2018, Karel de Grote – Hogeschool Katholieke Hogeschool Antwerpen (C‑147/16, EU:C:2018:320, punti 34 e 35 e giurisprudenza citata). La Corte ha precisato che occorre considerare che tale qualificazione si estende a tutte le disposizioni della direttiva indispensabili a realizzare l’obiettivo perseguito da detto articolo 6.


19      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punto 43 e giurisprudenza citata).


20      Conclusioni dell’avvocato generale Szpunar nella causa Finanmadrid EFC (C‑49/14, EU:C:2015:746, paragrafo 27). Sulla nozione di «inversione del contenzioso», v. anche: Boularbah, H., Requête unilatérale et inversion du contentieux, Bruxelles, Larcier, 2010, pagg. 214 e segg.


21      V., a tale riguardo, Szpunar, M., «Quelques aspects procéduraux de la protection des consommateurs contre les clauses abusives: le contrôle d’office dans le cadre des procédures accélérées et simplifiées», in L’Europe au présent. Liber amicorum Melchior Wathelet, Bruxelles, Bruylant, 2018, pag. 690.


22      Libro verde sul procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento e sulle misure atte a semplificare ed accelerare il contenzioso in materia di controversie di modesta entità [COM(2002) 746 definitivo, punto 3.1.1].


23      Ibidem. Il modello documentale prevede, a carico del ricorrente, l’obbligo di produrre una prova scritta della fondatezza della sua pretesa (ad esempio, la relativa documentazione contrattuale di supporto). Tale modello consente al giudice di compiere un controllo (limitato) di detta documentazione al fine di rigettare le domande ingiustificate o inconsistenti e di tutelare il convenuto rispetto a simili pretese.


24      Ibidem. Il modello non documentale è caratterizzato dalla totale assenza di qualsiasi esame del merito della domanda da parte del giudice investito della domanda d’ingiunzione di pagamento. Ogniqualvolta il ricorso sia ammissibile e soddisfi le condizioni formali di base, il giudice emette un’ingiunzione di pagamento senza alcun ulteriore accertamento della fondatezza della domanda. Dal momento che questo modello non presuppone alcun esame della fondatezza della domanda, non è necessaria la presentazione di alcuna prova documentale del credito (che servirebbe solo a permettere un simile esame). Al convenuto è di norma riconosciuto il beneficio di un termine di opposizione raddoppiato, al fine di compensare il carattere sommario di detto procedimento «senza prova».


25      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349).


26      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punti 46 e 47). Nell’ambito di detta causa, la Corte ha sostenuto che essa non disponeva «di alcun elemento tale da suscitare un dubbio quanto alla conformità [al principio di equivalenza] della normativa di cui trattasi».


27      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 46). In forza del principio di effettività, le modalità previste nel diritto nazionale non possono rendere «in pratica impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti ai consumatori dal diritto dell’Unione».


28      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 49).


29      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 53).


30      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 54) (il corsivo è mio).


31      Tuttavia, tale elenco di criteri non è esaustivo: il diritto di accesso al giudice dell’opposizione deve essere oggetto di un esame complessivo. V. altresì, in tal senso, Berthe, A., L’injonction de payer, Bruxelles, Larcier, 2017, pag. 171.


32      V. sentenza del 18 febbraio 2016, Finanmadrid EFC (C‑49/14, EU:C:2016:98, punto 55). Il corsivo è mio.


33      Sentenza del 13 settembre 2018 (C‑176/17, EU:C:2018:711).


34      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punti da 45 a 47).


35      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punto 44 e giurisprudenza citata).


36      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punto 54). V., inoltre, le conclusioni dell’avvocato generale Kokott nella causa Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:293, paragrafo 28).


37      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punto 63).


38      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, dispositivo). Il corsivo è mio.


39      Il giudice adito doveva, in particolare, «evita[re] una valutazione del merito della domanda» [considerando 12 della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento COM(2004) 173 definitivo]. Per un’illustrazione dettagliata dell’iter che ha portato all’adozione del regolamento, v. Berthe, A., L’injonction de payer, Bruxelles, Larcier, 2017, pagg. da 230 a 238.


40      V., in tal senso, Crifo, C., Cross-Border Enforcement of Debts in the European Union, Alphen aan den Rijn, Kluwer Law International, 2009, pag. 111.


41      Il considerando 13 del regolamento n. 1896/2006 sottolinea, a questo riguardo, la necessità di fornire informazioni sufficienti a identificare chiaramente la richiesta e la relativa giustificazione in modo da consentire al convenuto di scegliere in piena cognizione di causa se presentare opposizione o non contestare il credito.


42      Berthe, A., L’injonction de payer, Bruxelles, Larcier, 2017, pag. 273. V., in tal senso, anche Payan, G., «La procédure d’injonction de payer européenne: entre efficacité et insécurité», Ius et Actores, 2014, pag. 264.


43      V. Lopez de Tejada, M., e d’Avout, L., «Les non-dits de la procédure européenne d’injonction de payer», Revue critique de droit international privé, 2007, pag. 729, e Guinchard, E., «Réforme législative adoptée pour le règlement [instituant une procédure européenne de règlement des petits litiges] et réforme jurisprudentielle à venir pour le règlement [instituant une procédure européenne d’injonction de payer]?», Revue trimestrielle de droit européen, 2016, pag. 435 e segg.


44      Sul punto osservo, fin da subito, che nel modulo standard A, il creditore ricorrente è tenuto a precisare immediatamente se la sua controparte contrattuale abbia lo status di consumatore. La casella 11 del modulo di cui trattasi consente di fornire informazioni aggiuntive (permettendo così, ad esempio, di trascrivere determinate clausole).


45      In forza dell’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006, se le condizioni di cui all’articolo 8 sono soddisfatte solo per una parte della domanda, il giudice adito ne informa il ricorrente che è quindi invitato ad accettare (o rifiutare) una proposta d’ingiunzione di pagamento europea per l’importo specificato da detto giudice. Se il ricorrente accetta la proposta del giudice, questi emette un’ingiunzione di pagamento europea per la parte della domanda accettata dal ricorrente. Le conseguenze relative alla restante parte della domanda iniziale sono disciplinate dalla legislazione nazionale (v. articolo 10, paragrafo 2, del regolamento di cui trattasi).


46      V. altresì paragrafo 107 delle presenti conclusioni.


47      Come ricordato dalla Corte in più occasioni, in linea di principio, il diritto dell’Unione non armonizza le procedure applicabili all’esame del carattere asseritamente abusivo di una clausola contrattuale e queste ultime sono soggette, pertanto, all’ordinamento giuridico interno degli Stati membri, fatto salvo il rispetto dei principi di equivalenza e di effettività: v. sentenze del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349, punto 46), e del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punto 57). Mi sembra che detto accertamento debba applicarsi, mutatis mutandis, al procedimento d’ingiunzione di pagamento europea, nella misura in cui il regolamento n. 1896/2006 non contiene alcuna disposizione espressa che osti all’applicazione della direttiva 93/13 o che determini le modalità di controllo, in tale contesto, di clausole potenzialmente abusive (ai sensi della direttiva in parola).


48      È, in particolare, per tale ragione che, nella causa Finanmadrid EFC, l’avvocato generale Szpunar aveva osservato che «de lege ferenda (...) sarebbe auspicabile modificare il regolamento (...) che copre potenzialmente i crediti derivanti da contratti stipulati con i consumatori, al fine di prevedere esplicitamente il controllo d’ufficio delle clausole abusive nella fase di emissione dell’ingiunzione di pagamento europea»: v., a tal riguardo, conclusioni dell’avvocato generale Szpunar nella causa Finanmadrid EFC (C‑49/14, EU:C:2015:746, nota 20).


49      V, in tal senso, conclusioni dell’avvocato generale Kokott nella causa Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:293, paragrafo 73 e giurisprudenza citata).


50      Sentenza del 13 settembre 2018, Profi Credit Polska (C‑176/17, EU:C:2018:711, punto 71).


51      Sentenza del 14 giugno 2012, Banco Español de Crédito (C‑618/10, EU:C:2012:349).


52      V. paragrafi 73 e 79 delle presenti conclusioni.


53      V., in tal senso, Lopez de Tejada, M., e d’Avout, L., «Les non-dits de la procédure européenne d’injonction de payer», Revue critique de droit international privé, 2007, pagg. 723‑724. V. anche paragrafo 93 delle presenti conclusioni.


54      Il procedimento europeo si discosta così dalla maggior parte dei procedimenti di tipo non documentale che compensano in qualche modo l’assenza di documenti giustificativi con la previsione di un termine doppio di ricorso, più favorevole al convenuto: penso, in particolare, al Mahnverfahren nel diritto tedesco.


55      Infatti, benché talune clausole penali o concernenti gli interessi di mora possano risultare intrinsecamente abusive, lo stesso non vale in altre ipotesi, meno evidenti, in cui il carattere abusivo del contratto risulta dall’interazione di più clausole.


56      Ciò accade (a fortiori) quando il contratto controverso è disciplinato dal diritto di uno Stato membro diverso da quello del consumatore: v., in tal senso, considerando 5 della direttiva 93/13.


57      V., in tal senso, Chainais, C., «L’injonction de payer française, modèle d’une protection juridictionnelle monitoire», in Justices et droit du procès. Du légalisme procédural à l’humanisme processuel, Parigi, Dalloz, 2010, pag. 646, n. 51.


58      Rott, P., «Case Note on Banco Español de Crédito», European Review of Contract Law, 2012, pagg. da 470 a 480.


59      V. paragrafo 95 delle presenti conclusioni. A mio parere, si impone qui un ragionamento per analogia con la sentenza Pannon GSM; occorrerà avvisare preliminarmente il consumatore del carattere potenzialmente abusivo di una clausola affinché questi possa decidere, con cognizione di causa, di non esercitare tali diritti a questo riguardo: v. sentenza del 4 giugno 2009, Pannon GSM (C‑243/08, EU:C:2009:350, punto 33).


60      Osservo peraltro che, in pratica, il numero di opposizioni proposte avverso le ingiunzioni di pagamento europee è limitato (il che sembra corroborare l’irrilevanza di questo aspetto sull’esercizio dell’opposizione). Ad esempio, in Austria, nel 2012, il 96% delle ingiunzioni notificate non è stato oggetto di opposizione da parte del debitore. Si veda, a questo riguardo, la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo sull’applicazione del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento [COM(2015) 495 final, sezione 3.7].


61      Quanto alle spese di giudizio, il regolamento n. 1896/2006 fissa unicamente un tetto. L’articolo 25 stabilisce che «l’importo totale delle spese di giudizio di un’ingiunzione di pagamento europea e del procedimento civile avviato in caso di opposizione (...) non supera le spese per un procedimento civile non preceduto da un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (...)». Dette spese di giudizio comprendono spese e diritti da pagarsi al giudice, il cui importo è stabilito in conformità della legislazione nazionale. Talvolta, dette spese possono, da sole, superare l’importo del credito interessato. Nel suo ragionamento, il consumatore, se avveduto, terrà conto anche delle spese legate alla sua eventuale rappresentanza in giudizio (onorari d’avvocato) e, se del caso, degli interessi giudiziari che continuano a maturare a suo carico per la durata del procedimento.


62      Si ricorda che dette disposizioni concernono, rispettivamente, il fondamento dell’azione (compresa una descrizione delle circostanze invocate come base del credito e, se del caso, degli interessi richiesti) e la descrizione delle prove a sostegno della domanda.


63      V. paragrafo 95 delle presenti conclusioni. Ciò varrà, in particolare, ove il giudice nutra dubbi quanto all’ammontare degli interessi validamente esigibili o quanto all’importo richiesto a titolo di penale contrattuale.


64      Mi riferisco qui alla formulazione dell’articolo 7, paragrafo 2, lettera e), del regolamento n. 1896/2006.


65      Sentenza del 13 dicembre 2012, Szyrocka (C‑215/11, EU:C:2012:794).


66      Sentenza del 13 dicembre 2012, Szyrocka (C‑215/11, EU:C:2012:794, dispositivo).


67      V., in tal senso, Payan, G., «La procédure d’injonction de payer européenne: entre efficacité et insécurité», Ius et Actores, 2014, pagg. 263 e 264.


68      Sentenza del 13 dicembre 2012, Szyrocka (C‑215/11, EU:C:2012:794).


69      Sentenza del 13 dicembre 2012, Szyrocka (C‑215/11, EU:C:2012:794, punto 31, il corsivo è mio). Nello stesso ordine di idee, osservo che l’avvocato generale Mengozzi ha altresì sottolineato il fatto che l’accesso paritario alla procedura d’ingiunzione di pagamento di ogni creditore e debitore dell’Unione è subordinato alla prevedibilità e all’uniformità dei requisiti previsti dal regolamento n. 1896/2006 che consentono così di salvaguardare l’autonomia della procedura: v. conclusioni dell’avvocato generale Mengozzi nella causa Szyrocka (C‑215/11, EU:C:2012:400, paragrafi da 33 a 36).


70      Rimando qui agli elementi di valutazione messi in luce nelle conclusioni dell’avvocato generale Mengozzi nella causa Szyrocka (C‑215/11, EU:C:2012:400, paragrafi da 33 a 36).


71      Per parafrasare la sentenza Szyrocka (citata in precedenza), l’esercizio di un siffatto potere non sfocerà in un «aggravio della complessità, della durata e dei costi del procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento».


72      Sono evidentemente consapevole dell’eventuale problema delle spese di traduzione del contratto. Tuttavia, mi sembra si tratti di una questione piuttosto teorica. Infatti, ci si può ragionevolmente attendere che il contratto sia redatto nella lingua abituale del debitore (avendolo questi sottoscritto), la quale sarà, nella maggior parte dei casi, anche quella del giudice adito (vista la norma sulla competenza di cui all’articolo 6, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006, che dispone che, «ove il convenuto sia il consumatore, sono competenti solo i giudici dello Stato membro in cui il convenuto è domiciliato»).


73      In forza dell’articolo 7, paragrafo 5, del regolamento n. 1896/2006, è possibile depositare una domanda d’ingiunzione di pagamento europea per via elettronica. L’articolo 8 di detto stesso regolamento ammette altresì un esame mediante una «procedura automatizzata». Il legislatore europeo sembra così voler incoraggiare l’informatizzazione del procedimento: la soluzione proposta non ostacola tale evoluzione. V., in tal senso, anche Payan, G., «La procédure d’injonction de payer européenne: entre efficacité et insécurité», Ius et Actores, 2014, pag. 265.


74      Infatti, il giudice adito non si pronuncia nel merito e non annulla le disposizioni del contratto messe in discussione, ma rifiuta semplicemente di emettere un titolo esecutivo nel quadro del regolamento n. 1896/2006, fondandosi su un’apparenza di diritto, senza pregiudicare i diritti del creditore che devono essere oggetto di discussione in contraddittorio dinanzi al giudice di merito. V. altresì paragrafi 137 e 138 delle presenti conclusioni.


75      V. paragrafo 65 delle presenti conclusioni e giurisprudenza citata.


76      Osservo inoltre che, nel quadro della risoluzione del 1° dicembre 2016 sull’applicazione del procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (2016/2011/INI), il Parlamento europeo ha sottolineato quanto segue: «la natura semplificata del procedimento non significa che se ne possa fare cattivo uso per applicare clausole contrattuali abusive, in quanto l’articolo 8 del regolamento [n. 1896/2006] dispone che il giudice valuti se il credito sia fondato, sulla scorta delle informazioni a sua disposizione, così da garantire la compatibilità con la giurisprudenza della Corte di giustizia rilevante in materia» (v. considerando J della risoluzione citata).


77      Per completezza, occorre altresì osservare che l’articolo 12 TFUE ha sancito il carattere trasversale di tale requisito di protezione elevata dei consumatori, cosicché «[n]ella definizione e nell’attuazione di altre politiche o attività dell’Unione sono prese in considerazione le esigenze inerenti alla protezione dei consumatori». Anche questa natura trasversale depone a favore di un’interpretazione del regolamento n. 1896/2006 conforme a quanto previsto dall’articolo 38 della Carta e dagli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13.


78      V. articolo 169 TFUE e paragrafo 58 delle presenti conclusioni.


79      Sentenza del 14 giugno 2012 (C‑618/10, EU:C:2012:349). V. altresì paragrafo 93 delle presenti conclusioni.


80      V. articolo 815, paragrafo 4, della LEC (paragrafo 26 delle presenti conclusioni).


81      È questa, del resto, la finalità del regime imperativo instaurato dalla direttiva 93/13. Infatti, l’obiettivo perseguito dall’articolo 6 della suddetta direttiva non potrebbe essere conseguito se i consumatori fossero tenuti a eccepire essi stessi l’illiceità di una clausola [v., in tal senso, sentenza del 27 giugno 2000, Océano Grupo Editorial e Salvat Editores (da C‑240/98 a C‑244/98, EU:C:2000:346, punto 26)]. Orbene, proprio ciò accadrebbe se il consumatore fosse tenuto a proporre opposizione per poter beneficiare di un controllo giudiziario sulle clausole potenzialmente abusive e impedire la loro applicazione. V., altresì, paragrafi 62, 63 e 99 delle presenti conclusioni e giurisprudenza citata.


82      Su tale argomento v. diffusamente Sinopoli, L., «Le droit au procès équitable à l’ombre de l’inversion du contentieux. À propos de quelques décisions de la Cour de justice en droit judiciaire européen», Revue de droit commercial belge, 2015, pagg. da 7 a 18.


83      Fatte salve le norme sulla competenza sancite dal regolamento n. 1215/2012. Infatti, gli articoli da 17 a 19 del suddetto regolamento prevedono norme di tutela in materia di competenza giurisdizionale quando una delle parti di una controversia vertente su un contratto è un consumatore.


84      Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, del regolamento in esame, nulla impedisce al ricorrente di «intentare un procedimento (...) utilizzando qualunque altro procedimento disponibile ai sensi della legislazione di uno Stato membro o della legislazione comunitaria». In forza dell’articolo 11, paragrafo 3, del regolamento di cui trattasi, «il rigetto della domanda non impedisce al ricorrente di intentare il procedimento presentando una nuova domanda d’ingiunzione di pagamento europea o utilizzando qualunque altro procedimento disponibile ai sensi della legislazione di uno Stato membro».