Language of document : ECLI:EU:C:2020:313

ORDINANZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)

29 aprile 2020 (*)

«Impugnazione – Articolo 181 del regolamento di procedura della Corte – Ricorso per responsabilità extracontrattuale diretto contro uno Stato membro»

Nella causa C‑747/19 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 10 ottobre 2019,

Jorge Minguel Rosellò, residente in Roma (Italia), rappresentato da V. Falcucci e G. Bonavita, avvocati,

ricorrente,

procedimento in cui l’altra parte è:

Repubblica italiana,

convenuta in primo grado,

LA CORTE (Sesta Sezione),

composta da M. Safjan (relatore), presidente di sezione, L. Bay Larsen e N. Jääskinen, giudici,

avvocato generale: G. Hogan

cancelliere: A. Calot Escobar

vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di statuire con ordinanza motivata, conformemente all’articolo 181 del regolamento di procedura della Corte,

ha emesso la seguente

Ordinanza

1        Con la sua impugnazione il sig. Jorge Minguel Rosellò chiede l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 9 settembre 2019, Rosellò/Italia (T‑524/19, non pubblicata; in prosieguo: l’«ordinanza impugnata», EU:T:2019:601), con la quale il Tribunale ha respinto il suo ricorso diretto a ottenere la condanna della Repubblica italiana a risarcire il danno che egli asserisce di aver subìto per effetto dell’impossibilità di trasferire all’Istituto nazionale della Previdenza dei Giornalisti (Italia) i contributi da lui pagati tra il 1974 e il 1984 all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Italia).

 Procedimento dinanzi al Tribunale e ordinanza impugnata

2        Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale in data 23 luglio 2019, il ricorrente ha proposto un ricorso diretto a ottenere il riconoscimento della responsabilità obiettiva della Repubblica italiana per l’asserito danno extracontrattuale subìto e, di conseguenza, la condanna di tale Stato membro al pagamento della somma di EUR 240 000, oltre agli interessi moratori, nonché della somma di EUR 100 000, a titolo dei danni non patrimoniali.

3        Con l’ordinanza impugnata il Tribunale, ai sensi dell’articolo 126 del suo regolamento di procedura, ha respinto detto ricorso per manifesta incompetenza, senza notificarlo alla convenuta.

4        A tal riguardo, ai punti 6 e 7 dell’ordinanza impugnata il Tribunale ha precisato quanto segue:

«6      Le competenze del Tribunale in materia di responsabilità extracontrattuale sono quelle enumerate agli articoli 268 TFUE e 340, secondo e terzo comma, TFUE nonché all’articolo 188, secondo comma, EA. Ai sensi di tali disposizioni il Tribunale è competente unicamente a conoscere dei ricorsi per risarcimento dei danni cagionati dalle istituzioni, dagli organi e dagli organismi dell’Unione o dai loro agenti nell’esercizio delle loro funzioni (v., in questo senso, sentenza del 23 marzo 2004, Mediatore/Lamberts, C‑234/02 P, EU:C:2004:174, punti 49 e 59).

7      Nella fattispecie, risulta che l’autore dell’atto che si asserisce essere all’origine del danno per la parte ricorrente non è né un’istituzione né un organo o un organismo dell’Unione».

5        Sulla scorta di tali rilievi, il Tribunale ha dichiarato la propria manifesta incompetenza a conoscere del ricorso.

 Conclusioni del ricorrente dinanzi alla Corte

6        Il ricorrente chiede, in sostanza, che la Corte voglia:

–        annullare l’ordinanza impugnata e

–        dichiarare la propria competenza, statuire nel merito e condannare la Repubblica italiana, a titolo di responsabilità extracontrattuale, al versamento della somma di EUR 240 000 oltre agli interessi moratori, nonché della somma di EUR 100 000 a titolo di danno non patrimoniale o della miglior somma ravvisata dalla Corte.

 Sull’impugnazione

7        Ai sensi dell’articolo 181 del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è in tutto o in parte manifestamente irricevibile o manifestamente infondata, la Corte, su proposta del giudice relatore, sentito l’avvocato generale, può respingere in qualsiasi momento l’impugnazione con ordinanza motivata, senza aprire la fase orale, e, se del caso, senza notificare il ricorso alla parte convenuta.

8        Tale disposizione dev’essere applicata nell’ambito della presente impugnazione.

 Argomenti del ricorrente

9        Il ricorrente afferma, anzitutto, che il Tribunale ha effettuato un’erronea lettura del suo ricorso, in quanto quest’ultimo riguardava non già l’impossibilità di trasferimento all’Istituto nazionale della Previdenza dei Giornalisti dei contributi da lui pagati tra il 1974 e il 1984 all’Istituto nazionale della previdenza sociale, bensì la violazione dell’obbligo di automatismo previdenziale, derivante dall’assenza di un siffatto trasferimento.

10      Il ricorrente contesta poi la fondatezza della dichiarazione di manifesta incompetenza da parte del Tribunale e afferma, in sostanza, che la Repubblica italiana, nel momento in cui dà attuazione al diritto europeo, agisce funzionalmente come il tramite necessario e imprescindibile dell’Unione europea sul suo territorio. Il principio di leale cooperazione istituirebbe un obbligo di cooperazione tra gli Stati membri e l’Unione che, in difetto della necessaria attività dello Stato, non potrebbe agire direttamente nel territorio italiano. Pertanto, il ricorrente afferma che le istituzioni statali cui funzionalmente è data la potestà di attuare il diritto europeo sono responsabili dinanzi alla Corte della mancata realizzazione dei fini di tale diritto e devono essere condannate a risarcire il danno subìto a causa del mancato riconoscimento del suo diritto di ottenere una pensione dell’Istituto nazionale della Previdenza dei Giornalisti per il periodo dal 1974 al 1984.

11      Infine, il ricorrente presenta argomenti relativi al merito della sua domanda di risarcimento del danno asseritamente subìto, reiterando gli argomenti presentati dinanzi al Tribunale e che non sono stati oggetto di valutazione nel merito da parte di quest’ultimo.

 Giudizio della Corte

12      Al fine di statuire sull’impugnazione in esame, occorre ricordare che nessuna disposizione dei Trattati attribuisce al Tribunale la competenza a conoscere di una controversia tra una persona fisica e uno Stato membro (v., in tal senso, ordinanza del 7 marzo 2013, Szarvas/Ungheria, C‑389/12 P, non pubblicata, EU:C:2013:155, punto 13 e giurisprudenza ivi citata).

13      I Trattati operano una netta distinzione tra gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione e non consentono un’analisi «funzionale» come quella suggerita dal ricorrente (ordinanza del 3 giugno 2005, Killinger/Germania e a., C‑396/03 P, EU:C:2005:355, punto 26).

14      Nella specie, al punto 6 dell’ordinanza impugnata, il Tribunale ha correttamente esposto le disposizioni che disciplinano la sua competenza. Poiché la Repubblica italiana non fa parte delle istituzioni, degli organi o degli organismi dell’Unione, il Tribunale ha giustamente ritenuto di essere manifestamente incompetente a conoscere di un ricorso diretto a ottenere la condanna di tale Stato membro a risarcire il danno asseritamente subìto dal ricorrente per effetto di atti compiuti dalle autorità italiane (v., in tal senso, ordinanze del 17 dicembre 2015, Guja/Polonia, C‑352/15 P, non pubblicata, EU:C:2015:837, punto 10, nonché del 19 marzo 2019, Michal Harvilik – HYDRA/Repubblica ceca e Corte europea dei diritti dell’uomo, C‑768/18 P, non pubblicata, EU:C:2019:225, punto 10).

15      Di conseguenza, gli argomenti addotti contro la dichiarazione di manifesta incompetenza del Tribunale devono essere respinti in quanto manifestamente infondati.

16      Poiché il Tribunale non è competente a conoscere di un ricorso per il risarcimento dei danni asseritamente cagionati da uno Stato membro, gli argomenti del ricorrente relativi all’erronea interpretazione, da parte del Tribunale, delle sue affermazioni relative all’esatta natura della violazione del diritto dell’Unione asseritamente commessa da detto Stato membro, al pari degli argomenti relativi al merito della controversia, devono essere respinti in quanto manifestamente inoperanti.

17      Di conseguenza, l’impugnazione deve essere respinta in quanto, in parte, manifestamente infondata e, in parte, manifestamente inoperante.

 Sulle spese

18      Ai sensi dell’articolo 137 del regolamento di procedura della Corte, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo regolamento, si provvede sulle spese con l’ordinanza che definisce la causa. Nel caso di specie, poiché la presente ordinanza è stata adottata prima della notifica dell’impugnazione alla convenuta in primo grado e, quindi, prima che quest’ultima abbia sostenuto spese, si deve disporre che il sig. Rosellò sopporterà le proprie spese.

Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) così provvede:

1)      L’impugnazione è respinta in quanto, in parte, manifestamente infondata e, in parte, manifestamente inoperante.

2)      Il sig. Jorge Minguel Rosellò sopporta le proprie spese.

Lussemburgo, 29 aprile 2020

Il cancelliere

 

Il presidente della Sesta Sezione

A. Calot Escobar

 

M. Safjan


*      Lingua processuale: l’italiano.