Language of document : ECLI:EU:C:2020:492

Edizione provvisoria

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)

25 giugno 2020 (*)

«Impugnazione – Personale del Centro satellitare dell’Unione europea (SATCEN) – Agente contrattuale del SATCEN – Denunce per molestie psicologiche – Indagine amministrativa – Domanda di assistenza – Sospensione dell’agente – Procedimento disciplinare – Destituzione dell’agente – Commissione di ricorso del SATCEN – Attribuzione di una competenza esclusiva a conoscere delle controversie relative ai rapporti di lavoro del personale del SATCEN – Ricorso di annullamento – Articolo 263, commi primo e quinto, TFUE – Ricorso per risarcimento danni – Articolo 268 TFUE – Competenza del giudice dell’Unione – Ricevibilità – Atti impugnabili – Natura contrattuale della controversia – Articoli 272 e 274 TFUE – Tutela giurisdizionale effettiva – Articolo 24, paragrafo 1, secondo comma, ultima frase, TUE – Articolo 275, primo comma, TFUE – Principio della parità di trattamento – Obbligo di motivazione incombente al Tribunale – Snaturamento dei fatti e degli elementi di prova – Diritti della difesa – Principio di buona amministrazione»

Nella causa C‑14/19 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 10 gennaio 2019,

Centro satellitare dell’Unione europea (SATCEN), rappresentato da A. Guillerme, avocate,

ricorrente,

procedimento in cui le altre parti sono:

KF, rappresentata da N. Macaulay, barrister, nonché da A. Kunst, Rechtsanwältin,

ricorrente in primo grado,

Consiglio dell’Unione europea, rappresentato da M. Bauer e A. Vitro, in qualità di agenti,

interveniente in primo grado,

LA CORTE (Seconda Sezione),

composta da A. Arabadjiev (relatore), presidente di sezione, P.G. Xuereb e T. von Danwitz, giudici,

avvocato generale: M. Bobek,

cancelliere: M. Longar, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 4 dicembre 2019,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 19 marzo 2020,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con la sua impugnazione, il Centro satellitare dell’Unione europea (SATCEN) chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 25 ottobre 2018, KF/SATCEN (T‑286/15; in prosieguo: la «sentenza impugnata», EU:T:2018:718), con la quale il Tribunale ha parzialmente accolto il ricorso proposto da KF, nella parte in cui, da un lato, quest’ultimo ha annullato due decisioni del direttore del SATCEN, riguardanti rispettivamente la sospensione e la destituzione di KF, nonché la decisione della commissione di ricorso del SATCEN adottata nel contesto della medesima controversia e, dall’altro, ha condannato il SATCEN a versare all’interessata la somma di EUR 10 000 a titolo di risarcimento del danno morale da questa subito.

 Contesto normativo

2        Il 27 giugno 1991, il Consiglio dei ministri dell’Unione dell’Europa occidentale (UEO) ha adottato la decisione di istituire un centro per il trattamento di dati satellitari, sulla base della sua decisione del 10 dicembre 1990, concernente la cooperazione spaziale all’interno dell’UEO.

3        Con la dichiarazione di Marsiglia (Francia) del 13 novembre 2000, il Consiglio dei ministri dell’UEO ha preso atto dell’accordo di principio del Consiglio dell’Unione europea, del 10 novembre 2000, sull’istituzione, nella forma di un’agenzia dell’Unione europea, di un centro satellitare che incorpori gli elementi pertinenti di quello creato in seno all’UEO.

4        Con l’azione comune 2001/555/PESC del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulla creazione di un centro satellitare dell’Unione europea (GU 2001, L 200, pag. 5), il SATCEN è stato istituito ed è divenuto operativo a partire dal 1º gennaio 2002.

 Decisione 2014/401/PESC

5        La decisione 2014/401/PESC del Consiglio, del 26 giugno 2014, sul centro satellitare dell’Unione europea e che abroga l’azione comune 2001/555 (GU 2014, L 188, pag. 73), prevede, al suo articolo 2, paragrafi 1 e 3, che i compiti essenziali del SATCEN consistono nel sostenere il processo decisionale e le azioni dell’Unione nel settore della politica estera e di sicurezza comune (PESC), e in particolare della politica di sicurezza e di difesa comuni (PSDC), anche per quanto riguarda le missioni e le operazioni dell’Unione europea di gestione di crisi, fornendo, su richiesta del Consiglio o dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, prodotti e servizi risultanti dallo sfruttamento di pertinenti risorse spaziali e dati collaterali, comprese immagini satellitari e aeree, e servizi connessi.

6        Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 3, della decisione 2014/401, il direttore del SATCEN è il legale rappresentante di tale organismo. Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 4, e paragrafo 6, secondo comma, lettera e), di tale decisione, il medesimo direttore è responsabile, da un lato, dell’assunzione del resto del personale del SATCEN e, dall’altro, della gestione di tutte le questioni relative al personale.

7        L’articolo 8 della decisione 2014/401 prevede quanto segue:

«1.      Il personale del SATCEN, compreso il direttore, è costituito da agenti a contratto assunti su una base quanto più ampia possibile tra i cittadini degli Stati membri e gli esperti distaccati.

2.      Il personale a contratto è nominato dal direttore in base al merito e mediante una procedura di concorso equa e trasparente.

(...)

5.      Il consiglio di amministrazione redige, su proposta del direttore, lo statuto del personale del SATCEN che è adottato dal Consiglio.

(...)».

 Statuto del personale del SATCEN

8        Con la decisione 2009/747/PESC, del 14 settembre 2009, relativa allo statuto del personale del Centro satellitare dell’Unione europea (GU 2009, L 276, pag. 1), il Consiglio ha adottato lo statuto del personale del Centro satellitare dell’Unione europea (in prosieguo: lo «statuto del personale del SATCEN»), il cui articolo 2, intitolato «Disposizioni applicabili a tutti gli agenti», al paragrafo 1 così dispone:

«Gli agenti sono soggetti all’autorità del direttore a cui rispondono nell’esecuzione delle loro funzioni, funzioni che si impegnano a esercitare con la massima scrupolosità e coscienza professionale».

9        Ai sensi dell’articolo 27 dello statuto del personale del SATCEN:

«1.      L’inosservanza degli obblighi ai quali l’agente o l’ex agente è tenuto ai sensi del presente statuto del personale, commessa volontariamente o per negligenza, lo espone a una sanzione disciplinare.

2.      Quando elementi di prova che lascino presumere l’esistenza di un’inosservanza ai sensi del paragrafo 1 sono portati a conoscenza del direttore, quest’ultimo può avviare un’indagine amministrativa al fine di verificarne l’esistenza.

3.      Le norme, i procedimenti e le misure disciplinari nonché le norme che riguardano le indagini amministrative sono definite nell’allegato IX».

10      L’articolo 28 dello statuto del personale del SATCEN, rubricato «Ricorso», è contenuto nel capitolo VIII dello Statuto del personale, intitolato «Ricorso e commissione di ricorso». Tale articolo è così formulato:

«1.      Chiunque sia destinatario del presente statuto del personale può chiedere al direttore di decidere nei suoi confronti in merito a questioni disciplinate dallo statuto medesimo. Il direttore notifica la propria decisione debitamente motivata all’interessato entro due mesi dalla data di presentazione della domanda. Alla scadenza di tale termine, la mancata risposta alla domanda va considerata decisione implicita di rigetto contro la quale è possibile introdurre un reclamo ai sensi dei paragrafi seguenti.

2.      Chiunque sia destinatario del presente statuto del personale può presentare al direttore un reclamo avverso un atto che gli arrechi pregiudizio, sia che il direttore abbia preso una decisione, sia che non abbia preso una misura imposta dallo statuto. Il reclamo deve essere presentato entro tre mesi. (...)

(...)

5.      Esperito il primo mezzo di ricorso (ricorso amministrativo interno), l’agente ha facoltà di presentare ricorso dinanzi alla commissione di ricorso del [CSUE]

La composizione, il funzionamento e la procedura specifica di tale istanza figurano nell’allegato X.

6.      Le decisioni della commissione di ricorso sono vincolanti per entrambe le parti. Non è possibile presentare ricorso contro di esse. La commissione di ricorso può:

a)      annullare la decisione contestata o confermarla;

b)      condannare altresì incidentalmente il [SATCEN] a risarcire i danni materiali subiti dall’agente dal giorno in cui la decisione annullata ha cominciato a produrre effetti;

c)      decidere inoltre che il [SATCEN] rimborsi, entro i limiti fissati dalla commissione di ricorso, le spese giustificate sostenute dal richiedente, così come le spese di trasporto e di soggiorno sostenute dai testimoni che sono stati ascoltati. Tali spese sono calcolate sulla base delle disposizioni dell’articolo 18 e dell’allegato VII del presente statuto del personale».

11      L’articolo 1, paragrafo 1, dell’allegato IX dello statuto del personale del SATCEN così dispone:

«Qualora da un’indagine interna risulti la possibilità del coinvolgimento personale di un agente o di un ex agente, l’interessato è informato rapidamente, sempreché ciò non pregiudichi lo svolgimento dell’indagine. In ogni caso, al termine dell’indagine non si può trarre alcuna conclusione che faccia nominativamente riferimento a un agente senza che quest’ultimo abbia avuto la possibilità di formulare osservazioni sui fatti che lo riguardano. Le conclusioni fanno riferimento a tali osservazioni».

12      L’articolo 2 dell’allegato IX di tale statuto stabilisce che:

«Sulla base del rapporto d’indagine, dopo aver notificato all’agente interessato tutti gli elementi di prova dei fascicoli e dopo averlo sentito, il direttore può:

(...)

c)      in caso di inosservanza degli obblighi ai sensi dell’articolo 27 dello statuto:

i)      decidere l’avvio del procedimento disciplinare previsto alla sezione 4 del presente allegato; oppure

ii)      decidere l’avvio di un procedimento disciplinare dinanzi alla commissione di disciplina».

13      L’allegato X, punto 1, di detto statuto del personale dispone quanto segue:

«La commissione di ricorso è competente a decidere le controversie che potrebbero insorgere dalla violazione del presente statuto o dei contratti previsti all’articolo 7 dello statuto del personale. A tal fine è competente a conoscere dei ricorsi presentati dagli agenti o ex agenti, o dagli aventi diritto e/o relativi rappresentanti, avverso una decisione del direttore».

14      L’allegato X, numero 4, lettera b), del medesimo statuto del personale stabilisce inoltre che «[i]l ricorrente [dinanzi alla commissione di ricorso] dispone di venti giorni a decorrere dalla data di notifica della decisione che gli arreca pregiudizio (...) per presentare per iscritto una domanda volta a ottenere la revoca o la modifica della decisione in questione», e che «[t]ale domanda è rivolta al capo dell’amministrazione e del personale del [SATCEN], che ne notifica la ricezione all’agente e avvia la procedura per riunire la commissione di ricorso».

15      Ai sensi dell’allegato X, punto 2, lettere a), b), d) ed e), dello statuto del personale del SATCEN, la commissione di ricorso è composta da un presidente e da due membri, designati dal consiglio di amministrazione del SATCEN per un periodo di due anni, al di fuori del personale del SATCEN, i quali esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, e che gli emolumenti del presidente e dei membri della commissione di ricorso sono fissati dal consiglio di amministrazione del SATCEN.

 Fatti

16      I fatti all’origine della controversia sono stati esposti nei punti da 17 a 46 della sentenza impugnata. Ai fini del presente procedimento, essi possono essere riassunti come segue.

17      La sig. ra KF è stata assunta dal SATCEN in qualità di agente contrattuale dal 1° agosto 2009, per occupare il posto di capo della divisione amministrativa dello stesso.

18      Nel contesto degli esercizi di valutazione per gli anni 2010 e 2011, il vicedirettore del SATCEN ha individuato delle disfunzioni nei rapporti umani all’interno di questa divisione amministrativa, il che ha portato ad attribuire a KF il punteggio più basso per l’esercizio 2010. Nell’ambito di ciascuna delle sue valutazioni, che sono state contestate da KF, quest’ultima ha potuto formulare le proprie osservazioni.

19      Con una nota interna del 17 ottobre 2012, nell’ambito della valutazione per il corrispondente esercizio di valutazione annuale, il direttore del SATCEN ha incaricato il suo vicedirettore di raccogliere informazioni presso il personale in merito ai rapporti umani e ai comportamenti all’interno del SATCEN. Il direttore del SATCEN ha indicato in tale nota che un’attenzione particolare doveva essere rivolta alla situazione degli agenti aventi responsabilità di gestione, in particolare i capi divisione, identificando, se del caso, potenziali situazioni di pressioni psicologiche o di molestie nell’ambito delle unità di lavoro di tali agenti.

20      Il 14 novembre 2012, dodici agenti hanno presentato un reclamo al direttore del SATCEN e al suo vicedirettore, volto a denunciare «la difficile situazione alla quale [erano] confrontati da più di tre anni per poter svolgere la [loro] attività professionale in un modo normale» precisando che tale situazione «deriva[va] dal comportamento e dalla condotta del capo della divisione amministrativa, [KF]».

21      All’inizio del 2013, il vicedirettore del SATCEN ha risposto alla sopracitata nota interna del 17 ottobre 2012 inviando, a 40 agenti del SATCEN appartenenti a diverse divisioni, un questionario a risposta multipla che chiedeva loro di valutare i rapporti umani con i loro rispettivi capi divisione. Con nota interna del 7 marzo 2013, il vicedirettore del SATCEN ha informato il suo direttore che, alla luce delle risposte a tale questionario, «risulta[va] chiaramente che vi [era] un problema reale di rapporti umani con il capo della divisione amministrativa, [KF], viste le generali risposte negative del personale della divisione amministrativa».

22      Con una nota interna del giorno successivo, il direttore del SATCEN ha chiesto al suo vicedirettore, sulla base dell’articolo 27 dello statuto del personale del SATCEN, di avviare un’indagine amministrativa nei confronti di KF.

23      L’indagine amministrativa è consistita nell’inviare, il 12 giugno 2013, un questionario a risposta multipla a 24 agenti del SATCEN, inteso a determinare se essi si fossero o meno confrontati a taluni tipi di comportamenti da parte di KF e se essi stessi o altri agenti ne avessero subito le conseguenze. Tale questionario invitava altresì gli agenti consultati a corroborare le loro risposte con qualsiasi testimonianza o elemento di prova. Dei 24 agenti consultati, 18 hanno risposto.

24      Nel frattempo, in seguito alla sua valutazione per l’esercizio 2012, in esito alla quale il suo rendimento globale era stato di nuovo considerato insufficiente, KF, con lettera del 20 marzo 2013, aveva da un lato contestato detta valutazione e, dall’altro, chiesto al direttore del SATCEN di adottare le misure necessarie per porre fine alla situazione di molestie di cui riteneva di essere vittima.

25      Il successivo 2 luglio, il vicedirettore del SATCEN ha terminato la sua indagine, concludendo che i fatti contestati a KF erano stati dimostrati. Secondo il rapporto d’indagine da esso redatto, l’interessata ha adottato un comportamento «intenzionale, ripetitivo, durevole o sistematico (...) inteso a screditare o sminuire gli interessati», «tali comportamenti attribuiti a [KF] [erano] confermati e, considerata la loro natura, la loro frequenza e i loro effetti su alcuni dipendenti, concretizza[va]no molestie psicologiche».

26      Con messaggio di posta elettronica del giorno seguente, al quale era allegato il rapporto d’indagine, senza i relativi allegati, il direttore del SATCEN ha informato KF sulle conclusioni di tale rapporto. In tale messaggio di posta elettronica, il direttore del SATCEN ha convocato la stessa a un colloquio il 5 luglio 2013, al fine di continuare il procedimento previsto all’articolo 2 dell’allegato IX dello statuto del personale del SATCEN.

27      Con decisione del 5 luglio 2013, il direttore del SATCEN ha preso atto del fatto che, a seguito della sua indagine, il vicedirettore era giunto alla conclusione che i comportamenti addebitati a KF erano confermati e costituivano molestie psicologiche. Sulla base di tale conclusione e dopo aver ascoltato KF lo stesso giorno, ha deciso, da un lato, di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dell’interessata (in prosieguo: la «decisione di avviare un procedimento disciplinare») e, dall’altro, di sospendere quest’ultima dalle sue funzioni concedendole il mantenimento della retribuzione (in prosieguo: la «decisione di sospensione»).

28      Il 23 agosto 2013, il direttore del SATCEN ha deciso la composizione della commissione di disciplina e ne ha informato KF.

29      Il 28 agosto 2013 KF ha presentato un reclamo amministrativo al direttore del SATCEN contro, segnatamente, la decisione di avviare un procedimento disciplinare, la decisione di sospenderla e la decisione con cui il direttore avrebbe implicitamente respinto la sua richiesta di assistenza in relazione alle molestie psicologiche di cui si considerava vittima. Con decisione del 4 ottobre 2013, detto reclamo è stato respinto in toto da tale direttore. Il 2 dicembre successivo, KF ha impugnato quest’ultima decisione dinanzi alla commissione di ricorso.

30      L’11 settembre 2013 è stata decisa in via definitiva la composizione del consiglio di disciplina.

31      Il 25 ottobre 2013, il direttore del SATCEN ha sottoposto alla commissione di disciplina un rapporto, che ha altresì trasmesso a KF, conformemente all’articolo 10 dell’allegato IX dello statuto del personale del SATCEN.

32      Con lettera del 28 novembre 2013, il presidente della commissione di disciplina ha informato KF che la sua audizione davanti alla commissione di disciplina avrebbe avuto luogo il 13 o 14 gennaio 2014. In tale lettera, la invitava a far pervenire le sue osservazioni scritte alla commissione di disciplina almeno una settimana prima dello svolgimento dell’audizione. La domanda di KF di rinviare l’udienza in ragione del breve termine ad essa impartito è stata respinta dal presidente della commissione di disciplina e l’interessata ha presentato le proprie osservazioni scritte il 21 dicembre 2013.

33      In seguito a tale audizione tenutasi infine il 13 gennaio 2014, la commissione di disciplina ha espresso un parere motivato il 4 febbraio seguente, con il quale, da un lato, all’unanimità, ha considerato che KF non si era conformata ai suoi obblighi professionali e, dall’altro, ha raccomandato che fosse retrocessa di almeno due gradi, affinché non occupasse più posti con responsabilità dirigenziali.

34      Dopo aver ascoltato KF il 25 febbraio 2014, il direttore del SATCEN, con decisione del 28 febbraio seguente, l’ha rimossa dal posto per motivi disciplinari (in prosieguo: la «decisione di destituzione»), con decisione che produceva effetto dopo un mese da tale data.

35      La decisione di destituzione è stata oggetto di un reclamo amministrativo da parte di KF il 17 aprile 2014, che è stato respinto con decisione del direttore del SATCEN del successivo 4 giugno. Il 12 giugno 2014 KF ha contestato la decisione di destituzione dinanzi alla commissione di ricorso.

36      Con decisione del 26 gennaio 2015 (in prosieguo: la «decisione della commissione di ricorso»), notificata a KF il 23 marzo successivo, la commissione di ricorso, da un lato, ha respinto le conclusioni di KF dirette all’annullamento della decisione di avviare un procedimento disciplinare e della decisione di sospensione, presentate nella sua domanda del 2 dicembre 2013, menzionata al punto 29 della presente sentenza, nonché, dall’altro, ha respinto tutti i motivi dedotti dall’interessata contro la decisione di destituzione, pur annullando parzialmente quest’ultima in quanto la sua data di efficacia era stata fissata in maniera erronea.

 Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata

37      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 maggio 2015, KF ha proposto un ricorso avente ad oggetto, da un lato, una domanda fondata sull’articolo 263 TFUE e diretta all’annullamento della pretesa decisione implicita di rigetto della sua domanda di assistenza, della decisione di avvio del procedimento disciplinare, della decisione di sospensione, della decisione di destituzione, della decisione di rigetto del suo reclamo contro la pretesa decisione implicita di rigetto della sua domanda di assistenza e della decisione della commissione di ricorso (in prosieguo: le «decisioni impugnate») e, dall’altro, una domanda, ai sensi dell’articolo 268 TFUE, diretta alla condanna del SATCEN a versarle una somma corrispondente agli stipendi non percepiti, per il danno materiale da lei asseritamente subito, nonché la somma di EUR 500 000, per il danno morale che ella avrebbe altresì subito.

38      A sostegno del suo ricorso, KF ha, segnatamente, fatto valere che, innanzitutto, le decisioni degli organi del SATCEN dovevano poter essere oggetto di un controllo di legittimità da parte del Tribunale ai sensi dell’articolo 263 TFUE, poiché si tratterebbe di atti di mera gestione del personale promananti da un organismo dell’Unione, e che, in caso contrario, essi sfuggirebbero, in violazione dei principi fondamentali dell’Unione, a qualsiasi controllo giurisdizionale, in quanto il controllo esercitato dalla commissione di ricorso non può infatti essere assimilato a un controllo giurisdizionale.

39      Successivamente, a sostegno delle sue conclusioni volte ad ottenere l’annullamento della decisione di rigetto della sua domanda di assistenza, della decisione di avvio del procedimento disciplinare, della decisione di sospensione e della decisione di destituzione, KF si è basata su motivi relativi, tra l’altro, alla violazione del principio di buona amministrazione, del principio di imparzialità e del principio del rispetto dei diritti della difesa.

40      Infine, a sostegno delle sue conclusioni dirette ad ottenere l’annullamento della decisione della commissione di ricorso, KF ha sostenuto che il suo diritto ad un ricorso effettivo era stato violato, in particolare perché la composizione della commissione di ricorso non avrebbe soddisfatto i criteri di un tribunale indipendente e imparziale. Essa ha fatto valere, inoltre, sulla base dell’articolo 277 TFUE, un’eccezione di illegittimità dell’articolo 28, paragrafo 6, dello statuto del personale del SATCEN per il motivo, in sostanza, che tale disposizione renderebbe la commissione di ricorso la sola istanza di controllo della legittimità delle decisioni del direttore del SATCEN, sottraendo così tali decisioni a qualsiasi controllo giurisdizionale.

41      Con la sentenza impugnata il Tribunale ha parzialmente accolto il ricorso proposto da KF, annullando la decisione di sospensione, la decisione di destituzione e la decisione della commissione di ricorso e condannando il SATCEN a versare a KF la somma di EUR 10 000 a titolo di risarcimento del danno morale da essa subito, e ha respinto il ricorso quanto al resto.

 Conclusioni delle parti

42      Il SATCEN chiede, in sostanza, che la Corte voglia:

–        annullare la sentenza impugnata;

–        respingere il ricorso proposto da KF, e

–        condannare KF alle spese.

43      Il Consiglio chiede, in sostanza, che la Corte voglia:

–        annullare la sentenza impugnata;

–        respingere il ricorso proposto da KF, e

–        statuire sulle spese conformemente al regolamento di procedura della Corte.

44      KF chiede che la Corte voglia:

–        respingere l’impugnazione, e

–        condannare il SATCEN alle spese.

 Sull’impugnazione

45      A sostegno della sua impugnazione, il SATCEN solleva quattro motivi, relativi, in primo luogo, all’incompetenza del Tribunale a conoscere del ricorso in primo grado, in secondo luogo, all’irricevibilità di tale ricorso, in terzo luogo, allo snaturamento dei fatti e, in quarto luogo, alla violazione del principio di buona amministrazione e del principio del rispetto dei diritti della difesa.

 Sul primo e sul secondo motivo

 Argomenti delle parti

46      Con il primo motivo d’impugnazione, che è suddiviso in tre parti, il SATCEN contesta al Tribunale di essersi dichiarato competente a conoscere del ricorso proposto da KF.

47      Nell’ambito della prima parte del primo motivo, il SATCEN sostiene, in primo luogo, che la competenza del giudice dell’Unione presuppone, in forza del principio di attribuzione sancito dall’articolo 5 TUE, che essa sia espressamente prevista da una disposizione. Orbene, così non sarebbe nel caso di specie.

48      Inoltre, dalla sentenza del 12 novembre 2015, Elitaliana/Eulex Kosovo (C‑439/13 P, EU:C:2015:753), risulterebbe che il giudice dell’Unione non è «automaticamente» competente quando la decisione in questione non impegna fondi del bilancio dell’Unione. Orbene, le entrate del SATCEN sarebbero costituite dai contributi degli Stati membri.

49      Infine, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto ritenendo, al punto 107 della sentenza impugnata, che l’articolo 263, quinto comma, TFUE non consenta al Consiglio di sottrarre, come previsto dall’articolo 28, paragrafo 6, dello statuto del personale del SATCEN, le controversie che coinvolgono un organo o un organismo dell’Unione alla giurisdizione del giudice dell’Unione.

50      Con la seconda parte del primo motivo, il SATCEN sostiene che il Tribunale ha violato il principio della parità di trattamento, imponendo, in sostanza, la stessa tutela giurisdizionale per i funzionari e gli agenti di cui all’articolo 270 TFUE, da un lato, e per gli agenti contrattuali assunti dal SATCEN, dall’altro, anche se tali due categorie di personale delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione si troverebbero in situazioni fondamentalmente diverse tra loro. In ogni caso, il principio della parità di trattamento si applicherebbe solo a situazioni identiche e non a situazioni comparabili alle quali il Tribunale avrebbe erroneamente fatto riferimento.

51      Pertanto, dal principio della parità di trattamento non deriverebbe che tutto il personale delle istituzioni, degli organi, e degli organismi dell’Unione debba disporre degli stessi mezzi di ricorso in caso di controversia con il datore di lavoro. In particolare, gli agenti locali impiegati dalle istituzioni dell’Unione e taluni agenti contrattuali i cui contratti contengono una clausola compromissoria che stabilisce la competenza dei tribunali nazionali non potrebbero adire il giudice dell’Unione.

52      Pertanto, contrariamente a quanto dichiarato dal Tribunale al punto 96 della sentenza impugnata, la giurisprudenza risultante dalla sentenza del 19 luglio 2016, H/Consiglio e a.(C‑455/14 P, EU:C:2016:569), non può essere applicata per analogia nella presente causa, poiché KF non sarebbe né un agente distaccato da uno Stato membro né un agente distaccato da un’istituzione dell’Unione, ma un agente contrattuale assunto dal SATCEN. Tenuto conto del suo status, KF non può essere paragonata a un agente distaccato da un’istituzione dell’Unione.

53      Con il terzo capo del primo motivo, il SATCEN sostiene che il Tribunale non può, in ogni caso, dichiarare la propria competenza a conoscere del ricorso in primo grado unicamente sulla base di un principio come quello della parità di trattamento. Infatti, le controversie di natura contrattuale, come quella di cui trattasi nella presente causa, rientrerebbero nella competenza del giudice dell’Unione solo in presenza di una clausola compromissoria che preveda espressamente tale competenza, ai sensi dell’articolo 272 TFUE. Orbene, nella presente fattispecie, non è stata prevista alcuna clausola compromissoria che attribuisca la competenza giurisdizionale al giudice dell’Unione.

54      Con il secondo motivo d’impugnazione, il SATCEN contesta la conclusione del Tribunale secondo la quale gli articoli 263 e 268 TFUE gli forniscono il fondamento giuridico per considerare ricevibile il ricorso proposto da KF. Il Tribunale, basandosi esclusivamente sull’applicazione per analogia della sentenza del 19 luglio 2016, H/Consiglio e a. (C‑455/14 P, EU:C:2016:569), per giungere a tale conclusione, avrebbe violato il suo obbligo di motivazione e, in ogni caso, commesso un errore di diritto.

55      In particolare, il Tribunale non avrebbe spiegato in che misura un’applicazione per analogia di tale sentenza consentirebbe di considerare ricevibile il ricorso proposto da KF, in quanto il suo status di agente del SATCEN impedirebbe di qualificarla come «terzo», ai sensi della giurisprudenza, in relazione al SATCEN. Infatti, contrariamente alle circostanze in questione nella causa che ha dato luogo a tale sentenza, KF non sarebbe stata distaccata presso il SATCEN.

56      Il Consiglio sostiene l’argomentazione del SATCEN.

57      KF contesta l’argomentazione del SATCEN.

 Giudizio della Corte

58      In primo luogo, per quanto riguarda l’argomento dedotto nella prima parte del primo motivo di impugnazione, secondo il quale il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto affermando, al punto 107 della sentenza impugnata, che l’articolo 263, quinto comma, TFUE non consente al Consiglio di sottrarre, come è indicato all’articolo 28, paragrafo 6 dello statuto del personale del SATCEN, le controversie che coinvolgono un organo o un organismo dell’Unione alla competenza del giudice dell’Unione, va ricordato che, come deriva dall’articolo 2 TUE, l’Unione si fonda, in particolare, sui valori di uguaglianza e dello Stato di diritto. Orbene, l’esistenza stessa di un controllo giurisdizionale effettivo destinato ad assicurare il rispetto delle disposizioni del diritto dell’Unione è inerente all’esistenza di un siffatto Stato di diritto (sentenza del 19 luglio 2016, H/Consiglio e a., C‑455/14 P, EU:C:2016:569, punto 41).

59      L’articolo 19 TUE, che concretizza il valore dello Stato di diritto affermato all’articolo 2 TUE, affida ai giudici nazionali e alla Corte il compito di garantire la piena applicazione del diritto dell’Unione in tutti gli Stati membri nonché la tutela giurisdizionale effettiva spettante ai singoli in forza di detto diritto, mentre la Corte detiene una competenza esclusiva a fornire l’interpretazione definitiva di detto diritto [parere 1/17, del 30 aprile 2019, EU:C:2019:341, punto 111, nonché sentenza del 19 novembre 2019, A.K. e a. (Indipendenza della Sezione disciplinare della Corte suprema), C‑585/18, C‑624/18 e C‑625/18; EU:C:2019:982, punto 167].

60      Il sistema giurisdizionale dell’Unione è infatti costituito da un insieme completo di rimedi giuridici e di procedure inteso a garantire il controllo della legittimità degli atti delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione (v., in tal senso, parere 1/09, dell’8 marzo 2011, EU:C:2011:123, punto 70).

61      Le funzioni attribuite, rispettivamente, ai giudici nazionali e alla Corte sono essenziali alla salvaguardia della natura stessa dell’ordinamento istituito dai trattati (parere 1/09, dell’8 marzo 2011, EU:C:2011:123, punto 85).

62      Pertanto, se è vero che, nel caso di specie, le «condizioni e modalità specifiche» indicate all’articolo 263, quinto comma, TFUE, consentono la fissazione, da parte di un’istituzione, di un organo o di un organismo dell’Unione, di condizioni e modalità interne, precedenti a un ricorso giurisdizionale, che disciplinano, segnatamente, il funzionamento di un meccanismo di autosorveglianza o lo svolgimento di un procedimento di composizione amichevole, come ha considerato il Tribunale al punto 107 della sentenza impugnata, tali condizioni e modalità non possono, contrariamente a quanto sostenuto dal SATCEN, essere interpretati nel senso che autorizzano un’istituzione dell’Unione a sottrarre controversie che comportano l’interpretazione o l’applicazione del diritto dell’Unione alla competenza sia dei giudici degli Stati membri sia del giudice dell’Unione.

63      Orbene, dall’allegato X, punto 1, dello statuto del personale del SATCEN deriva che la commissione di ricorso è chiamata ad applicare e a interpretare tale statuto del personale, che è stato adottato con una decisione del Consiglio e contiene, pertanto, disposizioni di diritto dell’Unione. Inoltre, ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 6, seconda frase, di detto statuto del personale, «non è possibile presentare ricorso» contro le decisioni della commissione di ricorso.

64      Di conseguenza, senza che sia necessario determinare se tale commissione soddisfi o no i criteri di una giurisdizione, si deve ritenere che l’attribuzione a tale commissione di una competenza esclusiva per l’interpretazione e l’applicazione dello statuto del personale del SATCEN, come prevista dall’articolo 28, paragrafo 6, seconda frase, del medesimo statuto, è in ogni caso contraria alla giurisprudenza rammentata ai punti da 58 a 61 della presente sentenza.

65      Ne deriva che il Tribunale non ha commesso un errore di diritto nel dichiarare, al punto 107 della sentenza impugnata, che l’articolo 263, quinto comma, TFUE non può essere interpretato nel senso che consente al Consiglio di adottare una disposizione come l’articolo 28, paragrafo 6, seconda frase, dello statuto del personale del SATCEN.

66      Occorre aggiungere che è vero che, poiché, nella presente fattispecie, si tratta di disposizioni relative alla PESC nonché di atti adottati sul loro fondamento, si deve ricordare che l’articolo 24, paragrafo 1, secondo comma, ultima frase, TUE e l’articolo 275, primo comma, TFUE, introducono una deroga alla regola di competenza generale che l’articolo 19 TUE conferisce alla Corte per assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati. Tuttavia, tali disposizioni devono essere interpretate restrittivamente e la portata della deroga da esse istituita non può estendersi fino ad escludere che il giudice dell’Unione sia competente a controllare la legittimità di atti di gestione del personale, come le decisioni controverse, come giustamente ritenuto dal Tribunale al punto 96 della sentenza impugnata, circostanza che il SATCEN non contesta (v., in tal senso, sentenza del 19 luglio 2016, H/Consiglio e a., C‑455/14 P, EU:C:2016:569, punti 39, 40, 54 e 55).

67      In secondo luogo, nella misura in cui il SATCEN contesta al Tribunale, con diversi argomenti attinenti alla prima parte del primo motivo e al secondo motivo, di aver dichiarato, nella sentenza impugnata, che le condizioni di applicazione dell’articolo 263 TFUE erano, nel caso di specie, soddisfatte, occorre ricordare che dall’articolo 263, primo comma, TFUE risulta che la Corte controlla la legittimità degli atti delle istituzioni, degli organi o degli organismi dell’Unione destinati a produrre effetti giuridici nei confronti dei terzi.

68      Il ricorso di annullamento è destinato a garantire il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione del trattato FUE e sarebbe pertanto in contrasto con tale finalità interpretarne restrittivamente i presupposti di ricevibilità, limitandone l’oggetto alle sole categorie di atti contemplati dall’articolo 288 TFUE (sentenza del 9 settembre 2015, Lito Maieftiko Gynaikologiko kai Cheirourgiko Kentro/Commissione, C‑506/13 P, EU:C:2015:562, punto 17 e giurisprudenza ivi citata).

69      Costituisce, pertanto, un atto che può essere oggetto di un ricorso di annullamento, qualsiasi provvedimento adottato dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, indipendentemente dalla sua natura e forma, che miri a produrre effetti giuridici obbligatori idonei ad incidere sugli interessi del ricorrente, modificando in misura rilevante la sua situazione giuridica (v., in tal senso, sentenze del 9 dicembre 2014, Schönberger/Parlamento, C‑261/13 P, EU:C:2014:2423, punto 13, e del 9 settembre 2015, Lito Maieftiko Gynaikologiko kai Cheirourgiko Kentro/Commissione, C‑506/13 P, EU:C:2015:562, punto 16).

70      Da una consolidata giurisprudenza relativa alla ricevibilità dei ricorsi di annullamento deriva altresì che occorre riferirsi alla sostanza stessa degli atti impugnati nonché all’intenzione dei loro autori per qualificare gli atti medesimi. A tale proposito, in linea di principio, costituiscono atti impugnabili i provvedimenti che stabiliscono in modo definitivo la posizione di un’istituzione, di un organo od organismo dell’Unione al termine di un procedimento amministrativo e che sono intesi alla produzione di effetti giuridici obbligatori tali da incidere sugli interessi del ricorrente, ad esclusione segnatamente dei provvedimenti intermedi destinati alla preparazione della decisione finale, che sono privi di tali effetti, nonché degli atti puramente confermativi di un atto anteriore non impugnato nei termini (sentenza del 26 gennaio 2010, Internationaler Hilfsfonds/Commissione, C‑362/08 P, EU:C:2010:40, punto 52).

71      Nella specie, è pacifico che tutte le decisioni controverse stabiliscono in modo definitivo, al termine di procedimenti amministrativi, la posizione del SATCEN. Peraltro, sia dal loro stesso contenuto sia dall’intenzione dei loro autori risulta che esse mirano a produrre effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere sugli interessi di KF, modificando in misura rilevante la situazione giuridica di quest’ultima.

72      Ciò premesso, si deve considerare che il Tribunale non ha commesso un errore di diritto nel dichiarare che tali decisioni soddisfacevano le condizioni necessarie per essere considerate atti impugnabili ai sensi dell’articolo 263 TFUE.

73      In particolare, come ha rilevato l’avvocato generale ai paragrafi 110 e 111 delle sue conclusioni, sebbene l’articolo 263, primo comma, TFUE, limiti la competenza della Corte ai provvedimenti destinati a produrre effetti giuridici obbligatori nei confronti dei «terzi», risulta da costante giurisprudenza che tali termini mirano ad escludere gli atti che non costituiscono atti lesivi, in quanto riguardano esclusivamente l’organizzazione interna dell’amministrazione e producono effetti solo in tale sfera interna, senza creare alcun diritto o obbligo nei confronti dei terzi [v., in tal senso, sentenze del 25 febbraio 1988, Les Verts/Parlamento, 190/84, EU:C:1988:94, punto 8, del 6 aprile 2000, Spagna/Commissione, C‑443/97, EU:C:2000:190, punto 28, e del 2 ottobre 2018, Francia/Parlamento (Esercizio del potere di bilancio), C‑73/17, EU:C:2018:787, punto 15].

74      Orbene, se è vero che le decisioni controverse riguardano l’organizzazione interna del SATCEN, ciò non toglie che tali decisioni sono atti di cui KF è destinataria, ai sensi dell’articolo 263, quarto comma, TFUE, e che le arrecano pregiudizio, ai sensi della giurisprudenza richiamata ai punti 69, 70 e 73 della presente sentenza.

75      Inoltre, poiché tali decisioni riguardano gli obblighi reciproci derivanti dalla conclusione del contratto di lavoro tra il SATCEN e KF e sfociano nella cessazione del rapporto contrattuale tra di loro, non si può ritenere che la presente controversia non opponga il SATCEN a un «terzo», ai sensi dell’articolo 263, primo comma, TFUE.

76      Peraltro, è pacifico, come risulta dal punto 122 della sentenza impugnata, che l’articolo 270 TFUE non è applicabile alla situazione di KF, poiché né la decisione 2014/401 né lo statuto del personale del SATCEN prevedono l’applicabilità dello statuto e del regime applicabile agli altri agenti dell’Unione.

77      Ne consegue che il Tribunale non ha commesso un errore di diritto nel dichiarare, in sostanza, al punto 123 della sentenza impugnata, che il rapporto di lavoro esistente tra KF e il SATCEN non escludeva la presente controversia dall’ambito di applicazione dell’articolo 263, primo comma, TFUE.

78      In terzo luogo, per quanto riguarda l’argomento del SATCEN fondato sulla natura contrattuale dei suoi rapporti con KF, risulta da una giurisprudenza consolidata che, qualora la situazione giuridica del ricorrente si inserisca nell’ambito di rapporti contrattuali il cui regime giuridico è disciplinato dalla legge designata dalle parti contraenti, la competenza di interpretazione e di applicazione delle disposizioni del Trattato FUE da parte del giudice dell’Unione nell’ambito del ricorso di annullamento non trova applicazione, dato che una siffatta situazione rientra, in linea di principio e conformemente all’articolo 274 TFUE, nella competenza dei giudici nazionali. Di conseguenza, in presenza di un contratto che vincola il ricorrente a una delle istituzioni o ad uno degli organi o organismi dell’Unione, il giudice dell’Unione può essere adito con ricorso fondato sull’articolo 263 TFUE soltanto se il provvedimento impugnato mira a produrre conseguenze giuridiche vincolanti che si pongono al di fuori della relazione contrattuale che vincola le parti e che implicano l’esercizio di pubblici poteri conferiti all’istituzione, organo o organismo dell’Unione contraente in qualità di autorità amministrativa (v., in tal senso, sentenze del 9 settembre 2015, Lito Maieftiko Gynaikologiko kai Cheirourgiko Kentro/Commissione, C‑506/13 P, EU:C:2015:562, punti 18 e 20, e del 28 febbraio 2019, Alfamicro/Commissione, C‑14/18 P, EU:C:2019:159, punti 48 e 50).

79      Se il giudice dell’Unione, infatti, si riconoscesse competente a pronunciarsi sull’annullamento di provvedimenti che si inscrivono in un contesto meramente contrattuale, rischierebbe non soltanto di svuotare di significato l’articolo 272 TFUE, che consente di attribuire la competenza giurisdizionale dell’Unione in forza di una clausola compromissoria, ma altresì, nel caso in cui il contratto non contenesse una siffatta clausola, di estendere la sua competenza giurisdizionale oltre i limiti delineati dall’articolo 274 TFUE, che affida ai giudici nazionali la competenza di diritto comune a conoscere delle controversie nelle quali l’Unione è parte (sentenze del 9 settembre 2015, Lito Maieftiko Gynaikologiko kai Cheirourgiko Kentro/Commissione, C‑506/13 P, EU:C:2015:562, punto 19, e del 28 febbraio 2019, Alfamicro/Commissione, C‑14/18 P, EU:C:2019:159, punto 49 e giurisprudenza citata).

80      La rinuncia da parte del giudice dell’Unione all’esercizio delle competenze conferitegli dall’articolo 263 TFUE, qualora la situazione giuridica del ricorrente si inserisca nell’ambito di rapporti contrattuali, mira quindi a garantire un’interpretazione coerente degli articoli 263, 272 e 274 TFUE e, pertanto, a preservare la coerenza del sistema giurisdizionale dell’Unione che è costituito, come è ricordato al punto 60 della presente sentenza, da un insieme completo di rimedi giuridici e di procedure inteso a garantire il controllo della legittimità degli atti delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione.

81      Allo stesso modo, la Corte ha dichiarato, nel contesto del contenzioso sulla responsabilità extracontrattuale dell’Unione, che, al fine di determinare quale sia il giudice competente a conoscere di una particolare azione giudiziaria diretta contro l’Unione affinché quest’ultima risponda di un danno, occorre esaminare se tale azione abbia ad oggetto la sussistenza della responsabilità contrattuale dell’Unione o della responsabilità extracontrattuale di quest’ultima e che la mera invocazione di norme giuridiche che non derivano da un contratto rilevante nel caso di specie, ma che si impongono alle parti, non può avere come conseguenza di modificare la natura della controversia e sottrarre, di conseguenza, quest’ultima al giudice competente. Se così non fosse, la natura della controversia e, di conseguenza, il giudice competente potrebbero cambiare a seconda delle norme invocate dalle parti, il che sarebbe contrario alle norme di competenza ratione materiae dei diversi organi giurisdizionali (v., in tal senso, sentenza del 18 aprile 2013, Commissione/Systran e Systran Luxembourg, C‑103/11 P, EU:C:2013:245, punti 61 e 65).

82      La nozione di «responsabilità extracontrattuale dell’Unione», ai sensi dell’articolo 268 TFUE, e dell’articolo 340, secondo comma, TFUE, che presenta natura autonoma, deve, quindi, in linea di principio, essere interpretata alla luce della sua finalità, ossia consentire la ripartizione delle competenze tra gli organi giurisdizionali dell’Unione e quelli nazionali (v., in tal senso, sentenza del 18 aprile 2013, Commissione/Systran e Systran Luxembourg, C‑103/11 P, EU:C:2013:245, punto 62).

83      Nella specie, occorre tuttavia rilevare che, come risulta dal punto 62 supra, l’articolo 28, paragrafo 6, seconda frase, dello statuto del personale del SATCEN esclude espressamente qualsiasi controllo giurisdizionale, da parte dei giudici nazionali o del giudice dell’Unione, delle decisioni della commissione di ricorso e, di conseguenza, delle decisioni del direttore del SATCEN che ne costituiscono l’oggetto.

84      Pertanto, in un tale contesto, una rinuncia da parte della Corte e del Tribunale all’esercizio delle competenze loro conferite dagli articoli 263 e 268 TFUE avrebbe la conseguenza, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 112 delle sue conclusioni, di sottrarre siffatte decisioni a qualsiasi controllo giurisdizionale, sia esso effettuato dal giudice dell’Unione o dai giudici nazionali, senza che tale rinuncia sia giustificata dalla preoccupazione di rispettare la ripartizione delle competenze tra il giudice dell’Unione e i giudici nazionali voluta dal Trattato FUE.

85      Orbene, in tali circostanze, spetta alla Corte e al Tribunale esercitare le competenze loro conferite dal Trattato FUE, al fine di garantire l’esistenza di un controllo giurisdizionale effettivo, ai sensi della giurisprudenza richiamata ai punti da 58 a 61 della presente sentenza.

86      Ne consegue che, contrariamente a quanto sostiene il SATCEN, il Tribunale non è incorso in un errore di diritto dichiarando, al punto 132 della sentenza impugnata, che, nonostante i rapporti contrattuali esistenti tra il SATCEN e KF, esso era competente, ai sensi degli articoli 263 e 268 TFUE, a conoscere di tale controversia.

87      In quarto luogo, alla luce delle considerazioni di cui ai punti da 65 a 86 della presente sentenza, l’argomento dedotto dal SATCEN di cui alla prima parte del primo motivo, relativo alla violazione del principio di attribuzione delle competenze sancito dall’articolo 5 TUE nonché al mancato impegno di fondi del bilancio dell’Unione, deve essere altresì respinto in quanto infondato.

88      In quinto luogo, per quanto riguarda l’argomento dedotto dal SATCEN nell’ambito della seconda e della terza parte del primo motivo nonché del secondo motivo, vertente sulla violazione, da parte del Tribunale, del principio della parità di trattamento, occorre rilevare, anzitutto, che la censura secondo cui il Tribunale si sarebbe erroneamente dichiarato competente sulla sola base di tale principio deriva da una lettura erronea della sentenza impugnata.

89      Infatti, se è vero che il Tribunale ha menzionato detto principio nell’ambito dei motivi da esso sviluppati, ciò non toglie che risulta inequivocabilmente, segnatamente dai punti 99, 103 e 120 della sentenza impugnata, che è sulla base degli articoli 263 e 268 TFUE che il Tribunale si è dichiarato competente a conoscere del ricorso proposto da KF.

90      Va ricordato, inoltre, che, secondo una costante giurisprudenza, il principio della parità di trattamento impone che situazioni analoghe non siano trattate in maniera diversa e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, salvo che un trattamento siffatto sia obiettivamente giustificato (sentenza del 3 dicembre 2019, Repubblica ceca/Parlamento e Consiglio, C‑482/17, EU:C:2019:1035, punto 164).

91      Pertanto, il SATCEN non può neppure sostenere che tale principio si applichi solo a situazioni identiche.

92      Infine, per quanto riguarda il confronto tra la situazione degli agenti contrattuali del SATCEN, come KF, da un lato, e quella degli esperti, funzionari e agenti distaccati degli Stati membri o dell’Unione, dall’altro, occorre rilevare che il Tribunale ha dichiarato, ai punti da 95 a 98 della sentenza impugnata, che la presente controversia è analoga alle controversie che oppongono un’istituzione, un organo o un organismo dell’Unione che non rientrano nell’ambito della PESC a uno dei suoi funzionari o agenti e che non si può ritenere che la deroga alla competenza del giudice dell’Unione prevista all’articolo 24, paragrafo 1, secondo comma, ultima frase, TUE, e all’articolo 275, primo comma, TFUE, che deve essere interpretata restrittivamente, si estenda fino ad escludere la competenza del giudice dell’Unione per controllare la legittimità di atti quali le decisioni controverse.

93      A tale proposito, occorre rilevare che, come risulta dalla valutazione di cui ai punti 71, 72, da 74 a 77 e 86 della presente sentenza, tali situazioni sono del tutto comparabili l’una all’altra.

94      Inoltre, sempre a giusto titolo, ai punti 102 e 103 della sentenza impugnata, il Tribunale ha considerato che, sebbene il collegamento iniziale del SATCEN all’UEO, che è un’organizzazione internazionale intergovernativa, avesse comportato, in passato, che la situazione del personale del SATCEN non avesse potuto essere assimilata a quella degli agenti della Comunità europea, tale stato di cose era cambiato dopo l’entrata in vigore, il 1º dicembre 2009, del Trattato di Lisbona, in quanto le controversie tra il SATCEN e il suo personale hanno rivelato, a partire da tale data, una situazione paragonabile a quella delle controverse che oppongono gli agenti dell’Unione al loro datore di lavoro.

95      Di conseguenza, il Tribunale non ha violato il principio della parità di trattamento nel considerarsi competente a controllare la legittimità di atti di gestione del personale come le decisioni impugnate.

96      In sesto e ultimo luogo, per quanto riguarda l’asserita mancanza di motivazione della sentenza impugnata, dedotta nell’ambito del secondo motivo, è sufficiente ricordare che, secondo costante giurisprudenza, l’obbligo di motivazione non impone al Tribunale di fornire una spiegazione che segua esaustivamente e uno per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia, cosicché la motivazione del Tribunale può essere implicita, a condizione che essa consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali il Tribunale non ha accolto i loro argomenti e alla Corte di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il suo controllo (sentenza del 9 marzo 2017, Ellinikos Chrysos/Commissione, C‑100/16 P, EU:C:2017:194, punto 32).

97      Nella specie, la motivazione di cui ai punti da 80 a 114, da 119 a 123 e da 125 a 131 della sentenza impugnata consente al SATCEN di comprendere le ragioni per le quali il Tribunale ha respinto il suo argomento relativo tanto alla sua incompetenza a conoscere del ricorso di primo grado, quanto all’irricevibilità di tale ricorso, e alla Corte di esercitare il suo controllo.

98      Alla luce di quanto precede, il primo e il secondo motivo devono essere respinti in quanto infondati.

 Sul terzo motivo

 Argomenti delle parti

99      Il SATCEN contesta al Tribunale di aver snaturato i fatti considerando che il ricorso al questionario a risposta multipla utilizzato nell’ambito di un’indagine amministrativa costituiva un procedimento manifestamente inadeguato per accertare la realtà dei fatti e per valutare il comportamento di KF, mentre colloqui bilaterali avrebbero potuto costituire uno strumento più adatto a tale scopo. Infatti, le persone che hanno compilato tale questionario sarebbero già state ascoltate, tra il mese di gennaio e il mese di febbraio 2013, in un’altra indagine sui rapporti umani e comportamenti all’interno del SATCEN. Inoltre, si sarebbero svolti colloqui bilaterali anche durante l’indagine amministrativa stessa.

100    Il Tribunale avrebbe altresì snaturato i fatti considerando che le decisioni erano fondate solo su accuse che designavano categorie generali di comportamento, senza che fosse stata identificata l’esistenza di un evento o di un comportamento preciso qualificabile come «molestia». Infatti, testimonianze scritte e dettagliate sarebbero state allegate al rapporto d’indagine del 2 luglio 2013. Tali testimonianze non sarebbero tuttavia state prese in considerazione dal Tribunale, cosicché quest’ultimo non avrebbe tenuto conto di tutti i documenti sui quali il vicedirettore del SATCEN si sarebbe fondato per giungere alle sue conclusioni.

101    Il Consiglio sostiene l’argomentazione del SATCEN.

102    KF contesta l’argomentazione del SATCEN.

 Giudizio della Corte

103    Conformemente a una giurisprudenza costante della Corte, dall’articolo 256, paragrafo 1, secondo comma, TFUE e dall’articolo 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea risulta che il Tribunale è il solo competente, da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dai documenti del fascicolo ad esso sottoposti, e, dall’altro, a valutare tali fatti (sentenza dell’8 marzo 2016, Grecia/Commissione, C‑431/14 P, EU:C:2016:145, punto 30 e giurisprudenza ivi citata).

104    Pertanto, la valutazione dei fatti, salvo il caso dello snaturamento degli elementi di prova prodotti dinanzi al Tribunale, non costituisce una questione di diritto, come tale soggetta al sindacato della Corte (sentenza dell’8 marzo 2016, Grecia/Commissione, C‑431/14 P, EU:C:2016:145, punto 31 e giurisprudenza ivi citata).

105    Qualora un ricorrente alleghi uno snaturamento di elementi di prova da parte del Tribunale, egli, in forza dell’articolo 256 TFUE, dell’articolo 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea e dell’articolo 168, paragrafo 1, lettera d), del regolamento di procedura, deve indicare con precisione gli elementi che sarebbero stati snaturati dal Tribunale e dimostrare gli errori di valutazione che, a suo avviso, avrebbero portato il Tribunale a tale snaturamento. Peraltro, secondo costante giurisprudenza della Corte, uno snaturamento deve emergere in modo manifesto dagli atti di causa, senza che sia necessario procedere a una nuova valutazione dei fatti e delle prove (sentenza dell’8 marzo 2016, Grecia/Commissione, C‑431/14 P, EU:C:2016:145, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).

106    Nella specie, occorre ricordare che, contrariamente a quanto sostiene il SATCEN, il rapporto d’indagine del 2 luglio 2013 non contiene alcun allegato a sostegno delle risposte delle persone consultate né altri elementi di prova, poiché tali risposte e elementi sono stati allegati solo al rapporto di cui è stata investita la commissione di disciplina il 25 ottobre successivo.

107    Per quanto riguarda il contenuto di tale rapporto d’indagine, ne risulta espressamente e inequivocabilmente, anzitutto, che il risultato delle audizioni effettuate tra il mese di gennaio e il mese di febbraio 2013 ha certamente contribuito all’avvio dell’indagine amministrativa, ma che queste ultime non facevano parte di tale indagine, poi, che il suddetto rapporto d’indagine era fondato esclusivamente sulle testimonianze scritte e firmate dalle persone che sono state interrogate mediante un questionario a risposta multipla e, infine, che le conclusioni dello stesso rapporto d’indagine si basavano unicamente su considerazioni relative a categorie generali di comportamenti imputati a KF in tali questionari, senza citare elementi precisi provenienti dalle risposte degli agenti alle due domande aperte di detto questionario, come ha sostenuto il Tribunale al punto 204 della sentenza impugnata.

108    Inoltre, dai punti da 200 a 206 della sentenza impugnata risulta che il Tribunale non ha ignorato, come suggerito dal SATCEN, le risposte dettagliate fornite dalle persone così consultate, ma che ha censurato l’indagine amministrativa a causa dell’inadeguatezza del questionario a risposta multipla che aveva riscontrato e che, a suo avviso, doveva anche e necessariamente incidere sul tenore delle risposte delle persone consultate alle domande aperte di tale questionario.

109    Di conseguenza, poiché nessuno snaturamento risulta in modo manifesto dagli atti di causa, il terzo motivo deve essere respinto in quanto infondato.

 Sul quarto motivo

 Argomenti delle parti

110    Il SATCEN sostiene, innanzitutto, che il diritto della persona oggetto di un’indagine amministrativa per molestie psicologiche di presentare le sue osservazioni prima della chiusura di tale indagine può essere limitato al fine di tutelare gli interessi di terzi coinvolti, in particolare per evitare rappresaglie. Orbene, nel caso di specie, la limitazione di tale diritto sarebbe stata necessaria, tenuto conto, in particolare, del gran numero di denunce e delle piccole dimensioni del SATCEN. In ogni caso, i diversi colloqui preliminari, in particolare quelli che si sono svolti nell’ambito delle valutazioni annuali, in occasione dei quali KF ha potuto presentare le sue osservazioni, dovrebbero essere considerati sufficienti a garantire il diritto dell’interessata di essere ascoltata.

111    Inoltre, né dallo statuto del personale del SATCEN né dalla giurisprudenza risulterebbe che un termine preciso debba essere rispettato tra la convocazione al colloquio che deve svolgersi preliminarmente all’avvio di un procedimento disciplinare e lo svolgimento di tale colloquio. In ogni caso, il termine impartito a KF per prepararsi a detto colloquio avrebbe dovuto essere valutato alla luce del principio di proporzionalità, tenendo conto, in particolare, dei fatti gravi contestati all’interessata e dell’urgenza che ne derivava. Inoltre, la decisione di avviare un procedimento disciplinare non costituirebbe un atto lesivo.

112    Infine, secondo il SATCEN, a causa dell’ampio margine discrezionale di cui disponeva, il suo direttore aveva il diritto di far prevalere, al momento della ponderazione degli interessi in gioco, i diritti e gli interessi delle persone che hanno presentato le denunce per molestie sul diritto di KF di accedere ai documenti del fascicolo prima dell’adozione della decisione di avviare un procedimento disciplinare, poiché il rischio di rappresaglie nei confronti di tali persone sarebbe stato troppo elevato e sarebbe perdurato anche dopo la conclusione dell’indagine amministrativa condotta.

113    Il Consiglio sostiene l’argomentazione del SATCEN.

114    KF contesta l’argomentazione del SATCEN.

 Giudizio della Corte

115    L’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, rubricato «Diritto ad una buona amministrazione», dispone, al suo paragrafo 1, che ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell’Unione.

116    L’articolo 41, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali prevede che il diritto a una buona amministrazione comprende, in particolare, il diritto di ogni persona di essere ascoltata prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che le rechi pregiudizio, il diritto di ogni persona di accedere al fascicolo che la riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale e commerciale, nonché l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni.

117    In particolare, il diritto di essere ascoltato garantisce a chiunque la possibilità di manifestare, utilmente ed efficacemente, il proprio punto di vista durante il procedimento amministrativo prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa incidere in modo negativo sui suoi interessi (sentenza del 4 aprile 2019, OZ/BEI, C‑558/17 P, EU:C:2019:289, punto 53).

118    A tale proposito, dall’articolo 1, paragrafo 1, dell’allegato IX dello statuto del personale del SATCEN risulta che, in ogni caso, al termine dell’indagine non si può trarre alcuna conclusione che faccia nominativamente riferimento a un agente senza che quest’ultimo abbia avuto la possibilità di formulare osservazioni sui fatti che lo riguardano.

119    Inoltre, ai sensi dell’articolo 2 di tale allegato IX, solo dopo aver notificato all’agente interessato tutti i documenti di prova dei fascicoli e dopo averlo sentito il direttore del SATCEN può, in particolare, sulla base del rapporto d’indagine, decidere sull’eventuale avvio di un procedimento disciplinare.

120    Nella specie, ne deriva che il vicedirettore del SATCEN, prima di presentare le sue raccomandazioni al direttore, e, in ogni caso, quest’ultimo, prima di prendere una decisione sfavorevole per KF, erano tenuti a rispettare il suo diritto di essere ascoltata (v., per analogia, sentenza del 4 aprile 2019, OZ/EIB, C‑558/17 P, EU:C:2019:289, punto 56).

121    In particolare, KF aveva il diritto, per poter presentare utilmente le proprie osservazioni, di farsi comunicare, almeno, una sintesi delle dichiarazioni delle diverse persone consultate, in quanto tali dichiarazioni erano state utilizzate dal vicedirettore del SATCEN, nel suo rapporto d’indagine, per formulare raccomandazioni al direttore del SATCEN, alla luce delle quali quest’ultimo aveva deciso di avviare un procedimento disciplinare nei confronti di KF, e la comunicazione di tale sintesi doveva essere effettuata nel rispetto, se del caso, dei legittimi interessi di riservatezza (v., per analogia, sentenza del 4 aprile 2019, OZ/BEI, C‑558/17 P, EU:C:2019:289, punto 57).

122    Inoltre, la Corte ha avuto l’occasione di precisare che, qualora la durata del procedimento non sia fissata da una disposizione del diritto dell’Unione, il carattere «ragionevole» del termine assunto dall’istituzione per adottare l’atto in questione deve essere valutato in funzione dell’insieme delle circostanze proprie di ciascuna causa e, segnatamente, della rilevanza della controversia per l’interessato, della complessità del procedimento e del comportamento delle parti in causa (v., in tal senso, sentenza del 28 febbraio 2013, Réexamen Arango Jaramillo e a./BEI, C‑334/12 RX-II, EU:C:2013:134, punto 28).

123    Di conseguenza, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 154, 156 e 158 delle sue conclusioni, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto dichiarando, ai punti 216 e da 219 a 223 della sentenza impugnata, anzitutto, che spettava al vicedirettore del SATCEN e al suo direttore ascoltare utilmente KF prima dell’adozione sia del rapporto d’indagine sia della decisione di avviare un procedimento disciplinare nei suoi confronti, poi, che questi ultimi dovevano, a tal fine, comunicare all’interessata i fatti che la riguardavano, e concederle un termine ragionevole per preparare le sue osservazioni, e infine, che tale comunicazione doveva essere fatta, per lo meno, mediante una sintesi delle dichiarazioni delle diverse persone consultate, la quale doveva essere redatta nel rispetto degli eventuali interessi legittimi alla riservatezza di tali testimoni.

124    Inoltre, come ricordato al punto 104 della presente sentenza, la valutazione dei fatti, salvo il caso dello snaturamento degli elementi di prova addotti dinanzi al Tribunale, non costituisce una questione di diritto, come tale soggetta al sindacato della Corte. Orbene, poiché il SATCEN non fa valere alcuno snaturamento di elementi di prova, le sue pretese devono essere respinte in quanto irricevibili nella misura in cui richiederebbero alla Corte di procedere a una nuova valutazione dei fatti relativi alla ponderazione degli interessi in gioco e alla ragionevolezza del termine impartito a KF per prepararsi al suo colloquio con il direttore del SATCEN.

125    Alla luce di quanto precede, il quarto motivo deve essere respinto.

126    Tenuto conto di tutte le considerazioni che precedono, l’impugnazione deve essere respinta.

 Sulle spese

127    Ai sensi dell’articolo 184, paragrafo 2, del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è respinta, la Corte statuisce sulle spese.

128    Conformemente all’articolo 138, paragrafo 1, di tale regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

129    In forza dell’articolo 184, paragrafo 4, dello stesso regolamento di procedura, una parte interveniente in primo grado, che non abbia proposto essa stessa l’impugnazione, può essere condannata alle spese del procedimento di impugnazione solo se ha partecipato alla fase scritta od orale del procedimento dinanzi alla Corte. In tal caso, la Corte può decidere che le spese da essa sostenute restino a suo carico.

130    Poiché il SATCEN è rimasto soccombente, occorre condannarlo a sopportare, oltre alle proprie spese, le spese sostenute da KF, conformemente alla domanda di quest’ultima.

131    Poiché il Consiglio ha partecipato al procedimento dinanzi alla Corte, si deve disporre che, nelle circostanze del caso di specie, sopporti le proprie spese.

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:

1)      L’impugnazione è respinta.

2)      Il Centro satellitare dell’Unione europea (SATCEN) è condannato a sopportare, oltre alle proprie spese, le spese sostenute da KF.

3)      Il Consiglio dell’Unione europea sopporterà le proprie spese.

Firme


*      Lingua processuale: l’inglese.