Language of document : ECLI:EU:C:2020:522


 


 



Ordinanza della Corte (Nona Sezione) del 2 luglio 2020 – STING Reality

(causa C853/19)(1)

«Rinvio pregiudiziale – Articolo 53, paragrafo 2, e articolo 99 del regolamento di procedura della Corte – Tutela dei consumatori – Direttiva 2005/29/CE – Pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori – Articoli 8 e 9 – Pratiche commerciali aggressive – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Clausole oggetto di negoziato individuale – Poteri del giudice nazionale»

1.      Questioni pregiudiziali – Risposta che non dà adito a ragionevoli dubbi – Risposta chiaramente desumibile dalla giurisprudenza – Applicazione dell’articolo 99 del regolamento di procedura

(Art. 267 TFUE; regolamento di procedura della Corte, art. 99)

(v. punti 30, 32)

2.      Questioni pregiudiziali – Ricevibilità – Questioni sollevate in assenza di precisazioni sufficienti sul contesto di fatto e di diritto nonché sulle ragioni che giustificano la necessità di una risposta alle questioni pregiudiziali – Questioni sollevate in un contesto che esclude una soluzione utile – Irricevibilità manifesta

(Art. 267 TFUE; Statuto della Corte di giustizia, art. 23; regolamento di procedura della Corte, art. 53, § 2)

(v. punti 31, 32, 6471, dispositivo 3)

3.      Tutela dei consumatori – Pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori – Direttiva 2005/29 – Pratiche commerciali aggressive – Criteri di valutazione – Sfruttamento da parte del professionista, con cognizione di causa, di ogni circostanza particolare connessa alla situazione del consumatore, allo scopo di influenzarne il giudizio – Nozione – Contratto stipulato con una persona anziana che soffre di una grave disabilità e che si trova in una situazione di precarietà finanziaria, che consente di eludere una disposizione nazionale a tutela del consumatore – Indizio di tale comportamento da parte del professionista – Valutazione da parte del giudice nazionale

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2005/29, considerando 7 e artt. 8 e 9)

(v. punti 4244, 4650, dispositivo 1)

4.      Tutela dei consumatori – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Direttiva 93/13 – Obbligo per il giudice nazionale di esaminare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola contenuta in un contratto sottoposto alla sua valutazione – Portata – Obbligo di attuare le norme procedurali nazionali applicabili all’esame del carattere abusivo di una clausola siffatta

(Direttiva del Consiglio 93/13, considerando 24 e artt. 3 e 7, § 1)

(v. punti 5457, 5962, dispositivo 2)

Dispositivo

1)

Gli articoli 8 e 9 della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, devono essere interpretati nel senso che la qualifica di una pratica commerciale come aggressiva, ai sensi di queste disposizioni, richiede che si proceda a una valutazione concreta e specifica, alla luce dei criteri enunciati da tali disposizioni, dell’insieme delle circostanze che caratterizzano tale pratica. Nel caso in cui il contratto sia stato concluso da una persona anziana, che soffre di una grave disabilità e dispone di un reddito limitato che non le consente di rimborsare i debiti che ha accumulato, il fatto che il contratto concluso in tali circostanze abbia avuto l’effetto di consentire di eludere una disposizione nazionale a tutela dei consumatori è indizio della volontà del professionista interessato di sfruttare con cognizione di causa la particolare gravità della situazione in cui tale persona si trovava, allo scopo di influenzarne la decisione, fatto che deve essere valutato dal giudice del rinvio.

2)

L’articolo 3 della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che il giudice nazionale cui viene sottoposta una domanda di esame del carattere abusivo delle clausole di un contratto stipulato tra un consumatore e un professionista è tenuto, nel caso in cui quest’ultimo rifiuti, malgrado una domanda che gli viene rivolta in tal senso, di comunicargli i contratti simili che ha stipulato con altri consumatori, ad applicare le norme procedurali nazionali di cui dispone per valutare se le clausole di un contratto siffatto siano state oggetto di negoziato individuale.

3)

La terza questione presentata dall’Okresný súd Poprad (Tribunale distrettuale di Poprad, Slovacchia) è manifestamente irricevibile.


1 GU C 36 del 3.2.2020.