Language of document : ECLI:EU:C:2008:207

ORDINANZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)

8 aprile 2008 (*)

«Impugnazione – Direttiva 2003/87/CE – Sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra – Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento – Repubblica federale di Germania – Assegnazione di quote – Periodo 2008/2012 – Condizioni – Interesse individuale – Irricevibilità – Diritto al contraddittorio – Diritto ad un processo equo»

Nel procedimento C‑503/07 P,

avente ad oggetto un’impugnazione ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 14 novembre 2007,

Saint-Gobain Glass Deutschland GmbH, con sede in Aquisgrana (Germania), rappresentata dai sigg. H. Posser e S. Altenschmidt, Rechtsanwälte,

ricorrente,

altre parti del procedimento:

Fels-Werke GmbH, con sede in Goslar (Germania),

Spenner-Zement GmbH & Co. KG, con sede in Erwitte (Germania),

ricorrenti in primo grado,

Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal sig. U. Wölker, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,

convenuta in primo grado,

LA CORTE (Sesta Sezione),

composta dal sig. L. Bay Larsen, presidente di sezione, dal sig. P. Kūris e dalla sig.ra C. Toader (relatore), giudici,

avvocato generale: sig. J. Mazák

cancelliere: sig. R. Grass

vista la domanda della ricorrente di sottoporre la presente causa ad un procedimento accelerato ai sensi dell’art. 62 bis del regolamento di procedura della Corte,

sentito l’avvocato generale,

ha emesso la seguente

Ordinanza

1        Con la presente impugnazione, la Saint-Gobain Glass Deutschland GmbH (in prosieguo: la «Saint-Gobain Glass Deutschland»), chiede l’annullamento dell’ordinanza 11 settembre 2007, causa T‑28/07, Fels-Werke e a./Commissione (Racc. pag. II-98; in prosieguo: l’«ordinanza impugnata»), con la quale il Tribunale di primo grado delle Comunità europee ha dichiarato irricevibile il suo ricorso inteso all’annullamento parziale della decisione della Commissione 29 novembre 2006, K(2006) 5609, relativa al piano nazionale per l’assegnazione di quote di emissioni di gas a effetto serra, notificato dalla Repubblica federale di Germania per il periodo dal 2008 al 2012 (in prosieguo: la «decisione controversa»).

 Contesto normativo

2        L’art. 1 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 2003, 2003/87/CE, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio (GU L 275, pag. 32), crea, con decorrenza 1° gennaio 2005, un siffatto sistema al fine di promuovere la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, in particolare di diossido di carbonio, secondo criteri di validità e di efficienza economica.

3        Secondo l’art. 2 della direttiva 2003/87 questa si applica alle emissioni provenienti dalle attività indicate nell’allegato I, tra le quali figurano gli impianti destinati alla fabbricazione del vetro.

4        L’art. 11 della direttiva 2003/87 prevede un primo periodo di assegnazione di quote che va dal 2005 al 2007 (in prosieguo: il «primo periodo di assegnazione»), e quindi un secondo periodo di assegnazione di quote che va dal 2008 al 2012 (in prosieguo: il «secondo periodo di assegnazione»).

5        Le condizioni e le procedure secondo le quali le competenti autorità nazionali assegnano, sulla base di un piano nazionale di assegnazione (in prosieguo: il «PNA»), quote ai gestori di impianti durante questi due periodi di assegnazione sono precisate negli artt. 9-11 della direttiva 2003/87.

6        L’art. 9, n. 1, primo comma, della direttiva 2003/87 così dispone:

«Per ciascun periodo di cui all’articolo 11, paragrafi 1 e 2, ciascuno Stato membro elabora un [PNA] che determina le quote totali di emissioni che intende assegnare per tale periodo e le modalità di tale assegnazione. Il [PNA] si fonda su criteri obiettivi e trasparenti, compresi i criteri elencati nell’allegato III, e tiene nella dovuta considerazione le osservazioni del pubblico. (…)».

7        L’art. 9, n. 1, secondo comma, della direttiva 2003/87 fa obbligo agli Stati membri di pubblicare e di notificare un PNA alla Commissione delle Comunità europee e agli altri Stati membri per ciascun periodo di assegnazione.

8        L’art. 9, n. 3, della detta direttiva è così formulato:

«Nei tre mesi successivi alla notificazione da parte di uno Stato membro di un [PNA] di cui al paragrafo 1, la Commissione può respingerlo, in tutto o in parte, qualora lo ritenga incompatibile con l’articolo 10 o con i criteri elencati nell’allegato III. Lo Stato membro prende una decisione a norma dell’articolo 11, paragrafo 1 o paragrafo 2, solo previa accettazione da parte della Commissione delle modifiche che esso propone. La Commissione giustifica ogni decisione di rigetto».

9        A tenore dell’art. 10 della direttiva 2003/87, gli Stati membri per il primo periodo di assegnazione devono assegnare almeno il 95% delle quote di emissione a titolo gratuito.

10      L’art. 11 della direttiva 2003/87 avente ad oggetto l’assegnazione e il rilascio delle quote di emissione così dispone:

«1.      Per il triennio che ha inizio il 1° gennaio 2005 ciascuno Stato membro decide in merito alle quote totali di emissioni che assegnerà in tale periodo nonché in merito all’assegnazione di aliquote al gestore di ciascun impianto. Tale decisione è presa almeno tre mesi prima dell’inizio del suddetto triennio, sulla base del [PNA] di cui all’articolo 9 e nel rispetto dell’articolo 10, tenendo nella dovuta considerazione le osservazioni del pubblico.

2.      Per il quinquennio che ha inizio il 1° gennaio 2008 e per ciascun periodo successivo di cinque anni, ciascuno Stato membro decide in merito alle quote totali di emissioni che assegnerà in tale periodo, nonché inizia il processo di assegnazione di tali quote al gestore di ciascun impianto. Tale decisione è presa almeno dodici mesi prima dell’inizio del periodo in oggetto, sulla base del [PNA] di cui all’articolo 9 e nel rispetto dell’articolo 10, tenendo nella dovuta considerazione le osservazioni del pubblico.

3.      Le decisioni adottate a norma dei paragrafi 1 e 2 sono conformi alle disposizioni del trattato [CE], in particolare agli articoli 87 e 88. Nel decidere in merito all’assegnazione delle quote di emissioni, gli Stati membri tengono conto della necessità di permettere ai nuovi entranti di accedere a tali quote.

(…)».

11      L’allegato III della direttiva 2003/87 enuncia undici criteri applicabili ai PNA.

12      Il quinto e il decimo criterio del detto allegato recitano:

«5.      Il [PNA] non opera discriminazioni tra imprese o settori per favorire indebitamente talune imprese o attività, conformemente alle prescrizioni del Trattato, in particolare agli articoli 87 e 88.

(…)

10.      Il piano include un elenco degli impianti disciplinati dalla presente direttiva con i valori delle quote che saranno assegnate a ciascuno».

13      Secondo l’art. 13, n. 1, della direttiva 2003/87 le quote sono valide soltanto per le emissioni prodotte durante il periodo per il quale sono rilasciate.

 Fatti

14      Dall’ordinanza impugnata risulta che la ricorrente gestisce un impianto di produzione di vetro a Porz. Con decisione 16 dicembre 2004 dell’Umweltbundesamt (Ufficio federale tedesco per l’ambiente), le venivano assegnate, per una parte di tale impianto messa in attività negli anni 2003‑2004, quote di emissioni per il primo periodo di assegnazione sulla base del PNA tedesco (in prosieguo: il «PNA tedesco I») e dell’art. 8 della legge 26 agosto 2004 sull’assegnazione di quote di emissioni per il periodo 2005-2007 (Zuteilungsgesetz 2007) (BGBl. 2004 I, pag. 2211; in prosieguo: lo «ZuG 2007»).

15      In forza dell’art. 8, n. 1, seconda frase, dello Zug 2007, l’impianto di cui trattasi è esonerato dall’applicazione di un fattore di esecuzione per un periodo di dodici anni a partire dall’anno della sua messa in attività.

16      Conformemente all’art. 2 dello Zug 2007, fatte salve specifiche norme contrarie, le disposizioni pertinenti della detta legge sono applicabili solo al primo periodo di assegnazione.

17      Inoltre, l’art. 7 della legge 8 luglio 2004, che traspone la direttiva 2003/87/CE, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità (Gesetz zur Umsetzung der Richtlinie 2003/87/CE über ein System für den Handel mit Treibhausgasemissionszertifikaten in der Gemeinschaft, BGBl. 2004 I, pag. 1578; in prosieguo: il «TEHG»), dispone, tra l’altro, che il PNA adottato per ciascun periodo di assegnazione costituisce il fondamento di una legge di assegnazione e che l’assegnazione viene effettuata sulla base di tale legge.

18      A norma dell’art. 9, n. 1, del TEHG, ogni gestore di impianto ha diritto a ottenere quote di emissioni conformemente alle condizioni precisate nella legge di assegnazione. In applicazione del n. 2 di tale disposizione, l’assegnazione viene effettuata in funzione dell’attività svolta durante un determinato periodo di assegnazione.

19      Infine, l’art. 10, n. 1, del TEHG prevede che ciascuna assegnazione presuppone la presentazione di una domanda scritta presso le competenti autorità.

20      Il 4 luglio 2006, la Repubblica federale di Germania notificava alla Commissione, conformemente all’art. 9, n. 1, della direttiva 2003/87, il suo PNA per il secondo periodo di assegnazione (in prosieguo: il «PNA tedesco II»).

21      Alla stregua del PNA tedesco I, il PNA tedesco II contiene, al capitolo 6.1, la regola generale di assegnazione applicabile agli impianti esistenti («Bestandsanlagen») entrati in funzione prima del 31 dicembre 2002. Per quanto riguarda gli impianti del settore industriale, il fattore di esecuzione applicabile è di 0,9875.

22      Peraltro, il capitolo 6.2 del PNA tedesco II precisa, sotto il titolo «Assegnazioni ai sensi dell’art. 8 dello Zug 2007», che in forza di quest’ultima disposizione non è applicabile alcun fattore di esecuzione nell’ambito del calcolo del numero di quote di emissioni destinato agli impianti messi in funzione tra il 1° gennaio 2003 e il 31 dicembre 2004, per un periodo di dodici anni a partire da tale messa in funzione.

23      Mediante la decisione controversa, la Commissione ha in parte respinto il PNA tedesco II. All’art. 1, n. 2, di tale decisione, la Commissione rilevava che le regole di assegnazione descritte nel capitolo 6.2 del PNA tedesco II, in particolare sotto il titolo «Assegnazioni ai sensi dell’art. 8 dello Zug 2007», erano incompatibili con il quinto criterio dell’allegato III della direttiva 2003/87 in quanto implicavano un vantaggio ingiustificato a favore degli impianti di cui trattasi rispetto ad altri analoghi impianti esistenti ai quali veniva applicato il metodo generale di assegnazione.

24      La Commissione ha infatti considerato che l’assegnazione gratuita di quote di emissioni per talune attività mediante l’applicazione di un fattore di esecuzione meno severo e, quindi, più favorevole, rappresentava un vantaggio economico selettivo per talune imprese, che avrebbe potuto falsare o minacciare di falsare la concorrenza e incidere sul commercio tra gli Stati membri e che quindi sarebbe stato tale da costituire un aiuto di Stato in contrasto con gli artt. 87 CE e 88 CE.

25      La Commissione riconosceva soltanto che, durante un dato periodo di assegnazione, l’assegnazione di quote di emissioni a impianti esistenti poteva essere effettuata secondo metodi distinti da quelli applicabili ai «nuovi entranti» ai sensi dell’art. 3, lett. h), della direttiva 2003/87, che sarebbero così riconosciuti da tale direttiva come costitutivi di una categoria particolare. A suo avviso, tuttavia, la giustificazione di una siffatta disparità di trattamento diviene obsoleta durante il successivo periodo di assegnazione, quando l’originario «nuovo entrante» si trasforma in impianto esistente per il quale sono disponibili dati analoghi a quelli degli impianti esistenti.

26      All’art. 2, n. 2, della decisione controversa la Commissione ha dichiarato che non avrebbe sollevato obiezioni avverso il PNA tedesco II se, evitando discriminazioni, la Repubblica federale di Germania vi avesse apportato e le avesse notificato le seguenti modifiche:

«[L]e garanzie di assegnazione del primo periodo di assegnazione, quali descritte nel capitolo 6.2 del [PNA tedesco II] sotto il titolo “Impianti nuovi supplementari ai sensi dell’art. 11 dello Zug 2007” e “Assegnazioni a norma dell’art. 8 dello Zug 2007” (…), non debbono essere applicate all’atto dell’assegnazione di quote di emissioni in modo da avvantaggiare gli impianti interessati rispetto ad altri impianti analoghi esistenti, ai quali viene applicato il metodo generale di assegnazione previsto dal detto PNA; in altre parole, agli impianti interessati deve essere applicato lo stesso fattore di esecuzione che agli altri analoghi impianti esistenti (…)».

 L’ordinanza impugnata

27      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 7 febbraio 2007, la ricorrente ha proposto un ricorso inteso all’annullamento della decisione controversa.

28      Con atto separato depositato lo stesso giorno la ricorrente ha altresì chiesto che la causa fosse trattata secondo il procedimento accelerato previsto dall’art. 76 bis del regolamento di procedura del Tribunale. Con lettera 23 febbraio 2007 la Commissione si opponeva ad un trattamento accelerato della causa. Con decisione del Tribunale 7 giugno 2007 la domanda di procedimento accelerato veniva accolta.

29      Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 23 marzo 2007 la Commissione ha sollevato, ai sensi dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale, un’eccezione di irricevibilità nei confronti del soprammenzionato ricorso, sulla quale la ricorrente ha presentato osservazioni il 12 aprile 2007.

30      Con il suo ricorso la ricorrente chiedeva al Tribunale:

–        di annullare l’art. 1, n. 2, della decisione controversa in quanto dichiara le garanzie di assegnazione sorte dal primo periodo di assegnazione, quali descritte al capitolo 6.2 del PNA tedesco II sotto il titolo «Impianti nuovi supplementari ai sensi dell’art. 11 dello Zug 2007» e «Assegnazioni a norma dell’art. 8 dello Zug 2007», incompatibili con la direttiva 2003/87;

–        di annullare l’art. 2, n. 2, della decisione controversa in quanto tale disposizione impone obblighi («Vorgaben») alla Repubblica federale di Germania per quanto riguarda l’applicazione delle garanzie di assegnazione sorte dal primo periodo di assegnazione, quali descritte al capitolo 6.2 del PNA tedesco II sotto il titolo «Impianti nuovi supplementari ai sensi dell’art. 11 dello Zug 2007» e «Assegnazioni a norma dell’art. 8 dello Zug 2007» e in quanto tale disposizione prevede l’applicazione del fattore di esecuzione applicabile agli altri analoghi impianti esistenti;

–        di condannare la Commissione alle spese.

31      Mediante l’impugnata ordinanza, il Tribunale ha dichiarato il ricorso irricevibile e lo ha respinto considerando che, per quanto riguarda, in particolare, la ricorrente, questa, non essendo destinataria della decisione controversa, non era individualmente interessata da tale decisione ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE.

32      A sostegno di tale conclusione, il Tribunale ha tra l’altro constatato, al punto 59 dell’ordinanza impugnata, che la decisione controversa costituiva un atto di portata generale in quanto si applica a situazioni obiettivamente determinate e comporta effetti giuridici nei confronti di categorie di persone considerate in modo astratto e generale. Infatti, gli artt. 1, n. 2, e 2, n. 2, della decisione controversa riguarderebbero tutti i gestori di impianti considerati, in modo generale ed astratto, dalle regole fissate nel capitolo 6.2 del PNA tedesco II e attivi nei settori economici soggetti al sistema di scambio di quote di emissioni di gas ad effetto serra ai sensi dell’allegato I della direttiva 2003/87. Pertanto, in considerazione di tali disposizioni e fatta salva l’esistenza di caratteristiche loro specifiche, tali gestori sarebbero interessati nello stesso modo e situati in una situazione identica.

33      Il Tribunale ha successivamente ricordato che, secondo la costante giurisprudenza, una persona fisica o giuridica diversa dal destinatario di un atto può ritenersi individualmente interessata ai sensi dell’art. 230, quarto comma, CE, solo se è toccata dall’atto di cui trattasi in ragione di talune sue peculiari qualità o di una circostanza di fatto che la distingue da chiunque altro e la identifica in modo analogo al destinatario dell’atto (sentenza della Corte 15 luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione, Racc. pag. 195, 220; 18 maggio 1994, causa C-309/89, Codorniu/Consiglio,Racc. pag. I-1853, punto 20; 25 luglio 2002, causa C‑50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I‑6677, punto 36, e 1° aprile 2004, causa C-263/02 P, Commissione/Jégo-Quéré,Racc. pag. I‑3425, punto 45).

34      A questo proposito, il Tribunale ha rilevato che la sola circostanza che un atto di portata generale possa avere effetti concreti diversi per i vari soggetti di diritto ai quali si applica non porta a distinguere questi ultimi dalla generalità degli operatori interessati, dato che l’applicazione di tale atto si svolge in forza di una situazione determinata oggettivamente.

35      Orbene, al punto 61 dell’ordinanza impugnata il Tribunale ha giudicato che, nella specie, le ricorrenti, lungi dall’essere individualizzate da qualità loro peculiari, erano interessate allo stesso titolo di tutti gli altri gestori di impianti soggetti alla medesima regolamentazione nazionale e comunitaria trovantisi nella medesima situazione. Le ricorrenti potevano pertanto assumere di essere interessate dalla decisione controversa solo in ragione della loro qualifica obiettiva di gestori considerati dalle regole di cui al capitolo 6.2 del PNA tedesco II e operanti nei settori rientranti nell’allegato I della direttiva 2003/87.

36      Del resto, il Tribunale, in questo stesso punto dell’ordinanza impugnata, ha giudicato che nessuno degli argomenti dedotti dalle ricorrenti consentiva di rimettere in discussione tale valutazione.

37      Ha in particolare ritenuto, al punto 65 dell’ordinanza impugnata, che non può essere accolto l’argomento secondo cui la Saint-Gobain Glass Deutschland fa parte di una cerchia ristretta di soggetti in quanto rientrante in un gruppo di gestori che ha chiesto e ottenuto quote di emissioni durante il periodo 2003‑2004 ai sensi dell’art. 8, n. 1, dello Zug 2007. Il Tribunale, a questo riguardo, ha innanzi tutto rilevato che la Saint-Gobain Glass Deutschland non aveva fornito precisazioni né prodotto elementi probatori circa la composizione di siffatta asserita cerchia ristretta di gestori. Quindi non aveva versato agli atti alcun elenco di gestori che avessero beneficiato dell’applicazione dell’art. 8, n. 1, dello Zug 2007 alla stregua di quello prodotto dalle due altre ricorrenti.

38      Del resto, il Tribunale ha ricordato che la possibilità di determinare, con maggiore o minore precisione, al momento dell’adozione del provvedimento controverso, il numero o anche l’identità dei soggetti di diritto ai quali si applica il detto provvedimento non comportava affatto che i detti soggetti dovessero essere considerati individualmente interessati da tale provvedimento, purché sia assodato che tale applicazione si effettua in virtù di una situazione obiettiva di diritto e di fatto definita dall’atto in esame (sentenza della Corte 22 novembre 2001, causa C‑451/98, Antillean Rice Mills/Consiglio, Racc. pag. I‑8949, punto 52).

39      Alla luce di tali circostanze, il Tribunale ha concluso che la Saint‑Gobain Glass Deutschland non aveva dimostrato di essere individualmente interessata dalla decisione controversa in ragione della sua asserita appartenenza ad una cerchia ristretta di gestori.

40      Inoltre, il Tribunale ha altresì ritenuto che né dagli obiettivi della direttiva 2003/87, letti alla luce del suo quinto ‘considerando’, né dal quinto criterio dell’allegato III, né da qualsiasi altra disposizione della detta direttiva derivasse la garanzia, per i gestori di impianti, dell’applicazione di un certo metodo di assegnazione, né, tanto meno, dell’ottenimento di una certa quantità di quote di emissioni di gas a effetto serra, in particolare allorché tale asserita garanzia si riferisce a più periodi di assegnazione. Al contrario, l’art. 11, nn. 1 e 2, della direttiva 2003/87, letto in combinato con gli artt. 9, n. 1, e 13, n. 1, di tale direttiva, distinguerebbe chiaramente tra il primo e il secondo periodo di assegnazione e restringerebbe la validità delle quote di emissioni assegnate a un solo periodo di assegnazione, il che implicherebbe la necessità che gli Stati membri adottino decisioni di assegnazione distinte per ciascun periodo.

 Conclusioni delle parti

41      Con il ricorso di impugnazione, la Saint-Gobain Glass Deutschland chiede che la Corte voglia:

–        annullare l’ordinanza impugnata nella misura in cui riguarda la ricorrente;

–        annullare l’art. 1, n. 2, della decisione controversa nella parte in cui tale disposizione dichiara incompatibile con la direttiva 2003/87 le garanzie di assegnazione sorte dal primo periodo di scambio, quali descritte nel capitolo 6.2 del PNA tedesco II;

–        annullare l’art. 2, n. 2, della decisione controversa, nella parte in cui, da un lato, tale disposizione impone limiti alla Repubblica federale di Germania circa l’applicazione delle garanzie di assegnazione sorte dal primo periodo di scambio descritte nel capitolo 6.2 del PNA tedesco II e, dall’altro, nella parte in cui tale disposizione ordina l’applicazione del medesimo coefficiente progressivo applicato agli altri analoghi impianti esistenti;

–        in subordine, annullare l’ordinanza impugnata e rinviare la causa al Tribunale;

–        condannare la Commissione alle spese.

42      La Commissione conclude in principalità che il ricorso di impugnazione venga dichiarato irricevibile e, in subordine, che venga dichiarato infondato e respinto. Chiede altresì la condanna della ricorrente alle spese.

 Sul ricorso di impugnazione

43      A sostegno del ricorso di impugnazione, la Saint-Gobain Glass Deutschland invoca due motivi di annullamento dell’ordinanza impugnata che deducono violazione del diritto processuale e violazione dell’art. 230, quarto comma, CE.

44      A tenore dell’art. 119 del regolamento di procedura, quando l’impugnazione è in tutta o in parte manifestamente irricevibile o manifestamente infondata, la Corte, su relazione del giudice relatore, sentito l’avvocato generale, può respingere in qualsiasi momento l’impugnazione con ordinanza motivata.

45      La Corte ritiene che tale sia il caso nella specie e che, tenuto conto dell’adozione della presente ordinanza, non occorra statuire sulla domanda di procedimento accelerato.

 Sulla ricevibilità dell’impugnazione

46      La Commissione ritiene che la ricorrente non avrebbe più interesse ad agire in quanto l’annullamento delle disposizioni della decisione controversa nell’ambito del ricorso di impugnazione non comporterebbe alcun effetto giuridico in ragione dell’adozione della decisione della Commissione 26 ottobre 2007, C(2007) 5258, che autorizza le modifiche apportate dalla Repubblica federale di Germania alla propria normativa, e, in particolare, la sostituzione del sistema basato su un fattore unico di esecuzione con un altro sistema.

47      Su domanda della Corte, formulata a norma dell’art. 54 bis del regolamento di procedura, la Commissione le ha trasmesso quest’ultima decisione.

48      Si deve a questo proposito ricordare che la Corte può dichiarare un’impugnazione irricevibile a motivo di un fatto, successivo alla sentenza del Tribunale, che abbia privato quest’ultima dei suoi effetti dannosi per il ricorrente. Infatti la sussistenza dell’interesse ad agire del ricorrente presuppone che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto (v. sentenza 19 ottobre 1995, causa C-19/93 P, Rendo e a./Commissione, Racc. pag. I‑3319, punto 13, e ordinanza 25 gennaio 2001, causa C-111/99 P, Lech-Stahlwerke/Commissione, Racc. pag. I‑727, punto 18).

49      Si deve nella specie constatare che la decisione di cui la Commissione si avvale per dimostrare l’assenza di interesse ad agire della ricorrente, da un lato, non sostituisce la decisione controversa e, dall’altro, fa solo riferimento a modifiche in relazione con l’art. 1, n. 2, della decisione controversa.

50      Orbene, la ricorrente contesta altresì le constatazioni circa l’incompatibilità con la direttiva 2003/87 delle garanzie di assegnazione sorte nel primo periodo di assegnazione di cui all’art. 2, n. 2, della decisione controversa in quanto, da un lato, tale disposizione impone limiti allo Stato membro destinatario per quanto riguarda l’applicazione delle garanzie di assegnazione sorte nel primo periodo di scambi che sono descritte nel capitolo 6.2 del PNA tedesco II e, dall’altro lato, prescrive a tale Stato l’applicazione del medesimo coefficiente di progresso degli altri analoghi impianti esistenti.

51      Ciò considerato, in assenza di informazioni complementari, la Corte non è in grado di constatare, come chiesto dalla Commissione, che la Saint‑Gobain Glass Deutschland sia priva di ogni interesse ad agire nell’ambito del presente ricorso di impugnazione.

52      Si deve di conseguenza respingere l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione.

 Sul primo motivo che deduce violazioni del diritto processuale

 Argomenti delle parti

53      La Saint-Gobain Glass Deutschland sostiene che il Tribunale, con l’ordinanza impugnata, sia incorso in violazione sia del diritto a un equo processo che del diritto al contraddittorio. A questo proposito sostiene in particolare che alle parti di una controversia deve essere concessa la possibilità di esprimersi su tutte le questioni di fatto o di diritto pertinenti ai fini della soluzione della controversia.

54      Il Tribunale avrebbe basato la sua ordinanza essenzialmente sul fatto che, secondo la ricorrente, questa non aveva fornito né precisazioni né prove circa la composizione della cerchia ristretta di gestori di cui si avvaleva perché le fosse riconosciuta la qualifica di persona individualmente interessata dalla decisione controversa. Orbene, la Saint-Gobain Glass Deutschland assume che il Tribunale non le ha assolutamente chiesto di produrre un elenco dei gestori interessati. Di conseguenza, non sarebbe stata in grado di esporre al Tribunale i motivi della mancata produzione di un siffatto elenco.

55      A questo proposito la ricorrente sostiene che non aveva alcun motivo di produrre l’elenco in questione senza esservi stata espressamente invitata dal Tribunale. Inoltre, l’appartenenza ad una cerchia ristretta di operatori interessati dall’adozione della decisione controversa derivava direttamente dalla struttura della normativa nazionale e non dipendeva quindi dalla produzione di un elenco di gestori interessati.

56      La Saint-Gobain Glass Deutschland sostiene altresì che le era impossibile produrre un siffatto elenco, poiché l’Umweltbundesamt non poteva accogliere una domanda in tale senso per ragioni connesse alla protezione dei dati. Per contro, il Tribunale avrebbe benissimo potuto adottare una misura di organizzazione del procedimento o istruttoria. Quindi, se il Tribunale avesse presentato una siffatta richiesta, la Repubblica federale di Germania avrebbe prodotto un tale elenco idoneo a dimostrare l’appartenenza della ricorrente ad una cerchia ristretta di gestori.

57      La Commissione considera che con l’ordinanza impugnata il Tribunale non sia incorso in violazioni di diritto processuale.

 Giudizio della Corte

58      Si deve di primo acchito constatare che, contrariamente a quanto sembra sostenere la ricorrente, solo ad abundantiam il Tribunale ha rilevato che la predetta non aveva fornito un elenco dei gestori interessati dalla decisione controversa per dimostrare di essere individualmente interessata da detta decisione.

59      Infatti, il Tribunale ha innanzi tutto ritenuto, al punto 61 dell’ordinanza impugnata, che le ricorrenti non fossero individualmente interessate dalla decisione controversa e che nessuno degli argomenti da esse presentati consentisse di rimettere in discussione tale valutazione.

60      In particolare, rispondendo a taluni argomenti sollevati dalla Saint‑Gobain Glass Deutschland e basati sulla sua asserita appartenenza ad una cerchia ristretta di gestori interessati dalla decisione controversa, il Tribunale, al punto 65 dell’ordinanza impugnata, ha ricordato che la possibilità di determinare, con maggiore o minore precisione, il numero o anche l’identità dei soggetti di diritto ai quali si applica il provvedimento impugnato della detta decisione non comporta affatto che questi soggetti debbano essere considerati individualmente interessati da questo provvedimento, purché sia assodato che tale applicazione viene effettuata in virtù di una situazione obiettiva di diritto e di fatto definita dall’atto in esame.

61      In questo contesto, il Tribunale ha constatato che la Saint-Gobain Glass Deutschland non aveva né formulato precisazioni né prodotto elementi probatori circa la composizione di tale asserita cerchia ristretta di gestori. Pertanto, esso ha rilevato unicamente ad abundantiam che la ricorrente non aveva versato agli atti un elenco di gestori, a differenza di quanto avevano fatto gli altri ricorrenti.

62      Orbene, secondo la costante giurisprudenza, le censure mosse in merito ad una motivazione sovrabbondante di una decisione del Tribunale non ne possono comportare l’annullamento e sono pertanto inoperanti (sentenza 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P, da C‑205/02 P  a C‑208/02 P, e C‑213/02 P, Dansk Rørindustri e a./Commissione, Racc. pag. I‑5425, punto 148, nonché ordinanza 23 febbraio 2006, causa C‑171/05 P, Piau/Commissione, punto 86).

63      Ciò considerato, il primo motivo è inoperante e va respinto.

 Sul secondo motivo che deduce violazione dell’art. 230, quarto comma, CE

 Argomenti delle parti

64      Con tale motivo, la Saint-Gobain Glass Deutschland sostiene, in sostanza, che il Tribunale sia incorso in erronea applicazione della nozione di incidenza individuale di un atto comunitario.

65      Secondo la ricorrente, la cerchia di gestori interessati era definita e/o poteva esserlo in modo definitivo sulla base della normativa tedesca e non poteva comunque essere ampliata. Ciò considerato, il Tribunale non poteva affermare che il divieto di mantenere in vigore la garanzia di assegnazione si applicava in forza di una situazione obiettiva di diritto o di fatto definita dall’atto di cui trattasi.

66      Secondo la ricorrente, i gestori sarebbero esattamente determinati nella decisione controversa di modo che il riferimento obiettivo al campo di applicazione dell’art. 8 dello Zug 2007 avrebbe potuto essere invariabilmente sostituito con un elenco nominativo dei gestori senza mutare la portata di tale decisione.

67      Richiamando la sentenza 13 maggio 1971, cause riunite da 41/70 a 44/70, International Fruit Company e a./Commissione (Racc. pag. 411, punto 21), la ricorrente sostiene che la decisione controversa avrebbe potuto essere stata considerata dal Tribunale un fascio di decisioni individuali, poiché, con tale decisione, la Commissione avrebbe vietato, nei confronti dei gestori considerati dalla garanzia di assegnazione di cui all’art. 8 dello Zug, il mantenimento in vigore della detta garanzia di assegnazione. In ultima analisi, la decisione della Commissione sul PNA tedesco II costituirebbe sia una decisione a carattere generale che un fascio di decisioni individuali nella misura in cui essa vieta l’applicazione delle garanzie di assegnazione derivanti dall’art. 8 dello Zug 2007.

68      La Commissione sostiene che questo motivo è infondato e deve essere respinto. Considera a questo proposito che il Tribunale ha fatto una corretta applicazione dell’art. 230, quarto comma, CE.

69      Del resto, la decisione impugnata non può essere qualificata come fascio di decisioni individuali, in quanto la Commissione non si è pronunciata su domande individuali e comunque non disponeva assolutamente di sufficienti informazioni circa gli impianti interessati dal PNA notificato per poter essere in grado di pronunciarsi nel senso che la ricorrente tenta di dimostrare.

 Giudizio della Corte

70      Si deve constatare, come giustamente operato dal Tribunale, che la possibilità di determinare, con maggiore o minore precisione, il numero o anche l’identità dei soggetti di diritto ai quali si applica un provvedimento non comporta affatto che questi soggetti debbano essere considerati individualmente interessati da questo provvedimento, purché sia assodato, come nel caso di specie, che tale applicazione viene effettuata in virtù di una situazione obiettiva di diritto o di fatto definita dall’atto in esame (v., in particolare, sentenza Antillean Rice Mills/Consiglio, cit., punto 52, nonché ordinanze 24 maggio 1993, causa C‑131/92, Arnaud e a./Consiglio, Racc. pag. I-2573, punto 13, e 21 giugno 1993, causa C‑276/93, Chiquita Banana e a./Consiglio,Racc. pag. I‑3345, punto 8).

71      Per quanto riguarda l’argomento della ricorrente inteso a dimostrare che la decisione controversa rivestiva natura ibrida in quanto costituiva allo stesso tempo un atto di portata generale ed un fascio di decisioni individuali, è giocoforza constatare, da un lato, come operato dal Tribunale al punto 59 dell’ordinanza impugnata, che la decisione controversa, avendo come destinatario la Repubblica federale di Germania, riveste una portata generale in quanto si applica a situazioni determinate obiettivamente e comporta effetti giuridici nei confronti di categorie di persone considerate in modo generale e astratto.

72      D’altro lato, il fatto che la decisione controversa abbia avuto come conseguenza il divieto del mantenimento in vigore della garanzia di assegnazione alla quale avrebbero potuto avere diritto taluni gestori a norma dell’art. 8 dello ZuG 2007, non è tale da conferire a detta decisione la natura di fascio di decisioni individuali.

73      A questo proposito, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente nell’ambito di quest’impugnazione, la circostanza che il PNA presentato dallo Stato membro alla Commissione debba contenere un elenco degli impianti coperti dal sistema di quote di scambio nonché l’indicazione delle quote che tale Stato intende assegnare ai detti impianti, non consente di considerare che, con la decisione controversa, la Commissione si sia pronunciata su domande individuali, situazione che caratterizzerebbe la causa che ha dato luogo alla citata sentenza International Fruit Company e a./Commissione.

74      Una siffatta constatazione è corroborata dal fatto che l’elenco previsto all’allegato III, punto 10, della direttiva 2003/87 ha ad oggetto gli impianti interessati e non un inventario nominativo dei gestori cui vengono attribuite quote.

75      Del resto, conformemente all’art. 11, nn. 2 e 3, di tale direttiva, spetta a ciascuno Stato membro e non alla Commissione decidere circa la quantità totale di quote che intende assegnare per il periodo di cui trattasi e dare corso al procedimento di attribuzione di tali quote al gestore di ciascun impianto, nonché statuire sull’assegnazione delle dette quote. Una siffatta decisione viene adottata sulla base del suo PNA elaborato in applicazione dell’art. 9 e conformemente all’art. 10 della detta direttiva.

76      Infine, come rilevato dal Tribunale al punto 67 dell’ordinanza impugnata, né dagli obiettivi della direttiva 2003/87, letti alla luce del suo quinto ‘considerando’, né dal quinto criterio di cui all’allegato III della medesima direttiva, né da qualsiasi altra disposizione di tale direttiva deriva la garanzia, per i gestori di impianti, dell’applicazione di un certo metodo di assegnazione, né tanto meno dell’ottenimento di una certa quantità di quote di emissione di gas a effetto serra. Del resto, le modifiche successivamente apportate dalla Repubblica federale di Germania al suo PNA II e accettate dalla Commissione confermano tale constatazione.

77      Ciò considerato, il Tribunale non è incorso in errore di diritto nell’applicazione dell’art. 230 CE ritenendo che la decisione controversa rivestisse portata generale e quindi non incidesse individualmente sulla ricorrente.

78      Comunque, si deve rilevare che se non sono in grado di chiedere l’annullamento della decisione controversa, le ricorrenti hanno sempre la possibilità di impugnare i provvedimenti nazionali adottati in applicazione della decisione impugnata e, in questo contesto, di eccepire l’illegittimità di quest’ultima dinanzi ai giudici nazionali, chiamati a decidere nel rispetto dell’art. 234 CE (v., in tal senso, sentenze 27 settembre 1983, causa 216/82, Universität Hamburg, Racc. pag. 2771, punto 10, e 17 novembre 1998, causa C‑70/97 P, Kruidvat/Commissione, Racc. pag. I‑7183, punti 48 e 49).

79      Tenuto conto di tutto quanto precede, tale motivo è manifestamente infondato e va respinto. Di conseguenza, occorre respingere in toto il ricorso di impugnazione.

 Sulle spese

80      A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione ai sensi dell’art. 118 del regolamento stesso, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. La Saint-Gobain Glass Deutschland è rimasta soccombente e va condannata alle spese, conformemente alla domanda della Commissione.

Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) così provvede:

1)      L’impugnazione è respinta.

2)      La Saint-Gobain Glass Deutschland GmbH è condannata alle spese.

Firme


* Lingua processuale: il tedesco.