Language of document : ECLI:EU:C:2009:618

Causa C‑153/08

Commissione delle Comunità europee

contro

Regno di Spagna

«Inadempimento di uno Stato — Libera prestazione dei servizi — Artt. 49 CE e 36 dell’accordo SEE — Fiscalità diretta — Imposta sul reddito — Esenzione fiscale limitata alle vincite provenienti da lotterie e giochi d’azzardo organizzati da taluni enti nazionali»

Massime della sentenza

Libera prestazione dei servizi — Restrizioni — Normativa tributaria

(Artt. 46, n. 1, CE e 49 CE; accordo SEE, art. 36)

Viene meno agli obblighi ad esso incombenti in forza degli articoli 49 CE e 36 dell’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) uno Stato membro che mantenga in vigore una normativa tributaria che esenta le vincite provenienti dalla partecipazione a lotterie, giochi e scommesse organizzati nel suo territorio da taluni organismi pubblici ed enti stabiliti in tale Stato membro e che esercitano attività a carattere sociale o d’assistenza senza scopo di lucro, senza che questa stessa esenzione sia concessa alle vincite provenienti da lotterie, giochi e scommesse organizzati dagli organismi e dagli enti stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo e che esercitano attività dello stesso tipo.

Infatti, gli enti pubblici e quelli che esercitano attività a carattere sociale o di assistenza senza scopo di lucro stabiliti in uno Stato membro che non sia quello interessato e che perseguono i medesimi obiettivi perseguiti dagli enti di detto Stato sono in una situazione paragonabile a quella di questi ultimi enti.

Date queste circostanze, una simile esenzione fiscale, dato che ha l’effetto di trattare più favorevolmente le vincite distribuite dagli enti stabiliti nel territorio nazionale, costituisce una discriminatoria restrizione alla libera circolazione dei servizi a svantaggio degli enti pubblici e degli enti che esercitano attività a carattere sociale o di assistenza senza scopo di lucro, stabiliti in un altro Stato membro e che perseguono i medesimi obiettivi degli enti del primo Stato membro.

Tale restrizione, essendo discriminatoria, può essere giustificata solo a condizione che gli obiettivi perseguiti dal legislatore nazionale rientrino fra i motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica ai sensi dell’art. 46, n. 1, CE e che essa sia conforme al principio di proporzionalità.

A tal proposito, essa non è giustificata da obiettivi di prevenzione del riciclaggio di capitali e di lotta alla frode fiscale, atteso che le autorità di uno Stato membro non possono validamente presumere, in maniera generale e senza distinzioni, che gli enti stabiliti in un altro Stato membro si dedichino ad attività criminali. Per di più, negare in maniera generale il beneficio di un’esenzione fiscale a tali enti appare sproporzionato, perché eccede quanto necessario per combattere la criminalità. Per quanto riguarda la lotta alla dipendenza da gioco, sebbene non si possa escludere che tale obiettivo possa essere considerato rientrare nella nozione di tutela della sanità pubblica, tuttavia l’esenzione delle vincite può incoraggiare i consumatori a partecipare alle lotterie, ai giochi d’azzardo e alle scommesse che possono beneficiarne e quindi non è idonea a garantire coerentemente la realizzazione dell’obiettivo che si vuole perseguire. Per quanto attiene al finanziamento delle infrastrutture e dei progetti di pubblica utilità grazie ai redditi percepiti dagli enti i cui giochi beneficiano dell’esenzione, trattasi di motivi economici che non rientrano neanche fra i motivi enunciati all’art. 46 CE, i quali potrebbero giustificare una restrizione alla libera prestazione dei servizi garantita dal Trattato. Lo stesso dicasi riguardo alla tutela dell’ordine sociale e alla tutela dei consumatori, i quali sono motivi imperativi di interesse generale e non possono quindi giustificare restrizioni che hanno carattere discriminatorio.

Tale discriminazione non è pertanto giustificata ai sensi dell’art. 46, n. 1, CE.

Poiché quanto stipulato all’art. 36 dell’accordo SEE ha la stessa portata giuridica di quella delle disposizioni, sostanzialmente identiche, dell’art. 49 CE, le considerazioni che precedono si possono trasporre mutatis mutandis al detto articolo.

(v. punti 33-34, 38-41, 43, 45, 47-49 e dispositivo)