Language of document : ECLI:EU:F:2010:149

SENTENZA DEL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL’UNIONE EUROPEA (Prima Sezione)

23 novembre 2010 (*)

«Funzione pubblica — Funzionari — Previdenza sociale — Assicurazione malattia — Malattia grave — Eccezione di illegittimità dei criteri fissati dal consiglio medico — Rigetto di domande di rimborso di spese mediche»

Nella causa F‑65/09,

avente ad oggetto il ricorso proposto ai sensi degli artt. 236 CE e 152 EA,

Luigi Marcuccio, funzionario della Commissione europea, residente in Tricase, rappresentato dall’avv. G. Cipressa,

ricorrente,

contro

Commissione europea, rappresentata dal sig. J. Currall e dalla sig.ra C. Berardis-Kayser, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. A. Dal Ferro,

convenuta,

IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA

(Prima Sezione),

composto dal sig. S. Gervasoni (relatore), presidente, dal sig. H. Kreppel e dalla sig.ra I. Rofes i Pujol, giudici,

cancelliere: sig. R. Schiano, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 14 aprile 2010,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con atto introduttivo pervenuto per telefax alla cancelleria del Tribunale in data 2 luglio 2009 (ove il deposito dell’originale è stato effettuato il successivo 6 luglio), il sig. Marcuccio chiede, in particolare, in primo luogo, l’annullamento della decisione 5 agosto 2008, adottata in esecuzione della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 10 giugno 2008, causa T‑18/04, Marcuccio/Commissione (non pubblicata nella Raccolta), con cui la Commissione delle Comunità europee ha respinto la sua domanda del 25 novembre 2002 volta al rimborso al 100% delle spese mediche sostenute per curare le affezioni a causa delle quali è in congedo malattia dal 4 gennaio 2002, in secondo luogo, l’annullamento della decisione di rigetto del reclamo avverso detta decisione e, in terzo luogo, la condanna della Commissione a versargli la somma di EUR 25 000 a titolo di risarcimento dei pretesi danni subiti a causa di tali decisioni.

 Contesto normativo

2        L’art. 72, n. 1, primo comma, dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea (in prosieguo: lo «Statuto») dispone quanto segue:

«Nei limiti dell’80% delle spese sostenute e in base ad una regolamentazione stabilita di comune accordo dalle istituzioni dell’[Unione europea], previo parere del comitato dello Statuto, il funzionario (…) [è] copert[o] contro i rischi di malattia. Tale quota è portata all’85% per le seguenti prestazioni: visite, interventi chirurgici, ricovero, prodotti farmaceutici, radiologia, analisi, esami di laboratorio e protesi su prescrizione medica, escluse le protesi dentarie. La quota è portata al 100% in caso di tubercolosi, poliomielite, cancro, malattia mentale ed altre malattie riconosciute di analoga gravità dall’autorità che ha il potere di nomina, nonché per gli esami di diagnosi precoce e in caso di parto. I rimborsi al 100% non si applicano tuttavia in caso di malattia professionale o di infortunio che abbiano comportato l’applicazione dell’articolo 73».

3        La procedura di rimborso delle spese è prevista nella regolamentazione relativa alla copertura dei rischi di malattia dei funzionari dell’Unione europea, disposta in attuazione dell’art. 72 dello Statuto, nella versione applicabile alla presente controversia (in prosieguo: la «regolamentazione di copertura»).

4        Per quanto attiene alle domande di rimborso delle spese, l’art. 11, n. 2, della regolamentazione di copertura dispone quanto segue:

«Le domande vanno presentate dagli affiliati ai rispettivi uffici di liquidazione mediante moduli unificati corredate dei documenti giustificativi originali (…)».

5        L’art. 20 della regolamentazione di copertura, intitolato «Uffici di liquidazione», precisa, al n. 3, lett. a), che ciascun ufficio di liquidazione ha il compito «di ricevere e liquidare le domande di rimborso spese presentate dagli affiliati iscritti presso di esso e di effettuare i relativi pagamenti».

6        L’allegato I alla regolamentazione di copertura («Norme relative al rimborso delle spese di malattia»), al punto IV, intitolato «Casi speciali», dispone, al n. 1, quanto segue:

«In caso di tubercolosi, poliomielite, cancro, malattie mentali ed altre riconosciute di gravità comparabile dall’autorità che ha il potere di nomina, le spese sono rimborsate al 100%.

(…)

La domanda intesa a chiedere il riconoscimento di cui al primo comma dev’essere presentata all’ufficio di liquidazione, corredata della relazione del medico curante dell’interessato.

La decisione è presa, sentito il parere del medico di fiducia dell’ufficio di liquidazione, formulato sulla base dei criteri generali fissati dal consiglio medico, dall’autorità che ha il potere di nomina oppure dall’ufficio di liquidazione competente, qualora esso sia stato designato a tal fine dalla suddetta autorità.

I rimborsi previsti al 100% non si applicano in caso di malattia professionale o d’infortunio che abbiano comportato l’applicazione dell’articolo 73 dello Statuto».

7        Ai fini dell’applicazione dell’allegato I, punto IV, n. 1, della regolamentazione di copertura, il consiglio medico del regime comune di assicurazione malattia (in prosieguo: l’«RCAM»), durante la propria riunione svoltasi a Ispra il 17 giugno 1999, ha fissato i criteri generali di definizione della nozione di malattia grave che giustifica il rimborso al 100%. Sono così considerate malattie gravi le affezioni «che associano simultaneamente ancorché a livelli variabili» i seguenti criteri: prognosi di vita sfavorevole, evoluzione cronica, necessità di misure diagnostiche e/o terapeutiche pesanti e presenza o rischio di handicap grave. Il consiglio medico ha precisato che, «sulla base di tali criteri generali, un parere medico [doveva] essere reso caso per caso, in considerazione del continuum che normalmente sussiste tra forme benigne e gravi della medesima affezione». Tra gli esempi di malattie considerate gravi, il consiglio medico ha menzionato, segnatamente, le «psicosi gravi».

8        Ai sensi dell’art. 16, n. 2, della regolamentazione di copertura, prima di decidere in merito ad un reclamo presentato sulla base dell’art. 90, n. 2, dello Statuto, l’autorità che ha il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») deve chiedere il parere del comitato di gestione. La medesima disposizione prevede che il comitato di gestione debba pronunciarsi entro il termine di due mesi e che, in assenza di un parere entro tale termine, l’APN possa decidere autonomamente.

 Fatti

 La domanda di rimborso al 100% e le domande successive

9        A decorrere dal 4 gennaio 2002, il sig. Marcuccio, funzionario della Commissione presso la direzione generale (DG) «Sviluppo», è in congedo di malattia presso il suo domicilio in Tricase. Con decisione 30 maggio 2005, adottata sulla base dell’art. 78 dello Statuto, è stato collocato a riposo per invalidità. Tale decisione è stata annullata per insufficienza di motivazione, con sentenza del Tribunale 4 novembre 2008, causa F‑41/06, Marcuccio/Commissione (Racc. FP pagg. I‑A‑1‑339 e II‑A‑1‑1851, oggetto di impugnazione pendente dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, causa T‑20/09 P).

10      Con lettera 25 novembre 2002, alla quale era unita una relazione medica redatta in pari data dal dott. U., medico curante, contenente una descrizione della malattia del ricorrente (una sindrome ansioso-depressiva di natura reattiva), quest’ultimo chiedeva «[che] gli [venisse] concesso il rimborso nella misura del 100% delle spese mediche da lui sostenute al fine di curare le affezioni a causa delle quali [era] in congedo a far tempo dal 4 gennaio 2002».

11      Poiché tale domanda è rimasta senza risposta, al pari del reclamo proposto dal ricorrente contro il rigetto implicito di detta domanda, il ricorrente ha adito il Tribunale di primo grado, che ha annullato tale rigetto implicito, per assenza totale di motivazione (sentenza 10 giugno 2008, Marcuccio/Commissione, cit.).

12      Il ricorrente ha poi presentato altre domande di accollo di spese mediche al 100%, riferendosi ogni volta alla propria lettera del 25 novembre 2002, senza altre precisazioni né nuovi documenti giustificativi relativi alla sua affezione. Le domande presentate in tal senso dal ricorrente il 19 maggio e l’11 ottobre 2004 sono state oggetto di rigetto implicito della Commissione, cui hanno fatto seguito rigetti espliciti dei reclami proposti.

13      I ricorsi introdotti avverso tali decisioni sono stati dichiarati irricevibili dal Tribunale di primo grado in base al rilievo che, in assenza di qualsivoglia elemento nuovo a sostegno delle domande del ricorrente, gli atti controversi non avevano minimamente modificato la sua situazione e non erano pertanto atti lesivi (sentenza del Tribunale di primo grado 9 luglio 2008, cause riunite T‑296/05 e T‑408/05, Marcuccio/Commissione, non pubblicata nella Raccolta).

14      Il ricorrente, riferendosi sempre alla lettera del 25 novembre 2002, ha poi introdotto, da una parte, le domande del 20 giugno e del 18 luglio 2005, rigettate implicitamente dalla Commissione, e, dall’altra, la domanda del 31 marzo 2006, respinta, questa volta esplicitamente, dalla Commissione.

15      Tali decisioni di rigetto sono state contestate dal ricorrente dinanzi al Tribunale con due ricorsi, iscritti a ruolo con i numeri, rispettivamente, F‑84/06 e F‑20/07. Il Tribunale ha ritenuto che tali due cause dovessero essere considerate relative allo stesso oggetto della causa T‑18/04 nonché delle cause riunite T‑296/05 e T‑408/05, all’epoca pendenti dinanzi al Tribunale di primo grado, ai sensi dell’art. 8, n. 3, secondo comma, dell’allegato allo Statuto della Corte di giustizia e di dover declinare la propria competenza a favore del Tribunale di primo grado (ordinanze 19 dicembre 2007, causa F‑20/07, Marcuccio/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑469 e II‑A‑1‑2641, e causa F‑84/06, Marcuccio/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑467 e II‑A‑1‑2633). I ricorsi nelle cause F‑84/06 e F‑20/07, così rinviati dinanzi al Tribunale di primo grado e iscritti a ruolo, rispettivamente, con i numeri T‑144/08 e T‑143/08, sono stati dichiarati irricevibili per le stesse ragioni accolte nella sentenza 9 luglio 2008, Marcuccio/Commissione, citata supra (ordinanze del Tribunale di primo grado 9 settembre 2008, causa T‑144/08, Marcuccio/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑2‑51 e II‑A‑2‑341, e causa T‑143/08, Marcuccio/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑2‑47 e II‑A‑2‑321).

16      Peraltro, con nota dell’11 ottobre 2005, il ricorrente ha fatto valere di essere affetto da una patologia diversa da quella menzionata nella domanda del 25 novembre 2002, vale a dire da obesità, e ha parimenti chiesto il riconoscimento di tale patologia quale malattia grave che giustifichi il rimborso al 100% delle spese sostenute. La Commissione ha successivamente respinto tale domanda e, quindi, il reclamo proposto dal ricorrente avverso tale decisione di rigetto. Il ricorso proposto dal ricorrente dinanzi al Tribunale avverso tali due decisioni di rigetto è stato dichiarato manifestamente irricevibile (ordinanza del Tribunale 4 novembre 2008, causa F‑18/07, Marcuccio/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑347 e II‑A‑1‑1901).

 Gli eventi successivi alla sentenza 10 giugno 2008, Marcuccio/Commissione, citata supra

17      In esecuzione di detta sentenza, che ha annullato il rigetto implicito della domanda del 25 novembre 2002, l’Ufficio di liquidazione di Ispra, competente all’epoca in ordine al caso del ricorrente, ha esaminato tale domanda.

18      La domanda del 25 novembre 2002 è stata respinta dal responsabile dell’Ufficio di liquidazione, con nota del 1° agosto 2008, redatta sulla base del parere del consulente medico di fiducia, in base al rilievo che «la patologia invocata non risponde[va] ai [quattro] criteri affinché una malattia possa considerarsi grave (non vi era un rischio di vita, né la necessità di trattamenti terapeutici pesanti)». Il ricorrente afferma, nel ricorso, che tale nota non gli è stata notificata e che ne ignora completamente i riferimenti e il contenuto, ad eccezione delle informazioni che gli sono state successivamente rese note nella risposta al suo reclamo.

19      Con lettera raccomandata con avviso di ricevimento del 5 agosto 2008 (in prosieguo: la «lettera del 5 agosto 2008»), di cui il ricorrente ha accusato ricezione il 3 settembre 2008, recante la menzione: «Oggetto: sentenza del Tribunale di primo grado 10 giugno 2008 (causa T‑18/04)», il responsabile dell’Ufficio di liquidazione ha informato il ricorrente della propria decisione di non dare esito favorevole alla domanda del 25 novembre 2002, specificando che tale decisione di rigetto era stata adottata in esecuzione della sentenza nella causa T‑18/04 nonché sulla base del parere negativo del consulente medico di fiducia (in prosieguo: il «parere del consulente medico»).

20      Con lettera del 1° novembre 2008, il ricorrente ha proposto reclamo avverso la nota del 5 agosto 2008 e avverso la «decisione ivi contenuta».

21      Prima di decidere in merito a tale reclamo, l’APN, a norma dell’art. 16, n. 2, della regolamentazione di copertura, ha chiesto il parere del comitato di gestione dell’RCAM. Quest’ultimo, riunitosi il 21 e 22 gennaio 2009, non avendo raggiunto la maggioranza richiesta dal proprio regolamento interno per adottare un parere, non si è pronunciato.

22      Conseguentemente, l’APN ha deciso autonomamente sul reclamo rigettandolo con decisione del 4 marzo 2009 (in prosieguo: la «nota del 4 marzo 2009»), inviata al ricorrente e da quest’ultimo ricevuta il 23 marzo 2009 in lingua francese e il 24 aprile 2009 in lingua italiana.

 Procedimento e conclusioni delle parti

23      Il ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

—        annullare la decisione, qualunque ne sia stata la forma, con cui la Commissione ha respinto la domanda da esso presentata il 25 novembre 2002, astenendosi, nei limiti del necessario, dall’applicare alla presente controversia, in forza dell’art. 241 CE, l’art. 72 dello Statuto, la regolamentazione di copertura nonché il parere del consulente medico;

—        annullare il parere del consulente medico menzionato al punto 4, pag. 4, della nota del 4 marzo 2009;

—        annullare la nota del 5 agosto 2008;

—        in quanto necessario, annullare la decisione, qualunque ne sia stata la forma, di rigetto del reclamo e la nota del 4 marzo 2009;

—        condannare la Commissione a versargli la somma di EUR 25 000, a risarcimento dei danni derivanti dagli atti il cui annullamento è richiesto dal presente ricorso, ovvero qualsiasi somma maggiore o minore che il Tribunale consideri giusta ed equa a tal titolo;

—        disporre l’esecuzione di una perizia d’ufficio e procedere, eventualmente a mezzo rogatoria, all’escussione della madre, del fratello e del dott. U. in qualità di testimoni;

—        condannare la Commissione a rimborsargli integralmente le spese del procedimento, incluse quelle relative alla redazione di una perizia eventualmente svolta a spese del ricorrente e di una perizia disposta d’ufficio dal Tribunale.

24      La Commissione chiede che il Tribunale voglia:

—        dichiarare il ricorso infondato;

—        condannare il ricorrente alle spese, ai sensi dell’ art. 87, n. l, del regolamento di procedura.

25      Nella relazione preparatoria d’udienza, il giudice relatore ha invitato la Commissione a produrre taluni documenti entro il 26 marzo 2010, in particolare il parere del consulente medico. La Commissione ha ottemperato a tale richiesta producendo detti documenti entro il termine prescritto, fatto salvo il parere del consulente medico.

26      Le difese e le risposte delle parti ai quesiti posti dal Tribunale sono state sentite all’udienza del 14 aprile 2010. Precedentemente all’inizio dell’udienza, la Commissione ha depositato un nuovo documento che avrebbe costituito materialmente il parere del consulente medico, che quest’ultimo avrebbe emanato il 30 luglio 2008. Il ricorrente ha ricevuto copia di tale documento. All’udienza, il ricorrente non si è opposto formalmente alla ricevibilità di tale documento in ragione della tardività della sua comunicazione, precisando che detta tardività non «poneva problema», ma ha affermato che tale documento non avrebbe dovuto essere preso in considerazione dal Tribunale. Secondo il ricorrente, infatti, detto documento altro non sarebbe se non una riproduzione non sottoscritta e non consentirebbe di determinare in che data è stato emanato il parere del consulente medico sicché esso sarebbe, per tale ragione formale, inutilizzabile e irricevibile. A seguito dell’udienza, la fase orale del procedimento è stata conclusa e la causa è stata spedita in decisione.

27      Con lettera del 22 luglio 2010, il ricorrente ha contestato la ricevibiltà del documento prodotto dalla Commissione all’udienza, argomentando che esso sarebbe stato depositato tardivamente.

28      Ritenendo che tale documento poteva essere rilevante ai fini dell’esame della fondatezza delle conclusioni del ricorrente, il Tribunale, con ordinanza 23 settembre 2010, conformemente all’art. 52, secondo comma, del regolamento di procedura, ha riaperto la fase orale del procedimento, versato agli atti la lettera del ricorrente datata 22 luglio 2010 e invitato la Commissione a presentare le proprie osservazioni relative a tale lettera.

29      Con lettera del 14 ottobre 2010, la Commissione ha presentato le proprie osservazioni in ordine alla lettera del ricorrente.

30      Con lettera del 13 ottobre 2010, il ricorrente ha chiesto al Tribunale l’autorizzazione di presentare le proprie osservazioni relative al documento depositato dalla Commissione all’udienza, nell’ipotesi in cui tale documento fosse dichiarato ricevibile dal Tribunale. Il ricorrente, infatti, riteneva di non essere stato posto in grado di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa, atteso che tale documento era stato depositato solo prima dell’inizio dell’udienza e non gli era stato allora comunicato.

31      Con lettera dell’8 novembre 2010, il Tribunale ha informato le parti del fatto che tale documento era stato versato agli atti e che la domanda formulata dal ricorrente nella sua lettera del 13 ottobre 2010 era stata respinta. All’udienza, infatti, il ricorrente non era stato in grado di presentare osservazioni precise quanto al contenuto del documento in oggetto. Con tale lettera, le parti sono state parimenti informate della chiusura della fase orale del procedimento.

 In diritto

 Sulla ricevibilità del documento prodotto dalla Commissione il giorno dell’udienza

32      Precedentemente all’udienza, la Commissione ha prodotto copia di un documento che costituiva, a suo parere, l’unico supporto formale del parere controverso del consulente medico. Tale documento, che è stato comunicato al ricorrente prima dell’udienza, si presenta nella forma di una stampa della schermata video («print screen») estratta dal software informatico utilizzato dai consulenti medici dell’RCAM per rendere i propri pareri. Su tale documento appaiono, in particolare, il nome del consulente medico, dott. S., la data del parere controverso, 30 luglio 2008, la decisione sfavorevole e i motivo del parere reso da tale medico, secondo il quale «la patologia invocata non risponde ai [quattro] criteri affinché una malattia possa considerarsi grave (non vi era un rischio di vita, né la necessità di trattamenti terapeutici pesanti)».

33      Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente nella lettera del 22 luglio 2010, la produzione di tale documento il giorno dell’udienza non lo rende di per sé irricevibile.

34      Infatti, se è pur vero che tale documento è stato prodotto successivamente al 26 marzo 2010, data di scadenza del termine impartito alla Commissione, tuttavia esso è stato prodotto in risposta alla richiesta di documenti formulata dal giudice relatore nella relazione preparatoria d’udienza. La Commissione correttamente rileva, nella sua lettera del 14 ottobre 2010, che tale documento non costituisce un’offerta di prova che essa avrebbe prodotto di sua iniziativa. Inoltre, tale ritardo può trovare spiegazione nelle particolari condizioni di emissione di un siffatto parere in detto software. Il ricorrente, d’altronde, è stato informato dalla relazione preparatoria d’udienza quanto alla domanda del giudice relatore e ha potuto presentare le proprie osservazioni in ordine a tale documento all’udienza, sia riguardo alle condizioni di deposito del documento sia riguardo al suo contenuto e alla sua forma. All’udienza, il ricorrente ha precisato che il documento non sarebbe stato irricevibile in ragione del suo tardivo deposito, bensì in ragione della circostanza che non costituirebbe un documento ufficiale conforme ai requisiti di forma imposti per ogni atto amministrativo. Infine, il ricorrente ha sostenuto che le modalità di deposito di tale documento avrebbero pregiudicato i suoi diritti processuali solo nelle lettere del 22 luglio e del 13 ottobre 2010, successivamente all’udienza.

35      Tale documento è pertanto ricevibile.

 Sull’oggetto del ricorso

36      In primo luogo, dagli atti di causa risulta che il responsabile dell’Ufficio di liquidazione ha statuito con due decisioni in ordine alla domanda di riconoscimento quale malattia grave della patologia invocata dal ricorrente: da una parte, nella nota del 1° agosto 2008, ha negato tale riconoscimento, sulla base del parere del consulente medico, argomentando che tale patologia non rispondeva ai quattro criteri di definizione di malattia grave («non vi era un rischio di vita, né la necessità di trattamenti terapeutici pesanti»), ove il documento prodotto dalla Commissione all’udienza fa menzione, peraltro, del 1° agosto 2008 quale data della decisione adottata sulla domanda del ricorrente; d’altra parte, nella nota del 5 agosto 2008, il responsabile dell’Ufficio di liquidazione ha nuovamente negato il riconoscimento della patologia del ricorrente quale malattia grave, ai sensi dell’art. 72, n. 1, dello Statuto, riferendosi ai medesimi criteri, precisando — elementi assenti nella nota del 1° agosto 2008 — che tale decisione di diniego era adottata in esecuzione della sentenza 10 giugno 2008, Marcuccio/Commissione, citata supra, e alla luce della relazione del dott. U. del 25 novembre 2002. In considerazione di questi ultimi elementi, la nota del 5 agosto 2008 costituisce, al pari della nota del 1° agosto 2008, una decisione recante pregiudizio, quantomeno una decisione che completa i motivi della nota del 1° agosto 2008, e non può pertanto essere esaminata né come una decisione di mera conferma della nota del 1° agosto 2008 né come una semplice lettera di trasmissione di quest’ultima nota. Conseguentemente, e come la Commissione ha riconosciuto all’udienza, le note del 1° e del 5 agosto 2008 devono essere considerate costitutive, congiuntamente, della posizione espressa dalla Commissione sulla domanda del 25 novembre 2002 (in prosieguo: la «decisione controversa»).

37      Le domande del ricorrente, con cui questi chiede l’annullamento, da una parte, della decisione, qualunque ne sia stata la forma, con cui la Commissione ha respinto la sua domanda del 25 novembre 2002 e, dall’altra, della nota del 5 agosto 2008 devono quindi essere analizzate come dirette contro la decisione controversa.

38      In secondo luogo, dal tenore stesso della nota del 4 marzo 2009 emerge che essa costituisce la risposta dell’APN al reclamo proposto dal ricorrente il 1° novembre 2008. Così, la domanda con cui il ricorrente chiede l’annullamento, da una parte, della decisione, qualunque ne sia stata la forma, di rigetto del reclamo e, d’altra parte, della nota del 4 marzo 2009 va interpretata nel senso che è riferita alla medesima, unica, decisione, vale a dire la nota del 4 marzo 2009 (in prosieguo: la «decisione di rigetto del reclamo»).

39      In terzo luogo, se è pur vero che, oltre all’annullamento della decisione controversa, il ricorrente chiede anche, per quanto necessario, l’annullamento della decisione di rigetto del reclamo, occorre rilevare, alla luce della giurisprudenza e della portata di detta decisione (sentenza della Corte 17 gennaio 1989, causa 293/87, Vainker/Parlamento, Racc. pag. 23, punto 8; sentenza del Tribunale di primo grado 10 giugno 2004, causa T‑330/03, Liakoura/Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑191 e II‑859, punto 13; sentenza del Tribunale 30 novembre 2009, causa F‑3/09, Ridolfi/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑491 e II‑A‑1‑2671, punto 35), che queste ultime domande sono, in quanto tali, prive di contenuto autonomo e si confondono, in realtà, con quelle proposte avverso la decisione controversa.

40      Si deve pertanto dichiarare che le domande di annullamento, ad eccezione di quelle che riguardano il parere del consulente medico, che dovranno essere esaminate preliminarmente, riguardano esclusivamente la decisione controversa.

 Sulle domande dirette contro il parere del consulente medico

41      Come risulta da giurisprudenza costante, arrecano pregiudizio solo gli atti e le decisioni in grado di produrre effetti giuridici vincolanti tali da ledere gli interessi del ricorrente, modificando seriamente la sua situazione giuridica (sentenza della Corte 10 dicembre 1969, causa 32/68, Grasselli/Commissione, Racc. pag. 505, punti 4‑7; sentenza del Tribunale di primo grado 22 marzo 1995, causa T‑586/93, Kotzonis/CES, Racc. pag. II‑665, punto 28).

42      Parimenti secondo costante giurisprudenza, gli atti preparatori di una decisione non arrecano pregiudizio e solo in occasione di un ricorso contro la decisione adottata conformemente alla procedura il funzionario può far valere l’irregolarità degli atti anteriori strettamente connessi (ordinanza della Corte 24 maggio 1988, cause riunite 78/87 e 220/87, Santarelli/Commissione, Racc. pag. 2699, punto 13; ordinanza del Tribunale di primo grado 25 ottobre 1996, causa T‑26/96, Lopes/Corte di giustizia, Racc. PI pagg. I‑A‑487 e II‑1357, punto 19). In tal senso, se è pur vero che talune misure meramente preparatorie sono tali da ledere il ricorrente in quanto possono influenzare il contenuto di un atto impugnabile successivo, tali misure, tuttavia, non possono essere oggetto di autonoma impugnazione e devono essere contestate nell’ambito del ricorso contro tale atto (v., in tal senso, sentenza della Corte 11 luglio 1968, causa 35/67, Van Eick/Commissione, Racc. pagg. 481, 500).

43      Con riguardo ad un procedimento ex art. 72, n. 1, dello Statuto, inteso al riconoscimento di una malattia come malattia grave ai sensi di detta disposizione, è pacifico che, in virtù della regolamentazione di copertura, la decisione definitiva è adottata dall’APN o dall’ufficio di liquidazione competente, se è stato designato a tal fine da detta autorità, a seguito del parere del consulente medico di tale ufficio. Solo al momento dell’adozione di tale decisione, e non al momento dell’emissione del parere del consulente medico, la situazione giuridica del funzionario risulta lesa.

44      Il parere emesso dal consulente medico deve conseguentemente essere considerato come un atto meramente preparatorio che si integra nel procedimento di cui trattasi (v., per analogia, a proposito del parere della commissione di invalidità in materia di collocamento a riposo, sentenza del Tribunale di primo grado 3 giugno 1997, causa T‑196/95, H/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑133 e II‑403, punti 48 e 49; v. anche, a proposito del parere della commissione medica in materia di malattia professionale, sentenza del Tribunale di primo grado 9 marzo 2005, causa T‑254/02, L/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑63 e II‑277, punti 121-123).

45      Pertanto, singolarmente considerato, il parere del consulente medico non costituisce un atto impugnabile. Le domande di annullamento di tale parere sono dunque irricevibili.

 Sulle domande intese alla non applicazione alla presente controversia, ai sensi dell’art. 277 TFUE (già art. 241 CE), dell’art. 72 dello Statuto, della regolamentazione di copertura e del parere del consulente medico

 Argomenti delle parti

46      Il ricorrente sostiene che, anche a voler ritenere che la Commissione possa legittimamente fondarsi sui criteri di definizione di malattia grave applicati nella decisione controversa, il Tribunale dovrebbe dichiarare tali criteri inapplicabili. Detti criteri, infatti, sarebbero illogici, vaghi, indeterminati ed irragionevoli. In primo luogo, una malattia facilmente diagnosticabile ma incurabile non risponderebbe al criterio relativo alla necessità di provvedimenti diagnostici e/o terapeutici pesanti. In secondo luogo, la nozione di «provvedimenti diagnostici o terapeutici pesanti» sarebbe talmente indeterminata da risultare inapplicabile. In terzo luogo, una malattia a carattere acuto e grave non potrebbe soddisfare il criterio relativo al decorso cronico della patologia de qua. In quarto luogo, il criterio relativo alla «prognosi sfavorevole» sarebbe inapplicabile in ragione del suo carattere generico e vago e, se fosse analizzato nel senso che si riferisce alla prognosi di decesso, sarebbe distintivo non già delle malattie gravi, ma delle malattie incurabili. In quinto luogo, la sussistenza di una malattia grave non dovrebbe essere valutata astrattamente, ma fondarsi sull’esame concreto delle condizioni di salute della persona interessata. Il ricorrente aggiunge, ad abundantiam, che, se l’art. 72 dello Statuto e la regolamentazione di copertura fossero interpretati nel senso che la nozione di malattia grave dipende dal suo carattere meramente oggettivo, indipendentemente dalla situazione dell’interessato, dette norme dovrebbero essere dichiarate inapplicabili in ragione del loro carattere irragionevole e illogico.

47      La Commissione replica che i criteri contestati dal ricorrente esprimono una valutazione meramente medica, che non potrebbe essere sindacata in sede giurisdizionale. Tali criteri, inoltre, sarebbero generali per la loro stessa natura, in quanto dovrebbero essere applicati ad ogni caso concreto, e legittimi. La procedura che consente di determinare se una patologia sia o meno una malattia grave si fonderebbe su un esame individuale dello stato di salute dell’interessato, sulla base di una relazione del suo medico curante.

 Giudizio del Tribunale

48      Con dette domande, il Tribunale ritiene che il ricorrente contesti, in via di eccezione, la legittimità dei criteri generali fissati dal consiglio medico per determinare se ad una patologia possa riconoscersi il carattere di malattia grave, come previsto dall’allegato I, punto IV, n. 1, della regolamentazione di copertura.

49      A sostegno di tale eccezione di illegittimità il ricorrente fa valere, da un canto, che tali criteri non sarebbero pertinenti in un certo numero di casi ovvero troppo generici e, dall’altro, che essi sarebbero applicati a priori e in termini astratti, indipendentemente dall’esame circostanziato dello stato di salute dell’interessato.

50      In primo luogo, per quanto riguarda la censura relativa all’assenza di pertinenza dei criteri, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, l’esame della legittimità di tali criteri non ricade in una valutazione puramente medica che esulerebbe dal controllo del Tribunale. Infatti, non si tratta, in questa sede, di esaminare se una valutazione medica apportata in un caso concreto, ad esempio la diagnosi fornita ovvero la terapia prescritta da un medico, sia o meno adeguata (v., ad esempio, sentenza del Tribunale 18 settembre 2007, causa F‑10/07, Botos/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑243 e II‑A‑1‑1345, punti 39‑41 e 62‑76), bensì di esaminare se le misure di portata generale adottate ai fini dell’applicazione dell’art. 72 dello Statuto siano idonee a realizzare l’intento del legislatore, vale a dire che a malattie «di gravità comparabile» a quelle menzionate in detta disposizione possa riconoscersi il carattere di malattia grave (per alcuni esempi di eccezioni di illegittimità di disposizioni della regolamentazione di copertura, v. sentenza della Corte 8 marzo 1988, causa 339/85, Brunotti/Commissione, Racc. pag. 1379; sentenza del Tribunale di primo grado 26 ottobre 1993, cause riunite T‑6/92 e T‑52/92, Reinarz/Commissione, Racc. pag. II‑1047, punti 54-57). Un siffatto controllo di legittimità presuppone, tuttavia, che si tenga conto di considerazioni mediche, che il giudice non è il soggetto più idoneo a valutare, il che giustifica che il controllo giurisdizionale sia limitato alla censura di eventuali errori manifesti dai quali tali misure di portata generale di applicazione dell’art. 72 dello Statuto sarebbero viziati (v., in materia di pensione, sentenza del Tribunale 11 luglio 2007, causa F‑105/05, Wils/Parlamento, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑207 e II‑A‑1‑1187, punti 68-71 e la giurisprudenza citata).

51      Nel caso di specie, la scelta dei criteri accolti dal consiglio medico non risulta manifestamente inadeguata o erronea alla luce dell’obiettivo perseguito, vale a dire l’identificazione di malattie di «gravità comparabile» a quelle di cui all’art. 72 dello Statuto.

52      Infatti, le malattie di cui all’art. 72 dello Statuto sono tali, in un certo numero di casi, da provocare conseguenze fisiche o psichiche di particolare gravità, presentano un carattere duraturo o cronico, esigono trattamenti terapeutici pesanti che presuppongono che la previa diagnosi sia chiaramente formulata, il che presuppone analisi o indagini particolari. Tali malattie sono parimenti tali da esporre l’interessato a un rischio di handicap grave.

53      Ciò premesso, accogliendo quali criteri di definizione di una malattia grave, ai sensi dell’art. 72 dello Statuto, una prognosi sfavorevole, un’evoluzione cronica, la necessità di misure diagnostiche e/o terapeutiche pesanti e la presenza o il rischio di handicap grave, criteri che possono, per natura, solo essere generali, il consiglio medico si è debitamente riferito alle caratteristiche principali o comuni delle malattie espressamente considerate da detta disposizione.

54      In tal modo, il ricorrente non può validamente sostenere che tali criteri sarebbero manifestamente inidonei al fine di determinare se una patologia vada riconosciuta quale malattia grave ai sensi dell’art. 72 dello Statuto, vale a dire di gravità comparabile a quelle di cui a tale disposizione.

55      In secondo luogo, per quanto riguarda la censura relativa al carattere astratto dell’applicazione di tali criteri, risulta chiaramente dalla normativa applicabile, sia dall’art. 72 dello Statuto sia dalle modalità di riconoscimento di una malattia grave previste dalla regolamentazione di copertura, che un siffatto riconoscimento è subordinato all’esame dello stato di salute dell’interessato e delle condizioni di trattamento della patologia di cui trattasi.

56      L’art. 72 dello Statuto, infatti, si limita a definire un elenco di malattie gravi, riconosciute come tali a priori e in termini astratti, indipendentemente dallo stato di salute dell’interessato, e prevede che altre malattie possano essere riconosciute di gravità comparabile dall’APN. Il riconoscimento di queste altre malattie gravi dipende da un esame circostanziato dello stato di salute dell’interessato, effettuato sulla base di una relazione del suo medico curante, alla luce dei criteri fissati dal consiglio medico, criteri che implicano, tutti, l’analisi precisa della situazione dell’interessato. Inoltre, il consiglio medico, quando ha fissato i quattro criteri di cui è causa, ha debitamente precisato che un parere medico doveva essere dato «caso per caso», che le patologie esaminate potevano associare «a livelli variabili» detti criteri ed ha invitato i medici competenti a tener conto del «continuum che normalmente sussiste tra forme benigne e gravi della medesima affezione». Il consiglio medico ha in tal modo chiaramente escluso che i criteri generali da esso fissati potessero essere applicati in modo automatico, indipendentemente dai dati di ogni singolo caso di specie.

57      L’art. 72 dello Statuto e le pertinenti disposizioni della regolamentazione di copertura, pertanto, non possono essere interpretate nel senso che escludano la considerazione dello stato di salute dell’interessato.

58      Dette domande, pertanto, devono necessariamente essere respinte.

 Sulle domande dirette contro la decisione controversa

59      Il ricorrente deduce, in sostanza, cinque motivi:

—        il primo motivo attiene al difetto di motivazione della decisione controversa;

—        il secondo motivo attiene alla «carenza e difetto assoluti di motivazione, anche per illogicità, confusione, incongruenza ed irragionevolezza» dei motivi invocati;

—        il terzo motivo attiene al «difetto assoluto di motivazione per inconferenza ed assoluta carenza d’istruttoria»;

—        il quarto motivo attiene alla violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione;

—        il quinto motivo attiene alla violazione dell’art. 233 CE.

 Sul primo motivo, attinente al difetto di motivazione

60      Il ricorrente sostiene che la decisione di rigetto della domanda del 25 novembre 2002 non sia stata motivata all’atto della sua adozione e che essa sia pertanto affetta ab imis da una carenza assoluta irrimediabile e irreversibile. Né dal tenore letterale della nota del 5 agosto 2008 né dal contesto fattuale esistenti alla data della decisione di rigetto della domanda del 25 novembre 2002 risulterebbero gli elementi che consentono al ricorrente di comprendere la motivazione di detta decisione e al giudice di esercitare il proprio controllo. L’unico elemento fornito nella nota del 5 agosto 2008 sarebbe il riferimento al parere del consulente medico. Orbene, una siffatta motivazione per relationem non sarebbe ammissibile. Inoltre, anche a voler ritenere tale motivazione ammissibile, la nota del 5 agosto 2008 non menzionerebbe né l’autore né gli estremi di detto parere, il che indurrebbe un legittimo sospetto in ordine all’esistenza stessa del parere.

61      Tuttavia, come correttamente rilevato dalla Commissione, dalla decisione controversa, laddove si richiama al parere del consulente medico secondo il quale due dei criteri cumulativi per qualificare un’affezione come malattia grave non erano soddisfatti, emergono le ragioni di fatto e di diritto per le quali detta qualificazione non è stata ammessa con riguardo alla patologia del ricorrente. Una tale motivazione per relationem, ancorché succinta, può essere ammessa (sentenza della Corte 19 novembre 1998, causa C‑316/97 P, Parlamento/Gaspari, Racc. pag. I‑7597, punti 26-29; sentenza del Tribunale di primo grado 11 maggio 2000, causa T‑34/99, Pipeaux/Parlamento, Racc. PI pagg. I‑A‑79 e II‑337, punto 18), tanto più quando, come nel caso di specie, la decisione che il funzionario contesta interviene in un contesto normativo di cui questi è già a conoscenza, segnatamente in ragione dell’introduzione di precedenti azioni analoghe (ordinanza Marcuccio/Commissione, causa T‑143/08, cit., nella quale era già in questione l’applicazione dei criteri di riconoscimento di una malattia grave ai sensi dell’art. 72 dello Statuto).

62      Inoltre, se è pur vero che la motivazione della decisione controversa è concisa, va peraltro detto che essa è stata precisata dalla decisione di rigetto del reclamo, i termini della quale sono più espliciti. Il ricorrente, pertanto, è stato messo in condizione di conoscere i motivi del diniego che gli è stato opposto e di contestarli utilmente dinanzi al giudice. A ciò si aggiunge che la brevità di detta motivazione non è tale da ostacolare il controllo che il Tribunale deve esercitare su tali decisioni.

63      Infine, e in ogni caso, la decisione controversa, come precisata nella decisione di rigetto del reclamo, anche nell’ipotesi in cui sia insufficientemente motivata, deve essere interpretata nel senso che presenta quantomeno un principio di motivazione che consente alla Commissione di fornire informazioni complementari nel corso del giudizio e di adempiere il proprio obbligo di motivazione, ciò che la Commissione ha fatto nell’udienza dinanzi al Tribunale (v., in tal senso, sentenza del Tribunale di primo grado 20 settembre 1990, causa T‑37/89, Hanning/Parlamento, Racc. pag. II‑463, punti 41-44; ordinanza del Tribunale 20 maggio 2009, causa F‑73/08, Marcuccio/Commissione, Racc. FP pagg. I‑A‑1‑145 e II‑A‑1‑819, punto 52, oggetto di impugnazione pendente dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, causa T‑311/09 P).

64      In tal senso, se il ricorrente sostiene che il semplice riferimento al parere del consulente medico, senza precisazioni in ordine all’identità di detto medico ed alla data di emissione del proprio parere, potesse far sorgere un dubbio in ordine alla fondatezza delle decisioni contestate, se non sulla stessa esistenza di un tale parere, occorre rilevare che detto parere è stato comunicato dalla convenuta il giorno dell’udienza, consentendo così al Tribunale di avere conferma dell’esistenza del parere stesso e di esercitare pienamente il suo controllo di legittimità della decisione controversa e, al ricorrente, di verificare la fondatezza dei motivi di detta decisione (sentenza Parlamento/Gaspari, cit., punto 29). Inoltre, all’udienza, la Commissione ha apportato ulteriori chiarimenti, di ordine linguistico, indicando, in particolare, che i termini «medico di fiducia», utilizzati nella nota del 1° agosto 2008, e «medico consiglio» utilizzati in quella del 5 agosto 2008, designavano lo stesso professionista, dott. S., consulente medico dell’ufficio di liquidazione.

65      Il primo motivo deve pertanto essere respinto.

 Sul secondo motivo, attinente alla «carenza e difetto assoluti di motivazione, anche per illogicità, confusione, incongruenza ed irragionevolezza» dei motivi invocati

66      Tutti gli argomenti presentati a sostegno di detto motivo ricorrono a sostegno dell’eccezione di illegittimità invocata dal ricorrente, che è stata esaminata ai punti 42-52 della presente sentenza e, infine, respinta. Tale motivo non ha altro oggetto oltre all’accertamento dell’illegittimità e alla dichiarazione di inapplicabilità delle disposizioni dello Statuto e della regolamentazione di copertura nonché dei criteri fissati dal consiglio medico.

67      Tale motivo, pertanto, non può che essere respinto, per le ragioni esposte ai punti precedentemente indicati.

 Sul terzo motivo, attinente al «difetto assoluto di motivazione per inconferenza ed assoluta carenza d’istruttoria»

—       Argomenti delle parti

68      Il ricorrente sostiene che erroneamente la Commissione abbia ritenuto che la patologia descritta nella relazione del dott. U. del 25 novembre 2002, vale a dire «una sindrome ansioso-depressiva di natura reattiva», non costituisse una malattia grave ai sensi dell’art. 72, n. 1, dello Statuto. La Commissione non avrebbe esaminato se tale sindrome potesse essere considerata come una malattia mentale espressamente contemplata da detto articolo, mentre essa ricadrebbe chiaramente in tale categoria, e si sarebbe limitata a esaminare se potesse essere considerata come un’altra malattia di gravità comparabile. Orbene, il ricorrente afferma che, il 25 novembre 2002, era affetto da una malattia mentale, e aveva prodotto la documentazione necessaria per supportare tale tesi.

69      La Commissione contesta l’argomento del ricorrente.

—       Giudizio del Tribunale

70      Dallo stesso tenore letterale dell’art. 72, n. 1, dello Statuto risulta che solo malattie di particolare gravità possono far sorgere il diritto al rimborso al 100% delle relative spese mediche. La nozione, generale e imprecisa, di «malattia mentale» menzionata da detto articolo può pertanto riguardare solo le malattie che presentino obiettivamente una certa gravità, e non qualsiasi problema psicologico o psichiatrico, indipendentemente dalla sua gravità. Non sussiste, infatti, alcuna ragione di ritenere che, quanto alle affezioni di tal genere, il legislatore avrebbe inteso accogliere una definizione meno restrittiva di quella attinente alle affezioni di carattere fisiologico.

71      In assenza di qualsivoglia precisazione, nell’art. 72 dello Statuto, sulle malattie suscettibili di essere considerate come «malattie mentali» ai sensi di tale disposizione, spetta all’amministrazione esaminare, caso per caso, alla luce dei criteri di definizione della malattia grave accolti dal consiglio medico, se l’affezione mentale o il problema psicologico di cui soffra il funzionario possa presentare il carattere di particolare gravità che, di per sé, fa sorgere il diritto all’accollo al 100% delle spese mediche.

72      Nel caso di specie, come correttamente sostiene la Commissione, era pertanto necessario esaminare alla luce di tali criteri se la patologia diagnosticata e descritta dal dott. U. nella sua relazione del 25 novembre 2002, vale a dire una «sindrome ansioso-depressiva di natura reattiva», potesse essere riconosciuta quale malattia grave ai sensi dell’art. 72, n. 1, dello Statuto.

73      Conseguentemente, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, il solo fatto di soffrire di una tale affezione non gli consentiva di ottenere direttamente il riconoscimento del beneficio del rimborso al 100% delle spese connesse a tale affezione. Il ricorrente non può neanche legittimamente sostenere che la Commissione avrebbe erroneamente applicato la procedura di esame fondata sui quattro criteri cumulativi fissati dal consiglio medico.

74      Quanto alla fondatezza del diniego di riconoscimento quale malattia grave della sindrome descritta nella relazione del medico curante del 25 novembre 2002, il Tribunale ricorda che su tali valutazioni esercita solo un controllo limitato (sentenza Botos/Commissione, cit., punti 40 e 41).

75      Orbene, il ricorrente non indica sotto quale profilo l’applicazione dei criteri fissati dal consiglio medico sarebbe erronea. In particolare, non sostiene, nelle proprie memorie, che la sindrome menzionata nella relazione del dott. U. del 25 novembre 2002 potrebbe avere conseguenze di particolare gravità né che essa richiederebbe misure terapeutiche pesanti.

76      Se è pur vero che il ricorrente ha affermato, all’udienza, che una sindrome come quella di cui soffre poteva essere all’origine di tentazioni suicide e pertanto comportare la morte, si è espresso in termini generali e non ha sostenuto di essere, egli stesso, preda di tormenti di tale gravità. Inoltre, un tale rischio suicida non è chiaramente evocato dal dott. U. nella sua relazione del 25 novembre 2002. Il «danno grave e irreparabile» evocato da tale medico non è nemmeno esplicitato e, soprattutto, non è presentato come un rischio gravante sul suo paziente alla data della relazione. Orbene, il ricorrente non ha prodotto alcun elemento medico successivo a detta relazione che avrebbe consentito di avvalorare il carattere di gravità delle sue affezioni o di dimostrare la loro evoluzione infausta.

77      La valutazione espressa nel caso di specie dalla Commissione, pertanto, non è viziata né da errore di diritto né da errore manifesto.

78      Il motivo deve essere conseguentemente respinto.

 Sul quarto motivo, attinente alla violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione

79      Secondo il ricorrente, la Commissione avrebbe violato il dovere di sollecitudine ed il principio di buona amministrazione, garantito dall’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e che possiede, pertanto, il medesimo valore giuridico dei Trattati.

80      Tuttavia, nessuna delle violazioni denunciate dal ricorrente è stata accertata dal Tribunale. Inoltre, la mera deduzione, da parte del ricorrente, senza precisazioni né argomenti giuridici, della violazione del dovere di sollecitudine e del principio di buona amministrazione non consente al Tribunale di valutare la fondatezza di tale critica.

81      Il motivo, pertanto, deve essere respinto.

 Sul quinto motivo, attinente alla violazione dell’art. 233 CE

82      Il ricorrente fa valere che la decisione controversa è violata dal medesimo vizio che ha giustificato la censura della decisione contestata nella causa T‑18/04 (sentenza 10 giugno 2008, Marcuccio/Commissione, cit.). La Commissione sarebbe venuta meno, in tal modo, all’obbligo di dare esecuzione in modo sostanziale e non meramente formale a tale sentenza di annullamento.

83      Tuttavia, dalla descrizione dei fatti della presente controversia (punti 17-22) risulta che la Commissione ha debitamente istruito la domanda del 25 novembre 2002, come era tenuta a fare, per dare esecuzione alla sentenza 10 giugno 2008, Marcuccio/Commissione, citata supra.

84      La Commissione, in tal modo, si è conformata alla cosa giudicata del Tribunale di primo grado e all’obbligo che ne discendeva di riprendere ab initio la procedura di esame della domanda.

85      Il ricorrente non può pertanto fondatamente sostenere che la decisione controversa avrebbe violato l’art. 233 CE.

86      Il motivo deve pertanto essere respinto.

 Sulla domanda di misure istruttorie

87      Quanto alla valutazione delle domande di misure istruttorie sottoposte da una parte della controversia, il Tribunale è il solo giudice dell’eventuale necessità di integrare gli elementi di informazione di cui dispone nelle cause di cui è investito (v. ad esempio, quanto ad una domanda di audizione di testimoni, sentenza della Corte 22 novembre 2007, causa C‑260/05 P, Sniace/Commissione, Racc. pag. I‑10005, punti 77 e 78).

88      Nelle circostanze del caso di specie, in considerazione dei motivi su cui si fonda la presente sentenza, non occorre procedere ad una perizia né disporre l’audizione di testimoni.

89      Detto capo della domanda deve pertanto essere respinto.

90      Alla luce di tutte le considerazioni sin qui svolte, emerge che il ricorso deve essere respinto.

 Sulle spese

91      Ai sensi dell’art. 87, n. 1, del regolamento di procedura, fatte salve le altre disposizioni del capo VIII del titolo II del regolamento medesimo, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi del n. 2 dello stesso articolo, il Tribunale può decidere, per ragioni di equità, che una parte soccombente sia condannata solo parzialmente alle spese, o addirittura che non debba essere condannata a tale titolo.

92      Dalla suesposta motivazione risulta la soccombenza del ricorrente. Inoltre, la Commissione, nelle sue conclusioni, ha espressamente chiesto la condanna del ricorrente alle spese. Atteso che le circostanze del caso di specie non giustificano l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, il ricorrente deve essere condannato alle spese.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA

(Prima Sezione)

dichiara e statuisce:

1)      Il ricorso è respinto.

2)      Il sig. Marcuccio è condannato a tutte le spese.

Gervasoni

Kreppel

Rofes i Pujol

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 23 novembre 2010.

Il cancelliere

 

      Il presidente

W. Hakenberg

 

      S. Gervasoni


* Lingua processuale: l’italiano.