Language of document : ECLI:EU:C:2018:83

SENTENZA DELLA CORTE (Quinta Sezione)

21 febbraio 2018 (*)

«Impugnazione – Ricorso di annullamento – Articolo 263, sesto comma, TFUE – Ricevibilità – Termine di ricorso – Computo – Ex membro del Parlamento europeo – Decisione relativa al recupero dell’indennità di assistenza parlamentare – Misure di attuazione dello Statuto dei deputati al Parlamento – Articolo 72 – Procedura di reclamo presso il Parlamento – Notifica della decisione che arreca pregiudizio – Lettera raccomandata non ritirata dal destinatario»

Nella causa C‑326/16 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 9 giugno 2016,

LL, rappresentato da J. Petrulionis, advokatas,

ricorrente,

procedimento in cui l’altra parte è:

Parlamento europeo, rappresentato da G. Corstens e S. Toliušis, in qualità di agenti,

convenuto in primo grado

LA CORTE (Quinta Sezione),

composta da J. L. da Cruz Vilaça, presidente di sezione, E. Levits, A. Borg Barthet, M. Berger (relatore) e F. Biltgen, giudici,

avvocato generale: M. Szpunar

cancelliere: M. Aleksejev, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 17 maggio 2017,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 26 luglio 2017,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con la sua impugnazione, il sig. LL, ricorrente, ex deputato al Parlamento europeo, chiede l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 19 aprile 2016, LL/Parlamento (T‑615/15, non pubblicata, EU:T:2016:432; in prosieguo: l’«ordinanza impugnata»), con la quale il Tribunale ha respinto, in quanto manifestamente irricevibile per tardività, il suo ricorso diretto, segnatamente, all’annullamento della decisione del Parlamento, del 17 aprile 2014, relativa al recupero di un’indennità di assistenza parlamentare versata al ricorrente nel corso del suo mandato parlamentare (in prosieguo: la «decisione controversa»).

 Contesto normativo

2        La decisione dell’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo, del 19 maggio e 9 luglio 2008, recante misure di attuazione dello Statuto dei deputati al Parlamento europeo (GU 2009, C 159, pag. 1), nella sua versione in vigore dopo il 21 ottobre 2010 (GU 2010, C 283, pag. 9) (in prosieguo: le «misure di attuazione dello Statuto»), prevede, al suo articolo 68, paragrafo 1, intitolato «Ripetizione dell’indebito», quanto segue:

«Ogni somma indebitamente versata in applicazione delle presenti misure di applicazione dà luogo a ripetizione. Il segretario generale impartisce istruzioni in vista del recupero di tali somme presso il deputato interessato».

3        Il successivo articolo 72, intitolato «Mezzi di ricorso», così dispone:

«1.      Qualora un deputato ritenga che le presenti misure di attuazione non siano state applicate correttamente nei suoi confronti dal servizio competente può rivolgersi per iscritto al Segretario generale.

La decisione del Segretario generale sul ricorso precisa i motivi su cui è basata.

2.      Se non condivide la decisione del Segretario generale, il deputato può, entro due mesi dalla notifica della decisione stessa, chiedere che la questione sia deferita ai Questori, i quali adottano una decisione previa consultazione del Segretario generale.

3.      Se non condivide la decisione adottata dai Questori, ciascuna delle parti della procedura di ricorso può, entro due mesi dalla notifica della decisione stessa, chiedere che la questione sia deferita all’Ufficio di presidenza, che adotta la decisione finale.

4.      Il presente articolo si applica anche al successore legale del deputato, nonché agli ex deputati e ai loro successori».

 Fatti e decisione controversa

4        Il ricorrente è stato deputato europeo al Parlamento dal 1o maggio al 19 luglio 2004.

5        A seguito di un’indagine dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), che ha accertato l’indebito versamento al ricorrente, a titolo di indennità di assistenza parlamentare, di un importo pari ad EUR 37 728, il Segretario generale del Parlamento, il 17 aprile 2014, ha adottato la decisione controversa relativa al recupero di tale importo. Il 22 maggio 2014 tale decisione nonché la nota di addebito del 5 maggio 2014, recante le modalità di recupero, venivano notificate al ricorrente.

6        Non condividendo la decisione controversa, il ricorrente, ai sensi dell’articolo 72, paragrafo 2, delle misure di attuazione dello Statuto, ha chiesto l’intervento dei Questori.

7        Il ricorrente è stato informato del rigetto del suo reclamo mediante lettera dei Questori, del 3 dicembre 2014 (in prosieguo: «la decisione dei Questori»), di cui il ricorrente afferma di essere venuto a conoscenza il giorno successivo.

8        Il 2 febbraio 2015 il ricorrente ha presentato, ai sensi dell’articolo 72, paragrafo 3, delle misure di attuazione dello Statuto, un reclamo presso l’Ufficio di presidenza del Parlamento avverso la decisione dei Questori e avverso la decisione controversa.

9        L’Ufficio di presidenza del Parlamento ha respinto il reclamo del ricorrente con decisione del 26 giugno 2015 (in prosieguo: la «decisione dell’Ufficio»).

10      Secondo il Parlamento, tale decisione è stata inviata con lettera raccomandata il 30 giugno 2015 al recapito indicato dal ricorrente nel suo reclamo dinanzi all’Ufficio. Trascorso il termine di giacenza di quindici giorni, tale lettera veniva restituita dalle Poste belghe senza essere ritirata dal ricorrente.

11      Il 10 settembre 2015 il ricorrente riceveva un messaggio di posta elettronica da un funzionario del Parlamento, corredato segnatamente della decisione dell’Ufficio.

 Procedimento dinanzi al Tribunale e ordinanza impugnata

12      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 4 novembre 2015, il ricorrente proponeva ricorso diretto all’annullamento della decisione controversa e della nota di addebito del 5 maggio 2014, nonché alla condanna del Parlamento alle spese.

13      A sostegno del suo ricorso, il ricorrente deduceva, in sostanza, due motivi vertenti, anzitutto, sull’illegittimità e infondatezza della decisione controversa, della decisione dei Questori, della decisione dell’Ufficio e della nota di addebito nonché, in secondo luogo, sul non rispetto del termine di prescrizione e dei principi di termine ragionevole, certezza del diritto e tutela del legittimo affidamento nell’adozione della decisione controversa e della nota di addebito.

14      Con l’ordinanza impugnata, il Tribunale ha ricordato che, ai sensi dell’articolo 263, sesto comma, TFUE, il ricorso di annullamento deve essere proposto nel termine di due mesi a decorrere, secondo i casi, dalla pubblicazione dell’atto impugnato, dalla notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno in cui questi ne ha avuto conoscenza. Dopo aver evidenziato il carattere di ordine pubblico di tale termine di ricorso, il Tribunale ha constatato, ai punti 7 e 8 dell’ordinanza impugnata, che gli atti impugnati erano stati adottati rispettivamente il 17 aprile e il 5 maggio 2014 e notificati al ricorrente il 22 maggio 2014, mentre il ricorso era stato proposto più di 17 mesi dopo quest’ultima data, senza che il ricorrente avesse invocato la sussistenza di un caso fortuito o di forza maggiore. Di conseguenza, il Tribunale ha respinto il ricorso in quanto manifestamente irricevibile perché tardivo.

 Conclusioni delle parti

15      Con la sua impugnazione, il ricorrente chiede che la Corte voglia:

–        annullare l’ordinanza impugnata e

–        rinviare la causa dinanzi al Tribunale ai fini di un nuovo esame.

16      Il Parlamento chiede che la Corte voglia:

–        respingere l’impugnazione in quanto manifestamente infondata e

–        condannare il ricorrente a sopportare le spese dell’impugnazione.

 Sull’impugnazione

17      A sostegno della sua impugnazione, il ricorrente deduce quattro motivi. Con il suo primo motivo, il ricorrente deduce un esame insufficiente degli atti da parte del Tribunale, nonché un errore di diritto quanto all’applicazione dell’articolo 263, sesto comma, TFUE e dell’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto. Con il secondo motivo, il ricorrente ritiene che il Tribunale abbia violato l’articolo 126 del suo regolamento di procedura. Il terzo motivo verte sulla violazione da parte del Tribunale dell’articolo 47, primo e secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Infine, con il suo quarto motivo, il ricorrente contesta al Tribunale di aver condannato il ricorrente alle spese, in violazione dell’articolo 133 e dell’articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale.

 Sul primo motivo

 Argomenti delle parti

18      Il primo motivo si suddivide in due parti.

19      Con la prima parte del primo motivo, il ricorrente contesta, in sostanza, al Tribunale di non aver esaminato in modo esaustivo tutti gli elementi di prova forniti a sostegno del ricorso, in quanto ha omesso di prendere in considerazione il fatto che il ricorrente aveva avviato un procedimento di reclamo ai sensi dell’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto.

20      Con la seconda parte del primo motivo, il ricorrente contesta al Tribunale di aver violato le disposizioni dell’articolo 263, sesto comma, TFUE, nonché dell’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto, nei limiti in cui dall’ordinanza impugnata deriva, implicitamente, che il fatto di avvalersi della procedura di reclamo prevista dal suddetto articolo 72 non ha inciso sul calcolo del termine di ricorso di cui all’articolo 263, ancorché, ad avviso del ricorrente, tale procedura costituisca una procedura precontenziosa obbligatoria.

21      Il Parlamento fa valere, segnatamente, che la procedura in questione, contrariamente al reclamo previsto dagli articoli 90 e 91 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, ha carattere facoltativo. Inoltre, il Parlamento sostiene che, quando il ricorrente ha scelto la procedura di cui all’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto, egli non può più proporre un ricorso giurisdizionale avverso la decisione controversa, dovendo invece attendere l’esito del procedimento di reclamo ed, eventualmente, impugnare la decisione dell’Ufficio.

22      Quanto al computo del termine di ricorso, il Parlamento rileva che il ricorrente chiede, sia dinanzi al Tribunale sia nella sua impugnazione, l’annullamento non della decisione dell’Ufficio, bensì l’annullamento della decisione controversa e della nota di addebito. Da tale circostanza il Parlamento deduce che, nei limiti in cui il termine di ricorso ai sensi dell’articolo 263, sesto comma, TFUE, calcolato a partire dal giorno della notifica della decisione controversa e della nota di addebito, era stato superato da più di 17 mesi, il Tribunale era obbligato a respingere il ricorso in quanto tardivo.

 Giudizio della Corte

23      La seconda parte del primo motivo, che occorre esaminare in primo luogo, verte su un errore di diritto riguardo all’applicazione dell’articolo 263, sesto comma, TFUE e dell’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto, nella parte in cui l’ordinanza impugnata presuppone che l’avvio del procedimento previsto dall’articolo 72 non abbia inciso sul calcolo del termine di ricorso ai sensi della prima disposizione.

24      Per quanto riguarda la procedura di reclamo di cui all’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto, occorre constatare, in via preliminare, che dallo stesso tenore letterale di tale articolo risulta che la procedura ivi prevista ha carattere facoltativo.

25      A tal proposito, occorre ricordare che un rimedio amministrativo, facoltativo o non facoltativo che sia, ha lo scopo di consentire e di favorire la composizione amichevole della lite tra l’interessato e l’amministrazione (v., per analogia, sentenze del 23 gennaio 1986, Rasmussen/Commissione, 173/84, EU:C:1986:29, punto 12, nonché del 7 maggio 1986, Rihoux e a./Commissione, 52/85, EU:C:1986:199, punto 12 e giurisprudenza ivi citata) al fine di evitare un contenzioso, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 35 e 36 delle sue conclusioni.

26      Ne risulta, segnatamente, che il carattere obbligatorio o facoltativo di un rimedio amministrativo non incide sul fatto che un procedimento amministrativo preliminare costituisce un rimedio precontenzioso. Come indicato dall’avvocato generale al paragrafo 42 delle sue conclusioni, infatti, quanto all’argomento addotto dal Parlamento vertente sull’assenza di un termine di risposta a carico dell’amministrazione del Parlamento a differenza dell’esistenza di un tale termine in caso di reclamo ai sensi dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, è sufficiente rilevare che quest’ultimo include una garanzia necessaria in caso di ricorso amministrativo obbligatorio al fine di evitare ritardi, vale a dire l’impossibilità per l’interessato di proporre un ricorso giurisdizionale a seguito di una carenza di amministrazione. Al contrario, l’assenza di un tale termine nell’ambito di un procedimento amministrativo che ha carattere facoltativo non può limitare l’accesso al giudice, atteso che l’interessato può, in qualsiasi momento, rinunciare a dar seguito al procedimento amministrativo preliminare e proporre un ricorso giurisdizionale.

27      A tal proposito, occorre evidenziare che la procedura di reclamo sarebbe privata della sua efficacia concreta se il deputato europeo dovesse, dopo essersi avvalso di tale facoltà per un regolamento amichevole, proporre un ricorso giurisdizionale prima dell’esito del suddetto procedimento amministrativo al fine di rispettare il termine di ricorso avverso la decisione controversa.

28      Pertanto, constatando la tardività del ricorso senza tener conto del procedimento di reclamo avviato dal ricorrente, il Tribunale ha commesso un errore di diritto.

29      Di conseguenza, senza che sia necessario statuire sulla prima parte di tale motivo o sugli altri motivi di impugnazione, occorre accogliere il primo motivo e annullare l’ordinanza impugnata.

 Sulla ricevibilità del ricorso di primo grado

30      Conformemente all’articolo 61, primo comma, seconda frase, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, quest’ultima può, in caso di annullamento della decisione del Tribunale, statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta.

31      Nella presente fase del procedimento, la Corte non è in grado di decidere sul merito del ricorso proposto dinanzi al Tribunale, il quale implica l’esame di questioni di fatto sulla base di elementi che non sono stati valutati dal Tribunale né discussi dinanzi alla Corte (v., in tal senso, sentenza del 17 luglio 2008, Athinaïki Techniki/Commissione, C‑521/06 P, EU:C:2008:422, punto 66).

32      Per contro, la Corte dispone degli elementi necessari per statuire definitivamente sulla ricevibilità del suddetto ricorso avverso la decisione controversa (sentenza del 27 febbraio 2014, Stichting Woonpunt e a./Commissione, C‑132/12 P, EU:C:2014:100, punto 66).

33      Quanto, in primo luogo, al computo del termine di ricorso, il Parlamento ha considerato, nel caso di specie, che, se un deputato europeo sceglie, al fine di contestare una decisione, la procedura di reclamo prevista all’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto, egli non può più presentare un ricorso giurisdizionale avverso tale decisione, ma deve invece impugnare la decisione dell’Ufficio che respinge il reclamo.

34      Orbene, come risulta dal punto 26 della presente sentenza, il carattere obbligatorio o facoltativo di un rimedio amministrativo non incide né sul fatto che un procedimento amministrativo preliminare costituisce un rimedio precontenzioso, né sul diritto dell’interessato di proporre, in qualsiasi momento, un ricorso giurisdizionale.

35      Pertanto, non può ritenersi, segnatamente alla luce del diritto a un ricorso giurisdizionale effettivo, sancito dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che l’avvio di un procedimento di reclamo ai sensi dell’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto arrechi pregiudizio al diritto a un ricorso giurisdizionale avverso la decisione controversa.

36      Inoltre, occorre ricordare che la Corte ha statuito, nell’ambito della procedura di reclamo di cui agli articoli 90 e 91 dello Statuto dei funzionari dell’Unione europea, che il reclamo amministrativo e il suo rigetto, esplicito o implicito, sono parte integrante di una procedura complessa. Ciò detto, il ricorso giurisdizionale, anche se formalmente diretto avverso il rigetto del reclamo, implica che la Corte sia chiamata a conoscere dell’atto che arreca pregiudizio già oggetto del reclamo (sentenza del 17 gennaio 1989, Vainker/Parlemento, 293/87, EU:C:1989:8, punti 7 e 8).

37      Inoltre, la Corte ha statuito, quanto al suddetto Statuto, che il ricorso è ricevibile indipendentemente dal fatto che esso sia diretto contro la sola decisione oggetto di reclamo, contro la decisione con cui è stato respinto detto reclamo o, congiuntamente, contro le due decisioni siffatte, a condizione che il reclamo e il ricorso siano stati proposti nei termini previsti da tali articoli (sentenze del 26 gennaio 1989, Koutchoumoff/Commissione, 224/87, EU:C:1989:38, punto 7, e del 10 marzo 1989, Del Plato/Commissione, 126/87, EU:C:1989:115, punto 9).

38      Tuttavia, conformemente al principio di economia processuale, il giudice può decidere di non pronunciarsi specificamente sulle conclusioni dirette avverso la decisione di rigetto del reclamo, qualora constati che sono prive di contenuto autonomo e si confondono, in realtà, con le conclusioni dirette avverso la decisione oggetto del reclamo (v., in tal senso, sentenza del 17 gennaio 1989, Vainker/Parlement, 293/87, EU:C:1989:8, punti da 7 a 9).

39      In particolare, ciò può accadere qualora il giudice constati che la decisione recante rigetto del reclamo, anche quando tale decisione è implicita, è meramente confermativa della decisione oggetto del reclamo e che, di conseguenza, l’annullamento della decisione recante rigetto di detto reclamo non produce sulla situazione giuridica della persona interessata un effetto diverso da quello derivante dall’annullamento della decisione oggetto del medesimo reclamo.

40      Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 40 delle sue conclusioni, le stesse considerazioni si applicano nell’ambito della procedura di reclamo prevista a favore dei deputati europei dall’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto.

41      Di conseguenza, il Tribunale ha erroneamente respinto il ricorso del sig. LL in quanto manifestamente irricevibile perché tardivo, considerando la decisione controversa, e non la decisione dell’Ufficio, come dies a quo del termine del ricorso di annullamento.

42      Da un lato, infatti, come risulta dagli elementi trasmessi alla Corte, segnatamente in udienza, il ricorrente è stato soltanto sommariamente informato del rigetto del suo reclamo dalla decisione dei Questori e dalla decisione dell’Ufficio, decisioni meramente confermative della decisione controversa che non modificano la sua situazione giuridica rispetto a quella risultante dalla decisione controversa.

43      Dall’altro lato, tenuto conto delle considerazioni formulate ai punti 34 e 35 della presente sentenza, si deve constatare che il termine di ricorso di annullamento ha iniziato a decorrere nei confronti del ricorrente soltanto il giorno della notifica della decisione dell’Ufficio che ha concluso il procedimento di reclamo di cui all’articolo 72 delle misure di attuazione dello Statuto.

44      In ogni caso, dal ricorso introduttivo di primo grado dinanzi al Tribunale risulta che il ricorrente ha parimenti fatto riferimento alle decisioni dei Questori e dell’Ufficio.

45      Per quanto riguarda, in secondo luogo, la notifica della decisione dell’Ufficio, occorre ricordare, anzitutto, che, ai sensi dell’articolo 297, paragrafo 2, terzo comma, TFUE, le decisioni che designano un destinatario devono essere notificate a quest’ultimo e hanno efficacia in virtù di tale notifica, senza che tale disposizione definisca la nozione di «notifica».

46      Come rivelato dall’avvocato generale al paragrafo 59 delle sue conclusioni, tale disposizione sancisce un principio di certezza del diritto secondo cui i diritti e gli obblighi derivanti da atti amministrativi individuali possono essere opposti al loro destinatario soltanto se tali atti sono stati debitamente portati a conoscenza del medesimo.

47      Risulta, poi, dall’articolo 263, sesto comma, TFUE, che un ricorso di annullamento dev’essere proposto nel termine di due mesi a decorrere, per un atto che deve essere notificato, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno in cui questi ne ha avuto conoscenza. Al pari dell’articolo 297, paragrafo 2, terzo comma, TFUE, la nozione di «notificazione» non è definita da tale disposizione. Conformemente all’articolo 60 del regolamento di procedura del Tribunale, tale termine è aumentato di un termine forfettario di dieci giorni dovuto alla distanza.

48      Per quanto riguarda la regolarità della notifica degli atti dell’Unione, la Corte ha precisato che una decisione è debitamente notificata, ai sensi dell’articolo 263, sesto comma, e dell’articolo 297, paragrafo 2, terzo comma, TFUE, qualora sia stata comunicata al suo destinatario e questi sia stato in grado di prenderne atto (v., in tal senso, sentenza del 13 luglio 1989, Olbrechts/Commissione, 58/88, EU:C:1989:323, punto 10, e ordinanza del 2 ottobre 2014, Page Protective Services/SEAE, C‑501/13 P, non pubblicata, EU:C:2014:2259, punto 30 e giurisprudenza ivi citata).

49      Occorre anche ricordare che spetta alla parte che eccepisce la tardività di un ricorso dimostrare da quale giorno ha iniziato a decorrere il termine per proporre tale ricorso (v., in tal senso, sentenze del 5 giugno 1980, Belfiore/Commissione, 108/79, EU:C:1980:146, punto 7, e del 17 luglio 2008, Athinaïki Techniki/Commissione, C‑521/06 P, EU:C:2008:422, punto 70 e giurisprudenza ivi citata).

50      Nel caso di specie, il Parlamento afferma che il ricorrente è stato informato della decisione dell’Ufficio con lettera del 26 giugno 2015, inviata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, per la quale i servizi postali belgi hanno disposto un avviso di giacenza il 30 giugno 2015. Secondo il Parlamento, si deve ritenere che, conformemente alle norme nazionali in materia di distribuzione della posta, tale lettera sia stata debitamente notificata al suo destinatario alla data di scadenza del termine normale di giacenza di quindici giorni, applicato dalle Poste belghe, non avendo il ricorrente ritirato la suddetta lettera entro tale termine.

51      In tal contesto, è pacifico che il ricorrente non ha ricevuto la lettera in questione atteso che quest’ultima è stata rispedita al mittente senza essere stata ritirata dal ricorrente.

52      Tuttavia, oltre al suo indirizzo postale, il ricorrente ha indicato, nel suo reclamo, il suo indirizzo di posta elettronica al quale ha ricevuto, il 10 settembre 2015, un messaggio di posta elettronica inviato da un funzionario del Parlamento, a cui era allegata, segnatamente, la decisione dell’Ufficio. Il ricorrente ha immediatamente confermato la ricezione di tale messaggio.

53      Il Parlamento ha quindi erroneamente sostenuto che, nel caso di specie, la notifica sia stata effettuata unicamente mediante l’invio della lettera raccomandata quantunque quest’ultima non sia stata ritirata nel termine concesso dal servizio postale belga.

54      Allo stesso modo, non ha alcuna incidenza la circostanza, addotta dal Parlamento, che la lettera in questione sia stata spedita all’indirizzo belga indicato nel reclamo del ricorrente e che quest’ultimo non abbia né informato il Parlamento di un trasferimento nel suo paese di origine né aggiornato il suo indirizzo di posta con il nuovo recapito, tanto più che, anche a voler ammettere che esista un obbligo di comunicare detto cambiamento di indirizzo, non sono definite le conseguenze giuridiche dell’omessa comunicazione di detto cambiamento.

55      Nella presente causa, infatti, occorre ritenere che il Parlamento abbia anche notificato la decisione controversa mediante messaggio di posta elettronica del 10 settembre 2015, di modo che il termine di due mesi e dieci giorni ha iniziato a decorrere nei confronti del ricorrente soltanto il giorno in cui quest’ultimo ha avuto piena conoscenza di tale decisione.

56      Atteso che il Parlamento non ha dimostrato che il ricorrente aveva avuto conoscenza della decisione controversa prima della ricezione del messaggio di posta elettronica, il termine di due mesi e dieci giorni ha iniziato a decorrere solo a partire dal 10 settembre 2015. Di conseguenza, il ricorso di primo grado, proposto il 4 novembre 2015, non è tardivo.

 Sulle spese

57      Essendo la causa rinviata dinanzi al Tribunale, occorre riservare le spese inerenti al presente procedimento d’impugnazione.

Per questi motivi, la Corte (Quinta Sezione) dichiara e statuisce:

1)      L’ordinanza del Tribunale dell’Unione europea del 19 aprile 2016, LL/Parlamento (T615/15, non pubblicata, EU:T:2016:432), è annullata.

2)      La causa è rimessa al Tribunale dell’Unione europea affinché si pronunci sul merito.

3)      Le spese sono riservate.

Firme


*      Lingua processuale: il lituano.