Language of document : ECLI:EU:C:2021:436

SENTENZA DELLA CORTE (Sesta Sezione)

3 giugno 2021 (*)

«Rinvio pregiudiziale – Accordo di associazione CEE-Turchia – Decisione n. 1/80 – Articoli 6 e 7 – Impiego regolare – Articolo 9 – Accesso all’istruzione dei figli di un lavoratore turco – Diritto di soggiorno – Diniego»

Nella causa C‑194/20,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Verwaltungsgericht Düsseldorf (Tribunale amministrativo di Düsseldorf, Germania), con decisione del 7 maggio 2020, pervenuta in cancelleria l’8 maggio 2020, nel procedimento

BY,

CX,

FU,

DW,

EV

contro

Stadt Duisburg,

LA CORTE (Sesta Sezione),

composta da L. Bay Larsen, presidente di sezione, R. Silva de Lapuerta (relatrice), vicepresidente della Corte, e C. Toader, giudice,

avvocato generale: G. Pitruzzella

cancelliere: A. Calot Escobar

vista la fase scritta del procedimento,

considerate le osservazioni presentate:

–        per il governo danese, da J. Nymann-Lindegren, M. Jespersen e M. Wolff, in qualità di agenti;

–        per il governo dei Paesi Bassi, da M.K. Bulterman e M.A.M. de Ree, in qualità di agenti;

–        per il governo polacco, da B. Majczyna, in qualità di agente;

–        per la Commissione europea, da B.-R. Killmann e D. Martin, in qualità di agenti,

vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 del Consiglio di associazione, del 19 settembre 1980, relativa allo sviluppo dell’associazione tra la Comunità economica europea e la Turchia, in combinato disposto con gli articoli 6 e 7 di tale decisione. Il Consiglio di associazione è stato istituito dall’Accordo che crea un’associazione tra la Comunità economica europea e la Turchia, firmato il 12 settembre 1963 ad Ankara dalla Repubblica di Turchia, da un lato, e dagli Stati membri della CEE e dalla Comunità, d’altro lato, e concluso, approvato e confermato a nome di quest’ultima con decisione 64/732/CEE del Consiglio, del 23 dicembre 1963 (GU 1964, 217, pag. 3685; in prosieguo: «l’Accordo di associazione»).

2        La domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia sorta tra BY, CX, FU, DW ed EV, cittadini turchi, e la Stadt Duisburg (Comune di Duisburg, Germania), in merito al rigetto, da parte di quest’ultima, della loro domanda diretta ad ottenere un permesso di soggiorno.

 Contesto normativo

 Diritto dellUnione

3        Ai sensi del terzo considerando della decisione n. 1/80:

«Considerando che, nel settore sociale, le considerazioni che precedono portano a migliorare, nel quadro degli impegni internazionali di ciascuna delle Parti, il regime di cui beneficiano i lavoratori e i loro familiari rispetto al regime istituito dalla decisione n. 2/76 del Consiglio di associazione[, del 20 dicembre 1976, relativa all’attuazione dell’articolo 12 dell’Accordo di associazione]; che occorre peraltro attuare le disposizioni relative alla previdenza sociale nonché quelle concernenti lo scambio di giovani lavoratori».

4        Gli articoli 6, 7 e 9 della decisione medesima sono collocati nella sezione 1, intitolata «Problemi relativi all’occupazione e alla libera circolazione dei lavoratori», del capitolo II di tale decisione, dedicato alle «disposizioni sociali».

5        Il paragrafo 1 dello stesso articolo 6 prevede quanto segue:

«Fatte salve le disposizioni dell’articolo 7, relativo al libero accesso dei familiari all’occupazione, il lavoratore turco inserito nel regolare mercato del lavoro di uno Stato membro ha i seguenti diritti:

–        rinnovo, in tale Stato membro, dopo un anno di regolare impiego, del permesso di lavoro presso lo stesso datore di lavoro, se dispone di un impiego;

–        candidatura in tale Stato membro, ad un altro posto di lavoro, la cui regolare offerta sia registrata presso gli uffici di collocamento dello Stato membro, nella stessa professione, presso un datore di lavoro di suo gradimento, dopo tre anni di regolare impiego, fatta salva la precedenza da accordare ai lavoratori degli Stati membri [dell’Unione];

–        libero accesso, in tale Stato membro, a qualsiasi attività dipendente di sua scelta, dopo quattro anni di regolare impiego».

6        Il successivo articolo 7, primo comma, così dispone:

«I familiari che sono stati autorizzati a raggiungere un lavoratore turco inserito nel regolare mercato del lavoro di uno Stato membro:

–        hanno il diritto di rispondere, fatta salva la precedenza ai lavoratori degli Stati membri [dell’Unione], a qualsiasi offerta d’impiego, se vi risiedono regolarmente da almeno tre anni;

–        beneficiano del libero accesso a qualsiasi attività dipendente di loro scelta se vi risiedono regolarmente da almeno cinque anni».

7        A termini del successivo articolo 9:

«I figli dei lavoratori turchi che sono o sono stati regolarmente occupati in uno Stato membro [dell’Unione], regolarmente residenti con i loro genitori, sono ammessi in tale Stato ai corsi di insegnamento generale, di tirocinio e di formazione professionale alle stesse condizioni di ammissione richieste, in fatto di istruzione previa, ai figli dei cittadini degli Stati membri. In detto Stato essi possono beneficiare dei vantaggi stabiliti in materia dalla legislazione nazionale».

 Diritto tedesco

8        L’articolo 4, paragrafo 2, del Gesetz über den Aufenthalt, die Erwerbstätigkeit und die Integration von Ausländern im Bundesgebiet (legge in materia di soggiorno, lavoro e integrazione degli stranieri nel territorio federale), del 30 luglio 2004 (BGBl. 2004 I, pag. 1950), nel testo applicabile alla controversia principale, prevede quanto segue:

«Lo straniero che, in applicazione dell’Accordo di associazione (…), dispone di un diritto di soggiorno è tenuto a dimostrarne la sussistenza fornendo la prova di essere in possesso di un permesso di soggiorno qualora non detenga né un’autorizzazione di stabilimento né un titolo di soggiorno permanente nell’Unione europea. Il permesso di soggiorno viene rilasciato su richiesta».

9        L’articolo 50, paragrafo 1, della legge medesima così dispone:

«Lo straniero è obbligato a lasciare il paese nel caso in cui non sia o non sia più in possesso del permesso di soggiorno necessario e non benefici o non benefici più di un diritto di soggiorno ai sensi [dell’Accordo di associazione]».

 Procedimento principale e questioni pregiudiziali

10      BY, CX, DW, EV e FU sono cittadini turchi. CX è coniuge di BY e questi ultimi sono i genitori di DW, di EV e di FU.

11      BY faceva ingresso nel territorio della Repubblica Federale di Germania il 5 settembre 2015 con un visto. Il 4 novembre 2015, il Comune di Duisburg gli rilasciava un permesso di soggiorno per l’esercizio di un’attività autonoma, valido fino al 27 marzo 2017.

12      Il 19 febbraio 2016, CX, DW, EV e FU venivano autorizzati a raggiungere BY nel territorio dello Stato membro medesimo a fini di ricongiungimento familiare e ottenevano, il 20 aprile 2016, permessi di soggiorno in base al diritto nazionale validi fino al 27 marzo 2017.

13      CX svolgeva attività di lavoro subordinato, in primo luogo dal 1° febbraio al 30 aprile 2016, in secondo luogo dal 15 novembre al 31 dicembre 2017, in terzo luogo dal 1° gennaio al 15 gennaio 2018 e, infine, in quarto luogo dal 1° agosto al 31 dicembre 2018.

14      Alla scadenza del periodo di validità del loro permesso di soggiorno, i ricorrenti nel procedimento principale presentavano al Comune di Duisburg una domanda diretta alla proroga della validità dei permessi stessi ovvero al rilascio di nuovi permessi di soggiorno. Con decreti del 18 marzo 2019, il Comune di Duisburg respingeva la domanda.

15      Avverso tali decisioni, i ricorrenti nel procedimento principale ricorrevano, in data 22 marzo 2019, dinanzi al giudice del rinvio, il Verwaltungsgericht Düsseldorf (Tribunale amministrativo di Düsseldorf, Germania), asserendo, in sostanza, di potersi avvalere di un diritto di soggiorno basato sull’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80. A loro avviso, tale disposizione conferirebbe ai figli, cittadini turchi, non soltanto un diritto d’accesso a corsi d’insegnamento e alla formazione professionale, bensì parimenti il diritto di soggiorno. Inoltre, al fine di assicurare l’effetto utile di tali diritti, i genitori titolari dell’affidamento dei figli interessati dovrebbero necessariamente beneficiare del diritto di soggiorno.

16      Pur rilevando che i ricorrenti nel procedimento principale non hanno acquisito alcun diritto ai sensi degli articoli 6 e 7 della decisione n. 1/80, il giudice del rinvio si chiede, in sostanza, se il diritto di accesso all’istruzione e alla formazione professionale previsto al successivo articolo 9, prima frase, implichi il diritto di soggiorno autonomo dei figli dei lavoratori turchi nonché, conseguentemente, il diritto di soggiorno per i genitori titolari dell’affidamento effettivo dei figli stessi. In caso affermativo, tale giudice chiede quali siano le condizioni che subordinano la concessione del diritto di soggiorno ai sensi di tale disposizione.

17      Alla luce dei suesposti rilievi, il Verwaltungsgericht Düsseldorf (Tribunale amministrativo di Düsseldorf, Germania) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«1)      Se il diritto conferito dall’articolo 9, prima frase, [della decisione n. 1/80] ai figli dei lavoratori turchi includa anche, senza ulteriori condizioni, il diritto di soggiorno nello Stato membro ospitante.

2)      In caso di risposta affermativa alla prima questione:

a)      Se il diritto di soggiorno ai sensi dell’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 presupponga che i genitori di figli che siano cittadini turchi, che beneficino di tale disposizione, abbiano già acquisito diritti ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, o dell’articolo 7 [della decisione n. 1/80].

b)      In caso di risposta negativa alla [seconda questione, lettera a)], se la nozione di “impiego regolare”, ai sensi dell’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80, possieda la stessa portata dell’articolo 6, paragrafo 1, di [tale decisione].

c)      In caso di risposta negativa alla [seconda questione, lettera a)]: se il diritto di soggiorno dei figli dei lavoratori turchi ex articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 possa sorgere dopo (soli) tre mesi dall’inizio della regolare attività lavorativa di uno dei genitori nello Stato membro ospitante.

d)      In caso di risposta negativa alla [seconda questione, lettera a)]: se dal diritto di soggiorno dei figli dei lavoratori turchi derivi parimenti il diritto di soggiorno per uno o entrambi i genitori affidatari, senza ulteriori condizioni».

 Sulle questioni pregiudiziali

18      Con le questioni pregiudiziali, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 debba essere interpretato nel senso che esso possa essere invocato da figli di lavoratori turchi i cui genitori non soddisfino le condizioni di cui agli articoli 6 e 7 della decisione de qua e che esso implichi, eventualmente, la sussistenza di un autonomo diritto di soggiorno a favore dei figli stessi nello Stato membro ospitante nonché, conseguentemente, a vantaggio dei genitori, titolari effettivi dell’affidamento. In caso affermativo, il giudice medesimo chiede quali siano le condizioni cui sia subordinata la concessione del diritto di soggiorno ex articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80.

19      A tal riguardo, occorre ricordare che l’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 sancisce il diritto dei figli dei lavoratori turchi residenti regolarmente in uno Stato membro con i loro genitori, che vi sono o vi sono stati regolarmente occupati, di essere ammessi in detto Stato membro ai corsi di insegnamento generale, di tirocinio e di formazione professionale in base alle stesse qualifiche, in fatto d’istruzione previa, richieste ai figli dei cittadini di detto Stato membro (sentenza del 7 luglio 2005, Gürol, C‑374/03, EU:C:2005:435, punto 22).

20      Infatti, da tale disposizione discende l’obbligo di parità di trattamento tra i figli dei lavoratori turchi e quelli dei cittadini dello Stato membro ospitante nell’accesso ai corsi di insegnamento e di formazione professionale nello Stato membro medesimo (v., in tal senso, sentenza del 7 luglio 2005, Gürol, C‑374/03, EU:C:2005:435, punto 23).

21      Orbene, dal tenore stesso di detta disposizione risulta che l’acquisizione dei diritti previsti da quest’ultima è subordinata a due condizioni cumulative, vale a dire, da un lato, che i figli dei lavoratori turchi risiedano regolarmente nello Stato membro ospitante con i loro genitori e, dall’altro, che questi ultimi siano o siano stati regolarmente occupati in tale Stato membro.

22      Occorre quindi verificare se i figli turchi di lavoratori turchi, che non esercitino o non abbiano svolto un’attività lavorativa subordinata nello Stato membro ospitante o che abbiano svolto una regolare attività lavorativa per un periodo inferiore ad un anno in tale Stato membro, possano far valere il diritto all’accesso ai corsi d’insegnamento e alla formazione professionale ai sensi dell’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80.

23      A tal riguardo, la prima delle suddette condizioni richiede che i figli dei lavoratori turchi di cui trattasi soggiornino regolarmente nello Stato membro ospitante con i loro genitori al fine di poter accedere ai corsi d’insegnamento e alla formazione professionale in tale Stato membro.

24      Per quanto riguarda la seconda condizione, essa deve essere intesa nel senso che esige che uno dei genitori eserciti o abbia svolto un’attività lavorativa subordinata nello Stato membro ospitante nel rispetto delle disposizioni relative all’esercizio di un’attività lavorativa contenute nella decisione n. 1/80, vale a dire agli articoli 6 e 7 di quest’ultima.

25      La decisione n. 1/80, infatti, a tenore del suo terzo considerando, mira segnatamente a migliorare, nel settore sociale, il regime di cui beneficiano i lavoratori turchi e i loro familiari. In particolare, gli articoli 6, 7 e 9 della decisione stessa sono collocati nella sezione 1 del capitolo II di quest’ultima, intitolata «Disposizioni sociali», riguardante le questioni relative all’occupazione e alla libera circolazione dei lavoratori turchi.

26      Per quanto riguarda, in primo luogo, l’articolo 6, paragrafo 1, della decisione n. 1/80, esso elenca le principali condizioni alle quali è subordinato l’esercizio di un’attività lavorativa subordinata da parte dei cittadini turchi inseriti nel regolare mercato del lavoro di uno Stato membro per il rilascio e la proroga del permesso di lavoro. Tale disposizione presuppone che l’interessato sia un lavoratore turco che si trovi nel territorio di uno Stato membro, che sia inserito nel regolare mercato del lavoro dello Stato membro ospitante e che vi abbia esercitato un lavoro regolare per un certo periodo di tempo (sentenza del 26 ottobre 2006, Güzeli, C‑4/05, EU:C:2006:670, punto 26 e giurisprudenza ivi citata).

27      In particolare, come risulta dall’articolo 6, paragrafo 1, primo trattino, della decisione n. 1/80, il lavoratore acquisisce il diritto di ottenere il rinnovo del permesso di lavoro al fine di continuare ad esercitare un’attività subordinata presso lo stesso datore di lavoro dopo un anno di regolare attività lavorativa (v., in tal senso, sentenza dell’8 novembre 2012, Gülbahce, C‑268/11, EU:C:2012:695, punti 37 e 45).

28      Parimenti, la condizione secondo cui il lavoratore turco in questione deve essere inserito nel «regolare mercato del lavoro», ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, primo trattino, della decisione n. 1/80, presuppone una situazione stabile e non precaria sul mercato del lavoro di detto Stato membro e implica, a tal titolo, un diritto di soggiorno non contestato (sentenza dell’8 novembre 2012, Gülbahce, C‑268/11, EU:C:2012:695, punto 39 e giurisprudenza ivi citata).

29      In secondo luogo, in forza dell’articolo 7, primo comma, della decisione n. 1/80, l’acquisizione di un diritto proprio di accesso al mercato del lavoro ai sensi di tale disposizione è subordinata a tre condizioni cumulative, vale a dire, in primo luogo, che la persona interessata sia considerata un familiare di un lavoratore turco inserito nel regolare mercato del lavoro dello Stato membro ospitante, in secondo luogo, che tale persona sia stata autorizzata dalle autorità competenti di tale Stato membro a raggiungervi detto lavoratore e, in terzo luogo, che essa risieda regolarmente da un certo periodo nel territorio dello Stato membro stesso (v., in tal senso, sentenza del 19 luglio 2012, Dülger, C‑451/11, EU:C:2012:504, punto 29).

30      In questo contesto, occorre rilevare che i figli di lavoratori turchi, nessuno dei quali soddisfi le condizioni di cui agli articoli 6 e 7 della decisione n. 1/80, richiamati supra ai punti da 26 a 29, non sono in grado di avvalersi del diritto di accesso all’istruzione generale e alla formazione professionale di cui all’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80.

31      Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre rispondere alle questioni sollevate dichiarando che l’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 deve essere interpretato nel senso che non può essere invocato dai figli dei lavoratori turchi i cui genitori non soddisfino i requisiti di cui agli articoli 6 e 7 della decisione medesima.

 Sulle spese

32      Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) dichiara:

L’articolo 9, prima frase, della decisione n. 1/80 del Consiglio di associazione, del 19 settembre 1980, relativa allo sviluppo dell’associazione tra la Comunità economica europea e la Turchia, deve essere interpretato nel senso che non può essere invocato dai figli dei lavoratori turchi i cui genitori non soddisfino i requisiti di cui agli articoli 6 e 7 della decisione medesima.

Firme


*      Lingua processuale: il tedesco.