Language of document :

Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Fővárosi Ítélőtábla (Ungheria) il 1° febbraio 2017 – Teréz Ilyés e Emil Kiss / OTP Bank Nyrt. e OTP Faktoring Követeléskezelő Zrt.

(Causa C-51/17)

Lingua processuale: l’ungherese

Giudice del rinvio

Fővárosi Ítélőtábla

Parti

Ricorrenti: Teréz Ilyés, Emil Kiss

Convenute: OTP Bank Nyrt., OTP Faktoring Követeléskezelő Zrt.

Questioni pregiudiziali

Se possa considerarsi clausola che non è stata oggetto di negoziato individuale ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE 1 e sia, per tale motivo, compresa nell’ambito di applicazione di questa, una clausola contrattuale che addossa al consumatore il rischio del tasso di cambio e che, a causa dell’eliminazione di una clausola contrattuale abusiva che stabiliva uno scarto tra il corso di acquisto e il corso di vendita e l’obbligo di sopportare il corrispondente rischio del tasso di cambio, è diventata parte del contratto con effetto ex tunc come conseguenza dell’intervento del legislatore attuato in considerazione delle controversie in materia di invalidità che interessavano un gran numero di contratti.

Nel caso in cui la clausola contrattuale che addossa il rischio del tasso di cambio al consumatore sia compresa nell’ambito di applicazione della direttiva, se si debba interpretare la norma di esclusione dell’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva nel senso che si riferisce anche ad una clausola contrattuale che riproduce disposizioni legali imperative ai sensi del punto 26 della sentenza della Corte di giustizia nella causa RWE Vertrieb AG (C-92/11) che sono state adottate o sono entrate in vigore successivamente alla stipula del contratto. Se si debba includere anche nell’ambito di applicazione di tale norma di esclusione una clausola contrattuale che è diventata parte del contratto con effetti ex tunc dopo la stipula di questo come conseguenza di una disposizione legale imperativa che sana l’invalidità causata dal carattere abusivo di una clausola contrattuale che rende impossibile l’esecuzione del contratto.

Nel caso in cui, secondo le risposte date alle questioni precedenti, si possa esaminare il carattere abusivo della clausola contrattuale che addossa al consumatore il rischio del tasso di cambio, se si debba interpretare il requisito della formulazione chiara e comprensibile cui fa riferimento l’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva nel senso che tale requisito viene soddisfatto anche quando si adempie, nei termini esposti nella parte in fatto, all’obbligo d’informazione legalmente previsto e formulato in maniera necessariamente generica, o se invece debbano anche comunicarsi quei dati relativi al rischio per il consumatore conosciuti dall’istituto finanziario o ai quali questo potrebbe avere accesso al momento della stipula del contratto.

Se sia rilevante dal punto di vista dei requisiti di chiarezza e di trasparenza e del disposto del punto 1, lettera i), dell’allegato della direttiva ai fini dell’interpretazione dell’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva, il fatto che, al momento della stipula del contratto, le clausole contrattuali relative alla facoltà di modifica unilaterale e allo scarto tra il corso di cambio e il corso di acquisto – che, anni dopo, risultavano essere abusive – figuravano nel contratto insieme alla clausola relativa all’assunzione del rischio del tasso di cambio, in modo tale che, come effetto cumulativo di tali clausole, il consumatore in realtà non poteva affatto prevedere come si sarebbero evolute successivamente le obbligazioni di pagamento né il meccanismo di variazione di queste. Oppure se, nell’esame del carattere abusivo della clausola che stabiliva il rischio del tasso di cambio, non debba tenersi conto delle clausole contrattuali successivamente dichiarate abusive.

5)    Nel caso in cui il giudice nazionale dichiari il carattere abusivo della clausola contrattuale che addossa il rischio del tasso di cambio al consumatore, se sia obbligato, per determinare le conseguenze giuridiche in conformità alle norme del diritto nazionale, a considerare d’ufficio, rispettando il diritto di discussione delle parti nel procedimento contraddittorio, anche il carattere abusivo di altre clausole contrattuali che non sono state fatte valere dai ricorrenti nel loro ricorso. Se si applichi anche il principio di iniziativa d’ufficio in conformità alla giurisprudenza della Corte di giustizia qualora il ricorrente sia un consumatore o se, data la posizione che occupa nell’insieme del procedimento il diritto di disporre e le particolarità del procedimento, il principio dispositivo escluda, in tal caso, l’esame d’ufficio.

____________

1     Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU 1993, L 95, pag. 29).