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Ricorso presentato il 10 giugno 2011 - Repubblica italiana / Consiglio dell'Unione europea

(Causa C-295/11)

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrente: Repubblica italiana (rappresentanti: G. Palmieri, agente, e S. Fiorentino, Avvocato dello Stato)

Convenuto: Consiglio dell'Unione europea

Conclusioni

Annullare la decisione del Consiglio 10 marzo 2011, che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore dell'istituzione di una tutela brevettuale unitaria (2011/167/UE) 1;

condannare il Consiglio dell'Unione europea al pagamento delle spese del giudizio.

Motivi e principali argomenti

A sostegno del proprio ricorso la Repubblica italiana adduce quattro motivi.

In primo luogo, essa sostiene che la procedura di cooperazione rafforzata è stata autorizzata, dal Consiglio, al di fuori dei limiti previsti dall'art. 20, n. 1, primo comma, TUE, secondo il quale tale procedura è ammessa unicamente nel quadro delle competenze non esclusive dell'Unione. Invero, l'Unione avrebbe una competenza esclusiva per la creazione di "titoli europei", che abbiano come base giuridica l'art. 118 TFUE.

In secondo luogo, essa adduce che l'autorizzazione alla cooperazione rafforzata nel caso di specie produce effetti contrari; o comunque non conformi, agli obiettivi in vista dei quali tale istituto è contemplato dai trattati. Nella misura in cui detta autorizzazione contraddirebbe, se non la lettera, quanto meno lo spirito dell'art. 118 TFUE, essa violerebbe l'art. 326, n. 1, TFUE, nella parte in cui impone che le cooperazioni rafforzate rispettino i trattati e il diritto dell'Unione.

In terzo luogo, la Repubblica italiana lamenta che la decisione di autorizzazione è stata adottata senza un'adeguata istruttoria in relazione al requisito del c.d. last resort e senza una idonea motivazione sul punto.

Infine, la decisione di autorizzazione violerebbe l'art. 326 TFUE in quanto recherebbe pregiudizio al mercato interno, introducendo un ostacolo per gli scambi tra gli Stati membri e una discriminazione fra imprese, provocando distorsioni della concorrenza. Essa, inoltre, non contribuirebbe a rafforzare il processo di integrazione dell'Unione, ponendosi così in contrasto con l'art. 20, n. 1, secondo comma 2, TUE.

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1 - GU L 76, pag. 53.