Language of document : ECLI:EU:C:1998:509

SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)

27 ottobre 1998 (1)

«Convenzione di Bruxelles — Interpretazione degli artt. 5, punti 1 e 3, e 6 — Domanda di risarcimento danni proposta dal destinatario o dall'assicuratore della merce sulla base della polizza di carico, contro un convenuto non emittente della polizza di carico ma considerato dal ricorrente come il vettore marittimo effettivo»

Nel procedimento C-51/97,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte ai sensi del protocollo 3 giugno 1971, relativo all'interpretazione da parte della Corte di giustizia della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dalla Cour de cassation (Francia), nella causa dinanzi ad essa pendente tra

Réunion européenne SA e a.

e

Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV,

Capitano della nave «Alblasgracht V002»,

domanda vertente sull'interpretazione degli artt. 5, punti 1 e 3, e 6 della citata Convenzione 27 settembre 1968 (GU 1972, L 299, pag. 32), quale modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978, relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU L 304,

pag. 1, e — testo modificato — pag. 77), dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all'adesione della Repubblica ellenica (GU L 388, pag. 1), e dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all'adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (GU L 285, pag. 1),

LA CORTE (Terza Sezione),

composta dai signori J.-P. Puissochet, presidente di sezione, J.C. Moitinho de Almeida (relatore) e C. Gulmann, giudici,

avvocato generale: G. Cosmas


cancelliere: R. Grass

viste le osservazioni scritte presentate:

—    per la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV e per il capitano della nave «Alblasgracht V002», dall'avv. D. Le Prado, del foro di Parigi;

—    per il governo francese, dalla signora K. Rispal-Bellanger, vicedirettore presso la direzione affari giuridici del ministero degli Affari esteri, e dal signor J.M. Belorgey, chargé de mission presso la stessa direzione, in qualità di agenti;

—    per il governo tedesco, dal signor P. Grass, Ministerialdirigent presso il ministero federale della Giustizia, in qualità di agente;

—    per la Commissione delle Comunità europee, dal signor J.L. Iglesias, consigliere giuridico, in qualità di agente, assistito dall'avv. H. Lehman, del foro di Parigi,

vista la relazione del giudice relatore,

sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del 5 febbraio 1998,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1.
    Con sentenza 28 gennaio 1997, pervenuta alla Corte il 7 febbraio successivo, la Cour de cassation, ai sensi del protocollo 3 giugno 1971, relativo all'interpretazione da parte della Corte di giustizia della Convenzione del 27 settembre 1968

concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, ha proposto quattro questioni pregiudiziali relative all'interpretazione degli artt. 5, punti 1 e 3, e 6 di tale Convenzione (GU 1972, L 299, pag. 32), quale modificata dalla Convenzione del 9 ottobre 1978, relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (GU L 304, pag. 1, e — testo modificato — pag. 77), dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all'adesione della Repubblica ellenica (GU L 388, pag. 1), e dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all'adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese (GU L 285, pag. 1; in prosieguo: la «Convenzione»).

2.
    Tali questioni sono state sollevate nell'ambito di una controversia tra nove compagnie di assicurazione e la compagnia Réunion européenne, primo fra i coassicuratori firmatari (in prosieguo: gli «assicuratori»), surrogate nei diritti della società Brambi fruits (in prosieguo: la «Brambi»), con sede in Rungis (Francia), da un lato, e la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV, con sede in Amsterdam (Paesi Bassi), e il capitano della nave Alblasgracht V002, residente nei Paesi Bassi, dall'altro, a seguito dell'accertamento di avarie, all'atto della consegna alla Brambi di un carico di 5 199 cartoni di pere nel trasporto del quale sono intervenuti i convenuti.

La Convenzione

3.
    L'art. 2, primo comma, della Convenzione recita:

«Salve le disposizioni della presente Convenzione, le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti agli organi giurisdizionali di tale Stato».

4.
    L'art. 3, primo comma, dispone poi:

«Le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente possono essere convenute davanti agli organi giurisdizionali di un altro Stato contraente solo in virtù delle norme enunciate alle sezioni da 2 a 6 del presente titolo».

5.
    Ai sensi dell'art. 5 della Convenzione,

«Il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente:

1)    in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita (...)

(...)

3)    in materia di delitti o quasi-delitti, davanti al giudice del luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto;

(...)».

6.
    L'art. 6, punto 1, della Convenzione aggiunge che lo stesso convenuto può essere citato, in caso di pluralità di convenuti, davanti al giudice nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno di essi.

7.
    Infine, l'art. 22 stabilisce:

«Ove più cause connesse siano proposte davanti a giudici di Stati contraenti differenti e siano pendenti in primo grado, il giudice successivamente adito può sospendere il procedimento».

La controversia nella causa principale

8.
    Caricate in otto container frigoriferi, le merci all'origine della controversia nella causa principale sono state trasportate via mare da Melbourne (Australia) a Rotterdam (Paesi Bassi) sulla nave Alblasgracht V002, in forza di una polizza di carico al portatore emessa l'8 maggio 1992 a Sydney (Australia) dalla Società Refrigerated container carriers PTY Ltd (in prosieguo: la «RCC»), con sede in Sydney, poi su strada, in forza di una lettera di vettura internazionale, da Rotterdam sino a Rungis (Francia), ove la Brambi ha fatto accertare l'esistenza delle avarie. Queste ultime erano dovute ad una maturazione precoce dei frutti dovuta ad un'interruzione della catena del freddo.

9.
    Gli assicuratori hanno preso a carico il danno subito dalla Brambi. Surrogati nei diritti di quest'ultima società dopo averla indennizzata, essi hanno citato in giudizio, per ottenere il risarcimento del danno da essi subito, la RCC, che ha emesso a proprio nome la polizza di carico relativa alla parte marittima del trasporto, la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV, che ha effettivamente provveduto al trasporto marittimo, benché essa non sia menzionata sulla polizza di carico, e, infine, il capitano della nave Alblasgracht V002, nella sua qualità di rappresentante degli armatori, dei noleggiatori e dei proprietari di tale nave, dinanzi al Tribunal de commerce di Créteil, nella cui circoscrizione è situata Rungis.

10.
    Con sentenza 17 maggio 1994, il Tribunal de commerce di Créteil ha dichiarato la propria competenza nei confronti della RCC, dato che le merci dovevano essere consegnate alla Brambi a Rungis. Invece, esso ha declinato la propria competenza ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione per quanto riguarda la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV e il capitano della nave Alblasgracht V002 ritenendo che non si trattasse di un caso di trasporto combinato da Melbourne a Rungis, poiché una lettera di vettura internazionale era stata rilasciata per il trasporto da Rotterdam a Rungis. Il Tribunal de commerce di Créteil ha pertanto ritenuto di doversi dichiarare incompetente per quanto riguarda la controversia tra gli

assicuratori, da una parte, e la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV e il capitano della nave Alblasgracht V002, dall'altra, a favore dei giudici di Rotterdam, in quanto luogo in cui l'obbligazione è stata eseguita, ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione, o di quelli di Amsterdam o di Sydney, in forza dell'art. 6, punto 1, della Convenzione secondo il quale il convenuto può anche essere citato, in caso di pluralità di convenuti, davanti al giudice nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno di essi.

11.
    Avendo la Cour d'appel di Parigi confermato, con sentenza 16 novembre 1994, l'incompetenza internazionale del Tribunal de commerce di Créteil nei confronti della Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV e del capitano della nave Alblasgracht V002, gli assicuratori hanno proposto ricorso in cassazione facendo valere che non era provato che la Brambi avesse stipulato un contratto con tali convenuti e che la Cour d'appel non poteva quindi fare applicazione, nei loro confronti, dell'art. 5, punto 1, della Convenzione. Secondo gli assicuratori, la Cour d'appel avrebbe dovuto applicare l'art. 5, punto 3, della Convenzione, relativo all'attribuzione di competenza in caso di responsabilità in materia di delitti o quasi delitti.

12.
    In subordine, gli assicuratori hanno fatto valere che la controversia presentava un carattere indivisibile in quanto la RCC, da una parte, e la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV e il capitano della nave Alblasgracht V002, dall'altra, avevano partecipato alla stessa operazione di trasporto. Il Tribunal de commerce di Créteil avrebbe di conseguenza dovuto dichiararsi competente a conoscere della controversia dato che esso si era riconosciuto competente a statuire sulla domanda diretta contro la RCC.

13.
    Ritenendo che la soluzione della controversia richiedesse l'interpretazione della Convenzione, la Cour de cassation ha deciso di sospendere il giudizio per chiedere alla Corte:

«1)    Se l'azione con la quale il destinatario di merci risultate avariate al termine di un trasporto marittimo e successivamente terrestre, o il suo assicuratore surrogato nei suoi diritti per averlo risarcito, chiede il risarcimento del danno, basandosi sulla polizza di carico relativa al trasporto marittimo, non nei confronti di chi ha emesso detto documento a proprio nome, ma nei confronti della persona considerata dall'attore come l'effettivo vettore marittimo, si basi sul contratto di trasporto e rientri, per questo motivo o per un altro, nell'ambito della materia contrattuale ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione.

2)    Se, in caso di soluzione negativa delle precedente questione, trattisi di materia di delitti o di quasi-delitti ai sensi dell'art. 5, punto 3, della Convenzione, o se ci si debba rifare alla regola di competenza di massima a favore degli organi giurisdizionali dello Stato nel cui territorio il convenuto ha il domicilio, sancita dall'art. 2 della Convenzione.

3)    Se, qualora si tratti di materia di delitti o di quasi-delitti, il luogo in cui il destinatario, dopo l'esecuzione del trasporto marittimo e successivamente del trasporto terrestre finale, si è limitato a constatare l'esistenza delle avarie delle merci consegnategli possa costituire, e a quali condizioni, il luogo ove è insorto il danno che la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee 30 novembre 1976, causa 21/76, Bier/Mines de potasse d'Alsace (Racc. pag. 1735) ha considerato poter essere quello ”in cui l'evento dannoso è avvenuto” ai sensi dell'art. 5, punto 3, della Convenzione.

4)    Se un convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente possa essere citato in un altro Stato contraente dinanzi all'organo giurisdizionale a cui sia stata proposta una domanda diretta contro un altro convenuto domiciliato al di fuori del territorio di qualsiasi Stato contraente, in quanto la lite presenterebbe carattere di indivisibilità, e non soltanto di connessione».

Sulla prima e sulla seconda questione

14.
    Secondo la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV ed il capitano della nave Alblasgracht V002, la controversia rientra nella materia contrattuale ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione in quanto l'azione intentata contro di essi avrebbe come fondamento la polizza di carico, instrumentum del contratto di trasporto.

15.
    Si deve rilevare che, secondo una giurisprudenza costante (sentenze 22 marzo 1983, causa 34/82, Peters, Racc. pag. 987, punti 9 e 10; 8 marzo 1988, causa 9/87, Arcado, Racc. pag. 1539, punti 10 e 11, e 17 giugno 1992, causa C-26/91, Handte, Racc. pag. I-3967, punto 10), la nozione di «materia contrattuale» di cui all'art. 5, punto 1, della Convenzione, va considerata come una nozione autonoma, riferendosi principalmente al sistema e agli scopi della Convenzione stessa al fine di garantirne l'applicazione uniforme in tutti gli Stati contraenti; detta nozione non può pertanto essere interpretata come un rinvio alla qualificazione fornita dal diritto nazionale al rapporto giuridico dedotto dinanzi al giudice nazionale.

16.
    Risulta altresì da una giurisprudenza consolidata che, nel sistema normativo della Convenzione, il principio della competenza giurisdizionale dello Stato contraente sul cui territorio è domiciliato il convenuto costituisce il principio generale e che solo come eccezione a questo principio la Convenzione prevede i casi, tassativamente elencati, nei quali il convenuto può o deve, a seconda del caso, essere citato in giudizio in un altro Stato contraente. E' ovvio che le norme sullacompetenza che deroghino al principio generale sopra ricordato non possano essere interpretate in modo da conferire al regime derogatorio una portata che vada oltre i casi contemplati dalla Convenzione (v., in particolare, sentenza 3 luglio 1997, causa C-269/95, Benincasa, Racc. pag. I-3767, punto 13).

17.
    Ne consegue, come la Corte ha affermato nella citata sentenza Handte, punto 15, che la nozione di «materia contrattuale», di cui all'art. 5, punto 1, della Convenzione non può ricomprendere le fattispecie in cui non esista alcun obbligo liberamente assunto da una parte nei confronti di un'altra.

18.
    Nella fattispecie, dagli accertamenti operati dai giudici di primo grado e di appello risulta che la polizza di carico al portatore emessa dalla RCC riguarda il trasporto marittimo della merce sino a Rotterdam, porto di scarico e di consegna, che essa menziona la Brambi come il soggetto a cui l'arrivo delle merci dev'essere comunicato e che essa precisa che il trasporto dev'essere effettuato sulla nave Alblasgracht V002.

19.
    E' giocoforza constatare che la detta polizza di carico non consente di provare alcun vincolo contrattuale liberamente accettato tra la Brambi, da una parte, e la Spliethoff's Bevrachtingskantoor BV ed il capitano della nave Alblasgracht V002, dall'altro, i quali costituirebbero, secondo gli assicuratori, i vettori marittimi effettivi della merce.

20.
    Di conseguenza, l'azione intentata contro questi ultimi dagli assicuratori non può rientrare nella materia contrattuale ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione.

21.
    Occorre poi esaminare se una siffatta azione rientri nella nozione di materia di delitti o quasi delitti ai sensi dell'art. 5, punto 3, della Convenzione

22.
    Al riguardo, occorre rilevare che, nella sentenza 27 settembre 1988, causa 189/87, Kalfelis (Racc. pag. 5565, punto 18), la Corte ha definito la nozione di materia di delitto o quasi delitto ai sensi dell'art. 5, n. 3, della Convenzione come una nozione autonoma che comprende qualsiasi domanda che miri a coinvolgere la responsabilità di un convenuto e che non si ricolleghi alla «materia contrattuale» di cui all'art. 5, punto 1.

23.
    Ciò avviene nel caso dell'azione di cui alla causa principale. Un'azione con la quale assicuratori surrogati nei diritti del destinatario di merci risultate avariate al termine di un trasporto marittimo, poi terrestre, reclamano un risarcimento del danno basandosi sulla polizza di carico relativa al trasporto marittimo, contro persone da essi considerate come i vettori marittimi effettivi, mira infatti a coinvolgere la responsabilità di questi ultimi e non si ricollega, come risulta dai punti 18-20 della presente sentenza, alla «materia contrattuale» ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione.

24.
    Di conseguenza, occorre constatare che un'azione siffatta rientra nella nozione di materia di delitto o quasi delitto ai sensi dell'art. 5, punto 3, della detta Convenzione e che pertanto l'applicazione del principio generale della competenza dei giudici dello Stato del domicilio del convenuto, sancito all'art. 2, primo comma, della Convenzione, dev'essere esclusa.

25.
    Infatti, la competenza, in materia di delitti o quasi delitti, del giudice del luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto figura tra le «competenze speciali» elencate agli artt. 5 e 6 della Convenzione, che costituiscono deroghe al principio generale sancito all'art. 2, primo comma.

26.
    Si debbono pertanto risolvere le prime due questioni sollevate nel senso che l'azione con la quale il destinatario di merci risultate avariate al termine di un trasporto marittimo e successivamente terrestre, o il suo assicuratore, surrogato nei suoi diritti per averlo risarcito, chiede il risarcimento del danno, basandosi sulla polizza di carico relativa al trasporto marittimo, non nei confronti di chi ha emesso detto documento a proprio nome, ma nei confronti della persona considerata dall'attore stesso come il vettore marittimo effettivo, non rientra nell'ambito della materia contrattuale ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione, ma nell'ambito della materia di delitti o quasi delitti ai sensi dell'art. 5, punto 3, della detta Convenzione.

Sulla terza questione

27.
    Occorre anzitutto ricordare che, come la Corte ha più volte rilevato (v. sentenze Mines de potasse d'Alsace, citata, punto 11; 11 gennaio 1990, causa C-220/88, Dumez France e Tracoba, Racc. pag. I-49, punto 17, e 7 marzo 1995, causa C-68/93, Shevill e a., Racc. pag. I-415, punto 19, e 19 settembre 1995, causa C-364/93, Marinari, Racc. pag. I-2719, punto 10), la regola di competenza speciale sancita all'art. 5, punto 3, della Convenzione, la cui scelta dipende da un'opzione dell'attore, trova il suo fondamento nell'esistenza di un collegamento particolarmente stretto fra una data controversia e i giudici diversi da quelli dello Stato del domicilio del convenuto, che giustifica un'attribuzione di competenza a detti giudici ai fini della buona amministrazione della giustizia e dell'economia processuale.

28.
    Si deve ricordare poi che, nelle citate sentenze Mines de potasse d'Alsace, punti 24 e 25, e Shevill e a., punto 20, la Corte ha affermato che, qualora il luogo in cui avviene il fatto implicante un'eventuale responsabilità da delitto o quasi delitto non coincida col luogo in cui tale fatto ha causato un danno, l'espressione «luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto» nell'art. 5, punto 3, della Convenzione va intesa nel senso che essa si riferisce tanto al luogo ove è insorto il danno quanto al luogo ove si è verificato l'evento generatore dello stesso, di modo che il convenuto può essere citato, a scelta dell'attore, dinanzi al giudice dell'uno o dell'altro di tali due luoghi.

29.
    Nella citata sentenza Marinari, punto 13, la Corte ha precisato che l'opzione così offerta all'attore non può tuttavia essere esercitata se non esistono le circostanze particolari che la giustificano, se non si vuole svuotare di contenuto il principio generale, sancito dall'art. 2, primo comma, della Convenzione, vale a dire quello della competenza dei giudici dello Stato contraente nel cui territorio il convenuto ha il proprio domicilio, e giungere a riconoscere, al di fuori dei casi espressamente previsti, la competenza dei giudici del domicilio dell'attore riguardo alla quale la

Convenzione ha manifestato il proprio sfavore escludendo, nell'art. 3, secondo comma, l'applicazione di disposizioni nazionali che prevedono siffatti fori di competenza nei confronti di convenuti domiciliati nel territorio di uno Stato contraente.

30.
    La Corte ne ha dedotto, al punto 14 della detta sentenza, che se è quindi ammesso che la nozione di «luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto» ai sensi dell'art. 5, punto 3, della Convenzione può riferirsi tanto al luogo in cui è insorto il danno quanto al luogo ove si è verificato l'evento generatore dello stesso, questa nozione non può tuttavia essere interpretata estensivamente fino a ricomprendere qualsiasi luogo in cui possono essere risentite le conseguenze dannose di un evento che abbia già provocato un danno effettivamente verificatosi in un altro luogo.

31.
    Per gli stessi motivi, nella citata sentenza Dumez France e Tracoba, la Corte ha dichiarato che la norma di competenza giurisdizionale di cui all'art. 5, punto 3, della Convenzione non può essere interpretata nel senso che autorizzi chi agisce per il risarcimento di un danno che asserisce essere la conseguenza del pregiudizio subito da altre persone, vittime dirette del fatto dannoso, a citare l'autore di questo fatto dinanzi ai giudici del luogo dove egli stesso ha constatato il danno nel proprio patrimonio.

32.
    Risulta da quanto precede che il destinatario di merci che, dopo l'esecuzione del trasporto marittimo e, successivamente, del trasporto terrestre finale, accerti avarie alle merci consegnategli può citare la persona che considera come il vettore marittimo effettivo vuoi dinanzi al giudice del luogo in cui è insorto il danno, vuoi dinanzi al giudice del luogo in cui l'evento generatore del danno è avvenuto.

33.
    Come viene sottolineato dall'avvocato generale ai paragrafi 54-56 delle sue conclusioni, in un trasporto internazionale come quello controverso nella causa principale, il luogo in cui l'evento generatore del danno è avvenuto può essere difficile se non impossibile da determinare. In un'ipotesi del genere, spetterà al destinatario delle merci avariate citare il vettore marittimo effettivo dinanzi al giudice del luogo in cui è insorto il danno. Si deve rilevare al riguardo che, nel caso di un trasporto internazionale come quello controverso nella causa principale, il luogo in cui è insorto il danno non può essere né il luogo di consegna finale, che, come giustamente osserva la Commissione, può essere modificato durante il tragitto, né il luogo di accertamento del danno.

34.
    Infatti, consentire al destinatario di citare il vettore marittimo effettivo dinanzi al giudice del luogo di consegna finale o dinanzi al giudice del luogo di accertamento del danno si risolverebbe, per lo più, nel riconoscere la competenza dei giudici del domicilio dell'attore, competenza per la quale, al di fuori dei casi da essa espressamente contemplati, la Convenzione ha manifestato il proprio sfavore (v. in questo senso, sentenze Dumez France e Tracoba, citata, punti 16 e 19, e 19 gennaio 1993, causa C-89/91, Shearson Lehman Hutton, Racc. pag. I-139, punto

17). Inoltre, una tale interpretazione della Convenzione farebbe dipendere la determinazione del giudice competente da circostanze incerte e fortuite, il che sarebbe in contrasto con lo scopo, perseguito dalla Convenzione, di determinare attribuzioni di competenza certe e prevedibili (v., in questo senso, citate sentenze Marinari, punto 19, e Handte, punto 19).

35.
    Di conseguenza, il luogo in cui è insorto il danno nel caso di un trasporto internazionale come quello controverso nella causa principale può essere solo il luogo in cui la responsabilità in materia di delitti o quasi delitti del vettore marittimo effettivo è cessata, ossia il luogo in cui il vettore marittimo effettivo doveva consegnare le merci.

36.
    Un luogo del genere risponde infatti alle esigenze di prevedibilità e di certezza poste dalla Convenzione e presenta un collegamento particolarmente stretto con la causa principale, di modo che l'attribuzione della competenza al giudice di tale luogo si giustifica per motivi di buona amministrazione della giustizia e di economia processuale.

37.
    Occorre pertanto risolvere la terza questione nel senso che il luogo in cui il destinatario di merci, dopo l'esecuzione del trasporto marittimo e, successivamente, del trasporto terrestre finale, si è limitato ad accertare l'esistenza delle avarie alle merci consegnategli non può servire per determinare il «luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto» ai sensi dell'art. 5, punto 3, della Convenzione, come interpretato dalla Corte.

Sulla quarta questione

38.
    Si deve anzitutto constatare che la Convenzione non si riferisce alla nozione di controversia «indivisibile», ma soltanto a quella, menzionata all'art. 22, di cause «connesse».

39.
    Come la Corte ha precisato nella sentenza 24 giugno 1981, causa 150/80, Elefanten Schuh (Racc. pag. 1671, punto 19), l'art. 22 della Convenzione contempla l'ipotesi in cui cause connesse siano proposte dinanzi ai giudici di Stati contraenti diversi. Esso non attribuisce competenze; in particolare esso non determina la competenza di un giudice di uno Stato contraente a statuire su una domanda connessa a un'altra domanda dinanzi ad esso proposta a norma della Convenzione.

40.
    Nella detta sentenza, la Corte ha pertanto dichiarato che l'art. 22 della Convenzione si applica solo quando azioni connesse siano esperite dinanzi ai giudici di due o più Stati contraenti.

41.
    Ora, risulta dagli atti che, nella fattispecie, non sono state esperite azioni separate dinanzi ai giudici di Stati contraenti diversi, di modo che, in ogni caso, non ricorrono i presupposti per l'applicazione dell'art. 22.

42.
    Occorre ricordare poi che, ai sensi dell'art. 3 della Convenzione, le persone aventi il domicilio nel territorio di uno Stato contraente possono essere convenute davanti agli organi giurisdizionali di un altro Stato contraente solo in virtù delle norme enunciate alle sezioni da 2 a 6 del titolo II.

43.
    Fra queste ultime figura l'art. 6, punto 1, della Convenzione, ai sensi del quale il convenuto può anche essere citato «in caso di pluralità di convenuti, davanti al giudice nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno di essi».

44.
    Come risulta dalla stessa formulazione dell'art. 6, punto 1, quest'ultimo si applica solo se la causa di cui trattasi è proposta dinanzi ai giudici nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno dei convenuti.

45.
    Ora, ciò non si verifica nel caso di specie.

46.
    Al riguardo, si deve osservare che l'obiettivo di certezza del diritto perseguito dalla Convenzione non sarebbe raggiunto se il fatto che il giudice di uno Stato contraente si sia riconosciuto competente nei confronti di uno dei convenuti non domiciliato in uno Stato contraente permettesse di citare un altro convenuto, domiciliato in uno Stato contraente, dinanzi allo stesso giudice, al di fuori dei casiprevisti dalla Convenzione, privandolo così del beneficio delle norme di tutela da essa stabilite.

47.
    In ogni caso, occorre rilevare che l'eccezione di cui all'art. 6, punto 1, della Convenzione, che deroga al principio della competenza dei giudici dello Stato in cui è domiciliato il convenuto, dev'essere interpretata in modo che non ponga a repentaglio l'esistenza stessa di tale principio, in particolare, permettendo all'attore di citare in giudizio più convenuti al solo scopo di sottrarre uno di questi alla competenza dei giudici dello Stato in cui risiede (sentenza Kalfelis, citata, punti 8 e 9).

48.
    Pertanto, dopo aver ricordato che l'art. 6, punto 1, della Convenzione, analogamente all'art. 22, ha lo scopo di evitare che negli Stati contraenti vengano pronunciate decisioni incompatibili tra loro, la Corte ha dichiarato, nella citata sentenza Kalfelis, che l'art. 6, n. 1, della Convenzione si applica se le varie domande promosse da uno stesso attore nei confronti di più convenuti hanno tra di loro un vincolo di connessione tale da rendere opportuna una trattazione e decisione uniche per evitare soluzioni che potrebbero essere tra di loro incompatibili se le cause fossero decise separatamente.

49.
    Al riguardo la Corte ha altresì dichiarato, nella sentenza citata, che un giudice competente, a norma dell'art. 5, n. 3, della Convenzione, a conoscere del punto di una domanda fondato su atti o fatti illeciti non è competente a conoscere degli altri punti della stessa domanda che si fondano su atti o fatti diversi dall'illecito.

50.
    Risulta da quanto precede che due domande di una stessa azione di risarcimento danni, dirette contro convenuti diversi e fondate, l'una, sulla responsabilità contrattuale e, l'altra, sulla responsabilità da illecito, non possono essere considerate legate da un vincolo di connessione.

51.
    Occorre infine ricordare che, come la Corte ha rilevato nella citata sentenza Kalfelis, punto 20, è vero che possono sorgere inconvenienti dal fatto che i vari aspetti di una stessa controversia vengano giudicati da giudici diversi; tuttavia, da un lato, l'attore ha sempre la facoltà di investire di tutta la sua domanda il foro del luogo ove risiede il convenuto e, dall'altro, l'art. 22 della Convenzione consente, a determinate condizioni, al giudice primo adito di conoscere di tutta la controversia se vi è un vincolo di connessione tra le domande esperite dinanzi a giudici diversi.

52.
    Si deve pertanto risolvere la quarta questione dichiarando che l'art. 6, punto 1, della Convenzione dev'essere interpretato nel senso che un convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente non può essere citato in un altro Stato contraente dinanzi al giudice a cui è stata proposta una domanda diretta contro un altro convenuto domiciliato fuori dal territorio di qualsiasi Stato contraente, per il motivo che la lite presenterebbe carattere di indivisibilità, e non soltanto di connessione.

Sulle spese

53.
    Le spese sostenute dai governi francese e tedesco nonché dalla Commissione, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.

Per questi motivi,

LA CORTE (Terza Sezione)

pronunciandosi sulle questioni sottopostele dalla Cour de cassation, con sentenza 28 gennaio 1997, dichiara:

1.
    L'azione con la quale il destinatario di merci risultate avariate al termine di un trasporto marittimo e successivamente terrestre, o il suo assicuratore, surrogato nei suoi diritti per averlo risarcito, chiede il risarcimento del danno, basandosi sulla polizza di carico relativa al trasporto marittimo, non nei confronti di chi ha emesso detto documento a proprio nome, ma nei confronti della persona considerata dall'attore stesso come il vettore

marittimo effettivo, non rientra nell'ambito della materia contrattuale ai sensi dell'art. 5, punto 1, della Convenzione 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, quale modificata dalla Convenzione 9 ottobre 1978, relativa all'adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dalla Convenzione 25 ottobre 1982, relativa all'adesione della Repubblica ellenica, e dalla Convenzione 26 maggio 1989, relativa all'adesione del Regno di Spagna e della Repubblica portoghese, ma nell'ambito della materia di delitti o quasi delitti ai sensi dell'art. 5, punto 1, della detta Convenzione.

2.
    Il luogo in cui il destinatario di merci, dopo l'esecuzione del trasporto marittimo e, successivamente, del trasporto terrestre finale, si è limitato ad accertare l'esistenza delle avarie alle merci consegnategli non può servire per determinare il «luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto» ai sensi dell'art. 5, punto 3, della Convenzione, come interpretato dalla Corte.

3.
    L'art. 6, punto 1, della Convenzione 27 settembre 1968 dev'essere interpretato nel senso che un convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente non può essere citato in un altro Stato contraente dinanzi al giudice a cui è stata proposta una domanda diretta contro un altro convenuto domiciliato fuori dal territorio di qualsiasi Stato contraente, per il motivo che la lite presenterebbe carattere di indivisibilità, e non soltanto di connessione.

Puissochet Moitinho de Almeida
Gulmann

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 27 ottobre 1998.

Il cancelliere

Il presidente della Terza Sezione

R. Grass

J.-P. Puissochet


1: Lingua processuale: il francese.