SENTENZA DEL TRIBUNALE (Terza Sezione)

7 dicembre 2018 (*)

«Marchio dell’Unione europea – Marchio dell’Unione europea figurativo EDISON – Rinuncia parziale – Articolo 50 del regolamento (CE) n. 207/2009 [divenuto articolo 57 del regolamento (UE) 2017/1001] – Interpretazione dei termini che compongono il titolo delle classi della classificazione di Nizza e dei prodotti indicati nell’elenco alfabetico a corredo»

Nella causa T‑471/17,

Edison SpA, con sede in Milano (Italia), rappresentata da F. Boscariol de Roberto, D. Martucci e I. Gatto, avvocati,

ricorrente,

contro

Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), rappresentato da J. Crespo Carrillo e L. Rampini, in qualità di agenti,

convenuto,

avente ad oggetto un ricorso proposto contro la decisione della quinta commissione di ricorso dell’EUIPO del 28 aprile 2017 (procedimento R 1355/2016-5), relativa al marchio dell’Unione europea figurativo EDISON,

IL TRIBUNALE (Terza Sezione),

composto da S. Frimodt Nielsen, presidente, I.S. Forrester (relatore) e E. Perillo, giudici,

cancelliere: X. Lopez Bancalari, amministratore

visto il ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 luglio 2017,

visto il controricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 6 ottobre 2017,

in seguito all’udienza del 27 giugno 2018,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

I.      Fatti

1        Il 18 agosto 2003 la Edison SpA, ricorrente, ha presentato una domanda di registrazione di marchio dell’Unione europea all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), ai sensi del regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009, sul marchio dell’Unione europea (GU 2009, L 78, pag. 1), come modificato [sostituito dal regolamento (UE) 2017/1001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, sul marchio dell’Unione europea (GU 2017, L 154, pag. 1)].

2        Il marchio di cui è stata chiesta la registrazione è il seguente segno figurativo:

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3        La domanda di registrazione aveva in particolare ad oggetto tutti i prodotti rientranti nella classe 4 ai sensi dell’Accordo di Nizza, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, del 15 giugno 1957, come riveduto e modificato (in prosieguo: l’«accordo di Nizza» e la «classificazione di Nizza»).

4        La classificazione di Nizza contiene un elenco di titoli di 34 classi di prodotti e di 11 classi di servizi. I prodotti e i servizi rientranti in tali diverse classi sono ivi descritti in termini generali. Tali titoli sono spesso accompagnati da note esplicative. Detta classificazione contiene altresì un elenco alfabetico di circa 10 000 prodotti e 1 000 servizi (in prosieguo: l’«elenco alfabetico»). Essa è regolarmente rivista da un comitato di esperti, istituito dall’Accordo di Nizza.

5        La versione in vigore della classificazione di Nizza alla data della domanda di registrazione era l’ottava edizione, pubblicata nel giugno 2001. Essa è stata sostituita dalla nona edizione, pubblicata nel giugno 2006 ed entrata in vigore nel gennaio 2007, e, successivamente, dalla decima edizione, pubblicata nel giugno 2011. Dal 2013, viene pubblicata annualmente una nuova versione di ogni edizione. L’edizione attuale è l’undicesima. È entrata in vigore il 1° gennaio 2018.

6        Nell’ottava edizione della classificazione di Nizza, il titolo della classe 4 corrisponde alla seguente descrizione: «Olii e grassi industriali; lubrificanti; prodotti per assorbire, bagnare e legare la polvere; combustibili (comprese le benzine per motori) e materie illuminanti; candele e stoppini (illuminazione)». Peraltro, detta edizione include segnatamente i «carburanti» nell’elenco alfabetico (numero di base 040081) e indica che tale prodotto rientra nella classe 4.

7        Il marchio di cui è stata chiesta la registrazione è stato registrato il 19 agosto 2013.

8        Il 15 giugno 2015 la ricorrente ha depositato presso l’EUIPO una domanda di iscrizione di rinuncia a una parte dei prodotti rientranti nella classe 4 per i quali il marchio è registrato. Più in particolare, essa proponeva di ridefinire l’elenco dei prodotti inizialmente rivendicati in tale classe nella seguente maniera: «Energia elettrica; petrolio, combustibili, combustibili a base di idrocarburi, gas combustibili, gas propano, gas naturali, gas per illuminazione, carbone, combustibili derivanti dal catrame, benzina, cherosene, nafta, combustibile diesel, additivi per combustibili, benzene, benzolo, carbone coke, fluidi di taglio, etanolo, gasolio, lanolina, olii e grassi industriali; lubrificanti; prodotti per assorbire, bagnare e legare la polvere; combustibili (comprese le benzine per motori) e materie illuminanti; candele e stoppini (illuminazione)».

9        Con lettera del 22 giugno 2015, l’esaminatrice ha informato la ricorrente che la sua domanda del 15 giugno 2015 non poteva essere accolta in quanto avrebbe avuto l’effetto di estendere l’elenco dei prodotti indicati al momento della registrazione del marchio dell’Unione europea figurativo EDISON.

10      Con lettere del 25 luglio e del 24 dicembre 2015 nonché del 22 aprile 2016, la ricorrente ha presentato le proprie osservazioni al riguardo.

11      Con decisione del 13 giugno 2016, l’esaminatrice ha respinto la domanda della ricorrente del 15 giugno 2015 unicamente nella parte in cui essa mirava ad includere l’«energia elettrica» nell’elenco dei prodotti rientranti nella classe 4 indicati al momento della registrazione del marchio dell’Unione europea figurativo EDISON.

12      Il 25 luglio 2016 la ricorrente ha proposto ricorso presso l’EUIPO avverso la decisione dell’esaminatrice, ai sensi degli articoli da 58 a 64 del regolamento n. 207/2009 (divenuti articoli da 66 a 71 del regolamento 2017/1001).

13      Con decisione del 28 aprile 2017 (in prosieguo: la «decisione impugnata»), la quinta commissione di ricorso dell’EUIPO ha respinto il ricorso. In particolare, essa ha considerato che l’ottava edizione della classificazione di Nizza non contenesse l’espressione «energia elettrica» né nell’enunciato delle indicazioni generali né nell’elenco alfabetico dei prodotti repertoriati per quanto riguarda la classe 4. In applicazione della comunicazione n. 2/12 del direttore esecutivo dell’EUIPO, del 20 giugno 2012, relativa all’utilizzazione dei titoli delle classi negli elenchi di prodotti e servizi per le domande e le registrazioni di marchi comunitari (in prosieguo: la «comunicazione n. 2/12»), essa ha ritenuto, pertanto, che la ricorrente non potesse aver avuto l’intenzione di rivendicare tale prodotto al momento del deposito della domanda di registrazione.

14      Inoltre, la commissione di ricorso ha respinto l’argomento della ricorrente secondo il quale i «carburanti», che sono un prodotto repertoriato nell’elenco alfabetico come appartenente alla classe 4, e la specificazione «comprese le benzine per motori» presente nel titolo di detta classe, includono qualsiasi materiale capace di permettere la propulsione di un motore, compresi i materiali non combustibili come l’«energia elettrica». A tale riguardo, essa ha rilevato, in particolare, che l’impiego di energia elettrica per la propulsione di motori era ancora marginale all’interno dell’Unione europea al momento della domanda di registrazione e che gli elementi di prova dedotti dalla ricorrente non erano sufficienti per dimostrare che l’«energia elettrica» faceva parte dei prodotti rientranti nella classe 4 indicati al momento della registrazione del marchio dell’Unione europea figurativo EDISON come «carburante alternativo». Per di più, essa ha considerato che la categoria di prodotti coperti dal termine inglese «fuel» (carburanti) comprendesse soltanto materiali combustibili che possono essere usati per produrre «energia elettrica» e non l’«energia elettrica» stessa, che sarebbe un prodotto intangibile.

II.    Conclusioni delle parti

15      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

–        annullare la decisione impugnata;

–        condannare l’EUIPO alle spese.

16      L’EUIPO chiede che il Tribunale voglia:

–        respingere il ricorso;

–        condannare la ricorrente alle spese.

III. In diritto

17      A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce un unico motivo vertente sul fatto che la decisione impugnata esclude illegittimamente l’«energia elettrica» dai prodotti della classe 4, poiché tale prodotto non rientrava fra i «combustibili (comprese le benzine per motori) e materie illuminanti» né fra i «carburanti», ai sensi dell’ottava edizione della classificazione di Nizza. Da una lettura d’insieme del ricorso si evince che detto motivo si compone, in sostanza, di due parti, vertenti, rispettivamente, sulla violazione dell’articolo 50 del regolamento n. 207/2009 (divenuto articolo 57 del regolamento 2017/1001) in combinato disposto con l’articolo 87 dello stesso regolamento (divenuto articolo 111 del regolamento 2017/1001) e sulla violazione dell’articolo 75 di detto regolamento (divenuto articolo 94 del regolamento 2017/1001).

A.      Sulla prima parte del motivo unico, vertente sulla violazione dell’articolo 50 del regolamento n. 207/2009, in combinato disposto con l’articolo 87 dello stesso regolamento

18      Con la prima parte del suo motivo unico, la ricorrente afferma, in sostanza, che la commissione di ricorso ha violato l’articolo 50 del regolamento n. 207/2009, in combinato disposto con l’articolo 87 dello stesso regolamento, per aver considerato che l’«energia elettrica» non rientrasse fra i «combustibili (comprese le benzine per motori) e materie illuminanti» né fra i «carburanti», ai sensi dell’ottava edizione della classificazione di Nizza [«combustibles (y compris essences pour moteurs) et matières éclairantes» e «carburants» nella versione francese e «fuels (including motor spirit) and illuminants» e «carburants/motor fuels» nella versione inglese, le due versioni linguistiche originali di detta classificazione]. A sostegno della sua tesi, essa deduce una violazione dei suoi diritti procedurali e contesta la fondatezza della valutazione della commissione di ricorso.

1.      Sull’argomentazione volta a contestare la fondatezza della valutazione della commissione di ricorso

19      In via preliminare, occorre rilevare che è pacifico tra le parti che la domanda di registrazione aveva ad oggetto, in particolare, tutti i prodotti rientranti nella classe 4 ai sensi dell’edizione della classificazione di Nizza in vigore alla data di deposito della suddetta domanda di registrazione, ovvero l’ottava. È altresì pacifico che l’«energia elettrica» figura tra i prodotti repertoriati nell’elenco alfabetico della classificazione di Nizza come appartenenti alla classe 4 solo a partire dalla nona edizione della suddetta classificazione, la quale è entrata in vigore solo dopo il deposito della domanda di cui trattasi. Pertanto, la presente causa non riguarda la questione se l’«energia elettrica» rientri nella suddetta classe nell’edizione attuale della classificazione di Nizza, bensì la questione se siffatto prodotto rientrasse già in detta classe nell’agosto 2003, quando è stata depositata la domanda di cui trattasi.

20      La questione essenziale al centro della controversia riguarda la portata della protezione da conferire a una domanda di registrazione di marchio dell’Unione avente ad oggetto, come nel caso di specie, un’intera classe della classificazione di Nizza e, più in particolare, la questione se un prodotto, nella specie l’«energia elettrica», rientri in una classe, nella specie la classe 4 ai sensi dell’ottava edizione della classificazione di Nizza, sebbene non comparisse espressamente nell’elenco alfabetico dei prodotti rientranti in tale classe.

21      Con la prima parte del motivo unico, la ricorrente contesta, anzitutto, la fondatezza della valutazione della commissione di ricorso secondo cui la ricorrente non poteva aver avuto l’intenzione di rivendicare l’«energia elettrica» al momento del deposito della domanda di registrazione, in quanto tale prodotto non compariva nell’elenco alfabetico per quanto riguarda i prodotti rientranti nella classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza e non rientrava neppure nel significato comune e ordinario delle indicazioni generali che compongono il titolo della suddetta classe.

22      A tale riguardo, in primo luogo, la ricorrente sostiene che una domanda di registrazione avente ad oggetto, come nel caso di specie, un’intera classe della classificazione di Nizza deve essere interpretata nel senso che con essa si rivendicano tutti i prodotti inclusi nel significato chiaro e preciso dei termini del titolo di detta classe, anche se gli stessi prodotti non sono espressamente indicati nell’elenco alfabetico. Inoltre, essa ritiene che, quando una domanda si riferisce a prodotti «categoriali», questi debbano essere interpretati alla luce del significato loro attribuito dalle autorità competenti e dagli operatori economici del mercato. A sostegno della sua tesi, invoca la sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361). Essa si basa anche sulla sentenza dell’11 ottobre 2017, EUIPO/Cactus (C‑501/15 P, EU:C:2017:750), e sulle conclusioni dell’avvocato generale Wahl nella causa EUIPO/Cactus (C‑501/15 P, EU:C:2017:383, punti 35 e 63) per affermare che il titolo di una classe designerebbe tutti i prodotti potenzialmente rientranti nella medesima classe.

23      In secondo luogo, la ricorrente sostiene che l’«energia elettrica» rientra nell’espressione «materie illuminanti» contenuta nel titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza. Al riguardo, essa sottolinea, in particolare, che si tratta del materiale principale per la produzione di luce artificiale.

24      In terzo luogo, la ricorrente sostiene che l’«energia elettrica» rientra nei termini «combustibili (comprese le benzine per motori)» contenuti nel titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza nonché fra i «carburanti» che sono un prodotto repertoriato come appartenente alla stessa classe nell’elenco alfabetico di tale edizione. Essa deduce che la nozione di combustibili deve essere definita in modo funzionale come comprendente qualsiasi materiale che, sottoposto ad un processo di trasformazione, qualunque esso sia, genera lavoro o calore. Di conseguenza, l’«energia elettrica» rientrerebbe nella suddetta classe a causa della sua funzione di produzione di lavoro e di calore e del fatto che essa non potrebbe essere inserita in nessun’altra classe.

25      Per giunta, la ricorrente sostiene che l’«energia elettrica» era già considerata un «carburante» da varie autorità, tra cui l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), nonché dagli operatori del mercato prima della data della domanda di registrazione. Tale estensione della nozione di carburanti sarebbe anche dimostrata dall’importanza del concetto di carburante alternativo. A sostegno della sua tesi, la ricorrente richiama anche disposizioni legislative, tra cui la direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 maggio 2003, sulla promozione dell’uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti (GU 2003, L 123, pag. 42).

26      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

27      Occorre quindi verificare, anzitutto, se una domanda di registrazione avente ad oggetto un’intera classe della classificazione di Nizza, utilizzando tutte le indicazioni generali di una classe specifica, possa coprire prodotti non indicati nell’elenco alfabetico dei prodotti rientranti in tale classe e, in caso affermativo, se l’«energia elettrica» rientri effettivamente nella classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza.

a)      Sulla portata di una domanda di registrazione di marchio dell’Unione che utilizza tutte le indicazioni generali di una classe specifica

28      Per quanto riguarda la portata della protezione da conferire a una domanda di registrazione che utilizza tutte le indicazioni generali del titolo di una classe specifica, si deve anzitutto ricordare che la comunicazione n. 4/03 del direttore esecutivo dell’EUIPO, del 16 giugno 2003, relativa all’utilizzazione dei titoli delle classi negli elenchi di prodotti e servizi per le domande e le registrazioni di marchi comunitari (in prosieguo: la «comunicazione n. 4/03»), prevede, in particolare, quanto segue:

«III. (…) In una domanda di marchio comunitario, una specificazione dei prodotti e servizi è appropriata se vengono utilizzate le indicazioni generali o i titoli interi delle classi di cui alla classificazione di Nizza. (…).

IV. Le 34 classi di prodotti e le 11 classi di servizi comprendono l’insieme di tutti i prodotti e servizi. Conseguentemente, l’uso di tutte le indicazioni generali elencate nel titolo di una determinata classe costituisce una rivendicazione per tutti i prodotti o servizi rientranti in tale classe.

Analogamente, l’utilizzazione di una determinata indicazione generale ripresa nel titolo della classe comprenderà tutti i singoli prodotti o servizi che ricadono sotto tale indicazione generale e che sono adeguatamente classificati nella medesima classe.

V. (…) 1. Per quanto concerne le limitazioni e le rinunce parziali, si ha una corretta limitazione (e non un’inammissibile estensione dell’elenco dei prodotti e servizi) quando l’elenco dei prodotti e servizi di una domanda o registrazione di marchio comunitario, che inizialmente comprendeva il titolo completo di una classe, è composto da uno o più prodotti o servizi specifici debitamente classificati nella medesima classe e nei titoli della classe.

Analogamente, si ha una corretta limitazione (e non un’inammissibile estensione dell’elenco dei prodotti e servizi) quando una specificazione è limitata sopprimendo un’indicazione generale e selezionando al suo posto una o più voci specifiche che rientrano nell’indicazione generale (…)».

29      Tuttavia, al punto 61 della sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, anche denominata «sentenza IP Translator», EU:C:2012:361), la Corte ha dichiarato che, al fine di rispettare i requisiti di chiarezza e di precisione, colui che richiede un marchio nazionale utilizzando tutte le indicazioni generali di cui al titolo di una classe specifica della classificazione di Nizza per identificare i prodotti o i servizi per i quali era richiesta la protezione del marchio doveva precisare se la sua domanda di registrazione verteva su tutti i prodotti o i servizi repertoriati nell’elenco alfabetico della classe specifica di cui trattasi o solo su taluni di tali prodotti o servizi. Laddove la domanda verteva unicamente su taluni di tali prodotti o servizi, il richiedente aveva l’obbligo di precisare quali prodotti o servizi rientranti in detta classe erano presi in considerazione.

30      A seguito della sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361), il direttore esecutivo dell’EUIPO, il 20 giugno 2012, ha adottato la comunicazione n. 2/12 che prevede, in particolare, quanto segue:

«VI. Per quanto attiene alle domande di marchio comunitario depositate prima dell’entrata in vigore della presente Comunicazione e che non sono ancora registrate l’Ufficio reputa che i richiedenti che utilizzano tutte le indicazioni generali di cui al titolo di una classe specifica della classificazione di Nizza, intendevano prendere in considerazione tutti i prodotti o servizi repertoriati nell’elenco alfabetico della classe specifica di cui trattasi, a meno che non abbiano precisato di aver chiesto la tutela solo per taluni di tali prodotti o servizi rientranti in detta classe.

Quanto sopra non pregiudica l’applicazione dell’articolo 43 RMC.

(…)

VIII. In caso di domande o registrazioni di marchi comunitari che, secondo quanto descritto sopra, vertono su tutti i prodotti o servizi repertoriati nell’elenco alfabetico di una certa classe o solo su taluni di tali prodotti o servizi, un approccio letterale volto a conferire ai termini utilizzati in tali indicazioni il loro senso proprio e consueto sarà costantemente impiegato in tutti i procedimenti dinanzi all’Ufficio e, in particolare:

(…)

3. nell’ambito dei ritiri, limitazioni e rinunce parziali, non si ha una corretta limitazione ai fini degli articoli 43 e 50 RMC quando l’elenco modificato dei prodotti e dei servizi di una domanda o registrazione di marchio comunitario contenga un termine non preso in considerazione. (…)».

31      Ai punti da 29 a 31 della sentenza del 16 febbraio 2017, Brandconcern/EUIPO e Scooters India (C‑577/14 P, EU:C:2017:122), la Corte ha poi specificato che la sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361), aveva fornito precisazioni unicamente in merito ai requisiti relativi alle nuove domande di registrazione come marchi dell’Unione europea e pertanto non riguardava i marchi già registrati alla data di pronuncia di quest’ultima sentenza. Essa ne ha dedotto, al punto 31 della sentenza del 16 febbraio 2017, Brandconcern/EUIPO e Scooters India (C‑577/14 P, EU:C:2017:122), che, di conseguenza, non si può considerare che, con la sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361), essa avesse inteso rimettere in discussione la prassi esposta nella comunicazione n. 4/03 per quanto riguarda i marchi registrati prima della pronuncia di quest’ultima sentenza.

32      Al punto 39 della sentenza dell’11 ottobre 2017, EUIPO/Cactus (C‑501/15 P, EU:C:2017:750), la Corte ha anche statuito che la comunicazione n. 2/12 non può rimettere in discussione tale giurisprudenza e quindi condurre a limitare la portata della protezione dei marchi registrati prima della pronuncia della sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361), per prodotti o servizi contraddistinti dalle indicazioni generali dei titoli di una classe, ai sensi dell’Accordo di Nizza, ai soli prodotti o servizi menzionati nell’elenco alfabetico di detta classe e a negare che quest’ultima si estenda, conformemente alla comunicazione n. 4/03, a tutti i prodotti o servizi rientranti nella classe in parola.

33      Nel caso di specie, si deve rilevare che la domanda di registrazione è stata depositata dalla ricorrente il 18 agosto 2003 e che il marchio dell’Unione europea di cui trattasi è stato registrato il 19 agosto 2013 (v. punti 1 e 7 supra). In altri termini, a differenza delle cause che hanno dato luogo alle sentenze del 16 febbraio 2017, Brandconcern/EUIPO e Scooters India (C‑577/14 P, EU:C:2017:122), e dell’11 ottobre 2017, EUIPO/Cactus (C‑501/15 P, EU:C:2017:750), tale domanda di registrazione era ancora pendente al momento della pronuncia della sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys (C‑307/10, EU:C:2012:361). La domanda di registrazione di cui trattasi ricade dunque nell’ambito di applicazione dei punti VI e VIII della comunicazione n. 2/12.

34      Tuttavia, poiché la portata della domanda di registrazione deve essere valutata alla data di presentazione della stessa, i principi di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento ostano a che la portata della protezione conferita dai marchi la cui registrazione è stata chiesta prima dell’entrata in vigore della comunicazione n. 2/12 sia alterata sulla base di una comunicazione non vincolante che mira soltanto a spiegare ai richiedenti le prassi dell’EUIPO (v., in tal senso e per analogia, sentenza dell’11 ottobre 2017, EUIPO/Cactus, C‑501/15 P, EU:C:2017:750, punti da 39 a 43).

35      Pertanto, una domanda di registrazione di marchio dell’Unione depositata anteriormente alla pronuncia della sentenza del 16 febbraio 2017, Brandconcern/EUIPO e Scooters India (C‑577/14 P, EU:C:2017:122), e che utilizza, come nel caso di specie, tutte le indicazioni generali del titolo di una classe specifica, deve essere interpretata nel senso che designa tutti i prodotti o servizi rientranti in tale classe nell’edizione della classificazione di Nizza in vigore al momento del deposito della suddetta domanda di registrazione e non soltanto i prodotti o servizi che compaiono nell’elenco alfabetico come appartenenti a tale classe. La giurisprudenza citata non osta tuttavia a che si tenga conto del significato letterale dei titoli di una determinata classe, in modo da dare ai termini utilizzati nelle suddette indicazioni il loro significato proprio e consueto, ai fini dell’interpretazione della loro portata (v., in tal senso, sentenza dell’11 ottobre 2017, EUIPO/Cactus, C‑501/15 P, EU:C:2017:750, punto 42). Analogamente, la giurisprudenza citata non richiede di considerare che una domanda di registrazione che utilizzi tutte le indicazioni generali del titolo di una classe specifica copra anche prodotti o servizi non rientranti nel significato letterale, ordinario e abituale dei titoli di tale classe, a meno che non siano espressamente repertoriati nell’elenco alfabetico dei prodotti o servizi rientranti nella classe in questione.

36      Ad ogni modo, si deve necessariamente constatare che la commissione di ricorso ha ritenuto, al punto 17 della decisione impugnata, che l’ambito della protezione di una domanda di registrazione di marchio dell’Unione che utilizzi tutte le indicazioni generali elencate nel titolo di una determinata classe comprendesse «tanto il significato comune e ordinario delle indicazioni generali che ne compongono il titolo quanto l’elenco alfabetico delle classi in questione, conformemente alla classificazione di Nizza in vigore al momento della formulazione della domanda». Contrariamente all’esaminatrice in primo grado, essa non si è dunque limitata a dichiarare che l’«energia elettrica» non compariva nell’elenco alfabetico dei prodotti appartenenti alla classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza. Al contrario, emerge dai punti 17 e 18 di tale decisione, che la commissione di ricorso ha altresì verificato se l’«energia elettrica» potesse rientrare nel significato comune e ordinario delle indicazioni generali che compongono il titolo di tale classe e ha ritenuto che così non fosse.

37      Date tali circostanze, al fine di esaminare la fondatezza della valutazione della commissione di ricorso nella decisione impugnata, occorre pertanto stabilire se l’«energia elettrica» rientri nel significato comune e ordinario delle indicazioni generali del titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza o fra i prodotti repertoriati nell’elenco alfabetico come appartenenti a tale classe.

b)      Sulla portata della classe 4 dell’ottava edizione della classificazione di Nizza

38      Si ricorda che nell’ottava edizione della classificazione di Nizza, il titolo della classe 4 corrisponde alla seguente descrizione: «Olii e grassi industriali; lubrificanti; prodotti per assorbire, bagnare e legare la polvere; combustibili (comprese le benzine per motori) e materie illuminanti; candele e stoppini (illuminazione)». Inoltre, la suddetta edizione include in particolare i «carburanti» nell’elenco alfabetico e indica che tale prodotto rientra nella classe 4. Occorre dunque esaminare la portata di ognuno di detti termini individualmente, tenendo conto del loro significato comune e ordinario, al fine di determinare se possano ricomprendere l’«energia elettrica».

1)      Sulla portata dell’espressione «materie illuminanti»

39      Per quanto riguarda gli argomenti della ricorrente secondo cui l’«energia elettrica» rientra nell’espressione «materie illuminanti» contenuta nel titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza, si deve rilevare, al pari dell’EUIPO, che l’energia elettrica ha una natura intangibile. Orbene, siffatta natura è difficilmente conciliabile con il significato comune e ordinario della nozione di materie contenuta nell’espressione «materie illuminanti» del titolo della suddetta classe. Del pari, sebbene la versione inglese del titolo di tale classe non includa il termine «materie», la ricorrente stessa riconosce che il termine inglese «illuminants» può essere inteso solo come riferimento ai materiali o oggetti che producono luce.

40      Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, non è l’«energia elettrica», di per sé, che produce luce artificiale, bensì la combinazione di tale energia e delle varie materie illuminanti attraverso le quali essa transita. Di conseguenza, sebbene sia innegabile che lampi e archi elettrici producano luce, tale mera constatazione non consente di ritenere che l’energia elettrica possa essere considerata come facente parte delle «materie illuminanti» di cui al titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza.

41      Infine, peraltro, l’«energia elettrica» è inclusa nell’elenco indicativo e non esaustivo pubblicato dall’EUIPO contenente esempi di prodotti e di servizi che, pur comparendo nell’elenco alfabetico dei prodotti appartenenti alla classe 4 a partire dalla nona edizione della classificazione di Nizza, «non rientrano chiaramente nel significato letterale» dei titoli della suddetta classe. Inoltre, la decisione di includere siffatto prodotto in tale classe è stata adottata dal comitato di esperti dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI) solo nell’ottobre 2003, ovvero successivamente al deposito, nel caso di specie, della domanda di registrazione.

42      Da quanto precede risulta che la commissione di ricorso non è incorsa in errore nel ritenere che l’«energia elettrica» non rientrasse nell’espressione «materie illuminanti» del titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza.

2)      Sulla portata dell’espressione «combustibili (comprese le benzine per motori)»

43      Per quanto riguarda gli argomenti della ricorrente secondo cui l’«energia elettrica» rientra nell’espressione «combustibili (comprese le benzine per motori)» contenuta nel titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza, si deve rilevare, al pari dell’EUIPO, che l’«energia elettrica» è un prodotto intangibile che non ha la stessa natura, composizione o proprietà dei «combustibili» («fuel» nella versione inglese della classificazione di Nizza). Infatti, il termine «combustibili» si riferisce, nel suo significato comune e ordinario, a materiali tangibili sotto forma solida, liquida o gassosa destinati alla combustione al fine di generare calore o lavoro. Orbene, l’«energia elettrica» è il risultato della combustione e non una materia che consente detta combustione.

44      Tale interpretazione della nozione di combustibili è confermata da una dichiarazione disponibile sul sito Internet dell’OMPI, secondo la quale «anche se l’energia elettrica è un elemento intangibile, essa può essere considerata analoga agli altri combustibili tangibili, quali la benzina e il cherosene, rientranti nella classe 4». Oltre al fatto che questa dichiarazione è abbastanza recente e pertanto non rivela necessariamente la comprensione del termine «combustibili» al momento del deposito, nella fattispecie, della domanda di registrazione, il fatto che l’«energia elettrica» sia considerata «analoga» ai combustibili implica che è simile ai «combustibili» da un punto di vista funzionale, senza tuttavia essere compresa nel significato letterale della nozione di combustibili.

45      Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, l’esistenza dell’espressione «combustibile nucleare» non rimette in discussione la suddetta conclusione. Infatti, come riconosce la ricorrente stessa al punto 49 del ricorso, occorre necessariamente constatare che i materiali fissili rientrano nella classe 1 e non nella classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza. Detta espressione, pertanto, non consente di considerare che la nozione di combustibili, ai sensi del titolo della classe 4, si sarebbe estesa in modo da includere tutte le fonti trasformabili in calore e lavoro indipendentemente dal loro processo di trasformazione.

46      Infine, del resto, come già esposto al precedente punto 41, l’«energia elettrica» è inclusa nell’elenco indicativo e non esaustivo pubblicato dall’EUIPO contenente esempi di prodotti e di servizi che, pur comparendo nell’elenco alfabetico dei prodotti rientranti nella classe 4 a partire dalla nona edizione della classificazione di Nizza, «non rientrano chiaramente nel significato letterale» dei titoli di tale classe.

47      Da quanto precede risulta che la commissione di ricorso non è incorsa in errore nel ritenere che l’«energia elettrica» non rientrasse nell’espressione «combustibili (comprese le benzine per motori)» del titolo della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza.

3)      Sulla portata del termine «carburante»

48      Per quanto riguarda gli argomenti della ricorrente secondo cui l’«energia elettrica» rientra fra i «carburanti», che sono un prodotto repertoriato nell’elenco alfabetico come appartenente alla classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza, è già stato dichiarato che l’energia elettrica, un prodotto intangibile, non aveva né la stessa natura, né la stessa composizione né le stesse proprietà delle benzine e dei carburanti, prodotti tangibili [sentenza del 14 marzo 2017, Edison/EUIPO – Eolus Vind (e), T‑276/15, non pubblicata, EU:T:2017:163, punto 43]. A tal riguardo, gli argomenti della ricorrente volti a qualificare tale energia come «merce» sono privi di rilievo, in quanto la nozione di merce si riferisce unicamente al fatto che taluni prodotti sono suscettibili di valutazione economica, indipendentemente dalla loro natura tangibile o intangibile. Inoltre, l’energia elettrica non rientra in una più vasta categoria di «carburanti», poiché questi ultimi, nel loro significato comune e ordinario, sono sostanze combustibili (sotto forma solida, liquida o gassosa), che possono essere utilizzate per produrla (v., in tal senso, sentenza del 14 marzo 2017, T‑276/15, non pubblicata, EU:T:2017:163, punto 43]. Tale interpretazione è altresì confermata dalla dichiarazione disponibile sul sito Internet dell’OMPI, citata al precedente punto 44.

49      Gli altri argomenti addotti dalla ricorrente non rimettono in discussione tale conclusione. In primo luogo, è pacifico che la nozione di carburanti deve essere interpretata alla data di deposito della domanda di registrazione. Orbene, molti degli elementi dedotti dalla ricorrente a sostegno della sua tesi sono posteriori a tale data e devono, pertanto, essere respinti.

50      In secondo luogo, dalla giurisprudenza risulta che la nozione di carburanti deve essere interpretata tenendo conto del modo in cui le «autorità competenti» e gli «operatori economici» percepiscono tale nozione (v., in tal senso, sentenza del 19 giugno 2012, Chartered Institute of Patent Attorneys, C‑307/10, EU:C:2012:361, punti 49 e 56).

51      A tal riguardo, da un lato, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, solo le autorità competenti in materia di registrazione dei marchi costituiscono «autorità competenti» ai fini dell’interpretazione della classificazione di Nizza, ai sensi della giurisprudenza citata al precedente punto 50. Orbene, la ricorrente non deduce alcun elemento a riprova del fatto che siffatte autorità competenti, come gli uffici nazionali dei marchi, abbiano interpretato la nozione di carburanti come comprendente l’«energia elettrica». Per quanto riguarda le posizioni assunte dall’AEA, dal Department of Energy and Climate Change (Ministero dell’energia e dei cambiamenti climatici, Regno Unito) o dalla Sustainable Energy Authority (autorità per l’energia sostenibile, Irlanda), esse sono certamente interessanti, ma è giocoforza constatare che esse sono, di per sé, irrilevanti ai fini dell’interpretazione della nozione di carburanti quale prodotto repertoriato nell’elenco alfabetico dei prodotti appartenenti alla classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza.

52      D’altro lato, gli elementi di prova dedotti dalla ricorrente non sono sufficienti per concludere che gli operatori economici percepivano la nozione di carburanti come comprendente l’«energia elettrica» alla data di deposito, nel caso di specie, della domanda di registrazione. Certamente, non si può escludere che l’uso della nozione ampia di carburante alternativo, che comprende l’energia elettrica nel settore automobilistico, da parte di alcune autorità competenti in materia ambientale o in determinati testi legislativi possa avere influenzato la percezione della nozione di carburanti da parte degli operatori economici nel settore automobilistico. È anche vero che alcuni modelli di veicoli alimentati parzialmente o totalmente ad energia elettrica erano già stati immessi sul mercato.

53      Tuttavia, è giocoforza constatare che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, né la direttiva 90/377/CEE del Consiglio, del 29 giugno 1990, concernente una procedura comunitaria sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale industriale di gas e di energia elettrica (GU 1990, L 185, pag. 16), né la direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (GU 2001, L 283, pag. 33), né la direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 maggio 2003, sulla promozione dell’uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti (GU 2003, L 123, pag. 42) qualificano l’«energia elettrica» come «carburante». Inoltre, come giustamente rilevato dalla commissione di ricorso al punto 23 della decisione impugnata, lo sviluppo, nel mercato europeo, di modelli di automobili alimentati ad energia elettrica ha effettivamente avuto luogo solo vari anni dopo il deposito, nel caso di specie, della domanda di registrazione. Si deve pertanto dichiarare che la ricorrente non ha adeguatamente dimostrato che gli operatori economici percepivano la nozione di carburanti, alla data del suddetto deposito, come comprendente l’«energia elettrica».

54      Infine, inoltre, come già esposto al precedente punto 41, l’«energia elettrica» è inclusa nell’elenco indicativo e non esaustivo pubblicato dall’EUIPO contenente esempi di prodotti e servizi che, pur comparendo nell’elenco alfabetico dei prodotti appartenenti alla classe 4 a partire dalla nona edizione della classificazione di Nizza, «non rientrano chiaramente nel significato letterale» dei titoli di tale classe.

55      Da quanto precede risulta che la commissione di ricorso non è incorsa in alcun errore nel ritenere che l’«energia elettrica» non rientrasse fra i «carburanti» che sono un prodotto repertoriato nell’elenco alfabetico dei prodotti appartenenti alla classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza.

56      Alla luce dei precedenti punti 36, 42, 47 e 55, occorre respingere le censure mosse contro la fondatezza della valutazione della commissione di ricorso.

2.      Sull’argomentazione vertente sulla violazione dei diritti procedurali

57      Con la prima parte del suo motivo unico la ricorrente afferma anche, in sostanza, che la commissione di ricorso ha indebitamente completato la motivazione insufficiente della decisione di rifiuto adottata in primo grado dall’esaminatrice. Procedendo in tal modo, essa avrebbe invertito l’onere della prova.

58      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

59      A tal riguardo, va ricordato che emerge dall’articolo 64, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009 (divenuto articolo 71, paragrafo 1, del regolamento 2017/1001) che, in seguito all’esame nel merito del ricorso, la commissione di ricorso statuisce sul ricorso e che, così facendo, essa può in particolare «esercitare le competenze dell’organo che ha emesso la decisione impugnata», vale a dire pronunciarsi essa stessa sulla domanda respingendola o dichiarandola fondata, così confermando o annullando la decisione adottata in primo grado dinanzi all’EUIPO. Da tale disposizione risulta quindi che, per effetto del ricorso con cui è adita, la commissione di ricorso è chiamata a procedere ad un nuovo esame completo del merito del procedimento, tanto in diritto quanto in fatto [sentenze del 22 settembre 2016, Pensa Pharma/EUIPO, C‑442/15 P, non pubblicata, EU:C:2016:720, punto 24, e del 3 luglio 2013, Airbus/UAMI (NEO), T‑236/12, EU:T:2013:343, punto 21].

60      Emerge anche dall’articolo 64, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009 nonché da una giurisprudenza costante, che esiste una continuità funzionale tra le divisioni di annullamento e le commissioni di ricorso [v. sentenza del 23 settembre 2003, Henkel/UAMI – LHS (UK) (KLEENCARE), T‑308/01, EU:T:2003:241, punto 25 e giurisprudenza ivi citata]. Da tale continuità funzionale discende che le commissioni di ricorso, nell’ambito del loro riesame delle decisioni emesse dai servizi dell’EUIPO che statuiscono in primo grado, sono tenute a fondare la propria decisione su tutti gli elementi di fatto e di diritto che le parti hanno fatto valere sia durante il procedimento dinanzi all’organo che ha statuito in primo grado, sia nel procedimento di ricorso [v. sentenza del 10 luglio 2006, La Baronia de Turis/UAMI – Baron Philippe de Rothschild (LA BARONNIE), T‑323/03, EU:T:2006:197, punto 58 e giurisprudenza ivi citata; sentenza del 1° febbraio 2017, Gómez Echevarría/EUIPO – M and M Direct (wax by Yuli’s), T‑19/15, non pubblicata, EU:T:2017:46, punto 18].

61      Nel caso di specie, è pacifico che la commissione di ricorso, nella decisione impugnata, ha fornito una motivazione più completa per giustificare il rigetto della domanda di iscrizione di rinuncia ad una parte dei prodotti rientranti nella classe 4 per i quali il marchio è registrato, avente in pratica per effetto l’inclusione dell’«energia elettrica» tra i prodotti considerati, rispetto a quella addotta in primo grado dall’esaminatrice. In particolare, detta commissione ha risposto agli argomenti addotti dalla ricorrente nel corso del procedimento amministrativo, rilevando che l’impiego di energia elettrica per la propulsione di motori è rimasta marginale nel 2003 all’interno dell’Unione e che l’energia elettrica era un prodotto intangibile, contrariamente ai materiali combustibili rientranti nella classe 4 (punti 23 e 24 della decisione impugnata).

62      Procedendo in tal modo, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la commissione di ricorso non è incorsa in alcun errore di diritto. Da un lato, come esposto ai precedenti punti 70 e 71, la ricorrente ha avuto l’occasione di essere sentita su tutti gli elementi di fatto o di diritto sui quali la commissione di ricorso si è fondata. Dall’altro, dalla giurisprudenza citata ai precedenti punti 59 e 60 risulta che esiste una continuità funzionale tra l’esaminatrice e la commissione di ricorso che autorizza pienamente quest’ultima a completare il ragionamento dell’esaminatrice o a respingere il ricorso della ricorrente sulla base di un ragionamento leggermente diverso da quello della decisione di primo grado.

63      Da quanto precede risulta che l’argomento vertente su una violazione dei diritti procedurali deve essere respinto in quanto infondato e, di conseguenza, deve essere respinta la prima parte del motivo unico nella sua interezza.

B.      Sulla seconda parte del motivo unico, vertente su una violazione dell’articolo 75 del regolamento n. 207/2009

64      Con la seconda parte del suo motivo unico, la ricorrente deduce, in sostanza, che la commissione di ricorso ha violato l’articolo 75 del regolamento n. 207/2009 non avendo fornito alcuna motivazione delle ragioni per le quali l’«energia elettrica» non rientrava fra i «combustibili (comprese le benzine per motori) e materie illuminanti» e fra i «carburanti», ai sensi dell’ottava edizione della classificazione di Nizza. In particolare, essa fa valere che l’esaminatrice si è limitata ad affermare che l’«energia elettrica» era esclusa da tale edizione senza rispondere alle osservazioni da essa formulate nel corso del procedimento.

65      L’EUIPO contesta gli argomenti della ricorrente.

66      A tal riguardo, occorre innanzitutto ricordare che il diritto a una buona amministrazione sancito dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea include segnatamente, ai sensi del paragrafo 2, lettera c) dello stesso articolo, l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni. L’articolo 75 del regolamento n. 207/2009 prevede tale obbligo per quanto riguarda più in particolare le decisioni adottate dall’EUIPO. Per giurisprudenza costante, tale obbligo di motivazione ha la stessa portata di quello derivante dall’articolo 296 TFUE, secondo cui il ragionamento dell’autore dell’atto deve risultare in modo chiaro e inequivocabile, e ha il duplice scopo di consentire, da un lato, agli interessati di conoscere le giustificazioni del provvedimento adottato al fine di difendere i loro diritti e, dall’altro, al giudice dell’Unione di esercitare il suo sindacato di legittimità sulla decisione [v. sentenze del 6 settembre 2012, Storck/UAMI, C‑96/11 P, non pubblicata, EU:C:2012:537, punto 86 e giurisprudenza ivi citata, e del 2 aprile 2009, Zuffa/UAMI (ULTIMATE FIGHTING CHAMPIONSHIP), T‑118/06, EU:T:2009:100, punto 19 e giurisprudenza ivi citata; sentenza del 17 gennaio 2017, Netguru/EUIPO (NETGURU), T‑54/16, non pubblicata, EU:T:2017:9, punto 14].

67      Occorre poi anche ricordare che, ai sensi dell’articolo 75, paragrafo 1, seconda frase, del regolamento n. 207/2009, le decisioni dell’EUIPO devono essere fondate esclusivamente sui motivi o mezzi di prova in merito ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni. Tale disposizione riguarda tanto i motivi di fatto quanto quelli di diritto nonché gli elementi di prova [sentenza del 4 ottobre 2006, Freixenet/UAMI (Forma di una bottiglia smerigliata bianca), T‑190/04, non pubblicata; EU:T:2006:291, punto 28].

68      Tuttavia, la protezione conferita dal diritto di essere sentiti si limita a siffatta possibilità di presa di posizione conoscendo gli elementi di fatto e di diritto pertinenti [sentenza del 21 novembre 2007, Wesergold Getränkeindustrie/UAMI – Lidl Stiftung (VITAL FIT), T‑111/06, non pubblicata, EU:T:2007:352, punto 57].

69      Infine, sebbene il diritto di essere sentiti, quale sancito dall’articolo 75, paragrafo 1, seconda frase, del regolamento n. 207/2009, si estenda a tutti gli elementi di fatto e di diritto nonché agli elementi di prova che costituiscono il fondamento dell’atto decisionale, esso non si applica tuttavia alla posizione finale che l’amministrazione intende assumere [sentenza del 20 aprile 2005, Krüger/UAMI – Calpis (CALPICO), T‑273/02, EU:T:2005:134, punto 65].

70      Nel caso di specie, in primo luogo, risulta dalla decisione impugnata che la commissione di ricorso ha constatato, anzitutto, che l’ambito della protezione della classe 4 comprendeva sia il significato comune e ordinario delle indicazioni generali che ne componevano il titolo sia i prodotti repertoriati come appartenenti a tale classe nell’elenco alfabetico (punto 17 della decisione impugnata). Orbene, da un lato, essa ha constatato che l’«energia elettrica» non compariva da nessuna parte nell’ottava edizione della classificazione di Nizza (punto 18 della decisione impugnata). Dall’altro, essa ha ritenuto che gli elementi di prova dedotti dalla ricorrente non permettessero di concludere che l’«energia elettrica» rientrasse nella categoria dei «combustibili (comprese le benzine per motori)» o «carburanti» ai sensi di tale edizione (punti 20 e 21 della decisione impugnata). A tal riguardo, essa ha segnatamente rilevato che l’impiego di energia elettrica per la propulsione di motori è rimasta marginale nel 2003 all’interno dell’Unione e che l’energia elettrica era un prodotto intangibile, contrariamente ai materiali combustibili rientranti in tale classe (punti 23 e 24 della stessa decisione).

71      Pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la decisione impugnata contiene senz’altro una spiegazione delle ragioni che hanno indotto l’EUIPO a respingere parzialmente la domanda di iscrizione di rinuncia a parte dei prodotti rientranti nella classe 4 per i quali il marchio è registrato. Orbene, è giocoforza constatare che tale spiegazione è ampiamente sufficiente per consentire alla ricorrente di comprendere il ragionamento della commissione di ricorso e al Tribunale di esercitare il suo sindacato di legittimità, conformemente ai requisiti di cui al precedente punto 66. Di conseguenza, la decisione impugnata non è viziata da alcun difetto di motivazione.

72      In secondo luogo, si deve rilevare che la commissione di ricorso non si è basata su alcun elemento di fatto o di diritto in merito al quale la ricorrente non sarebbe stata sentita. In particolare, la ricorrente ha avuto occasione di prendere posizione, durante il procedimento, in merito alla portata della classe 4 nell’ottava edizione della classificazione di Nizza. Orbene, il diritto di essere sentiti non significa il diritto a far prevalere la propria tesi. Pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la commissione di ricorso non ha affatto violato il suo diritto di essere sentita.

73      Da quanto precede risulta che la seconda parte del motivo unico deve essere respinta in quanto infondata e, pertanto, deve essere respinto il ricorso nella sua interezza.

IV.    Sulle spese

74      Ai sensi dell’articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

75      La ricorrente, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese, conformemente alla domanda dell’EUIPO.

Per questi motivi,

IL TRIBUNALE (Terza Sezione)

dichiara e statuisce:

1)      Il ricorso è respinto.

2)      La Edison SpA è condannata alle spese.

Frimodt Nielsen

Forrester

Perillo

Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 dicembre 2018.

Il cancelliere

 

      Il presidente

E. Coulon

 

                        S. Frimodt Nielsen


*      Lingua processuale: l’italiano.