Nationale rechtspraak

Deze pagina bevat een aantal belangrijke nationale rechterlijke beslissingen met betrekking tot het Unierecht die gedeeld worden binnen het Justitieel Netwerk van de Europese Unie (JNEU).

De documenten zijn beschikbaar in de talen waarin ze door de nationale rechterlijke instanties worden verstrekt.

Toegang tot nationale rechtspraak

Hieronder is een volledige lijst van beslissingen te vinden die door de grondwettelijke hoven en de hoogste rechterlijke instanties van de lidstaten van de Europese Unie zijn geselecteerd. 

Aanvullende middelen

De databank Dec.Nat. (Décisions nationales) bevat eveneens een selectie van nationale rechtspraak die relevant is voor het Unierecht, met name van rechtspraak van de hoogste bestuursrechters.

Deze databank is opgezet door de Vereniging van Raden van State en Hoogste Administratieve Rechtscolleges van de Europese Unie (ACA-Europe), een partnernetwerk van het JNEU, en bevat verwijzingen naar nationale beslissingen die zijn uitgesproken naar aanleiding van prejudiciële beslissingen van het Hof van Justitie. De databank is beschikbaar in het Engels en het Frans.

Rechterlijke instantie die de auteur is

Materie

  • Utrymme har saknats för hovrätt att på handlingarna pröva ett ärende om vistelseförbud när part begärt att sammanträde ska hållas.

    • Fundamentele rechten
    • rechtsvordering
    • gerechtszitting
    • rechterlijke toetsing
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    • SV (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • SV (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Cláusula 5 del Acuerdo marco de la CES, la UNICE y el CEEP sobre el trabajo de duración determinada, anexo a la Directiva 1999/70/CE; STJUE (Gran Sala) de 14-4-2026 (C -418/24, Obadal).

    • Werkgelegenheid
    • WERKGELEGENHEID EN ARBEID
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    • ES (nieuw tabblad)
  • En tid om cirka ett år och elva månader av inaktivitet i länsstyrelsens handläggning av ett ärende om strandskyddsdispens har – mot bakgrund av den totala tiden i samtliga instanser – inte inneburit en skadeståndsgrundande överträdelse av rätten till prövning inom skälig tid enligt artikel 6(1) i Europakonventionen.

    • Fundamentele rechten
    • gerechtelijke achterstand
    • rechterlijke toetsing
    • Europees Verdrag voor de rechten van de mens
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  • Frågor om sekretess och förbehåll enligt offentlighets- och sekretesslagen i en situation där ett företag begärt ut ett större antal domar och andra handlingar och begäran avsett handlingar i såväl brottmål som andra typer av mål.

    • Bescherming van gegevens
    • documentverschaffing
    • juridisch informatiesysteem
    • persoonlijke gegevens
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  • on la sentenza n. 205 del 2022, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1, legge 13 aprile 1988, n. 117, recante Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati. La disposizione è stata ritenuta in contrasto con gli artt. 2, 3 e 32 Cost. ed è stata colpita nel testo antecedente a una recente riforma (in particolare, la modifica apportata dall’art. 2, co. 1, lett. a), della legge 27 febbraio 2015, n. 18, recante Disciplina della responsabilità civile dei magistrati, nella parte in cui non prevede il risarcimento dei danni non patrimoniali da lesione dei diritti inviolabili della persona anche diversi dalla libertà personale). La Corte di Cassazione italiana doveva pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniali patiti da un soggetto erroneamente coinvolto in un procedimento penale nel quale si ipotizzava un suo concorso esterno nel reato di associazione a delinquere di tipo mafioso. Aveva ritenuto che ai fatti di causa, verificatisi anteriormente al 2015, dovesse applicarsi ratione temporis il testo originario dell’art. 2, l. n. 117 del 1988, non avendo la legge n. 18 del 2015 previsto una disciplina transitoria. La Corte di cassazione, pertanto, quale giudice a quo, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1, della legge n. 117 del 1988 (nel testo antecedente alla modifica apportata dall’art. 2, comma 1, lett. a), della legge n. 18 del 2015), nella parte in cui limita(va) la risarcibilità dei danni non patrimoniali ai soli danni derivanti da privazione della libertà personale, nonché nella parte in cui non aveva previsto l’applicazione della suddetta modifica, introdotta all’art. 2, comma 1, della legge n. 117 del 1988, ai giudizi ancora in corso e per fatti antecedenti alla sua entrata in vigore. La Corte costituzionale, ricordando che la legge n. 117 del 1988 (compreso l’art. 2) “è stata oggetto di significative modifiche apportate dalla legge n. 18 del 2015, in conseguenza degli sviluppi della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenze 13 giugno 2006, in causa C-173/03, Traghetti del Mediterraneo spa, e 30 settembre 2003, in causa C-224/01, Köbler)” e, dunque, rapportandosi al quadro di valori di matrice europea tratteggiato dalla Cassazione, ha ritenuto fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate. Rammentato il carattere di specialità dell’illecito da esercizio della funzione giudiziaria, la Corte ha rilevato l’irragionevolezza della disposizione censurata, ravvisabile nella scelta del legislatore di negare la piena tutela risarcitoria ai diritti della persona diversi dalla libertà personale. Se è vero che la libertà personale, di cui all’art. 13 Cost., “può ritenersi esposta a subire pregiudizi particolarmente gravi per effetto dell’illecito del magistrato”, allo stesso tempo una simile circostanza “rileva su un piano meramente di fatto, del tutto inidoneo a giustificare l’esclusione dalla tutela degli altri diritti inviolabili della persona, parimenti suscettibili di subire danni in conseguenza di una acclarata responsabilità del magistrato”. La Costituzione italiana, infatti, “riconosce e garantisce” all’art. 2 Cost. i diritti inviolabili della persona: ad essi si ascrive anche il diritto alla salute di cui all’art. 32 Cost. Non è giustificabile, in questa prospettiva, evidentemente anche in base il principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost., selezionare “un solo diritto inviolabile della persona”, protetto dal risarcimento dei danni non patrimoniali, anche fuori dai casi di reato. Ai diritti inviolabili della persona, infatti, non può negarsi la tutela civile offerta dal risarcimento dei danni non patrimoniali che, non differenziando i danneggiati in base alla loro capacità di produrre reddito, assicura una protezione basilare, riconoscibile a tutti e idonea a svolgere una funzione solidaristico-satisfattiva, talora integrata (se in presenza di una particolare gravità soggettiva dell'illecito e relativamente alla componente del danno morale) anche da una funzione individual-deterrente. Tale costruzione non rispondeva nemmeno alla esigenza di preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. L’esigenza di preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura rileva nella definizione del confine fra lecito e illecito e nella dialettica tra azione civile diretta nei confronti dello Stato e azione di rivalsa nei riguardi del magistrato (secondo un delicato bilanciamento tra i principi di cui agli artt. 101 e 103 Cost. e gli interessi di chi risulta ingiustamente danneggiato). Viceversa, secondo la Corte, “una volta delimitato il campo dell'illecito, a beneficio della serenità e dell’autonomia del giudice nello svolgimento delle sue funzioni, non si ravvisano ragioni idonee a giustificare una compressione di quella tutela essenziale dei diritti inviolabili della persona, che è data dal risarcimento dei danni non patrimoniali”. In questo senso, ha proseguito la Consulta, la limitazione prevista dalla norma censurata si traduceva (rilevata l’impossibilità di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’applicazione sopravvenuta dell’art. 2059 cod. civ. alla responsabilità civile del magistrato) in una irragionevole differenziazione tra diritti inviolabili della persona, “evocatrice, in tale ambito, di una insostenibile gerarchia interna a tale categoria di diritti”. L’autonomia del magistrato, del resto, “è preservata anche dal carattere indiretto della responsabilità, nonché dai limiti posti all’azione di rivalsa”. In tale contesto, “la compressione della tutela civile dei diritti inviolabili della persona si traduce in una irragionevole limitazione della responsabilità civile dello Stato e del magistrato”. La disposizione, conclusivamente, è stata dichiarata incostituzionale nella parte in cui non prevedeva il risarcimento dei danni non patrimoniali da lesione dei diritti inviolabili della persona diversi dalla libertà personale.

    • Fundamentele rechten
    • aansprakelijkheid
    • rechten en vrijheden
    • rechtsingang
    • gerechtelijke dwaling
    • toezicht op de grondwettigheid
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
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  • La Corte costituzionale ha escluso un contrasto con il diritto dell’Unione europea di una legge regionale siciliana che ha introdotto le denominazioni comunali (De.Co.) per prodotti che sono unicamente espressione della loro origine geografica e culturale. La Corte costituzionale italiana si è pronunciata in materia di marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Tipica) e STG (Specialità Tradizionale Garantita), dichiarando non in contrasto con la Costituzione e con la normativa dell’Unione europea la legge della Regione Siciliana n. 3 del 2022, che ha previsto l’istituzione di un “Registro regionale dei prodotti a denominazione comunale De.Co.”. Il registro è volto alla salvaguardia, alla tutela e alla diffusione delle produzioni agroalimentari ed enogastronomiche territoriali. Nel dichiarare non fondata l’impugnativa del Governo, la Corte ha affermato che la denominazione comunale (De.Co.) è una “attestazione di identità territoriale” destinata a individuare l’origine e il legame storico culturale di un determinato prodotto tipico con il territorio comunale. La disciplina regionale non integra, dunque, un nuovo marchio (come tale attestante la qualità): per tale motivo, le De.Co. non interferiscono con le denominazioni registrate a livello europeo (DOP, IGP e STG), né hanno un effetto equivalente a una restrizione quantitativa nel mercato interno (come avvenuto con altre leggi regionali analoghe, che hanno istituito registri di denominazioni comunali – De.Co.). L’analisi del diritto dell’Unione è stata essenziale ai fini del decidere. La Corte ha ricordato che sul versante europeo la disciplina dei regimi di qualità dei prodotti agricoli alimentari registra un avanzato processo di armonizzazione, in base alle competenze che gli artt. 3, par. 1, lett. b) e 4, par. 1, lett. a) e d), TFUE assegnano all'Unione europea (segnatamente, per la definizione delle regole in materia di concorrenza, di mercato interno, di agricoltura e pesca, tranne la conservazione delle risorse biologiche del mare). La disciplina è attualmente disciplinata dal regolamento (UE) n. 1151/2012, strumento specifico per l'attuazione dell'armonizzazione delle legislazioni nel settore agricolo (ai sensi dell'art. 43, par. 2, TFUE, che fa riferimento alla “organizzazione comune dei mercati agricoli”, e dell'art. 118, par. 1, TFUE, per la creazione di titoli europei volti alla protezione uniforme dei diritti di proprietà intellettuale e per l'istituzione di regimi di autorizzazione, di coordinamento e di controllo centralizzati a livello dell’Unione). Il regolamento n. 1151/2012 istituisce, dunque, in continuità con i precedenti regolamenti, un regime di denominazioni di origine e di indicazioni geografiche protette al fine di aiutare i produttori di prodotti legati a una determinata zona geografica (tramite giusta remunerazione, protezione uniforme informazioni chiare sulle proprietà che conferiscono valore aggiunto ai prodotti). Quindi, definisce i marchi DOP e IGP, che fanno riferimento, in particolare, alla qualità del prodotto, nonché un regime relativo alle STG, “per salvaguardare metodi di produzione e ricette tradizionali, aiutando i produttori di prodotti tradizionali a commercializzare i propri prodotti e a comunicare ai consumatori le proprietà che conferiscono alle loro ricette e ai loro prodotti tradizionali valore aggiunto”. Dalla registrazione di un prodotto con il marchio DOP, IGP o STG, nasce il diritto di escludere l'uso, diretto o indiretto, da parte di terzi che non siano titolari della denominazione protetta, al fine di preservare la qualità del prodotto a livello europeo. In base alla giurisprudenza della Corte di giustizia, inoltre, emerge come il regime di protezione delle DOP e delle IGP miri, essenzialmente, a garantire ai consumatori che i prodotti agricoli che beneficiano di una denominazione registrata presentino talune caratteristiche particolari e, pertanto, offrano una garanzia di qualità, dovuta anche alla loro provenienza geografica. Le “denominazioni geografiche semplici”, invece, si collocano al di fuori dell’ambito di applicazione dei regolamenti europei e ad esse possono essere ricondotte le De.Co., come disciplinate dalla legge regionale oggetto di censura. Tali denominazioni, che integrano la mera provenienza geografica di un prodotto, trovano espressa considerazione nella giurisprudenza europea, al fine di escluderle dall'applicazione dei regolamenti UE al ricorrere di determinate condizioni. Due sono le condizioni da soddisfare affinché un regime di protezione possa applicarsi, sul mercato di uno Stato membro, a una denominazione geografica priva di registrazione comunitaria o alle denominazioni geografiche concernenti i prodotti per i quali non esiste un nesso particolare tra le loro caratteristiche e la loro origine geografica. Da una parte, occorre che la sua applicazione non comprometta gli obiettivi dei regolamenti europei. Dall’altra, occorre che essa non risulti in contrasto con la libera circolazione delle merci. Se, in generale, non è ammissibile una normativa interna, nazionale o regionale, che vada a sovrapporsi in modo diretto, o che sia di ostacolo alla libera circolazione delle merci, introducendo misure di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa all'importazione, nel caso di specie la norma regionale tendeva solo a valorizzare il “patrimonio produttivo e culturale nonché i prodotti di qualità del territorio”, senza istituire marchi. Senza la loro creazione, o senza misure di effetto equivalente alla restrizione all'importazione (di cui agli artt. 34 e 35 TFUE), non si è in contrasto con il diritto dell’Unione europea prima richiamato. La legge regionale siciliana, infatti, non certifica la qualità, ma si limita a qualificare, in senso positivo, la denominazione comunale (De.Co.) come “attestazione di identità territoriale” individuando unicamente l’origine e il legame storico culturale di un determinato prodotto con il territorio comunale (art. 2, comma 1). Essa, inoltre, specifica, in senso negativo, che la denominazione comunale “non è un marchio di qualità o di certificazione” (art. 1, comma 2). Ne consegue che l'attestazione di identità territoriale non è un marchio, né un segno distintivo di protezione di un prodotto; non conferisce un diritto di privativa né di esclusiva, che possa essere fatto valere nei confronti di chi produce lo stesso prodotto tipico o tradizionale. In aggiunta, la legge regionale prevede una clausola generale di “cedevolezza” che esclude in radice la possibilità di un concorso e di un conflitto di denominazioni europee e di denominazioni comunali. Pertanto, la disciplina regionale non interferisce con la disciplina europea relativa elle denominazioni registrate a livello europeo (DOP, IGP e STG). In aggiunta, non si pone in contrasto con la libera circolazione delle merci di cui all'art. 28 TFUE, né misure a effetto equivalente (artt. 34 e 35), in quanto, in accordo con la Corte di Giustizia (sentenza 8 maggio 2014, in causa C-35/13, Assica - Kraft Foods Italia spa) non ci si trova di fronte a tali misure allorché, come nel caso di specie, le misure “servono unicamente a informare circa l'origine geografica del prodotto e non evidenziano alcun nesso particolare tra le caratteristiche dello stesso e la sua origine geografica, nel senso che il loro scopo, in particolare, non è quello di garantire i consumatori che i prodotti recanti tali denominazioni presentano una qualità o una caratteristica determinata”. In conclusione, non essendo identificabile, nelle denominazioni comunali De.Co., né un marchio né alcun segno identificativo di protezione del prodotto, ma potendo le stesse essere qualificate come “indicazioni geografiche semplici”, prive di un effetto equivalente a una restrizione quantitativa nel mercato interno, non sono stati rilevati vizi di illegittimità costituzionale per contrasto con la disciplina dell’Unione europea.

    • Landbouw en visserij
    • Interne markt - Beginselen
    • Merken
    • agrovoeding
    • voedingsproduct
    • toezicht op de grondwettigheid
    • aanduiding van herkomst
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    Integrale tekst van het perscommuniqué
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  • Rinvio pregiudiziale sul mandato di arresto europeo (prima ordinanza). Con le ordinanze n. 216 e n. 217 del 2021 la Corte Costituzionale ha rimesso alla Corte di giustizia dell’Unione europea la compatibilità della disciplina del mandato di arresto europeo rispetto a taluni diritti fondamentali. Le censure hanno rilevanza sia nazionale che europea: la Corte italiana, in quest’ottica, riconosce che spetta alla Corte di Giustizia il compito di pronunciarsi. La materia del mandato, infatti, è armonizzata in modo pieno da parte della decisione quadro 2002/584/GAI (in particolare, art. 1, par. 3), che va letta alla luce del parametro di legittimità alla luce della Carta dei diritti fondamentali (art. 3 per il diritto a non subire lesioni della propria integrità fisica, art. 35 per il diritto alla salute, art. 4 per il diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti) e dell’art. 6 del TFUE. La Corte italiana cerca di preservare il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione europea, evitando una attuazione frammentata dei diritti fondamentali in base a standard “puramente nazionali”. Proprio a tal fine, offre argomenti come la leale cooperazione tra i sistemi di garanzia ed osservazioni fondate sull’interpretazione della Corte di Giustizia. In dettaglio, l’ordinanza n. 216 riguarda la legittimità degli art. 18 e 18-bis della l. n. 69 del 2005, per un possibile contrasto rispetto alla tutela del diritto alla salute (art. 32 Cost.), laddove non prevedono, quale motivo ostativo alla consegna, le “ragioni di salute croniche e di durata indeterminabile che comportino il rischio di conseguenze di eccezionale gravità per la persona richiesta”. Nell’ordinanza n. 216, la Corte richiama le sentenze della Corte di giustizia (Aranyosi del 5 aprile 2016, cause riunite C 404/15 e C 659/15 PPU; Celmer del 25 luglio 2018, causa C-216/18 PPU), le quali hanno stabilito che in caso di pericolo di violazione dei diritti fondamentali, le autorità giudiziarie dello Stato di esecuzione devono rifiutare la consegna laddove, in base ai tratti del caso e di motivi seri e comprovati, il soggetto interessato possa essere a rischio di subire una violazione – interpellando, a tal fine, l’autorità giudiziaria emittente. Tale procedura dovrebbe essere applicata anche nella ipotesi in cui le condizioni patologiche, di carattere cronico e di durata indeterminabile, della singola persona richiesta, possano peggiorare in caso di consegna. Poiché non si tratta di condizioni sistemiche e generalizzate presenti nello Stato membro, ma di situazioni individuali di una singola persona, la Corte ritiene necessario un intervento della Corte di giustizia, per considerare il caso di specie, al contempo ricercando l’uniformità e l’effettività del diritto europeo.

    • Ruimte van vrijheid, veiligheid en recht
    • Justitiële samenwerking in strafzaken
    • RECHT
    • strafrecht
    • rechten en vrijheden
    • rechtspraak
    • toezicht op de grondwettigheid
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  • Förutsättningar för att utvisa en EES-medborgare som vid upprepade tillfällen har dömts för mindre allvarliga förmögenhetsbrott har ansetts föreligga.

    • Burgerschap van de Unie
    • Justitie en binnenlandse zaken
    • eigendomsdelict
    • diefstal
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  • Le Regioni non devono minare le disposizioni europee per l’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Due disposizioni regionali (art. 16 della legge reg. Abruzzo n. 1 del 2022 e art. 19 della legge reg. Abruzzo n. 5 del 2022), afferenti al regime abilitativo degli impianti di energia da fonti rinnovabili, sono state dichiarate costituzionalmente illegittime per contrasto con l’ordinamento dell’Unione europea e con gli obblighi internazionali cui l’Italia è soggetta. La normativa italiana (legge n. 53 del 2021, che ha dettato criteri e principi per l’esercizio di una delega da parte del Governo, attuata con d.lgs. n. 199 del 2021), che deriva dalla direttiva 2018/2001/UE, ha la finalità di accelerare la crescita sostenibile del Paese, potenziare le fonti rinnovabili e raggiungere le quote stabilite per il 2030 in merito a tali fonti. Essa prevede, sul piano procedurale, l’adozione di decreti ministeriali volti a individuare aree idonee per l’installazione degli impianti, in base ai quali le Regioni possono provveder. Solo nelle more dell’individuazione delle aree idonee possono essere disposte moratorie o sospensioni dei procedimenti di autorizzazione (art. 20, comma 6, d.lgs. n. 199 del 2021). Le disposizioni regionali colpite, invece, erano in contrasto con il regime normativo generale e con i principi della Costituzione italiana, anche rapportati a quanto disposto dalla normativa europea. Da un lato, l’art. 16 della Legge regionale della Regione Abruzzo n. 1 del 2022 aveva disposto una proroga (dal 31 dicembre 2021 al 30 giugno successivo) in ordine al termine entro il quale la Giunta regionale era chiamata a proporre al Consiglio regionale lo strumento di pianificazione contenente l’individuazione delle aree e dei siti inidonei all’installazione di specifici impianti da fonti rinnovabili, prolungando così il correlato meccanismo di moratoria degli stessi. Il precetto è stato quindi ritenuto in contrasto sia con i principi fondamentali dettati dallo Stato nella materia concorrente della “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, di cui all’art. 117, terzo comma, Cost., perché mina la finalità acceleratoria dei relativi procedimenti autorizzatori (come già affermato nella sentenza n. 77 del 2022), sia con il rispetto del diritto dell’Unione europea e degli obblighi internazionali di cui all’art. 117, primo comma, Cost. e, nello specifico, in aderenza a quanto espresso dalla direttiva 2018/2001/UE, in linea di continuità con quelli fatti propri dalle direttive 2001/77/CE e 2009/28/CE. Con riferimento a quest’ultimo parametro, la Corte italiana ha rammentato che l’art. 15, paragrafo 1, della direttiva 2018/2001/UE richiede agli Stati membri di assicurare che le norme nazionali in materia di procedure autorizzative “siano proporzionate e necessarie” e che “siano razionalizzate e accelerate al livello amministrativo adeguato e siano fissati termini prevedibili” (paragrafo 1, lettera a). Analoghe esigenze erano, del resto, già affermate dall’art. 6, paragrafo 1, della direttiva 2001/77/CE, modificata e abrogata dalla direttiva 2009/28/CE, il cui art. 13, paragrafo 1, lettera c), ha ribadito la necessità che le “procedure amministrative siano semplificate e accelerate”. Ne è scaturita la contrarietà rispetto ai suddetti obblighi della proroga disposta dalla Regione in ordine alle procedure di autorizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, vìola gli impegni assunti dallo Stato italiano nei confronti dell’Unione europea e a livello internazionale. Dall’altro lato, l’art. 19, comma 2, della legge reg. Abruzzo n. 5 del 2022 (che aveva dettato la possibilità di prevedere limiti alla facoltà di autorizzare l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili), è stato considerato una violazione dei principi dettati dal legislatore statale in tema di individuazione delle aree e dei siti non idonei – quindi, ancora una volta, in contrasto con l’art. 117, terzo comma, Cost. per violazione della potestà legislativa concorrente. Non solo: la medesima disposizione è stata ritenuta in aperto contrasto anche con l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’obiettivo di garantire la massima diffusione degli impianti da fonti di energia rinnovabili, perseguito sia dalla direttiva 2009/28/CE, e già prima da quella 2001/77/CE, sia dalla direttiva 2018/2001/UE. La finalità di conseguire un maggiore ricorso all’energia derivante da fonti rinnovabili è una misura determinante per ridurre le emissioni che causano l’effetto serra e poter così rispettare, conseguentemente, “gli impegni dell’Unione nel quadro dell’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, a seguito della 21a Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”. L’ordinamento italiano, infatti, deve garantire la massima diffusione degli impianti in discussione, come ribadito dalla Corte costituzionale italiana in diversi precedenti (sentenze n. 221, n. 216 e n. 77 del 2022, n. 177 del 2021, n. 106 del 2020, n. 286 del 2019, n. 69 del 2018, n. 13 del 2014 e n. 44 del 2011), al primario fine di ridurre le emissioni di gas a effetti serra (sentenze n. 46 del 2021, n. 237 del 2020, n. 148 del 2019) e così contrastare il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici (sentenza n. 77 del 2022).

    • Energiebeleid
    • Milieu
    • toezicht op de grondwettigheid
    • ENERGIE
    • energiebeleid
    • beleid inzake klimaatverandering
    • vermindering van gasemissie
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  • Nell’affrontare il delicato tema della procreazione medicalmente assistita e della irrevocabilità del consenso prestato dall’uomo, la Corte costituzionale ha tutelato la posizione della donna, richiamando anche la qualifica giuridica dell’embrione in linea con la giurisprudenza europea. La sentenza concerne la fecondazione medicalmente assistita e, in particolare, la legittimità della previsione che, nell’ambito della procreazione medicalmente assistita, stabilisce la irrevocabilità del consenso dell’uomo dopo la fecondazione dell’ovulo. Di rilievo, ai fini dello scambio di informazioni tra Corti, il fatto che, nel trattare il delicatissimo tema della dignità dell'embrione, la Corte italiana si è posta in linea con la giurisprudenza sovranazionale e convenzionale, precisando che “l’embrione «ha in sé il principio della vita» (sentenza n. 84 del 2016)”. In particolare, riferendosi alla vita da “intendersi quale vita umana”, ha ricordato che “la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”, riallacciandosi espressamente la Corte di giustizia dell’Unione europea (Grande sezione, in causa C-34/10, sentenza 18 ottobre 2011, Brüstle contro Greenpeace eV). Inoltre, nell’affermare che l’embrione “viene generato a motivo della speranza che una volta trasferito nell’utero dia luogo a una gravidanza e conduca alla nascita”, ne ha dedotto che il corollario “per cui «quale che ne sia il, più o meno ampio, riconoscibile grado di soggettività correlato alla genesi della vita, non è certamente riducibile a mero materiale biologico» (sentenze n. 84 del 2016 e n. 229 del 2015; in senso analogo, Corte EDU, grande camera, sentenza 27 agosto 2015, Parrillo contro Italia, dove si è affermato: «human embryos cannot be reduced to "possessions" within the meaning of that provision»)”. In termini costituzionali nazionali, la Corte costituzionale ha potuto osservare (in linea con la precedente giurisprudenza) che “la sua «dignità», quindi, è «riconducibile al precetto generale dell’art. 2 Cost.», dovendo essere pertanto tutelata anche ove si sia al cospetto di embrioni soprannumerari o malati (sentenza n. 229 del 2015)”. Allo stesso tempo, ha osservato che “la tutela dell'embrione non è comunque assoluta e del resto «non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute [psicofisica] proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora diventare» (sentenza n. 27 del 1975)”. A valle, la Corte ha sviluppato una serie di argomenti rapportati alla Costituzione italiana (art. 2 e 3) e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (art. 8), all’esito dei quali ha statuito che il consenso dell’uomo non può essere revocato dopo la fecondazione, in modo da assicurare la tutela della donna e del trattamento e del percorso intrapreso (tecnicamente, ha giudicato non irragionevole il bilanciamento operato dal legislatore italiano con l’art. 6, comma 3, ultimo periodo, della legge italiana n. 40 del 2004). Di interesse, infine, il richiamo, nell’ultima parte della motivazione, a considerazioni di diritto comparato. Viene citata, infatti, la Corte israeliana, che in un caso esaminato “ha subordinato la possibilità dell’impianto a determinate condizioni attinenti la responsabilità genitoriale (a tale decisione si è di recente ispirata la Corte costituzionale della Colombia, sentenza 13 ottobre 2022, T-357/22, che, in una vicenda analoga, ha permesso l’assimilazione del padre a un donatore anonimo)”. La Corte ne deduce “la consapevolezza di trovarsi di fronte a una scelta complessa, che coinvolge interessi chiaramente antagonisti, a indurre gli ordinamenti ad adottare soluzioni differenti, che riflettono le precipue caratterizzazioni che in essi assumono i principi costituzionali coinvolti”.

    • Fundamentele rechten
    • RECHT
    • rechten en vrijheden
    • grondrechten
    • rechten van de vrouw
    • eerbiediging van het privé-leven
    • toezicht op de grondwettigheid
    • kunstmatige voortplanting
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Responsabilidad civil por productos defectuosos y acción directa del perjudicado con residencia en España contra la aseguradora de nacionalidad alemana. Aplicación del Reglamento «Roma II» [arts. 5.1.a) y 18] sobre ley aplicable a las obligaciones extracontractuales: ejercicio por la persona perjudicada de la acción directa del art. 76 LCS contra la aseguradora, al disponerlo así la ley aplicable (ley española) a la obligación extracontractual derivada del daño causado por producto defectuoso (toxicidad de un lote del producto sanitario utilizado durante el tratamiento quirúrgico de un desprendimiento de retina). Plazo de prescripción de la acción directa contra la aseguradora: es el que rija para el ejercicio del derecho que tiene el perjudicado frente al asegurado: aplicación del plazo de tres años de prescripción de la acción de responsabilidad civil por productos defectuosos (art. 143 TRLGDCU).

    • Bescherming van de consument
    Integrale tekst
    • ES (nieuw tabblad)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • ES (nieuw tabblad)
  • In materia di mandato di arresto europeo, la necessità del rispetto dei diritti fondamentali si rivela coerente tra ordinamento europeo e nazionale. La Corte si è pronunciata in materia di mandato d'arresto europeo, trattando, nello specifico, il rifiuto facoltativo della consegna per ragioni di salute croniche e di durata indeterminabile, che generino il rischio di conseguenze di eccezionale gravità per la persona. Nel merito, la pronuncia ha dichiarato non fondate le questioni sollevate dalla Corte d’appello di Milano in riferimento al principio di eguaglianza, sancito dall’art. 3 della Costituzione italiana, degli art. 18 e 18-bis della legge n. 60 del 2005 (nella parte in cui non prevedono quale motivo di rifiuto della consegna, nell’ambito delle procedure di mandato d’arresto europeo, ragioni di salute croniche e di durata indeterminabile che comportino il rischio di conseguenze di eccezionale gravità per la persona richiesta). Di rilievo, sul piano dell’ordinamento europeo, la considerazione della Corte costituzionale circa la decisione quadro 2002/584/GAI, che è fondata sul principio di fiducia reciproca sotteso allo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, per ciò che concerne il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dal diritto dell’UE. La Corte italiana ricorda la presunzione di adeguatezza delle cure e dei trattamenti offerti da ciascuno Stato per le patologie di cui soffra la persona richiesta, che di regola preclude alle autorità giudiziarie di rifiutare l’esecuzione del mandato d’arresto. Tale presunzione, invece, non opera invece in radice nei tradizionali strumenti di estradizione, ciò che rende un unicum il quadro normativo europeo (e non praticabile una comparazione tra le due tipologie di strumenti di cooperazione). Da sottolineare, soprattutto, l’affermazione per cui “un mandato d’arresto europeo non può mai comportare l’esposizione della persona a un rischio di deterioramento rapido, significativo e irrimediabile del proprio stato di salute, e a fortiori di una riduzione dell’aspettativa di vita”. Una conseguenza di tal specie, infatti, determinerebbe una violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti sancito dall’art. 4 CDFUE (nonché, sul piano nazionale, una lesione del diritto inviolabile alla salute, tutelato dagli artt. 2 e 32 e 111 Cost. italiana). I ragionamenti svolti chiamano direttamente in causa quelli della Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza 18 aprile 2023, in causa C-699/21, E. D.L), a seguito di rinvio pregiudiziale sollevato dalla stessa Corte italiana. Le relative statuizioni sono, pertanto, perfettamente in linea. Conviene riprendere alcune considerazioni in merito: “la soluzione indicata dalla Corte di giustizia con lo sguardo rivolto all’intero spazio giuridico dell’Unione [deve] inserirsi nello specifico contesto normativo italiano, rappresentato dalla legge n. 69 del 2005 di recepimento della decisione quadro 2002/584/GAI, in modo da escluderne i profili di contrarietà alla Costituzione paventati dal rimettente, oltre che agli stessi diritti fondamentali riconosciuti dal diritto dell’Unione”. In questo senso, le indicazioni interpretative fornite da Lussemburgo sono relative a uno strumento vincolante per gli Stati membri quanto al risultato da ottenere, salva restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla forma e ai mezzi: ne consegue che la decisione quadro integra l’ordinamento italiano il quale, nell’ambito della sua autonomia, deve comunque rispettare valori e diritti fondamentali garantiti dall’Unione europea. Dunque, “anche le indicazioni ora fornite dalla Corte di giustizia relativamente al risultato da raggiungere - evitare la lesione dei diritti fondamentali di una persona ricercata gravemente malata, attraverso una diretta interlocuzione tra le autorità giudiziarie dello Stato emittente e di quello dell'esecuzione - vanno calibrate e precisate in modo da inserirsi armonicamente in quel contesto normativo”. Il fine, come anticipato, è una tutela armonica dei diritti fondamentali in questo delicato contesto.

    • Fundamentele rechten
    • Ruimte van vrijheid, veiligheid en recht
    • Justitiële samenwerking in strafzaken
    • Justitie en binnenlandse zaken
    • RECHT
    • bescherming van vrijheden
    • strafprocedure
    • toezicht op de grondwettigheid
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Ausschüttung von Gewinnen aus der Zeit vor Auflösung der Gesellschaft nach Liquidationsbeginn

    • Fiscale bepalingen
    • groep ondernemingen
    • dochteronderneming
    • liquidatie van een onderneming
    • belasting op inkomsten uit kapitaal
    • belastingaftrek
    • dubbele belasting
    • fiscaal recht
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Im Wesentlichen inhaltsgleich mit BFH-Urteil vom 11.12.2025 V R 7/24 - Vollverzinsung nach § 233a der Abgabenordnung (AO) und Unionsrecht sowie Billigkeit

    • Handvest van de grondrechten
    • Fiscale bepalingen
    • Belasting over de toegevoegde waarde
    • BTW
    • kwijtschelding van belastingschuld
    • fiscaal recht
    • rente
    • Handvest van de grondrechten van de Europese Unie
    • EU-recht
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Vollverzinsung nach § 233a AO und Billigkeit

    • Handvest van de grondrechten
    • Fiscale bepalingen
    • Belasting over de toegevoegde waarde
    • BTW
    • kwijtschelding van belastingschuld
    • fiscaal recht
    • rente
    • Handvest van de grondrechten van de Europese Unie
    • EU-recht
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Vollverzinsung nach § 233a AO und Unionsrecht

    • Handvest van de grondrechten
    • Fiscale bepalingen
    • Belasting over de toegevoegde waarde
    • BTW
    • fiscaal recht
    • rente
    • Handvest van de grondrechten van de Europese Unie
    • EU-recht
    • evenredigheidsbeginsel
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    • Werkgelegenheid
    • arbeidscontract
    • loon
    • intra-company collective agreement
    Integrale tekst
    • FI (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • SV (nieuw tabblad)
    • rechtspersoon
    • pers
    • recht van weerwoord
    • opheffing van de zaak
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
    • concurrentie
    • EU-mededingingsbeleid
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
    • bedrijfsorganisatie
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
    • schuldvordering
    • schuld
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
    • schade
    • loon
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
    • fraude
    • strafvervolging
    • fraude ten nadele van de EU
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
    • burgerlijk geding
    • strafprocedure
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Hinterbliebenenversorgung - Altersdiskriminierung

    • Sociaal beleid
    • arbeidsomstandigheden en -organisatie
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    • Nauwere samenwerking
    • Octrooien
    • toezicht op de grondwettigheid
    • vertaling
    • Europees octrooi
    • nauwere samenwerking
    Integrale tekst
    • EN (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Az Alkotmánybíróság elutasította az adózás rendjéről szóló törvény egyes rendelkezései és a Kúria áfa-visszafizetés tárgyában hozott ítélete alaptörvény-ellenességének megállapítására és megsemmisítésére irányuló alkotmányjogi panaszt. Az eljárás alapjául szolgáló ügy előzménye, hogy az Európai Unió Bírósága megállapította, hogy azok az adóalanyok, akik uniós jogba ütköző módon nem részesültek áfa-különbözetük visszatérítésében, közösségi jog alapján késedelmi kamatra jogosultak. Az indítványozó erre hivatkozással késedelmi kamat kiutalása iránt terjesztett elő kérelmet az adóhatósághoz. Az adóhatóság megállapította a kamatszámítás alapját képező, az uniós jogba ütköző módon vissza nem igényelhető és a bevallásokban feltüntetett pénzügyileg nem rendezett beszerzésekre jutó áfa összegét. Az elsőfokú adóhatóság részben helyt adott az indítványozó kérelmének, és részére késedelmi kamatot állapított meg. A kamat elkésett kiutalása miatt járó kamat fizetését az elsőfokú adóhatóság elutasította. A bíróság a közigazgatási döntés felülvizsgálata során az adóhatóság határozatát hatályon kívül helyezte, és új eljárás lefolytatását rendelte el, a Kúria e döntést hatályában fenntartotta, de az új eljárás eredményére kiható módon módosította az indokolást. Az indítványozó alkotmányjogi panaszában többek között a Kúria ítélete alaptörvény-ellenességének megállapítását és megsemmisítését kérte, mivel az álláspontja szerint sértette a tisztességes eljáráshoz való jogát, mert a Kúria érdemben nem reagált a felülvizsgálati ellenkérelemben foglalt adójogi, illetve alkotmányossági kifogásokra, sem az előzetes döntéshozatali eljárás iránti kérelemre. Az Alkotmánybíróság határozatában megállapította, hogy a Kúria az adójog és a jog általános ismérvei alapján döntésében részletesen kifejtette, hogy a késedelmi kamat mely esetekben és milyen eljárási szabályok alapján jár. Az Alkotmánybíróság megítélése szerint a késedelmi kamat érvényesíthetőségére vonatkozó kúriai gyakorlat, különösen az, hogy az uniós jog megsértésén alapuló késedelmi kamat igény hivatalból nem, csak kérelemre érvényesíthető, nem sérti sem a jogegyenlőség, sem a tisztességes eljáráshoz való jog elvét. A Kúria ítéletében részletesen kifejtette álláspontját a pénzügyileg nem rendezett beszerzésekhez kapcsolódó általános forgalmi adó után igényelt kamat jogalapja és mértéke, valamint a kamat ki nem utalása vagy késedelmes kiutalása miatt járó késedelmi kamat jogalapja és mértéke tekintetében. Az Alkotmánybíróság így az érdemi vizsgálatot követően arra az álláspontra jutott, hogy a Kúria a tisztességes eljáráshoz való jogból fakadó követelményeknek megfelelően indokolta meg ítéletét, így az alkotmányjogi panaszt elutasította.

    • Belasting over de toegevoegde waarde
    • toezicht op de grondwettigheid
    • BTW
    • rente
    Integrale tekst
    • HU (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Az Alkotmánybíróság elutasította a Kúria bírósági jogkörben okozott kártérítés tárgyában hozott ítélete alaptörvény-ellenességének megállapítására és megsemmisítésére irányuló alkotmányjogi panaszt. Az indítványozó bírósági jogkörben okozott kártérítés jogcímen indított pert a Fővárosi Törvényszék ellen, uniós jogszabályokba ütköző ítéletre hivatkozással. Keresetét és felülvizsgálati kérelmét az eljáró bíróságok elutasították, az indítványozó ezt követően fordult az Alkotmánybírósághoz. Álláspontja szerint az eljáró bíróságok megsértették a tisztességes eljáráshoz való jogát azzal, hogy kérelme ellenére nem kezdeményezték ügyében az Európai Unió Bíróságának előzetes döntéshozatali eljárását. Az Alkotmánybíróság határozatában megállapította, hogy a támadott kúriai ítélet részletes érvelést tartalmaz arra nézve, hogy az előzetes döntéshozatali eljárásban feltenni kívánt kérdés - a CILFIT-ügyben alkalmazott kritériumoknak megfelelően - a jogvita szempontjából irreleváns volt; továbbá a Kúria az uniós jogszabályok mellett az Európai Unió Bíróságának döntéseit is az ügyre vetítve részletesen elemezte. Ezért az Alkotmánybíróság az indítványozó alkotmányjogi panaszát elutasította. Mindemellett az Alkotmánybíróság elvi szinten megállapította, hogy ha az eljáró bíróság előzetes döntéshozatalt kezdeményez, akkor ennek elbírálása során az Európai Unió Bírósága törvényes bírónak minősül; megjegyezte továbbá azt is, hogy az Alaptörvény értelmezéséből levezethető az Alkotmánybíróság előzetes döntéshozatali eljárás kezdeményezési jogosultsága.

    • aansprakelijkheid
    • toezicht op de grondwettigheid
    • overheidsopdrachten
    • faillissement
    Integrale tekst
    • HU (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • On the merits, the Constitutional Court held that Section 108 (5) a) of the Act CCXII of 2013 on certain measures and transitional regulations related to the Act CXXII of 2013 on the Agricultural and Forestry Land Trade did not directly terminate any certain rights and thus it neither infringed the right to property [Article XIII of the Fundamental Law of Hungary], nor violated the prohibition of retroactive effect [Article B) of the Fundamental Law of Hungary]. Nevertheless, the Constitutional Court decided that there was necessary to declare a constitutional requirement in line with Article 46 of the Act on the Constitutional Court. The reason was that the Curia of Hungary (Kúria), based on the SERGO Kft. judgment of the CJEU, accepted two principled decisions. Accordingly, the Curia declared the non-application of Section 108 (1) of the Act (that terminated the contracts of beneficial interest and uses on the 1st of May, 2014) since it violated the law of the European Union. Additionally, the Curia extended this interpretation to cases where the law of the European Union was not involved, claiming that otherwise it would have constituted reverse discrimination. The Constitutional Court declared that apart from the act of the law-maker, only an annulment decision adopted by the Constitutional Court might terminate, with universal effect, the applicability of the Hungarian law in force. According to the Constitutional Court, in the absence of a specific legal act uniformly applicable in the Member States of the European Union, a court cannot ignore a law in force by way of the broad interpretation of the judgment of the CJEU. On the contrary: the Fundamental Law obliges all state bodies, including the courts to defend the constitutional identity of Hungary. An unjustified failure to apply the existing domestic law violates the principle of the rule of law [Article B of the Fundamental Law]; therefore, the arbitrary non-application of a domestic law in force was in conflict with the Fundamental Law. As a result, the Constitutional Court established as a constitutional requirement that ordinary courts might not dispense with the application of a Hungarian law, provided that the law of the European Union was not affected.

    • Vrij verkeer van kapitaal
    • rechtspersoon
    • grondeigendom
    • recht op eigendom
    • toezicht op de grondwettigheid
    Integrale tekst
    • HU (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Subject of the case: Interpretation Article E) (2), Article R) (4), Article XIV (4) and Article 24 (1) of the Fundamental Law (transfer of competence to the European Union, group expulsion)

    • asielbeleid
    • Internationale bescherming
    • toezicht op de grondwettigheid
    Integrale tekst
    • EN (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Aufhebungsvertrag - Widerruf - Gebot fairen Verhandelns

    • Sociaal beleid
    • contract
    • beëindiging van het werkverband
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Anrechnung Nachteilsausgleich auf Sozialplanabfindung - Massenentlassung

    • Sociaal beleid
    • schuldvordering
    • ontslagpremie
    • werknemer met een beperking
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Interantional protection; disagreement with practises of a political party; political opinion; fear of being persecuted

    • asielbeleid
    • politiek asiel
    • Internationale bescherming
    • onderdaan van een derde land
    • politieke rechten
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Detention; compliance with the EU law

    • asielbeleid
    • Internationale bescherming
    • beperking van bewegingsvrijheid
    • burgerlijke rechtsvordering
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Public acces to environmental information; public interes

    • EU-recht - internationaal recht
    • vertrouwelijkheid
    • verontreiniging
    • milieurecht
    • inbreukprocedure (EU)
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Agriculture; direct payments to farmers; common agricultural policy

    • steun aan de landbouw
    • unijne płatności bezpośrednie
    • ondernemer
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Inadmissibility of an application for international protection

    • asielbeleid
    • politiek asiel
    • Internationale bescherming
    • onderdaan van een derde land
    • ontvankelijkheid
    • vluchteling
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Right to equal treatment in social security matters in relation to family members of third-country workers

    • Sociale zekerheid
    • Internationale bescherming
    • onderdaan van een derde land
    • rechtsregels voor de sociale zekerheid
    • volksgezondheid
    • rechtstreekse toepasselijkheid
    Integrale tekst
    • CS (nieuw tabblad)
  • Patentfähigkeit eines Mittels zur Anwendung bei Fructoseintoleranz - Fructoseintoleranz - Fructoseintoleranz 1. In einem Einspruchs- oder Nichtigkeitsverfahren darf die Ausführbarkeit der Erfindung nicht allein deshalb verneint werden, weil es an entsprechenden Beweismitteln fehlt. 2. Bei einem Patent, das zweckgebundenen Stoffschutz im Sinne von § 3 Abs. 3 oder 4 PatG beansprucht, muss sich aus den in der Anmeldung enthaltenen Informationen zumindest eine hinreichende Erwartung dafür ergeben, dass der Stoff die beanspruchte Eigenschaft aufweist.

    • Octrooien
    • bewijs
    • octrooi
    • octrooirecht
    • medische research
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Anforderungen an eine starke Kundenauthentifizierung im manuellen chipTAN-Verfahren - Eine starke Kundenauthentifizierung im Sinne von § 675v Abs. 4 Satz 1 Nr. 1 BGB erfordert im manuellen chipTAN-Verfahren nicht die Angabe des Namens des Zahlungsempfängers im Display des TAN-Generators.

    • Vrij verkeer van kapitaal
    • Vrij verrichten van diensten
    • Bescherming van de consument
    • FINANCIËN
    • financiële instellingen en krediet
    • vrij verkeer van kapitaal
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • IVA | PRESTAÇÃO DE SERVIÇOS | SEGURO | RESSEGURO | REGISTO | ISENÇÃO DE IVA

    • Belasting over de toegevoegde waarde
    • verzekeringen
    • BTW
    • belastingontheffing
    Integrale tekst
    • PT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    • Vrij verkeer van personen
    • gelijke behandeling
    • toegang tot de rechtspleging
    • arbeidsbezoldiging
    • collectieve onderhandeling
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    • belastingteruggave
    • zegelrecht
    • auteursrecht
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Staffelung des Urlaubsanspruchs nach dem Lebensalter - Diskriminierung jüngerer Arbeitnehmer - Verzug des Arbeitgebers mit der Urlaubsgewährung - Entbehrlichkeit einer Mahnung

    • Sociaal beleid
    • vergoeding
    • discriminatie op grond van leeftijd
    • betaalde vakantie
    • arbeidsrecht
    • collectieve arbeidsovereenkomst
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Betriebsübergang - Verzicht auf das Widerspruchsrecht - Begriff "Betriebs(teil)übergang"

    • Sociaal beleid
    • arbeidscontract
    • arbeidsrecht
    • bedrijfsovername
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Gesetzlicher Übergang eines Arbeitsverhältnisses nach § 6c Abs 1 SGB II - Vereinbarkeit von § 6c Abs 1 SGB II mit Unionsrecht

    • Sociaal beleid
    • arbeidscontract
    • omscholing
    • werkloosheidsverzekering
    • werknemer in overheidsdienst
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • Gesetzlicher Übergang eines Arbeitsverhältnisses nach § 6c Abs 1 SGB II - Vereinbarkeit von § 6c Abs 1 SGB II mit Unionsrecht

    • Sociaal beleid
    • arbeidscontract
    • omscholing
    • werkloosheidsverzekering
    • werknemer in overheidsdienst
    Integrale tekst
    • DE (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • PUBLIC HEALTH - IN GENERAL - Rejection - Notion - Needs - Incidence of evaluations related to the lack of utility, for the agent, of what is discarded - Exclusion - Case law of the European Court of Justice.

    • Volksgezondheid
    • verjaring van de vordering
    • belastingaangifte
    • fiscale controle
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • EN (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    • Belasting over de toegevoegde waarde
    • garantie
    • rechterlijk bevel
    • BTW
    • aflossing
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
  • SOURCES OF LAW - LAWS - CRIMINAL LAW - SUCCESSION OF LAWS - Non-criminal laws - Modifications - Applicability of Article 2 para 2 of the criminal code – Conditions – Case at issue.

    • Fundamentele rechten
    • strafsanctie
    • terugwerkende kracht van de wet
    Integrale tekst
    • IT (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)
    Integrale tekst van het perscommuniqué
    • EN (pdf-document, wordt in een nieuw tabblad geopend)